Pagine

Visualizzazione post con etichetta giovani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giovani. Mostra tutti i post

domenica 28 aprile 2019

Manduria. Violenza per gioco e noia di giovani portano alla morte di un pensionato psichico. La violenza colpisce i più fragili non solo gli stranieri

Messaggero
Violenti per gioco o per noia. Avevano preso di mira un pensionato che aveva problemi psichici, viveva da solo, appariva indifeso, succube, e non reagiva alle provocazioni. Per loro era diventato uno zimbello da deridere. 
Solo due dei 14 giovani indagati per la morte del 66enne di Manduria (Taranto) che ha subito per anni violenze in stile «Arancia meccanica» hanno precedenti. Gli altri vivono in contesti familiari definiti «normali», quasi tutti frequentano ancora la scuola, e, stando alle dichiarazioni dei loro legali, ora si dicono pentiti di quello che hanno fatto.

Dodici minorenni tra i 16 e i 17 anni e due maggiorenni di 19 e 22 anni sono indagati dalla procura dei minori e della procura ordinaria per i reati di di omicidio preterintenzionale, stalking, lesioni personali, rapina, violazione di domicilio e danneggiamento. L’inchiesta che ha sconvolto la comunità di Manduria, comune del versante orientale tra i più grandi della provincia di Taranto, riguarda la morte di Antonio Cosimo Stano, ex dipendente dell’Arsenale militare deceduto il 23 aprile scorso a distanza di 18 giorni dal suo ricovero nell’ospedale cittadino, dopo essere stato sottoposto a due interventi chirurgici. 

I giovani, secondo gli inquirenti, durante gli assalti nell’abitazione dell’uomo e per strada si sarebbero ripresi con i telefonini mentre sottoponevano la vittima a violenze con calci, pugni e persino bastoni, per poi diffondere i video nelle chat di Whatsapp.

giovedì 4 aprile 2019

Torre Maura - 15enne contrasta Casapound: "siete qui solo per raccattare voti, io so di Torre Maura, voi di dove siete? Odiate solo le minoranze, nessuno deve essere lasciato indietro"

Globalist
Simone ha solo 15 anni ma ha avuto il coraggio di andare controcorrente e di attaccare Casapound: "siete qui solo per raccattare voti, io so di Torre Maura, voi di dove siete?".

Gli si crea subito una folla intorno, ma lui non si fa intimidire. Nella voce, che trema appena, c'è la consapevolezza di stare andando controcorrente, una corrente fascista e carica di odio che non lo attacca subito forse solo perché stupito della sua giovane età, e del suo coraggio.

Simone ha solo 15 anni e davanti a lui ci sono gli esponenti di Casapound. Siamo a Torre Maura, da ieri sera un campo di battaglia per l'arrivo di 70 famiglie rom ospitati dal centro di accoglienza di via dei Codirossoni. 

Casapound è arrivata quasi subito, cavalcando la protesta, alzando cori razzisti e aizzando le persone a dire bestialità come "bruciateli vivi". Bruciare vive quelle famiglie, quei bambini, chiamati 'scimmie' e prese a sassate e sputi. Scene da Medioevo.

Simone ha solo 15 anni, ma il cuore e il cervello maturi al punto da capire dove sta la verità: "questa gente è trattata come merce, nessuno deve essere lasciato indietro".
"È sempre la stessa cosa, quando ti svaligia casa un rom tutti dobbiamo andargli contro, se lo fa un italiano allora stiamo tutti zitti. Si va sempre contro la minoranza, a me non mi sta bene".
Casapound gli risponde, cerca di sminuirlo: "sei uno su cento, solo tu pensi queste cose".
"Almeno io penso" risponde Simone, "almeno io non mi faccio spingere dalle cose vostre per raccattare voti". "E perché" lo aggredisce Casapound, "quelli della tua fazione politica non ci vengono qui?". 
"Io non ne ho fazione politica, io so de Torre Maura, tu di dove sei?" attacca Simone, che inizia a scaldarsi, prima che una donna lo tiri via, attaccando i giornalisti: "non potete riprenderlo, è minorenne".

venerdì 9 novembre 2018

Migranti. Decreto sicurezza, 18.000 posti di lavoro a rischio per il taglio dei 35 euro. Soprattutto giovani italiani

Avvenire
Ecco quale sarà l'effetto dei tagli ai servizi di integrazione nei centri di accoglienza voluti dal vicepremier Salvini e dalla Lega. Anche i controlli verranno ridotti.



Decine di migliaia di richiedenti asilo in strada e almeno 18mila italiani senza lavoro. Saranno gli effetti più grossi delle nuove linee per i centri di accoglienza predisposte dal ministero dell’Interno, con i famosi drastici tagli ai 35 euro al giorno. 


La cooperativa InMigrazione, che da anni si occupa del fenomeno migratorio, ha analizzato nel dettaglio il nuovo schema di capitolato per la gestione dei Cas, presentato con gran soddisfazione due giorni fa dal ministro Salvini, confermando la gravi conseguenze denunciate nei giorni scorsi da Avvenire. I tagli previsti dalle nuove linee guida riguardano infatti esclusivamente costi legati all’erogazione di servizi di integrazione, garantiti con l’impiego di figure professionali specializzate.

Un’occupazione giovanile stimata in oltre 36mila posti di lavoro qualificati, che con il taglio dei servizi rischia di perderne la metà. Ma non solo, perché, come spiega il presidente della cooperativa, Simone Andreotti, «in presenza di nuovi bandi pubblici con pro die pro capite tagliati, molti gestori privati che lavorano sulla qualità e su centri con piccoli numeri potrebbero non poter partecipare e chiudere».

Entrando nel merito dei tagli, si conferma che il privato che deciderà di partecipare ai nuovi bandi non dovrà più preoccuparsi di garantire l’insegnamento della lingua italiana, il supporto per la richiesta di asilo, la formazione professionale, la positiva gestione del tempo libero (attività di volontariato, di socializzazione con la comunità ospitante, attività sportive). 

«Agli ospiti dei Cas – denuncia Andreotti – sarà quindi proposto di non fare nulla, di passare i giorni ad aspettare i lunghi tempi della burocrazia della valutazione della domanda di asilo, che può superare i 12 mesi, bighellonando, arrangiandosi alla meglio, senza alcuna mediazione culturale e senza strumenti di conoscenza e di orientamento per entrare in contatto con la parte più sana della società, capace di sviluppare percorsi positivi e all’insegna della legalità». Col rischio di finire in mano al lavoro nero, all’accattonaggio e alla microdelinquenza.

Ma anche i servizi che rimangono sono fortemente tagliati: sparisce lo psicologo e diminuiscono pesantemente le ore minime settimanali dell’assistenza sociale. Come si legge nello studio, nei Cas che ospitano sino a 50 persone viene chiesta la presenza dell’assistente per 28,8 minuti al mese per ospite contro 86,4 minuti dei vecchi bandi. E in strutture sino a 150 ospiti la media scende a 12,8. Analoghi i tagli per la mediazione culturale: nei centri più piccoli ogni ospite potrà contare su 48 minuti al mese (prima 2 ore e 52,8 minuti); nelle strutture più grandi si scende addirittura ad 19,2 minuti. «Eppure – prosegue Andreotti – il non sostenere adeguatamente fragilità sociali e psicologiche può portare a concreti rischi, anche per la sicurezza e l’incolumità delle persone accolte e per la comunità ospitante».

Crolla anche l’assistenza sanitaria. Nei Cas sino a 50 persone viene chiesta la presenza del medico per assicurare una media di 4 ore per ogni ospite all’anno, senza più l’obbligo di avere in struttura la presenza di un infermiere. Per i centri più grandi la media di presenza settimanale del medico per ospite scende a 19,2 minuti. 

Infine quasi scompare il servizio di controllo e presenza. Il direttore (precedentemente a tempo pieno) presidierà strutture fino a 50 ospiti per appena 18 ore a settimana e gli operatori richiesti (1 ogni 50 ospiti) non garantiranno neanche la copertura delle 24 ore (la notte i centri saranno autogestiti dagli ospiti). Nei centri più grandi la notte sarà "coperta", ma con un rapporto operatori/ospiti di appena 1 a 150. 
Antonio Maria Mira

lunedì 23 aprile 2018

USA - Dopo la nascita del movimento "March For Our Lives" - L’onda degli studenti contro le armi torna in piazza. «Enough is enough»

Il Manifesto
Nell'anniversario della strage alla Columbine. «Enough is enough», ripetono gli studenti, «quando è troppo è troppo», e sono serissimi ed organizzati, ripetono che la loro arma è il voto è molti di loro saranno maggiorenni in tempo per votare alle elezioni di medio termine a novembre, penalizzando i politici che non abbracciano una posizione seria per il controllo delle armi.



Sono passati diciannove anni dal massacro alla Columbine High School in Colorado, dove hanno perso la vita dodici studenti e un insegnante, vennero ferite 24 persone, e i due studenti autori della strage si suicidarono, sparandosi a loro volta.

La data di questo drammatico anniversario è stata scelta da migliaia di studenti delle scuole superiori in tutti gli Stati uniti per tornare a manifestare, facendo un walk out, un’uscita contemporanea dalle scuole all’ora in cui, quasi 20 anni fa, si apriva il fuoco nel liceo del Colorado. Gli studenti hanno ripetuto ancora una volta che i politici non fanno abbastanza per garantire la loro sicurezza, nonostante da allora le sparatorie, specialmente nelle scuole, non siano mai diminuite; l’ultima è avvenuta solo un’ora prima delle manifestazioni, a Ocala, in Florida, dove una ragazza di 19 anni con una pistola è entrata in una scuola superiore ed ha sparato a una ragazza di 17 anni.

ENOUGH IS ENOUGH, ripetono gli studenti, «quando è troppo è troppo», e sono serissimi ed organizzati, ripetono che la loro arma è il voto è molti di loro saranno maggiorenni in tempo per votare alle elezioni di medio termine a novembre, penalizzando i politici che non abbracciano una posizione seria per il controllo delle armi.
Alcuni degli studenti più noti di questo neonato ma già bene organizzato movimento, come David High, sopravvissuto alla sparatoria del 14 febbraio scorso a Parkland in Florida, è diventato maggiorenne pochi giorni fa e ha ribadito sui social la sua determinazione a votare per le elezioni di midterm, dalle quali dipendono le sorti degli equilibri al Congresso. Campagne di sensibilizzazione che puntano a riempire le urne di giovani contro le armi sono organizzate e diffuse capillarmente, come quella spinta da Now This, il sito web e società portale di notizie che distribuisce contenuti, principalmente video, per dispositivi mobili e piattaforme social, dove in tre minuti una neo diciottenne spiega perché questo voto che si avvicina può fare la differenza.

È una novità  questo impegno politico così sentito da parte di un’intera generazione di giovani, sostenuti da tutti i politici e attivisti per il controllo delle armi che da decenni non riescono a far breccia nella direzione di una legislazione responsabile, ma che ora vedono in questo movimento la possibilità di poter incidere.


Marina Catucci - New York

lunedì 4 settembre 2017

Stati Uniti. Trump contro i Dreamer: pronta la mannaia su 800mila giovani immigrati

Avvenire
Martedì l'annuncio sulla decisione di abrogare la legge voluta da Obama che consente di studiare senza essere espulsi. Ira del congresso e dei grandi dell'industria.

Donald Trump si prepara a infliggere un nuovo colpo all'eredità di Barack Obama, smantellando il programma per i Dreamer, i giovani immigrati illegalmente da bambini negli Stati Uniti. 

Un'iniziativa che ha scatenato l'ira del suo stesso partito in Congresso e di Corporate America: 350 amministratori delegati, dalla Silicon Valley a Wall Street, si appellano infatti a Trump affinché non tocchi il programma. Una decisione è attesa a breve: prima dallo Studio Ovale ha detto "nel fine settimana", poi ha rinviato tutto a martedì.
"Vogliamo bene ai Dreamer, vogliamo bene a tutti", ha aggiunto rispondendo a chi gli chiedeva se i giovani immigrati dovessero essere preoccupati. L'abolizione del programma però si tradurrebbe nell'espulsione di migliaia di ragazzi, circa 800.000, arrivati negli Usa da bambini con genitori immigrati illegali. Il Daca (Deferred Action for Childhood Arrival) introdotto dall'ex presidente Barack Obamaconsente ai giovani Dreamer di studiare e lavorare negli Stati Uniti senza l'incubo di essere rimpatriati. A Trump però la misura non è mai piaciuta, tanto da averla definita "un'amnistia" durante la campagna elettorale.

Ora Trump ha la possibilità di agire, ma non senza rischi. I repubblicani in Congresso lo hanno già criticato, difendendo il programma. "Ci sono ragazzi nel limbo. Sono ragazzi che non conoscono altro Paese se non gli Stati Uniti", ha affermato Paul Ryan, lo speaker della Camera, secondo il quale è il Congresso a dover agire sul tema dei Dreamer e non il presidente. Parole dure che lasciano intravedere un possibile nuovo fronte di scontro fra Trump e il suo partito, quando ancora non si è aperta la stagione calda in Congresso. Al rientro la settimana prossima dopo la pausa estiva, parlamentari e senatori si troveranno subito ad affrontare temi scottanti: un possibile shutdown del governo e l'aumento del tetto del debito, senza il quale gli Stati Unti farebbero default.

Critico nei confronti di Trump anche il senatore repubblicano Orrin Hatch, convinto che un'azione del presidente "complicherebbe ulteriormente il sistema dell'immigrazione, che ha bisogno di una soluzione legislativa permanente". A chiedere a Trump di preservare il programma targato Obama sono anche le grandi aziende americane. I loro amministratori delegati - da Mark Zuckerberg e Warren Buffett, da Tim Cook a Jeff Bezos - hanno scritto una lettera aperta al presidente: se i Dreamer venissero espulsi, "l'economia americana perderebbe 460,3 miliardi di dollari di Pil", è la loro tesi.

sabato 26 agosto 2017

Sant'Egidio. Barcellona, dai giovani di tutta Europa un appello per la pace

Avvenire
Nella città ferita dall'attentato sulla Rambla il settimo incontro internazionale dei Giovani per la pace. I fiori per le vittime, l'appello alla pace. Domenica le conclusioni di Marco Impagliazzo.


“Dopo l’orrore degli attacchi terroristici in Barcellona noi vogliamo mostrare la nostra volontà di pace e il nostro impegno per lavorare alla costruzione di una società di coesistenza”. L’appello alla pace dei giovani della Comunità di Sant’Egidio risuona in tante lingue diverse, forte e commovente, oggi sulla Rambla, accanto i fiori, ai lumini e ai peluche che ricoprono i punti dove sono cadute 15 vittime nell’attentato terroristico del 17 agosto.

Sono 500, sono giovani e forti e determinati a non cedere alle ragioni del male i ragazzi provenienti da tutta Europa che si sono radunati a Barcellona, la città ferita dall’attentato del 17 agosto, per il settimo incontro internazionale dei Giovani per la Pace Europei. 

L’incontro del movimento dei giovani della Comunità di Sant’Egidio presente in Europa e in altri continenti, dopo Cracovia, Roma, Berlino, Anversa e Parigi si è aperto oggi presso il Museo del Mare di Barcellona per una tre giorni di incontri, riflessioni, scambi e visite anche nei luoghi più poveri e svantaggiati della città catalana. 


A chiudere domenica l’incontro con il presidente della Comunità Marco Impagliazzo e la preghiera della sera. Il tema è “More Youth, More Peace” (Più giovani, più pace) e vedrà a confronto ragazzi che tutto l’anno si occupano di costruire “quotidianamente” la pace operando a favore dei bambini dei quartieri più svantaggiati, degli anziani, dei senza tetto e dei rifugiati.

I ragazzi di Sant’Egidio hanno deciso di lanciare un forte messaggio di pace proprio dalla città ferita dagli attentati. Oggi dalle 18 i giovani hanno sfilato in silenzio sulla Rambla, dal mare sino al punto dove il mezzo degli attentatori ha terminato la sua folle corsa, depositando lì 15 bouquet di fiori, uno per ogni vittima, portati da 15 ragazzi di nazionalità diverse leggendo poi il loro manifesto per la pace dedicato le vittime degli attentati di Barcellona e Cambrils.

“Ancora una volta abbiamo scelto il dialogo e la solidarietà con i più poveri e i più deboli della nostra società per costruire un futuro di pace e di coesistenza in Europa e nel mondo – dicono fieri e pieni di speranza – Noi siamo convinti che solo il dialogo e l’integrazione aprono la via alla pace. Noi vogliamo sconfiggere il male col bene, far trionfare il perdono sulla vendetta. Per questo noi vogliamo contribuire attivamente a creare un’Europa dove tutti possano vivere insieme: un mondo senza razzismo”.

Al termine dell'appello per la pace è seguito un invito a scambiare un gesto di pace. I ragazzi e la gente comune sulla Rambla hanno cominciato ad abbracciarsi e a stringersi le mani, augurandosi "pace".

Un messaggio che verrà portato domani, sabato, dai 500 giovani che, guidati dal presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo e dai rappresentanti della Comunità in Spagna, si uniranno a partire dalle 18 alla grande manifestazione contro il terrorismo organizzata dalla Città di Barcellona e dalla Generalitat, presente anche il re Felipe VI di Spagna.

Angela Calvini

giovedì 10 agosto 2017

Onu, strage di migranti adolescenti gettati in mare davanti alle costedello Yemen

La Repubblica
Le vittime sarebbero una cinquantina. Il trafficante di uomini ha costretto i ragazzi a scendere dalla barca. L'Oim: "Erano tutti piuttosto giovani, l'età media era di circa 16 anni".


Almeno 50 migranti adolescenti somali ed etiopi sono stati "affogati deliberatamente" l'otto agosto da uno scafista al largo della costa dello Yemen. Lo afferma l'Organizzazione internazionale per la migrazione (Oim). Il trafficante avrebbe costretto 120 ragazzi a gettarsi in mare vedendo dopo aver avvistato, vicino alla costa, un'imbarcazione dell'autorità marittima.

Durante un normale giro di controllo, lo staff dell'Oim ha trovato i resti di 29 migranti africani sepolti alla meglio nella sabbia dai sopravvissuti, nella provincia yemenita di Shabwa lungo il golfo di Aden. Gli operatori Onu hanno anche prestato soccorso a 27 ragazzi scampati alla strage che erano rimasti sulla spiaggia, mentre altri superstiti erano fuggiti. I dispersi sarebbero 22. "Erano tutti piuttosto giovani, l'età media era di circa 16 anni", ha detto la portavoce dell'Oim Olivia Headon che ha definito l'accaduto "scioccante e disumano".

Il racconto di chi è riuscito a salvarsi è atroce. "I sopravvissuti ci hanno detto di essere stati costretti a buttarsi in acqua, alcuni spinti fisicamente in mare dallo scafista che poi è ripartito per tornare in Somalia e prendere un altro carico di persone da portare nello Yemen seguendo la stessa strada", ha spiegato Laurent de Boeck, il capo della missione Oim nello Yemen. "La sofferenza dei migranti su questa rotta è enorme. Troppi i giovani pagano i trafficanti con la falsa speranza di un futuro migliore ", ha concluso de Boeck.

Lo stretto braccio di mare tra il Corno d'Africa e lo Yemen è una rotta molto battuta dai trafficanti di uomini, anche se il Paese dal 2015 anni è dilaniato dalla guerra. Una strada che, secondo l'Oim, quest'anno è già stata percorsa da almeno 55mila persone (un terzo di loro sono donne) provenienti in gran parte da Somalia ed Etiopia, sperando di trovare lavoro nelle ricche 'petromonarchie' sunnite del Golfo, dove peraltro sono trattati spesso alla stregua di 'servi'.

Ma nonostante il conflitto, che vede schierati da una parte una coalizione di Paesi sunniti guidati dall'Arabia Saudita e dall'altra i ribelli sciiti Houthi, sostenuti dall'Iran, in Yemen i migranti africani continuano a passare, proprio perché non c'è un'autorità centrale che possa impedire loro di sbarcare e proseguire poi il loro viaggio. Ma proprio a causa della guerra il tragitto diventa sempre più pericoloso e i migranti finiscono spesso nelle mani dei guerriglieri o di banditi senza scrupoli.

mercoledì 12 luglio 2017

Migranti, 2016: hanno cercato fortuna all’estero 285mila italiani. Più degli stranieri sbarcati sulla Penisola

Il Fatto Quotidiano
Le anticipazioni del Dossier 2017 del centro studi Idos. Se ne sono andati diplomati, laureati e dottori di ricerca nel cui percorso di studi lo Stato aveva investito quasi 9 miliardi, e la stima è per difetto. Due su tre non ritornano. Il danno è in parte compensato dai flussi d'ingresso degli immigrati: sono sempre di più quelli con alti livelli di istruzione.


In Italia si emigra come negli anni del dopoguerra. Il Centro studi Idos stima che nel 2016 285mila italiani hanno lasciato il loro Paese di nascita. Nel dopoguerra erano 300mila. 

Ad andarsene sono soprattutto laureati e dottorandi in cerca di migliori condizioni lavorative: i “migranti economici” dell’Italia. Sono più degli stranieri che sbarcano sulle nostre coste: 181mila nel 2016, 200mila quelli attesi quest’anno. Sono le anticipazioni del Dossier statistico sull’immigrazione 2017, che il centro studi cura insieme alla rivista Confronti. Da cui si deriva anche che questa fuga di cervelli costa al Paese che non riesce a valorizzarli almeno 8,8 miliardi di euro: tanto lo Stato italiano ha speso per la loro formazione, prendendo la parte più bassa della forchetta.

Idos raggiunge la cifra di 285mila attraverso la comparazione di diverse fonti. Il primo bacino da cui attinge il centro studi è quello Istat, che registra gli italiani non più residenti. Il dato per il 2016 è di 114mila. 

Non tutti gli italiani che si trasferiscono all’estero, però, cambiano residenza. Anzi, nei due Paesi di maggiore emigrazione italiana – Germania e Gran Bretagna – gli uffici statistici registrano da tre anni un numero di nuovi residenti italiani di tre volte superiore rispetto ai dati Istat. 

Per questo il dato di Istat è stato moltiplicato da Idos di 2,5 volte. Conferma che il numero di italiani che ha lasciato il proprio Paese è maggiore di quanto intercettato dall’Istat arriva dall’Aire, l’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. In questo caso il dato di nuovi iscritti nel 2016 è di 224mila, di cui il 55% per motivi di lavoro.

domenica 9 luglio 2017

Venezuela. Tribunale militare condanna al carcere 27 studenti

parstoday.com
Un tribunale militare ha ordinato la carcerazione di ventisette studenti venezuelani arrestati in un'università di Maracay, nel nord del Paese, dopo manifestazioni contro il presidente Nicolas Maduro.


Lo ha annunciato l'ong Foro Penal. "La procura li ha incriminati per i reati di appello alla rivolta, furto di effetti appartenenti alle forze armate, distruzione e violazione delle zone di sicurezza", ha indicato l'avvocato Alfredo Romero, direttore dell'ong. 

I ventisette studenti, arrestati domenica all'università Upel di Maracay, sono stati detenuti nelle carceri di diritto civile, secondo il legale. Che ha chiarito che con quest'ultimo affare, sono "433 i prigionieri politici in Venezuela". 

Il tribunale ha inoltre condannato ai domiciliari cinque donne arrestate nella stessa operazione. L'ong ha denunciato a più riprese i processi di civili di fronte ai tribunali militari, contravvenendo alle norme internazionali e come mezzo di sanzione contro l'ondata di manifestazioni al presidente Maduro che hanno provocato 89 morti da inizio aprile.

mercoledì 29 giugno 2016

Germania, un gruppo di ragazzi compra una nave e parte per salvare i migranti nel Mediterraneo

Il Fatto Quotidiano
L'idea è dell'associazione Jugend Rettet, fondata da due giovani di Berlino, Jakob Schoen, e Lena Waldhoff, rispettivamente 20 e 23 anni. Grazie a una campagna di crowdfunding divisa in due fasi sono stati ottenuti oltre 300mila euro, e presto la barca sarà pronta per partire e pattugliare il mare per sei mesi, guidata da un equipaggio di professionisti e volontari.



Quando hai vent’anni ci sono diversi modi di pensare al mare. Puoi avere in testa solo una vacanza, una bella foto da condividere con gli amici. Oppure avere uno sguardo inquieto che riesce a spingersi un po’ più in là, oltre l’indifferenza e oltre una politica umanitaria che di umano ha ancora poco. Seguendo quest’ultima strada, un gruppo di nove ragazzi tedeschi, tutti giovanissimi, ha deciso di raccogliere i fondi per comprare una nave, rimetterla a nuovo e trasformarla in un’imbarcazione da salvataggio, per i migranti che attraversano il Mediterraneo in fuga da miseria e guerra. Un’idea ambiziosa e coraggiosa, un progetto serio, elaborato nei minimi dettagli, che nel giro di un anno è diventato qualcosa di più.

Alla base c’è la volontà di fare qualcosa di concreto per affrontare l’emergenza migranti, e allo stesso tempo di creare una rete europea, una sorta di piattaforma di discussione tra i giovani, per promuovere la partecipazione e sviluppare il tema del soccorso in mare e quello delle politiche di asilo. “Siamo un gruppo di giovani con la possibilità di cambiare qualcosa – spiega Jakob Schoen sul sito del progetto – Una nave non è una soluzione a lungo termine. Tuttavia servirà a salvare vite umane. E farà sorgere una domanda: perché al posto dei governi europei, sono i giovani, con una loro iniziativa privata, a doversi fare carico di questa missione?”.
[...]

I giovani dell'Associazione "Jugend Rettet"
“Il nostro obiettivo è semplice: meno morti nel Mediterraneo. Da una parte c’è la nave, impiegata per le missioni di soccorso. Dall’altra, Jugend Rettet vuole costruire una rete europea dedicata ad adolescenti e giovani, che vogliano scambiarsi opinioni e pensieri sul ruolo dell’Europa in questa emergenza umanitaria. In questo modo le persone hanno la possibilità di essere coinvolti nella discussione sulle politiche di asilo”.
Per questo l’associazione ha promosso, oltre alla raccolta fondi per sostenere le spese, anche la creazione di gruppo di “ambasciatori” del progetto, distribuiti per il momento in tutto il nord Europa.

La nave scelta è un’imbarcazione olandese, in grado di ospitare un centinaio di persone. Ha delle caratteristiche precise, è dotata di scialuppe, giubbotti di salvataggio e serbatoi di acqua dolce, per soccorrere chi si trova in stato di disidratazione. A bordo ci sarà una squadra di professionisti, medici, skipper, e operatori, aiutati da volontari. Dieci persone suddivisi in turni bisettimanali. “Un equipaggio professionale garantisce che le operazioni siano condotte in modo sicuro e serio. Ma l’organizzazione vuole anche dare ad alcuni giovani la possibilità di partecipare direttamente nelle missioni di soccorso come marinai”. La partenza è prevista per la fine di giugno.