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martedì 1 gennaio 2019

Germania, auto travolge immigrati. La polizia: azione deliberata a sfondo razzista

Sputnic
Stanotte a Bottrop, nel Nord Reno-Westfalia, un'auto, guidata da un cinquantenne, ha travolto alcuni immigrati mediorientali. Lo riferisce l’agenzia DPA.


L'incidente è avvenuto nel centro della città poco dopo la mezzanotte. L'auto ha prima investito due immigrati, un siriano e un afgano, per poi lanciarsi contro una fermata dell'autobus. Il bilancio è di quattro feriti.

L'automobilista, con probabili disturbi psichici, è stato arrestato. La procura ha aperto contro di lui un fascicolo per violenza a sfondo razzista.

martedì 9 ottobre 2018

In Germania mancano lavoratori e Berlino «chiama» 1.600.000 migranti

Corriere della Sera
Accordo tra i partiti di governo: sei mesi di tempo a chi arriva per cercare un impiego. Servono lavoratori qualificati e che conoscano il tedesco. Il ministro: «Soluzione pragmatica».


La Germania è intenzionata a rispedire in Italia 40.000 migranti arrivati illegalmente dall’Italia ma al tempo stesso ha bisogno di almeno un milione di lavoratori stranieri qualificati per tenere il passo della sua crescita economica. 

La riprova di questo atteggiamento «double face» è l’accordo raggiunto ai primi di ottobre tra i due partiti di governo, la Cdu di Angela Merkel e i socialdemocratici della Spd. Entrambi hanno concordato l’adozione nel 2019 di una legge per facilitare l’ingresso nel mercato del lavoro tedesco di stranieri extracomunitari qualificati. Un atto politico rilevante specie in un periodo in cui la Grosse Koalition deve fronteggiare l’ascesa nei consensi degli estremisti di destra della Afd e l’avvicinarsi delle elezioni europee. Fonti imprenditoriali stimato che il fabbisogno di manodopera straniera oscilla tra 1.200.000 e 1.600.000 unità.

Sei mesi per trovare un impiego
Il provvedimento del governo si rivolge in particolare ai settori trainanti dell’economia, a cominciare da quelli ad alto impatto tecnologico. Il meccanismo prevede la concessione di un permesso di sei mesi a chi arriva in Germania in cerca di lavoro che viene automaticamente esteso nel momento in cui lo straniero sottoscrive un contratto. Unica condizione richiesta: una sufficienza conoscenza della lingua tedesca. «È una soluzione pragmatica che riflette la realtà» ha dichiarato il ministro del lavoro Hubertus Heil. La stima del fabbisogno di 1 milione e 200 mila o 1.600.000 lavoratori era stata formulata a marzo dalla Camera di Commercio e industria nazionale.


Nel 2018 700.000 nuovi posti
Proprio pochi giorni fa era stata diffusa una statistica ufficiale secondo la quale la Germania aveva raggiunto un tasso di disoccupazione del 5%, il più basso dai tempi della riunificazione. Un articolo comparso pochi giorni fa sulla Frankfurter Allgemeine conferma che nell’anno in corso le aziende tedesche hanno creato 700mila nuovi posti di lavoro; di questi 330mila sono stati occupati da cittadini tedeschi, per gli altri è stato necessario fare ricorso a immigrati. 

Il timore è che non sia più sufficiente fare ricorso al tradizionale «serbatoio»di manodopera straniera,rappresentato da Polonia e altri paesi dell’Est; da qui l’idea di fare ricorso al di fuori dei confini della Ue.

domenica 7 ottobre 2018

60.000 migranti "Dublinati" espulsi da Germania e Francia in Italia con voli charter. Pochi i ricollocamenti dei rifugiati in Europa. Italia isolata.

Il Messaggero
Da Francia e Germania dovranno tornare in Italia oltre 60mila profughi. Sono i cosiddetti "Dublinati": i migranti sbarcati in Italia che sono riusciti a superare i confini, hanno raggiunto la Francia e la Germania, ma anche altri stati dell'Unione, e nel nostro Paese devono tornare.



Nell'era Salvini, al di la delle minacce del ministro dell'Interno all'Europa, le cose non sono cambiate. Con una differenza: mentre prima i profughi arrivavano alla spicciolata, adesso ce li rimandano indietro con voli charter. 


Quaranta al mese da Berlino e venti ogni trenta giorni da Parigi. È un'applicazione del Trattato di Dublino e proprio sulla questione dei cosiddetti movimenti secondari si era discusso a lungo nel vertice di Vienna dello scorso settembre, quando Matteo Salvini aveva preteso un accordo, mai firmato, con l'omologo tedesco Horst Seehofer, che prevedesse il saldo zero, tra il numero di migranti "restituiti" e quello dei profughi presi in carico dalla Germania dopo gli sbarchi, ma intanto la riammissione non può essere fermata.
[...]
Sono almeno 40mila i profughi arrivati in Italia che, dal 2015, hanno superato il confine del Brennero e sono finiti in Germania. In base al Trattato di Dublino, che prevede la presa in carico dei richiedenti asilo nel paese di primo approdo, devono essere restituiti all'Italia.

Una procedura complessa perché le domande nominative devono essere controllate e accettate dal Dipartimento immigrazione e Liberta civili del Viminale. Alcuni hanno non sono mai stati registrati all'arrivo, ma le autorita tedesche sono riuscite a dimostrare che effettivamente lo sbarco era avvenuto sulle nostre coste e che successivamente i profughi erano riusciti a superare il confine, altri, invece, sono anche stati identificati negli hotspot e poi si sono allontanati facendo perdere le loro tracce. Il primo charter diretto a Roma è previsto per il prossimo 11 ottobre. I numeri francesi sono più bassi, ma la situazione è identica.

E anche Parigi, che conta gia una cifra considerevole di "dublinati" da restituirci, adesso, utilizza i charter. La quota francese è più bassa: 20mila persone in tutto. Un aereo è gia atterrato nei giorni scorsi. Gli altri cinquemila si trovano in altri stati dell'Unione, come l'Olanda e l'Austria, che hanno più volte sollevato il problema. La questione dell'attraversamento dei confini da parte dei migranti ha sempre suscitato forti polemiche, tanto da portare, periodicamente Germania e Francia a blindare le frontiere.

Valentina Errante

domenica 30 settembre 2018

Erdogan chiede alla Merkel di estradare 69 cittadini turchi rifugiati in Germania

Faro di Roma
Il presidente turco Erdogan avrebbe consegnato al cancelliere trdesco Angela Merkel, una lista di 69 persone accusate da Ankara di «connivenze o complicità» con presunte organizzazione terroristiche e che avrebbero trovato rifugio in Germania.


La lista, in cui compaiono anche accademici e giornalisti, comprenderebbe gli indirizzi e fotografie delle persone indicate. Da parte tedesca non c’è stato finora nessun commento.

Intanto, il giornalista turco Can Dündar — che vive in esilio in Germania dal 2016 dopo essere stato arrestato e rilasciato per alcune sue pubblicazioni ritenute legate ad attività sovversive — ha fatto sapere di aver rinunciato a partecipare alla conferenza stampa congiunta tenuta da Merkel e da Erdoğan, spiegando di aver «deciso di non partecipare dopo che il presidente turco aveva minacciato di disdire la conferenza, se il giornalista vi avesse preso parte, come annunciato nei giorni scorsi». 

Di fronte alla domanda di un altro giornalista, il presidente turco ha affermato che «Can Dündar è un agente e ha violato il segreto di stato».

lunedì 13 agosto 2018

Allarme xenofobia in Europa - In Germania 700 attacchi nel 2018 a centri di accoglienza per rifugiati

Today
Migranti, 700 attacchi contro centri di rifugiati in Germania nel 2018: "Razzismo intollerabile"
"Aggressioni, incendi dolosi, vandalismi. Numeri in calo rispetto al 2017, ma indicano una situazione intollerabile di razzismo quotidiano e di violenza dell'estrema destra"

Germania - 29 maggio del 1993 Solingen - Incendiata ad una casa di rifugiati dove morirono 5 persone
Nei primi sei mesi del 2018 si sono registrati 627 attacchi contro centri di rifugiati e 77 contro case che li ospitano in Germania. In questi attacchi sono rimaste ferite 120 persone, secondo quanto si legge in un rapporto pubblicato dai giornali del gruppo Funke che cita la risposta del ministero dell'Interno ad interpellanza in Parlamento.

Il numero degli attacchi - che comprendono aggressioni, incendi dolosi, vandalismi ed aggressioni verbali - è inferiore a quello registrato nello stesso periodo del 2017, quando sono stati oltre 1200. Il calo conferma il trend che si era registrato già lo scorso anno in cui in totale si sono avuti 2200 attacchi contro i 3500 del 2016.

"Anche se in generale sono contenta di questo calo, questi numeri ancora indicano una situazione intollerabile di razzismo quotidiano e di violenza dell'estrema destra", ha dichiarato Ulla Jelpke del partito di sinistra Die Linke.

lunedì 23 luglio 2018

A Monaco di Baviera in 30 mila manifestano a favore dei migranti

La Stampa
Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Monaco di Baviera per protestare contro la politica anti-immigrati e la svolta populista di destra dell’Unione cristiano-sociale (Csu) del Ministro degli interni Horst Seehofer e del governatore regionale Markus Söder. 


Indetta da oltre 150 organizzazioni politiche e associazioni umanitarie, la manifestazione è partita dalla centralissima Goetheplatz per concludersi alla Königsplatz dove si svolge il comizio finale.

Sotto una pioggia battente oltre 30 mila persone sono sfilate per ore per le vie del centro storico del capoluogo bavarese esprimendo il loro sdegno nei confronti dei toni sempre più polemici scelti dal discusso ministro degli Interni in tema di politica migratoria. 


Sfidando apertamente la stessa cancelliera Angela Merkel e sposando le tesi del suo collega italiano Matteo Salvini o del primo ministro austriaco Sebastian Kurz, Horst Seehofer aveva annunciato nelle settimane scorse una serie di misure restrittive per bloccare l’ingresso in Germania profughi secondari provenienti da altri Paesi dell’Unione europea intensificando i controlli alle frontiere e allestendo „centri di transito“ per migranti illegali.

«La Csu si sta spostando sempre di più su posizioni di estrema destra e anti-democratiche tentando così di copiare l’esempio della destra populista dell’Alternative für Deutschland», spiega Thomas Lechner, presidente dell’associazione Diritti Umani e Democrazia. 
«A scendere in piazza è oggi la maggioranza silenziosa dei tedeschi, stufa dei toni sempre più apertamente razzisti e autoritari dei politici». 

«Non vogliamo che la Germania di Seehofer diventi come l’Ungheria di Orban», si poteva leggere su di uno dei tanti striscioni portati dai manifestanti. Un altro portava la scritta: «Make racists afraid again» (fa che i razzisti abbiano di nuovo paura). 

Alla manifestazione contro la politica migratoria della Csu hanno aderito anche le chiese, il partito socialdemocratico, i Verdi, i sindacati Dgb, il rinomato teatro di Monaco Kammerspiele e il capitano della nave ong Lifeline Claus-Peter Reisch.

Walter Rahue

domenica 22 luglio 2018

Il cardinale Reinhard Marx (Presidente Conferenza episcopale tedesca): non si può essere cristiani e nazionalisti

La Stampa
In una intervista al giornale Die Zeit il presidente dei vescovi tedeschi parla di immigrazione, del futuro dell’Europa, del populismo e del diavolo.

«Non si può essere al tempo stesso nazionalisti e cattolici». Lo afferma il cardinale Reinhard Marx, presidente della Conferenza episcopale tedesca, in una intervista al giornale tedesco Die Zeit nella quale parla di migranti, del futuro dell’Europa, del populismo e del diavolo.
«Come cristiani, siamo sia patrioti sia cittadini del mondo», afferma l’arcivescovo di Monaco di Baviera. «È vero, in politica la tendenza attuale è per il nazionale, l’autoaffermazione. Ma questo è un modo di guardare le cose che non è il nostro: mantenere la prosperità che si suppone sia minacciata da fuori. L’Europa non deve diventare una fortezza, questa è sempre stata la nostra convinzione. La penso come Jean Monnet: l’Europa dovrebbe essere un contributo per un mondo migliore. Creativo, aperto e curioso».

Per il cardinale Marx, «da troppo tempo non ci rendiamo conto che siamo un paese di immigrazione. Abbiamo bisogno di un dibattito ampio su una legge sull’immigrazione. Ma non sarebbe equo se volessimo semplicemente “scremare” gli immigrati per accogliere solo ingegneri e specialisti informatici da altri Paesi. Le questioni della politica si sviluppo, della partecipazione e delle pari opportunità devono essere strettamente collegate al tema dell’immigrazione».

Per il cardinale Marx l’attuale grande coalizione al governo in Germania (i cristianodemocratici insieme ai socialdemocratici) sarebbe in grado di sostenere un tale compito, ma nell’intervista il porporato non evita di affrontare il tema dei rapporti non facili con la Csu, partico cristiano-democratico della Baviera fratello della Cdu di Angela Merkel. Se il ministro presidente bavarese Markus Soeder ha parlato di «turismo del diritto d’asilo», per il porporato l’espressione «suona come se si trattasse di persone in vacanza. Molti rischiano la vita, molti muoiono per strada».

E Marx non ha apprezzato neppure l’annuncio del ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, di espellere 69 migranti nel giorno del suo 69esimo compleanno: «Evidenziare una simile connessione è fortemente inappropriata ed ha giustamente indignato molte persone», afferma il cardinale, che sottolinea come «respingere chi non ha diritto d’asilo può essere necessario, ma anche per loro abbiamo una responsabilità, che inizia con il linguaggio. Parliamo di persone che hanno la nostra stessa dignità. Nel dibattito complessivo noto una mancanza di empatia. Se ne parla come se fossero solo numeri o una diffusa minaccia anonima».

Quanto alla recente polemica con il Governo bavarese sull’esposizione del crocifisso, «io - chiarisce Marx - sono a favore del crocifisso nei luoghi pubblici. Ho criticato la motivazione addotta e il modo utilizzato. La croce non è un simbolo di demarcazione che può essere usato con finalità tattiche o messe in scena politiche. Sarebbe stato meglio parlare prima con tutti i gruppi della società, compresi gli atei o i rappresentanti di altre religioni, in modo che comprendessero il senso del crocifisso e che è un segno che può unire e riconoscere la dignità di tutti gli esseri umani».

Il cardinale non ritiene però che la Csu sia andata a destra mentre la Chiesa va a sinistra: 
«Non adotterei lo schema di destra e sinistra. Ma dagli anni ’60 e ’70 la Chiesa cattolica pensa in modo più globale. La consapevolezza della Chiesa in Germania è da allora sostanzialmente determinata dalla nostra responsabilità nei confronti del mondo, anche come conseguenza del nostro impegno sociale in molti Paesi. Il sistema capillare della Chiesa cattolica raggiunge in profondità le ferite del mondo, in particolare attraverso i nostri ordini religiosi e le nostre associazioni caritatevoli».

In Germania e nel resto d’Europa, però, si afferma il populismo. Perché questa sensibilità politica rappresenta una tentazione così forte? 
«Il nemico della natura umana – risponde Marx – è il diavolo, afferma Sant’Ignazio di Loyola, perché ci fa vedere l’altro come il nemico. Questo è anche l’effetto del populismo. Prima cerca di spaventarci, poi arrivano la sfiducia, l’invidia, l’inimicizia e l’odio e, infine, è possibile che arrivino anche la violenza e la guerra». E invece «l’essere umano è per natura solidale e pronto ad aiutare gli altri. Ma quando è vulnerabile, la paura offusca i suoi sensi. Non a casa la Bibbia dice “non abbiate paura!”. Questo è un messaggio che si può adottare anche in politica».

giovedì 18 gennaio 2018

Germania: Bertrams (costituzionalista) favorevole all’uso delle chiese come “santuario” di rifugio per i richiedenti asilo

AgenSir
Intervento in difesa dell’uso delle chiese come “santuario” di rifugio per i richiedenti asilo che, secondo il trattato di Dublino, andrebbero re-indirizzati nel Paese di prima accoglienza nell’Ue: l’ex presidente della Corte costituzionale del Nord Reno Westfalia, Michael Bertrams, ritiene giustificato il “santuario sicuro” per i rifugiati nei casi di rischio di rigetto della domanda d’asilo anche se questi possono essere atti che forzano il dettato della legge. 

Hamburg. Accoglienza di migranti rifugiati nella Protestant-Lutheran parish of the St. Pauli Church
L’attività delle Chiese cattolica ed evangelica tedesche si basa sull’accordo di Duldung del 2015 con il governo federale che, secondo il costituzionalista, “ha dato prova di sé”, come ha scritto in un intervento per l’edizione di ieri del “Kölner Stadt-Anzeiger”. 

Secondo Bertrams, le Chiese sono autorizzate a concedere accoglienza e protezione in considerazione della libertà costituzionale di fede e coscienza e in relazione al loro diritto ecclesiastico sulla autodeterminazione: “le chiese non hanno il diritto di resistere allo Stato – sottolinea Bertrams – ma sono coscienti che l’autorità responsabile dell’immigrazione può imporre la deportazione”.

Quindi per il giurista sebbene l’istituto del santuario potesse violare la legge, si supponeva che “avrebbe portato a un nuovo dialogo tra lo Stato e i rifugiati presi in custodia dalla chiesa” e nel contesto di una nuova revisione legale, per l’accordo del 2015, i responsabili locali delle Chiese per l’immigrazione assicurano ogni informazione sui rifugiati nei santuari alle autorità. I vescovi cattolici hanno ripetutamente sottolineato che l’asilo in chiesa non è uno strumento comune di assistenza per i rifugiati ma una “ultima risorsa”.

mercoledì 1 marzo 2017

Germania: allarme xenofobia - 3.500 attacchi ai rifugiati nel 2106 - 560 feriti di cui 43 bambini

Life Gate
In Germania i rifugiati e le strutture che li accolgono hanno subito quasi dieci attacchi al giorno nel 2016. Il bilancio è di 560 feriti.

Attentato incendiario a centro di accoglienza per rifugiati
In Germania si tra producendo un fenomeno che ha dell’incredibile, per caratteristiche e soprattutto per dimensioni. I rifugiati accolti sul territorio della nazione europea, assieme alle strutture che li ospitano, sono infatti oggetto di una quantità gigantesca di attacchi da parte di persone senza scrupoli che se la prendono con donne e uomini ai quali la vita ha già imposto enormi sofferenze e sacrifici.
Colpiti anche 43 bambini rifugiati
Secondo i dati del ministero dell’Interno di Berlino, riferiti dall’agenzia Afp, solamente nel corso del 2016 il numero di agguati nei confronti dei rifugiati e dei richiedenti asilo è stato superiore a 3.500. Il che significa una media di quasi dieci attacchi al giorno, che hanno provocato un totale di 560 feriti, tra i quali figurano anche 43 bambini.
Il ministero tedesco ha fornito le cifre in risposta all’interrogazione di un parlamentare che ha chiesto informazioni precise sul triste fenomeno. Secondo le statistiche raccolte presso la polizia, in particolare sono stati registrati 2.545 attacchi diretti a bambini, donne e uomini rifugiati, mentre in 988 casi sono state prese di mira le infrastrutture. Per queste ultime, nella maggior parte dei casi si è trattato di tentativi di incendio. L’esecutivo di Berlino ha manifestato la propria condanna contro ogni forma di violenza, sottolineando che “le persone che fuggono dai loro paesi e chiedono protezione in Germania devono poter ambire ad un rifugio sicuro”.

Le cifre potrebbero essere perfino più alte
Il governo della Germania non ha tuttavia riferito i dati relativi agli agguati contro i rifugiati registrati nel 2015, per cui non è stato possibile comprendere se le cifre siano aumentate o meno rispetto all’anno precedente. Si sa però che gli attacchi contro le infrastrutture sono sostanzialmente invariati. Ciò che è chiaro, inoltre, è che il numero già altissimo di atti violenti potrebbe essere in realtà nascondere cifre ancor più pesanti, se si considera che le statistiche ufficiali tengono conto, ovviamente, solo dei casi oggetto di intervento da parte delle forze dell’ordine.

martedì 23 agosto 2016

Germania - Piloti disobbediscono ai rimpatri forzati dei migranti: 600 casi nel 2016

Il Manifesto
Resistenza alla deportazione. Piccola cronaca della disobbedienza civile di chi si oppone al rimpatrio forzato dei migranti. Oltre 600 casi di obiezione fisica e di coscienza inceppano il piano di espulsioni del governo Merkel.

È la «politica della porta aperta» che consente di uscire dall’aereo all’ultimo minuto; il «Ce la facciamo» opposto a Mutti delle associazioni pro-asilo che cominciano a spiegare ai profughi i trucchi per aggirare i rimpatri. La prova che, come sempre, in Germania non tutti sono disposti a obbedire fino in fondo agli ordini delle autorità. A partire dai piloti dell’aviazione.

Sul sito Deutsche Welle (Dw) sono di pubblico dominio le “spigolature” della resistenza alla macchina delle espulsioni guidata dal ministro dell’interno Thomas De Maizière (Cdu). Nel primo semestre 2016, nonostante gli annunci del giro di vite sulle espulsioni (100 mila entro dicembre è la tabella di marcia del governo) i rimpatri di migranti si sono limitati a 35 mila casi certificati e non tutti andati a buon fine.

Di questi spiccano seicento «abbandonati» perché la polizia non è riuscita a completare la procedura, più che sintomatici dell’inceppo etico-legale alle deportazioni.

La situazione tipica è riassunta nella partenza dell’ultimo volo di ritorno per i profughi pronto all’allineamento sulla pista dell’aeroporto di Lipsia-Halle. «Il passeggero viene scortato da due agenti di polizia a bordo dell’aereo. Qualche minuto prima del decollo insieme ad altri rifugiati si rifiuta di partire, quindi inizia a urlare che non vuole allacciare le cinture di sicurezza. Infine spiega ai piloti che non sta viaggiando sotto la propria volontà» riporta Dw puntualmente, e ufficialmente visto che si tratta di un organo di informazione controllato dal governo. A quel punto il comandante comunica all’ufficiale di polizia che si rifiuta di decollare.

Oltre 330 deportazioni nel 2016 sono fallite perché il personale di volo ha preferito seguire le regole sulla libertà del «passeggero» che il foglio di via al migrante espulso della polizia federale. In 160 casi è intervenuto personalmente il comandante a spiegare che «non avrebbe preso a bordo nessuno se non dopo la conferma della volontà dei passeggeri di far ritorno nel “Paese sicuro” di destinazione».

Spicca il nein di 46 piloti della compagnia di bandiera Lufthansa ma anche di 23 di Air Berlin e di 20 in servizio a Germanwings. Per ben 108 volte sono riusciti a far abortire il take-off dell’aereo affittato dal governo accogliendo il rifiuto “last-minute” dei profughi al rimpatrio.

In maggioranza chi resiste è iracheno, siriano, afghano o somalo ma c’è anche chi ha il passaporto di Eritrea, Gambia, Camerun. A loro il sito w2eu fornisce le dritte per opporsi alla deportazione, una serie di «independent information for refugees» fondamentali per orientarsi nella trincea delle espulsioni: «Di solito basta un sonoro “No” quando si viene fatti sedere nell’aereo. Se non funziona, è utile iniziare gridare, buttarsi sul pavimento dell’aereo o praticare altre forme di disobbedienza passiva».

Succede così a Lipsia come a Francoforte, altro hub da cui partono i voli di ritorno dei profughi, e si può fare anche perché sulla polizia “pesa” il caso di un migrante che nel 1999 morì durante la deportazione. Da allora in Germania le forze dell’ordine hanno l’ordine scritto di «rendere il processo trasparente e in linea con i Diritti umani».

Per questo il numero di rimpatri non segue l’«accelerazione delle espulsioni» chiesta dal governo quanto dall’opposizione di Alternative für Deutschland. Come se non bastasse, in 37 dei casi abbandonati dalla polizia la deportazione non è riuscita perché «il Paese di origine ha rifiutato l’ingresso al connazionale» riporta sempre Dw.

Briciole comunque nel mare di respingimenti che non si ferma. Nonostante i relativamente pochi casi eseguiti, i rimpatri aumentano. Da gennaio a giugno in Germania si è registrato il 50% di “partenze” in più rispetto all’intero 2015. Ai confini della Baviera la polizia di frontiera ha bloccato 13.324 migranti contro gli 8.913 di 12 mesi fa.

giovedì 2 giugno 2016

Strage Armeni 1915/16 - Ok della Germania: 'Fu genocidio'. Ira della Turchia

ANSA
Il Parlamento tedesco ha approvato oggi una mozione che etichetta come 'genocidio' la strage di armeni compiuta dai turchi ottomani un secolo fa.

La deportazione degli Armeni 1915/16
Dura la posizione della Turchia: l'eventuale approvazione nel voto di oggi al Bundestag tedesco di una risoluzione che definisca come genocidio sarebbe un gesto "irrazionale", aveva detto poco prima del voto il premier Binali Yildirim, dopo giorni di un'aspra campagna di accuse al riguardo condotta dalle autorità di Ankara. 

Il voto nel Parlamento di Berlino, ha aggiunto Yildirim, sarà "un vero e proprio test per l'amicizia" tra i due Paesi, sostenendo che comunque è "un problema della Germania" visto che lì vivono "3,5 milioni di elettori di origine turca" che "contribuiscono per "40 miliardi all'economia tedesca". In precedenza, il premier di Ankara aveva assicurato che in ogni caso non sarà questo voto a mettere in discussione l'accordo con l'Ue sui migranti.

Turchia richiama ambasciatore in Germania - La Turchia ha richiamato il proprio ambasciatore in Germania dopo il voto del parlamento tedesco che oggi ha approvato una mozione che riconosce come 'genocidio' il massacro degli armeni di un secolo fa.

mercoledì 30 dicembre 2015

La Germania assume 8.500 nuovi insegnanti per insegnare il tedesco ai bambini rifugiati

Fanpage
I nuovi docenti insegneranno il tedesco ai 196.000 richiedenti asilo in età scolare che entreranno nel sistema educativo quest'anno.
La Germania si attende una nuova ondata di arrivi per il 2016, per questo sta assumendo quest'anno 8.500 insegnanti in più per insegnare il tedesco ai bambini rifugiati. 


I dati sono stati raccolti dal giornale Die Welt, che cita un sondaggio condotto in sedici stati federali. I docenti saranno impiegati nelle 8.224 "classi speciali" create per aiutare i 196.000 richiedenti asilo in età scolare che enteranno nel sistema scolastico quest'anno a mettersi al pari con i coetanei. "Le scuole e le amministrazioni non sono mai stati di fronte a una simile sfida. Dobbiamo accettare il fatto che questa situazione eccezionale diventi la normalità", ha detto a Die Welt Brunilde Kurth, che si occupa dell'autorità sull'istruzione in Germania. L'ufficio stampa del ministero dell'Istruzione della Sassonia, Manja Kelch, ha detto alla CNN che si tratta di "una sfida immensa, ma siamo sicuri che riusciremo a far fronte all'afflusso dei rifugiati nelle scuole". In Sassonia sono stati assunti 300 nuovi insegnanti di lingua e altri 190 arriveranno entro febbraio 2016. "In totale ci sono ora circa 28.000 studenti nelle nostre scuole con una migrazione alle spalle", ha spiegato Kelch.

Quest'anno sono arrivati in Germania un totale di 325.000 bambini in età scolare provenienti da Siria, Afghanistan e paesi africani. Secondo Heinz Peter Meidinger, capo del sindacato degli insegnanti DPhV, il paese avrà bisogno fino a 20.000 nuovi docenti per colmare il divario in personale docente. Gap che potrebbe essere colmato già la prossima estate. Gli insegnanti chiamati per queste classi speciali, non si troveranno di fronte solo bambini che non conoscono il tedesco. Come ermerge da un articolo del Guardian, molti rifugiati hanno perso anni scolastici – basti pensare che 2,6 milioni di bambini siriani non vanno a scuola – e alcuni di loro non sanno scrivere nemmeno una lingua. Uno su cinque dei giovani rifugiati che arriva in Germania soffre di disturbi psichici post-traumatici causati da stress e almeno la metà ha vissuto un trauma significativo.

mercoledì 7 ottobre 2015

L’Odissea del profugo più vecchio portato in Germania a spalla dai figli dall'Afghanistan

Bergamo Post

Baghlan è una città dell’Afghanistan cresciuta grazie alla produzione di zucchero di barbabietola e a quella di cotone. Nei lontani anni Trenta era particolarmente favorita dai commerci, poiché una strada collegava il centro cittadino alla capitale Kabul, attraverso il fiume Kunduz. Era insomma un centro tranquillo, prima che scoppiassero le guerre che hanno dilaniato il Paese e prima che Kunduz e la sua regione diventassero il centro di feroci scontri tra i talebani e le forze governative. Anche Baghlan è stata sottoposta alla violenza dei talebani, specialmente durante gli ultimi mesi. Risale ad agosto, ad esempio, la notizia dell’uccisione di venti persone tra i quattordici e i sessant’anni presenti al matrimonio del figlio di un imam, probabilmente cadute vittima di uno scontro tra gruppi rivali. Ma molti altri cittadini sono stati uccisi dagli estremisti islamici e dalle bande armate che hanno preso il controllo della città. Tra questi ci sono tre fratelli, i figli del vecchio Abdul Qadir Azizi. Da quel momento l’anziano capofamiglia ha compreso che non sarebbe più riuscito a continuare a vivere nel Paese che ha visto morire i suoi figli e ha preso una decisione importante. Si sarebbe messo in marcia e avrebbe lasciato Baghlan e l’Afghanistan.

In viaggio verso l’Europa. Insieme ad altri otto membri della sua famiglia è partito dalla città natale alla volta dell’Europa. È diventato, anche lui, uno dei tanti migranti-rifugiati protagonisti dell’emergenza che sta mettendo a dura prova l’Unione europea. Abdul Qadir Azizi ha viaggiato per otto mesi e spesso è stato portato sulle spalle dai suoi familiari più giovani. L’uomo è cieco e sordo e non riesce a camminare bene, ma l’aiuto dei parenti gli ha permesso di superare le tremila miglia (2.900 miglia, per la precisione, quasi 4.700 chilometri) che li separavano dall’Europa. Giunti alle porte del continente, per loro nuovo ed estraneo, Azizi e i suoi congiunti si sono uniti alle migliaia di altri emigranti che premevano ai confini ungheresi e che si sono poi riversati in Germania, Paese che ha aperto i suoi confini ai rifugiati di guerra.

Il rifugiato più anziano. La famiglia Azizi, nove persone che appartengono a quattro generazioni diverse, ha passato il confine austro-tedesco a Passau ed è stata accolta in un centro di Deggendorf. I soccorritori non riuscivano a credere alle loro orecchie, quando la figlia di Azizi li ha informati che il padre era nato il 1° gennaio 1905. Purtroppo non hanno portato con loro alcun documento ed è dunque impossibile accertare l’età dell’anziano Abdul, anche se gli interpreti dicono che l’anno di nascita indicato dalla donna è probabilmente autentico. Se si dà per vera la dichiarazione della figlia di Azizi, che ha sessant’anni, allora il vecchio signore afgano avrebbe ben centodieci anni. «Ma anche se l’uomo avesse “soltanto” novant’anni, il suo viaggio è un successo incredibile», ha affermato Werner Straubinger, il portavoce della polizia federale, a NBC News. «Ciò che sappiamo è che l’uomo è cieco e sordo, ma era in grado di camminare aiutandosi con un bastone», ha concluso.Ora il rifugiato più anziano di Germania (e d’Europa) sta bene. Al suo arrivo a Deggendorf non ha avuto nemmeno bisogno di essere curato dai medici. Benché fragile e debole, infatti, è in buone condizioni di salute. Le fonti tedesche informano che presto il signor Azizi e la sua famiglia saranno trasferiti in un altro centro a Hesse, nella Germania centrale. Il loro viaggio non è ancora finito, ma questa volta avverrà in condizioni molto diverse: Azizi e i suoi figli, infatti, raggiungeranno Hesse con un treno ad alta velocità. Nel suo vagone, Abdul potrà posare il bastone e aspettare di raggiungere la sua nuova vita.

mercoledì 30 settembre 2015

Il disegno che una bambina siriana ha consegnato ad un poliziotto tedesco

Il Post
In Germania sta circolando molto sui social network un disegno diffuso dall’account Twitter della polizia federale. Il disegno è stato fatto da una bambina siriana mentre si trovava nel centro di registrazione per rifugiati politici di Passavia, città bavarese ai confini con l’Austria: mostra da una parte la situazione in Siria con sangue, morti, persone ferite, macerie e un teschio sulla bandiera siriana, dall’altra un cuore con la bandiera tedesca e una casa.

Il disegno è stato consegnato dalla bambina (di cui non si conosce il nome) a un agente di polizia che aveva dato fogli e colori ai bambini presenti al centro, per passare il tempo in attesa dello svolgimento delle pratiche per la registrazione. L’immagine, con gli hashtag #sprachlos e #Fluechtlingskrise (“crisi dei rifugiati”, “senza parole”) è stata condivisa finora più 8 mila volte.

lunedì 28 settembre 2015

Migranti, la Merkel chiede ai tedeschi per l'integrazione dei profughi lo stesso spirito del 1990 per la riunificazione

Askanews
Berlino - Tornare allo spirito del 1990, l'anno della storica riunificazione delle due Germanie. E' così, secondo la Cancelliera Angela Merkel, che i tedeschi possono aiutare il Paese a far fronte alla sfida odierna di integrare centinaia di migliaia di migranti e rifugiati. 

"L'unità della Germania fu naturalmente molto speciale", ha detto Merkel nel suo tradizionale intervento settimanale alla vigilia del 25esimo anniversario della riunificazione, il 3 ottobre. Pur riconoscendo che la gestione dell'attuale ondata di migrazione e la riunificazione rappresentano due cose molto diverse, il cancelliere ha sottolineato che l'integrazione delle persone che stanno fuggendo da guerra e povertà richiede uno sforzo ugualmente importante da tutta la società tedesca. "Quella sensazione generale, quando dobbiamo fronteggiare un compito importante che possiamo raggiungere, quella, credo, ci può ricordare come fare", ha detto Merkel. Il loro ricordo del processo di riunificazione dell'est e ovest della Germania è ciò che ha incoraggiato "molte, molte persone a essere coinvolte oggi... Il loro approccio al loro compito è accompagnato dall'idea che 'vogliamo farcela e possiamo farcela'". La Germania è diventata la principale destinazione per centinaia di migliaia di persone in fuga da guerra e povertà in Medio Oriente e in Africa, che vogliono raggiungere l'Europa. E questo sta costando alla Merkel un calo di popolarità, almeno secondo quanto emerge da un sondaggio pubblicato dal settimanale Der Spiegel.

"L'impegno per i rifugiati le ha portato soltanto della generica simpatia", analizza Der Spiegel nel suo ultimo numero. La Cancelliera conservatrice si ritrova così in quarta posizione di questa inchiesta dello Spiegel, realizzata giorni fa dall'istituto TNS Forschung. Il primo posto va al suo ministro degli Esteri, il socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier con il 67%, mentre il 64% si è pronunciato a favore di Merkel, con un calo del 5% rispetto alla precedente inchiesta, a giugno. E' la prima volta di questa legislatura, cominciata nel 2013, che un membro del partito socialdemocratico è in resta nei sondaggi. Il ministro delle Finanze di Merkel, Wolfgang Schaeuble, è secondo, seguito dal presidente della Repubblica federale Joachim Gauck. Gli intervistati erano invitati a dire su quali politici confidavano per l'avvenire.

giovedì 24 settembre 2015

In Germania i profughi diventano volontari. Sant’Egidio: «L’accoglienza è integrazione»

Corriere Sociale
Monaco di Baviera - Dopo che Angela Merkel ha cambiato rotta aprendo di fatto all’accoglienza di profughi siriani (approvando tra l’altro uno stanziamento di sei miliardi per far fronte all’emergenza), in Germania il tema migranti ha assunto il sapore del caso politico. Pur manifestandosi episodi d’intolleranza – quasi tutti di matrice neonazista – i tedeschi sono capaci di mostrare anche l’altra faccia di sé. Quella solidale e accogliente che fa dell’integrazione uno stile di vita. E’ il caso delle comunità di Sant’Egidio.

Rifugiata siriana con il suo bambino in visita ad anziani soli in istituto
C’è quindi chi tende la mano di fronte alla grande ondata migratoria. La Comunità sta infatti promuovendo e coordinando quella che sempre di più sta diventando una vera e propria mobilitazione popolare. Obiettivo? L’accoglienza di donne, uomini e bambini che fuggono dalla Siria e dall’Iraq.

Accade a Monaco, Mönchengladbach, Würzburg. Qua, nel quartiere periferico di Zellerau, non ci si limita alla distribuzione di generi alimentari. La Comunità anima una scuola della pace per i minori in difficoltà, aiuta gli anziani soli, offre una mensa per i senzatetto e una scuola di lingua per i migranti cui partecipano come volontari attivi anche molti tedeschi. «Tutto questo lo facciamo perché, accanto al primo aiuto e all’accoglienza, per costruire il futuro è necessario avviare subito un percorso di integrazione» spiegano dalla Sant’Egidio, che nelle ultime settimane, a Monaco di Baviera, ha intensificato la propria presenza accanto ai profughi in arrivo alla stazione ferroviaria.

E poi accade anche che i profughi, andando a trovare gli anziani tedeschi (come avviene a Mönchengladbach) diventino volontari a loro volta. «In molte città i figli dei profughi hanno cominciato a frequentare le Scuole della Pace, mentre i più grandi hanno iniziato ad aiutare altri poveri insieme alla nostra comunità» spiegano i volontari della Sant’Egidio. «Sono tanti gli esempi di come si può gestire quella che tutti chiamano “emergenza” ma che, nonostante i grandi numeri degli arrivi, sta mostrando l’altro volto dell’Europa e della stessa Germania. Sorprendendo tanti, a partire dalle istituzioni».
di Gianluca Testa 

giovedì 3 settembre 2015

Airbnb per rifugiati, il sito in cui i tedeschi offrono le loro case ai profughi: "Un successo: un progetto da esportare in altri Paesi"

Huffington Post
Un "Airbnb per rifugiati". Così è stato descritto "Refugees Welcome", il servizio tedesco con sede a Berlino che mette in comunicazione i rifugiati con i cittadini disposti ad ospitarli nelle loro case. La società è stata travolta dalle offerte di supporto tanto che si sta pensando di diffondere il servizio anche in altri Paesi Europei.

"Refugees Welcome" ha aiutato a trovare un alloggio a molte persone in fuga dall'Afghanistan, dal Burkina Faso, dal Mali, dalla Nigeria, dal Pakistan, dalla Somalia e dalla Siria. Oltre 780 tedeschi si sono iscritti al sito web per dare il proprio "benvenuto" ai profughi e più di 26 persone sono state collocate in case private finora. Due dei fondatori del sito, Jonas Kakoschke, 31 anni e Mareike Geiling, 28, vivono con Bakari, 39enne rifugiato del Mali, aiutandolo quotidianamente ad imparare la lingua tedesca mentre è in attesa di un permesso di lavoro.

"Il successo del progetto ha portato alla volontà di istituire simili meccanismi anche in altri Paesi della Ue", sostiene un portavoce dell'iniziativa, "tra cui la Grecia, il Portogallo e il Regno Unito, con un progetto analogo in Austria già in funzione dal mese di gennaio". Inoltre, durante il fine settimana, migliaia di islandesi offerto di ospitare i profughi siriani nelle loro case.

Tra coloro che hanno risposto al sito tedesco ci sono consulenti PR, carpentieri e molti studenti, una vasta fascia di età di ospiti che va da 21 a 65 anni. La maggior parte sono persone che vivono in appartamenti condivisi, fanno sapere dal sito, ma le offerte provengono anche da coppie sposate e madri sole.

L'insegnante Johann Schmidt, ad esempio, condivide il suo appartamento a Costanza con un profugo iracheno, con il quale è stato messo in comunicazione dopo la registrazione al sito, nel novembre 2014. "Azad mi racconta di quando viveva nel suo paese d'origine e ed è in grado di spiegarmi il contesto globale della situazione attuale in termini semplici", ha detto Schmidt. "Ho imparato un bel po 'da lui e mi piace molto ascoltare le sue storie".

Non solo. Accogliere un rifugiato non deve significare perdere l'affitto di una stanza. In un terzo dei casi, i costi sono coperti o dal centro di lavoro o dai pagamenti per il social welfare, e un quarto degli affitti sono pagati tramite micro-donazioni al sito. "Siamo sorpresi dalla prontezza che ha la gente nell'aiutare chi ne ha bisogno" dicono dalla società. "Stiamo ricevendo richieste da diversi paesi in Europa, come la Grecia, il Portogallo e la Scozia, ma anche da Australia e Stati Uniti. Ovunque le persone sono desiderose di realizzare questa idea nei loro paesi per essere in grado di offrire una casa ai rifugiati".

mercoledì 19 agosto 2015

Germania. Il sindaco di Goslar chiede immigrati per salvare la città dall'invecchiamento e abbandono

The Post Internazionale
La Germania non sa dove mettere gli oltre mezzo milione di rifugiati che dovrà accogliere nel 2015. Il sindaco di Goslar mette a disposizione la sua città


Oliver Junk, sindaco di Goslar.
Quest'anno la Germania dovrebbe accogliere oltre mezzo milione di rifugiati, secondo i primi accordi sulle quote stabilite dall'Unione europea. Questo numero, destinato a crescere ulteriormente a causa dell'incessante flusso dei migranti verso l'Europa, è già di gran lunga superiore a quello di qualsiasi altro Paese europeo.

I migranti in Germania vengono redistribuiti sul territorio secondo il sistema Königsteiner: più grande e più ricca è una città, più rifugiati deve ospitare. Questo metodo fa sì che le città più grandi diventino sovraffollate e quelle più piccole restino isolate ed economicamente svantaggiate, anche a causa della scarsa forza lavoro.

Dopo l'edizione del 2014 dell'Oktoberfest, il festival della birra più famoso al mondo, la città di Monaco ha cominciato a ospitare alcuni dei suoi quasi diecimila rifugiati nelle grosse tende abbandonate alla fine del festival.

Sono molte le città tedesche che ogni settimana vedono sorgere nuove tendopoli per accogliere il crescente numero di rifugiati in entrata. Le tende non sono idonee all'inverno o al maltempo, ma con i rifugi ormai sovraffollati, il governo tedesco sta facendo fatica a trovare soluzioni alternative.

Una possibile soluzione, però, potrebbe essere quella proposta da Oliver Junk, il sindaco della piccola città di Goslar, ai piedi delle montagne Harz, nel nord della Germania.

Abbiamo molte abitazioni vuote, e piuttosto che vederle finire nel degrado, potremmo dare nuove case agli immigrati, aiutandoli, e allo stesso tempo dando un futuro alla nostra città", ha detto Junk a The Guardian.

Junk ha 39 anni ed è un membro dell'Unione Cristiano-Democratica, lo stesso partito della cancelliera Angela Merkel. È stato eletto nel 2011 per un mandato di otto anni, con il 94 per cento dei voti. L'anno scorso la sua città ha accolto solo 48 rifugiati e quest'anno 41 ad oggi.

Secondo un recente studio, la Germania è l'ultimo Paese al mondo per tasso di natalità. Muoiono molte più persone di quelle che nascono ogni anno. Solo la città di Goslar, che attualmente conta a malapena 50mila abitanti, ogni anno ne perde 1,500-2000 tra morti e emigranti.

Junk sostiene che gli immigrati non sono mai abbastanza e che senza il loro aiuto non sarebbe stato possibile risollevare l'economia di Goslar dopo la seconda guerra mondiale. Secondo lui, saranno proprio loro a salvare Goslar, un tempo ricca di miniere d'argento e ora piena di edifici fantasma in stato di semi-abbandono.

domenica 17 maggio 2015

Germania: incendiato un altro alloggio destinato ai profughi

Imola Oggi
Ancora una volta un attacco incendiario ad un alloggio destinato ai rifugiati è stato commesso in Germania – questa volta a Brandeburgo. Gli autori hanno appiccato il fuoco nella notte presso Zossen, a sud di Berlino. La polizia ha arrestato due sospetti, ha detto un portavoce. Nella loro auto gli investigatori hanno trovato petardi, fiammiferi e manifesti con slogan definiti “xenofobi”.
Nessuno è rimasto ferito perché l’alloggio era ancora disabitato, ha detto un portavoce della polizia e il danno per l’edificio è di lieve entità. Gli autori avevano dato fuoco a tre contenitori per rifiuti e solo la parte frontale dell’edificio amministrativo è stata danneggiata.

Negli ultimi mesi ci sono stati ripetuti attacchi incendiari in Renania-Palatinato, Sassonia-Anhalt e Schleswig-Holstein per lo più su case disabitate, destinate ai profughi . La scorsa settimana, un responsabile finanziario è stato condannato a Lubecca per un incendio doloso in una casa per rifugiati.

Qualche tempo fa, a Vorra, un piccolo centro della Baviera vicino Norimberga, tre edifici per l’accoglienza dei richiedenti asilo, ancora in ristrutturazione, sono stati dati alle fiamme e nella zona ci sono state diverse manifestazioni di cittadini esasperati dall’immigrazione selvaggia. A peggiorare la situazione ci si mise Angela Merkel che, con un intervento inopportuno per il momento, irritò ulteriormente la popolazione.

Si moltiplicano intanto nel paese le manifestazioni anti-immigrati e contro l’islamizzazione della società. Sono organizzate da partiti e gruppi di estrema destra, ma frequentate anche da persone non impegnate politicamente che si dicono esasperate dall’eccessiva presenza di immigrati non integrati. Una situazione esplosiva che rischia di degenerare.