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sabato 8 ottobre 2022

ll Nobel per la Pace 2022 ai difensori dei diritti umani: Ales Bialiatski (Bielorussia), il Russia's Memorial e l'Ukraine's Center for civil Liberties (Ccl) ... e la Russia sequestra gli uffici di "Memorial"

Ansa
Ales Bialiatski è un attivista bielorusso per i diritti umani, noto per il suo lavoro con il Viasna Human Rights Centre of Belarus, mentre le due organizzazioni umanitarie sono e il Russia's Memorial e l'Ukraine's Center for civil Liberties (Ccl).


La magistratura russa ha ordinato il sequestro degli uffici a Mosca dell'ong Memorial, insignita oggi del premio Nobel per la pace.

Il Nobel per la Pace al dissidente Bialiatski e alle organizzazioni Memorial e al Center for Civil Liberties in onore dell' "impegno in difesa dei diritti umani e del diritto di criticare il potere, di difesa dei diritti dei cittadini per i diritti dei cittadini e contro gli abusi di potere, per aver documentato crimini di guerra", è stato annunciato dal Comitato per il Nobel a Oslo.

Il Comitato per il Nobel ha chiesto alla Bielorussia la liberazione del dissidente Ales Bialiatski, ha detto nella conferenza stampa di annuncio la presidente del Comitato, Berit Reiss-Andersen.

La moglie del Premio Nobel per la Pace bielorusso, Natallia Pinchuk, si dice travolta dalla "commozione" e dalla "gratitudine" per il riconoscimento assegnato.

Ecco chi sono i tre vincitori ex aequo del Premio Nobel per la Pace 2022: 

ALES BIALIATSKI, 60 anni, è un attivista per i diritti umani, dissidente bielorusso, ex obiettore di coscienza e tra i fondatori dell'ong bielorussa Viasna.

Nel 2011 il regime di Aleksandr Lukashenko lo ha arrestato per presunta "evasione fiscale": una condanna che dissidenti e organizzazioni per i diritti umani considerano politicamente motivata.

Rilasciato nel 2014, è stato arrestato di nuovo dopo una violenta perquisizione alla sede di Viasna e condannato a una seconda pena di 7 anni, sempre per presunta evasione fiscale, ed è tuttora in carcere. Fra i riconoscimenti internazionali per la sua attività di dissidente e di denuncia delle violazioni dei diritti civili e umani, Bialiatski è stato insignito, fra l'altro, del Premio Sakharov da parte del Parlamento europeo nel 2020, del premio Vaclav Havel per i Diritti umani conferito nel 2012 dal Consiglio d'Europa. E' stato nominato per cinque volte per il Nobel, vinto solo quest'anno, ed è cittadino onorario di Parigi e, in Italia, di Genova e di Siracusa.

L'ong russa MEMORIAL fu fondata nel 1989, nel pieno del processo della Perestroika voluto da Mikhail Gorbaciov, quando l'Unione sovietica era vicina al suo crollo, per studiare e denunciare le violazioni e i crimini commessi durante il terrore imposto dal regime di Stalin. Inizialmente diviso in due sezioni, una per documentare i crimini stalinisti una per i diritti umani nelle zone di conflitto, in area sovietica e anche fuori. Strutturato più come movimento che come organizzazione, al dicembre 2021 Memorial incorporava 50 ong russe e altre 11 da altri Paesi, inclusi Ucraina, Germania, Italia, Belgio e Francia. Memorial è stata messa fuorilegge in Russia il 5 aprile di quest'anno come "agente straniero", in base alla legge putiniana sulle ong, e chiusa.

Il CENTER FOR CIVIL LIBERTIES (CCL) è una Ong ucraina con base a Kiev, fondata nel 2007 e dedita alla documentazione di crimini di guerra, abusi sui diritti umani e abusi di potere. Nella sue stesse parole, Ccl si autodefinisce "uno degli attori principali in Ucraina, volto a influenzare l'opinione pubblica e la politica, a favorire lo sviluppo di un attivismo civico, partecipa a network internazionali e nelle azioni di solidarietà per promuovere i diritti umani in ambito Osce". Si tratta della prima organizzazione ucraina a ricevere un Nobel per la Pace.

WIRED
La Russia ha sequestrato gli uffici di Memorial, l'ong che ha vinto il Nobel per la pace
Poche ore dopo il conferimento del riconoscimento, un tribunale di Mosca ha messo i sigilli alla sede. 

Al Wired Next Fest di Milano il direttore Sergej Davidis è intervenuto sul regime oppressivo di Putin subito dopo aver appreso del premio
[...] A darne notizia è l'agenzia russa Interfax, che riporta una decisione di un tribunale di Mosca che venerdì ha ordinato il sequestro degli uffici di Memorial a poche ore dal conferimento del riconoscimento internazionale.

Secondo quanto riferiscono le agenzie, il tribunale di Tverskoy ha stabilito che gli uffici della ong Memorial sono “diventati proprietà dello Stato”. Non è la prima volta in cui le autorità russe opprimono l'organizzazione per i diritti umani. L'anno scorso Mosca ha chiuso l'ong, senza che il presidente Vladimir Putin facesse nulla per impedire che l'ong fosse calpestata, e il clima è peggiorata dal momento dell'invasione dell'Ucraina. L'associazione è stata fondata nel 1987 da alcuni importanti attivisti per i diritti umani, tra cui il premio Nobel per la pace Andrei Sakharov e la matematica e attivista Svetlana Gannuskina. L’organizzazione si occupa di studiare e raccogliere le prove delle repressioni politiche avvenute durante il regime sovietico e sostenere le persone sottoposte a repressioni politiche nella Russia contemporanea, sotto il regime di Vladimir Putin.

domenica 24 aprile 2022

I due confini polacchi: uno aperto ai profughi dall'Ucraina, nell'altro un muro, con respingimenti e arresti, per gli altri rifugiati dalla Bielorussia

Europa Today
Varsavia sta accogliendo milioni di persone in fuga dalla guerra, ma non ha fatto lo stesso con i profughi mediorientali che arrivavano dalla Bielorussia
Rifugiati respinti al confine tra Polonia e Bielorussia 
La Polonia è uno Stato di frontiera dell’Unione europea, nel senso che parte dei suoi confini terrestri “affacciano” su Paesi non-membri. Nella fattispecie, il confine orientale è condiviso con Ucraina e Bielorussia. 
E queste due frontiere sono lo specchio della politica dell'accoglienza di Varsavia. Mentre uno e aperto e i rifugiati ucraini sono accolti calorosamente, nell'altro c'è un muro per bloccare i profughi (in larga parte mediorientali) che arrivano dalle foreste bielorusse.

Infatti, il governo polacco ha avviato la costruzione di una barriera con tanto di filo spinato per tenerli fuori.
Rifugiati ucraini accolti e assistiti al confine tra Polonia e Ucraina
Sono già oltre 2 milioni e mezzo gli ucraini che hanno attraversato il confine polacco per scappare dalla guerra. Varsavia si è dimostrata estremamente disponibile nell’accoglienza di questa massa di rifugiati, al punto che alcuni analisti stanno iniziando a domandarsi se la Polonia abbia le risorse necessarie per mantenere nel proprio territorio tutte queste persone per un periodo di tempo indefinito.

Si è trattata di una pulsione di solidarietà inusuale, per uno dei governi da sempre più restio all'accoglienza di chi scappa da fame o guerre. Anche i cittadini a migliaia si sono recati al confine con l’Ucraina per portare cibo e altri aiuti, caricandosi personalmente nei veicoli i profughi. Le autorità di Varsavia hanno incentivato l’atteggiamento accogliente dei polacchi, incassando i dividendi politici di una mossa che le ha messe sotto una luce migliore a Bruxelles (dove il Pnrr polacco è ancora bloccato a causa delle violazioni degli standard democratici Ue).

E, nel quadro della risposta europea all’emergenza della guerra, i profughi ucraini possono rimanere in Polonia e lavorare fino a 18 mesi (prorogabili), possono usare gratuitamente i mezzi pubblici e hanno accesso al sistema sanitario e a sussidi per i minori. L’Ue ha garantito ai rifugiati dall’Ucraina uno status di protezione speciale per 3 anni.
Ma il trattamento riservato ad altri profughi, sull’altro confine esterno della Polonia, è diametralmente opposto. La frontiera è sorvegliata da migliaia di guardie di confine, agenti di polizia e militari. Ed il governo sta accelerando i lavori per completare una recinzione di metallo e filo spinato lunga oltre 186 chilometri, avviata lo scorso ottobre e che deve diventare “impenetrabile”.
Quando lo scorso autunno il presidente bielorusso Alexander Lukashenko ha invitato decine di migliaia di profughi mediorientali nel proprio Paese per poi spingerli verso i confini Ue, gli Stati membri limitrofi (Polonia, Lettonia e Lituania) hanno risposto chiudendo le frontiere. E non sono mancati i respingimenti illegali, con le autorità polacche che spesso non prendevano neanche in carico le richieste di asilo. Ora la tensione si è allentata e la maggior parte dei migranti sono stati rimpatriati da Minsk, ma ce ne sono ancora lungo il confine, dove hanno passato l’inverno.

Qual è la differenza? Per Stanislaw Zaryn, portavoce del ministero dei Servizi speciali, quello che arriva dalla Bielorussia è “un movimento migratorio artificiale creato dal regime di Lukashenko e orchestrato dai servizi bielorussi”, che è “diverso dal movimento di coloro che fuggono dalla guerra condotta dalla Russia contro l’Ucraina”.

Una spiegazione che però non convince l’opposizione. Janina Ochojska, eurodeputata del Partito popolare europeo (che osteggia il partito di governo polacco, l’ultra-nazionalista PiS, che siede con Fratelli d’Italia nel gruppo dei Conservatori e riformisti), ha parlato di una “grossolana ipocrisia”. Secondo lei, la differenza sta nel fatto che gli ucraini sono “bianchi, cristiani e parlano una lingua simile”, al contrario dei profughi iracheni, siriani, afgani e yemeniti che arrivavano dalla Bielorussia.

Le autorità di Varsavia negano anche le pratiche illegali di respingimento: “Se troviamo dei migranti li aiutiamo, non ci sono respingimenti. Se qualcuno vuole chiedere di rimanere in Polonia, lo accettiamo”, ha dichiarato Anna Michalska, portavoce della guardia di frontiera polacca. “Ma la maggior parte di queste persone vuole solo andare in Germania. Vogliono i benefici che ci sono lì. Non siamo un servizio di taxi”.

Ochojska ha smentito anche questa versione. “Abbiamo visto tre siriani respinti otto volte dalle guardie di frontiera polacche”, ha detto. “Stavano chiedendo, in dichiarazioni scritte in polacco, asilo in Polonia. Abbiamo chiamato le guardie di confine e loro sono venuti, ci hanno spinto da una parte, hanno preso i passaporti di quelle persone e le hanno portate via in un camion”, ha aggiunto. “Il giorno dopo il portavoce della guardia di frontiera ha negato che avessero avuto i documenti”.
La guardia di frontiera ha detto che l’anno scorso ha arrestato 2.744 immigrati illegali e ha impedito 33.776 tentativi di attraversare il confine bielorusso. Secondo gli attivisti, oltre 20 persone sono morte tentando la traversata. Droni, telecamere a infrarossi, elicotteri e circa 13mila soldati pattugliano il muro.
Dall’altra parte del filo spinato, chi aiuta i migranti mediorientali a varcare la frontiera viene arrestato e rischia diversi anni di reclusione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (con l’area chiusa a giornalisti e gruppi per la tutela dei diritti umani). E continuano i respingimenti verso un Paese che la Russia usa come base per gli attacchi in Ucraina. Mentre, sull’altro confine, i volontari che aiutano gli ucraini a fare lo stesso sono lodati dal governo, e i militari polacchi forniscono aiuto e materiale ai rifugiati.

Francesco Bortoletto

lunedì 11 aprile 2022

Le parole di Papa Francesco: saldo riferimento per non scivolare nella logica della guerra e cercare la pace in Ucraina

 Blog Diritti Umani - Human Rights

La guerra non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani. Perché, se da questa vicenda usciremo come prima, saremo in qualche modo tutti colpevoli. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia. [Papa Francesco 27 marzo 2022] 

Ma oggi c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. Si depongano le armi! Si inizi una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no!, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie? [Papa Francesco 7 aprile 2022]

27 febbraio 2022 - Con il cuore straziato per quanto accade in Ucraina – e non dimentichiamo le guerre in altre parti del mondo, come nello Yemen, in Siria, in Etiopia… –, ripeto: tacciano le armi! Dio sta con gli operatori di pace, non con chi usa la violenza. Perché chi ama la pace, come recita la Costituzione Italiana, «ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» 

1 marzo 2022 - La guerra è una pazzia. Chi fa la guerra dimentica l'umanità. Com'è triste quando persone e popoli pensano a farsi la guerra. Tacciano le armi. 

13 marzo 2022 - Vorrei ancora una volta esortare all’accoglienza dei tanti rifugiati, nei quali è presente Cristo, e ringraziare per la grande rete di solidarietà che si è formata. Chiedo a tutte le comunità diocesane e religiose di aumentare i momenti di preghiera per la pace. Dio è solo Dio della pace, non è Dio della guerra, e chi appoggia la violenza ne profana il nome. Ora preghiamo in silenzio per chi soffre e perché Dio converta i cuori a una ferma volontà di pace.

14 marzo 2022 - Mi pare che sostanzialmente il mondo abbia continuato e continui a essere governato da criteri obsoleti. Per non parlare dell’ambito geopolitico-militare, dove diverse guerre regionali e specialmente la guerra in corso in Ucraina dimostrano che chi governa le sorti dei popoli non ha ancora recepito la lezione delle tragedie del XX secolo.

16 marzo 2022 - E adesso vi chiedo di pensare, di fare un pensiero: pensiamo a tanti bambini e bambine, ragazzi e ragazze che sono in guerra, che oggi in Ucraina stanno soffrendo. Sono come noi, come voi: sei, sette, dieci, quattordici anni e voi avete davanti un futuro, una sicurezza sociale di crescere in una società in pace. Invece questi piccoli, anche piccolissimi, devono fuggire dalle bombe. Stanno soffrendo tanto. Con quel freddo che fa lì … Pensiamo. Ognuno di noi pensi a questi bambini, a queste bambine, a questi ragazzi, a queste ragazze.

18 marzo 2022 - Noi siamo abituati a sentire notizie delle guerre, ma lontane. Siria, Yemen… abituali. Adesso la guerra si è avvicinata, è a casa nostra, praticamente. E questo ci fa pensare sulla “selvaticità” della natura umana, fino a dove siamo capaci di arrivare. Assassini dei nostri fratelli. Pensiamo a tanti soldati che sono inviati al fronte, giovanissimi, soldati russi, poveretti. 

Pensiamo a tanti soldati giovani ucraini; pensiamo agli abitanti, i giovani, le giovani, bambini, bambine… Questo succede vicino a noi. Il Vangelo ci chiede soltanto di non guardare da un’altra parte, che è proprio l’atteggiamento più pagano dei cristiani: il cristiano, quando si abitua a guardare da un’altra parte, lentamente diventa un pagano travestito da cristiano. 

Una guerra sempre – sempre! – è la sconfitta dell’umanità, sempre. Noi, colti, che lavoriamo nell’educazione, siamo sconfitti da questa guerra, perché da un’altra parte siamo responsabili. Non esistono le guerre giuste: non esistono!

Nel contesto provocato dalla guerra in Ucraina risalta ancora di più il valore di questo Patto Educativo, in ordine a promuovere la fraternità universale nell’unica famiglia umana, basata sull’amore. La preghiera per la pace va infatti accompagnata da un paziente impegno educativo, affinché i ragazzi e i giovani maturino la decisa consapevolezza che i conflitti non si risolvono con la violenza, non si risolvono con la sopraffazione, ma con il confronto e il dialogo. Ci saranno sempre dei conflitti: insegnare ai giovani come risolvere un conflitto. Non con la violenza, non con la sopraffazione ma con il confronto, il sano confronto, e il dialogo.

20 marzo 2022 - Non si arresta, purtroppo, la violenta aggressione contro l’Ucraina, un massacro insensato dove ogni giorno si ripetono scempi e atrocità. Non c’è giustificazione per questo! Supplico tutti gli attori della comunità internazionale perché si impegnino davvero nel far cessare questa guerra ripugnante.

E, per favore, non abituiamoci alla guerra e alla violenza! Non stanchiamoci di accogliere con generosità, come si sta facendo: non solo ora, nell’emergenza, ma anche nelle settimane e nei mesi che verranno. Perché voi sapete che al primo momento, tutti ce la mettiamo tutta per accogliere, ma poi, l’abitudine ci raffredda un po’ il cuore e ci dimentichiamo. Pensiamo a queste donne, a questi bambini che con il tempo, senza lavoro, separate dai loro mariti, saranno cercate dagli “avvoltoi” della società. Proteggiamoli, per favore.

21 marzo 2022 - A che serve impegnarci tutti insieme, solennemente, a livello internazionale, nelle campagne contro la povertà, contro la fame, contro il degrado del pianeta, se poi ricadiamo nel vecchio vizio della guerra, nella vecchia strategia della potenza degli armamenti, che riporta tutto e tutti all’indietro? Sempre una guerra ti riporta all’indietro, sempre. Camminiamo indietro. 

23 marzo 2022 - L’odio e la rabbia alla guerra io l’ho imparata da mio nonno che aveva combattuto al Piave nel 1914: lui mi ha trasmesso questa rabbia alla guerra. Perché mi raccontò le sofferenze di una guerra. E questo non si impara né nei libri né in altra maniera, si impara così, trasmettendola dai nonni ai nipoti. E questo è insostituibile. La trasmissione dell’esperienza di vita dai nonni ai nipoti. Oggi questo purtroppo non è così e si pensa che i nonni siano materiale di scarto: no! Sono la memoria vivente di un popolo e i giovani e i bambini devono ascoltare i nonni.

Vorrei prendere un minuto per ricordare le vittime della guerra. Le notizie delle persone sfollate, delle persone che fuggono, delle persone morte, delle persone ferite, di tanti soldati caduti da una parte e dall’altra, sono notizie di morte. Chiediamo al Signore della vita che ci liberi da questa morte della guerra. Con la guerra tutto si perde, tutto. Non c’è vittoria in una guerra: tutto è sconfitto. Che il Signore invii il suo Spirito perché ci faccia capire che la guerra è una sconfitta dell’umanità, ci faccia capire che occorre invece sconfiggere la guerra. Lo Spirito del Signore ci liberi tutti da questo bisogno di auto-distruzione, che si manifesta facendo la guerra. Preghiamo anche perché i governanti capiscano che comprare armi e fare armi non è la soluzione del problema. La soluzione è lavorare insieme per la pace e, come dice la Bibbia, fare delle armi strumenti per la pace. 

25 marzo 2022 - In questi giorni notizie e immagini di morte continuano a entrare nelle nostre case, mentre le bombe distruggono le case di tanti nostri fratelli e sorelle ucraini inermi. L’efferata guerra, che si è abbattuta su tanti e fa soffrire tutti, provoca in ciascuno paura e sgomento. Avvertiamo dentro un senso di impotenza e di inadeguatezza.

27 marzo 2022 - È passato più di un mese dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina, dall’inizio di questa guerra crudele e insensata che, come ogni guerra, rappresenta una sconfitta per tutti, per tutti noi. C’è bisogno di ripudiare la guerra, luogo di morte dove i padri e le madri seppelliscono i figli, dove gli uomini uccidono i loro fratelli senza averli nemmeno visti, dove i potenti decidono e i poveri muoiono.

La guerra non devasta solo il presente, ma anche l’avvenire di una società. Ho letto che dall’inizio dell’aggressione all’Ucraina un bambino su due è stato sfollato dal Paese. Questo vuol dire distruggere il futuro, provocare traumi drammatici nei più piccoli e innocenti tra di noi. Ecco la bestialità della guerra, atto barbaro e sacrilego!

La guerra non può essere qualcosa di inevitabile: non dobbiamo abituarci alla guerra! Dobbiamo invece convertire lo sdegno di oggi nell’impegno di domani. Perché, se da questa vicenda usciremo come prima, saremo in qualche modo tutti colpevoli. Di fronte al pericolo di autodistruggersi, l’umanità comprenda che è giunto il momento di abolire la guerra, di cancellarla dalla storia dell’uomo prima che sia lei a cancellare l’uomo dalla storia.

Prego per ogni responsabile politico di riflettere su questo, di impegnarsi su questo! E, guardando alla martoriata Ucraina, di capire che ogni giorno di guerra peggiora la situazione per tutti. Perciò rinnovo il mio appello: basta, ci si fermi, tacciano le armi, si tratti seriamente per la pace! Preghiamo ancora, senza stancarci

30 marzo 2022 -  E con questo saluto ai bambini, torniamo anche a pensare a questa mostruosità della guerra e rinnoviamo le preghiere perché si fermi questa crudeltà selvaggia che è la guerra.

3 aprile 2022 - Ma proprio dall’est Europa, dall’Oriente dove sorge prima la luce, sono giunte le tenebre della guerra. Pensavamo che invasioni di altri Paesi, brutali combattimenti nelle strade e minacce atomiche fossero ricordi oscuri di un passato lontano. Ma il vento gelido della guerra, che porta solo morte, distruzione e odio, si è abbattuto con prepotenza sulla vita di tanti e sulle giornate di tutti. E mentre ancora una volta qualche potente, tristemente rinchiuso nelle anacronistiche pretese di interessi nazionalisti, provoca e fomenta conflitti, la gente comune avverte il bisogno di costruire un futuro che, o sarà insieme, o non sarà. Ora, nella notte della guerra che è calata sull’umanità, per favore, non facciamo svanire il sogno della pace.

Quanto ci serve una “misura umana” davanti all’aggressività infantile e distruttiva che ci minaccia, di fronte al rischio di una “guerra fredda allargata” che può soffocare la vita di interi popoli e generazioni! Quell’“infantilismo”, purtroppo, non è sparito. Riemerge prepotentemente nelle seduzioni dell’autocrazia, nei nuovi imperialismi, nell’aggressività diffusa, nell’incapacità di gettare ponti e di partire dai più poveri. Oggi è tanto difficile pensare con la logica della pace. Ci siamo abituati a pensare con la logica della guerra. Da qui comincia a soffiare il vento gelido della guerra, che anche stavolta è stato alimentato negli anni. Sì, la guerra si è preparata da tempo con grandi investimenti e commerci di armi. Ed è triste vedere come l’entusiasmo per la pace, sorto dopo la seconda guerra mondiale, si sia negli ultimi decenni affievolito, così come il cammino della comunità internazionale, con pochi potenti che vanno avanti per conto proprio, alla ricerca di spazi e zone d’influenza. E così non solo la pace, ma tante grandi questioni, come la lotta alla fame e alle disuguaglianze sono state di fatto derubricate dalle principali agende politiche.

6 aprile 2022 - Dopo la seconda guerra mondiale si è tentato di porre le basi di una nuova storia di pace, ma purtroppo – non impariamo – è andata avanti la vecchia storia di grandi potenze concorrenti. E, nell’attuale guerra in Ucraina, assistiamo all’impotenza della Organizzazione delle Nazioni Unite.

Le recenti notizie sulla guerra in Ucraina, anziché portare sollievo e speranza, attestano invece nuove atrocità, come il massacro di Bucha: crudeltà sempre più orrende, compiute anche contro civili, donne e bambini inermi. Sono vittime il cui sangue innocente grida fino al Cielo e implora: si metta fine a questa guerra! Si facciano tacere le armi! Si smetta di seminare morte e distruzione!

7 aprile 2022 - Ma oggi c’è la guerra. Perché si vuole vincere così, alla maniera del mondo? Così si perde soltanto. Si depongano le armi! Si inizi una tregua pasquale; ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere, no!, una tregua per arrivare alla pace, attraverso un vero negoziato, disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente. Infatti, che vittoria sarà quella che pianterà una bandiera su un cumulo di macerie?

domenica 3 aprile 2022

La guerra in Ucraina affama l'Africa, vittima collaterale ma non per questo minore. Di Marco Impagliazzo

La Nuova Sardegna
Ha sorpreso paesi che erano già alle prese con fragilità endemiche come sistemi sanitari ed educativi fortemente precari


E l'Africa? In questi giorni, in cui si parla giustamente quasi solo dell'Ucraina, poco ci si interroga sulle conseguenze che la guerra sta già producendo in quel continente. Terre che sono lontane da Kiev e da Mosca, ma solo geograficamente, perché gli effetti del conflitto hanno cominciato già a pesare, e in modo notevole, dal Cairo a Città del Capo. Si tratta di considerare il punto di partenza: una cosa è l'Europa o l'America del Nord, in cui certamente le economie già subiscono e subiranno duri colpi, ma che mostrano redditi pro capite elevati.

Un'altra cosa è l'Africa che nel suo complesso già prima dell'invasione russa dell'Ucraina non poteva certo vantare sicurezza, sviluppo, ricchezza e - in molti casi - anche libertà e democrazia.
In altre parole, la guerra ha sorpreso paesi che erano già alle prese con fragilità endemiche come sistemi sanitari ed educativi fortemente precari, disoccupazione a doppia cifra, disuguaglianze economiche e sociali, senza considerare i danni procurati dall'emergenza climatica e, soprattutto, da conflitti di cui si parla troppo poco ma che a volte esistono da anni.
È evidente quindi che non si possono fare due pesi e due misure tra il Nord e il Sud del mondo. Soprattutto, poi, quando scoppia una guerra che per le sue ripercussioni è già per forza di cose "mondiale" dal punto di vista dei suoi riflessi economici e sociali. 

L'Africa già aveva vissuto, negli ultimi due anni di pandemia, ricadute negative sul suo sistema economico. In molti paesi le misure di prevenzione - adottate con strategie molto diversificate - hanno messo in crisi una parte significativa della popolazione, che vive di economia informale all'80%: i lockdown iniziali e le successive limitazioni hanno costretto alla chiusura molti tra i piccoli mercati che sorgono spontaneamente un po' ovunque e, in particolare, gli ambulanti che vendono da mangiare per le strade delle grandi città.
Ma da quando è cominciata la guerra in Europa si è aggiunto l'aumento, in certi casi il raddoppio, del costo della vita. Il motivo è presto detto: si tratta di paesi importatori di grano e di mais, due prodotti leader di Russia e Ucraina che sono tra i maggiori partner commerciali di molti paesi del continente. 
Basta sapere che se nel 2021 una tonnellata di grano costava 180 euro e quella di mais 175 mentre oggi siamo rispettivamente a 440 e 314 euro. Una crescita esponenziale, che ha portato l'Onu a definire "a rischio" oltre 40 Stati africani, grandi clienti di questi alimenti acquistati dalle terre oggi in conflitto, sia per le popolazioni che per l'allevamento degli animali e per l'agricoltura. Altro grande prodotto di importazione il cui costo sta salendo alle stelle: l'olio di semi. E negli ultimi giorni, come si può immaginare, anche il prezzo della benzina e del petrolio.

Grandi paesi africani - pure in parte produttori di gas e petrolio - come Sudan, Nigeria, Tanzania, Algeria, Kenya e Sudafrica sono tra i maggiormente colpiti dalle ripercussioni della guerra. 

A tutto ciò si deve aggiungere la crisi climatica che continua a creare, in molte aree della fascia subsahariana, notevoli problemi legati alla progressiva desertificazione e al disequilibrio di zone che fino a qualche anno fa davano lavoro e garantivano la sopravvivenza, alle loro popolazioni. 

Ecosistemi che, entrando in crisi, producono anche conflitti sociali e determinano lo spostamento di intere popolazioni, al pari delle piccole e grandi guerre che ancora interessano alcuni paesi, insieme agli attacchi jihadisti che tengono in ostaggio una parte sempre più consistente della fascia del Sahel che va dal Mali alla Nigeria.

Di fronte a questo scenario, che presenta crescenti criticità socio-economiche, viene logico interrogarsi sulla tenuta delle società civili nei paesi più a rischio in un quadro per molti aspetti più difficile e precario dopo la pandemia. 
Per questo la comunità internazionale non dovrebbe dimenticare l'Africa, vittima collaterale ma non per questo minore dell'attuale guerra. Guerra che si dimostra ancora una volta, come ogni guerra, un grande male.

Marco Impagliazzo 

domenica 20 marzo 2022

Ucraina - Il papà che tenta di fuggire all'arruolamento: "Non voglio uccidere" - L'obiezione di coscienza non è diserzione

Blog Diritti Umani - Human Rights


Un papà tenta di attraversare il confine nascondendosi in auto per sfuggire all'arruolamento forzato degli uomini tra 18 e 60 anni, le sue frasi:
 “Lo so che la nostra è legittima difesa, e che se anche dovessi uccidere il nemico per difendere la mia famiglia, mi verrà perdonato. Ma io non prenderò il fucile”. 
“Solo che io non voglio sparare a nessuno, non voglio uccidere, ma non voglio neanche morire”,  
Quando dovrai scegliere tra la tua vita o quella di chi ti sta di fronte?
“Può darsi che gli tirerò un sasso, oppure avrò così tanta paura da restare paralizzato aspettando che mi ammazzi”. 
Yuri tra le macerie di Kiev:
 “Intanto cerco di dare una mano ai ragazzi che vanno a lottare. Gli spiego che non sono obbligati a farlo, ma che se lo fanno devono farlo per amore della nostra libertà, non per odio”.
Il giovane marito appena sposato con Alessia che viene bloccato alla frontiera con la Moldavia,“Devi combattere per la patria!” e lui risponde tra le lacrime sentendosi un vigliacco: 
“Non andrò a combattere, devo proteggere lei. L’Ucraina è la mia terra, Alessia è la mia patria”.

ES 

venerdì 18 marzo 2022

Ucraina: la protesta dei passeggini vuoti, 'basta bimbi uccisi' - Manifestazione in piazza a Leopoli

Ansa
Centonove passeggini vuoti distribuiti su sei file per dire basta all'uccisione di bambini.
Nella centrale piazza del mercato, a Leopoli, gli ucraini hanno inscenato questa silenziosa protesta per denunciare, ancora una volta, le bombe sui civili da parte dell'esercito russo.


I passeggini sono stati distribuiti di fronte al media center che accoglie, nella città dell'Ovest, giornalisti da tutto il mondo. E, con loro, sono stati piantati anche tre cartelli che raccontano la tragedia della popolazione ucraina e ricordano il bombardamento del teatro di Mariupol.


Finora, secondo la Procura Generale ucraina sono stati 109 i bambini uccisi dalle bombe russe, più di 130 quelli feriti.

domenica 6 marzo 2022

martedì 1 marzo 2022

Accolti gli Ucraini alle frontiere ma gli africani: donne con bambini, studenti, in fuga dall'invasione russa sono bloccati

Europa Today
Diversi video mostrano decine di studenti ma anche madri con bambini fermati dalla polizia e dalle guardie di frontiera, nonostante stessero scappando dalla guerra come gli altri.

Negli ultimi giorni l’Europa ha dato prova di enorme solidarietà nei confronti dei rifugiati ucraini. Tutti gli Stati membri, compresi quelli del gruppo Visegrad come l'Ungheria di Viktor Orban, storicamente restii ad accettare immigrazione, si sono resi disponibili ad accogliere coloro che stanno fuggendo dal conflitto. 



Ma non tutti coloro che scappano, anche in momento come questo a quanto pare c'è chi fa distinzione tra la nazionalità e il colore della pelle di chi scappa dalla guerra.

Negli ultimi giorni si sono moltiplicate suTwitter le testimonianze di studenti di origine africana o araba, che pur vivendo in Ucraina vengono trattati in maniera differente dalle guardie di frontiera dei Paesi confinanti, che li bloccano e gli impediscono di entrare. 

Sotto l'hashtag #AfrikansinUkraine le loro immagini e i loro video sono circolati sul social, immagini che mostrano studenti poco più che ventenni, ma anche madri con i loro bambini appena nati, che vengono abbandonati al loro destino al freddo, a temperature sotto lo zero. 

Senza diritto all'alloggio, senza diritto a viaggiare, con i posti nei bus e nei treni riservati solo agli ucraini.

Eleonora Mureddu

sabato 26 febbraio 2022

Guerra in Ucraina - Appello di Andrea Riccardi, Comunità di Sant'Egidio: Kiev "città aperta", per il cessate il fuoco e salvare la città

santegidio.org
In queste ore drammatiche per la capitale dell’Ucraina, Andrea Riccardi e la Comunità di Sant’Egidio lanciano, con il seguente manifesto - aperto alle adesioni di tutti -, la proposta di giungere ad un immediato cessate il fuoco e di proclamare con urgenza Kiev “città aperta”:


Il testo dell'Appello per la salvezza di Kiev


Kiev, una capitale di tre milioni di abitanti, in Europa, è oggi un campo di battaglia. 

La popolazione civile, inerme, vive in una condizione di pericolo, terrore, mentre trova riparo nei rifugi sotterranei. I più deboli, dagli anziani ai bambini, ai senza dimora, sono ancora più esposti. Ci sono già le prime vittime civili.

Kiev è una città che rappresenta un grande patrimonio culturale. Non si può pensare alla cultura europea, alla storia dell'Europa senza Kiev, così come non si può pensare alla cultura russa, alla storia della Russia, senza Kiev. La città, tra tanti monumenti, ospita siti che sono patrimonio dell’umanità.

Kiev è una città santuario per tanti cristiani, in primo luogo per i cristiani ortodossi del mondo intero. A Kiev ha avuto inizio la storia di fede dei popoli ucraino, bielorusso, russo. A Kiev è nato il monachesimo ucraino e russo. Il grande monastero della lavra delle grotte che sulla collina sovrasta il grande fiume Dnepr è un luogo santo di pellegrinaggio e preghiera millenario. Kiev è una città preziosa per tutto il mondo cristiano. 

Il destino di Kiev non lascia indifferente chi, da oriente e da occidente, guarda con passione e coinvolgimento alla città e alla sua gente. Dopo Sarajevo, dopo Aleppo, non possiamo assistere nuovamente all’assedio di una grande città. Gli abitanti di Kiev chiedono un sussulto di umanità. Il suo patrimonio culturale non può essere esposto al rischio di distruzione. La santità di Kiev per il mondo cristiano esige rispetto.

Imploriamo chi può decidere di astenersi dall’uso delle armi a Kiev, di dichiarare il cessate il fuoco nella città, di proclamare Kiev “città aperta”, di non colpire i suoi abitanti con la violenza delle armi, di non violare una città a cui oggi guarda l’umanità intera. Possa accompagnare questa scelta la ripresa di un percorso negoziale per arrivare alla pace in Ucraina.

Andrea Riccardi
Comunità di Sant'Egidio

venerdì 25 febbraio 2022

Ucraina - La guerra di Putin ma non della Russia - Proteste in 50 città russe contro la guerra, oltre 1700 arresti

RaiNews 24
Proteste contro la guerra in Ucraina si sono svolte dal pomeriggio di ieri in oltre 50 città della Russia. Ma il presidente Vladimir Putin ha ordinato una reazione molto dura. Così, stando a quanto riferisce il sito indipendente Ovd-Info, più di 1700 persone sono state arrestate.

Mobilitazioni ci sono state anche nella capitale Mosca. Un corrispondente di Ria Novosti ha raccontato di aver assistito a oltre una decina di arresti, e a controlli diretti anche su alcuni giornalisti.


Nel Paese non si assisteva a manifestazioni così di massa da quanto tornò in patria l'oppositore Aleksei Navalny, poi arrestato.


lunedì 22 febbraio 2021

Povera Ucraina, una guerra civile dimenticata nel cuore dell'Europa

Corriere della Sera
Il destino di uno Stato-cuscinetto tra est e ovest, grande quanto la Francia, che parla russo nell'orientale Donbass e ucraino, o polacco, ai suoi confini occidentali. 
Povera Ucraina, tornata nel dimenticatoio dopo una fugace notorietà nel 2019, quando Trump cercò di colpire il rivale Biden mettendo nel mirino gli affari del figlio Hunter con gli oligarchi di Kiev. Povera Ucraina, di nuovo in soffitta benché la sua guerra civile tra filo-russi e occidentalisti abbia fatto in sette anni, 14.500 morti e decine di migliaia di feriti.


Ma chi ne parla? Dopotutto l'Ucraina è uno Stato-cuscinetto tra est e ovest, anche se è grande quanto la Francia. Povera Ucraina, condannata dalla Storia a parlare russo nell'orientale Donbass e ucraino, o polacco, ai suoi confini occidentali (a questi si richiamavano i dimostranti di Piazza Maidan).

Povera Ucraina che nel 1954 ricevette da Krusciov il regalo avvelenato della Crimea, oggi annessa dalla Russia di Putin e da allora diventata il secondo Muro dopo quello del Donbass, per la disperazione di chi lamenta la mancanza di una unità nazionale che il crollo dell'URSS pareva aver promesso. Povera Ucraina, che oggi teme di perdere i proventi del transito del gas russo diretto in Occidente se Berlino e Mosca riusciranno a completare il NorthStream-2 a dispetto delle sanzioni americane.

Che nel suo esercizio di democrazia dell'aprile 2019 ha eletto Presidente Volodymyr Zelenski, un attore comico noto soprattutto per aver interpretato il ruolo di presidente in uno sceneggiato tv. Ma uomo nuovo che prometteva guerra alla corruzione e un accordo con la Russia. 

Due anni dopo purtroppo la corruzione è come sempre dilagante (e blocca gli aiuti FMI e UE), e con Putin i sorrisi si alternano a colpi bassi micidiali (chiuse le TV filo-russe in Ucraina, sanzioni contro novanta imprese ucraine in Russia). Gli accordi di Minsk, il "formato Normandia"? Interessano solo un piccolo gruppo di diplomatici. E Biden, se entrasse in scena, non aiuterebbe. Del resto Ucraina, e Libia, vengono considerate affari degli europei. La Libia è già persa, ora povera Ucraina.

Franco Venturini

giovedì 25 luglio 2019

Spiragli di dialogo tra Russia e Ucraina. Il premier Zelensky tratta con il Cremlino per uno scambio di prigionieri

La Stampa
Mosca e Kiev tastano il terreno per un possibile scambio di prigionieri. Il neo presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è detto pronto a liberare il giornalista Kirill Vyshinsky in cambio della scarcerazione del regista ucraino Oleg Sentsov da parte del Cremlino. Si tratta di due detenuti d'eccellenza. Sentsov è ormai un simbolo delle persecuzioni di Mosca contro chi si oppone all'annessione russa della Crimea.


Kirill Vyshinsky
Mentre Vyshinsky è considerato dalla Russia un detenuto politico. Ma le trattative di questi giorni hanno riguardato anche i 24 marinai ucraini catturati l'anno scorso dai russi dopo uno scontro nello Stretto di Kerch, nonché centinaia di prigionieri catturati nella guerra del Donbass, dove la Russia appoggia militarmente i separatisti.

Vyshinsky in cambio di Sentsov - Si tratta di colloqui difficili, ma che segnano la ripresa di un dialogo che mancava da tempo. L'11 luglio Putin e Zelensky hanno parlato per la prima volta al telefono e lunedì le responsabili dei diritti umani di Russia e Ucraina si sono incontrate a Kiev alla ricerca di un compromesso. Resta da vedere quali saranno i risultati di queste discussioni. Per il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, scarcerare Vyshinsky sarebbe "un eccellente primo passo".

Oleg Sentsov
Ma Mosca chiede che il giornalista sia liberato a prescindere, e sostiene che lui stesso non voglia assolutamente essere incluso in uno scambio. In ogni caso, si dovrà ancora aspettare e trattare. Ieri il tribunale di Kiev ha infatti prolungato di altri due mesi la custodia in carcere del reporter. Vyshinsky è il capo della sede ucraina dell'agenzia di stampa russa Ria Novosti.

È stato arrestato a Kiev l'anno scorso per "alto tradimento" e rischia fino a 15 anni per aver preso parte - questa è l'accusa che gli viene rivolta - alla "guerra di disinformazione" condotta da Mosca. Il regista ucraino Oleg Sentsov è finito invece in manette nel 2014. Nel 2015 un tribunale militare russo lo ha condannato a 20 anni di reclusione, e ora è dietro le sbarre in un carcere di massima sicurezza oltre il Circolo Polare Artico.

Secondo gli inquirenti, avrebbe tentato di "organizzare atti terroristici" in Crimea. Lui però si dice innocente e denuncia che la confessione gli è stata estorta a suon di percosse. D'altronde sono in molti a pensare che Sentsov in realtà sia stato arrestato solo perché fortemente contrario all'annessione russa della Crimea, la terra in cui è nato. L'anno scorso ha protestato con uno sciopero della fame durato ben cinque mesi: ha perso 20 chili e ha fatto temere seriamente per la sua vita.
Giuseppe Agliastro

sabato 9 marzo 2019

Guerre dimenticate - Ucraina-Russia - I tragici dati del conflitto: 1,750 milioni profughi, 10mila le vittime, 25mila i feriti. I bambini: 223 uccisi, centinaia feriti, invalidi e mutilati

Vita
L'associazione “Aiutateci a Salvare i Bambini” continua, grazie ai donatori italiani, a portare aiuto umanitario nelle zone più tormentate dal conflitto del confine tra Ucraina e Russia. L'intervista al presidente Ennio Bordato.

Dal 2014, nel silenzio del mainstream occidentale, una terribile guerra prosegue in Europa nelle regioni del Donbass nel sud-est dell’Ucraina. Nulla all’orizzonte fa sperare in una veloce cessazione del conflitto. 

La ONLUS “Aiutateci a Salvare i Bambini” in questo terribile scenario per i civili e soprattutto per i bambini, continua, grazie ai donatori italiani, a portare aiuto umanitario nelle zone più tormentate dal conflitto, dove gli aiuti diventano un supporto indispensabile per la sopravvivenza. Il presidente Ennio Bordato, promotore di una lunga serie d’iniziative finalizzate a dare sostegno umanitario ai bambini del Donbass e alle loro famiglie, in esclusiva su Vita.it, fa il punto della situazione e lancia un nuovo appello.

Bordato, da i dati del conflitto
I dati ONU più recenti, sottostimati, sono sconvolgenti: 
1.750 milioni di profughi, di cui oltre 1 milione nella Federazione Russa;oltre 10mila le vittime, 25mila i feriti; 
223 bambini uccisi, centinaia i feriti, gli invalidi ed i mutilati;oltre 4 milioni e mezzo di abitanti colpiti dal conflitto e 3 milioni 400mila di questi necessitano di costante aiuto.  
Il 60% di costoro sono donne e bambini, il 40% anziani;200mila persone che vivono nella “zona grigia di contatto”, una delle zone più minate del mondo, dipendono unicamente dall’aiuto umanitario esterno.
Eliseo Bertolasi

domenica 27 gennaio 2019

Guerre dimenticate - Onu: in Ucraina 13mila morti per la guerra del Donbass

Corriere della Sera
Dall’aprile 2014 alla fine del 2018 sono state quasi 13 mila le vittime della guerra nel Donbass. Lo ha reso noto la missione di monitoraggio per i diritti umani delle Nazioni Unite in Ucraina. 

Nello specifico, i civili rimasti uccisi sarebbero 3.300, oltre a 4 mila soldati ucraini e 5.500 miliziani separatisti. In aggiunta, un numero di persone fra le 27 e le 30 mila sono rimaste ferite nel corso del conflitto armato.
Tutta l’area orientale dell’Ucraina vive una situazione di profonda instabilità e incertezza dall’aprile del 2014, dopo che le autorità di Kiev lanciarono un’operazione militare per riprendere il controllo della regione dalle milizie delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Luhansk che sostengono l’indipendenza del Donbass. 

Gli accordi raggiunti a Minsk dal Gruppo di contatto trilaterale dell’Osce (Russia, Ucraina e le due autoproclamate repubbliche) prevedono un completo cessate il fuoco; il ritiro degli armamenti dalla linea di contatto nell’Ucraina orientale; lo scambio reciproco di tutti i prigionieri detenuti da entrambe le parti; delle riforme costituzionali che conferiscano uno statuto speciale alle autoproclamate repubbliche. 

Il Formato Normandia (Francia, Germania, Russia e Ucraina) monitora il rispetto di quest’intesa. Dalla sigla degli accordi, tuttavia, le due parti si accusano reciprocamente di contrastarne l’attuazione.

Monica Ricci Sargentini

giovedì 13 dicembre 2018

Ucraina. Premio Sakharov a Oleg Sentsov, regista dissidente ancora in carcere

Avvenire
Questo premio deve diventare una leva e una molla per la liberazione di tutti i prigionieri politici ucraini in Russia. Oleg Sentsov ha sempre detto di non battersi per sé, ma per una causa collettiva". 


Presso l'Europarlamento di Strasburgo, l'ha dichiarato ieri Dmitriy Dinze, il legale del cineasta 42enne divenuto il simbolo delle repressioni di Mosca contro il nemico ucraino. La ricompensa è il premio Sakharov per la libertà di pensiero, assegnato ogni anno dall'emiciclo di Strasburgo. Imprigionato in una colonia penale dell'estremo Nord russo, Sentsov non ha potuto ritirare il premio, facendosi rappresentare da Dinze così come dalla cugina Natalya Kaplan. 

Davanti all'appello "free Oleg Sentsov" esibito da molti eurodeputati, il presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani ha spiegato la motivazione del riconoscimento: "Sentsov viene premiato per la sua protesta pacifica contro l'annessione illegale da parte della Russia della Crimea, sua terra natale. Il premio gli viene attribuito anche per la sua determinazione e il suo impegno in difesa dei diritti e della dignità umana, della democrazia e dello stato di diritto". 

Tajani ha ribadito che il riconoscimento è pure un appello per il "rilascio immediato" del dissidente. Dinze ha descritto le "comunicazioni molto limitate" con l'esterno del suo assistito, "praticamente in isolamento e sempre sotto controllo". 

Ma al contempo, "le autorità russe lo vogliono in vita", ha sottolineato il legale che ha usato parole durissime verso la strategia del potere russo: "È come un grande mercato di schiavi. I prigionieri politici finiscono per divenire oggetto di mercanteggiamenti. Se non presentano un grande interesse, rimangono nelle colonie penitenziarie". 

Per l'avvocato, il presidente russo Putin "terrà stretto Oleg Sentsov fin quando non si presenterà uno scambio utile", ad esempio per allentare le pressioni internazionali su Mosca. Descrivendo il cugino come "una persona con un forte senso della giustizia", e come "un lottatore che non si arrende mai", Natalya Kaplan ha denunciato che "i diritti umani sono calpestati in Russia", auspicando una convergenza delle pressioni internazionali per accelerare la liberazione dei prigionieri politici.

Daniele Zappala

mercoledì 7 novembre 2018

Attivista ucraina anti-corruzione Kateryna Handzyuk muore per le conseguenze delle ustioni di un attacco con l'acido

Blog Diritti Umani - Human Rights
Un eminente attivista anti-corruzione ucraina è morta, tre mesi dopo essere stata ferita in un attacco con l'acido.
Kateryna Handzyuk
Kateryna Handzyuk, 33 anni, aveva subito ustioni per oltre il 40% del suo corpo e gravi danni agli occhi in seguito all'assalto del 31 luglio nella città meridionale di Kherson.

La signora Handzyuk, che era anche membro del consiglio comunale di Kherson, aveva subito 11 operazioni nella capitale Kiev.

Il presidente Petro Poroshenko, domenica, ha chiesto che gli assassini siano puniti. Cinque sospetti sono già in carcere.

Non si conoscono le cause esatte del decesso
A settembre, l'attivista - che ha anche partecipato alla campagna contro il separatismo sostenuto dalla Russia - ha pubblicato un video in cui esortava gli ucraini a combattere la corruzione dilagante.

La morte dell'attivista ha suscitato una forte reazione sui social media in Ucraina, manifestando lo sconcerto di monti utenti.

ES

Fonte: BBC News

domenica 28 ottobre 2018

Guerre dimenticate - Ucraina - Donbass - Nel cuore dell'Europa, 4 anni di guerra, 10 mila vittime, molti civili, donne e bambini

Osservatorio Diritti
Gli scontri in Ucraina Orientale tra le milizie vicino alla Russia e le truppe di Kiev continuano a fare morti. Anche se ormai non ne parla più nessuno, la storia del conflitto del Donbass, cominciato quattro anni fa, ha già fatto più di 10 mila vittime, tra cui molti civili, tra cui anche donne e bambini.

In Donbass, nell’Ucraina Orientale, nonostante se ne parli molto poco e nonostante gli accordi di Minsk dovrebbero garantire una tregua, la guerra iniziata nel 2014 continua a fare morti e feriti. Le ultime vittime civili del conflitto sono tre adolescenti tra i 13 e i 15 anni, colpiti da una mina alla fine di settembre nella città di Gorlovka, nella zona cuscinetto che divide i miliziani filorussi dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk e le truppe di Kiev.

Oltre 10 mila morti nella guerra in Ucraina Orientale
I dati rilasciati dalle Nazioni Unite sulla guerra del Donbass parlano di oltre 10 mila morti, più di 30 mila feriti e poco meno di 2 milioni di sfollati da quando si sono aperte le ostilità.

«La guerra nell’Est del Paese continua ad annientare vite umane, a distruggere case e attività economiche. La comunità è in lacrime», ha dichiarato recentemente Kate Gilmore, vice Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani.

«Dall’inizio delle ostilità sono stati oltre 3 mila i civili uccisi e circa 9 mila quelli feriti. Come documentato dal nostro ultimo rapporto, solo tra il 16 maggio e il 15 agosto di quest’anno sono state registrate 105 vittime civili nell’Ucraina Orientale, 12 morti e 93 feriti», ha spiegato Gilmore.
Onu: città del Donbass tra le più minate al mondo
Nel dicembre 2017 le Nazioni Unite hanno dichiarato che 220 mila bambini rischiano di morire per colpa delle mine nascoste nelle zone di conflitto dell’Ucraina Orientale e che la regione sarebbe diventata una delle più contaminate al mondo.

Le mine terrestri e gli esplosivi rimasti inesplosi, ha detto inoltre l’Onu, hanno ucciso 37 adolescenti e ferito almeno 107 persone dall’inizio della guerra. Secondo la Missione speciale di monitoraggio dell’Osce, solo nel 2018 sono stati feriti o uccisi 23 bambinidurante i combattimenti.
Ucraina, Russia ed Europa: storia di un conflitto
La crisi in Ucraina è scoppiata il 21 novembre 2013, quando l’allora presidente Viktor Yanukovych ha interrotto i preparativi per un accordo di associazione dell’Ucraina all’Europa in favore di un altro accordo che legava ancor più il Paese alla Russia. Per questo sono iniziate le proteste di piazza note come Euromaidan.

Dopo mesi di violenti scontri, il 22 febbraio 2014 Yanukovich ha lasciato Kiev. Il cambiamento di linea politica interna ed europea ha scatenato la reazione delle aree del Paese a maggioranza russa e a fine febbraio dello stesso anno uomini armati filorussi hanno occupato gli edifici governativi in Crimea. Mosca ha appoggiato a parole le rivendicazioni e a metà marzo il popolo della Crimea, tramite un referendum, ha approvato l’annessione alla Russia.
La guerra arriva a Donetsk e altre città dell’Est Ucraina
Successivamente i ribelli filorussi hanno imbracciato le armi anche in diverse parti dell’est del Paese, come Donetsk, Kharkiv e Lugansk, chiedendo una consultazione per l’indipendenza. I combattimenti durano da allora, in un contesto di sempre maggiori tensioni internazionali tra Mosca e i Paesi dell’Occidente intervenuti con sanzioni economiche e minacce in difesa degli interessi dell’Ucraina e, ovviamente, della Nato.

La rivolta di piazza Maidan, la Crimea e la guerra fratricida tra le truppe governative e i miliziani del Donbass, infatti, sono episodi recenti di una storia molto più vecchia. E il rischio è quello di rompere definitivamente i già delicati equilibri geopolitici instaurati dopo la Guerra fredda.
La guerra più sanguinosa d’Europa dopo l’ex Jugoslavia
Da una parte abbiamo una popolazione che strizza l’occhio all’Occidente. Dall’altra, invece, una popolazione che ha oggettivamente radici russe e che è legata storicamente e culturalmente con Mosca. Intanto il conflitto prosegue ed è il più sanguinoso della storia recente in Europa dopo le guerre dei primi anni Novanta nella ex Jugoslavia.
Guerra in Ucraina: soluzione politica ancora lontana
In questo momento, secondo fonti dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, i militari ucraini starebbero provando ad avanzare in diverse zone del fronte, ma i filorussi starebbero mantenendo le loro posizioni. Ogni mattina i separatisti diramano un comunicato con le violazioni continue dell’esercito di Kiev, scrivendo ogni attacco ricevuto nei diversi villaggi, le persone rimaste morte e ferite. In 48 ore di conflitto, invece, le forze armate governative hanno accusato i separatisti di aver violato la tregua 28 volte.

In questo accusarsi a vicenda solo una cosa è certa: i combattimenti non si fermano. E mentre una soluzione politica sembra ancora lontana, i civili continuano a morire.

Fabio Polese

giovedì 25 ottobre 2018

A Oleg Sentov, scrittore ucraino prigioniero in Russia, il premio Sakharov 2018

TPI
Oleg Sentsov è il vincitore del premio Sakharov 2018. Sentsov è un regista e scrittore ucraino, originario della Crimea, conosciuto per il suo film del 2011 Gamer. Dopo l’annessione russa della Crimea fu arrestato e condannato a 20 anni di carcere da un tribunale russo con l’accusa di aver complottato per atti di terrorismo.


Il 14 maggio 2018, ha iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato per protestare contro la detenzione di 65 prigionieri politici ucraini in Russia e chiedendo la loro liberazione.

Dopo 87 giorni di fame, la sua salute si è completamente deteriorata. Secondo alcuni analisti, Putin ha deciso di lasciare morire Sentsov.

Sentsov era nato il 13 luglio 1976 a Simferopol, in Crimea.

Dopo le proteste del novembre 2013, Sentsov è diventato un attivista di piazza Maidan. Sentsov ha dichiarato di non riconoscere l’annessione russa della Crimea. Sentsov è stato arrestato l’11 maggio 2014 in Crimea con l’accusa di “complotto di atti terroristici”.

Insieme agli attivisti Gennady Afanasyev, Alexei Chirnigo e Alexander Kolchenko, fu detenuto dal Servizio di sicurezza federale della Russia, che li accusò di aver cercato di portare a termine attacchi terroristici su ponti, elettrodotti e monumenti pubblici in Crimea, nelle città di Simferopol, Yalta e Sebastopoli.

Sentsov, Afanasyev, Chirnigo e Kolchenko sono stati anche accusati di appartenenza al gruppo paramilitare nazionalista ucraino, accusa che sia Sentsov sia il gruppo, hanno negato. Sentsov è stato picchiato e minacciato di stupro per estorcergli delle confessioni.

Secondo gli avvocati di Sentsov, gli investigatori hanno rifiutato di aprire un caso sulle sue accuse di tortura, sostenendo che i suoi lividi erano autoinflitti e che era appassionato di sadomasochismo.

Il 19 maggio 2014, Sentsov è stato rinchiuso nella prigione di Lefortovo a Mosca.

Il 26 giugno 2014 il Consiglio presidenziale russo per la società civile e i diritti umani ha presentato ricorso al sostituto procuratore generale Viktor Grin. Il 7 luglio 2014 l’arresto di Sentsov è stato prorogato fino all’11 ottobre. Nell’ottobre 2014 il suo arresto è stato nuovamente prorogato fino all’11 gennaio 2015.

Sentsov è stato privato della cittadinanza ucraina. Il 21 luglio 2015, Sentsov è stato processato per terrorismo in Russia tra le proteste internazionali e una lettera aperta di importanti registi europei come Pedro Almodóvar, Ken Loach, Béla Tarr e Wim Wenders.

Il 25 agosto 2015, un tribunale russo di Rostov-on-Don ha condannato Sentsov a 20 anni di prigione.

Sentsov sta scontando la pena nella colonia penale di Labytnangi, nell’Okrug autonomo di Yamalo-Nenets, nel nord della Russia.

Il 14 maggio 2018, ha fatto uno sciopero della fame a tempo indeterminato per protestare contro la detenzione di tutti i prigionieri politici ucraini in Russia e chiedendo la loro liberazione

lunedì 1 ottobre 2018

Guerre dimenticate - Ucraina - Tre bambini uccisi dall'esplosione di una mina nei pressi di Donestk

Globalist
L'esplosione è avvenuta a trenta chilometri dalla roccaforte dei ribelli filorussi, in una zona ad alta concentrazione di munizioni.


Tre bambini sono rimasti uccisi nell'esplosione di una mina a Gorlovka, nell'est dell'Ucraina, a trenta chilometri a nord dalla roccaforte dei ribelli filorussi di Donestk.

Un quarto bambino è rimasto ferito nella tragedia. Il sindaco della città, Ivan Prikhodko, ha spiegato che i bambini erano nella zona di contatto tra i belligeranti, in una zona dove c'è una grande concentrazione di munizioni.