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mercoledì 23 dicembre 2015

Bangladesh il 2015 e stato un anno di violenza inaudita e di gravi violazioni dei diritti umani

Faro di Roma
Violenza, sangue, morte. Queste le 3 parole chiave per descrivere ciò che è avvenuto in Bangladesh nel 2015. Cristiani ed attivisti hanno visto cadere sotto i colpi inferti dagli estremisti: donne, bambini e anziani colpiti brutalmente, persone innocenti uccise solo

perché portatrici di idee diverse. Scuole, istituzioni, moschee, chiese, attivisti, missionari sono stati bersaglio di attacchi. L’intolleranza (sinonimo di ignoranza nei casi migliori, e di morte in quelli peggiori) si è manifestata in modo molto visibile durante l’intero anno. A dirlo all’agenzia vaticana Fides è Rosaline Costa, attivista cattolica per anni impegnata nella Commissione “Giustizia e pace” e oggi direttore della Ong “Human Rights Trust”.

“L’aumento dell’estremismo religioso e dell’intolleranza – prosegue Rosaline Costa – è una preoccupazione per tutti noi. Per la prima volta nel Bangladesh cittadini stranieri sono stati attaccati e uccisi” . “Si è registrato un aumento degli attacchi degli estremisti islamici contro liberi pensatori, blogger, scrittori, giornalisti, missionari, leader religiosi, cooperanti. Questi incidenti hanno trasformato il paese in una valle di morte. Durante l’anno molti hanno lasciato il paese silenziosamente”.

Ci sono state diverse vittime, e oltre a quanti hanno perso la vita, osserva: “dodici tra sacerdoti e pastori, un vescovo, 14 docenti universitari, e attivisti per i diritti umani hanno ricevuto minacce di morte”. Il governo poi cerca un controllo capillare sui media, sull’informazione: “con l’introduzione di una legge che limita la libertà di espressione. Il governo ha anche bloccato i canali dei social media come Facebook, WhatsApp, Viber, Twitter, Skype”. In tale situazione: “i cristiani, la comunità più piccola in un paese a maggioranza musulmana, continuano ad offrire un contributo notevole nel campo dell’istruzione, dello sviluppo e della promozione della giustizia, della pace e dei diritti umani per i poveri bisognosi”, così conclude Rosaline Costa.


Edoardo Izzo

Immigrazione - Strage infinita nell'Egeo: 13 morti, 7 bimbi

Avvenire
Almeno 13 migranti, di cui 7 bambini, hanno perso la vita nel naufragio del barcone col quale tentavano di raggiungere l'Europa. 

L'imbarcazione, proveniente dalle coste turche, è affondata al largo dell'isola greca di Farmakonissi, secondo quanto riferito dall'autorità portuale. "La piccola barca in vetroresina è affondata nella notte tra martedì e mercoledì e i 29 passeggeri a bordo sono finiti in acqua. La polizia portuale è riuscita a trarne in salvo 15, che sono attualmente ricoverati a Leros", ha indicato un responsabile della polizia. Le condizioni atmosferiche non erano "particolarmente difficili, ma la barca era sovraccarica come accade spesso", ha sottolineato. Tre dei sopravvissuti si trovano in gravi condizioni.

E' solo l'ultimo episodio di una strage senza fine e ormai diventata quasi invisibile. Ogni giorno arrivano notizie dalla Turchia di imbarcazioni di fortuna che si ribaltano e di piccole vite spezzate nel tentativo di arrivare in Grecia. Solo ieri c'erano stati altri undici morti in un naufragio al largo di Kusadasi, tra loro anche tre bambini.

Ha superato il milione il numero dei migranti arrivati quest'anno in Europa. E purtroppo sono molti coloro che, nell'ultimo anno, si sono messi in viaggio per cercare una nuova vita e non ce l'hanno fatta: secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), e l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, 3.700 persone sono morte durante il tentativo di raggiungere il sito di destinazione. Tanti, le ultime stime parlavano di quasi 800 ma i numeri sono destinati a salire giorno dopo giorno, sono bambini. I più deboli e indifesi in caso di naufragio.

Il papà di Aylan Kurdi, il bimbo siriano di tre anni il cui corpo senza vita trovato a settembre su una spiaggia turca commosse il mondo, ha lanciato un appello al mondo perchè accolga chi fugge dalla guerra in Siria. "Il mio messaggio al mondo è che vorrei che tutto il mondo aprisse le sue porte ai siriani", ha spiegato Abdullah Kurdi in un video che sarà trasmesso dall'emittente britannica Channel 4. Abdullah Kurdi ha perso anche la moglie Rihana e l'altro figlioletto Ghaleb di quattro anni nella tragedia, e li ha sepolti tutti insieme ad Aylan a Kobane, in Siria. Con la famiglia aveva tentato di fuggire dagli orrori della guerra nella località a maggioranza curda vicino al confine con la Turchia, teatro di durissimi combattimenti con il Daesh.

Iran's Supreme Court overruled the death sentence against Mohammad-Ali Taheri

Iranian.com
The Iranian supreme court at Branch 33 had reportedly refused to ratify the death penalty against Mohammad-Ali Taheri, the Iranian physician. It is said that the case was submitted to the Branch 26 of the Islamic Revolutionary Court for possible reconsideration, the founder of a spiritual group's lawyer Saeed Khalili wrote on his Facebook account.

Mohammad-Ali Taheri
Mohammad-Ali Taheri, the researcher and an author in the field of Interuniversalist alternative medicine, had been convicted to capital punishment at Branch 28 of the Revolutionary Court and the court decision received by his lawyer on July 2015.

Dr. Taheri, the founder of a spiritual group so-called "Erfan-E-Halgheh" (deviated Halqeh Cult) who has been in Evin prison since May 2011, was sentenced to death on the charge of "Ifsad fi al-Arz" (spreading corruption on Earth) under Islamic Penal Code, rights groups said.

He has been in the solitary confinement since his arrest, and in November 2014, he started a dry hunger strike (whereby a prisoner refuses both food and water) for 25 days to protest against his unfair isolation inside Ward 2-A Sepah at Evin prison in Iran's capital, Tehran.

Mr. Taheri asked Ahmed Shaheed, the UN Special Rapporteur on Human Rights in Iran, to review his case by sending an open letter in April 2014.

Hereof, Amnesty International has concerned about Mr.Taheri's critical situation in a statement on 30 August 2014. Moreover, Amnesty International started acampaign to release Mr. Taheri sending a letter immediately to Iran's authorities.

Mohammad Ali Taheri was detained on 4 May 2011 by officials linked to Iran's Revolutionary Guards and held incommunicado for nine months in Ward 2-A of the Evin Prison. Branch 26 of the Islamic Revolutionary Court in Tehran convicted him, on 30 October 2011, of "insulting Islamic sanctities" and allegedly sentenced him to five years in prison after four court sessions in which he defended himself


Kaveh Taheri

Rapporto ISTAT: Smentendo la propaganda gli immigrati che si stabiliscono in Italia sono in calo del 47,3% dal 2007

Il Post
L’ISTAT ha diffuso un mese fa una serie di dati sull’immigrazione in Italia relativi al 2014, che mostrano come il numero di stranieri arrivati e rimasti sia in calo costante dal 2007, cioè da prima dell’inizio della crisi economica (anche se la crescita del PIL in Italia era già allora stagnante o quasi da molto tempo).


Nel 2014 le immigrazioni sono scese del 9,7 per cento rispetto al 2013 e addirittura del 47,3 per cento rispetto al 2007, l’anno dell’allargamento dell’UE a Romania e Bulgaria. Si parla in totale, per il 2014, di 278 mila iscrizioni in anagrafe di persone che arrivano dall’estero, di cui l’89,5 per cento riguarda cittadini stranieri. Le stime sul numero complessivo di immigrati irregolari che vivono in Italia invece variano molto, per l’inevitabile difficoltà nel valutare con una buona approssimazione il fenomeno. Uno dei calcoli più attendibili sulle persone che dimorano illegalmente in Italia ha stimato la presenza in tutto di circa 300 mila immigrati non regolari.

L’Espresso ha scritto del calo degli immigrati stranieri che arrivano in Italia, fornendo anche una serie di grafici. L’Italia si è sempre considerata particolarmente coinvolta dal fenomeno dell’immigrazione, soprattutto per via della sua presenza al centro del Mediterraneo, ma i dati dicono che si tratta di un punto di vista fuorviante: l’Italia – come la Grecia – è molto coinvolta dal fenomeno dell’immigrazione via mare, che rappresenta però una minima parte dei viaggi di stranieri verso l’Italia stessa e l’Unione Europea. Inoltre la stessa immigrazione via terra, rispetto al resto d’Europa, lambisce appena l’Italia: come hanno dimostrato poi i fatti di quest’estate, la gran parte dei migranti che arriva in Italia non vuole restarci, bensì spostarsi verso paesi che possono offrire loro condizioni di vita e opportunità migliori.

Ci siamo sentiti raccontare che sciamavano come cavallette, ci invadevano – che dovevamo aver paura. Il racconto delle migrazioni è stato ed è questo, in Italia. Ma al di là dei proclami c’è qualche numero di cui tenere conto. Per scoprire che la storia non va esattamente così.

E in effetti proprio pochi giorni fa Istat ha pubblicato nuovi dati, dai quali risulta che il 2014 è stato l’anno con il minor numero di immigrati sin dal 2007. Ad arrivare nel nostro Paese, allora, erano stati circa mezzo milione, mentre oggi sono grosso modo la metà. Il flusso di persone che arrivano in Italia ha cominciato a ridursi proprio in concomitanza con l’inizio della crisi economica, e da allora non è mai tornato ai livelli precedenti – al contrario. Con l’eccezione di un piccolo rimbalzo nel 2010, è dal 2007 che decidere di stabilirsi nel nostro paese diventa sempre più raro, anno dopo anno.

Nigeria: Un million d'enfants ont quitté l'école à cause de la rébellion de Boko Haram , selon l'UNICEF

UN News Service
Les violences et attaques incessantes contre les populations civiles dans le nord-est du Nigéria et dans les pays voisins ont forcé un million d'enfants à abandonner l'école, « chiffre stupéfiant », dans un conflit qui a fait subir « un revers considérable à l'éducation dans la région », a affirmé mardi le Fonds des Nations Unies pour l'enfance (UNICEF).

Una scuola distrutta da Boko Haran
« A travers le Nigéria, le Cameroun, le Tchad et le Niger, plus de 2.000 écoles sont fermées en raison du conflit - certaines depuis plus d'un an - et des centaines d'autres ont été attaquées, pillées ou incendiées », a déclaré l'UNICEF dans un communiqué de presse. « Dans l'extrême nord du Cameroun, une seule des 135 écoles fermées en 2014 a rouvert cette année ».

L'UNICEF a également indiqué que le nombre d'enfants dont l'éducation est interrompue à cause du conflit s'ajoute aux quelque 11 millions d'enfants en âge de fréquenter l'école primaire qui étaient déjà déscolarisés dans les quatre pays en question avant même le début de la crise.

« C'est un nombre stupéfiant », a déclaré Manuel Fontaine, Directeur régional de l'UNICEF pour l'Afrique de l'ouest et du centre.

« Le conflit est un coup très dur pour l'éducation dans la région et la violence éloigne de nombreux enfants des salles de classe depuis plus d'un an, ce qui les expose au risque d'abandonner les études complètement », a-t-il ajouté.

En outre, environ 600 enseignants ont été tués au Nigéria depuis le début de la rébellion de Boko Haram.

L'UNICEF a précisé qu'il avait aidé à rescolariser 170.000 enfants dans les zones les plus sûres des trois Etats du Nigéria les plus affectés par le conflit, où la majorité des écoles ont pu rouvrir.

« Le défi auquel nous faisons face consiste à assurer la sécurité des enfants sans pour autant interrompre leur scolarité », a déclaré M. Fontaine. « Des écoles ont été la cible d'attaques, donc les enfants ont peur de retourner en classe; et plus ils restent longtemps à l'écart de l'école, plus ils courent le risque d'être victimes d'abus, d'être enlevés et recrutés par des groupes armés », a-t-il ajouté.

Jusqu'à présent, l'UNICEF a reçu 44% des fonds nécessaires en 2015 pour répondre aux besoins humanitaires des enfants au Niger, au Nigéria, au Cameroun et au Tchad.

Et en 2016, l'UNICEF aura besoin de près de 23 millions de dollars pour fournir un accès à l'éducation aux enfants affectés par le conflit dans les quatre pays, dont la plupart vivent dans la région du lac Tchad.

martedì 22 dicembre 2015

Ungheria, Unhcr e Consiglio d'Europa contro Orban: alimenta xenofobia con la sua politica contro i migranti

La Repubblica
L'appello dell'Agenzia Onu, di Strasburgo e l'Ufficio per le istituzioni democratiche ed i diritti umani (ODIHR): si astenga da pratiche di odio e intolleranza nell'accoglienza dei profughi e rifugiati
Roma - L'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), il Consiglio d'Europa e l'Ufficio per le istituzioni democratiche ed i diritti umani (ODIHR) hanno esortato l'Ungheria ad astenersi da politiche e pratiche che promuovono l'intolleranza, la paura e la xenofobia contro rifugiati e migranti. Le organizzazioni hanno unito le loro voci per richiedere alla leadership ungherese di adottare un sincero spirito di umanità per aiutare coloro che contro la loro volontà e la loro scelta sono stati costretti ad abbandonare i loro paesi e sono attualmente in cerca di sicurezza in Europa.

La campagna che durerà 2 mesi. Nel mese di dicembre, il governo ungherese ha lanciato una nuova campagna pubblica, nella quale coloro che fuggono da guerre e conflitti vengono ritratti come criminali, invasori e terroristi sulla base delle loro convinzioni religiose e dei loro luoghi di origine. Questa campagna, che non è la prima di questo genere nel paese, si rivolge anche ai migranti e verrà diffusa per due mesi durante il periodo natalizio e fino all’inizio del nuovo anno 2016.

L'Ungheria è chiamata a contribuire agli sforzi di tutta l'UE. Le organizzazioni sottolineano collettivamente la necessità che il governo ungherese riconosca che i rifugiati arrivano in Europa dopo aver subito traumi, tragedie e gravi perdite nella ricerca di speranza e dignità e per iniziare una nuova vita lontano dagli sconvolgimenti provocati da guerre e conflitti. Come parte del sistema comune europeo, l'Ungheria è chiamata a contribuire agli sforzi congiunti per affrontare la più grande crisi dei rifugiati del continente dalla seconda guerra mondiale e a rispettare i propri impegni giuridici internazionali in questo campo, così come sanciti sia dal diritto internazionale che dalla Convenzione europea dei diritti umani.