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lunedì 11 gennaio 2021

Roma. Appello di Sant'Egidio - In aumento i clochard morti di freddo. Aprire edifici pubblici! Mario 58 anni morto di freddo davanti ad un albergo chiuso per Covid.

Avvenire
Aprire gli alberghi vuoti per Covid per dare ricovero notturno ai senza dimora, che nella Capitale sono almeno 3mila. La Comunità di Sant'Egidio lancia anche una raccolta nazionale di coperte per chi nelle nostre città dorme in strada. 

Già 7 morti di freddo a Roma dall'inizio di novembre. Sant'Egidio lancia l'allarme: quest'inverno nelle strade della città sono morte troppe persone senza dimora, "un numero inaccettabile per la Capitale d'Italia". L'ultimo si chiamava Mario e aveva 58 anni: è deceduto il giorno dell'Epifania vicino alla stazione Termini, proprio davanti a un albergo chiuso per Covid.

Ecco appunto la proposta della Comunità trasteverina: aprire edifici pubblici e alberghi inattivi per il virus. "Di fronte al freddo - che in questa stagione non può considerarsi un'eccezione - occorre agire in fretta scavalcando l'ordinaria, colpevole, burocrazia che dispensa gli aiuti con il contagocce. Anche perché l'inverno, quest'anno, arriva nel cuore di una pandemia non risolta che ha aggravato la condizione di chi vive per strada accentuandone l'isolamento".

Sant'Egidio punta il dito sull'amministrazione comunale: "Agli 800 posti letto offerti tutto l'anno, il Comune di Roma è riuscito finora ad aggiungerne solo alcune decine in più per l'inverno, mentre la Caritas e le altre associazioni accolgono complessivamente 1.700 persone, cioè il doppio". La stessa Comunità partecipa allo sforzo aprendo per l'ospitalità notturna, "oltre all'accoglienza ordinaria, la chiesa di San Callisto a Trastevere e avviando alcuni progetti (tra cui "Housing First" e "Riparto da casa") per fornire risposte alloggiative alle persone fragili e ai senza dimora". Dunque - si chiede - "perché le istituzioni non possano fare altrettanto"?

Nella Capitale sono circa 3mila i senza dimora che passano la notte all'aperto. Sant'Egidio chiede "un piano coordinato dalla prefettura per la disponibilità immediata di edifici e stabili di pronto utilizzo, del Comune o dello Stato, nonché di alberghi e altre strutture chiuse per il Covid-19, anche con la messa disposizione di contributi per i proprietari, e più in generale una sinergia con la società civile che in questi mesi ha mostrato generosità negli aiuti".

Alle risorse dei privati fa appello la Comunità stessa, lanciando una raccolta nazionale straordinaria di coperte, sacchi a pelo e indumenti pesanti a favore di chi vive per strada; sul sito www.santegidio.org o al numero 06/4292929 è possibile informarsi sui centri di raccolta anche in numerose città.

Dall'inizio dell'anno infatti si contano già diversi morti per il freddo in varie località. A Genova ieri è deceduto per ipotermia un clochard tra i 50 e i 60 anni: dormiva in un riparo di fortuna vicino all'ospedale Galliera, in pieno centro, e i soccorsi non sono riusciti a salvarlo. Un senzatetto egiziano di 53 anni è stato trovato morto in un sottopassaggio presso la stazione Garibaldi il 2 gennaio a Milano. Tra l'altro quest'anno l'emergenza Covid (che obbliga a eseguire tamponi a ogni ospite) allunga i tempi d'accettazione e scoraggia gli ingressi nei ricoveri caritativi notturni.

Giulio Isola

sabato 5 gennaio 2019

Roma - Emergenza freddo, “piano del Comune insufficiente”. L’allarme dei volontari

Affari Italiani
Grido d'allarme delle associazioni dopo la morte di un clochard.
Roma impreparata all'ondata di gelo, gli "ultimi" la categoria più a rischio. Esplode l'allerta delle associzioni di volontariato dopo la morte di un clochard, nella notte di martedì: appello a istituzioni e cittadini.


In prima fila nella denuncia di migliaia di persone lasciate in strada la Croce Rossa di Roma, con la presidente Debora Diodati che ammette: "Il piano freddo del Comune non riesce ancora a raggiungere i grandi numeri di quel popolo estremamente fragile di clochard che vive nella nostra città, così come non può essere sufficiente l'impegno del volontariato - prosegue - sebbene le Unità di Strada siano impegnate in ogni angolo dei vari quartieri romani. Come ogni anno, purtroppo, si contano le vittime. Croce Rossa di Roma - conclude - ha attivato il numero della sua sala Operativa, lo 06.5510, per segnalazioni di situazioni particolarmente critiche".

Uomini e mezzi insufficienti quindi per combattere quella che, con il grande freddo alle porte, si profila come una vera e propria emergenza. Soluzione tampone pe evitare nuove morti, secondo Medicina Solidale, nuove forme di rifugio per i senzatetto: "Crediamo necessario prolungare l'apertura delle metro in vista dell'ondata di freddo per permettere a chi vive in strada di trovare rifugio - ha dichiarato Lucia Ercoli, direttore di Medicina Solidale - Dobbiamo invertire la tendenza a voltarsi dall'altra parte perchè a volte una segnalazione tempestiva può salvare la vita a chi vive al freddo e al gelo. La nostra attività prosegue negli ambulatori di strada e con il poliambulatorio mobile e continua anche la distribuzione dei pasti donati da McDonalds".
Al coro di voci che si schierano al fianco di chi dorme in strada, si aggiunge poi la Comunità di Sant'Egidio. Che invita tutti "a non restare indifferenti nel tentativo di evitare che l'ondata di freddo prevista", invitando a portare "lana, sacchi a pelo e altri generi di conforto utili ad affrontare il gelo notturno o anche per aggiungersi ai volontari che gà effettuano le loro visite itineranti ai senza dimora". Un semplice gesto ma importante, che, a partire da giovedì 3 dicembre, sarà possibile fare ogni sera dalle 19 alle 20, recandosi in via Dandolo 10 a Roma.

"Ciò non toglie l'obbligo per le istituzioni di salvaguardare la vita dei cittadini più deboli, i senza dimora, calcolati in poco piu' di 50 mila in Italia - ricorda l'associzione nella nota - In tante città si puo' e si deve fare di piu' allargando, soprattutto in questi giorni, l'ospitalità notturna che - solo per fare un esempio - a Roma si limita a soli 335 posti in più per la stagione invernale rispetto ai 2.500 già disponibili (di cui 1.500 circa offerti dalle associazioni) mentre sono quasi 8 mila le persone che nella Capitale dormono all'aperto o in sistemazioni precarie".

venerdì 2 febbraio 2018

Si può morire di freddo a Roma nel 2018. Sant'Egidio apre una chiesa per ospitare i senza tetto.

La Stampa
Ogni notte il grande portone della chiesa di San Callisto viene scosso dai colpi. «Bussano», dice una voce dalla sagrestia. Fuori, avvolti in giacche troppo leggere e con lo sguardo stanco, i senzatetto chiedono un riparo dall’inverno della Capitale. Non una questione di comodità, ma di sopravvivenza. Perché si può ancora morire di freddo, a Roma, nel 2018. Cinque clochard non sono sopravvissuti alle rare ondate di gelo di queste settimane. Sei, lo scorso anno. 

Senza tetto ospiti nella Chiesa di San Callisto a Roma per riparasi dal freddo
 accolti dai volontari di Sant'Egidio
Ai piedi dell’altare della piccola chiesa di Trastevere, tra gli angeli dipinti da Bernini e le luci fioche delle stufe elettriche, i volontari della comunità di Sant’Egidio hanno preparato con cura le brandine e steso le coperte di lana. «Qui possiamo ospitare circa quaranta persone», dice Augusto, che è professore di storia all’università La Sapienza «ma soprattutto - sottolinea - volontario dal 1974». Non sempre, però, c’è spazio a sufficienza. «Ma come possiamo dire a qualcuno di andare via? Ci arrangiamo, con qualche sacco a pelo per la notte steso a terra. L’importante è offrire un riparo».

I posti letto non bastano, tanto nella piccola chiesa trasteverina come nel resto di Roma. L’Istat ci dice che in tutto, tra le baracche di fortuna e la strada, sono almeno ottomila i clochard della Capitale. La Caritas raddoppia e arriva a sedicimila.
Fantasmi, dunque, che sfuggono alle volontà della matematica contabile. Eppure, sono numeri che diventano pesanti quando raffrontati ai dati del “Piano Freddo” del Campidoglio. Approvato dalla giunta Raggi e partito a dicembre, ha aumentato le disponibilità rispetto all’anno scorso, arrivando a offrire circa tremila posti letto divisi tra le associazioni di volontariato, la sala operativa sociale del Comune e i centri Sprar dove vengono accolti i migranti. Secondo i dati dell’Istat, quindi, restano almeno cinquemila senzatetto esclusi dal “Piano Freddo”. Nella peggiore delle ipotesi, prendendo per buoni i dati della Caritas, si arriverebbe a tredicimila.

Il primo problema è nato con il bando di gara dello scorso settembre, con cui il Comune ha chiesto al mondo del volontariato quali ricoveri notturni potessero offrire. I criteri del bando, però, erano troppo stringenti e non tutte le associazioni hanno potuto partecipare. «Basta pensare che in questa chiesa non ci sono nemmeno i servizi igienici - sospira Augusto - Abbiamo dovuto chiedere dei bagni chimici da montare all’esterno». E infatti la chiesa di San Callisto è rimasta esclusa dalla graduatoria e, di conseguenza, anche dai fondi (1 milione di euro) messi a disposizione dal Comune. Un problema riconosciuto dalla stessa amministrazione, che nei successivi bandi ha «allargato le maglie», cercando di evitare l’estremo opposto: un’accoglienza senza regole, da cui potessero nascere soluzioni poco dignitose.

[...]

Federico Capurso

giovedì 19 gennaio 2017

Povertà a Roma - Emergenza freddo: la notte dei clochard nella chiesa di san Callisto

SIR
La Santa Sede ha messo a disposizione la chiesa di San Callisto, nel quartiere romano di Trastevere, per l'accoglienza notturna di una trentina di persone senza dimora. E' gestita dalla Comunità di Sant'Egidio, che ne segue 3.000 tra i 7.000 che vivono sulle strade di Roma. Quest'anno tutta la città si è mobilitata per aiutarli, in una gara di solidarietà mai vista prima.

venerdì 13 gennaio 2017

Emergenza freddo: Elemosineria vaticana, aperta la chiesa di San Calisto in Trastevere per dare riparo notturno

SIR
La Comunità di Sant’Egidio, a motivo dell’emergenza freddo di questi giorni, da sabato 7 gennaio scorso ha aperto la chiesa di San Calisto in Trastevere per dare riparo notturno alle persone di strada che non hanno altro rifugio, sino a quando permarranno le basse temperature. 




Lo rende noto l’Elemosineria vaticana. La chiesa e i locali sono in zona extraterritoriale, proprietà della Santa Sede. La chiesa è un luogo di culto antico, edificato intorno al pozzo dove fu martirizzato Papa Calisto I, nel 222. L’attuale edificio è del XVII secolo. È una Rettoria connessa alla Parrocchia di Santa Maria in Trastevere e affidata alla Comunità di Sant’Egidio, che vi svolge attività di culto e di catechesi, particolarmente per gli anziani e le persone con disabilità.



Sono circa trenta le persone, fra italiani e stranieri che normalmente vivono per strada, attualmente ospitati per la notte nella chiesa e nei locali attigui, opportunamente riscaldati e provvisti di letti e coperte e servizi igienici. Gli ospiti possono cenare dalle ore 19 in poi, presso la vicina mensa di Via Dandolo, e quindi accedere alla chiesa di San Calisto tra le 20 alle 22. 

La mattina lasciano l’edificio intorno alle ore 8. L’accoglienza è garantita dai volontari della Comunità di Sant’Egidio che sono presenti durante tutto l’orario di apertura e, a turno, anche la notte. Ogni ospite viene preso in carico dai volontari e accompagnato nella ricerca di soluzioni alle sue necessità materiali e di salute. Nei giorni successivi alla prima accoglienza si cercano, laddove è possibile, situazioni di accoglienza più stabili.