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mercoledì 3 ottobre 2018

Pena di morte - Orrore in Iran. Messa a morte la sposa bambina Zeinab Sekaanvand che uccise il marito violento

Avvenire
La 24enne, si era sposata a 15 anni. Due anni dopo era stata arrestata per l'omicidio dell'uomo. Ma è stata difesa da un legale solo nelle fasi finali del processo. Cinque i minori impiccati.

Amnesty International conferma l'esecuzione in Iran di Zeinab Sekaanvand, la curdo-iraniana di 24 anni. La giovane "era stata arrestata nel 2011, appena diciassettenne, per l'omicidio del marito che era stata costretta a sposare all'età di 15 anni", si legge in una nota dell'organizzazione che si era impegnata per la liberazione della ragazza. 

"Non solo Zeinab era minorenne al momento del reato, ma il suo processo era stato gravemente irregolare.
Aveva avuto assistenza legale solo nelle fasi finali del procedimento, nel 2014, quando aveva ritrattato la confessione, resa a suo dire dopo che agenti di polizia l'avevano picchiata su ogni parte del corpo", denuncia Amnesty. 

"Il 29 settembre la donna era stata trasferita nel reparto ospedaliero della prigione di Urmia per essere sottoposta a un test di gravidanza, risultato negativo il giorno dopo. Di conseguenza, la direzione della prigione aveva contattato la famiglia per segnalare che l'ultima visita era stata fissata per il primo ottobre. Qui, i suoi parenti avevano appreso che l'esecuzione sarebbe avvenuta il giorno dopo".

Amnesty sottolinea che l'Iran è rimasto l'unico Paese al mondo a mettere a morte minorenni al momento del reato. Dal 2005 vi sono state circa 90 esecuzioni del genere, di cui almeno cinque nel 2018. "Nei bracci della morte del paese restano in attesa dell'esecuzione almeno altri 80 minorenni al momento del reato".

martedì 2 ottobre 2018

Occorre sostenere l'accordo di pace Etiopia-Eritrea. Sussulto per l'Africa e beneficio per tutto il Corno d'Africa

Corriere della Sera
L'Accordo il 16 settembre scorso porterà beneficio all'intero Corno d'Africa: si apre una fase di rinnovato dialogo. È un Accordo di Pace storico quello firmato da Etiopia ed Eritrea il 16 settembre scorso. Ha provocato un sussulto nell'Africa intera e nel mondo perché è una svolta epocale, che potrebbe portare enormi benefici. L'Italia e la comunità internazionale devono riconoscerne l'importanza e sostenerlo, questo accordo, e accompagnarlo nella sua evoluzione.


Gli esiti del processo non sono scontati, date le recenti violenze ad Addis Abeba, ma le opportunità restano grandissime per lo sviluppo dei due paesi. La società civile, ad esempio, potrebbe essere più libera di esprimersi e di emergere, e quindi di smuovere le risorse umane con iniziative, creatività e innovazione, creando "futuro" per le nuove generazioni e per gruppi vulnerabili come le donne. 


Sul piano politico, va sottolineato che capovolgendo radicalmente la storica posizione di Addis Abeba, il Premier etiope si è fatto promotore della revoca delle sanzioni verso l'Eritrea, che verrà valutata dal Consiglio di Sicurezza dell'Onu nei prossimi mesi.

Ma è l'intero Corno d'Africa a trarre beneficio: si apre una fase di rinnovato dialogo tra Etiopia, Eritrea e Somalia. Storica la visita ad Asmara di Mohamed Abdullahi Mohamed Farmajo, primo Capo di Stato somalo a recarsi in Eritrea dalla sua indipendenza nel 1991. Anche le dinamiche tra Eritrea e Gibuti potrebbero migliorare.

Nuovo impulso deriverà dall'accordo nei rapporti commerciali, delle comunicazioni e dei trasporti come previsto dalle intese tra i due paesi, consapevoli che tali rapporti sono fondamentali perché i dividendi della pace possano diffondersi a tutte le popolazioni del Corno, sfruttando l'effetto traino dell'economia dell'Etiopia che nel 2017 è stato il paese a più alta crescita del mondo. Sono ripresi i voli commerciali tra i due Paesi, sono state riaperte frontiere e ambasciate, navi etiopi hanno iniziato a usare il porto eritreo di Massaua. I Paesi rivieraschi del Mar Rosso, la Turchia, la Cina, la Russia, gli Usa e alcuni attori europei talvolta in ordine sparso hanno intensificato le loro attività nell'area. L'Ue potrebbe avere grande influenza.

L'Italia intrattiene rapporti di amicizia storici con Etiopia ed Eritrea. Una continuità storica confermata ad esempio dalle due grandi scuole italiane statali ad Addis Abeba e ad Asmara in cui crescono i figli dei due paesi. Nel Corno l'Italia già esercita un ruolo di primo piano (spesso fuori dai riflettori mediatici) nella sicurezza marittima, in Somalia, nella partnership a tutto campo con l'Etiopia, con una base militare logistica a Gibuti. Molte le imprese commerciali italiane in Etiopia, e forte è il potenziale incremento, per il nuovo assetto che potrebbe portare più investimenti esteri nella regione e una loro progressiva integrazione economica con la Free Trade Area.

Potremmo investire di più in tanti settori, dall'agro-industria alla pesca, al turismo, alle energie alternative e altro. Importantissime sono le iniziative di cooperazione allo sviluppo: nel biennio 2017-2018 l'Italia ha donato oltre 81 milioni di euro per interventi di sviluppo e umanitari in Etiopia, Somalia ed Eritrea, e ha erogato crediti di aiuto all'Etiopia pari a 47 milioni di euro. Gli stanziamenti potrebbero aumentare, anche in funzione della stabilizzazione della regione.

Etiopia ed Eritrea manifestano il desiderio di maggiore presenza italiana, per le specificità e la qualità del modello italiano in tutti i campi.

Il premier etiope Abiy Ahmed e il presidente Isaias Afwerki hanno saputo cogliere il nuovo senso della storia, superando perfino la questione dei confini territoriali, per lasciar spazio ad un'Africa globalizzata, che per noi costituisce un partner strategico prioritario perché è un continente di risorse, nonostante le sfide. Celebrare la pace tra Etiopia ed Eritrea, sostenerla, annunciarla con gioia, non è solo un dovere, ma costituisce un impegno a lungo termine per la costruzione di uno sviluppo condiviso sostenibile nel lungo periodo, con sicuro beneficio per tutti.

Emanuela Del Re

Mons. Zuppi critico sul decreto sicurezza: “Così si crea clandestinità e si torna indietro. Il nostro paese ha bisogno di immigrazione”

Faro di Roma
C’è chi rema contro la tetra corrente che spinge dal consiglio dei ministri. L’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi si schiera contro il decreto sicurezza ordito da Salvini, che attuerebbe una nuova frattura in grado di mettere ancor più a repentaglio l’integrazione dei migranti, già sufficientemente osteggiati in base al principio “siamo arrivati prima noi”.


Mons. Matteo Zuppi
Non a caso da Rovereto, in occasione dell’iniziativa in tributo al centenario dalla nascita di Nelson Mandela, stoico paladino di diritti umani fondamentali, mons. Zuppi ha dichiarato:“Far credere che si possano risolvere i problemi nascondendoli e creando sostanzialmente clandestinità, mettendo in discussione i sistemi di integrazione, significa tornare indietro”.

Secondo Zuppi i governi che si sono dati il cambio in Italia negli ultimi anni non hanno mai avuto quella visione, quella prospettiva d’ampio raggio e lungimirante, che contraddistinse gli sforzi e i sacrifici di Mandela per l’integrazione tra le varie componenti della società sudafricana: “Tutti i governi che si sono succeduti non hanno affrontato la tematica dell’immigrazione con una visione del futuro. Se questa manca, ci si chiude”, ha affermato mons. Zuppi. Nel nostro caso, rischiamo di chiuderci a doppia mandata, rintanandoci in una grotta facendo franare l’unica via d’entrata e di uscita, precludendoci l’unico accesso all’aria, alla luce e al futuro.
La posizione di Zuppi sembra speculare a quella sostenuta da Confindustria Emilia-Romagna che “ha sottolineato come il nostro Paese abbia bisogno dell’immigrazione e non l’ha fatto certo per “buonismo”, categoria che reputo fasulla. Gli industriali hanno parlato con realismo, ma è chiaro che chiedano un sistema, che non si trova, tuttavia, solo in un discorso di sicurezza, ma con una visione di futuro”.
Che le civiltà abbiano un ciclo di vita è risaputo. Quella occidentale sta vivendo ormai un lungo e lento declino, che però non significa necessariamente la fine delle etnie e culture che ne hanno fatto parte. Sin dai primi passi dell’umanità, i popoli si sono spostati, hanno migrato e si sono mischiati, assimilando uno la cultura dell’altro. Resistere, in un paese che con un tasso di nascite pari a 1.3 (0.7 punti sotto la soglia minima di crescita), equivale all’ anacronistico egoismo di un capitano che costringe i suoi passeggeri ad andare a fondo nonostante i salvataggi stiano arrivando, utile solo al riemergere di un capriccioso nazionalismo non solo nella nostra penisola, ma in tutto il mondo occidentale.
“Ci sono purtroppo molte difficoltà, per cui si tengono le persone per mesi in un limbo, in attesa di dar loro risposte, favorendo in questo modo anche i problemi di sicurezza: l’assenza di risposte può far diventare queste persone manodopera per la delinquenza”, ha proseguito Zuppi, sottolineando come chiudere la saracinesca a chi viene qui cercando una vita migliore non sia la soluzione ad alcuna questione ma, anzi, la causa di nuovi problemi.
Come riporta il Corriere della Sera, si è espresso a riguardo anche il sindaco di Bologna Virginio Merola: “Bologna è una città aperta al mondo, in controtendenza e controcorrente rispetto al governo che si chiude e si allea con gli stati europei che sono per un ritorno al nazionalismo. Bologna in questi anni ha lavorato per restare saldamente in Ue e nel mondo”.

Riace, il sindaco Lucano arrestato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina

La Repubblica
Simbolo dell'accoglienza dei migranti, l'amministratore è stato messo ai domiciliari in un'inchiesta della procura di Locri. Divieto di dimora per la compagna. L'indagine riguarda i finanziamenti del Viminale e della Regione al Comune per i progetti destinati a rifugiati e richiedenti asilo e l'affidamento di un servizio senza gara d'appalto.

Il sindaco di Riace, Domenico Lucano, diventato un simbolo dell'accoglienza per i migranti, è stato arrestato dalla guardia di finanza, nell'ambito di un'operazione denominata 'Xenia'. 

Le accuse per Lucano sono favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti. Come fa sapere la procura della Repubblica di Locri in una nota, "i finanzieri del Gruppo di Locri hanno eseguito, alle prime luci dell'alba, un'ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Locri, che dispone gli arresti domiciliari nei confronti di 'Mimmo' Lucano, sindaco del Comune di Riace e il divieto di dimora per la sua compagna, Tesfahun Lemlem, nell'ambito dell'operazione denominata 'Xenia'".

A quanto si è appreso, il provvedimento cautelare è la conseguenza delle indagini coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Locri in merito alla gestione dei finanziamenti erogati dal ministero dell'Interno e dalla prefettura di Reggio Calabria al Comune di Riace per l'accoglienza dei rifugiati e dei richiedenti asilo politico. In agosto, per protesta contro i tagli e i ritardi nell'erogazione dei fondi del ministero destinati al Comune di Riace il sindaco aveva attuato iniziative di protesta e uno sciopero della fame.

Non si sa se si tratti della stessa indagine, ma un anno fa la procura di Locri aveva iscritto Lucano nel registro degli indagati con le ipotesi di concussione e truffa: in quell'occasione, la procura gli contestava il sistema dei bonus e delle borse lavoro assegnati al di fuori delle regolari procedure.

lunedì 1 ottobre 2018

Guerre dimenticate - Ucraina - Tre bambini uccisi dall'esplosione di una mina nei pressi di Donestk

Globalist
L'esplosione è avvenuta a trenta chilometri dalla roccaforte dei ribelli filorussi, in una zona ad alta concentrazione di munizioni.


Tre bambini sono rimasti uccisi nell'esplosione di una mina a Gorlovka, nell'est dell'Ucraina, a trenta chilometri a nord dalla roccaforte dei ribelli filorussi di Donestk.

Un quarto bambino è rimasto ferito nella tragedia. Il sindaco della città, Ivan Prikhodko, ha spiegato che i bambini erano nella zona di contatto tra i belligeranti, in una zona dove c'è una grande concentrazione di munizioni.

Yemen: 'Peggior crisi umanitaria mondo'. L'allarme del Wfp: 'Non si vede la luce in fondo al tunnel'

Ansa
Il World Food Programme (WFP) ha usato parole inequivocabili per descrivere la situazione in Yemen: "Lo Yemen è un disastro e io non vedo la luce alla fine del tunnel in questo momento", ha dichiarato il direttore esecutivo del WFP, David Beasley, secondo quanto riportato da Al Jazeera.




"Lo Yemen rappresenta innegabilmente e di gran lunga la peggior crisi umanitaria del mondo" ha aggiunto Beasley. Secondo i dati dal WFP sono circa 18 milioni le persone che in Yemen si trovano in condizione di insicurezza alimentare e il prezzo dei generi alimentari è aumentato del 35% nell'ultimo anno. 

Dal 2015 è in corso in Yemen un conflitto fra le forze governative, sostenute dalla Coalizione Araba a guida saudita, e le milizie Houthi.

Milano, migliaia di magliette rosse contro il razzismo. Ribaditi i valori dell'accoglienza e dell'antifascismo

Il Giorno
Migliaia di persone, con magliette, sciarpe e indumenti di colore rosso, sono arrivate in piazza Duomo a Milano per dire "basta al razzismo e all'intolleranza", e ribadire i valori dell'accoglienza e dell'antifascismo, nel corso della manifestazione dal titolo 'Intolleranza zero. Un segno rosso contro il razzismo', promossa da Anpi, Aned, I Sentinelli di Milano.


"In questo riaffacciarsi dipulsioni razziste e xenofobeil ministro Salvini, che ha fatto proprio lo slogan di Casa Pound, 'Prima gli italianì, si vanta di avere ridotto le domande per il diritto d'asilo previsto nella nostra Costituzione - ha detto il presidente di Anpi Milano, Roberto Cenati -. Mentre nel decreto sicurezza il governo, a trazione salviniana, pone ulteriori restrizioni sulla protezione umanitaria". Da ministro dell'Interno "dovrebbe preoccuparsi - ha concluso - di combattere chi minaccia veramente la nostra sicurezza, come le mafie".

La senatrice a vita Liliana Segre ha inviato un messaggio che è stato letto dal palco. Nell'ottantesimo anniversario dalla promulgazione delle leggi razziali "sento diffusi segnali di rinascita di correnti razziste e xenofobe, quando non apertamente naziste e neofasciste e questo per me è motivo di sconforto - ha scritto la senatrice a vita, sopravvissuta ai campi di sterminio -. Oggi sono idealmente con voi per chiedere intolleranza zero". Dal palco è poi partita la canzone Bella Ciao, intonata da tutta la piazza.