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venerdì 30 aprile 2021

Italia ha esportato nel 2020 quasi 4 miliardi di armi a paesi non UE e Nato. Egitto primo acquirente nonostante violazioni diritti umani e casi Regeni e Zaki

Rete italiana pace e disarmo

La maggioranza delle armi italiane destinate a Paesi non UE e non NATO: tra i primi dieci acquirenti dopo l'Egitto, anche il Qatar, il Turkmenistan e l’Arabia Saudita
Fregate prodotte in Italia vendute all'Egitto

Come era possibile intuire dalle notizie di settore degli scorsi mesi, e come la Rete Italiana Pace e Disarmo aveva più volte anticipato sottolineandone la problematicità, per il secondo anno consecutivo è l’Egitto il principale acquirente di sistemi d’arma esportati dalle aziende italiane a produzione militare. 
Rimangono quindi floridi gli affari armati con il governo autoritario di al-Sisi nonostante le pesanti violazioni dei diritti umani e la non collaborazione nei casi Regeni e Zaki.
Nel corso del 2020 il totale delle nuove autorizzazioni rilasciate per esportazione di materiale d’armamento ha raggiunto i 3.927 milioni di euro di controvalore, in deciso calo (-25%) rispetto al totale per il 2019 (che era in linea anche con l’anno precedente). Va ricordato però come il 2020 sia stato “l’anno della pandemia” con un impatto molto forte sull’economia del Paese che sembra però non aver travolto in maniera eccessiva il comparto bellico. 

Il volume delle esportazioni militari starebbe quindi gradualmente scendendo dopo i picchi di autorizzazioni iniziati con il 2015 (8,2 miliardi in quell’anno e poi 14,9 miliardi nel 2016 e 10,3 nel 2017). Si tratta comunque di un livello complessivo di un miliardo di euro maggiore rispetto ai valori del 2014, per cui si può confermare l’analisi già fatta in passato: le esportazioni record del triennio 2015-2017 hanno trascinato le commesse per l’industria militare italiana su un livello medio superiore a quello di inizio secolo. In decisa ascesa (come già ipotizzato dalla nostra Rete in passato, in conseguenza dell’alto livello di licenze concesse negli anni passati) il dato dell’export reale: l’Agenzia delle Dogane registra infatti avanzamenti annuali di consegne definitive per complessivi 3.393 milioni di euro (2.696 milioni per licenze singole e 696 milioni per licenze globali di progetto) con un incremento del 17% rispetto all’anno precedente.

Le autorizzazioni per nuove licenze costituiscono il dato politico saliente rispetto alle decisioni prese al Governo in carica (in questo caso, per il 2020, il Governo Conte II) ed in questo senso vanno analizzate. L’Egitto si conferma il Paese destinatario del maggior numero di licenze risulta aumentando la propria quota fino a 991,2 milioni di euro (+120 milioni) grazie alla licenza di vendita delle due Fregate FREMM. 

Al secondo posto gli Stati Uniti con 456,4 milioni (+150 milioni) seguiti dal Regno Unito con 352 milioni (in calo di 67). Dopo le mega-commesse del 2017 e 2018 ritorna tra le prime destinazioni di armi italiane anche il Qatar, con un controvalore di 212 milioni di euro (+195 milioni rispetto all’anno precedente), seguito dalla Germania (con 197,6 milioni in lieve calo) e dalla sorprendente Romania con 169,6 milioni di euro (nel 2019 era a meno di 1 milione in licenze al 54 posto tra le destinazioni). Completano la lista dei primi dieci Paesi la Francia (154,5 milioni, in calo di 120), il Turkmenistan (che scende rispetto al secondo posto 2019 ma mantiene 149,5 milioni di euro di autorizzazioni pur calando di quasi 300 milioni), l’Arabia Saudita (ben 144,4 milioni di euro in licenze nonostante il blocco relativo a missili e bombe d’aereo) e la Corea del Sud (134,8 milioni, in calo di circa 30).
[...]
Si tratta di una situazione ormai strutturale e non episodica: per il quinto anno consecutivo, dal governo Renzi del 2016, sono proprio i Paesi Extra Nato-Ue i principali destinatari di sistemi militari italiani. Ma ancor più preoccupante è il fatto che per il quinto anno consecutivo la maggior parte degli armamenti e sistemi militari italiani sia destinata nella zona di maggior tensione del mondo: il Nord Africa e Medio Oriente.

Questi dati preliminari confermano come la produzione militare italiana non sia indirizzata alla difesa e alla sicurezza del nostro Paese e a quella comune europea ma risponda sempre più a logiche di profitto delle aziende produttrici di armamenti, sopratutto quelle a controllo statale. 

giovedì 29 aprile 2021

Appello Urgente per Quintin Philippe Jones condannato a morte in Texas - Data esecuzione 19 maggio 2021

nodeathpenalty.santegidio.org

Quintin Philippe Jones - Condannato a morte - Texas
Già dallo scorso novembre, lo Stato del Texas ha fissato la data di esecuzione al prossimo 19 maggio 2021. Più di 20 anni fa, una giuria della contea di Tarrant ha condannato Quintin per la rapina e la morte della sua prozia, Berthena Bryant. 

Da quel momento sono trascorsi vent’anni e Quintin, che oggi ha 42 anni, si è pentito per il crimine commesso quando era un giovane di 20 anni tossicodipendente e arrabbiato. Oggi è una persona diversa, gentile e premurosa. 

La sorella e il pronipote della signora Bryant – prozia e fratello gemello di Quintin lo hanno perdonato da tempo e hanno accolto la sua conversione e chiedono ora allo stato del Texas di non dover subire il grande dolore della sua esecuzione.

martedì 27 aprile 2021

Foggia - "Razzisti a caccia di neri". Migranti del ghetto colpiti da fucilate, avevano denunciato degli italiani che li avevano rapinati.

La Repubblica
Biggie colpito al volto da una fucilata esplosa da un suv. “Volevano punirci perché abbiamo denunciato un furto”

Foggia: il Ghetto Rignano
Foggia - Biggie fa fatica a parlare. Ma non ha perso le parole. Una pallottola gli è esplosa davanti alla faccia, mandando in frantumi il lunotto posteriore della vecchia Opel a bordo della quale viaggiava insieme con due amici. Non lo hanno ammazzato per una questione di centimetri. Biggie ha la bocca impastata dai punti che i chirurghi degli Ospedali Riuniti di Foggia gli hanno messo da poco. Fa fatica a parlare, si diceva. Ma non ha paura: "Erano in tre, ci hanno affiancati, erano a bordo di una grande macchina bianca, abbiamo sentito soltanto il rumore. È esploso il vetro, poi ho visto tutta la faccia. 

Cercavano noi, i neri del Ghetto. Volevano farci paura. Ma noi non possiamo smettere di parlare". "Ora ho soltanto sonno. Bastardi", Konate è appena rientrato al Ghetto dopo una giornata in ospedale. Parla con un filo di voce, sulla Opel c'era anche lui: "Ci volevano far pagare di averli denunciati: l'altra notte, quando sono venuti a rubare, i nostri amici li hanno fermati e fatti arrestare. Noi vogliamo vivere e lavorare come persone oneste. Noi non siamo come loro".

Foggia, ghetto di Rignano. Il sole sulla più grande tendopoli di braccianti d'Italia - oggi ci sono poco meno di mille persone, nei momenti di sovraffollamento sono arrivati anche a 3-4mila, all'interno ci sono supermercati, bar, barbieri, sembra una città, con le sue regole e le sue attrazioni, eppure tutto questo sulla carta non esiste, non dovrebbe esistere - si sta abbassando ma nessuno riesce a dimenticare cosa è accaduto quattordici ore prima. 

E cosa potrebbe succedere ancora se si continua a far finta di nulla. Tre ragazzi - Sinayogo Boubakar, 30 anni, del Mali, Konate Mamadou, 26, anche lui maliano, Keita Abdoulaye, 30 anni, Costa d'Avorio - si stavano spostando dal ghetto alla loro baracca, a poche centinaia di metri di distanza, a Torretta Antonacci. 
Erano le due della notte quando sono stati avvicinati da una "grande macchina bianca", un Suv, all'interno del quale c'erano tre persone, probabilmente italiani. Uno ha abbassato il finestrino e ha sparato, con un fucile a pallini. I colpi hanno mandato in frantumi il cruscotto della Opel. I vetri sono finiti addosso a Sinayogo, che tutti chiamano Biggie perché effettivamente è grandissimo, che si è tagliato tutto il volto, la bocca, i vetri sono finiti ovunque. "Poteva morire" hanno detto i medici che lo hanno operato in ospedale. Il procuratore di Foggia, Ludovico Vaccaro, che coordina le indagini affidate ai carabinieri, non ha dubbi: si è trattato di un agguato. È stata sfortuna che sia capitato a loro. Ma non un caso. Chi ha sparato aspettava la prima macchina di "neri". Per spaventarli e punirli.

"Stiamo lavorando" dice a Repubblica Vaccaro, "ma è possibile che il fatto sia da collegare con quanto accaduto 24 ore prima". Nella notte tra sabato e domenica quattro italiani si sono presentati a Torretta Antonacci per rubare del gasolio, necessario per il funzionamento dell'impianto di illuminazione del centro di accoglienza. Sono stati visti e bloccati dai migranti che hanno chiamato la polizia. 

In tre malviventi sono riusciti a scappare. E mentre fuggivano hanno gridato: "Vi uccidiamo tutti, neri bastardi". Uno non ce l'ha fatta, ed è stato bloccato dai ragazzi del Ghetto: li ha prima minacciati con una pistola. Poi ha offerto loro del denaro perché lo lasciassero andare. 
I migranti hanno rifiutato e hanno aspettato la polizia che poi l'ha arrestato. 

Così è stato. "Sono stati cittadini modello, davvero" dice il procuratore Vaccaro. "E non siamo sorpresi". Il procuratore non dimentica cosa è accaduto in questi anni. Ha visto braccianti uccisi dai caporali perché avevano provato a protestare per la loro vita da schiavi: due euro all'ora per dieci ore di lavoro al giorno. Li ha visti morire ammassati in pulmini fatiscenti, mentre andavano al lavoro. Annegati mentre cercavano di bere di nascosto nelle cisterne, come bestie. Due anni fa dei ragazzi del Ghetto sono stati presi a pietrate da delinquenti del posto: razzisti, annoiati, un migrante ha perso per sempre un occhio.

"Biggie lo conosco da più di un anno" racconta Raffaele Falcone, sindacalista della Cgil che per molti di questi ragazzi è fratello maggiore. "È un nostro iscritto, lavora regolarmente in un'azienda qui vicino, gli vogliono tutti bene". Questo è tempo di asparagi, ma le piogge hanno mandato in fumo un pezzo del raccolto. Tra un po' comincia il grande del lavoro: i pomodori. "Il Ghetto si riempirà - dice Falcone - e noi dovremo essere in grado di dare risposte a questi ragazzi. Biggie, per esempio, è ancora in attesa di avere una risposta sul suo permesso di soggiorno. E aspetta da più di un anno". Biggie in ospedale, comunque, sorride. "Sto meglio. Grazie".

lunedì 26 aprile 2021

Migranti - Di fronte alla nuova tragedia nel Mediterraneo, Sant'Egidio si raduna in preghiera e chiede salvataggi in mare e promuove con forza l'apertura di corridoi umanitari

www.santegidio.org
Al largo della Libia si è consumato l’ennesimo dramma dell’immigrazione con un bilancio di vittime che alcune Ong stimano ad oltre cento. La Comunità di Sant’Egidio esprime innanzitutto il suo cordoglio alle famiglie dei migranti, che nel loro viaggio hanno patito sofferenze e soprusi dalla partenza dal loro paese fino alla tragica sorte nelle acque del Mediterraneo.



Un sentimento di pietà che occorre riaffermare di fronte ad una notizia che rischia di passare in secondo piano in questo amaro tempo di pandemia.

Sant’Egidio lancia un appello alle autorità che avrebbero potuto provare a soccorrere il battello di fortuna andato alla deriva, a fronte di segnalazioni già arrivate nella giornata di mercoledì, perché vengano garantiti i salvataggi in mare di chi è in pericolo di vita.

È urgente rispondere al più presto alla domanda di aiuto proveniente dai migranti in transito verso l’Europa, in particolare di quelli attualmente in Libia, con progetti a lungo respiro che puntino a svuotare i luoghi di detenzione, a esaminare le situazioni delle singole persone e a consentire vie di salvezza legali come i corridoi umanitari. 

Al tempo stesso occorre costruire un futuro vivibile nei paesi di origine, soprattutto per i giovani, con il sostegno dell’Unione europea.

Etiopia - La brutale guerra del Tigray sul corpo delle donne. Stupro usato come arma.

Il Manifesto
Etiopia. La crisi umanitaria nella regione etiope si allarga. Stupro usato come arma  E mentre il Tplf avanza e guadagna nuove reclute, gli Stati Uniti chiedono il ritiro eritreo e Sudan ed Egitto avvertono sul caso caldissimo della Grande diga
Donne del Tigray fuggite al conflitto e alle violenze 
Prima era un’operazione di polizia, poi l’operazione è terminata ed è iniziata una guerra. Poi la guerra è finita, ma i combattimenti proseguono. Prima c’erano gli eritrei, poi gli eritrei se ne sono andati e invece sono ancora lì.

È la narrazione che è andata avanti durante questi sei mesi di conflitto nella regione etiope del Tigray e di cui non si vede la fine, anzi le milizie del Tplf sembrano guadagnare vittorie e soprattutto nuove reclute.

Tutto è molto complicato fuori dalle città e vi sono denunce di tentativi di manipolazione dei media occidentali. Secondo l’antropologa Natalia Paszkiewicz ai rifugiati del campo di Hitsats il Tplf avrebbe fatto «indossare uniformi dell’esercito eritreo» e li avrebbe obbligati a «tagliare il seno a un gruppo di donne». Ma gli scontri tra rifugiati e Tplf avrebbero interrotto la scena.

Fatto sta che le violenze continuano e i civili ne fanno per primi le spese: il 12 aprile 19 civili feriti gravi sono stati portati all’ospedale Kidane Mehret di Adua. A ferirli sarebbero stati soldati eritrei che indossavano uniformi dell’esercito etiope.

Oltre la violenza delle armi sussiste la violenza dei corpi: secondo Mark Lowcock responsabile per gli aiuti umanitari dell’Onu la violenza sessuale è usata come arma di guerra nel Tigray. La crisi umanitaria, continua il funzionario, «si è aggravata nell’ultimo mese per le difficoltà di accesso in diverse aree e le persone muoiono di fame».

I problemi non riguardano solo il Tigray. La settimana è stata segnata da violenze anche nella zona di North Shewa, nella regione Amhara dove sono state uccise almeno 18 persone. Il principale indiziato delle violenze è l’Oromo Liberation Army (Ola) che tuttavia ha dichiarato di non essere presente nell’area dove sono avvenuti gli scontri.

A emergere, secondo la Commissione etiope per i diritti umani, «è la brutalità delle violenze. Non sono solo gli omicidi, ma l’entità della brutalità».

Altro problema ancora in essere è la diga della rinascita etiope (Gerd). L’Etiopia intende riempire l’invaso nel prossimo mese di giugno (stagione delle piogge), ma secondo Sudan ed Egitto questo avrebbe conseguenze gravissime. I colloqui di mediazione di Kinshasa sotto l’egida dell’Unione africana sono falliti e ieri il primo ministro sudanese Abdalla Hamdok ha chiesto un vertice urgente ai leader dei tre Paesi.

L’inviata del governo americano presso l’Onu Linda Thomas-Greenfield ha chiesto il ritiro delle truppe eritree dall’Etiopia «immediatamente» dopo le denunce di stupri e violenze sessuali. L’Eritrea ha respinto le accuse di abusi e un alto funzionario ha dichiarato alla Bbc che le accuse sono «fabbricate».

Al Consiglio di sicurezza Onu l’ambasciatore eritreo Sophia Tesfamariam ha dichiarato che «il ritiro delle forze eritree è iniziato, poiché la minaccia è stata sventata», ma per Lowcock «non ci sono prove del ritiro». Una lunga cicatrice percorre testa e spalla del Paese, come una collana rotta.

Fabrizio Floris

sabato 24 aprile 2021

Migranti - In Europa scompaiono ogni giorno 17 minori non accompagnati. Vittime di sfruttamento lavorativo e sessuale o preda di traffici umani.

Ansa
Diciassette bambini e adolescenti immigrati non accompagnati scompaiono ogni giorno in Paesi europei, comprese Italia, Grecia e Germania, e si teme che molti di loro diventino vittime di sfruttamento lavorativo e sessuale, siano costretti a mendicare o finiscano preda di traffici umani. 


E' quanto risulta da un'inchiesta condotta dal Guardian in collaborazione con il collettivo giornalistico internazionale Lost in Europe. Gli autori dello studio affermano che sono almeno 18.292 i minori scomparsi dal gennaio del 2018 al dicembre del 2020.

Solo nel 2020, si sottolinea ancora nello studio, 5.768 immigrati bambini e adolescenti sono svaniti nel nulla in13 Paesi europei. La maggior parte dei minorenni scomparsi negli ultimi tre anni proveniva dal Marocco, ma molti erano partiti anche da Algeria, Eritrea, Guinea e Afghanistan.

Il 90% di loro erano maschi e uno su sei aveva meno di 15 anni.

L'inchiesta, che si basa su dati raccolti nei 27 Paesi della Ue oltre che in Norvegia, Moldavia, Svizzera e Regno Unito, rileva che i numeri potrebbero essere tuttavia anche molto più alti, perché le informazioni fornite sono spesso incomplete.

Federica Toscano, dell'ong Missing Children Europe, ha detto che "le organizzazioni criminali stanno sempre più prendendo di mira i bambini, specialmente non accompagnati, e molti di loro diventano vittime di sfruttamento lavorativo e sessuale, sono costretti a mendicare o sono vittime di traffici umani".

venerdì 23 aprile 2021

Migranti - Tragico naufragio - Scomparso gommone con 130 persone, recuperati decine di corpi, si teme che siano tutti annegati

ANSA
Sos Mediterranee, scomparso gommone con a bordo 130 persone


Decine di migranti sono dispersi, e si teme siano morti annegati, nel naufragio di un gommone al largo delle coste libiche, secondo quanto riferisce Sos Mediterranee. Secondo quanto riferito dall'equipaggio della Ocean Viking, 130 persone erano a bordo di un gommone che aveva tentato la traversata in condizioni di mare proibitive e di cui si sono perse le tracce a nord-est di Tripoli.

Tredici cadaveri sono stati finora avvistati in mare ma non è stato possibile recuperarli.

Oggi - afferma Luisa Albera, coordinatrice di Ricerca e Soccorso a bordo della Ocean Viking - dopo ore di ricerca, la nostra peggiore paura si è avverata. L'equipaggio della Ocean Viking ha dovuto assistere alle devastanti conseguenze del naufragio di un gommone a nord-est di Tripoli. Mercoledì mattina era scattato l'allarme rispetto a questa stessa imbarcazione con circa 130 persone a bordo". 

"In assenza di un coordinamento efficace da parte dello Stato - aggiunge la Albera - tre navi mercantili e la Ocean Viking hanno cooperato per organizzare la ricerca in condizioni di mare estremamente difficili. Oggi, mentre cercavamo senza sosta, nella totale mancanza di supporto dalle autorità marittime competenti, tre cadaveri sono stati avvistati in acqua dalla nave mercantile My Rose. Un aereo di Frontex ha individuato poco dopo il relitto di un gommone. Dal momento in cui siamo arrivati sul posto oggi non abbiamo trovato nessun sopravvissuto, ma abbiamo visto almeno dieci corpi nelle vicinanze del relitto. Abbiamo il cuore spezzato".