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mercoledì 10 febbraio 2021

Roma - Dopo Vicenza e Torino anche nella Capitale lo scandalo delle coperte gettate dai vigili a chi dorme per strada.

Avvenire
Il caso. Roma, vigili gettano coperte di senzatetto: costretti a dormire all'addiaccio
La denuncia di Barbara Funari (Demos) testimone della scena: «Cacciarli senza alternative a che serve? Almeno 7 i morti di freddo nella Capitale». Il Comando: «Nessuno sgombero, offerto un alloggio»


Agenti della Polizia locale di Roma Capitale a Trastevere hanno allontanato alcuni senza dimora, poi hanno chiamato gli operatori dell'Ama che hanno buttato coperte e effetti personali delle persone allontanate. La sera i senza tetto sono tornati a dormire nello stesso posto, ma stavolta senza nulla con cui coprirsi. 


A denunciare il caso è Barbara Funari, coordinatrice romana di Democrazia Solidale (Demos), testimone oculare della scena. Netta la smentita del Comando della Polizia locale: «Nessuno sgombero, la Polizia locale lavora in supporto degli operatori della Sala operativa sociale che da una settimana stava seguendo il caso di queste persone, offrendo loro un percorso e un alloggio alternativo. Ama interviene per rimuovere rifiuti, non coperte o materassi»

«A Trastevere, in via Cesare Pascarella, abbiamo assistito in diretta all'arrivo di una pattuglia della municipale - racconta Barbara Funari - che ha allontanato dei senza dimora gettando via le loro cose. E dove dormiranno stanotte quelle persone? I marciapiedi e la strada non sono una soluzione ma cacciarli senza alternativa a cosa serve? Forse prima del decoro urbano c'è una questione sociale da risolvere e ora che si prevede anche un drastico calo delle temperature siamo preoccupati perché non ci risulta siano state messe in campo nuove modalità di ospitalità da parte del Comune». 

Funari spiega che «quelle persone dormono lì da diverso tempo - spiega la coordinatrice romana di Demos - e dato che la nostra sede è lì vicino abbiamo presente la situazione. Lunedì, andando via verso le 12.30, ho visto un gruppo di vigili urbani e le poche cose dei senzatetto allontanate e accatastate. Dopo poco è venuta l'Ama e le ha portate via. La sera stessa, come immaginavamo, sono tornati esattamente nella stessa posizione, ma a quel punto senza più niente. Capiamo il problema, ma così si perde qualsiasi aspetto umano».

Barbara Funari ha scattato una fotografia che mostra le coperte e le borse dei senza dimora. Dopo l'intervento della Polizia locale una seconda foto, scattata dal consigliere regionale di Demos, Paolo Ciani, conferma l'eliminazione dei pochi averi delle due persone. 

«Non possiamo credere che per le istituzioni il decoro significhi gettare le coperte che riparano dal freddo chi vive per strada – dichiara la comunità di Sant'Egidio – ed è dunque sconvolgente quanto accaduto ieri in una via centrale di Roma. È un gesto di cieca ostilità, che dimentica le tante morti per freddo già avvenute nella Capitale, e che si oppone anche alla generosità dei molti cittadini che insieme a Sant’Egidio hanno donato coperte e indumenti invernali in questi ultimi mesi, convinti che la vita e la dignità dei più poveri sia inviolabile».

Il Comando della Polizia locale di Roma Capitale nega la ricostruzione della testimone: «Non è questa la tipologia di intervento della Polizia locale, che lavora come supporto alle operazioni del personale della Sala operativa sociale del Comune, con l'impiego di agenti del Nucleo.
assistenza emarginati della Polizia locale. Gli operatori della Sala operativa da una settimana stavano seguendo il caso di queste persone, cui hanno offerto un percorso e un alloggio alternativo. Ama interviene per eliminare rifiuti, non coperte o materassi usati da senza dimora. E non possiamo escludere che in quel posto siano tornate a dormire altre persone».

Luca Liverani

Link collegati: 
5/02/2021 - Vicenza - Gravi violenze contro i "clochard": coperte gettate, bagnati con gli idranti, multe per violazione del "coprifuoco" per chi dorme per strada. 5 sono morti di freddo

8/02/2021 - Torino, morto un "clochard" di 59 anni nella città che butta le coperte alle persone che dormono per strada




lunedì 11 gennaio 2021

Roma. Appello di Sant'Egidio - In aumento i clochard morti di freddo. Aprire edifici pubblici! Mario 58 anni morto di freddo davanti ad un albergo chiuso per Covid.

Avvenire
Aprire gli alberghi vuoti per Covid per dare ricovero notturno ai senza dimora, che nella Capitale sono almeno 3mila. La Comunità di Sant'Egidio lancia anche una raccolta nazionale di coperte per chi nelle nostre città dorme in strada. 

Già 7 morti di freddo a Roma dall'inizio di novembre. Sant'Egidio lancia l'allarme: quest'inverno nelle strade della città sono morte troppe persone senza dimora, "un numero inaccettabile per la Capitale d'Italia". L'ultimo si chiamava Mario e aveva 58 anni: è deceduto il giorno dell'Epifania vicino alla stazione Termini, proprio davanti a un albergo chiuso per Covid.

Ecco appunto la proposta della Comunità trasteverina: aprire edifici pubblici e alberghi inattivi per il virus. "Di fronte al freddo - che in questa stagione non può considerarsi un'eccezione - occorre agire in fretta scavalcando l'ordinaria, colpevole, burocrazia che dispensa gli aiuti con il contagocce. Anche perché l'inverno, quest'anno, arriva nel cuore di una pandemia non risolta che ha aggravato la condizione di chi vive per strada accentuandone l'isolamento".

Sant'Egidio punta il dito sull'amministrazione comunale: "Agli 800 posti letto offerti tutto l'anno, il Comune di Roma è riuscito finora ad aggiungerne solo alcune decine in più per l'inverno, mentre la Caritas e le altre associazioni accolgono complessivamente 1.700 persone, cioè il doppio". La stessa Comunità partecipa allo sforzo aprendo per l'ospitalità notturna, "oltre all'accoglienza ordinaria, la chiesa di San Callisto a Trastevere e avviando alcuni progetti (tra cui "Housing First" e "Riparto da casa") per fornire risposte alloggiative alle persone fragili e ai senza dimora". Dunque - si chiede - "perché le istituzioni non possano fare altrettanto"?

Nella Capitale sono circa 3mila i senza dimora che passano la notte all'aperto. Sant'Egidio chiede "un piano coordinato dalla prefettura per la disponibilità immediata di edifici e stabili di pronto utilizzo, del Comune o dello Stato, nonché di alberghi e altre strutture chiuse per il Covid-19, anche con la messa disposizione di contributi per i proprietari, e più in generale una sinergia con la società civile che in questi mesi ha mostrato generosità negli aiuti".

Alle risorse dei privati fa appello la Comunità stessa, lanciando una raccolta nazionale straordinaria di coperte, sacchi a pelo e indumenti pesanti a favore di chi vive per strada; sul sito www.santegidio.org o al numero 06/4292929 è possibile informarsi sui centri di raccolta anche in numerose città.

Dall'inizio dell'anno infatti si contano già diversi morti per il freddo in varie località. A Genova ieri è deceduto per ipotermia un clochard tra i 50 e i 60 anni: dormiva in un riparo di fortuna vicino all'ospedale Galliera, in pieno centro, e i soccorsi non sono riusciti a salvarlo. Un senzatetto egiziano di 53 anni è stato trovato morto in un sottopassaggio presso la stazione Garibaldi il 2 gennaio a Milano. Tra l'altro quest'anno l'emergenza Covid (che obbliga a eseguire tamponi a ogni ospite) allunga i tempi d'accettazione e scoraggia gli ingressi nei ricoveri caritativi notturni.

Giulio Isola

lunedì 19 ottobre 2020

No One Is Saved Alone - Peace and Fraternity - Rome 20 ottobre 2020

www.santegidio.org
"Le diverse religioni, a partire dal riconoscimento del valore di ogni persona umana come creatura chiamata ad essere figlio o figlia di Dio, offrono un prezioso apporto per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia nella società."


Nello spirito di queste parole di papa Francesco nell'enciclica "Fratelli Tutti", la Comunità di Sant'Egidio ha promosso l'Incontro Internazionale di Preghiera per la Pace tra le grandi religioni mondiali: "Nessuno si salva da solo – Pace e fraternità".

L'evento si tiene a Roma, in piazza del Campidoglio, il 20 ottobre 2020. Per motivi legati alle misure di prevenzione del contagio, la partecipazione in presenza è possibile solo su invito. Per questo verrà trasmesso online sui canali web e social della Comunità di Sant'Egidio.

sabato 30 novembre 2019

Roma 30 Novembre - Il Colosseo si illumina per dire "NO alla Pena di Morte" insieme alle "Cities for Life"

www.santegidio.org
Anche quest'anno il Colosseo si illuminerà il 30 novembre per dire 

NO ALLA PENA DI MORTE. 

L'appuntamento a Roma è alle ore 18:00 all'Arco di Costantino. Nel corso dell'evento è prevista la scenografia digitale #DefeatingHatred attraverso la proiezione architetturale in Visual Mapping 3D sul Colosseo.

sabato 12 ottobre 2019

Roma, giornata contro gli sgomberi. Ciani: “Basta immagini di bambini che salvano i loro libri e sgomberi senza valide alternative"

Fanpage
Il tema dell’emergenza abitativa a Roma non è stato ancora risolto. E così, nella giornata contro gli sgomberi, sono stati elencati numerosi dati che devono essere superati se si vuole che le persone possano avere diritto a un’esistenza degna e a un alloggio. “Il 2020 sia l’anno della svolta nelle politiche per la casa”.

Ottanta edifici occupati abitati da 11mila persone. Per ventitré di questi immobili è previsto lo sgombero. 12mila famiglie in attesa dell'alloggio popolare, 3mila senzatetto, 6mila nei campi rom e 3mila in emergenza abitativa. 
Sono i dati del ministero dell'Interno che nella giornata ‘ Sfratti e sgomberi Zero‘ sono stati elencati da Paolo Ciani, consigliere regionale del Lazio di DEMOS – Democrazia Solidale. 

Nonostante per adesso a Roma gli sgomberi ordinati dal Viminale siano stati rimandati, il problema dell'emergenza abitativa non scompare magicamente dalla capitale. È ancora vivido il ricordo di quanto avvenuto con l‘occupazione di via Cardinal Capranica, nel quartiere di Primavalle, dove alcune famiglie sono state smistate in centri lontanissimi dalla zona e altre sono invece finite in occupazioni. Altre ancora, sono finite per strada.

Ciani: "Il 2020 sia l'anno della svolta"
"Abbiamo evitato altre immagini incresciose di bambini che mettono in salvo i libri scortati dalla polizia – ha dichiarato Ciani – ma occorre aprire una stagione nuova. Bisogna uscire dalla contrapposizione tra istituzioni e cittadini: l’abitare è un tema di giustizia sociale ed equità. È evidente anche alla luce degli avvenimenti degli scorsi mesi che, lì dove si debba comunque procedere a sgomberi, questi non possano realizzarsi senza alternative. La ricerca di tali soluzioni non può ridursi ad una offerta solo simbolica e magari last minute. Va compiuta una “fatica sociale” per trovare soluzioni diversificate: recupero di spazi pubblici inutilizzati, garanzie pubbliche sull’affitto, agenzia dell’abitare con la partecipazione di tutte le parti istituzionali e dei costruttori. Il 2020 sia l’anno della svolta nelle politiche per la casa. Al riguardo è allo studio la proposta di una nuova legge con una forte impronta sociale".
Unione Inquilini: "Rivedere canoni territoriali concordati"
L'Unione Inquilini ha invece puntato il faro sulla questione dei canoni territoriali concordati: ossia il limite massimo di affitto che viene stabilito a seconda di alcuni parametri, che vanno dall'ubicazione della casa, ai metri quadrati, all'altezza dello stabile, ecc… "Sin dall'inizio avevamo fatto notare che quell'accordo non era aderente alla realtà – commenta Silvia Paoluzzi di Unione Inquilini – Per questo abbiamo intenzione di aspettare altri sei mesi e poi chiedere la riapertura del tavolo con i sindacati. Abbiamo fatto un bilancio a sei mesi di distanza dall'entrata in vigore del nuovo accordo territoriale e quello che abbiamo registrato è che gli appartamenti vengono pagati in media il 17% in meno di quanto stabilito nell'accordo. Questo perché molti proprietari sanno perfettamente che con quelle cifre si troverebbero davanti inquilini morosi".

giovedì 10 ottobre 2019

Forte appello contro antisemitismo e razzismo in Europa. Rispondiamo all'attacco alla sinagoga di Halle con la manifestazione a Roma sabato 12/10

santegidio.org
Dopo il gravissimo attacco alla sinagoga di Halle, in Germania, una manifestazione e un forte appello contro ogni forma di antisemitismo e di razzismo‬.


Roma - Sabato 12 ottobre 2019, ore 19.15

appuntamento a piazza Santa Maria in Trastevere per dirigersi verso Portico d’Ottavia seguendo, a ritroso, il percorso dei deportati del 16 ottobre 1943, che dal quartiere ebraico di Roma vennero condotti fino al Collegio militare a Trastevere, prima di essere imprigionati nei treni con destinazione Auschwitz-Birkenau


martedì 3 settembre 2019

Chi ha pietà per un clochard che muore cadendo da un ponte al centro di Roma?

Faro di Roma
Un uomo, probabilmente originario dell’est europeo, è morto ieri sera poco dopo le 23 dopo essere precipitato all’altezza di ponte Principe Amedeo Savoia Aosta, al centro della capitale.
 

A chiamare i soccorsi alcuni testimoni, tra cui diversi senza fissa dimora, che hanno visto l’uomo cadere sulla banchina e morire sul colpo. Alcuni hanno riferito che potrebbe trattarsi di un senzatetto bulgaro. Sul posto i poliziotti del commissariato Trevi. Aperte tutte le piste: dal gesto volontario al tragico incidente.

mercoledì 24 luglio 2019

Roma - Sgombero di Primavalle - Il bambino con i libri. Foto simbolo del futuro rubato ai bambini più fragili

Linkiesta
Guardatela sino a stamparvela nella testa, la foto del bambino sgomberato, che se ne va con una pila di libri in mano. È lo specchio dell’Italia di oggi, che odia la cultura, se la prende coi più deboli e ha distrutto ogni ascensore sociale.

ANSA/Massimo Percossi

Non serve FaceApp per vedere come sarà l’Italia da vecchia. Basta una fotografia, quella scattata da Massimo Percossi dell’Ansa durante lo sgombero dell’ex istituto agrario di via Cardinal Capranica, a Roma, nel quartiere di Primavalle

La foto la conoscete, l’avrete vista centomila volta, solo ieri, ma dovreste continuare a guardarla fino a stamparvela nel cervello: ritrae un bambino di sette, otto anni appena, che esce dall’edificio occupato reggendo una pila di libri tra le mani, sotto lo sguardo di un poliziotto. 

Quel bambino è tra gli 80 e più minori che abitavano lì, che frequentavano la scuola del quartiere, che pur in una situazione di illegalità - di cui non aveva responsabilità né colpa - aveva trovato un suo posto nel mondo, un futuro possibile fatto di sapere e cultura.

Non sono un vezzo, quei libri, per il bambino di Primavalle. Sono l’unica possibilità di salvezza, l’unica via per emanciparsi dall’indigenza e dalla marginalità. L’unica legale, perlomeno. 

E lo sono anche per noi, quei libri nelle mani di quel bambino: l’unica speranza di ridare vita a un Paese morto, di far ripartire quell’ascensore sociale che è precondizione di ogni crescita e di ogni benessere, l’unica strada per costruire un po’ di futuro, anziché subirlo. 

E che il bambino abbia tratti somatici da italiano autoctono o da italiano di seconda generazione, o da straniero, sinceramente non ci interessa nulla: per noi è solo un bambino coi libri, il bene più prezioso che abbiamo, cui viene impedito di studiare.

Fonte: Likiesta

lunedì 15 luglio 2019

Roma - Emergenza abitativa - In corso lo sgombero delle case occupate dal 2003, a via Cardinal Capranica. 78 famiglie, 70 minori

RomaToday
Primavalle sotto assedio. Dalle 23.30 di domenica sera i blindati della polizia si sono presentati in via Cardinal Capranica per sgomberare l'occupazione (iniziata nel 2003) nell'ex scuola Don Calabria dove hanno trovato dimora 340 persone, 78 nuclei familiari e 70 minori, in emergenza abitativa. 



Uno sgombero atteso, diventato oggetto di tira e molla politico tra la sindaca Raggi e il ministro dell'Interno Matteo Salvini, e che trova attuazione nella maniera più inattesa.
Gli ultimi aggiornamenti


Al momento, mentre scriviamo, la situazione è la seguente: gli occupanti su via Cardinal Capranica hanno costruito una barricata su tutta la via con rami e mobili. Dall'altra parte, all'incrocio tra via Bembo e via Pasquale II, sono radunati gli attivisti, bloccati dalla polizia. Anche a molti giornalisti viene impedito l'accesso alla zona dello sgombero. Dall'alba lo schieramento della polizia è in ulteriore aumento e sulla zona sorvola un elicottero. Funzionari delle forze dell'ordine hanno iniziato un dialogo con gli occupanti per capirne le intenzioni.

Sul posto, poco dopo le 7, è arrivata l'assessora alle politiche sociali del Comune di Roma Laura Baldassarre che sta contrattando con gli occupanti le alternative. Presenti anche rappresentanti della Regione Lazio.

La consigliera regionale Marta Bonafoni: "Sembra di essere in guerra: blindati a decine, poliziotti in assetto antisommossa, i vigili del fuoco, l’ambulanza, un elicottero che ci vola sulla testa. Da una parte un paio di centinaia di militanti del movimento per la casa urlano al megafono tutta la loro rabbia di fronte a uno sgombero che doveva avvenire all’alba e invece è stato anticipato di ore, con questa assurda zona rossa. Dall’altra una marea di forze di polizia, arrivate anche da fuori. Lontano dallo sguardo, barricati nell’edificio, gli occupanti della scuola che non serve a nessuno se non alla propaganda di Salvini, in attesa di notizie. Pare che stia arrivando il Comune, con qualche soluzione. Non si capisce quante, non si capisce quali. Affacciati dai balconi dei lotti popolari di Primavalle, sparuti cittadini romani guardano attoniti".

Il blitz anticipato
La polizia era infatti prevista per l'alba di lunedì 15 luglio. Gli attivisti dei Movimenti per il Diritto all'abitare lo sapevano da giorni e per questo avevano convocato una "colazione resistente", pronti a bloccare ogni tentativo di liberare lo stabile che ospita tra gli altri 70 minori. La Questura però, per spezzare il tentativo di organizzare una resistenza, ha anticipato l'intervento, spiazzando in parte occupanti e attivisti di tutta Roma, nelle settimane scorse scesi in corteo per dire allo sgombero dello stabile.

La resistenza
Immediato però il tam tam tra le associazioni e i movimenti della Capitale, autoconvocatisi tutti in zona per dar manforte agli occupanti e impedire lo sgombero. Emblematico, in tal senso, il post sui social del "Coordinamento cittadino Lotta per la casa": "Dentro l'occupazione di Cardinal Capranica il morale è alto. I bambini reagiscono alla paura attraverso il gioco. La notte sarà lunga. Ma non impedirà al sole di sorgere. Da dietro le luci blu dei blindati, ci arriva il sostegno dei compagni accorsi da tutta Roma. I giusti non hanno sonno questa sera. Nel loro nome costruiamo la nostra speranza. E resistiamo".

martedì 7 maggio 2019

Roma - Famiglie e bambini Rom minacciati dai fascisti nelle loro case. "Papà abbiamo paura, ci vogliono uccidere"

HuffPost
A Casal Bruciato proteste per l'assegnazione di un alloggio ad una famiglia rom. Sul posto anche Casapound, che annuncia sit-in. Raggi replica: "Non possono sostituirsi alle istituzioni".
Imer è un marito e un padre che cerca di incoraggiare sua moglie e i suoi 12 bambini spaventati. “Ci hanno minacciati, ci hanno detto ‘vi ammazziamo, zingari, vi buttiamo una bomba’”. Siamo di nuovo a Casal Bruciato, questa volta in via Satta, al civico 20. E l’offensiva contro i rom continua. “Quando siamo arrivati stamattina qui, all’alloggio che il comune di Roma ci ha dato - dice l’uomo ad HuffPost - loro erano di sotto”. Il sospetto che i militanti di Casapound abbiano ricevuto una “soffiata” da qualcuno c’è. Patrizia, la volontaria e operatrice interculturale dell’Opera nomadi che ha accompagnato la famiglia assegnataria, è sicura: “Quando siamo saliti il dirimpettaio di casa parlava con una vicina e diceva che sapeva già da questa mattina alle 5 che sarebbero venuti. Allora io dico: chi ha fatto trapelare questa notizia? Non lo sapevo neanche io e gli assegnatari non conoscevano il numero civico dell’appartamento”.

A sera di neofascisti ne sono rimasti forse una decina, ma alle 10 “erano più di 50”. La paura di Imer e della sua famiglia non è ancora passata. “Vediamo cosa succede stanotte, se si calma o no la situazione”.

Nella casa non c’è ancora la luce e il capofamiglia non vuole che si riprendano i volti dei suoi figli. E’ tornato da poco da fare la spesa, scortato da due agenti di polizia. Ci fa entrare nell’alloggio che il Campidoglio gli ha dato: “Mia moglie ha fatto domanda nel 2017. Ci è arrivata la lettera dal comune e siamo arrivati stamattina”. Vengono dal campo nomadi della Barbuta, nel settimo municipio, quello di Ciampino. Sono 14 persone in totale e l’età media dei bambini è bassa. Il più grande avrà 10-12 anni al massimo. Sono seduti al buio su un materasso, posto nell’angolo della stanza principale, quello che si può immaginare essere un soggiorno, visto che l’appartamento non è ancora ammobiliato. “Ai bambini ho detto ‘state calmi, non succede niente’. Questi ci vogliono cacciare via, non so per quale motivo”, dice incredulo, con le mani giunte. “Non abbiamo occupato questa casa, hai capito? Adesso non so come finisce”.

Non lo sa nessuno, a dire il vero. Casapound ha annunciato che domani è pronto un sit-in a via Satta, sulla falsariga di quello di via Facchinetti, a poche centinaia di metri di distanza, quando una famiglia rom a cui spettava regolarmente una casa era stata costretta ad andare via. La sindaca Raggi intanto torna all’attacco: “Casapound deve rispettare le leggi dello Stato italiano - scrive su Facebook - Speculano sulla pelle di tutte le persone e, intanto, occupa abusivamente un palazzo in pieno centro a Roma. Predica male e razzola ancora peggio. Non fatevi ingannare da questi imbroglioni”. Tensioni politiche a parte: per Imer e la sua famiglia la notte è ancora lunga.

giovedì 4 aprile 2019

Torre Maura - 15enne contrasta Casapound: "siete qui solo per raccattare voti, io so di Torre Maura, voi di dove siete? Odiate solo le minoranze, nessuno deve essere lasciato indietro"

Globalist
Simone ha solo 15 anni ma ha avuto il coraggio di andare controcorrente e di attaccare Casapound: "siete qui solo per raccattare voti, io so di Torre Maura, voi di dove siete?".

Gli si crea subito una folla intorno, ma lui non si fa intimidire. Nella voce, che trema appena, c'è la consapevolezza di stare andando controcorrente, una corrente fascista e carica di odio che non lo attacca subito forse solo perché stupito della sua giovane età, e del suo coraggio.

Simone ha solo 15 anni e davanti a lui ci sono gli esponenti di Casapound. Siamo a Torre Maura, da ieri sera un campo di battaglia per l'arrivo di 70 famiglie rom ospitati dal centro di accoglienza di via dei Codirossoni. 

Casapound è arrivata quasi subito, cavalcando la protesta, alzando cori razzisti e aizzando le persone a dire bestialità come "bruciateli vivi". Bruciare vive quelle famiglie, quei bambini, chiamati 'scimmie' e prese a sassate e sputi. Scene da Medioevo.

Simone ha solo 15 anni, ma il cuore e il cervello maturi al punto da capire dove sta la verità: "questa gente è trattata come merce, nessuno deve essere lasciato indietro".
"È sempre la stessa cosa, quando ti svaligia casa un rom tutti dobbiamo andargli contro, se lo fa un italiano allora stiamo tutti zitti. Si va sempre contro la minoranza, a me non mi sta bene".
Casapound gli risponde, cerca di sminuirlo: "sei uno su cento, solo tu pensi queste cose".
"Almeno io penso" risponde Simone, "almeno io non mi faccio spingere dalle cose vostre per raccattare voti". "E perché" lo aggredisce Casapound, "quelli della tua fazione politica non ci vengono qui?". 
"Io non ne ho fazione politica, io so de Torre Maura, tu di dove sei?" attacca Simone, che inizia a scaldarsi, prima che una donna lo tiri via, attaccando i giornalisti: "non potete riprenderlo, è minorenne".

No alla violenza di Torre Maura, risolviamo in altro modo i problemi delle periferie

HuffPost
Non si può giustificare l'assedio di Torre Maura contro 77 persone, di cui 33 bambini nati e cresciuti a Roma. Persone che non arrivavano certo dalla luna, ma da una struttura a soli 3 km da lì. Sono rom, vero. E allora? Prima di ogni altra cosa sono persone, uomini, donne, bambini (tanti).


"Ma i cittadini delle periferie sono esasperati". Vero (tralasciando il fatto che a Roma siamo un po' tutti esasperati). Ma sono davvero quelle 77 persone il problema delle periferie (e di Torre Maura)? I cittadini delle periferie hanno tanti problemi. Vero.


La mancanza di lavoro; la carenza di infrastrutture; la diffusione massiccia della droga; l'evasione scolastica che condanna le nuove generazioni all'irrilevanza; la poca sicurezza; la scarsa coesione sociale; il dramma della solitudine; la crescente marginalità.

Problemi seri, profondi, diffusi. Ma dinanzi a questi problemi (grandi) ritengo che sia necessario cambiare paradigma: se questo stato di cose produce voglia di mobilitazione, andiamo tutti con i cittadini di Torre Maura (e di qualunque periferia) a manifestare nelle sedi necessarie per chiedere e ottenere diritti per tutti.

Non sarà certo l'assedio a 77 persone, né tanto meno sdoganare metodi violenti e razzisti di gruppi neofascisti, conditi dal gesto vergognoso di calpestare il cibo, a migliorare la vita dei cittadini delle periferie. Renderà solo la nostra città più barbara e violenta.

Proviamo a immedesimarci con uno dei 77, proviamo a immaginare un vostro figlio asserragliato in un palazzo con intorno cassonetti e auto dati alle fiamme, senza poter mangiare. I rom non sono "altri" da noi. Come non lo sono gli anziani, i bambini e tutti gli altri abitanti della nostra città, anche se in condizione sociale, economica, di salute o cittadinanza diversa da noi.

A Roma ci sono 12mila famiglie in lista per le case popolari, circa 7/8 mila persone in occupazioni, 6mila nei campi rom, 3mila senzatetto, 3mila in emergenza abitativa; senza parlare di chi è in sofferenza abitativa: sotto sfratto, ospite, fuori sede. Una città nella città.

Ripartiamo dalla tutela dei diritti. Perché lo stato delle periferie dimostra che dire "a lui no, a me sì", non aggiunge niente a me e provoca solo il regresso dei diritti di tutti.

Paolo Ciani

martedì 26 febbraio 2019

Casal Bertone: baracche in fiamme, clochard morto carbonizzato. Per i senza fissa dimora è la tredicesima vittima dell'inverno a Roma

Roma Today
Casal Bertone: baracche in fiamme, clochard morto carbonizzato


Ancora un clochard morto a Roma. Questa volta carbonizzato. E' la tredicesima vittima da quando è inizato l'inverno. Una tragedia, quest'ultima, avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 febbraio a Roma est, a seguito di un incendio avvenuto in alcune baracche di fortuna in via di Casal Bertone, all'altezza del civico 91.

I Vigili del Fuoco, intervenuti intorno all'una di notte per spegnere un incendio di sterpaglie a ridosso dei binari dei treni ad alta velocità, hanno fatto la macabra scoperta. Vicino a due baracche distrutte dal fuoco, infatti, dopo aver domato le fiamme hanno rinvenuto il cadavere di un uomo, probabilmente un senza fissa dimora. Sul posto la squadra della Scientifica e la Polfer che indaga.“

L'uomo, vicino a sè, non aveva documenti o portafogli. Ancora da determinare le sue generalità, solo le analisi del medico legale potrenno dire di più. Un dramma che ricorda quello dell'8 gennaio all'altezza del Ponte Sublicio, vicino il Tevere.

Secondo una ricostruzione, l'incendio di Casal Bertone sarebbe stato causato da un rogo acceso nella notte da chi vive lì, forse per scaldarsi dal troppo freddo. 

Solamente il 3 febbraio la Comunità di Sant'Egidio, con una messa, aveva ricordato le precedenti 12 vittime dell'inverno. Oggi quel conto va aggiornato. “

Lorenzo Nicolini


lunedì 14 gennaio 2019

Fontana di Trevi, per fortuna, sotto la pressione dei "social" ennesimo dietrofront. La Raggi: "Monetine resteranno a disposizione della Caritas"

La Repubblica
La sindaca all'Osservatore Romano: "L'ente diocesano e tutte le migliaia di persone assistite dai suoi operatori possono stare tranquille".


"La Caritas e tutte le migliaia di persone assistite dai suoi operatori possono stare tranquille. Garantisco io, in prima persona, che non verrà mai meno il contributo di questa amministrazione. Per quanto riguarda le monetine, confermo che resteranno a disposizione delle attività caritatevoli dell'ente diocesano. Nessuno ha mai pensato di privare la Caritas di questi fondi". Lo dice la sindaca di Roma Virginia Raggi all'Osservatore Romano parlando della questione delle monete raccolte alla Fontana di Trevi.

Il caso monetine era esploso due giorni fa quando si era venuto a sapere che il Campidoglio grillino aveva pubblicato una memoria del gabinetto di Raggi sui centesimi di Fontana di Trevi e riproposto l'idea di non destinarli più alla Caritas, spiccioli che a fine anno si sommano in un gruzzolo da 1,5 milioni di euro e dall'amministrazione Rutelli in poi sono stati affidati all'ente benefico della Diocesi della capitale.

"A quanto si è appreso la decisione dovrebbe diventare operativa dalla mezzanotte del prossimo 31 marzo. E non sarà uno scherzo, ma un magrissimo pesce d'aprile", aveva commentato il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio.

L'idea del Comune, almeno a giudicare dall'atto approvato in giunta il 28 dicembre, era quella di affidare la raccolta delle monetine ad Acea e poi dividerle. Una parte sarebbe stata reimpiegata per il restauro dei monumenti. L'altra per fini sociali. Bypassando, però, la Caritas.

domenica 13 gennaio 2019

Roma - Nereo, il povero che rendeva più umana la città

Huff Post
Una folla silenziosa si è ritrovata ieri sera nella basilica di Santa Teresa d'Avila a Roma per salutare Nereo, il senzatetto investito da un pirata della strada all'alba del 7 gennaio scorso. Fuori è buio e freddo, dentro c'è tanta luce e calore. 



Tra i banchi e in piedi, sul fondo, 400 forse 500 persone: gente del quartiere e romani che vi si recano ogni mattina per lavoro, gli amici di Sant'Egidio, che da anni aiutavano Nereo e hanno organizzato la veglia di preghiera, e alcuni senzatetto suoi compagni di strada. In chiesa c'è silenzio, commozione e stupore a ritrovarsi così in tanti. Ma anche la sensazione di un saluto ad una persona importante.

Nereo, che aveva compiuto 73 anni lo scorso novembre, aveva lavorato come carpentiere in giro per il mondo: Arabia Saudita, Germania, Iran, Libia, Russia, Somalia. Poi, dal 1998, la vita in strada, a Roma, prima nei giardini di piazza Mazzini, poi in una tenda a Corso d'Italia con l'inseparabile cagnolina Lilla. 
"La morte di Nereo è arrivata come un ladro nella notte - ha detto don Fernando Escobar della Comunità di Sant'Egidio - ci ha addolorato per la sua profonda ingiustizia, ma anche risvegliato, ammonendoci a custodire la vita di chi attorno a noi è più fragile. A Roma, dall'inizio dell'inverno, sono già morte 8 persone senza dimora".
Tanti sono venuti a rendere omaggio ad un uomo povero che ha arricchito e conquistato tanti con la sua affabilità. "Vado d'accordo con tutti", diceva Nereo. Infatti il senzatetto, originario di San Bonifacio in provincia di Verona, non aveva nemici. "In questo quartiere gli volevamo bene. Era gentile e sorridente", dice un negoziante, mentre con un fiore in mano si unisce alla processione silenziosa che dalla chiesa raggiunge il luogo dove Nereo abitava. Ora quell'angolo di Roma si è popolato di fiori, libri - tanto amati da Nereo - e poesie, che tanti gli hanno dedicato.


Ho fatto in tempo ieri a leggere uno di questi biglietti, su cui più o meno c'è scritto così: "Da anni attraverso Roma ogni mattina per raggiungere il mio posto di lavoro. Traffico, liti per un parcheggio, piccole e grandi violenze quotidiane, grigiore... poi arrivavo qui e ti vedevo, caro Nereo. Alzavi gli occhi dal libro, mi guardavi e con il tuo sorriso risvegliavi in me l'umanità".

Nereo ha acceso una luce nella vita di tanti. Una sola persona, umile, sconosciuta al grande pubblico - senza che ce ne accorgessimo - aveva il potere di umanizzare quell'angolo della città. Anche una Capitale indurita e assuefatta all'indifferenza può quindi ritrovare un cuore proprio. A partire da un povero. Ma se una città ritrova il cuore, cambia il suo volto, diventa più umana, ed è un vantaggio pet tutti.

In fondo Roma non è poi così grande perché non possa cambiare. Ma forse deve accorgersi proprio di chi non considera capaci o degni. Cioè ricominciare dai poveri, che possono aiutarla più di tanti altri, più dei potenti o di chi si crede tale, a ritrovare la sua umanità.


Massimiliano Signifredi
Comunità di Sant'Egidio

Roma. Amministrazione Raggi toglie ai poveri i soldi della fontana di Trevi. La Caritas: "Una pioggia di monetine che crea un mare bene"

Avvenire
C'è incredulità e sconforto nella voce di don Benoni Ambarus, da settembre direttore della Caritas di Roma. Il sacerdote, che guida i volontari e i servizi di carità per i poveri di Roma, non riesce a rassegnarsi all’annuncio che il Campidoglio fra tre mesi, cioè dal 1° aprile, smetterà di devolvere all’organismo pastorale le monetine della Fontana di Trevi. Fondi che, dice una Determinazione dirigenziale datata 31 dicembre 2018, non saranno più usati solo per i poveri. 


Se una parte «prevalente» sarà infatti assegnata con bandi per non ben definiti «progetti sociali», un’altra sarà dirottata per la manutenzione ordinaria del patrimonio culturale e un’altra ancora per pagare l’Aceacui sarà dato l’incarico di contare i soldi, svolto finora dai volontari Caritas.

«Sapevamo che era stato intrapreso un percorso di analisi sulle monete della Fontana – spiega – ma avevamo sempre avuto rassicurazioni, ci era stata rinnovata la fiducia del Campidoglio. Non prevedevamo questo esito. Spero ancora non sia definitivo».

Sono fondi importanti per le attività della Caritas?
Assolutamente sì. Il dono che arriva dalla Fontana di Trevi di Roma è una pioggia di monetine che crea un mare di bene. Voglio ringraziare innanzitutto i milioni di turisti - italiani e stranieri che - anche senza saperlo - hanno creato tanta solidarietà. E il Comune di Roma, per la fiducia che da 18 anni ha dimostrato nei confronti della Caritas diocesana. Solo così, raschiando ogni anno il fondo dei nostri bilanci, riusciamo a mantenere i tanti servizi non sostenuti da nessuna convenzione pubblica.

Che strutture sono? Offrono servizi importanti?
Ostia, ad esempio, che fino a due anni fa era in convenzione, poi non più. Lì spendiamo 500 mila euro l’anno: per la mensa che fornisce oltre 150 pasti al giorno, per il centro di accoglienza da 60 posti letto, per il centro ascolto e di orientamento. In quel municipio la Caritas è l’unico polo di solidarietà. Un punto luminoso che, come altri, rischia di affievolirsi. Se non di spegnersi. Come Caritas possiamo contare su una grande generosità di offerte liberali, collette parrocchiali, lasciti testamentari, sull’8 per mille della Cei. E da 18 anni su questa grande e inconsapevole carità dei turisti.

La raccolta della Fontana di Trevi infatti costituisce la metà del bilancio non coperto da convenzioni, il 15% del totale. Cosa succederà se si interrompe?
Mi rifiuto di pensare alla chiusura di servizi per i poveri. Io spero ancora che sia riconfermata la fiducia alla Caritas, che si riesca a trovare un modo che intrecciando la ragionevolezza, la solidarietà e la goliardia del lancio delle monete, mantenga in vita questa rete di aiuto.

Si è fatto un’idea sulle motivazioni di questo stop da parte del Campidoglio?
Ancora no. Sembra effettivamente il risultato di un percorso che abbia voluto, a tutti costi, giungere a questo esito. Certo che se tutti quelli intervenuti in questo processo non hanno usato testa e cuore, abbiamo un bel problema.

E se la Caritas riuscisse ancora ad accedere a questi fondi, erogati con bandi pubblici, cambierebbe qualcosa?
Sì. Le faccio un esempio. Come farei a dare a una famiglia i soldi per pagare le rate del mutuo che ha saltato? I mesi arretrati di affitto? Le bollette di luce e gas? Come farei a sostenere i centri di ascolto, anche se animati da volontari? Non ci sono fondi pubblici per queste forme di carità, comunque vitali. Come farò a dire tutti questi no? Mi appello agli amministratori di buona volontà: non mettano fine all’azione sussidiaria e di welfare generativo che moltiplica l’effetto dei fondi disponibili, crea dignità e giustizia sociale. Non parlo per me, ma a nome di tante persone fragili, italiane e non, che a Roma vivono con difficoltà.

sabato 5 gennaio 2019

Roma - Emergenza freddo, “piano del Comune insufficiente”. L’allarme dei volontari

Affari Italiani
Grido d'allarme delle associazioni dopo la morte di un clochard.
Roma impreparata all'ondata di gelo, gli "ultimi" la categoria più a rischio. Esplode l'allerta delle associzioni di volontariato dopo la morte di un clochard, nella notte di martedì: appello a istituzioni e cittadini.


In prima fila nella denuncia di migliaia di persone lasciate in strada la Croce Rossa di Roma, con la presidente Debora Diodati che ammette: "Il piano freddo del Comune non riesce ancora a raggiungere i grandi numeri di quel popolo estremamente fragile di clochard che vive nella nostra città, così come non può essere sufficiente l'impegno del volontariato - prosegue - sebbene le Unità di Strada siano impegnate in ogni angolo dei vari quartieri romani. Come ogni anno, purtroppo, si contano le vittime. Croce Rossa di Roma - conclude - ha attivato il numero della sua sala Operativa, lo 06.5510, per segnalazioni di situazioni particolarmente critiche".

Uomini e mezzi insufficienti quindi per combattere quella che, con il grande freddo alle porte, si profila come una vera e propria emergenza. Soluzione tampone pe evitare nuove morti, secondo Medicina Solidale, nuove forme di rifugio per i senzatetto: "Crediamo necessario prolungare l'apertura delle metro in vista dell'ondata di freddo per permettere a chi vive in strada di trovare rifugio - ha dichiarato Lucia Ercoli, direttore di Medicina Solidale - Dobbiamo invertire la tendenza a voltarsi dall'altra parte perchè a volte una segnalazione tempestiva può salvare la vita a chi vive al freddo e al gelo. La nostra attività prosegue negli ambulatori di strada e con il poliambulatorio mobile e continua anche la distribuzione dei pasti donati da McDonalds".
Al coro di voci che si schierano al fianco di chi dorme in strada, si aggiunge poi la Comunità di Sant'Egidio. Che invita tutti "a non restare indifferenti nel tentativo di evitare che l'ondata di freddo prevista", invitando a portare "lana, sacchi a pelo e altri generi di conforto utili ad affrontare il gelo notturno o anche per aggiungersi ai volontari che gà effettuano le loro visite itineranti ai senza dimora". Un semplice gesto ma importante, che, a partire da giovedì 3 dicembre, sarà possibile fare ogni sera dalle 19 alle 20, recandosi in via Dandolo 10 a Roma.

"Ciò non toglie l'obbligo per le istituzioni di salvaguardare la vita dei cittadini più deboli, i senza dimora, calcolati in poco piu' di 50 mila in Italia - ricorda l'associzione nella nota - In tante città si puo' e si deve fare di piu' allargando, soprattutto in questi giorni, l'ospitalità notturna che - solo per fare un esempio - a Roma si limita a soli 335 posti in più per la stagione invernale rispetto ai 2.500 già disponibili (di cui 1.500 circa offerti dalle associazioni) mentre sono quasi 8 mila le persone che nella Capitale dormono all'aperto o in sistemazioni precarie".

venerdì 23 novembre 2018

Sgombero Baobab, M5S boccia ordinanza per servizio di accoglienza. Risultato? Migranti per strada sotto la pioggia.

Globalist
L'Assemblea capitolina ha bocciato, con sette voti favorevoli, un contrario e 21 astenuti (tutti cinque stelle) una mozione proposta dalla capogruppo del Misto ed esponente di Dema (Democrazia e Autonomia) Cristina Grancio e sottoscritta anche da Forza Italia, Lista Marchini, Sinistra Italiana e Pd e che impegnava Virginia Raggi ad anticipare l'inizio del servizio di accoglienza notturna prevista nell'ambito del Piano freddo al fine di accogliere le persone sgomberate dall'area di piazza Maslax organizzata da Baobab Experience. 


Agnese Catini, presidentessa (M5s) della commissione Politiche sociali del Campidoglio ha così giustificato l'astensione: "Non bisogna confondere il Piano freddo, intervento specificatamente per l'inverno e sono gia' state avviate le procedure per partire dai primi di dicembre oltretutto con un piano ampliato nei numeri di ore e nei posti, con il circuito dell'accoglienza. Sul fatto che a seguito degli sgomberi ci sono delle persone per strada rassicuro Grancio che nel caso del Baobab abbiamo accolto ben 144 persone, l'ultima risale a ieri, nelle strutture di Roma Capitale e stiamo continuando a contattarli. Mi dispiace che ci sia molta approssimazione nel capire la problematica e viene fatto un minestrone".

Critica la proponente Grancio: "Anche la destra di Salvini ha votato a favore, solo il M5S si è tirato indietro e non ha permesso l'approvazione della mozione".

venerdì 10 agosto 2018

Roma - Camping River - Gara di solidarietà per salvare 3 gattini. La mamma è sparita.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Mi sembra giusto che questi 3 micetti appena nati possano vivere e trovare una famiglia che li accolga. Ma forse il luogo dove sono stati ritrovati (Il Camping River dove alcuni giorni fa sono stati sgomberati senza alternative adeguate delle famiglie Rom) danno alla notizia che dovrebbe fare intenerire un sapore amaro, pensando ai cuccioli di uomo Rom, che negli scorsi giorni sono stati strappati dalle loro abitazioni, e non potranno riprendere la scuola con i loro compagni e le loro maestre ... forse non hanno trovato la stessa solidarietà e attenzione ...
Ansa
Tre gattini abbandonati al Camping River
La mamma è sparita, in corso tentativo di svezzamento


Hanno cercato la mamma per giorni ma sono appese ad un filo le speranze di sopravvivenza di tre gattini, raccolti da una pattuglia del GPIT ( Gruppo Pronto Intervento Traffico) della Polizia Locale in uno spiazzo vicino al Camping River, sgomberato nei giorni scorsi.
Gli agenti - spiegano in una nota - hanno deciso comunque di tentare il tutto per tutto e, con l'ausilio di volontari dell'Enpa, si stanno prendendo cura e stanno provvedendo allo svezzamento dei micetti, con la speranza che possano superare i primi giorni. Sono intanto arrivate già le prime richieste di adozione, che non potranno essere accettate prima di dieci/quindici giorni.

venerdì 27 luglio 2018

Gli sgomberi a Roma. La perfidia del male

HuffPost
di Paolo Ciani
Martedì sono state sgomberate dall'ex Fiera di Roma 36 persone. Tra loro 20 minori, 2 disabili adulti, 4 donne incinta. Non è stato uno sgombero improvviso: le famiglie si trovavano lì dal 2012, dove erano state collocate dal Comune di Roma durante "l'emergenza neve", in alcuni container forniti dall'amministrazione comunale unitamente ad alcuni bagni chimici.



Erano state avvertite da tempo dall'amministrazione che avrebbe dovuto restituire l'area libera da "persone e cose". E così si è avviata una fase di interlocuzione: "proviamo a trovare un'area alternativa" si sono sentiti ripetere le persone, "potremmo fare così; a no c'è quest'altra possibilità, vabbè vedremo..."; ma la conclusione di fondo era sempre la stessa: "state tranquilli, nessuno rimarrà per strada".

In realtà volevano solo ottenere che le famiglie lasciassero "docilmente" il luogo dove avevano vissuto – poveramente, ma dignitosamente – negli ultimi sei anni. E questo è avvenuto: nessuna sceneggiata, nessun giornalista, nessun ricorso. Le famiglie che preparano le povere cose e l'ennesimo funzionario del Comune che rassicura: "ora uscite da qui, poi venite in ufficio e troviamo una soluzione; potrebbe essere questa... o forse quest'altra...".

Tutto avviene in tranquillità, le famiglie escono, si recano al Dipartimento Politiche Sociali (sic.!) e dopo rapidi colloqui ne escono con un nulla di fatto: l'unica proposta è quella di dividere le famiglie. Donne e bambini da una parte, uomini dall'altra.

Una proposta che è una non proposta: sarebbe facile dire "da papà" (va molto di moda...) "non lo farei mai"; ma è una proposta stupida perché va contro la ragionevolezza e contro il diritto. E ogni operatore sociale sa, che è una proposta che i Rom non hanno mai accettato: serve solo a poter dire "abbiamo offerto, ma loro non hanno accettato".

Ciò che il Comune ha puntualmente comunicato via agenzia ieri sera. Ma a che servono "buone soluzioni proposte" se non risolvono le cose? Le soluzioni se non risolvono, non sono buone. Nel caso specifico, sono finte. Serve poi a riproporre un classico: "è colpa loro".

Ma le famiglie non si dividono, è sempre stata l'unica loro forza: stare insieme. "Il Comune di Roma non ha strutture di accoglienza per famiglie", mi è stato detto. E allora non sgomberiamole le famiglie! Soprattutto quando non è necessario. La perfidia del male è anche questo: l'inganno, la denigrazione e anche l'umiliazione.
Stanotte infatti quelle persone hanno dormito in strada (e chi sa quanto ancora dovranno dormirci), mentre le loro casette erano chiuse dietro a un cancello incatenato. Perché per restituire l'area "libera da persone e cose" si è partiti dagli esseri umani? Bambini, anziani, una donna con sindrome di down. Perché? Qualcuno oggi o un domani dovrà rispondere.