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mercoledì 19 febbraio 2014

Australia - Papua Nuova Guinea: un morto in scontri nel Centro detenzione australiano per migranti

La Presse
Una seconda notte di disordini dentro e nei pressi del centro di detenzione per richiedenti asilo stabilito dall'Australia nella remota isola di Manus in Papua Nuova Guinea, ha avuto sviluppi tragici, con la morte di uno dei detenuti. Altri 77 sono rimasti feriti, di cui 22 con lesioni gravi e uno in condizioni critiche con una frattura cranica. Un altro è stato colpito da un proiettile. Il ministro dell'Immigrazione Scott Morrison ha descritto come "una grande tragedia" la notizia della morte, ma ha aggiunto che si trattava di "una situazione molto pericolosa in cui delle persone hanno deciso di protestare in maniera violenta, sfondando le linee di recinzione e uscendo all'esterno, esponendosi a grave rischio".

All'esterno si sono scontrati con la polizia locale e sono stati violentemente aggrediti da abitanti dell'isola, anche all'interno del campo. I disordini sono scoppiati dopo un periodo di massima tensione nel centro, in cui sono alloggiati 1300 richiedenti asilo, quando questi hanno appreso che se anche otterranno lo status di profughi saranno accolti solo in Papua Nuova Guinea e in nessun altro paese. 

La notte precedente 25 richiedenti asilo erano riusciti a fuggire dal centro, ma sono stati presto catturati. Il precedente governo laburista australiano aveva stabilito nel 2012 due nuovi centri di detenzione per i profughi che tentano di raggiungere per mare le sue acque, a Manus Island e nel piccolo e remoto stato-isola di Nauru, sospendendo l'esame delle domande di asilo ed escludendo che anche chi ottenga lo status di profugo possa insediarsi in Australia. 

Una politica mantenuta e rafforzata con chiaro intento di deterrenza dal nuovo governo conservatore, che si è impegnato a fermare del tutto gli arrivi illegali via mare utilizzando unità della Marina e operando respingimenti verso l'Indonesia.

Quella dei richiedenti asilo è una questione molto emotiva in Australia, nonostante i numeri relativamente molto ridotti. Secondo dati dell'Alto Commissariato Onu per i profughi, nel 2012 l'Australia ha ricevuto solo il 3% delle domande di asilo globali

Le condizioni nei due campi remoti nel Pacifico sono state oggetto di dure critiche sia da parte di agenzie Onu che di Amnesty International e di altre organizzazioni per i diritti umani. Queste denunciano che la detenzione prolungata in condizioni anguste e surriscaldate, combinata con la mancanza di chiarezza su quando le richieste di asilo saranno esaminate e dove la persona finirà, stanno causando un'epidemia di disturbi mentali. La portavoce dei Verdi per i profughi, Sarah Hanson-Young, ha ripetuto che il centro di Manus, come quello di Nauru, deve essere chiuso al più presto perché in piena violazione dei trattati internazionali sottoscritti dall'Australia. "Il gulag a Manus Island è inaccettabile", ha detto.

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