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sabato 8 ottobre 2022

ll Nobel per la Pace 2022 ai difensori dei diritti umani: Ales Bialiatski (Bielorussia), il Russia's Memorial e l'Ukraine's Center for civil Liberties (Ccl) ... e la Russia sequestra gli uffici di "Memorial"

Ansa
Ales Bialiatski è un attivista bielorusso per i diritti umani, noto per il suo lavoro con il Viasna Human Rights Centre of Belarus, mentre le due organizzazioni umanitarie sono e il Russia's Memorial e l'Ukraine's Center for civil Liberties (Ccl).


La magistratura russa ha ordinato il sequestro degli uffici a Mosca dell'ong Memorial, insignita oggi del premio Nobel per la pace.

Il Nobel per la Pace al dissidente Bialiatski e alle organizzazioni Memorial e al Center for Civil Liberties in onore dell' "impegno in difesa dei diritti umani e del diritto di criticare il potere, di difesa dei diritti dei cittadini per i diritti dei cittadini e contro gli abusi di potere, per aver documentato crimini di guerra", è stato annunciato dal Comitato per il Nobel a Oslo.

Il Comitato per il Nobel ha chiesto alla Bielorussia la liberazione del dissidente Ales Bialiatski, ha detto nella conferenza stampa di annuncio la presidente del Comitato, Berit Reiss-Andersen.

La moglie del Premio Nobel per la Pace bielorusso, Natallia Pinchuk, si dice travolta dalla "commozione" e dalla "gratitudine" per il riconoscimento assegnato.

Ecco chi sono i tre vincitori ex aequo del Premio Nobel per la Pace 2022: 

ALES BIALIATSKI, 60 anni, è un attivista per i diritti umani, dissidente bielorusso, ex obiettore di coscienza e tra i fondatori dell'ong bielorussa Viasna.

Nel 2011 il regime di Aleksandr Lukashenko lo ha arrestato per presunta "evasione fiscale": una condanna che dissidenti e organizzazioni per i diritti umani considerano politicamente motivata.

Rilasciato nel 2014, è stato arrestato di nuovo dopo una violenta perquisizione alla sede di Viasna e condannato a una seconda pena di 7 anni, sempre per presunta evasione fiscale, ed è tuttora in carcere. Fra i riconoscimenti internazionali per la sua attività di dissidente e di denuncia delle violazioni dei diritti civili e umani, Bialiatski è stato insignito, fra l'altro, del Premio Sakharov da parte del Parlamento europeo nel 2020, del premio Vaclav Havel per i Diritti umani conferito nel 2012 dal Consiglio d'Europa. E' stato nominato per cinque volte per il Nobel, vinto solo quest'anno, ed è cittadino onorario di Parigi e, in Italia, di Genova e di Siracusa.

L'ong russa MEMORIAL fu fondata nel 1989, nel pieno del processo della Perestroika voluto da Mikhail Gorbaciov, quando l'Unione sovietica era vicina al suo crollo, per studiare e denunciare le violazioni e i crimini commessi durante il terrore imposto dal regime di Stalin. Inizialmente diviso in due sezioni, una per documentare i crimini stalinisti una per i diritti umani nelle zone di conflitto, in area sovietica e anche fuori. Strutturato più come movimento che come organizzazione, al dicembre 2021 Memorial incorporava 50 ong russe e altre 11 da altri Paesi, inclusi Ucraina, Germania, Italia, Belgio e Francia. Memorial è stata messa fuorilegge in Russia il 5 aprile di quest'anno come "agente straniero", in base alla legge putiniana sulle ong, e chiusa.

Il CENTER FOR CIVIL LIBERTIES (CCL) è una Ong ucraina con base a Kiev, fondata nel 2007 e dedita alla documentazione di crimini di guerra, abusi sui diritti umani e abusi di potere. Nella sue stesse parole, Ccl si autodefinisce "uno degli attori principali in Ucraina, volto a influenzare l'opinione pubblica e la politica, a favorire lo sviluppo di un attivismo civico, partecipa a network internazionali e nelle azioni di solidarietà per promuovere i diritti umani in ambito Osce". Si tratta della prima organizzazione ucraina a ricevere un Nobel per la Pace.

WIRED
La Russia ha sequestrato gli uffici di Memorial, l'ong che ha vinto il Nobel per la pace
Poche ore dopo il conferimento del riconoscimento, un tribunale di Mosca ha messo i sigilli alla sede. 

Al Wired Next Fest di Milano il direttore Sergej Davidis è intervenuto sul regime oppressivo di Putin subito dopo aver appreso del premio
[...] A darne notizia è l'agenzia russa Interfax, che riporta una decisione di un tribunale di Mosca che venerdì ha ordinato il sequestro degli uffici di Memorial a poche ore dal conferimento del riconoscimento internazionale.

Secondo quanto riferiscono le agenzie, il tribunale di Tverskoy ha stabilito che gli uffici della ong Memorial sono “diventati proprietà dello Stato”. Non è la prima volta in cui le autorità russe opprimono l'organizzazione per i diritti umani. L'anno scorso Mosca ha chiuso l'ong, senza che il presidente Vladimir Putin facesse nulla per impedire che l'ong fosse calpestata, e il clima è peggiorata dal momento dell'invasione dell'Ucraina. L'associazione è stata fondata nel 1987 da alcuni importanti attivisti per i diritti umani, tra cui il premio Nobel per la pace Andrei Sakharov e la matematica e attivista Svetlana Gannuskina. L’organizzazione si occupa di studiare e raccogliere le prove delle repressioni politiche avvenute durante il regime sovietico e sostenere le persone sottoposte a repressioni politiche nella Russia contemporanea, sotto il regime di Vladimir Putin.

giovedì 14 luglio 2022

La Russia vuole revocare della moratoria della pena di morte e riprendere le esecuzioni dopo 30 anni - Contrario Consiglio presidenziale dei diritti umani

Blog Diritti Umani - Human Rights

La maggioranza assoluta dei membri del Consiglio presidenziale russo per i diritti umani e lo sviluppo della società civile (HRC) è contraria alla revoca della moratoria esistente sulla pena di morte in Russia, ha affermato martedì il capo del consiglio Valery Fadeyev.

"Per quanto riguarda l'HRC, abbiamo discusso di questo argomento, non di recente, qualche tempo fa, e la maggioranza [era] contraria alla pena di morte. Questo non era formale, non abbiamo votato, ma durante la discussione è emerso chiaramente che la maggioranza è contraria", ha detto Fadeyev ai giornalisti
Ha proseguito dicendo che lui stesso ha più volte affermato che è impossibile ripristinare questo tipo di pena, "prima per considerazioni religiose che fondate su diritti e libertà".

"Non credo sia facile prendere la decisione di revocare la moratoria sulla pena di morte in Russia in questo momento, poiché anche il FSIN [Servizio penitenziario federale russo] è contrario. Hanno detto: "Dove troveremo gli esecutori testamentari". "Questo è un problema pratico, e non ci sono state esecuzioni in Russia per trent'anni", ha detto Fadeyev.

Fonte: Interfax

lunedì 11 aprile 2022

Le parole di Papa Francesco: saldo riferimento per non scivolare nella logica della guerra e cercare la pace in Ucraina

 Blog Diritti Umani - Human Rights

La guerra non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani. Perché, se da questa vicenda usciremo come prima, saremo in qualche modo tutti colpevoli. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia. [Papa Francesco 27 marzo 2022] 

Ma oggi c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. Si depongano le armi! Si inizi una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no!, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie? [Papa Francesco 7 aprile 2022]

27 febbraio 2022 Con il cuore straziato per quanto accade in Ucraina – e non dimentichiamo le guerre in altre parti del mondo, come nello Yemen, in Siria, in Etiopia… –, ripeto: tacciano le armi! Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza. Perché chi ama la pace, come recita la Costituzione Italiana, «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» 

1 marzo 2022 - La guerra è una pazzia. Chi fa la guerra dimentica l'umanità. Com'è triste quando persone e popoli pensano a farsi la guerra. Tacciano le armi. 

13 marzo 2022Vorrei ancora una volta esortare all’accoglienza dei tanti rifugiati, nei quali è presente Cristo, e ringraziare per la grande rete di solidarietà che si è formata. Chiedo a tutte le comunità diocesane e religiose di aumentare i momenti di preghiera per la pace. Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra, e chi appoggia la violenza ne profana il nome. Ora preghiamo in silenzio per chi soffre e perché Dio converta i cuori a una ferma volontà di pace.

14 marzo 2022Mi pare che sostanzialmente il mondo abbia continuato e continui a essere governato da criteri obsoleti. Per non parlare dell’ambito geopolitico-militare, dove diverse guerre regionali e specialmente la guerra in corso in Ucraina dimostrano che chi governa le sorti dei popoli non ha ancora recepito la lezione delle tragedie del XX secolo.

16 marzo 2022E adesso vi chiedo di pensare, di fare un pensiero: pensiamo a tanti bambini e bambine, ragazzi e ragazze che sono in guerra, che oggi in Ucraina stanno soffrendo. Sono come noi, come voi: sei, sette, dieci, quattordici anni e voi avete davanti un futuro, una sicurezza sociale di crescere in una società in pace. Invece questi piccoli, anche piccolissimi, devono fuggire dalle bombe. Stanno soffrendo tanto. Con quel freddo che fa lì … Pensiamo. Ognuno di noi pensi a questi bambini, a queste bambine, a questi ragazzi, a queste ragazze.

18 marzo 2022 - Noi siamo abituati a sentire notizie delle guerre, ma lontane. Siria, Yemen… abituali. Adesso la guerra si è avvicinata, è a casa nostra, praticamente. E questo ci fa pensare sulla “selvaticità” della natura umana, fino a dove siamo capaci di arrivare. Assassini dei nostri fratelli. Pensiamo a tanti soldati che sono inviati al fronte, giovanissimi, soldati russi, poveretti. 

Pensiamo a tanti soldati giovani ucraini; pensiamo agli abitanti, i giovani, le giovani, bambini, bambine… Questo succede vicino a noi. Il Vangelo ci chiede soltanto di non guardare da un’altra parte, che è proprio l’atteggiamento più pagano dei cristiani: il cristiano, quando si abitua a guardare da un’altra parte, lentamente diventa un pagano travestito da cristiano. 

Una guerra sempre – sempre! – è la sconfitta dell’umanità, sempre. Noi, colti, che lavoriamo nell’educazione, siamo sconfitti da questa guerra, perché da un’altra parte siamo responsabili. Non esistono le guerre giuste: non esistono!

Nel contesto provocato dalla guerra in Ucraina risalta ancora di più il valore di questo Patto Educativo, in ordine a promuovere la fraternità universale nell’unica famiglia umana, basata sull’amore. La preghiera per la pace va infatti accompagnata da un paziente impegno educativo, affinché i ragazzi e i giovani maturino la decisa consapevolezza che i conflitti non si risolvono con la violenza, non si risolvono con la sopraffazione, ma con il confronto e il dialogo. Ci saranno sempre dei conflitti: insegnare ai giovani come risolvere un conflitto. Non con la violenza, non con la sopraffazione ma con il confronto, il sano confronto, e il dialogo.

20 marzo 2022Non si arresta, purtroppo, la violenta aggressione contro l’Ucraina, un massacro insensato dove ogni giorno si ripetono scempi e atrocità. Non c’è giustificazione per questo! Supplico tutti gli attori della comunità internazionale perché si impegnino davvero nel far cessare questa guerra ripugnante.

E, per favore, non abituiamoci alla guerra e alla violenza! Non stanchiamoci di accogliere con generosità, come si sta facendo: non solo ora, nell’emergenza, ma anche nelle settimane e nei mesi che verranno. Perché voi sapete che al primo momento, tutti ce la mettiamo tutta per accogliere, ma poi, l’abitudine ci raffredda un po’ il cuore e ci dimentichiamo. Pensiamo a queste donne, a questi bambini che con il tempo, senza lavoro, separate dai loro mariti, saranno cercate dagli “avvoltoi” della società. Proteggiamoli, per favore.

21 marzo 2022A che serve impegnarci tutti insieme, solennemente, a livello internazionale, nelle campagne contro la povertà, contro la fame, contro il degrado del pianeta, se poi ricadiamo nel vecchio vizio della guerra, nella vecchia strategia della potenza degli armamenti, che riporta tutto e tutti all’indietro? Sempre una guerra ti riporta all’indietro, sempre. Camminiamo indietro. 

23 marzo 2022L’odio e la rabbia alla guerra io l’ho imparata da mio nonno che aveva combattuto al Piave nel 1914: lui mi ha trasmesso questa rabbia alla guerra. Perché mi raccontò le sofferenze di una guerra. E questo non si impara né nei libri né in altra maniera, si impara così, trasmettendola dai nonni ai nipoti. E questo è insostituibile. La trasmissione dell’esperienza di vita dai nonni ai nipoti. Oggi questo purtroppo non è così e si pensa che i nonni siano materiale di scarto: no! Sono la memoria vivente di un popolo e i giovani e i bambini devono ascoltare i nonni.

Vorrei prendere un minuto per ricordare le vittime della guerra. Le notizie delle persone sfollate, delle persone che fuggono, delle persone morte, delle persone ferite, di tanti soldati caduti da una parte e dall’altra, sono notizie di morte. Chiediamo al Signore della vita che ci liberi da questa morte della guerra. Con la guerra tutto si perde, tutto. Non c’è vittoria in una guerra: tutto è sconfitto. Che il Signore invii il suo Spirito perché ci faccia capire che la guerra è una sconfitta dell’umanità, ci faccia capire che occorre invece sconfiggere la guerra. Lo Spirito del Signore ci liberi tutti da questo bisogno di auto-distruzione, che si manifesta facendo la guerra. Preghiamo anche perché i governanti capiscano che comprare armi e fare armi non è la soluzione del problema. La soluzione è lavorare insieme per la pace e, come dice la Bibbia, fare delle armi strumenti per la pace. 

25 marzo 2022In questi giorni notizie e immagini di morte continuano a entrare nelle nostre case, mentre le bombe distruggono le case di tanti nostri fratelli e sorelle ucraini inermi. L’efferata guerra, che si è abbattuta su tanti e fa soffrire tutti, provoca in ciascuno paura e sgomento. Avvertiamo dentro un senso di impotenza e di inadeguatezza.

27 marzo 2022 - È passato più di un mese dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, dall’inizio di questa guerra crudele e insensata che, come ogni guerra, rappresenta una sconfitta per tutti, per tutti noi. C’è bisogno di ripudiare la guerra, luogo di morte dove i padri e le madri seppelliscono i figli, dove gli uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono.

La guerra non devasta solo il presente, ma anche l’avvenire di una società. Ho letto che dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina un bambino su due è stato sfollato dal Paese. Questo vuol dire distruggere il futuro, provocare traumi drammatici nei più piccoli e innocenti tra di noi. Ecco la bestialità della guerra, atto barbaro e sacrilego!

La guerra non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani. Perché, se da questa vicenda usciremo come prima, saremo in qualche modo tutti colpevoli. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia.

Prego per ogni responsabile politico di riflettere su questo, di impegnarsi su questo! E, guardando alla martoriata Ucraina, di capire che ogni giorno di guerra peggiora la situazione per tutti. Perciò rinnovo il mio appello: basta, ci si fermi, tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace! Preghiamo ancora, senza stancarci

30 marzo 2022 E con questo saluto ai bambini, torniamo anche a pensare a questa mostruosità della guerra e rinnoviamo le preghiere perché si fermi questa crudeltà selvaggia che è la guerra.

3 aprile 2022Ma proprio dall’est Europa, dall’Oriente dove sorge prima la luce, sono giunte le tenebre della guerra. Pensavamo che invasioni di altri Paesi, brutali combattimenti nelle strade e minacce atomiche fossero ricordi oscuri di un passato lontano. Ma il vento gelido della guerra, che porta solo morte, distruzione e odio, si è abbattuto con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornate di tutti. E mentre ancora una volta qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti, la gente comune avverte il bisogno di costruire un futuro che, o sarà insieme, o non sarà. Ora, nella notte della guerra che è calata sull’umanità, per favore, non facciamo svanire il sogno della pace.

Quanto ci serve una “misura umana” davanti all’aggressività infantile e distruttiva che ci minaccia, di fronte al rischio di una “guerra fredda allargata” che può soffocare la vita di interi popoli e generazioni! Quell’“infantilismo”, purtroppo, non è sparito. Riemerge prepotentemente nelle seduzioni dell’autocrazia, nei nuovi imperialismi, nell’aggressività diffusa, nell’incapacità di gettare ponti e di partire dai più poveri. Oggi è tanto difficile pensare con la logica della pace. Ci siamo abituati a pensare con la logica della guerra. Da qui comincia a soffiare il vento gelido della guerra, che anche stavolta è stato alimentato negli anni. Sì, la guerra si è preparata da tempo con grandi investimenti e commerci di armi. Ed è triste vedere come l’entusiasmo per la pace, sorto dopo la seconda guerra mondiale, si sia negli ultimi decenni affievolito, così come il cammino della comunità internazionale, con pochi potenti che vanno avanti per conto proprio, alla ricerca di spazi e zone d’influenza. E così non solo la pace, ma tante grandi questioni, come la lotta alla fame e alle disuguaglianze sono state di fatto derubricate dalle principali agende politiche.

6 aprile 2022Dopo la seconda guerra mondiale si è tentato di porre le basi di una nuova storia di pace, ma purtroppo – non impariamo – è andata avanti la vecchia storia di grandi potenze concorrenti. E, nell’attuale guerra in Ucraina, assistiamo all’impotenza della Organizzazione delle Nazioni Unite.

Le recenti notizie sulla guerra in Ucraina, anziché portare sollievo e speranza, attestano invece nuove atrocità, come il massacro di Bucha: crudeltà sempre più orrende, compiute anche contro civili, donne e bambini inermi. Sono vittime il cui sangue innocente grida fino al Cielo e implora: si metta fine a questa guerra! Si facciano tacere le armi! Si smetta di seminare morte e distruzione!

7 aprile 2022 Ma oggi c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. Si depongano le armi! Si inizi una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no!, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?

sabato 26 febbraio 2022

Guerra in Ucraina - Appello di Andrea Riccardi, Comunità di Sant'Egidio: Kiev "città aperta", per il cessate il fuoco e salvare la città

santegidio.org
In queste ore drammatiche per la capitale dell’Ucraina, Andrea Riccardi e la Comunità di Sant’Egidio lanciano, con il seguente manifesto - aperto alle adesioni di tutti -, la proposta di giungere ad un immediato cessate il fuoco e di proclamare con urgenza Kiev “città aperta”:


Il testo dell'Appello per la salvezza di Kiev


Kiev, una capitale di tre milioni di abitanti, in Europa, è oggi un campo di battaglia. 

La popolazione civile, inerme, vive in una condizione di pericolo, terrore, mentre trova riparo nei rifugi sotterranei. I più deboli, dagli anziani ai bambini, ai senza dimora, sono ancora più esposti. Ci sono già le prime vittime civili.

Kiev è una città che rappresenta un grande patrimonio culturale. Non si può pensare alla cultura europea, alla storia dell'Europa senza Kiev, così come non si può pensare alla cultura russa, alla storia della Russia, senza Kiev. La città, tra tanti monumenti, ospita siti che sono patrimonio dell’umanità.

Kiev è una città santuario per tanti cristiani, in primo luogo per i cristiani ortodossi del mondo intero. A Kiev ha avuto inizio la storia di fede dei popoli ucraino, bielorusso, russo. A Kiev è nato il monachesimo ucraino e russo. Il grande monastero della lavra delle grotte che sulla collina sovrasta il grande fiume Dnepr è un luogo santo di pellegrinaggio e preghiera millenario. Kiev è una città preziosa per tutto il mondo cristiano. 

Il destino di Kiev non lascia indifferente chi, da oriente e da occidente, guarda con passione e coinvolgimento alla città e alla sua gente. Dopo Sarajevo, dopo Aleppo, non possiamo assistere nuovamente all’assedio di una grande città. Gli abitanti di Kiev chiedono un sussulto di umanità. Il suo patrimonio culturale non può essere esposto al rischio di distruzione. La santità di Kiev per il mondo cristiano esige rispetto.

Imploriamo chi può decidere di astenersi dall’uso delle armi a Kiev, di dichiarare il cessate il fuoco nella città, di proclamare Kiev “città aperta”, di non colpire i suoi abitanti con la violenza delle armi, di non violare una città a cui oggi guarda l’umanità intera. Possa accompagnare questa scelta la ripresa di un percorso negoziale per arrivare alla pace in Ucraina.

Andrea Riccardi
Comunità di Sant'Egidio

venerdì 25 febbraio 2022

Ucraina - La guerra di Putin ma non della Russia - Proteste in 50 città russe contro la guerra, oltre 1700 arresti

RaiNews 24
Proteste contro la guerra in Ucraina si sono svolte dal pomeriggio di ieri in oltre 50 città della Russia. Ma il presidente Vladimir Putin ha ordinato una reazione molto dura. Così, stando a quanto riferisce il sito indipendente Ovd-Info, più di 1700 persone sono state arrestate.

Mobilitazioni ci sono state anche nella capitale Mosca. Un corrispondente di Ria Novosti ha raccontato di aver assistito a oltre una decina di arresti, e a controlli diretti anche su alcuni giornalisti.


Nel Paese non si assisteva a manifestazioni così di massa da quanto tornò in patria l'oppositore Aleksei Navalny, poi arrestato.


venerdì 29 ottobre 2021

In Russia sale il numero di detenuti politici. Sono 420 come ai tempi pre Gorbaciov

rainews.it
È paragonabile a quello dell'Urss, prima dell'arrivo di Gorbaciov. Secondo le stime del Centro per i diritti dell'uomo "Memorial", nell'ultimo anno il numero di detenuti politici in Russia è salito da 362 a 420 persone, ed è paragonabile a quello ai tempi dell'Unione Sovietica, prima del rilascio dei detenuti politici per ordine di Mikhail Gorbačëv.


Tra i detenuti, 360 sono imprigionati per motivi religiosi ed altri 80 per motivi puramente politici. I dati sono stati diffusi alla vigilia della Giornata della memoria delle vittime della repressione politica che dal 1990 in Russia si commemora il 30 ottobre. 

Tuttavia, sottolinea "Memorial", il numero reale di prigionieri politici e altre persone imprigionate per motivi politici è senza dubbio significativamente più alto. L'aumento maggiore è dovuto alle condanne dei seguaci di Hizb ut-Tahrir, un'organizzazione politica internazionale pan-islamica e fondamentalista, il cui obiettivo è quello di ristabilire un califfato islamico che unisca tutta la comunità musulmana e che implementi la sharia, e dei testimoni di Geova.

lunedì 4 gennaio 2021

Russia - Alcolismo - Celle per ubriachi - Ripristinato mezzo di repressione di Stalin abolito da 10 anni

La Repubblica
Aumenta l'alcolismo e in Russia tornano le celle per ubriachi
Nate in epoca zarista e diventate mezzo di repressione sotto Stalin, erano abolite dieci anni fa.


"Il nuovo è un vecchio che è stato ben dimenticato", recita un vecchio detto russo. E così, per combattere l'alcolismo che - a detta dei politici - ha raggiunto "vette preoccupanti" in molte parti della Federazione, il Cremlino ha pensato di rispolverare le vytrezviteli, letteralmente "stazioni di disintossicazione". 

Create in epoca zarista e diventate tristemente rinomate sotto Stalin, queste celle dove gli ubriachi prelevati dalle strade venivano rinchiusi finché non smaltivano la sbornia erano state abolite dieci anni fa. Ma per i deputati della Duma che hanno caldeggiato la legge siglata a fine anno da Vladimir Putin ed entrata in vigore il primo gennaio, i "rifugi per ubriachi" sono l'ultima arma nella lotta all'alcolismo. 

Circa 50mila russi continuano a morire ogni anno per il troppo bere, fino a 10mila per ipotermia dopo essersi accasciati all'aperto per la sbronza. E, se è vero che durante il ventennio di Putin al potere il consumo di alcol è crollato del 40 percento, il 2020 ha visto le vendite di vodka aumentare del 65 percento durante il lockdown.

La prima vytrezvitel fu aperta nel novembre 1902 a Tula, a Sud di Mosca. Finanziata dalla città e equipaggiata da uno staff di paramedici, aveva l'obiettivo di soccorrere i lavoratori congelati per strada e ridurne la mortalità. 

Pochi anni dopo, istituzioni simili erano sorte in quasi tutte le province dell'Impero russo, ma vennero chiuse dopo la Rivoluzione. 
Nell'Unione sovietica la prima "stazione per smaltire la sbornia" apparve nel 1931. Ma sotto Stalin questi rifugi divennero ben presto uno dei tanti mezzi di repressione. Con ordinanza del Commissario del popolo degli affari interni dell'Urss Lavrentij Beria del 1940, i centri medici per la sobrietà furono subordinati alla famigerata Nkvd, la polizia politica segreta responsabile delle purghe. Nel 1974 ci passò una notte pure il dissidente Andrej Sakharov. E non perché avesse alzato il gomito, ma perché aveva avuto l'ardire di partecipare a una manifestazione.

Le stazioni sovietiche fornivano solo due "servizi": una doccia fredda e un letto. Ma costavano quanto una notte in un buon hotel. I detenuti venivano svestiti (perché, sostenevano i medici, "un uomo nudo è più sottomesso"), rianimati con acqua ghiacciata e lasciati a dormire. I più violenti venivano legati alle brandine e talora picchiati. Il cittadino veniva dimesso solo smaltita la sbornia, di regola non prima delle 5 del mattino. Una notifica veniva inviata al datore di lavoro che poteva costare una censura o il licenziamento.

Negli anni di Breznev, l'epoca della zastoj, stagnazione, che i sovietici ribattezzarono zastolje, sbronza, le stazioni erano così parte del "folclore urbano" da essere circondate da un'aura di romanticismo. Ne cantava Vladimir Vysotskij e Georgij Danelija le ricordava nei film Afonja e Maratona di autunno. Ogni anno tra 2,5 e 5 milioni di cittadini finivano in un centro per la sobrietà. Nel 1990 se ne contavano più di 1.200. Crollata l'Urss, il loro numero si dimezzò.

Finché nel 2011 l'allora presidente Dmitrij Medvedev non ne decretò l'abolizione: dagli Interni, l'assistenza agli ubriachi sarebbe dovuta passare alla Sanità. 

In pochi anni, di fronte alla congestione degli ospedali, le autorità di una ventina di regioni sono tornate alla pratica collaudata delle stazioni per ubriachi: più simili a ospedali che a carceri, niente sbarre alle finestre né lucchetti alle porte e pernottamento gratis. Mentre lo Stato ha ripreso a discuterne. E nel 2018 le ha persino riesumate nelle 11 città che ospitavano i Mondiali di calcio.

Ora, in base alla nuova legge, il sistema si baserà su un partenariato pubblico-privato e i "pazienti" dovranno pagare. La tariffa sarà definita su base regionale, ma dovrebbe aggirarsi tra i 1.500 e i 2mila rubli a notte, circa 16-22 euro. Gli agenti di polizia potranno prelevare dalla strada gli ubriachi "incapaci di muoversi o orientarsi" anche senza il loro consenso. "Il principale vantaggio è che nessuno congela", sostiene il primario della clinica "Nezavisimost 24" Aleksej Kazantsev. Ma non mancano i dubbi. 

Molti ricordano i casi di percosse, fino alla morte, e di saccheggio che avvenivano nelle istituzioni prima della loro abolizione. Nel 2010 un giornalista venne ucciso a Tomsk dopo essere stato picchiato da un agente di polizia. Un anno prima un caso simile si verificò a Perm, mentre ad Arzamas una donna fu violentata. "Sappiamo che cosa è successo lì, quali violazioni dei diritti sono state commesse", ricorda la narcologa Ljubov Shishenkova. Pur condividendo le perplessità, per Lev Levinson, capo del Programma di politiche anti-droga dell'Istituto dei diritti umani, si tratta di "un servizio necessario". 

Più pessimista lo psichiatra Pjotr Kamenchenko che, all'inizio della sua carriera di medico negli Anni '80, si trovò a prestare servizio in un vytrezvitel: "Temo che tutto andrà secondo la formula "Volevamo il meglio, ma è andata come sempre"". Come il vecchio che è stato ben dimenticato.

Rosalba Castelletti

giovedì 17 ottobre 2019

Russia, stretta contro le ong. A rischio «Per i diritti umani» la più importante del Paese

Il Manifesto
Pugno duro contro l’opposizione. Il ministero della Giustizia intenta una causa per lo scioglimento di «Per i diritti umani», colpita dalla «legge sulle agenzie straniere» voluta da Putin nel 2014.
Il leader di «Per il diritto dell’uomo», Lev Ponomarev, in piazza
Il leader di "Per il diritto dell'uomo", Lev Ponomarev, in piazza. Si stringe sempre di più il cappio del governo russo contro l'opposizione. 

Ieri con una decisione senza precedenti il ministero della Giustizia ha intentato una causa presso la Corte suprema per lo scioglimento del movimento "Per i diritti umani" di Lev Ponomarev, a causa di ripetute violazioni della legge del paese. 

La Corte suprema esaminerà il fascicolo il 14 novembre, ma la sorte della più importante organizzazione non governativa russa, sembra segnata. Ponomarev è una figura notissima in Russia. Fisico di fama e amico personale di Andrey Sacharov, fu nel 1988 tra fondatori della Fondazione Memorial che opera senza posa per far conoscere la tragedia della repressione politica in Urss. Più volte deputato, l'ex fisico di Tomsk ha fondato nel 1997 la ong "Per i diritti umani" che è divenuta ben presto l'associazione umanitaria più estesa geograficamente, con oltre una quarantina di sedi sparse un po' dovunque.

Il ministero afferma che "Per i diritti umani" non solo ha più volte violato la legge e inadempiuto al pagamento di numerose multe comminategli ma soprattutto accusa l'ong di essere un "agente straniero", un'associazione cioè che riceve finanziamenti dall'estero e opera a vantaggio di altri governi.

La "legge sulle agenzie straniere" fu fortemente voluta da Putin nel 2014 per mettere fuori gioco buona parte dei think-thank e associazioni considerate non allineate come la "Open society" di George Soros ma anche strutture apolitiche come "Giustizia Russa" che opera nel Caucaso per difendere principalmente i diritti degli individui Lgbtq e le donne, la quale si è vista in agosto confiscare gran parte dei propri documenti e del proprio materiale.

Yurii Colombo

giovedì 25 luglio 2019

Spiragli di dialogo tra Russia e Ucraina. Il premier Zelensky tratta con il Cremlino per uno scambio di prigionieri

La Stampa
Mosca e Kiev tastano il terreno per un possibile scambio di prigionieri. Il neo presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è detto pronto a liberare il giornalista Kirill Vyshinsky in cambio della scarcerazione del regista ucraino Oleg Sentsov da parte del Cremlino. Si tratta di due detenuti d'eccellenza. Sentsov è ormai un simbolo delle persecuzioni di Mosca contro chi si oppone all'annessione russa della Crimea.


Kirill Vyshinsky
Mentre Vyshinsky è considerato dalla Russia un detenuto politico. Ma le trattative di questi giorni hanno riguardato anche i 24 marinai ucraini catturati l'anno scorso dai russi dopo uno scontro nello Stretto di Kerch, nonché centinaia di prigionieri catturati nella guerra del Donbass, dove la Russia appoggia militarmente i separatisti.

Vyshinsky in cambio di Sentsov - Si tratta di colloqui difficili, ma che segnano la ripresa di un dialogo che mancava da tempo. L'11 luglio Putin e Zelensky hanno parlato per la prima volta al telefono e lunedì le responsabili dei diritti umani di Russia e Ucraina si sono incontrate a Kiev alla ricerca di un compromesso. Resta da vedere quali saranno i risultati di queste discussioni. Per il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, scarcerare Vyshinsky sarebbe "un eccellente primo passo".

Oleg Sentsov
Ma Mosca chiede che il giornalista sia liberato a prescindere, e sostiene che lui stesso non voglia assolutamente essere incluso in uno scambio. In ogni caso, si dovrà ancora aspettare e trattare. Ieri il tribunale di Kiev ha infatti prolungato di altri due mesi la custodia in carcere del reporter. Vyshinsky è il capo della sede ucraina dell'agenzia di stampa russa Ria Novosti.

È stato arrestato a Kiev l'anno scorso per "alto tradimento" e rischia fino a 15 anni per aver preso parte - questa è l'accusa che gli viene rivolta - alla "guerra di disinformazione" condotta da Mosca. Il regista ucraino Oleg Sentsov è finito invece in manette nel 2014. Nel 2015 un tribunale militare russo lo ha condannato a 20 anni di reclusione, e ora è dietro le sbarre in un carcere di massima sicurezza oltre il Circolo Polare Artico.

Secondo gli inquirenti, avrebbe tentato di "organizzare atti terroristici" in Crimea. Lui però si dice innocente e denuncia che la confessione gli è stata estorta a suon di percosse. D'altronde sono in molti a pensare che Sentsov in realtà sia stato arrestato solo perché fortemente contrario all'annessione russa della Crimea, la terra in cui è nato. L'anno scorso ha protestato con uno sciopero della fame durato ben cinque mesi: ha perso 20 chili e ha fatto temere seriamente per la sua vita.
Giuseppe Agliastro

martedì 9 luglio 2019

Russia - Frontiere del Caucaso, arrivano trincee e filo spinato. 1000 famiglie divise dal confine che non esisteva.

Corriere della Sera
Consultando i motori di ricerca, la parola inglese borderization chiama essenzialmente in causa la politica russa nel Caucaso.



Traducendo e spiegando in italiano, significa che a partire dal 2011 le forze russe presenti nelle due regioni che, dopo il conflitto dell’agosto 2008, si sono separate dalla Georgia – Abkhazia e Ossezia del Sud – hanno iniziato a installare marcatori di frontiera, filo spinato, trincee e barriere lungo le cosiddette Linee amministrative di confine, in precedenza poco più di un’indicazione sulle mappe.

Amnesty International ha analizzato le conseguenze di questa politica che, di fatto, istituisce un confine internazionale: gravi limitazioni alla libertà di movimento, famiglie separate, mezzi di sussistenza che finiscono “dall’altra parte”, strutture sanitarie non più accessibili, minacce d’arresto per chi cerca di varcare la frontiera senza permessi ufficiali sempre più difficili da ottenere.

Secondo le autorità della Georgia, alla fine del 2018 i villaggi divisi in due erano almeno 34 e tra 800 e 1000 famiglie avevano perso i loro terreni agricoli.

L’impatto è stato letale anche su quello che una volta era un vivace commercio transfrontaliero, poiché i produttori locali non hanno più accesso ai mercati.

Riccardo Nuory

sabato 9 marzo 2019

Guerre dimenticate - Ucraina-Russia - I tragici dati del conflitto: 1,750 milioni profughi, 10mila le vittime, 25mila i feriti. I bambini: 223 uccisi, centinaia feriti, invalidi e mutilati

Vita
L'associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini” continua, grazie ai donatori italiani, a portare aiuto umanitario nelle zone più tormentate dal conflitto del confine tra Ucraina e Russia. L'intervista al presidente Ennio Bordato.

Dal 2014, nel silenzio del mainstream occidentale, una terribile guerra prosegue in Europa nelle regioni del Donbass nel sud-est dell’Ucraina. Nulla all’orizzonte fa sperare in una veloce cessazione del conflitto. 

La ONLUS “Aiutateci a Salvare i Bambini” in questo terribile scenario per i civili e soprattutto per i bambini, continua, grazie ai donatori italiani, a portare aiuto umanitario nelle zone più tormentate dal conflitto, dove gli aiuti diventano un supporto indispensabile per la sopravvivenza. Il presidente Ennio Bordato, promotore di una lunga serie d’iniziative finalizzate a dare sostegno umanitario ai bambini del Donbass e alle loro famiglie, in esclusiva su Vita.it, fa il punto della situazione e lancia un nuovo appello.

Bordato, da i dati del conflitto
I dati ONU più recenti, sottostimati, sono sconvolgenti: 
1.750 milioni di profughi, di cui oltre 1 milione nella Federazione Russa;oltre 10mila le vittime, 25mila i feriti; 
223 bambini uccisi, centinaia i feriti, gli invalidi ed i mutilati;oltre 4 milioni e mezzo di abitanti colpiti dal conflitto e 3 milioni 400mila di questi necessitano di costante aiuto.  
Il 60% di costoro sono donne e bambini, il 40% anziani;200mila persone che vivono nella “zona grigia di contatto”, una delle zone più minate del mondo, dipendono unicamente dall’aiuto umanitario esterno.
Eliseo Bertolasi

domenica 27 gennaio 2019

Guerre dimenticate - Onu: in Ucraina 13mila morti per la guerra del Donbass

Corriere della Sera
Dall’aprile 2014 alla fine del 2018 sono state quasi 13 mila le vittime della guerra nel Donbass. Lo ha reso noto la missione di monitoraggio per i diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina. 

Nello specifico, i civili rimasti uccisi sarebbero 3.300, oltre a 4 mila soldati ucraini e 5.500 miliziani separatisti. In aggiunta, un numero di persone fra le 27 e le 30 mila sono rimaste ferite nel corso del conflitto armato.
Tutta l’area orientale dell’Ucraina vive una situazione di profonda instabilità e incertezza dall’aprile del 2014, dopo che le autorità di Kiev lanciarono un’operazione militare per riprendere il controllo della regione dalle milizie delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk che sostengono l’indipendenza del Donbass. 

Gli accordi raggiunti a Minsk dal Gruppo di contatto trilaterale dell’Osce (Russia, Ucraina e le due autoproclamate repubbliche) prevedono un completo cessate il fuoco; il ritiro degli armamenti dalla linea di contatto nell’Ucraina orientale; lo scambio reciproco di tutti i prigionieri detenuti da entrambe le parti; delle riforme costituzionali che conferiscano uno statuto speciale alle autoproclamate repubbliche. 

Il Formato Normandia (Francia, Germania, Russia e Ucraina) monitora il rispetto di quest’intesa. Dalla sigla degli accordi, tuttavia, le due parti si accusano reciprocamente di contrastarne l’attuazione.

Monica Ricci Sargentini

sabato 17 novembre 2018

Siria - Mosca riferisce: "100 morti nel campo profughi a Rukban per scarse condizioni igieniche

AnsaMed
Oltre cento persone sarebbero morte nell'ultimo mese nel campo profughi siriano di Rukban a causa delle scarse condizioni igieniche e della mancanza di assistenza medica: lo sostiene il portavoce del ministero della Salute russo, Serghiei Grabchak, citato dalla Tass. 


Il rappresentante del ministero della Difesa russo, Iuri Tarasov, da parte sua ha accusato gli Usa di avere "la piena responsabilità della scandalosa situazione" perché "occupano il territorio illegalmente e usano i problemi umanitari del campo profughi per legittimare la loro presenza militare nel sud della Siria".

giovedì 25 ottobre 2018

A Oleg Sentov, scrittore ucraino prigioniero in Russia, il premio Sakharov 2018

TPI
Oleg Sentsov è il vincitore del premio Sakharov 2018. Sentsov è un regista e scrittore ucraino, originario della Crimea, conosciuto per il suo film del 2011 Gamer. Dopo l’annessione russa della Crimea fu arrestato e condannato a 20 anni di carcere da un tribunale russo con l’accusa di aver complottato per atti di terrorismo.


Il 14 maggio 2018, ha iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato per protestare contro la detenzione di 65 prigionieri politici ucraini in Russia e chiedendo la loro liberazione.

Dopo 87 giorni di fame, la sua salute si è completamente deteriorata. Secondo alcuni analisti, Putin ha deciso di lasciare morire Sentsov.

Sentsov era nato il 13 luglio 1976 a Simferopol, in Crimea.

Dopo le proteste del novembre 2013, Sentsov è diventato un attivista di piazza Maidan. Sentsov ha dichiarato di non riconoscere l’annessione russa della Crimea. Sentsov è stato arrestato l’11 maggio 2014 in Crimea con l’accusa di “complotto di atti terroristici”.

Insieme agli attivisti Gennady Afanasyev, Alexei Chirnigo e Alexander Kolchenko, fu detenuto dal Servizio di sicurezza federale della Russia, che li accusò di aver cercato di portare a termine attacchi terroristici su ponti, elettrodotti e monumenti pubblici in Crimea, nelle città di Simferopol, Yalta e Sebastopoli.

Sentsov, Afanasyev, Chirnigo e Kolchenko sono stati anche accusati di appartenenza al gruppo paramilitare nazionalista ucraino, accusa che sia Sentsov sia il gruppo, hanno negato. Sentsov è stato picchiato e minacciato di stupro per estorcergli delle confessioni.

Secondo gli avvocati di Sentsov, gli investigatori hanno rifiutato di aprire un caso sulle sue accuse di tortura, sostenendo che i suoi lividi erano autoinflitti e che era appassionato di sadomasochismo.

Il 19 maggio 2014, Sentsov è stato rinchiuso nella prigione di Lefortovo a Mosca.

Il 26 giugno 2014 il Consiglio presidenziale russo per la società civile e i diritti umani ha presentato ricorso al sostituto procuratore generale Viktor Grin. Il 7 luglio 2014 l’arresto di Sentsov è stato prorogato fino all’11 ottobre. Nell’ottobre 2014 il suo arresto è stato nuovamente prorogato fino all’11 gennaio 2015.

Sentsov è stato privato della cittadinanza ucraina. Il 21 luglio 2015, Sentsov è stato processato per terrorismo in Russia tra le proteste internazionali e una lettera aperta di importanti registi europei come Pedro Almodóvar, Ken Loach, Béla Tarr e Wim Wenders.

Il 25 agosto 2015, un tribunale russo di Rostov-on-Don ha condannato Sentsov a 20 anni di prigione.

Sentsov sta scontando la pena nella colonia penale di Labytnangi, nell’Okrug autonomo di Yamalo-Nenets, nel nord della Russia.

Il 14 maggio 2018, ha fatto uno sciopero della fame a tempo indeterminato per protestare contro la detenzione di tutti i prigionieri politici ucraini in Russia e chiedendo la loro liberazione

giovedì 23 agosto 2018

Chi sono i "prigionieri politici" nelle carceri russe

euronews.com
Da 100 giorni il regista ucraino Oleg Sentsov, 42 anni, critico dell'occupazione russa in Crimea, è in sciopero della fame e non ha intenzione di interromperlo finché non saranno liberati tutti i prigionieri politici ucraini. Sentsov era stato arrestato il 24 maggio scorso e condannato a 20 anni di prigione con accusa di terrorismo.


Ma chi sono questi prigionieri politici di cui chiede il rilascio? Lo stesso Sensov è uno di loro, considerato tale da numerose ong tra cui Amnesty e l'organizzazione russa per i diritti umani, Memorial. Secondo quest'ultima, ci sono almeno 183 persone dietro le sbarre nelle carceri russe per motivi politici e religiosi. Sergei Davidis, a capo del programma di supporto per i prigionieri politici, ha detto a euronews che il tipo di persecuzione più diffusa nella Federazione Russa è quella religiosa.

I testimoni di Geova - Nel maggio 2017 le autorità russe hanno arrestato Dennis Christensen, testimone di Geova e cittadino danese. Il 46enne emigrato è stato fermato nella città di Orel, nella Russia occidentale, mentre leggeva la Bibbia insieme ad altri credenti. Nell'aprile 2017 la Corte suprema russa ha bollato i Testimoni di Geova come "organizzazione estremista". La confessione cristiana è perseguitata nel paese e sono ben 22 "studenti biblici" sono ora in carcere per "aver compiuto attività estremiste". Agli arresti domiciliari si trovano altri 9 di loro. Christensen è in carcere da circa un anno e mezzo, ma l'Associazione Europea dei Testimoni di Geova ha detto a euronews che non si fa illusioni, crede che la vicenda non avrà un esito positivo. "Ciò che sta accadendo nella Federazione russa si chiama persecuzione religiosa", ha detto un rappresentante della comunità, Yaroslav Sivulsky. "Osserviamo il rifiuto totale della Federazione russa di rispettare i diritti umani, ovvero la libertà di coscienza e di religione", ha aggiunto Sivulsky. Dopo la decisione della Corte Suprema russa, sono stati chiusi circa 400 filiali regionali dell'organizzazione religiosa e il suo bureau principale a San Pietroburgo. Human Rights Watch ha lanciato un appello per il rilascio di Christensen.

Contattato da euronews, Paul Gillies, portavoce internazionale dei Testimoni di Geova presso la sede centrale di New York, ha così commentato: "Anche se per noi è impossibile prevedere se Dennis Christensen sarà rilasciato o meno, confidiamo nel fatto che non è colpevole di alcun reato legato alla sua attività di Testimone di Geova. Il fatto è che la sentenza della Corte Suprema ha liquidato solo le nostre entità giuridiche, le autorità russe hanno sostenuto che i singoli Testimoni di Geova sono liberi di praticare la loro fede".

I tartari della Crimea - Nell'inverno del 2016, sei persone, tra cui l'attivista per i diritti umani dei tartari di Crimea, Emir-Usain Kuku, sono state arrestate a causa della loro appartenenza all'organizzazione politico-religiosa Hizb ut-Tahrir, che dal 2003 è stata riconosciuta come organizzazione terroristica in Russia. Il gruppo è vietato in Russia ma è legale in Ucraina. Secondo l'accusa, il gruppo si sarebbe riunito per studiare a tenuto riunioni in cui hanno studiato la letteratura di Hizb ut-Tahrir, discusso le relazioni tra Russia e Ucraina e pianificato di rovesciare l'attuale governo.
Naira Davlashyan

sabato 4 agosto 2018

Amnesty - La Russia ci ha impedito d’incontrare in carcere il regista ucraino Oleg Sentsov

amnesty.it
Le autorità russe hanno negato ad Amnesty International il permesso d'incontrare il regista ucraino Oleg Sentsov, detenuto in una colonia penale della regione artica e in sciopero della fame da oltre 80 giorni. 


"Impedirci d'incontrare Sentsov, che è quasi al terzo mese di sciopero della fame, è una pretesa indifendibile. Avevamo in programma di visitare Oleg insieme a un medico indipendente per esaminare il suo stato di salute. Per sciogliere ogni dubbio sulle condizioni di salute del detenuto e valutare l'adeguatezza dell'assistenza medica che gli viene fornita, questa visita rimane fondamentale", ha dichiarato Oksana Pokalchuk, direttrice di Amnesty International Ucraina.

"Amnesty International continua a chiedere l'immediato rilascio di Oleg Sentsov e chiede che, finché resterà in stato di detenzione, sia visitato da personale medico qualificato che gli fornisca cure mediche coerenti coi principi etici sanitari, tra i quali quelli della confidenzialità, dell'autonomia e del consenso informato. Le autorità russe dovrebbero inoltre consentire al personale del consolato ucraino di visitare il detenuto", ha aggiunto Pokalchuk.

Il 30 luglio 2018, l'ufficio di Amnesty International a Mosca ha ricevuto una lettera da parte di Valery Balan, vicedirettore della Direzione penitenziaria federale della Russia. Nella lettera, oltre a negare senza alcuna spiegazione il permesso di visitare Sentsov nella colonia penale di Labytnangi, si affermava che le sue condizioni di salute sono stabili e che non sono in atto "dinamiche negative". 

Oleg Sentsov è un regista ucraino condannato a 20 anni di carcere, al termine di un processo iniquo, per "terrorismo", solo per essersi opposto all'occupazione russa della Crimea. Dal 14 maggio 2018 è in sciopero della fame per protestare contro la detenzione, politicamente motivata, di decine di cittadini ucraini nella Federazione Russa.

mercoledì 4 luglio 2018

Russia. "Grave" il regista ucraino Oleg Sentsov, dopo 50 giorni di sciopero della fame

AskanewsDopo 50 giorni di sciopero della fame, il cineasta ucraino Oleg Sentsov, in carcere in Russia con l'accusa di terrorismo, è in condizioni "molto gravi". Lo ha detto oggi il suo avvocato. 

Oleg Sentsov
"Ovviamente il suo stato di salute è molto grave", ha dichiarato all'Afp il legale, Dmitri Dinze, aggiungendo di non aver avuto accesso al suo assistito da due settimane. 

"Non ha contatti con il mondo esterno. Non posso parlare con lui al telefono", ha proseguito, aggiungendo che conta di ottenere maggiori informazioni sullo stato di salute del suo cliente quando la sorella lo andrà a trovare "prossimamente".

Condannato a trascorrere 20 anni in un campo di prigionia di massima sicurezza in Siberia dopo essere stato accusato da Mosca di terrorismo nel 2015, il 41enne Sentsov è dal 14 maggio che fa uno sciopero della fame per chiedere la liberazione di tutti i "prigionieri politici" ucraini detenuti in Russia. 

In occasione del G7 di giugno in Canada, il presidente del consiglio europeo Donald Tusk aveva chiesto di "mostrare sostegno" per Sentsov. "La nostra solidarietà può salvare la sua vita", aveva detto. "Si era opposto all'annessione della Crimea ed è stato accusato dalla Russia di avere commesso terrorismo", aveva spiegato Tusk alla stampa.

giovedì 21 giugno 2018

Il caso dei prigionieri politici ucraini nelle carceri russe. Parlamentari italiani votano contro la liberazione di Oleg Sentosov.

oltrefrontieranews.it
Mentre il Parlamento europeo ha votato con una stragrande maggioranza una mozione in difesa del cineasta ucraino di Crimea Oleg Sentsov, alcuni deputati italiani con il loro voto contrario di fatto hanno sostenuto la detenzione illegale dei prigionieri politici ucraini.
Oleg Sentsov
Nella mia più che trentennale carriera diplomatica ho assistito molte volte ad azioni che non corrispondevano alle norme, ai principi comuni o standard della politica internazionale. Ciò premesso, sono rimasto veramente esterrefatto per il voto di alcuni membri italiani del Parlamento europeo, alla Plenaria del Parlamento europeo del 14 giugno a Strasburgo, che di fatto giustifica la situazione inaccettabile della detenzione illegale delle persone nelle prigioni della Federazione Russa giudicate senza riguardo e rispetto di alcuna norma e forma di giustizia.

Per condannare tali mostruose violazioni, circa 500 deputati europei hanno approvato la Risoluzione 2018/2754 (Rsp) che esorta la Russia a rilasciare immediatamente e incondizionatamente Oleg Sentsov e tutti gli altri cittadini ucraini detenuti illegalmente in Russia e in Crimea.

Io non posso trovare alcuna motivazione che starebbe alla base del voto contrario al richiamo di fermare "torture e gravi maltrattamenti su Oleg Sentsov", prigioniero senza colpe trattenuto nel carcere più a nord della Russia, e che dal 14 maggio 2018 conduce uno sciopero della fame a oltranza. 


Il famoso cineasta e intellettuale crimeano Oleg Sentsov e' stato condannato in Russia a 20 anni di carcere per non aver accettato l'occupazione illegale della Crimea e non aver voluto piegarsi forzatamente alla cittadinanza russa rinunciando a quella ucraina. I procuratori russi l'hanno accusato di "far parte di una comunità terrorista". 

Diversi processi hanno messo in luce le profonde e diffuse carenze del sistema giudiziario russo, tra cui l'uso della tortura e altri maltrattamenti, come verificato nel corso delle indagini, oltre alla negazione del diritto a essere rappresentati da un avvocato a propria scelta. Lo confermano diverse organizzazioni per la difesa dei diritti umani, inclusa Amnesty International. A favore del regista ucraino si sono mobilitati diversi esponenti della cultura internazionale e si e' mossa tutta la comunità internazionale.

A mio parere, la negazione del sostegno ai prigionieri di coscienza come Oleg Sensov e a molte altre persone innocenti, non solo non aiuta "tantissime piccole e medie imprese italiane che esportano in Russia", ma, al contrario, allontana una giusta soluzione per tutti i prigionieri innocenti.
Yevhen Perelygin [Ambasciatore d'Ucraina in Italia]

domenica 6 maggio 2018

Russia - Proteste anti-Putin, fermati Navalni e 1600 manifestanti. Ue, arresti minaccia a libertà fondamentali.

Ansa
L'oppositore russo Alexiei Navalni è stato fermato dalla polizia in viale Tverskaia, a Mosca, durante la manifestazione 'Per noi non è lo zar' contro Putin, da lui organizzata.

Almeno 1.607 persone sono state fermate in 23 città della Russia durante le manifestazioni anti-Putin: lo riferisce la ong Ovd-Info, secondo cui è stato quasi eguagliato il numero di fermi della manifestazione anticorruzione del 26 marzo 2017, la più imponente dopo le proteste di piazza Bolotnaia del 2011-2012. Nel marzo dello scorso anno furono fermate tra 1.660 e 1.800. A Mosca oggi sono state fermate 704 persone e a San Pietroburgo 229.

Ci sono almeno cinque giornalisti tra le persone fermate, riportano i media russi. L'ong Ovd-Info fa sapere che a Mosca sono stati fermati i giornalisti Oksana Gandziuk, della tv d'opposizione Dozhd, e Ilia Gorshkov e Aleksandr Antiufeev, di Daily Storm. I tre avevano al collo la 'Press card'. La radio Eco di Mosca riferisce del fermo del fotoreporter di Novaia Gazeta Mikhail Grebenshikov. Radio Liberty inoltre fa sapere che anche una sua collaboratrice è stata fermata.

Gli arresti in Russia "minacciano le libertà fondamentali di espressione, associazione e assemblea" e "la detenzione di giornalisti minaccia anche la libertà di stampa". Così un portavoce dell'Alto rappresentante Federica Mogherini, sottolineando che "anche se alcune delle manifestazioni non erano autorizzate, questo non può giustificare la brutalità della polizia e gli arresti di massa". L'Ue "si aspetta che le autorità russe rispettino pienamente gli impegni internazionali che la Russia ha preso" in materia e che "rilascino senza indugio i manifestanti pacifici e i giornalisti".

sabato 17 marzo 2018

Russia. Vigilia elettorale: arresti e carcere per gli attivisti dell'opposizione

Corriere della Sera
Alla vigilia dalle elezioni presidenziali del 18 marzo in Russia, Amnesty International ha denunciato il clima di repressione nei confronti degli attivisti politici che sostengono il boicottaggio del voto.
L’ex candidato a sindaco di Mosca, Alexey Navalny, 
al momento del suo primo arresto nel 10 luglio 2013. 
Foto VASILY MAXIMOV/AFP/Getty Images
La campagna per il boicottaggio delle elezioni è stata lanciata da Aleksei Navalny, attivista politico e anti-corruzione, cui è stato impedito di candidarsi per ragioni ampiamente discutibili. Il capo della campagna di Navalny, Leonid Volkov, è stato arrestato il 22 febbraio all'aeroporto di Mosca mentre si stava recando nella città di Ufa. Poche ore dopo, è stato condannato a 30 giorni di detenzione amministrativa per aver organizzato un "raduno non autorizzato".

L'accusa si riferisce alle manifestazioni dello "sciopero degli elettori", svoltesi il 28 gennaio in oltre 100 città russe a sostegno del boicottaggio delle elezioni. A Mosca, Navalny si era visto rifiutare l'autorizzazione a tenere la manifestazione in centro città e lui e decine di suoi sostenitori erano stati arrestati per alcune ore e poi rilasciati.

Secondo fonti della polizia, il ruolo di Volkov nell'organizzazione del raduno di Mosca sarebbe consistito in due retweet che indirettamente incoraggiavano le persone a parteciparvi. Uno era un tweet postato da Navalny mentre era in corso il suo arresto, l'altro un link a una diretta web della manifestazione.

Il coordinatore dell'ufficio di Navalny di San Pietroburgo, Denis Mikhailov, è stato arrestato il 31 gennaio e condannato a 30 giorni di detenzione amministrativa dopo la manifestazione dello "sciopero degli elettori" nella città. Accusato di aver organizzato un "raduno non autorizzato", è stato rilasciato il 2 marzo solo per essere nuovamente arrestato poche ore dopo, stavolta per "aver partecipato" all'evento, e condannato ad altri 25 giorni di carcere.

Almeno altri due noti attivisti sono stati arrestati a San Pietroburgo in circostanze simili. Il 28 febbraio il coordinatore cittadino del movimento Open Russia, Andrei Pivoravov, è stato condannato a 25 giorni di detenzione amministrativa. Il giorno prima dell'arresto, aveva scritto su Facebook che temeva di essere sorvegliato.

Il 26 febbraio Artyom Goncharenko, esponente di un altro movimento di opposizione denominato "Vesna" ("Primavera"), è stato condannato a 25 giorni di detenzione amministrativa per aver esposto un'enorme anatra gonfiabile alla finestra della sua abitazione al momento del passaggio di una manifestazione di protesta. Dallo scorso anno, le anatre gialle sono diventate un popolare simbolo dell'opposizione.

Riccardo Noury