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domenica 12 luglio 2020

Egitto - Al Sisi fa scattare la censura. Dall'inizio della pandemia in cella 10 medici e 6 giornalisti arrestati per aver parlato del Covid

Corriere della Sera
Almeno dieci medici e sei giornalisti sono stati arrestati in Egitto dall'inizio della pandemia, per aver messo in dubbio i dati ufficiali o la capacità del governo di Abdel Fattah Al Sisi di gestire la crisi. 
Lo scrive l'Associated Press, citando, tra gli arrestati, un medico che ha scritto un articolo sulle difficoltà del sistema sanitario, un farmacista che lamentava sui social la scarsità di mascherine, una dottoressa incinta che aveva prestato il cellulare a chi voleva denunciare un contagio. A molti altri è stato intimato di tacere.

Un corrispondente del Guardian ha lasciato l'Egitto temendo l'arresto, i colleghi del New York Times e del Washington Post sono stati redarguiti. 

I casi registrati sono oltre 76 mila; i morti 3.300 (il numero più alto nel mondo arabo). Le cifre testimoniano anche il sacrificio del personale sanitario: 117 dottori, 39 infermiere, 32 farmacisti sono morti. Ma chi vive stia zitto, altrimenti è un "nemico dello Stato" che rischia 5 anni di carcere.

mercoledì 8 aprile 2015

Turchia: opposizione accusa "gigantesca censura" dopo oscuramento reti sociali.

ANSAmed
Ankara - Il governo del presidente islamico Recep Tayyip Erdogan ha dato il via alla corsa verso le elezioni politiche del 7 giugno, che un commentatore ha definito "forse le più importati della storia" del paese, con una "gigantesca censura" accusa oggi la stampa di opposizione.

Ad Ankara la tensione rimane alta dopo l'oscuramento ieri di Facebook, Twitter, Youtube e di altri 166 siti e le minacce a Google scattati per imporre la cancellazione delle immagini del giudice Mehmet Selim Kiraz ripreso con una pistola puntata contro il capo. 

L'opposizione grida alla censura, Cumhuriyet parla di "democrazia dimezzata" e accusa il governo islamico di avere imposto "il maggiore black-out finora delle reti sociali" nel mondo. Yurt parla di "gigantesca censura" e di un "bando vergognoso", Birgun avverte che il paese richia di avviarsi verso "caos e censura" da qui al voto.

Erdogan già aveva bloccato per settimane Youtube e Twitter un anno fa dopo imbarazzanti rivelazioni in rete sulla 'tangentopoli del Bosforo'. Allora le due reti sociali si erano rifiutate di censurare i loro utenti. Questa volta in poche ore invece hanno oscurato in Turchia gli account con la foto che non piace al governo obbedendo all'ordine di un giudice di Istanbul.

L'accesso è stato sbloccato. Cosi ha fatto anche Google, rileva Hurriyet.

In parallelo sette quotidiani turchi critici con il governo islamico sono stati incriminati per "propaganda per un gruppo terroristico" per avere pubblicato la foto. Il pm Mehmet Selim Kiraz era stato preso in ostaggio la settimana scorsa da due membri del gruppo di estrema sinistra Dhkp-C che chiedevano "giustizia" per un ragazzo ucciso dalla polizia durante le proteste di Gezi Park. Pm e rapitori erano morti nell'assalto delle teste di cuoio turche.

 Il governo afferma che Kiraz è stato ucciso dai rapitori, ma vi è il sospetto che non sia cosi. I risultati dell'autopsia non sono stati resi pubblici. Il capo dell'opposizione Kemal Kilicdaroglu ha chiesto vengano comunicati immediatamente al paese. L'avvio di fatto della campagna per le politiche con la presentazione oggi delle liste fa levitare ulteriormente la tensione. Erdogan chiede agli elettori una ampia maggioranza assoluta per il partito islamico Akp che gli consenta di cambiare la costituzione e imporre un regime presidenziale forte. 'Una dittatura' per l'opposizione. 

I sondaggi danno però l'Akp in forte calo di consensi. L'opposizione spera in una prima sconfitta di Erdogan. Ma teme che da qui al voto una 'strategia della tensione" insanguini il paese. Per il quotidiano Yeni Akit l'attacco sabato al bus del Fenerhbace, vincitore del Trabsonspor, rientra in questa strategia "di una mente occulta" che cercherebbe di "creare il caos prima del voto". Due persone sono state arrestate a Trebisonda accusate di essere responsabili degli spari sull'autostrada lungo il Mar Nero contro il pulman dei calciatori del Fenehrbace. Avrebbero filmato con il cellulare l'agguato. Poteva finire in un bagno di sangue - e in una guerra civile fra tifoserie - se l'autista, colpito al volto, non avesse avuto il riflesso di fermare il pesante automezzo, evitando il peggio.

di Francesco Cerri

martedì 3 giugno 2014

Cina - Anniversario Tiananmen, al culmine la censura di internet

MISNA

Oggi, giornata che ricorda l’avvio della repressione (3-4 giugno 1989) della protesta studentesca in piazza Tiananmen, è arrivata al culmine la censura di Internet, secondo un piano avviato da tempo. Una censura a cui equivale, nelle aree più sensibili della grande Cina, a partire proprio dal luogo simbolo della protesta, uno stretto controllo del territorio, il blocco dell’informazione non ufficiale, l’arresto di presunti dissidenti, intellettuali e il controllo stretto di individui, gruppi o iniziative che potrebbero in qualche modo ricordare ai cinesi eventi mai apparsi sui libri di storia ufficiali e che la leadership ha cercato nell’ultimo quarto di secolo di cancellare dalla memoria collettiva.

Ultimo a cadere vittima della repressione online che si è dotata negli ultimi anni di strumenti perfezionati ma non impermeabili, come “il Grande Firewall cinese” che impedisce l’accesso a Facebook, Twitter e YouTube, è stato Google. Dopo il parziale ritiro dal paese nel 2010, proprio per problemi di censura, il servizio ha ora uno share di utilizzo rispetto ai social network attivi in Cina, di solo 1,2%, ma a essere state irraggiungibili oggi sono soprattutto le versioni straniere e quella globale: Google.com. Il motore di ricerca, in condizioni normali ampiamente utilizzabile attraverso la versione con base a Hong Kong, risulta oggi inaccessibile agli utenti della Repubblica popolare cinese.

Da giorni, anche portali e social network sono parzialmente disabilitati, in particolare nelle funzioni di ricerca.

Come denunciato anche da organizzazioni internazionali per i diritti umani, nelle ultime settimane decine di attivisti per i diritti umani e per le libertà civili, ma anche studenti e intellettuali sono stati arrestati e detenuti, in molti casi senza accuse formali.

Il tentativo di contrastare ogni iniziativa di coscientizzazione su Tiananmen – dove persero la vita almeno 200 manifestanti, ma per fonti indipendenti anche mille e oltre – che si avvale non solo di una massiccia presenza della polizia giustificata dal rischio di sanguinosi atti dimostrativi come quelli che negli ultimi mesi sono stati attribuiti a separatisti musulmani di etnia uigura, ma anche di 850.000 volontari che secondo le autorità sarebbero impegnati in una campagna anti-terrorismo della durata di 12 mesi.