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giovedì 2 gennaio 2020

Sudan. Inchiesta per crimini in Darfur: Omar Al Bashir indagato

africa-express.info
Il procuratore generale del Sudan, Tagelsir el-Heber, ha aperto un'inchiesta sui crimini commessi nel Darfur da una cinquantina di vecchi dirigenti del regime ormai crollato, già indagato dalla Corte Penale Internazionale. 
Tra gli indagati spiccano i nomi dell'ex presidente, Omar Al Bashir, quello dell'ex ministro alla Difesa, Abdel-Rahim Mohamed Hussein, e del governatore del Kordofan, Ahmad Haroun, tutti e tre attualmente detenuti a Khartoum. Mentre altri due personaggi, Abdallah Banda (uno dei leader del gruppo di opposizione Justice and Equality Movement) e Ali Kushayb (ex capo delle feroci milizie tribali janjaweed), sono tutt'ora ricercati.

Nel marzo 2009 la CPI aveva spiccato un mandato d'arresto nei confronti del vecchio despota per crimini contro l'umanità (compresi gli stupri di massa) e genocidio proprio per le violenze commesse in Darfur. Malgrado ciò, mentre era al potere, è riuscito a spostarsi dal Paese senza che nessuno lo consegnasse alla giustizia. Questo perchè il CPI non ha una forza di polizia propria, ma delega gli Stati membri il compito di fermare le persone sospette o colpite da un mandato di cattura.

L'anziano dittatore sarà davvero processato per i crimini che gli sono attribuiti? Vedremo. Intanto le indagini sono in corso, come ha annunciato domenica el-Heber, che ha precisato: "Abbiamo iniziato a indagare già nel 2003". Durante il sanguinoso conflitto nel Darfur sono state uccise oltre 300.000 persone, altre 2.5 milioni hanno lasciato le loro case, per non parlare delle violenze che hanno dovuto subire le donne di quella regione, in particolare dai sanguinari janjaweed, diavoli a cavallo" (come li chiamava la popolazione): bruciavano i villaggi, stupravano le donne, uccidevano gli uomini e rapivano i bambini per renderli schiavi.

Omar al-Bashir, ex presidente del Sudan - Durante la conferenza stampa di domenica, il procuratore sudanese ha spiegato che è stato spiccato un mandato d'arresto internazionale dall'Interpol nei confronti di Salah Gosh, ex capo dei servizi segreti. L'ufficio della procura generale sta anche investigando su autorità e persone che avrebbero ricevuto denaro dall'ex presidente. In altre parole sono alla ricerca di coloro che si sono lasciati corrompere dall'ex dittatore. Tra l'altro Al Bashir è sotto inchiesta, insieme ad altri islamici, per il colpo di Stato del 1989, quando, come colonnello dell'esercito sudanese, ha guidato un gruppo di ufficiali in un incruento colpo di Stato militare che rovesciò il governo civile del primo ministro Sadiq al-Mahdi.


Cornelia Toelgyes

domenica 20 ottobre 2019

Siria, l'Onu indaga sull'uso di armi chimiche contro i curdi, numerosi i bambini con ferite da ustioni.

YOUTG.net
ANKARA. Esperti chimici dell'Onu hanno annunciato che stanno raccogliendo informazioni dopo le notizie sul presunto uso di fosforo bianco da parte delle forze turche nell'offensiva in Siria contro i curdi. 




 Anche l'Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) ha reso noto che è "al corrente della situazione" e che sta "raccogliendo informazioni in merito al possibile uso di armi chimiche".

lunedì 20 maggio 2019

Libia, le prove dei crimini di guerra. Oltre 454 persone sono state uccise e 2.154 ferite, tra loro operatori sanitari

Corriere della Sera
A sei settimane dall'inizio dell'offensiva per la conquista di Tripoli, Amnesty International ha denunciato l'esistenza di prove di attacchi indiscriminati contro il quartiere di Abu Salim che potrebbero essere qualificati, di fronte a un tribunale internazionale, come crimini di guerra. 

Il quartiere di Abu Salim - noto soprattutto per il famigerato carcere in cui nel 1996 Gheddafi ordinò una strage di detenuti - è stato attaccato coi missili durante una fase particolarmente aspra di combattimenti, intorno alla metà di aprile. 

A essere colpite sono state soprattutto le zone di Hay al-Intissar, Hay Salaheddin e il complesso residenziale chiamato "Edifici Kikla". Sebbene queste zone siano controllate dalle Forze di sicurezza centrali di Abu Salim, una milizia affiliata al Governo di accordo nazionale di al-Sarraj, le immagini satellitari analizzate da Amnesty International non hanno evidenziato la presenza, al momento degli attacchi, di basi militari, posti di blocco od obiettivi militari nelle aree residenziali colpite o nelle loro immediate vicinanze. 

Non è certo chi abbia effettuato gli attacchi su Hay al-Intissar, Hay Salahaddin e gli "Edifici Kikla". Le forze di al-Sarraj e l'Esercito nazionale libico (Eln) del generale Haftar si sono lanciati accuse a vicenda. Tutti i residenti di Abu Salim sentiti da Amnesty International hanno puntato il dito contro l'Eln. 

Quello che è chiaro è che entrambi gli schieramenti militari sono in possesso di razzi 107mm e lanciatori Grad, le armi impiegate negli attacchi. Secondo l'Organizzazione mondiale della sanità dal 4 aprile, quando è iniziata l'avanzata su Tripoli delle forze del generale Haftar, oltre 454 persone sono state uccise e 2.154 ferite. Tra i morti e i feriti ci sono anche operatori sanitari. Circa 70.000 persone sono state costrette a fuggire dalle loro case, a volte ricostruite dopo il conflitto del 2011. La situazione umanitaria è inoltre resa difficile dalle frequenti interruzioni della corrente e dalla carenza di forniture mediche ospedaliere.

Riccardo Noury

lunedì 22 giugno 2015

Striscia di Gaza - ONU: commessi crimini di guerra da parte esercito israeliano e milizie palestinesi

MISNA
È un’esortazione a porre fine all’impunità e chiamare i responsabili a rispondere dei loro crimini il rapporto presentato oggi da una commissione di esperti Onu secondo cui l’esercito israeliano e le milizie palestinesi avrebbero commesso crimini di guerra contro la popolazione civile a Gaza durante il conflitto dell’estate scorsa.
A formulare le accuse sono esperti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite in un rapporto secondo cui entrambe le parti nel conflitto si sono rese responsabili di “serie violazioni” dei diritti umani e delle convenzioni internazionali.

“Il fatto che Israele non rivide la pratica dei raid aerei, neanche dopo che i loro effetti sui civili divennero evidenti – si legge nel documento diffuso oggi a Ginevra– solleva la questione se questa fosse parte di una politica più ampia approvata, almeno tacitamente, dai più alti livelli del governo israeliano”.

Nel testo del rapporto è stato poi denunciato che “l’impunità regna sovrana” per quanto riguarda le azioni delle forze israeliane a Gaza. I gruppi armati palestinesi sono invece accusati del lancio di razzi e mortai contro civili israeliani in modo “indiscriminato” oltre che per l’esecuzione di sospetti collaborazionisti. Gli esperti tacciano le fazioni palestinesi di aver “sempre fallito” nel consegnare alla giustizia chi abbia violato il diritto internazionale.

Nella campagna Protective Edge condotta dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza e durata circa 50 giorni, tra luglio e agosto 2014, morirono 2251 palestinesi di cui oltre la metà civili, 67 militari israeliani e sei civili.

Non si è fatta attendere la reazione del governo di Tel Aviv che ha bollato il documento come “di parte. Le autorità israeliane avevano rifiutato di cooperare con la missione di esperti fin da principio, lamentando che “Israele è stato giudicato colpevole fin da principio”.

La commissione d’inchiesta è stata guidata da Mary McGowan Davis, ex giudice della Corte Suprema di New York, che ha sostituito il giurista canadese William Schabas dimessosi a febbraio dopo che Israele lo ha accusato di imparzialità per aver lavorato in precedenza come consulente dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp).

[AdL]