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domenica 27 dicembre 2020

Incendio nel campo profughi siriano in Libano nella città di Tripoli a seguito di scontri tra rifugiati e libanesi

Blog Diritti Umani - Human Rights 

Un campo profughi siriano è stato incendiato domenica in Libano a seguito di scontri tra due gruppi. Secondo la stampa libanese, scontri armati sono scoppiati tra profughi siriani e gruppi libanesi nella zona di Minieh della città settentrionale di Tripoli, tre persone sono rimaste ferite. 

Incendio in un campo profughi siriano nella regione di Miniyeh, 
nel nord del Libano, il 26 dicembre 2020 (via Twitter).

Un campo profughi che ospitava le tende ha preso fuoco durante gli scontri. Poiché il fuoco si è diffuso rapidamente nel campo, alcuni siriani sono dovuti fuggire a Tripoli mentre altri si sono rifugiati nei campi vicini. 

I vigili del fuoco hanno spento l'incendio. I funzionari statali libanesi non hanno ancora rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale sull'incidente. 

Secondo le statistiche ufficiali libanesi, circa 1,5 milioni di siriani, che dal 2011 sono dovuti fuggire dal loro Paese a causa della guerra civile in corso, si sono rifugiati in Libano.

lunedì 17 giugno 2019

Libano. Quei ritorni tutt'altro che "volontari" dei rifugiati siriani

Corriere della Sera
Se c'è un paese in cui espressioni come "invasione" o "alterazione etnica" potrebbero avere un senso, questo non è l'Italia ma il Libano. E non è per un presunto "piano Kalergi" ma per la guerra accanto. Tra registrati (938.531 secondo le Nazioni Unite) e irregolari (550.000 secondo il governo di Beirut), dal 2011 un milione e mezzo di rifugiati siriani - cui vanno aggiunti altri 31.000 palestinesi fuggiti dalla Siria - hanno aumentato di un quarto la popolazione del Libano.


Le loro condizioni sono state raccontate in un bellissimo reportage di Marta Serafini. Pur in presenza di denunce di sfruttamento lavorativo e sessuale e di discriminazione, il Libano ha fatto molto più di paesi europei dotati di ben altre risorse. Ma da almeno un anno e mezzo, è stata registrata un'inversione di rotta. Dal dicembre 2017 al marzo 2019, secondo fonti ufficiali, 172.046 rifugiati siriani sono rientrati "volontariamente" nel loro paese. Di "volontario" in realtà c'è ben poco. Sono i servizi di sicurezza siriani, attraverso interrogatori intimidatori, a stabilire chi può rientrare e chi no. Con quale destino, non è dato saperlo.

E a "volontarizzare" le richieste di rientro contribuiscono ulteriori fattori: gli ostacoli frapposti al rinnovo dei permessi di soggiorno, gli sgomberi forzati di accampamenti precari, i tagli ai servizi essenziali, i coprifuoco, gli arresti di massa e - se tutto questo non bastasse - gli attacchi ai campi per rifugiati. Come quello del 5 giugno a Deir al-Ahmar, un campo informale nella valle della Bekaa che ospitava 600 rifugiati siriani e che oggi non esiste più: una cinquantina di uomini, nottetempo, ha dato fuoco a tre tende e ne ha rase al suolo con un bulldozer altre due.

Chi soffia sul fuoco? I sovranisti locali: il Movimento dei liberi patrioti. L'8 giugno ha avviato una distribuzione massiccia di volantini con questi slogan: "La Siria è un paese sicuro e il Libano non ce la fa più", "Proteggiamo i lavoratori libanesi" dalla presenza di rifugiati che accettano salari minori da parte di datori di lavoro (libanesi) senza scrupoli. Tutto il mondo è paese. Soprattutto quando, anziché dare una mano, i leader europei tirano un sospiro di sollievo se vedono un altro paese accollarsi la maggior parte dell'onere dell'accoglienza.

giovedì 4 ottobre 2018

Siria: 145 rifugiati siriani sono rientrati dal Libano

Il Velino
Un totale di 145 rifugiati siriani sono tornati nel loro paese d’origine dal vicino Libano nelle ultime 24 ore. Lo ha reso noto il Centro per l’accoglienza, la distribuzione e l’insediamento dei rifugiati del ministero della Difesa russo. 



“Nell’ultimo giorno, 145 rifugiati (44 donne e 71 bambini) hanno lasciato il Libano per la Siria attraverso il Jaydet-Yabus (punto di attraversamento)”, ha detto il centro nel suo bollettino quotidiano.
Altri 340 siriani sfollati interni sono ritornati nei luoghi della loro residenza permanente nello stesso periodo, ha aggiunto il Centro.

sabato 21 aprile 2018

Libano, Hrw denuncia espulsioni rifugiati siriani dai loro alloggi per motivazioni incoerenti e discriminatorie

AFP
Beirut - Migliaia di rifugiati siriani sono stati allontanati con la forza ed espulsi in alcune città del Libano con motivazioni "incoerenti" e discriminatorie. Lo ha affermato in un rapporto l'ong Human Rights Watch (Hrw).


Almeno 3.664 rifugiati sono stati espulsi da almeno 13 comuni tra il 2016 e il primo trimestre del 2018, "apparentemente a causa della loro nazionalità o religione", ha sottolineato Hrw, basandosi su cifre diffuse dall'Unhcr (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati ).

Il Libano, piccolo Paese di quattro milioni di abitanti, ha visto arrivare sul suo territorio almeno quattro milioni di rifugiati dalla vicina Siria, funestata dalla guerra dal 2011.

mercoledì 24 gennaio 2018

Morti congelati al confine con il Libano 17 rifugiati in fuga dalla Siria. 4 sono bambini.

Blog Diritti Umani -Human Rights
Il numero di rifugiati siriani che si sono congelati a causa di una tempesta di neve nel Libano orientale è salito a 17 in tre giorni, secondo la fonte della Difesa Civile libanese.
Le cause sono condizioni climatiche estremamente fredde e le abbondanti nevicate che hanno colpito recentemente diverse parti del Libano .


Domenica i soldati libanesi hanno trovato i corpi, identificati come una donna di 30 anni e un bambino di 3 anni, nella zona montuosa al confine con la Siria.

Sabato, altri 6 rifugiati inclusi 3 bambini sono morti mentre tentavano di entrare il Libano.

Venerdì scorso, l'esercito libanese ha dichiarato che nove rifugiati hanno avuto la stessa sorte lungo il confine libanese-siriano a causa del clima rigido.

Diverse parti del Libano - tra cui la valle di Beqaa, che ospita migliaia di rifugiati siriani - sono state colpite di recente da un clima estremamente freddo e abbondanti nevicate.

Il mese scorso, l'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha affermato che il numero di rifugiati siriani registrati in Libano è sceso a circa 998.000 da un precedente numero di milione e mezzo.

ES

Fonte: Anadolu Agency

giovedì 11 gennaio 2018

Libano I rifugiati siriani in condizioni disperate. 58% delle famiglie in estrema povertà.

Globalist
Oltre la metà dei rifugiati siriani in Libano vivono in condizioni di estrema povertà e ormai è un'abitudine che prendano in prestito denaro per il cibo e per pagare l'affitto. 

Lo hanno detto le Nazioni Unite, sottolineando che molti di questi profughi dipendono dagli aiuti internazionali, in un contesto incerto per i finanziamenti umanitari nel 2018. "A sette anni dall'inizio della guerra, per i profughi siriani in Libano è sempre più difficile riuscire a sbarcare il lunario e sono più vulnerabili che mai", ha detto un portavoce dell'Ufficio dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr).

Secondo i dati riferiti dall'agenzia, "il numero di famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà, ossia con meno di 3,84 dollari al giorno, sta continuando a crescere", con una quota pari al 76%. Mentre il 58% delle famiglie vivono in condizioni di estrema povertà, ossia con meno di 2,87 dollari al giorno.

sabato 9 dicembre 2017

Libano, sette bambini rifugiati siriani morti in un incendio in un insediamento a Ghaze

TG Com 24
Sette bambini sono morti in un incendio in un insediamento di rifugiati siriani in Libano. 
Lo riferisce l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati (Unhcr). 
Bambini rifugiati siriani in un insediamento in Libano
Il rogo è divampato nel villaggio di Ghaze, nell'est del Paese. L'Unhcr si dice "profondamente scioccata" dalla tragedia. In Libano si registra ufficialmente la presenza di oltre un milione di profughi siriani, rispetto a una popolazione di poco più di quattro milioni.

giovedì 17 agosto 2017

Dopo la Giordania, il Libano: no alle nozze riparatrici per gli stupratori

Globalist
La legge prevedeva che gli stupratori evitassero il carcere se sposavano la donna violentata. D'ora in poi solo la galera.


Un piccolo passo in avanti verso la civiltà anche se cambiare mentalità è un percorso che ha bisogno di tanto tempo e si è ancora lontani: anche il Libano, come ha fatto recentemente la Giordania, ha abolito oggi un articolo del codice penale che evitava ad uno stupratore ogni punizione se avesse sposato la sua vittima.
L'abolizione dell'articolo 522 del codice penale, votata oggi dal Parlamento di Beirut, è il risultato di una lunga campagna condotta in questo senso da organizzazioni per i diritti civili e in particolare per i diritti delle donne.
La legge prevede pene detentive fino a sette anni di reclusione per chi si renda responsabile di violenza sessuale. Una punizione che però poteva essere finora evitata da chi decidesse di "rimediare" al reato sposando la sua vittima. Una esenzione che era in vigore fin dagli anni '40 del secolo scorso.

Oltre al Libano e alla Giordania, anche Tunisia, Marocco ed Egitto hanno cancellato leggi simili, che però rimangono in vigore in diversi altri Paesi tra cui Algeria, Iraq, Kuwait, Libia, Territori palestinesi e Siria, secondo quanto sottolinea Human Rights Watch.

mercoledì 2 agosto 2017

Siria: migliaia rifugiati dal Libano possono tornare

AnsaMed
Dopo battaglia di Arsal, al via seconda fase accordo Hezbollah
Migliaia di rifugiati siriani al confine tra Siria e Libano possono tornare in Siria, secondo quanto affermano le autorità libanesi citate dai media di Beirut.


Il ministro degli esteri libanese Gibran Bassil ha fatto riferimento al ritorno di circa 9mila "ospiti" siriani rimasti per anni sull'altopiano frontaliero di Arsal, teatro nei giorni scorsi di una battaglia tra miliziani di Hezbollah e loro rivali qaidisti.

L'accordo raggiunto tra le parti prevede, dopo la resa dei qaidisti sconfitti e la loro evacuazione di Arsal verso la regione siriana di Idlib, lo scambio di salme dei rispettivi combattenti avvenuto nelle ultime ore e, a partire dai prossimi giorni, il trasferimento di migliaia di rifugiati dall'altopiano di Arsal al Qalamun siriano, dall'altra parte del confine.

domenica 16 luglio 2017

Libano. Intervento italiano nel carcere di Roumieh per migliorare condizioni di vita

aise.it
Si è tenuta lo scorso 28 giugno la cerimonia conclusiva di un progetto finanziato dalla Cooperazione Italiana nel carcere di Roumieh, la struttura penitenziaria più grande del Libano con i suoi circa 3.000 detenuti. 


A questo appena concluso seguirà un altro progetto, per un finanziamento complessivo di circa 3 milioni di euro, al fine di migliorare le condizioni di detenzione e la tutela dei diritti umani nelle carceri del Paese, con particolare attenzione alle fasce più vulnerabili (donne, minori, malati mentali).

L'iniziativa rappresenta una risposta concreta alla richiesta avanzata dal Governo Libanese, durante la conferenza di Londra del 2016, di un ulteriore sostegno nel processo di miglioramento del settore carcerario. 

Tra i programmi sviluppati nel sistema carcerario libanese le maggiori attività sono concentrate a Roumieh, effettuate tramite l'Agenzia Onu Unodc e in stretta collaborazione con il Ministero degli interni.

Il progetto è iniziato nell'ottobre 2015 e prevede il miglioramento delle condizioni in tre settori: alimentare, con l'attivazione di una cucina industriale, con attività di training, sicurezza alimentare e igiene, con l'obiettivo di creare opportunità lavorative per i detenuti per un futuro reinserimento sociale a fine pena; servizi di base e attività ricreative per i minori, comprensivi di supporto psicosociale; riabilitazione della struttura che ospita circa 50 detenuti in stato di infermità mentale, chiamata "Blue House".

Nel corso della cerimonia Simona De Martino, consigliere dell'Ambasciata d'Italia, ha sottolineato l'importanza di sostenere anche in questo delicato settore le tematiche del rispetto dei diritti umani. Inoltre, ha annunciato il lancio della prossima fase del progetto che sarà attuata, in accordo con le autorità locali su vasta scala.

Il consigliere del ministro dell'Interno, Mounir Chaaban, ha comunicato che l'attuale ministro è sempre più impegnato per migliorare le condizioni di vita nelle prigioni e ha espresso apprezzamento per il sostegno continuo di Unodc e del Governo italiano. Chaaban ha anche sottolineato l'interesse del Ministero a estendere ulteriormente i positivi risultati raggiunti nel quadro del progetto. Raja Abi Nader, direttore dell'Amministrazione penitenziaria presso il Ministero della Giustizia, ha infine elogiato il successo del progetto e suoi risultati. Ha anche ringraziato l'Unodc e l'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo per il lavoro svolto.

lunedì 12 dicembre 2016

Libano - Spose-Bambine - Sara abolita la legge del matrimonio riparatore per assolvere gli stupratori di minori

Il Manifesto
La commissione giustizia del Parlamento ha votato per l'abolizione di un articolo del codice penale che garantisce l'immunità agli stupratori che sposano le loro vittime. Un successo che si deve alla campagna di una piccola Ong locale, Abaad. 


Si fa festa nell'ufficio di Abaad a Furn el Chebbak, alla periferia di Beirut. "È un grande giorno, è una grande vittoria per le donne libanesi", ci dice accogliendoci Soulayma Mardam Bey, una delle responsabili di questa piccola ma agguerrita Ong libanese (abaadmena.org) che si batte per i diritti delle donne e contro la violenza di genere.

Due giorni fa la Commissione Giustizia del Parlamento, dopo una lunga battaglia condotta da Abaad, ha votato l'abolizione dell'articolo 522 del codice penale che garantisce l'immunità agli stupratori che sposano le loro vittime. Manca ancora il voto dell'assemblea parlamentare ma, assicura Mardam Bey, "ci sentiamo al sicuro, il presidente della commissione, Robert Ghanem, garantisce l'appoggio di tutte le forze politiche contro quell'articolo. Non si torna indietro".
Si aspetta perciò la prima riunione utile dell'assemblea per scrivere la parola fine sull'articolo 522 e impedire, come sottolinea lo stesso Robert Ghanem, che ciò che sarà abolito non verrà ripresentato sotto altre forme in futuri progetti di legge. Assicurazioni in tal senso sono giunte anche dal primo ministro incaricato Saad Hariri che l'altro giorno, con un tweet, ha manifestato la sua soddisfazione per la decisione presa dalla Commissione Giustizia del Parlamento.
[...]
di Michele Giorgio

Leggi anche: 

Libano: Spose-bambine, difficile cambiare la legge del 1940. Assoluzione se lo stupratore sposa la minore

giovedì 8 dicembre 2016

Libano: Spose-bambine, difficile cambiare la legge del 1940. Assoluzione se lo stupratore sposa la minore

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il Paese delle spose bambine non è solo la Turchia del "Sultano" Erdogan. Anche nel vicino Libano, che per legge  si sta discutendo sulla misura che salva uno stupratore dal carcere se accetta di sposare la sua vittima, anche se minorenne. Anzi, mentre in Turchia le donne sono riuscite a bloccare il parlamento, in Libano si fa fatica a cancellare la legge già in vigore dal 1940. 


Secondo quel provvedimento, uno stupratore può essere condannato fino a 7 anni di carcere - che aumentano se la vittima ha problemi di natura fisica o mentale - ma il procedimento viene sospeso se il condannato sposa la vittima. Il parlamento, finalmente tornato operativo con l'elezione di Michel Aoun a presidente della Repubblica dopo un vuoto di oltre due anni, sta discutendo se eliminare l'articolo 522 della legge, quello appunto della scappatoia matrimoniale.

Lo stupro è un crimine molto diffuso in Libano, che ha fatto registrare un'impennata con l'enorme afflusso di profughi dalla Siria. In un report di Amnesty International si legge che nelle città e nei villaggi le donne siriane sono costrette a subire violenza sessuale "da chi affitta loro posti dove dormire, dai datori di lavoro e anche dalla polizia".

Ma non sono solo le donne costrette alla povertà, lontane dal loro Paese senza più una casa e dei diritti, a subire violenza di genere. Nel luglio scorso lo stupro di una sedicenne da parte di tre suoi amici a Dahr al- Ain, città del Libano del Nord, è diventato un caso. Mentre gli attivisti e alcuni politici chiedevano una "punizione esemplare" per i tre ragazzi, la reazione fra i cittadini era di indifferenza, spalleggiati anche dai giornali che, riportando il nome della vittima e la sua condizione di orfana di madre, avevano sottoposto lei e la famiglia alla gogna pubblica.

È questa la cornice che spiega perché il Libano non riesca a cancellare l'infamia dell'articolo 522 e a non pensare a una legge che punisca gli stupri all'interno del matrimonio, altro crimine molto comune. La mediazione che si ipotizza è quella di lasciare ai familiari della donna abusata la possibilità di chiedere un matrimonio: "La donna diventerebbe una vittima quotidiana, costretta a condividere casa con chi l'ha violata, sarebbe come essere violentata ogni giorno" ha detto Ghida Anani, leader dell'ong Abaad, che lotta contro gli stupri e la pratica delle spose bambine.

Fonte: Il Dubbio

giovedì 24 novembre 2016

Libano - Si costruisce un muro intorno a un campo profughi palestinese

La Repubblica
Beirut - Le autorita' libanesi hanno dato ufficialmente il via alla costruzione di un muro alto circa 4 metri attorno ad Ain al Hilweh, il piu' grande campo di profughi palestinesi di tutto il Libano (ospita piu' di 120000 persone, aumentate dall'inizio della guerra in Siria), situato nel distretto di Sidone, nel sud del paese. 



Il muro, secondo il quotidiano locale online al Modon, dovrebbe essere completato nei prossimi 15 mesi. La sua costruzione e' risultato di un accordo tra le varie fazioni armate palestinesi all'interno del campo e le autorita' libanesi, che ha l'obiettivo di 'contenere' all'interno di Ain al Hilweh i frequenti scontri armati tra esercito libanese e fazioni armate palestinesi. 

'Verranno costruite anche quattro torri di osservazione sul perimetro del muro', ha aggiunto Abu Ahmad Faysal, un esponente di Hamas all'interno del campo, intervistato dal quotidiano locale Daily star. 

'La costruzione del muro mira a porre un freno alle schermaglie tra gli abitanti del campo e l'esercito'. Nonostante l'approvazione del progetto da parte delle leadership palestinesi, sui social si e' scatenata la protesta di molti palestinesi, che temono un peggioramento delle gia' precarie condizioni di vita degli abitanti del campo. Molti - specialmente coloro che vivono nella zona sud del campo, che vedranno costruito il muro a pochi metri dalle loro abitazioni - hanno ribattezzato il progetto 'il muro della vergogna', con vari riferimenti a misure intraprese nei confronti dei palestinesi da Israele. .

giovedì 21 luglio 2016

Libano, 250.000 piccoli rifugiati figli di siriani fuori dalla scuola

La Repubblica
Il dettagliato rapporto di Human Rights Watch. Sebbene il governo libanese abbia adottato provvedimenti di inclusione scolastica, risorse limitate e politiche restrittive sulla residenza e sulla possibilità di lavoro, stanno di fatto espellendo centinaia di migliaia di bambini dalle aule. Aumenta così il lavoro minorile
Beirut - Più della metà dei quasi 500.000 bambini in età scolare siriani registrati in Libano sono fuori dal sistema scolastico. Lo denuncia oggi Human Rights Watch (Hrw) in un suo rapporto. Sebbene il Libano, che ospita 1,1 milioni di rifugiati siriani registrati, ha permesso a bambini siriani di iscriversi gratuitamente nelle scuole pubbliche, risorse limitate e le politiche del governo libanese sulla residenza e sulla possibilità di lavoro per i siriani, stanno mantenendo i bambini fuori della scuola.

Il rapporto di 87 pagine. "Crescere senza istruzione': ostacoli alla formazione per siriana bambini rifugiati in Libano" - questo il titolo del documento diffuso oggi - documenta le fasi più importanti del Libano per permettere ai bambini siriani di accedere alle scuole pubbliche. Ma Human Rights Watch ha scoperto che alcune strutture non hanno rispettato alle norme di iscrizione e che si rende sempre più necessario il sostegno dei donatori sia per le famiglie siriane che per lo stesso sistema scolastico pubblico libanese. Il governo di Beirut ha anche impostato la sua politica di educazione imponendo comunque duri requisiti per la residenza, che limitano oggettivamente la libertà di movimento ai profughi, aggravando così la povertà, la possibilità dei genitori di mandare i propri figli a scuola e contribuire ad alimentare così il fenomeno dilagante del lavoro minorile.

Per realizzare il rapporto. Nel mese di novembre e dicembre 2015, fino al febbraio 2016, Human Rights Watch ha condotto 156 interviste con i rifugiati siriani: la raccolta di informazioni riguarda la situazione di più di 500 bambini in età scolare. Alcuni erano stati fuori dalla scuola fin dal loro arrivo in Libano, cinque anni fa. Altri a scuola non c'erano mai stati. Tra i rifugiati siriani registrati con l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in Libano, quasi 500.000 sono di età compresa tra 3 e 18, considerati in età scolare dal Ministero dell'Istruzione del Libano. Ma solo 158.000 bambini "non libanesi" sono iscritti nell'elenco di coloro i quali frequentano la scuola pubblica. La stragrande maggioranza sono siriani. Ulteriori 87.000 bambini non libanesi sono invece iscritti nelle scuole private e "semi-private", secondo il ministero. Un numero imprecisato di ragazzini non scolarizzati sono tra 400.000 (siriani) in Libano non registrati con dall'UNHCR.

Solo turni pomeridiani. Il Libano ha permesso ai rifugiati siriani di iscriversi nelle scuole pubbliche gratuitamente e senza la residenza, aumentando la capacità degli spazi scolastici con l'apertura di un secondo turno pomeridiano per i bambini siriani in 238 scuole, tra il 2015 e quest'anno. Nel settembre scorso, il Ministero dell'Istruzione ha annunciato l'intenzione di iscriversi 200.000 rifugiati siriani nella pubblica istruzione formale, con il sostegno internazionale. Il numero di posti in aula per i bambini siriani nelle scuole pubbliche libanesi è aumentato ogni anno dal conflitto in Siria è iniziata nel 2011. Nel 2015-16, invece, le scuole hanno allontanato bambini siriani, perché gli spazi disponibili non erano situati in aree dove c'era davvero bisogno, oppure i bambini hanno dovuto affrontare altri ostacoli.

Le severe norme per la residenza. Norme assai dure impediscono alla maggior parte dei rifugiati di mantenere la residenza legale o di lavoro. Questo sta minando le politiche di iscrizione scolastica che invece appaiono decisamente generose in Libano. Molte famiglie temono l'arresto se sorpresi ad esercitare lavori non previsti dalla legge. Questo fa sì che il 70 per cento delle famiglie siriane vivono al di sotto della soglia di povertà. Molti non possono permettersi i costi imposti dalla scuola, come i trasporti e il materiale scolastico. La soluzione per molte famiglie resta solo quella di far lavorare i loro figli, anziché far loro frequentare la scuola.

Interventi immediati e riforme coraggiose. "Nonostante gli innegabili progressi del Libano nel consentire ai bambini siriani di iscriversi alla scuola pubblica - ha detto Bassam Khawaja, Sandler della divisione dei diritti dei bambini di Hrw - resta comunque alto il numero di chi ancora è fuori dal sistema educativo. Una crisi che richiede immediati interventi e riforme coraggiose ha aggiunto - i bambini non dovrebbero sacrificare la loro formazione nel cercare sicurezza dagli orrori della guerra in Siria".

domenica 14 febbraio 2016

Siria: attese in Italia altre 13 famiglie di profughi da Homs attraverso i corridoi umanitari di Sant'Egidio e Chiese Evangeliche

ANSAMed
Fine calvario dopo quattro inverni in tende e baracche in Libano
Beirut- "Libertà, libertà, libertà!": andare in Italia significa raggiungere l'agognata libertà per decine di profughi siriani da anni intrappolati in Libano.
Gridano in italiano una parola imparata da poco mentre si recano a Beirut per lasciare le impronte digitali e in attesa di ricevere l'autorizzazione finale per poter partire per l'Italia.



Il loro insediamento tra Trento, Reggio Emilia, Torino e Roma si svolgerà nelle prossime settimane nel quadro di un accordo raggiunto tra il governo italiano, la Comunità di Sant'Egidio e la Federazione delle Chiese Evangeliche. 

Il percorso di oltre 60 siriani, tra cui numerose donne e bambini, si concluderà a breve e metterà fine al calvario iniziato da una dozzina di famiglie nel 2012 colpite dalla sanguinosa repressione del regime di Damasco delle proteste anti-governative scoppiate nel 2011. Come moltissimi di oltre un milione di profughi siriani presenti in Libano, le 13 famiglie sopravvivono da più di tre anni in tende e baracche di legno nel nord del Paese, tra il porto di Tripoli e il confine siriano. 

Come moltissimi loro concittadini in fuga dalla guerra, hanno passato all'addiaccio quattro lunghi e pesanti inverni, aiutati in parte da organizzazioni internazionali e locali. Prima di fuggire nel 2012 da Homs, le 64 persone abitavano in appartamenti residenziali alla periferia di Homs, quella che fino a pochi anni fa era la terza città del paese e il principale polo industriale della Siria pre-guerra. 

Grazie al costante lavoro di sostegno alle famiglie e di sensibilizzazione della loro situazione svolto dai volontari di Operazione Colomba Corpo Civile di Pace dell'Associazione Papa Giovani 23/mo, la storia disperata dei profughi del campo di Tel Abbas è stata di recente presa in carico da Sant'Egidio e dalle Chiese Evangeliche. 

Proprio Sant'Egidio ha trovato nei mesi scorsi un accordo con il governo italiano per la concessione di centinaia di visti per profughi siriani in Libano, tra cui i 64 musulmani di Tel Abbas. Dopo aver ottenuto il via libera da parte delle autorità di Roma si attende adesso l'ultima autorizzazione dalla sicurezza libanese. 

E la partenza dall'aeroporto di Beirut potrebbe avvenire già alla fine di febbraio. Una volta in Italia, 29 famiglie saranno ospitate da altrettante famiglie di Trento sostenute dalla Diocesi locale e dalla Provincia Autonoma. La Caritas faciliterà l'inserimento di 12 famiglie a Reggio Emilia, mentre 22 famiglie saranno ospitate a Torino grazie alla mediazione dell'associazione Migrantes. 

La Comunità delle Chiese Evangeliche ha aggiunto alla lista dei 64 altre 20 persone, appartenenti alla comunità cristiana siriana. "Non sono un profugo", afferma Yahiya, uno dei siriani in attesa di partire per Roma. "Sono un essere umano. E per vivere ho bisogno di umanità. Qui in Libano non c'è. E in Italia? Speriamo…"
Lorenzo Trombetta

venerdì 22 gennaio 2016

Libano: Sant’Egidio, Ecumenici e Valdesi a lavoro per portare 100 rifigiati in Italia entro gennaio

ONUItalia
New York – Portare 100 rifugiati altamente vulnerabili, come donne sole con bambini, potenziali vittime della tratta di esseri umani, anziani, disabili o persone affette da malattie gravi, da un campo in Libano in l’Italia entro fine gennaio o i primi di febbraio al massimo. 


E l’obiettivo della Comunità di Sant’Egidio, degli evangelici e dei valdesi, una cui rappresentanza è in Libano questa settimana per chiarire gli ultimi dettagli del progetto firmato con il Ministero degli Affari Esteri italiano a dicembre. Grazie all’accordo, infatti, mille rifugiati nei campi in Libano, Marocco e Etiopia potranno raggiungere l’Italia grazie a dei “visti umanitari”. Questo, composto dai rifugiati “più vulnerabili”, sarà soltanto il primo gruppo a partire.

La selezione avviene con il sostegno di gruppi che operano sul terreno, associazioni come Papa Giovanni XXIII, che lavora nei campi profughi al confine siro-libanese. Una volta scelti, i candidati sono portati al consolato italiano a Beirut: “I controlli saranno scrupolosi e verranno prese anche le impronte digitali”, aveva dichiarato il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo, assicurando “massima sicurezza”.

Impagliazzo ha sottolineato come, grazie all’apertura di questi corridoi umanitari,“chi ne ha diritto potrà finalmente entrare nel nostro Paese evitando i cosiddetti viaggi della morte”.

L’agenzia ONU per i rifugiati ha ripetutamente manifestato il proprio sostegno a tali iniziative: “Ne siamo molto, molto felici e ci auguriamo che altri paesi decideranno di seguire questo esempio. Solo questi tipi di programmi possono rappresentare un incentivo a non rivolgersi ai trafficanti di esseri umani”, ha detto Carlotta Sami, portavoce per il Sud Europa dell’UNHCR, a ABC News. (@annaaserafini)

domenica 3 gennaio 2016

Libano campo profughi sotto la neve

La Repubblica
Le abbondanti nevicate cadute in queste ore sul Libano stanno rendendo ancor più difficile la vita dei rifugiati siriani ospitati in uno dei tanti campi profughi allestiti nel Paese. L'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati stima che al momento ci siano almeno 195mila famiglie costrette a difendersi dal freddo con sistemi precari di riscaldamento.





domenica 20 settembre 2015

Libano, l'Onu taglia gli aiuti alimentari ai rifugiati - Gravi rischi per i più deboli in vista dell'inverno

Lettera 43
Le Nazioni Unite dimezzano i contributi per il cibo ai siriani scappati a Beirut. Da 27 a 13,5 euro al mese. Marwan: «La gente è disperata, ha iniziato a rubare».


Decine di migliaia di rifugiati siriani in Libano nei giorni scorsi hanno ricevuto una brutta notizia.
Gli è stata recapitata con un sms che recitava: «Il Wfp (l'Agenzia delle Nazioni Unite per gli aiuti alimentari, ndr) è spiacente di informarla che la cifra per gli acquisti alimentari caricata sulla sua carta a partire dal mese di luglio sarà ridotta a 13,50 dollari a persona».
In Libano le Nazioni Unite hanno fornito ai rifugiati registrati una carta elettronica, per acquistare il cibo nei negozi convenzionati, che mensilmente è caricata con una cifra calcolata sui componenti del nucleo familiare. Fino a pochi mesi fa ogni rifugiato aveva diritto a 27 dollari al mese, ma già a gennaio la cifra era scesa a 19.

TAGLIO DEL 50% AI CONTRIBUTI. «Non riesco neppure a comprare il pane per tutta la famiglia con 13,50 dollari», dice Marwan che un anno fa è fuggito da Raqqa. «Per far mangiare i miei otto figli spendo quasi 15 dollari al giorno».
Sono circa 750 mila i rifugiati che vedranno ridursi del 50% il contributo per gli aiuti alimentari. Una scelta obbligata a causa della grave crisi di finanziamenti che pesa sulle attività delle diverse Agenzie dell’Onu. Rispetto alla richiesta di 5,5 miliardi di dollari, avanzata a tutti gli Stati membri per finanziare il Refugee and Resilience Regional Plane e rispondere alla crisi umanitaria che vivono i rifugiati dalla Siria, mancano ben 4 miliardi di dollari.

COSTRETTI A RUBARE PER MANGIARE. Secondo Joelle Eid, portavoce del Wfp, la situazione dei finanziamenti è critica. «Se l’Agenzia non riceve nuovi finanziamenti nelle prossime settimane, saremo costretti a tagliare completamente l’assistenza alimentare a 1,2 milioni di rifugiati siriani in Libano».
La rabbia e la paura crescono tra i rifugiati che hanno ricevuto il messaggio. «Qui nel campo di Bar Elias», dice ancora Marwan, «siamo tutti molto arrabbiati. La gente piange e non abbiamo abbastanza da mangiare. Qualcuno inizia a protestare e quelcun altro sta andando a rubare».

Il Libano ha accolto oltre 1 milione di rifugiati siriani, pari a un quarto della sua popolazione.
Dana Sleiman, portavoce dell'Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) in Libano, ha dichiarato che il Paese ha ricevuto meno di un quarto dei 2,1 miliardi di dollari richiesti dalle agenzie di aiuto e dal governo per sostenere i rifugiati nel 2015.
Secondo un recente rapporto stilato dalle Nazioni Unite sulla risposta alla crisi dei rifugiati siriani, il 45% vive in accampamenti informali, tendopoli spontanee sorte in tutto il Paese senza servizi e dove è difficile garantire assistenza agli abitanti.
DONNE E BAMBINI MAGGIORMENTE ESPOSTI. Le Nazioni Unite denunciano, inoltre, che in conseguenza della mancanza di fondi, 250 mila donne e bambini in Libano non potranno beneficiare di quei sostegni medici, sociali e giuridici, che hanno l’obiettivo di proteggerle dai matrimoni precoci, dalle molestie sessuali e psicologiche.
Secondo Sleiman l’assistenza sanitaria è quella più a rischio. Si prevede che 10 mila persone non avranno più accesso a cure salvavita a partire dalla fine di ottobre.
L’Unrwa (agenzia delle Nazioni Unite che dal 1948 si occupa dei rifugiati palestinesi), deve affrontare una crisi di finanziamento ancora più grave. Il Direttore della sezione libanese, Matthias Schmale, ha dichiarato che rischiano di non avere fondi da ottobre. «Abbiamo già dovuto sospendere l’erogazione di 100 dollari che, come contributo per l’affitto, davamo a 43 mila siriani rifugiati palestinesi che vivono in Libano».
La mancanza di fondi preoccupa soprattutto in vista del futuro prossimo. «L’inverno», ha dichiarato Sleiman, «è una delle più grandi minacce per la popolazione dei rifugiati e questo espone centinaia di migliaia di persone a molti rischi e pericoli».
ALLARME IN VISTA DELL'INVERNO. Lo scorso anno l'Unhcr ha fornito combustibile per riscaldamento, coperte e vestiti ai rifugiati che vivono al di sopra dei 500 metri di quota, circa mezzo milione di persone.
Nonostante questi aiuti, l’inverno passato una decina di profughi sono morti assiderati e migliaia si sono gravemente ammalati, soprattutto bambini e anziani.
Non è difficile immaginare gli effetti drammatici di questa crisi finanziaria sugli attuali 3,9 milioni di rifugiati siriani e sui 4.270.000 previsti entro la fine dell'anno, ma anche sui 20 milioni di persone che vivono nelle comunità locali che li accolgono in tutta la regione mediorientale.
«Questa grave crisi richiede molta più solidarietà e condivisione delle responsabilità da parte della comunità internazionale di quanto abbiamo visto finora», ha commentato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati António Guterres.

Da Beirut 
Paolo Pompili

lunedì 31 agosto 2015

Libano, 2 milioni di profughi dalla Siria: impossibile assisterli tutti

Globalist
La ong Cesvi presta aiuto alle persone in fuga dalla guerra, ma in tanti soffrono di malattie che necessitano di assistenza e cure, come diabete e cancro.
La guerra ha ridotto le loro case a un cumulo di macerie e in moti casi si è presa anche gli affetti più cari. Senza più nulla e con la paura di rimanere vittime delle bombe, fuggono dalla Siria alla ricerca di una speranza e di una vita migliore oltre il confine con il Libano. Ma una volta oltrepassata la linea che separa i due Stati, ciò che attende le migliaia di profughi che ogni giorno si mettono in viaggio è una vita spartana in accampamenti di fortuna, tende o case abbandonate nei villaggi e nelle città libanesi. 

A oggi sono più di un milione i rifugiati siriani censiti dall'Unhcr, l'Alto commissariato delle Nazioni unite, che hanno lasciato Aleppo, Hamah, Homs e i tanti paesini sparsi lungo il confine con direzione Beirut. Ma le stime non ufficiali, vista la difficoltà nel riuscire a registrare tutti quelli che attraversano il confine, parlano di quasi due milioni di persone che hanno trovato riparo negli insediamenti gestiti da associazioni locali con l'aiuto di diverse ong internazionali. 

Una situazione al limite, che rischia di esplodere e creare tensioni in un Paese grande quanto l'Abruzzo, che conta circa quattro milioni di abitanti e che non riesce ad accogliere tutti i migranti in arrivo, fornendo loro l'assistenza necessaria: accesso alle strutture ospedaliere, servizi di accoglienza e inserimenti scolastici.

Secondo Chiara Lombardi, cooperante del Cesvi, una ong italiana presente in Libano con un progetto di aiuto per i rifugiati e la popolazione locale, la situazione è drammatica e il rischio è che a breve anche qui possano venir chiuse le frontiere, impedendo così l'accesso ad altre persone. "Ciò che facciamo in questa zona è tamponare un'emergenza - spiega Chiara Lombardi -. Ma non sempre si riesce a prestare aiuto a tutti. Sono stati tanti i profughi che lo scorso inverno sono morti di freddo e di stenti. Dove stiamo operando noi è una zona montana e durante i mesi invernali nevica". I profughi vivono in tende o in case diroccate, si aggirano per i villaggi in cerca di un lavoro per riuscire a guadagnare qualcosa e poter prendere una stanza in affitto dove sistemare la famiglia: "Nella maggior parte arrivano dalle zone rurali della Siria - continua la cooperante - e hanno un livello di alfabetizzazione molto basso". Si tratta di persone costrette a lasciare le proprie case in fretta e furia e con in tasca pochi risparmi. Per attraversare il confine che separa i due Stati bastano circa quattro ore di macchina e un centinaio di dollari. Una volta arrivati i soldi che hanno si esauriscono in poco tempo, così si ritrovano presto a fare i conti con l'angoscia del dove mangiare e dove dormire. "Ciò che sta avvenendo è una tragedia - continua Lombardi -. In tanti soffrono di malattie che necessitano di assistenza e cure, come diabete e cancro, ma gli ospedali di qui non riescono a intervenire su ogni caso. E a quel punto è l'abbandono".

Per ora sono 250 i profughi che insieme alle loro famiglie sono stati inserite dal Cesvi all'interno del progetto. Ognuno ha la possibilità di avere un'occupazione per un massimo di trenta ore lavorative, oltre le quali però occorre, in base alla legge libanese, avere un permesso specifico per poter continuare. "Abbiamo calcolato che la retribuzione che percepiscono gli consente di poter avere denaro a sufficienza per riuscire a vivere - conclude la cooperante -. Le persone che stiamo accogliendo, sono per lo più famiglie in difficoltà che ci vengono segnalate dalle istituzioni locali. Non sono solo profughi siriani, ma ci sono anche libanesi che vivono in stato di indigenza. In questo modo cerchiamo di aiutare tutti e di provare a costruire integrazione tra persone di diversa nazionalità". In tanti sognano l'Europa e di riuscire ad attraversare il Mediterraneo per raggiungere la Grecia e da lì proseguire verso nord. Ma nella maggior parte dei casi restano dei miraggi sull'increspatura di quel mare che fino a oggi di sogni ne ha inghiottiti tanti. I costi di una traversata sono per altre tasche e chi si ferma da queste parti coltiva segretamente un'altra speranza: "Poter un giorno tornare a casa".

di Dino Collazzo

lunedì 13 luglio 2015

Per i suoi 18 anni, Malala apre una scuola femminile per i rifugiati tra Libano e Siria

Arab Press
L’attivista pakistana Malala Yousfazai, Nobel per la Pace nel 2013, ha festeggiato il suo 18° compleanno inaugurando una scuola femminile dedicata alle giovani siriane rifugiate nei campi profughi della Valle della Bekaa, in Libano, sul confine siriano.
La “Malala Yousafzai All-Girls School” offrirà insegnamento e istruzione a ragazze tra i 14 e i 18 anni di età. “È un’onore festeggiare il mio 18° compleanno con queste coraggiose ragazze siriane”, ha dichiarato Malala. “Il loro coraggio e la loro dedizione nel continuare ad andare a scuola in simili condizioni è d’ispirazione per le persone di tutto il mondo ed è nostro dovere sostenerle”, ha aggiunto Malala.

La Yousfazai ha colto l’occasione per rivolgersi ai leader nazionali, regionali e internazionali: “State deludendo il popolo siriano, soprattutto i bambini. È una tragedia straziante, la peggiore crisi di rifugiati degli ultimi anni”, ha evidenziato Malala. Va ricordato che il Libano ospita circa 1,2 milioni di rifugiati siriani registrati, sebbene si tema che il numero sia molto più alto.