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mercoledì 16 settembre 2020

Turchia - Arrestati 60 avvocati difensori di dissidenti accusati di complicità con gruppi terroristici

Corriere della Sera
In Turchia 60 persone tra avvocati, praticanti, laureati in legge e giudici sono stati arrestati perche’ stavano difendendo persone accusate di reati collegati al terrorismo e sono stati a loro volta accusati di complicita’ con gruppi terroristi. 


A riferirlo l’agenzia di stampa Anadolu, secondo cui tutti stavano seguendo casi di persone sospettate di far parte del gruppo del chierico Fetullah Gulen, oppositore del presidente Racep Tayyip Erdogan considerato la mente del fallito colpo di stato del 2016.

Sempre secondo Anadolu, le indagini condotte dalla procura hanno portato a spiccare 60 mandati d’arresto per affiliazione al movimento, e venerdi’ in sette diversi comuni della provincia di Ankara la polizia ha arrestato 48 avvocati, sette praticanti, quattro giudici gia’ precedentemente licenziati e un laureato in giurisprudenza.

Secondo Arrested Lawyers (Al), organizzazione che si batte per i diritti degli avvocati in Turchia, i professionisti sono stati arrestati come atto di “ritorsione per il lavoro che stavano svolgendo, in difesa di persone sospettate di affiliazione terroristica”. 
Un atto che viola la Convenzione internazionale dell’Avana, secondo cui “gli avvocati non possono essere identificati con i loro clienti o con i casi dei loro clienti nello svolgimento delle proprie funzioni”.

All’appello rivolto alla magistratura turca a non criminalizzare la professione hanno aderito gli ordini degli avvocati di Ankara, Istanbul, Smirne, Mardin, Sanliurfa, Gaziantep e Van, insieme alla Progressive Lawyers association e ad altri otto raggruppamenti con sede ad Istanbul.

In una nota, Arrested Lawyers denuncia che dopo la riforma degli ordini degli avvocati che il governo ha promosso a luglio le autorita’ hanno accelerato la pratica di criminalizzare quei legali che seguono casi di prigionieri di coscienza finiti in manette per la loro dissidenza politica. I 60 professionisti arrestati venerdi’ – fa sapere Al – si occupavano di persone che avevano a loro volta denunciato torture da parte delle forze di sicurezza oppure erano state vittime di sparizioni forzate.

L’ong calcola che migliaia tra giornalisti, attivisti, oppositori, intellettuali e avvocati siano attualmente incarcerati a causa di “una legge sul terrorismo molto generica che permette di far ricadere in questa fattispecie di reato ogni atto di critica o opposizione all’autorita’”.

A confermare il sospetto di un processo di criminalizzione contro giudici e avvocati, Arrested Lawyers cita parole di Erdogan pronunciate durante il suo discorso per l’apertura dell’anno giudiziario: “Quegli avvocati che difenderanno persone accusate di terrorismo non possono che essere dei terroristi. Se agiscono in questo modo, devono pagare anche loro”.

domenica 13 settembre 2020

Iran - Pena di morte - Eseguita la condanna del campione Navid. Testimoniaza estorta con la tortura e la famiglia della vittima disposta a perdonare

Huffpost
Il campione di lotta iraniano Navid Afkari ha perso la sua battaglia per la vita. Oggi è stato giustiziato in un carcere di Shiraz, dopo due condanne a morte per aver ucciso un funzionario pubblico nel corso di una delle tante manifestazioni svoltesi in Iran nel corso del 2018: tutte proteste originate da un profondo malessere economico e sociale, ma che in molti casi avevano finito per investire anche il sistema e le massime cariche della Repubblica Islamica. 

Credit: Graeme Sloan / Ipa / Fotogramma

Inutile dunque è stata la mobilitazione internazionale per la salvezza di Navid, con gli appelli lanciati anche da Amnesty International alla comunità internazionale ad intervenire presso le autorità iraniane per salvarlo dall’esecuzione. Con lui erano stati condannati anche i due fratelli Vahid e Habib, cui sono stati inflitti 54 e 27 anni di carcere. Tutti e tre avevano denunciato di avere subito torture in carcere, Vahid aveva confessato in pubblico sulla tv di stato ma poi ha ritrattato perché la sua confessione gli era stata estorta con la tortura, ha detto il suo legale Hassan Younesi. La richiesta di una revisione della sentenza sarebbe stata respinta in modo sommario dalla Corte suprema.

mercoledì 9 settembre 2020

Grecia, incendio nel campo migranti di Moria a Lesbo: migliaia in fuga nella notte. Atene dichiara lo stato di emergenza sull’isola per 4 mesi

Il Fatto Quotidiano
Secondo alcune fonti le fiamme sono state appiccate deliberatamente contro le nuove restrizioni anti-Covid. In 35 erano risultati positivi al virus. La commissaria Ue Ylva Johansson. "Ho accettato di finanziare il trasferimento immediato e l’alloggio sulla terraferma dei 400 bambini e adolescenti non accompagnati". Cinquanta andranno in Norvegia, Germania pronta a ospitare. Denuncia Msf: "Le persone a Moria vivono in condizioni disumane da anni"


Il campo profughi di Moria, situato sull’isola greca di Lesbo, è stato quasi completamente distrutto dalle fiamme dopo una serie di incendi scoppiati nella notte. Stando alle prime informazioni, migliaia di persone sono fuggite, anche se il sindaco di Mitilene (la città principale dell’isola) ha detto alla radio privata Skai Stratos Kytelis che “più di 12mila migranti sono sorvegliati dalla poliziasu un’autostrada”. 

Al momento non si hanno notizie di feriti, ma preoccupa la possibilità che tra le persone fuggite possa esserci qualcuno positivo al coronavirus, dato che la settimana scorsa 35 ospiti sono risultati positivi al tampone. Nel campo, ricorda l’Agenzia dell’Onu per i Rifugiati, sono presenti “più di 4mila bambini e altri gruppi vulnerabili, inclusi 407 bambini non accompagnati, donne incinte e anziani”.


Le fiamme sono state domate, ma hanno distrutto il centro sanitario e ampie aree residenziali.. Una situazione che ha spinto il governo greco a dichiarare a Lesbo lo stato di emergenza per 4 mesi. Il portavoce dell’esecutivo, Stelios Petsas, ha annunciato la decisione a seguito di una riunione di emergenza presieduta dal primo ministro Kyriakos Mitsotakis. Con lo stato di emergenza, Atene ha inviato tutte le forze, compresa la polizia, il personale antincendio e altri lavoratori pubblici per sostenere l’isola e i richiedenti asilo. 

Nel pomeriggio sono attesi sul posto il ministro dell’Interno Takis Theodorikakos, il ministro dell’Immigrazione Notis Mitarachi e il presidente dell’Organizzazione nazionale per la sanità pubblica Panagiotis Arkoumaneas. 

“Finora non è stata registrata alcuna perdita di vite umane, mentre i 408 minori rifugiati non accompagnati sono stati trasferiti in un luogo sicuro. Stanno bene. La priorità è proteggere i vulnerabili che vivevano a Moria. Stiamo per trasferirli in hotel sicuri e in altri alloggi”, ha detto il viceministro della Sanità Giorgos Koumoutsakos.

La reazione dell‘Unione europea non si è fatta attendere: la commissaria europea agli affari interni Ylva Johansson scrive su Twitter di aver “già accettato di finanziare il trasferimento immediato e l’alloggio sulla terraferma dei restanti 400 bambini e adolescenti non accompagnati” in quanto, aggiunge, “la sicurezza e il riparo di tutte le persone a Moria sono la priorità”. 

Solidarietà unanime da parte delle autorità europee, tra cui il presidente del Parlamento europeo David Sassoli (che parla di “emergenza umanitaria”) e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che ha chiesto al vicepresidente Margheritis Schinas “di andare in Grecia al più presto”. 

Intervenuto anche Charles Michel, presidente del Consiglio europeo: “Siamo in contatto con le autorità greche e pronti a mobilitare il nostro aiuto. Piena solidarietà con gli abitanti di Lesbo che stanno fornendo riparo ai migranti e allo staff”. Vicinanza espressa anche dal commissario europeo Paolo Gentiloni: “La Commissione europea collabora con le autorità greche per gestire l’emergenza umanitaria” scrive in un tweet. Intanto la Norvegia, attraverso le parole della premier Erna Solberg, ha già deciso di accogliere 50 dei residenti registrati nel campo di Lesbo, dando priorità ai “più vulnerabili”, ovvero le famiglie con bambini e i minori di 14 anni.

FQ

martedì 8 settembre 2020

Bielorussia: 'rapita' oppositrice Kolesnikova. Testimone, caricata su minibus a Minsk da uomini mascherati

ANSA
Maria Kolesnikova, capo della campagna elettorale del candidato (non ammesso) Viktor Babariko nonché alleata di Svetlana Tikhanovskaya, sarebbe stata caricata a bordo di un minibus con la scritta "comunicazione" da persone non identificate mascherate e portata via in una direzione sconosciuta. 

Lo fa sapere al portale Tut.by una testimone oculare. Il fatto sarebbe avvenuto nei pressi del Museo d'Arte Nazionale. "Il telefono di Kolesnikova è disponibile, ma non risponde al telefono", scrive Tut.by. "Il portavoce del Consiglio di coordinamento dell'Opposizione, Anton Rodnenkov, ha detto che Maria era sola nel centro della città per affari."

lunedì 7 settembre 2020

Messico, sono più di 75mila le persone scomparse e le vittime non hanno ancora ricevuto giustizia, altri 2.332 nei primi 6 mesi del 2020

La Repubblica
Città del Messico - L'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani(OHCHR) ha appena celebrato la decisione del Senato della Repubblica messicana di riconoscere la competenza del Comitato contro il triste fenomeno della sparizione forzata, dei cosiddetti desaparecidos. Un chiaro messaggio della priorità che dovrebbe avere per tutte le autorità messicane questo terribile problema.

Foto: AP
I numeri dei desaparcidos e le fosse clandestine. Il ministro Alejandro Encinas Rodríguez ha sottolineato in una conferenza stampa lo scorso agosto che il numero delle sparizioni è fortemente sceso. Tra gennaio e giugno 2019 sono stati registrati 3.679 scomparsi, mentre per lo stesso periodo del 2020 sono stati segnalati 2.332 casi. Bisogna sempre considerare che non si tratta di cifre assolute in quanto vi sono sei Stati che non hanno forniscono tutti i dati. Da quando Andrés Manuel López Obrador ha assunto la presidenza, 63.523 persone sono scomparse. Di questi, 35mila 652 sono stati trovati e 27mila 871 persone ancora non sono state trovate: 33.327 furono trovati vivi e 2.352 morti. Per quanto riguarda le fosse clandestine, il ministro ha detto che dal dicembre 2006 ad oggi le tombe illegali sono 3.978, di cui 6.625 sono state riesumate.

Un problema dimenticato per anni. Il governo messicano dopo questa decisione deve rispettare le molteplici raccomandazioni formulate da diverse organizzazioni internazionali per i diritti umani, e che il riconoscimento della competenza del Comitato contro la sparizione forzata significa l’obbligo di ricevere ed esaminare tutte le denunce, e soprattutto aprire il cammino a una attenzione specializzata alle vittime per proteggere i loro diritti, lavorando per garantire la non ripetizione. Dal 2013 il Comitato delle Nazioni Unite contro le sparizioni forzate ha chiesto al Messico di effettuare una visita nel Paese per esaminare direttamente il problema dei desaparecidos, con l'intento di identificare le linee d'azione per proteggere i diritti delle persone. Un impegno preso il 30 agosto dal presidente Andrés Manuel López Obrador.

Quegli undicimila in più. La cifra di 73mila 201 scomparsi rappresenta un aumento di oltre 11mila rispetto all'ultima volta che sono state offerte queste cifre, che era il 6 gennaio, quando il numero delle persone era stimato a 61mila 637. Questo non vuol dire che negli ultimi sette mesi siano scomparse 11mila persone, ma piuttosto che si è riusciti ad aggiungere al registro persone che fino ad ora non erano state inserite. Cifre che dimostrano l’importanza di questa nuova azione. All'unanimità, con 107 voti i senatori hanno approvato la dichiarazione inviata dal presidente Andrés Manuel López Obrador, un'azione appunto che era stata elusa nei sei anni di Enrique Peña Nieto, riluttante a invocare aiuti stranieri per combattere i suoi grandi mali.

domenica 6 settembre 2020

USA. Giudice federale vieta la detenzione dei bambini migranti negli alberghi

La Repubblica
Un giudice federale ha emesso un ordine che impedisce al governo degli Stati Uniti di detenere i bambini migranti negli hotel, una pratica che è stata una parte fondamentale del nuovo sistema di controllo dell'immigrazione. 

Fonte CNN
Lo riferisce la Cnn. Il giudice Dolly M. Gee ha ingiunto al Dipartimento della sicurezza interna (Dhs) di interrompere l'immissione di minori negli alberghi e di trasferirli in strutture autorizzate entro il 15 settembre. 

Secondo il magistrato, le condizioni negli hotel "non sono adeguatamente sicure e non tengono sufficientemente conto della vulnerabilita' dei minori non accompagnati in detenzione".

L'ordine si applica ai minori non accompagnati e ai bambini detenuti con i familiari. Prevede eccezioni per i bambini che devono essere trattenuti in hotel per una o due notti durante il transito o prima del volo. 

Il giudice richiede inoltre al governo federale di consentire a osservatori indipendenti e avvocati che rappresentano i bambini immigrati detenuti di accedere in tutte le strutture in cui i minori sono detenuti in base alle nuove restrizioni di salute pubblica.

"Questa Corte... riconosce che la pandemia può richiedere modifiche temporanee e di emergenza al sistema di immigrazione per migliorare la sicurezza pubblica", ha detto Gee. "Ma questa non è una scusa per il Dhs per eludere le protezioni umanitarie fondamentali che l'accordo di Flores garantisce ai minori sotto la loro custodia, specialmente quando non ci sono prove convincenti che l'albergo sia più sicuro delle strutture autorizzate".

Gli avvocati del governo hanno sollecitato il giudice a ritardare l'esecuzione della sua ordinanza durante l'udienza di venerdì sostenendo che il trasferimento sicuro dei bambini in nuove strutture richiederebbe tempo e coordinamento. 

Un portavoce delle forze dell'ordine e dell'immigrazione ha detto venerdì alla CNN via e-mail che l'agenzia "sta valutando la decisione del tribunale ma non è in grado di commentare ulteriormente a causa del contenzioso in corso".

sabato 5 settembre 2020

Rapporto Unhcr. Metà dei bambini rifugiati di tutto il mondo non frequenta la scuola. E il Covid-19 rischia di peggiorare la situazione

Avvenire
Pubblicato il quinto report sull'educazione dell'Alto commissariato Onu. «Il coronavirus rappresenta una grave minaccia all'istruzione dei richiedenti asilo».


Se in Italia la ripresa delle scuole resta un nodo ancora da sciogliere, a milioni di bambini rifugiati nel mondo il diritto all'istruzione continua a essere negato e il Covid-19 rischia di peggiorare ulteriormente la situazione. A dirlo è l'Acnur/Unhcr che ha pubblicato il suo quinto rapporto dedicato all'istruzione, “Coming together for refugee education".

Secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite, «se la comunità internazionale non intraprenderà azioni immediate e coraggiose per contrastare gli effetti catastrofici della pandemia, il potenziale di milioni di giovani rifugiati che vivono in alcune delle comunità più vulnerabili al mondo sarà ulteriormente minacciato». 
Anche perché già prima del Covid la probabilità che un bambino rifugiato non ricevesse un'istruzione era due volte più elevata rispetto a quella di un suo coetaneo in condizioni più avvantaggiate. Ma adesso molti potrebbero non avere più l'opportunità di riprendere gli studi a causa della chiusura delle scuole, della difficoltà di pagare le tasse d'iscrizione, le divise o i libri di testo, oltre che dell'impossibilità di accedere alle tecnologie necessarie o del bisogno di lavorare per sostenere le proprie famiglie.

«Metà dei bambini rifugiati di tutto il mondo non riceveva già un'istruzione - ha dichiarato l'Alto commissario, Filippo Grandi -. Dopo tutto quello che hanno patito, non possiamo provarli del futuro negando loro un'istruzione oggi».

I dati raccolti nel rapporto, relativi al 2019, si basano su informazioni provenienti da dodici Paesi che accolgono oltre la metà dei bambini rifugiati di tutto il mondo. 

Stando ai numeri, mentre la percentuale di iscrizioni complessive all'istruzione primaria è pari al 77%, solo il 31% dei giovani risulta iscritto a quella secondaria e per quanto riguarda la superiore si arriva al 3%. In realtà benché si tratti di dati non paragonabili a quelli delle medie globali, il 2009 ha fatto registrare un aumento del 2% dei rifugiati iscritti alle scuole secondarie. Ma il Covid-19, scriva ancora l'Unhcr, «rischia di azzerare anche questi piccoli progressi».

Per le bambine va ancora peggio. Le probabilità di accesso sono addirittura inferiori e il Malala Fund ha stimato che a causa del virus, la metà di tutte quelle rifugiate non farà ritorno in classe quando riapriranno le scuole, almeno per quanto riguarda il mese in corso: «Mi preoccupa specialmente l'impatto sulle bambine rifugiate - continua Grandi -. La comunità internazionale non può in alcun modo permettersi di fallire il compito di offrire loro le opportunità derivanti dall'istruzione».

C'è poi un'altra questione, perché le minacce non sono legate soltanto alla pandemia. Gli attacchi ai danni delle scuole «costituiscono una triste realtà in aumento - si legge ancora in una nota dell'Acnur - e nel Sahel le violenze hanno costretto alla chiusura oltre 2.500 istituti danneggiando i percorsi scolastici di 350mila studenti».

Matteo Marcelli