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martedì 27 aprile 2021

Foggia - "Razzisti a caccia di neri". Migranti del ghetto colpiti da fucilate, avevano denunciato degli italiani che li avevano rapinati.

La Repubblica
Biggie colpito al volto da una fucilata esplosa da un suv. “Volevano punirci perché abbiamo denunciato un furto”

Foggia: il Ghetto Rignano
Foggia - Biggie fa fatica a parlare. Ma non ha perso le parole. Una pallottola gli è esplosa davanti alla faccia, mandando in frantumi il lunotto posteriore della vecchia Opel a bordo della quale viaggiava insieme con due amici. Non lo hanno ammazzato per una questione di centimetri. Biggie ha la bocca impastata dai punti che i chirurghi degli Ospedali Riuniti di Foggia gli hanno messo da poco. Fa fatica a parlare, si diceva. Ma non ha paura: "Erano in tre, ci hanno affiancati, erano a bordo di una grande macchina bianca, abbiamo sentito soltanto il rumore. È esploso il vetro, poi ho visto tutta la faccia. 

Cercavano noi, i neri del Ghetto. Volevano farci paura. Ma noi non possiamo smettere di parlare". "Ora ho soltanto sonno. Bastardi", Konate è appena rientrato al Ghetto dopo una giornata in ospedale. Parla con un filo di voce, sulla Opel c'era anche lui: "Ci volevano far pagare di averli denunciati: l'altra notte, quando sono venuti a rubare, i nostri amici li hanno fermati e fatti arrestare. Noi vogliamo vivere e lavorare come persone oneste. Noi non siamo come loro".

Foggia, ghetto di Rignano. Il sole sulla più grande tendopoli di braccianti d'Italia - oggi ci sono poco meno di mille persone, nei momenti di sovraffollamento sono arrivati anche a 3-4mila, all'interno ci sono supermercati, bar, barbieri, sembra una città, con le sue regole e le sue attrazioni, eppure tutto questo sulla carta non esiste, non dovrebbe esistere - si sta abbassando ma nessuno riesce a dimenticare cosa è accaduto quattordici ore prima. 

E cosa potrebbe succedere ancora se si continua a far finta di nulla. Tre ragazzi - Sinayogo Boubakar, 30 anni, del Mali, Konate Mamadou, 26, anche lui maliano, Keita Abdoulaye, 30 anni, Costa d'Avorio - si stavano spostando dal ghetto alla loro baracca, a poche centinaia di metri di distanza, a Torretta Antonacci. 
Erano le due della notte quando sono stati avvicinati da una "grande macchina bianca", un Suv, all'interno del quale c'erano tre persone, probabilmente italiani. Uno ha abbassato il finestrino e ha sparato, con un fucile a pallini. I colpi hanno mandato in frantumi il cruscotto della Opel. I vetri sono finiti addosso a Sinayogo, che tutti chiamano Biggie perché effettivamente è grandissimo, che si è tagliato tutto il volto, la bocca, i vetri sono finiti ovunque. "Poteva morire" hanno detto i medici che lo hanno operato in ospedale. Il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro, che coordina le indagini affidate ai carabinieri, non ha dubbi: si è trattato di un agguato. È stata sfortuna che sia capitato a loro. Ma non un caso. Chi ha sparato aspettava la prima macchina di "neri". Per spaventarli e punirli.

"Stiamo lavorando" dice a Repubblica Vaccaro, "ma è possibile che il fatto sia da collegare con quanto accaduto 24 ore prima". Nella notte tra sabato e domenica quattro italiani si sono presentati a Torretta Antonacci per rubare del gasolio, necessario per il funzionamento dell'impianto di illuminazione del centro di accoglienza. Sono stati visti e bloccati dai migranti che hanno chiamato la polizia. 

In tre malviventi sono riusciti a scappare. E mentre fuggivano hanno gridato: "Vi uccidiamo tutti, neri bastardi". Uno non ce l'ha fatta, ed è stato bloccato dai ragazzi del Ghetto: li ha prima minacciati con una pistola. Poi ha offerto loro del denaro perché lo lasciassero andare. 
I migranti hanno rifiutato e hanno aspettato la polizia che poi l'ha arrestato. 

Così è stato. "Sono stati cittadini modello, davvero" dice il procuratore Vaccaro. "E non siamo sorpresi". Il procuratore non dimentica cosa è accaduto in questi anni. Ha visto braccianti uccisi dai caporali perché avevano provato a protestare per la loro vita da schiavi: due euro all'ora per dieci ore di lavoro al giorno. Li ha visti morire ammassati in pulmini fatiscenti, mentre andavano al lavoro. Annegati mentre cercavano di bere di nascosto nelle cisterne, come bestie. Due anni fa dei ragazzi del Ghetto sono stati presi a pietrate da delinquenti del posto: razzisti, annoiati, un migrante ha perso per sempre un occhio.

"Biggie lo conosco da più di un anno" racconta Raffaele Falcone, sindacalista della Cgil che per molti di questi ragazzi è fratello maggiore. "È un nostro iscritto, lavora regolarmente in un'azienda qui vicino, gli vogliono tutti bene". Questo è tempo di asparagi, ma le piogge hanno mandato in fumo un pezzo del raccolto. Tra un po' comincia il grande del lavoro: i pomodori. "Il Ghetto si riempirà - dice Falcone - e noi dovremo essere in grado di dare risposte a questi ragazzi. Biggie, per esempio, è ancora in attesa di avere una risposta sul suo permesso di soggiorno. E aspetta da più di un anno". Biggie in ospedale, comunque, sorride. "Sto meglio. Grazie".

venerdì 29 maggio 2020

L'uccisione dell'afroamericano George Floyd. #icantbreathe (non posso respirare) lo slogan delle proteste contro il razzismo in USA

La Repubblica
Ancora una notte di violenze e scontri a Minneapolis con centri commerciali devastati, auto in fiamme, strade invase dai lacrimogeni, collegamenti pubblici sospesi.


I manifestanti che protestano per la morte di George Floyd, l'afroamericano di 46 anni ucciso dalla polizia, hanno anche occupato un commissariato di polizia e dopo lo hanno dato alle fiamme. 


I media locali riferiscono che i manifestanti sono riusciti ad entrare nel commissariato frantumando i vetri delle finestre, vandalizzando gli uffici e dando alle fiamme parte dell'edificio. Quest'ultimo è stato evacuato per sicurezza, dopo che gli agenti hanno esploso alcuni proiettili di gomma contro i dimostranti. Altri edifici della zona sono stati vandalizzati appiccando dei fuochi.

giovedì 28 maggio 2020

Dopo l'agghiacciante uccisione di George Floyd a Minneapolis, l'Onu agli Stati Uniti: «Fermate gli omicidi degli afroamericani da parte della polizia»

Il Messaggero
Basta con gli omicidi degli afroamericani. Gli Stati Unitidevono agire per fermare questi abusi da parte della polizia. È quanto ha chiesto l'Alto Commissario dell'Onu per i diritti umani, Michelle Bachelet, dopo l'uccisione del 46enne George Floyd a Minneapolis.


Intanto il sindaco Jacob Frey ha chiesto l'intervento della Guardia Nazionale alla luce degli scontri avvenuti dopo la morte di George Floyd e nel timore che possano esplodere nuovi disordini ancor più violenti Frey non si è detto contrario alle manifestazioni, tuttavia si è detto preoccupato per la sicurezza dei suoi cittadini. «Imploro la nostra città - ha detto - imploro la nostra comunità, imploro ognuno di noi a mantenere la calma e la pace. Onoriamo la memoria di George Floyd».

Si allargano inoltre negli Stati Uniti le proteste. A Los Angeles centinaia di persone hanno partecipato ad una marcia contro la violenza della polizia. Durante la manifestazione, l'auto di una pattuglia della California Highway Patrol è stata attaccata. «Le manifestazioni pacifiche sono il simbolo del nostro Paese, la violenza non è necessaria e danneggia il messaggio, esorto tutti voi a protestare pacificamente per il bene e la sicurezza di tutti», è l'invito rivolto ai manifestanti dallo sceriffo della contea di Los Angeles, Alex Villanueva. 

La polizia di Memphis, in Tennessee, ha risposto alle proteste con gli agenti anti sommossa ed almeno due persone sono state arrestate. Dopo che nella seconda notte di proteste a Minneapolis si sono registrate violenze, incendi e saccheggi, la famiglia di Floyd ha esortato i manifestanti a rimanere pacifici. Lo stesso ha fatto il governatore del Minnesota, Tim Walz, parlando di una «situazione estremamente pericolosa». Oggi all'alba la polizia ha reso noto che un uomo è rimasto ucciso nei pressi della zona che è stato teatro delle proteste.

La mobilitazione
«Aiuto, per favore. Non posso respirare!». La frase che è divenuta lo slogan del movimento Black lives matter (la vita dei neri ha un valore), è stata pronunciata di nuovo lunedì scorso a Minneapolis dall'afroamericano George Floyd, morto con le mani legate dietro la schiena, sdraiato a terra sull’asfalto, e con un poliziotto bianco che per otto minuti gli ha tenuto il ginocchio pigiato sul collo, senza che l’arrestato avesse opposto resistenza, e con totale disprezzo per il rantolo di voce con il quale protestava lo stato di travaglio nel quale si trovava.

Quella frase, «non posso respirare», è diventata adesso un grido di battaglia nelle strade della città statunitense infuocata dalla guerriglia in seguito alla morete di Floyd.

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venerdì 8 novembre 2019

La vergogna continua! La giunta di destra di Pescara dice no alla cittadinanza onoraria per Liliana Segre.

Globalist
Da Carlo Masci una incredibile giustificazione: "dovremmo conferirla anche ai tanti rappresentanti delle istituzioni che ricevono pubbliche offese e minacce".

Alla fine non si smentiscono e, come al solito , trovano le scuse più adatte per non far vedere che non sopportano la senatrice a vita: "Mancano i presupposti per dare la cittadinanza onoraria purché manca un legame con il nostro territorio: a questo punto dovremmo conferirla anche ai tanti rappresentanti delle istituzioni che ricevono pubbliche offese e minacce".
Frasi ignoranti e perfino provocatorie quelle pronunciate dal sindaco di centrodestra di Pescara, Carlo Masci, sulla proposta di Marinella Sclocco, consigliera comunale di centrosinistra, di conferire la cittadinanza onoraria a Liliana Segre. 


Perché non si tratta di minacce contro il primo che passa per la strada, ma per una senatrice a vita testimone della Shoah e che rappresenta un esempio vivente della brutalità del nazi-fascismo e dell’obbrobrio dell’antisemitismo.

Ha detto Masci: "Segre è una persona che ha sofferto, che riconosciamo come simbolo e che invito ufficialmente a Pescara, il 27 gennaio, per la commemorazione della Shoah - ha proseguito Masci - Su questi argomenti non si può essere divisi, ma la proposta di Sclocco mi sembra strumentale e ritengo non si possano fare strumentalizzazioni per creare divisioni".

Dare la cittadinanza a Liliana Segre è strumentalizzazione politica?

giovedì 7 novembre 2019

Italia - La vergogna di dover proteggere Liliana Segre con una scorta!

La Repubblica
Segre sotto scorta, dopo le minacce assegnata tutela a senatrice a vita.
Dopo le minacce via web e lo striscione di Forza nuova esposto nel corso di un appuntamento pubblico cui partecipava a Milano, il prefetto Renato Saccone ha deciso di assegnare la tutela alla senatrice a vita Liliana Segre, deportata nel campo di concentramento di Auschwitz quando aveva 14 anni.
 

Da oggi, avrà due carabinieri che la accompagneranno in ogni suo spostamento. La notizia è pubblicata su alcuni quotidiani milanesi, dopo le polemiche che hanno accompagnato il battesimo della commissione “Segre”, la commissione straordinaria che si occuperà del contrasto all'intolleranza, al razzismo, all'antisemitismo e all'istigazione all'odio e alla violenza.

La decisione di assegnare alla senatrice a vita è stata presa durante il Comitato per l'ordine pubblico e la sicurezza che si è tenuto ieri. Sugli insulti e minacce ricevuti dalla senatrice via web la Procura di Milano ha aperto un'inchiesta allo stato contro ignoti. A occuparsene è il Dipartimento antiterrorismo. Sono oltre 200 i messaggio di odio online che la senatrice riceve quotidianamente.

mercoledì 6 novembre 2019

Ormai la lotta al razzismo non è più valore assoluto. In Lombardia la "destra" boccia la commissione contro il razzismo e si ripete la vergogna vista in Parlamento

Globalist
Il Pd aveva proposto di istituire in regione un organo simile a quello voluto da Liliana Segre e approvato dal Senato.


Il Consiglio regionale della Lombardia ha respinto con 42 No e 30 Sì la proposta del Pd di istituire una commissione consiliare speciale “per il contrasto ai fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza” sul modello di quella approvata in Senato su proposta della senatrice a vita Liliana Segre. Contrari Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia, il gruppo Misto e gli altri esponenti del centrodestra, favorevoli Pd, M5S e gli altri consiglieri di opposizione.


La richiesta era stata inserita su proposta del consigliere Pd Pietro Bussolati tra i punti della mozione urgente presentata da Monica Forte del Movimento 5 Stelle, che è stata votata per parti separate. 

Gli altri punti sono stati approvati da tutte le forze politiche tranne Fratelli d’Italia e Viviana Beccalossi del Gruppo Misto, ma con alcune modifiche richieste dalla maggioranza. In sintesi il testo definitivo votato dall’Aula impegna la giunta regionale a invitare la senatrice Segre a una visita istituzionale in Consiglio regionale, “con l’auspicio - aggiunto da Forza Italia - che tale visita avvenga in una data vicina al giorno della memoria”. 

Inoltre, a “manifestare a Liliana Segre la stima e la profonda solidarietà per le ignobili aggressioni di cui è stata oggetto e il nostro profondo rispetto per la sua storia personale sulla quale non è tollerabile alcuna forma di negazionismo e sottovalutazione”.
Su richiesta della Lega, infine, nelle premesse è stato posto un accenno di condanna alle contestazioni subite dalla Brigata Ebraica nel corso del corteo del 25 Aprile a Milano.

lunedì 4 novembre 2019

Amnesty - Onu, sotto la lente i diritti umani in Italia. Le preoccupazioni: criminalizzazione solidarietà, razzismo, xenofobia, migranti, rifugiati, rom, tortura

Amnesty International
Lunedì 4 novembre inizierà presso il Consiglio Onu dei diritti umani l’Esame periodico universale dell’Italia.



L’Esame è un importante meccanismo di valutazione della situazione dei diritti umani, attraverso interrogazioni e raccomandazioni da stato a stato.


Secondo Amnesty International, che ha sottoposto un suo documento di analisi al Consiglio Onu dei diritti umani, la situazione dei diritti umani è peggiorata rispetto all’ultimo Esame del 2014 e, soprattutto nell’ultimo anno, l’approccio delle autorità italiane nei confronti dei meccanismi di monitoraggio internazionali si è fatto teso.
Nel 2014 l’Italia aveva ricevuto 186 raccomandazioni. Ne ha accettate 176, riguardanti soprattutto la ratifica dei trattati; la creazione di un’autorità nazionale per i diritti umani; la lotta contro la discriminazione, il razzismo e la xenofobia; il contrasto alla violenza contro le donne; la difesa dei diritti dei rom e la tutela dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo.

Amnesty International ritiene che l‘attuazione da parte dell’Italia delle raccomandazioni da essa accettate sia stata ampiamente insufficiente nel periodo in esame, nonostante i progressi compiuti in alcuni settori.

Il documento inviato da Amnesty International al Consiglio Onu dei diritti umani passa in rassegna gli aspetti più critici in Italia: criminalizzazione della solidarietà, violazioni dei diritti dei rifugiati e dei migranti, anche nel contesto della cooperazione con la Libia, debolezze della legislazione in materia di tortura, operato delle forze di polizia e discriminazione nei confronti dei rom in materia di alloggio adeguato.

giovedì 31 ottobre 2019

Commissione Segre contro il razzismo - Sì al Senato con la vergognosa e preoccupante astensione di tutto il centro destra

Avvenire
Scoppia la polemica, che coinvolge anche Forza Italia. Carfagna: questa non è la mia casa, stiamo tradendo i nostri valori e cambiando pelle.

Nasce al Senato una commissione straordinaria per combattere razzismo, antisemitismo e ogni forma di istigazione all'odio. Ma la creatura voluta da Liliana Segre non ha i voti di Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia.



La mozione della maggioranza che ha il sigillo della senatrice a vita (prima firmataria del testo), è stata approvata con 151 sì, 98 astensioni e nessun no. Il centrodestra compatto non l'ha votata, facendo saltare l'unanimità e provocando l'attacco feroce di Italia viva, Democratici e 5Stelle


Matteo Salvini (in Aula per il voto) si difende in nome del no a razzismo, odio e antisemitismo «senza se e senza ma», accusando però la sinistra di spacciare per razzismo lo slogan sovranista "Prima gli italiani". E avverte: «Non vogliamo bavagli e stato di polizia che ci riportano a Orwell».

Oltre al documento della maggioranza, sul tavolo di Palazzo Madama c'erano altre quattro mozioni (due di FdI, una della Lega e una di FI). Avviata la discussione, dalle opposizioni sono cominciati i distinguo. Eppure, l'ex bambina che fu deportata ad Auschwitz e una dei 25 piccoli italiani sopravvissuti all'Olocausto, ci contava su un voto il più ampio possibile.

«Speravo che sull'odio in generale il Senato sarebbe stato festante e avrebbe trovato una sintonia generale», ammette amara Segre. Dopo l'approvazione, l'Aula l'ha applaudita a lungo, tutti in piedi ed Emma Bonino si è avvicinata e le ha stretto la mano. Del resto la vicinanza a parole è stata unanime, specie dopo i tanti insulti ricevuti. Tuttavia a non convincere il centrodestra, alcuni passaggi del testo. Per FdI, ad esempio, tra le espressioni di odio nella mozione si citano nazionalismo ed etnocentrismo e allora il senatore Giovanbattista Fazzolari osserva: «Così si mette fuori legge Fratelli d'Italia».

Per la Lega non è in dubbio la buona fede e la storia dell'ex deportata ma il rischio di «un uso strumentale» della commissione. Il capogruppo Massimiliano Romeo in Aula fa qualche esempio: «Sostenere che la famiglia formata da un uomo e una donna è un'espressione di odio rispetto ad altri tipi di famiglia? Dire che l'immigrazione illegale può mettere a repentaglio la nostra civiltà, è odio?». Da qui il niet leghista alla proposta lanciata dal Pd di votare un'unica mozione, partendo da quella Segre, per non fare «una classifica» di diversi tipi di odio.

Ma a far saltare il tentativo di unità si è aggiunta Iv: «Non mettiamo nessuna firma a una mozione con la Lega - è la stilettata del capogruppo Davide Faraone - perché i contenuti delle mozioni sono alternativi». Per un pò FI tenta la strada dell'unità, sperando in un testo condiviso ma alla fine cede e segue gli alleati: «Riteniamo troppo ambiguo il passaggio sul contrasto ai nazionalismi - spiega Lucio Malan per giustificare l'astensione - e la necessità di colpire anche dichiarazioni sgradite, anche quando non siano lesive della dignità della persona».

Ma in Forza Italia c'è chi protesta per il mancato sì: "La mia Forza Italia, la mia casa, non si sarebbe mai astenuta in un voto sull'antisemitismo. Stiamo tradendo i nostri valori e cambiando pelle. Intendo questo quando dico che nell'alleanza di centrodestra andiamo a rimorchio senza rivendicare la nostra identità. Se l'unità della coalizione in politica è un valore aggiunto, essa non può compromettere i valori veri, quelli che fanno parte della nostra storia", è il duro commento di Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia.

giovedì 10 ottobre 2019

Forte appello contro antisemitismo e razzismo in Europa. Rispondiamo all'attacco alla sinagoga di Halle con la manifestazione a Roma sabato 12/10

santegidio.org
Dopo il gravissimo attacco alla sinagoga di Halle, in Germania, una manifestazione e un forte appello contro ogni forma di antisemitismo e di razzismo‬.


Roma - Sabato 12 ottobre 2019, ore 19.15

appuntamento a piazza Santa Maria in Trastevere per dirigersi verso Portico d’Ottavia seguendo, a ritroso, il percorso dei deportati del 16 ottobre 1943, che dal quartiere ebraico di Roma vennero condotti fino al Collegio militare a Trastevere, prima di essere imprigionati nei treni con destinazione Auschwitz-Birkenau


giovedì 26 settembre 2019

Enar: "Il virus xenofobo infetta l'Italia, dal 2014 raddoppiano i crimini di stampo razzista.

Open
Un nuovo report pubblicato dalla Rete europea contro il razzismo (Enar), che cita dati dell’Ocse, restituisce una fotografia dei crimini a sfondo razzista in Europa. Dal 2014 al 2017 l’Italia è passata da 413 a 823 casi di violenze legate alla nazionalità e al colore della pelle. 
Leggi il report >>>
Nel documento, che prende in esame 24 Paesi europei, si evidenzia come anche in Italia molti immigrati decidano di non denunciare le violenze subite per paura che questo possa avere delle conseguenze sulla loro fedina penale.

Il report cita poi la Penisola per la buona pratica di aver introdotto nel 2014 un fondo volto a sostenere legalmente le vittime di discriminazione. Un razzismo che colpirebbe individui, ma anche organizzazioni e rappresentanti di comunità religiose e minoranze etniche.

È positivo che anche l’Italia abbia, così come circa la metà degli Stati Ue, delle linee guida per raccogliere dati e indagare sui crimini d’odio a sfondo razzista, ma, sostiene il report, alle forze dell’ordine non sono fornire «risorse sufficienti» (dalla formazione al personale) per gestire questo tipo di reati.

L’Enar denuncia poi «l’esistenza di forme sottili di razzismo all’interno del sistema di giustizia penale europeo». Di conseguenza «un numero significativo di crimini motivati dall’odio finiscono per non essere giudicati come tali».

venerdì 6 settembre 2019

Adesso occorre disintossicarsi dell'odio seminato. Cosenza: Calci al bambino africano che accarezza il figlio.

Il Manifesto
La stagione dell’odio non si arresta con il semplice cambio della guardia al Viminale. La disintossicazione di una società incattivita è un processo lungo e complicato. Le tossine sono dure a smaltire. E così i fatti di ordinario razzismo dei mesi scorsi continuano a ripetersi.

Un bambino nordafricano di tre anni preso a calci nello stomaco da un papà che sta accompagnando il proprio figlioletto nel passeggino. Accade in via Macallè, un vicolo a pochi metri dal corso principale di Cosenza. È martedì sera verso le 19, le strade sono piene di famiglie che riassaporano la città al rientro dalle vacanze. Centinaia di turisti si godono le statue moderne del Museo all’aperto Bilotti.

In una traversa ci sono tre minori nordafricani che aspettano la mamma a pochi metri dallo studio medico in cui si è recata per un rapido controllo. Pare che il più piccolo dei tre fratellini abbia visto passare un signore con un passeggino, si sia avvicinato ed abbia provato ad accarezzare il neonato che riposava all’interno.

L’uomo avrebbe reagito con gesti istintivi e violenti, prima strattonando i tre fratellini migranti, poi sferrando un forte calcio nello stomaco del più giovane che sarebbe caduto a terra, in preda ad una crisi respiratoria.

Immediato l’intervento di alcuni passanti che si sarebbero scagliati contro l’uomo. Un ragazzo lo avrebbe schiaffeggiato e costretto ad allontanarsi. Un’ambulanza intervenuta sul posto ha trasportato il bimbo in ospedale dove è stato soccorso. Le sue condizioni non sono risultate gravi e dopo gli accertamenti è stato dimesso. La famiglia ha sporto denuncia.
Sui social e nei blog è scattato il tam tam della solidarietà e dell’indignazione. Sconcerto nel mondo dell’associazionismo. Molte le voci preoccupate. Per risalire all’identità dell’autore del folle gesto violento, presumibilmente xenofobo, la questura sta visionando i filmati delle numerose telecamere a circuito chiuso, presenti nella zona.

A Cosenza vivono migliaia di migranti. In tema di accoglienza, esiste un tessuto spontaneo di associazioni, volontari, laici e realtà del volontariato cristiano, molto florido. Episodi di questo tipo non si sono mai verificati nel territorio bruzio prima di martedì notte.

lunedì 5 agosto 2019

Usa. Stragi con 29 morti tra El Paso e Dayton. Miscela di propaganda di odio e facile accesso alle armi. Attenta Italia!

Notizie Geopolitiche
Gli Usa continuano a pagare cara la libertà di detenere con facilità armi, comprese quelle da guerra. E così in 16 ore si sono consumate altre due stragi, la 249ma e la 250ma dall’inizio dell’anno, conteggio che tiene il sito Gun Violence Archive, il quale riferisce anche che sono 8.574 i morti e 17.013 i feriti da arma da fuoco nello stesso periodo.

Il primo caso è avvenuto ieri verso le 11,00 (ol) a El Paso, in Texas, dove un 21enne è entrato in un supermercato Walmart sparando all’impazzata ed uccidendo 20 persone e ferendone 26. L’aggressore, circondato in pochi minuti dagli agenti di polizia, si è consegnato ed è stato arrestato. si chiama Patrick Cruisis, autore già due anni fa di un manifesto suprematista bianco. 

Poco prima della strage commessa con un kalasnikov, sul web erano apparsi messaggi come “Risposta all’invasione ispanica del Texas”, “Questo attacco è una risposta all’invasione ispanica del Texas”. Gli inquirenti stanno ora indagando che vi sono dei collegamenti con l’autore della strage.

Il secondo fatto di sangue è avvenuto a Dayton, in Ohio, dove all’una di notte (ol) il 24enne Connors Betts ha sparato in un locale notturno uccidendo 9 persone e ferendone 26 prima di venire a sua volta ucciso dagli agenti di polizia. Il sindaco della città, Nan Whaley, ha spiegato in conferenza stampa che l’aggressore indossava un giubbotto anti-proiettile e aveva un fucile calibro 223 ed era attrezzato con dei caricatori ad alta capacità.

giovedì 25 luglio 2019

Ripetuti episodi di razzismo nel Foggiano. 4 aggressioni in pochi giorni a lavoratori immigrati

Avvenire
Quattro aggressioni negli ultimi 10 giorni a Foggia, 9 i ragazzi feriti mentre andavano nei campi L’allarme: «Regia comune». E cresce la paura: «Ci inseguono anche con le auto, vogliono investirci».
Il volto tumefatto del lavoratore
colpito a sassate martedì nel foggiano
Quattro aggressioni a lavoratori immigrati negli ultimi dieci giorni a Foggia. Tutte nella stessa zona, alla stessa ora e con le stesse modalità. E cresce la paura. Feriti nove ragazzi africani, il più grave, colpito a sassate in faccia all’alba di martedì, è ricoverato al reparto di chirurgia maxillofacciale dell’ospedale di San Giovanni Rotondo, per una frattura scomposta orbitozigomatico destra con evidente lesione cutanea ed edema palpebrale.

Dovrà essere operato e dovrà essere fatta la valutazione oculistica, per capire i danni subiti dall’occhio. Sono in tutto tre i giovani colpiti due giorni fa. Non erano insieme. Stavano andando al lavoro in bicicletta nella prima periferia est di Foggia. Ognuno da solo. E sono stati colpiti in momenti diversi anche se ravvicinati. Lungo la stessa strada ma in punti differenti. Segno di un’azione unica e preordinata.

Così come le precedenti. Il 13 luglio due persone vengono colpite alla testa da pietre lanciate da un’auto. Il 15 luglio, con la stessa dinamica, nella stessa area e sempre all’alba, vengono colpite tre persone, tutte sempre colpite alla testa. Il 17 luglio, di nuovo nella medesima zona e alle prime luci del giorno, mentre si reca al lavoro in motorino, un lavoratore viene speronato da un’auto, proprio in mezzo a un incrocio.

Nell’impatto perde un dente e si procura una ferita lacerocontusa al labbro inferiore. Mentre è riverso a terra sente una persona scendere dall’auto e colpire con forza il motorino che viene ulteriormente danneggiato. «Sul posto i carabinieri ci fanno vedere le telecamere. E dicono 'li becchiamo' – racconta Alessandro Verona, referente medico dell’unità migrazione di Intersos Italia, che sta seguendo gli immigrati feriti –. Ma dopo sei giorni arriva la quarta aggressione ».

Il 23 luglio, come detto, tre persone in bicicletta, ognuna in viaggio da sola verso il lavoro, vengono colpite alla testa ad altezze diverse della stessa strada statale. Con un particolare: i tre feriti indicano una macchina nera, piccola. Un vero bersagliamento con pietre tirate in testa. La goccia che fa traboccare il vaso è proprio il ferimento più grave, quello al volto. Il 13 luglio, quando vengono feriti dalle pietre, i primi due ragazzi non vanno subito a denunciare ma poi quando due giorni dopo l’aggressione si ripete, presentano la denuncia con l’aiuto di Flai-Cgil e Asgi.

L’episodio più grave martedì, quando un giovane africano è stato colpito a sassi in faccia: adesso è ricoverato in chirurgia all’ospedale di San Giovanni Rotondo. Gli agenti sulle tracce di una macchina presente durante gli attacchi.

Antonio Maria Mira

venerdì 19 luglio 2019

Giovani per la Pace “A Global Friendship to live Together in Peace” - 1.000 studenti da 16 Paesi europei ad Auschwitz per dire "NO" ad ogni forma di razzismo

Avvenire
A 80 anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale, all'incontro in Polonia parteciperanno ragazzi provenienti da 16 diversi Paesi europei.


Arrivano da 16 diversi Paesi europei i mille giovani che saranno a Cracovia, in Polonia, dal 19 al 21 luglio per partecipare all’incontro “A Global Friendship to live Together in Peace”, a 80 anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale. 

A organizzarlo, per lanciare un messaggio di unità e pace è il movimento dei Giovani per la Pace - legato alla Comunità di Sant’Egidio - impegnato, ogni giorno, nelle periferie con i bambini in difficoltà, i senza dimora, gli anziani soli in un tempo caratterizzato dalla reviviscenza di pregiudizi antisemiti e razzisti, dalla diffusione di slogan e atteggiamenti intolleranti e dalla crescita, specie tra i giovani, di movimenti nazionalisti, sovranisti e xenofobi.

Durante i giorni dell'incontro, i giovani (studenti universitari e delle scuole superiori) faranno memoria dell’orrore della seconda guerra mondiale, dell’abisso della Shoah e del Porrajmos (lo sterminio di Rom e Sinti), convinti che continui a essere un riferimento decisivo per il futuro dell’Europa, per costruire una civiltà del convivere e società inclusive.

Per i ragazzi ci sarà anche la possibilità di ascoltare la testimonianza di Lidia Maksymowicz, sopravvissuta da bambina al campo di sterminio di Auschwitz Birkenau e vittima di esperimenti medici nazisti. E sabato 20 luglio sono in programma la visita al museo del campo di Auschwitz e una marcia silenziosa nel campo di sterminio di Birkenau, con la deposizione di corone di fiori al monumento memoriale delle vittime del lager: saranno l’espressione dell’impegno dei ragazzi a contrastare ogni forma di violenza e razzismo

lunedì 13 maggio 2019

Mamme che difendono i loro figli da odio e razzismo ieri come purtroppo oggi

Blog Diritti Umani - Human Rights
Mamme che in tempi di guerra, di carestie e di razzismo hanno dovuto fare scudo per difendere i figli dall’odio, dalle bombe, dai proiettili, dalla fame e dalla disumanità.
Ieri come, purtroppo, oggi.

Fonte: Globalist

giovedì 9 maggio 2019

Roma - Famiglia rom minacciata a Casal Bruciato dai fascisti, la Raggi li difende e ci mette la faccia, Di Maio la lascia sola

Blog Diritti Umani - Human Rights
Roma. Casal Bruciato. Vergognosa provocazione dei neofascisti contro una famiglia rom, legittima assegnataria di un’abitazione con insulti e minacce sessiste e xenofobe. La sindaca Raggi li difende ma Di Maio parla come Salvini …
Urla, insulti sessisti e una contestazione feroce. Virginia Raggi decide di metterci la faccia, a Casal Bruciato, dove da ormai tre giorni una famiglia rom vive da reclusa dopo l’assegnazione di una casa popolare, e trova ad attenderla un clima caldissimo.

La presenza della sindaca agita ancora di più gli animi di chi, a partire da Casapound, guida la protesta. Raggi è costretta a lasciare il quartiere scortata dalla polizia, non prima però di aver ribadito la sua posizione: “Questa famiglia risulta legittima assegnataria di un alloggio e la legge si rispetta. Siamo andati a conoscerli e sono terrorizzati.

Abbiamo anche fatto conoscere la famiglia ad alcuni condomini del palazzo. Chi insulta i bambini e dice di voler stuprare le donne si faccia un’esame di coscienza”, dice a chiare lettere.

Il gesto di coraggio della prima cittadina non trova però l’appoggio di Luigi Di Maio. Fonti del Movimento 5 Stelle infatti fanno filtrare l’irritazione del capo politico per la scelta di Raggi, giudicata inopportuna tanto nei tempi quanto nei modi. Di diverso parere invece gli esponenti capitolini del M5S che la difendono a spada tratta: “Quello che sta succedendo a Casal Bruciato è inaccettabile. Ed è vergognoso che dei bambini non possano andare a scuola perché hanno paura di uscire di casa. Tutto questo deve finire. Roma non è razzista”, dichiarano. 

La sindaca incassa anche la solidarietà del presidente della commissione Antimafia, il grillino Nicola Morra, e pure quella del Pd in un asse inedito con Nicola Zingaretti. “Raggi ha avuto coraggio e voglio esprimerle la mia solidarietà”, il pensiero del segretario dem. Anche il direttore della Caritas romana e il vescovo ausiliario di Roma, Gianpiero Palmieri, hanno voluto fare visita alla famiglia rom, di origine bosniaca ma cittadini italiani, composta da padre, madre e 12 figli.

Fonte: Jobsnews

martedì 7 maggio 2019

Roma - Famiglie e bambini Rom minacciati dai fascisti nelle loro case. "Papà abbiamo paura, ci vogliono uccidere"

HuffPost
A Casal Bruciato proteste per l'assegnazione di un alloggio ad una famiglia rom. Sul posto anche Casapound, che annuncia sit-in. Raggi replica: "Non possono sostituirsi alle istituzioni".
Imer è un marito e un padre che cerca di incoraggiare sua moglie e i suoi 12 bambini spaventati. “Ci hanno minacciati, ci hanno detto ‘vi ammazziamo, zingari, vi buttiamo una bomba’”. Siamo di nuovo a Casal Bruciato, questa volta in via Satta, al civico 20. E l’offensiva contro i rom continua. “Quando siamo arrivati stamattina qui, all’alloggio che il comune di Roma ci ha dato - dice l’uomo ad HuffPost - loro erano di sotto”. Il sospetto che i militanti di Casapound abbiano ricevuto una “soffiata” da qualcuno c’è. Patrizia, la volontaria e operatrice interculturale dell’Opera nomadi che ha accompagnato la famiglia assegnataria, è sicura: “Quando siamo saliti il dirimpettaio di casa parlava con una vicina e diceva che sapeva già da questa mattina alle 5 che sarebbero venuti. Allora io dico: chi ha fatto trapelare questa notizia? Non lo sapevo neanche io e gli assegnatari non conoscevano il numero civico dell’appartamento”.

A sera di neofascisti ne sono rimasti forse una decina, ma alle 10 “erano più di 50”. La paura di Imer e della sua famiglia non è ancora passata. “Vediamo cosa succede stanotte, se si calma o no la situazione”.

Nella casa non c’è ancora la luce e il capofamiglia non vuole che si riprendano i volti dei suoi figli. E’ tornato da poco da fare la spesa, scortato da due agenti di polizia. Ci fa entrare nell’alloggio che il Campidoglio gli ha dato: “Mia moglie ha fatto domanda nel 2017. Ci è arrivata la lettera dal comune e siamo arrivati stamattina”. Vengono dal campo nomadi della Barbuta, nel settimo municipio, quello di Ciampino. Sono 14 persone in totale e l’età media dei bambini è bassa. Il più grande avrà 10-12 anni al massimo. Sono seduti al buio su un materasso, posto nell’angolo della stanza principale, quello che si può immaginare essere un soggiorno, visto che l’appartamento non è ancora ammobiliato. “Ai bambini ho detto ‘state calmi, non succede niente’. Questi ci vogliono cacciare via, non so per quale motivo”, dice incredulo, con le mani giunte. “Non abbiamo occupato questa casa, hai capito? Adesso non so come finisce”.

Non lo sa nessuno, a dire il vero. Casapound ha annunciato che domani è pronto un sit-in a via Satta, sulla falsariga di quello di via Facchinetti, a poche centinaia di metri di distanza, quando una famiglia rom a cui spettava regolarmente una casa era stata costretta ad andare via. La sindaca Raggi intanto torna all’attacco: “Casapound deve rispettare le leggi dello Stato italiano - scrive su Facebook - Speculano sulla pelle di tutte le persone e, intanto, occupa abusivamente un palazzo in pieno centro a Roma. Predica male e razzola ancora peggio. Non fatevi ingannare da questi imbroglioni”. Tensioni politiche a parte: per Imer e la sua famiglia la notte è ancora lunga.

lunedì 8 aprile 2019

8 Aprile - Giornata dei Rom: “Auguri a tutti i Rom, Sinti e popolazioni romanì, contro ogni discriminazione e razzismo"

santegidio.org
Parole e comportamenti razzisti fanno male a tutti. L'integrazione dei Rom è possibile, ed è un vantaggio per la società


In occasione del Romanò Dives, la giornata internazionale dei Rom, che si celebra l’8 aprile, la Comunità di Sant’Egidio rivolge gli auguri a tutti i Rom, Sinti e alle popolazioni romanì che si identificano con questo nome. Invitando a ricordare una storia segnata da persecuzioni e sofferenze - come il Porrajmos, lo sterminio durante la seconda guerra mondiale - occorre condannare con fermezza parole e comportamenti discriminatori, razzisti e violenti, come accaduto recentemente a Torre Maura, un quartiere di Roma, quando si è impedito a poche decine di persone - quasi per la metà bambini - perfino di mangiare, arrivando al vergognoso gesto di calpestare il cibo. 

Sono gesti che fanno male a tutti e disonorano la città, senza risolvere o, meglio, aggravando i problemi esistenti in periferie abbandonate ormai da tempo da istituzioni e forze politiche.

Non bisogna abituarsi ad un linguaggio aggressivo che offre un'immagine distorta della realtà, ma al contrario occorre valorizzare tanti esempi di inclusione sociale, molto più diffusa nel nostro Paese di quanto si pensi. L'impegno di Sant'Egidio per favorire l'inserimento scolastico dei Rom, anche attraverso le Scuole della Pace (luoghi in cui i più piccoli apprendono a vivere insieme nel rifiuto di ogni violenza), la formazione e l'inserimento nel mondo del lavoro, incontra quotidianamente l'atteggiamento positivo e costruttivo di tanta parte - associazioni, istituzioni, famiglie - della società italiana.

Non sono pochi infatti i nuclei familiari che in diverse città vivono in case e non sono pochi i Rom che lavorano, contribuendo al benessere della società. Esempi positivi di integrazione non mancano pure in numerose scuole, grazie al lavoro silenzioso e tenace di maestri e insegnanti, a cui le istituzioni sono chiamate ad assicurare maggiore continuità, evitando gli sgomberi che interrompono il percorso scolastico di bambini e ragazzi e vanificano, di fatto, gli sforzi dei loro educatori. A ciò si aggiunga che gran parte dei Rom, non più nomadi da anni, sono cittadini italiani.

Auspichiamo dunque che la Giornata Internazionale dedicata al popolo Rom sia occasione per prendere le distanze da un linguaggio e da pratiche che tendono ad allargare le distanze e i pregiudizi e per intraprendere con coraggio iniziative volte a favorire la piena integrazione nel tessuto sociale del nostro Paese, certi che da questo trarranno beneficio tutti gli italiani.

domenica 17 marzo 2019

Assume un pizzaiolo nero, clienti boicottano il suo locale. Lui: "Non m'importa: i razzisti non entrino"

Linkiesta
Il proprietario: "Questione di dignità. Quando gli ho detto dei commenti si è messo a piangere, non voleva più venire a lavorare, l'abbiamo convinto a restare".



Un ristoratore sceglie di assumere un giovane ragazzo africano come pizzaiolo e da quel momento il suo locale si svuota: è quanto accaduto a Montescudo-Montecolombo, paesino della provincia di Rimini. Protagonista della vicenda, riportata dal Corriere della Sera, è Riccardo Lanzafame, gestore di una storica locanda, che oggi dichiara:

Lo dovevo fare, è una questione di dignità, non si può attaccare un ragazzo di colore: è razzismo. E per me è inaccettabile.

Lanzafame ha deciso di appendere fuori dal suo locale un cartello che riporta un messaggio chiaro: "In questo locale abbiamo assunto un ragazzino africano, se sei razzista non entrare". Il caso è scoppiato a seguito di un commento apparso sulla pagina Facebook del paese, contenente insulti razzisti contro il giovane aiuto-cuoco, 20enne originario del Gambia. Il ristoratore dichiara:

C'è stato chi ha scritto che potevo fare a meno di assumere un africano, forse era meglio un Papa nero.

Dopo i commenti sgradevoli, per Lanzafame e il suo locale è arrivato perfino il boicottaggio:

Domenica scorsa sono partite le telefonate: mi ordinavano pizze poi non le venivano a prendere. Ma io vado avanti.

La scelta di assumere il giovane era stata fatta sulla base delle referenze fornite dalla scuola alberghiera che frequentava. Oggi il ristoratore difende il suo dipendente e racconta:

È un ragazzo bravissimo, sa fare le pizze. Quando gli ho detto dei commenti si è messo a piangere, non voleva più venire a lavorare, l'abbiamo convinto a restare. Perché questo razzismo? Le persone devono farsi un esame di coscienza.

domenica 3 marzo 2019

Milano: 200.000 alla marcia antirazzista 'People, prima le persone': Sfilato ong, sindacati, scout . E' l'Italia che dice basta!

Ansa
A Milano si è svolta la manifestazione contro il razzismo 'People, prima le persone'. All'iniziativa hanno partecipato - secondo la stima dell'assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino - 200mila persone. 


Il corteo è stato aperto uno striscione giallo con il nome dell'evento, tenuto dagli scout, vicino a loro il sindaco di Milano Sala. 'E' un momento di grande cambiamento per il Paese, è questa la nostra visione dell'Italia. Uno spartiacque per la società', dice. Fra i presenti i segretari della Cgil, Maurizio Landini, della Uil, Carmelo Barbagallo, i governatori della Toscana, Enrico Rossi, e del Lazio, Nicola Zingaretti. Molte le famiglie con bambini arrivate alla coloratissima manifestazione.
"Una grande iniziativa pubblica per dire che vogliamo un mondo che metta al centro le persone. La politica della paura e la cultura della discriminazione viene sistematicamente perseguita per alimentare l'odio e creare cittadini e cittadine di serie A e di serie B. Per noi, invece, il nemico è la diseguaglianza, lo sfruttamento, la condizione di precarietà": è l'appello di 'People - prima le persone'
"Inclusione, pari opportunità e una democrazia reale per un Paese senza discriminazioni, senza muri, senza barriere" sono i motivi - come si legge nell'appello - per cui è stata promossa questa mobilitazione nazionale. 
Ma anche "perché crediamo che la buona politica debba essere fondata sull'affermazione dei diritti umani, sociali e civili. Perché pensiamo che le differenze - legate al genere, all'etnia, alla condizione sociale, alla religione, all'orientamento sessuale, alla nazione di provenienza e persino alla salute, non debbano mai diventare un'occasione per creare nuove persone da segregare, nemici da perseguire e ghettizzare o individui da emarginare. Noi siamo per i diritti e per l'inclusione. Noi siamo antirazzisti, antifascisti e convinti che la diversità sia un valore e una ricchezza culturale".
A sfilare insieme ai bambini scout, il sindaco di Milano Giuseppe Sala. In un "momento di grande cambiamento" per il Paese "è questa la nostra visione di Italia" dice primo cittadino di Milano per il quale in questo momento "ci troviamo a uno spartiacque" a livello di società.

L'assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino, che si trova in testa al corteo, ha detto. "Questa - ha aggiunto - è l'Italia che dice basta".