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venerdì 26 febbraio 2016

Turchia: reporter Dundar e Gul liberi, in carcere per 92 giorni per scoop su armi in Siria

AnsaMed
Roma - Sono stati scarcerati Can Dundar ed Erdem Gul, direttore e caporedattore di Cumhuriyet. Lo riferisce lo stesso quotidiano. "Ci dispiace avervi fatto aspettare tanto", ha detto Dundar ai giornalisti appena fuori dal carcere. "Lo sapete, oggi è il compleanno del presidente Erdogan. Siamo felici di celebrarlo con questa decisione" di essere rilasciati, ha aggiunto con ironia.
Poco dopo le 3 di notte, dopo 92 giorni trascorsi nella prigione di Silivri a Istanbul, Can Dundar torna in libertà con la barba lunga e una battuta consegnata ai colleghi giornalisti, che lo aspettavano fuori dal carcere insieme a una folla di amici e sostenitori. 

Il direttore del quotidiano turco di opposizione laica Cumhuriyet era stato arrestato con il suo caporedattore Erdem Gul per un scoop su un presunto passaggio di camion di armi dalla Turchia alla Siria, dopo il quale Erdogan promise che avrebbero pagato un "caro prezzo". Nella tarda serata di ieri, il tribunale ha deciso di scarcerarli dopo che la Corte costituzionale aveva definito la loro detenzione in attesa di giudizio come una "violazione dei diritti".

"È una decisione storica che apre la strada non solo per noi ma per tutti i nostri colleghi in termini di libertà di stampa e di espressione. Noi siamo liberi ma più di 30 colleghi sono ancora dentro - ha detto Dundar - Non proviamo rancore ma siamo determinati a combattere. Continueremo a difenderci e le nostre voci saranno più forti".

I corridoi umanitari si sono aperti! 93 profughi siriani a Fiumicino lunedì 29 febbraio

www.santegidio.org
29 febbraio 2016 - Arrivato a Fiumicino il primo aereo dei #corridoiumanitari: 93 profughi, metà bambini. Benvenuti in Italia! >>>>


27 Febbraio 2016 - Lunedì 29 febbraio, da Beirut arriverà a Fiumicino il primo cospicuo gruppo di profughi siriani che, grazie ai corridoi umanitari, entrerà in tutta sicurezza e legalmente in Italia. Si tratta di 24 famiglie, 93 persone in tutto - di cui 41 minori - che in ragione della loro condizione di vulnerabilità hanno ottenuto un visto umanitario a territorialità limitata rilasciato dall’ambasciata italiana in Libano.


La maggior parte delle famiglie proviene da Homs, città siriana ormai rasa al suolo. Altri da Idlib e Hama. Una volta in Italia saranno trasferiti in diverse località.
Lo scorso 4 febbraio la piccola siriana Falak, malata di tumore, con la sua famiglia era giunta a Roma aprendo di fatto il primo varco legale verso l’Europa.
I corridoi umanitari sono un progetto-pilota che nel quadro di un accordo raggiunto a metà dicembre tra governo italiano, Comunità di Sant'Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) e Tavola Valdese, prevede l’arrivo di un migliaio di persone in due anni non solo dal Libano, ma presto anche dal Marocco e dall’Etiopia.

Amnesty: 2015 anno difficile per i diritti umani in EU Discriminazione rifugiati e rom nei Balcani

ANSA
Rapporto annuale 2015, 'Anno turbolento per l'Europa'
Trieste - Il 2015 è stato un "anno turbolento" per l'Europa. Così il rapporto annuale dell'Amnesty International sui diritti umani nel mondo, secondo il quale "il rispetto dei diritti umani è peggiorato in tutta la regione". Nei Balcani, il report segnala soprattutto la discriminazione dei rom, le violazioni dei diritti dei rifugiati e della libertà di informazione come problemi ricorrenti tra vari Paesi della regione.

I
n particolare, in Albania Amnesty segnala che alle comunità rom ed egiziana è stato negato un alloggio adeguato e sono state sottoposte a sgomberi forzati. Inoltre, migliaia di albanesi, spinti dalla povertà, hanno cercato asilo nell'Ue. Problematica anche la protezione contro la violenza domestica, che è rimasta "inadeguata".

Anche in Bosnia-Erzegovina sono continuati a verificarsi atti di discriminazione contro ebrei e rom e violazioni del diritto alla libertà di espressione. Inoltre, l'accesso alla giustizia e alla riparazione per i crimini del passato è rimasto limitato "a causa della mancanza di impegno".

Dal canto suo, la Croazia ha incontrato difficoltà nel fornire adeguate condizioni di accoglienza e accesso alle procedure di asilo per il grande numero di rifugiati e migranti giunti nel Paese, mentre non è cessata la discriminazione contro serbo-croati e rom.
Più di 600.000 rifugiati e migranti hanno attraversato la Serbia diretti nei paesi Ue. Il perseguimento dei crimini di guerra è progredito con lentezza. In Kosovo, i partiti di opposizione hanno ritardato l'istituzione di un Tribunale speciale per crimini di guerra e l'attuazione di un accordo con la Serbia mediato dall'Ue.

In Macedonia, la diffusione di audioregistrazioni "non ha soltanto rivelato prove di corruzione del governo ma ha dimostrato quanto fosse diffusa la sorveglianza clandestina", segnala Amnesty. Inoltre, le autorità non hanno rispettato i diritti di rifugiati e migranti, ricorrendo alla detenzione illegale e all'uso eccessivo della forza.

In Montenegro non sono cessate le minacce e le aggressioni contro organi d'informazione e giornalisti indipendenti; pochi responsabili sono stati assicurati alla giustizia. La polizia ha fatto uso eccessivo della forza durante le proteste di massa organizzate dai partiti dell'opposizione contro l'incapacità del governo di affrontare povertà, criminalità e corruzione.

Anche in Bulgaria sono perdurate le segnalazioni di respingimenti di rifugiati e migranti da parte della polizia di frontiera; le condizioni di accoglienza dei richiedenti asilo sono rimaste carenti e non è stato organizzato un piano di integrazione per i rifugiati riconosciuti. Le autorità locali e nazionali hanno continuato a sgomberare con la forza i rom. La riforma delle norme sui crimini d'odio è in una fase di stallo.

Discriminazioni contro i rom anche in Romania, dove nell'arco dell'anno scorso sono stati registrati sgomberi forzati e altre violazioni. A seguito della diffusione del rapporto del senato Usa sul programma di detenzioni segrete della Cia, è stata aperta una nuova inchiesta sulla collaborazione della Romania.

Ad aprile, il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha esaminato la situazione della Romania per la prima volta in 18 anni.

Foto del giorno: "Dammi il cinque!" La gioia del piccolo rifugiato salvato dalla Marina Militare

Blog Diritti Umani - Human Rights

Il piccolo migrante batte cinque con un soccorritore in tuta biana a bordo della nave «Cigala Fulgosi» della Marina Militare. Il piccolo fa parte di un gruppo di migranti salvato il 24 febbraio nel Canale di Sicilia (Reuters)

giovedì 25 febbraio 2016

Perchè la moratoria delle esecuzioni non è inutile per combattere la pena di morte

Blog Diritti Umani - Human Rights
Dopo l'appello del Papa all'Angelus del 21 febbraio per l'abolizione della pena di morte e la richiesta di un gesto coraggioso dei governanti cattolici di mettere in atto una moratoria delle esecuzioni non eseguendo nessuna condanna nell'Anno Santo della Misericordia, ci sono state varie reazioni.



Si sono registrati dei commenti sui “Social” del tipo: “Finito l'Anno santo li fanno fuori? ..” oppure altri più ragionati sull'inutilità della moratoria in quanto sospende il problema ma non lo risolve.

Ma la moratoria ha l'efficacia di salvare vite umane, come una sorta di “cessate il fuoco” in questa guerra che semina morte ogni giorno.

Inoltre da' tempo agli Stati di non fare vittime in attesa che gli ordinamenti si adeguino per modificare il Codice Penale e la Costituzione togliendo ogni richiamo alla pena di morte.

La moratoria è stata proposta per la prima volta dall'Italia nel 1994 all'ONU, la maggioranza dei favorevoli non venne raggiunta per 8 voti ma nel 1997 la Commissione dell'ONU per i Diritti Umani approvò una risoluzione per "una moratoria delle esecuzioni capitali, in vista della completa abolizione della pena di morte”. 


Varie associazioni si mobilitarono per raggiungere questo obiettivo come la Comunità di Sant'Egidio, Amnesty International, Nessuno Tocchi Caino.

Dei paesi che hanno all'interno dei loro ordinamenti la pena capitale ma nella prassi l'hanno superata o la vogliono superare hanno già messo in atto la moratoria.
Dei paesi che ancora la praticano la possono applicare  – e l'Anno Santo può essere questa occasione – per compiere questo gesto.

La storia di questi ultimi anni dimostra che per uno Stato che inizia a praticare una moratoria non è facile tornare indietro e riprendere le esecuzioni.

All'ora l'invito di Papa Francesco è una offerta nobile di fare un passo coraggioso ma possibile per i governati cattolici - e non solo - che eseguono delle sentenze capitali come ad esempio negli USA.

Chi la metterà in pratica farà sicuramente un passo avanti.  Diminuiranno le vittime di questa “guerra” che i governi praticano eliminando i loro cittadini che hanno compiuto dei reati anche gravi. 
Governi anche eletti democraticamente che mettono in atto lo stesso reato compiuto dalle persone condannate: “l'omicidio”.

Ezio Savasta

Israele: in sciopero fame da 84 giorni, respinta richiesta Mohammed al-Qeeq

ANSAmed
Tel Aviv- La Corte Suprema di Gerusalemme ha respinto la richiesta del palestinese Mohammed al-Qeeq, detenuto in via preventiva e impegnato in uno sciopero della fame da 84 giorni, di essere trasferito dall'ospedale di Afula (Galilea) dove e' attualmente ricoverato, in quello di Ramallah.
Mohammed al-Qiq
I giudici hanno autorizzato il suo ricovero in un ospedale palestinese di Gerusalemme est, ma ne hanno vietato il passaggio in Cisgiordania dove "un suo nuovo arresto metterebbe a rischio l'incolumità di soldati israeliani".

Giornalista in un'emittente saudita, al-Qeeq (33 anni) ha avviato lo sciopero della fame in segno di protesta per non essere stato finora ne' incriminato ne' liberato. Vicino all'ospedale di Afula hanno adesso avviato uno sciopero della fame di solidarietà lo sceicco Raed Sallah, leader del Movimento islamico, e l'ex deputato comunista Mohammed Barake.

Pena di morte: vice-presidente Zimbabwe al congresso di Sant'Egidio, stiamo studiando come abolirla

OnuItalia
Roma  - Da Roma, dove e’ avvenuto il Convegno Internazionale sulla pena di morte organizzato dalla Comunita’ di Sant’Egidio a Montecitorio, il vice-presidente dello Zimbabwe ha annunciato che il suo paese sta seriamente considerando la possibilita’ di abolire le esecuzioni.

Emmerson Mnangagwa
Il vicepresidente Emmerson Mnangagwa, che e’ anche ministro della giustizia del suo paese, ha detto che lo Zimbabwe “non esitera’ a cancellare la pena capitale dai codici” perche’ “le esecuzioni sono una flagrante violazione del diritto alla vita e alla dignita'”. 

Secondo il testo del discorso pubblicato sul sito della conferenza, Mnangagwa ha precisato che Harare ha recentemente avuto una possibilita’ di farlo quando nel 2013 e’ stata adottata una nuova Costituzione prodotto del contributo inclusivo di tutti i cittadini. “Era una occasione d’oro per decidere l’abolizione, ma poi la maggioranza della popolazione, nel corso del referendum, ha votato per mantenerla”.

Lo stesso Mnangagwa fu condannato a morte quando la Zimbabwe era ancora la Rhodesia. Era stato arrestato nel 1965 e ha scontato 1o anni di prigione ma aveva scampato la forca perche’ le autorita’ lo giudicarono troppo giovane per essere impiccato. Nello Zimbabwe ci sono circa 100 detenuti nel braccio della morte su una popolazione di 13 milioni. L’ultima esecuzione risale al 2005 in parte perche’ e’ difficile per le autorita’ trovare persone disposte a fare il boia. 
(@alebal)