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lunedì 3 dicembre 2018

Il presepe vivente della famiglia Ghanese cacciata dai Cara. Per favore per chi ha votato il "Decreto Sicurezza" non usi parole al vento sul Natale e sul presepe in nome Gesù. Prima di nominarlo bisogna riconoscerlo!

Avvenire
Il presepe di cui qui si parla è vivente. Loro sono giovanissimi: Giuseppe (Yousuf), Fede (Faith) e la loro creatura. Che è già nata, è una bimba e ha appena cinque mesi. 


Giuseppe viene dal Ghana, Fede è nigeriana, entrambi godono – è questo il verbo tecnico – della «protezione umanitaria» accordata dalla Repubblica Italiana. Ora ne stanno godendo in mezzo a una strada. Una strada che comincia appena fuori di un Cara calabrese e che, senza passare da nessuna casa, porta dritto sino al Natale. 

Il Natale di Gesù: Uno che se ne intende di povertà e grandezza, di folle adoranti e masse furenti, di ascolto e di rifiuto, del "sì" che tutto accoglie e tutti salva e dei "no" che si fanno prima porte sbattute in faccia e poi chiodi di croce.

Giuseppe e Fede solo stati abbandonati, con la loro creatura, sulla strada che porta al Natale e, poi, non si sa dove. Sono parte di un nuovo popolo di "scartati", che sta andando a cercare riparo ai bordi delle vie e delle piazze, delle città e dell’ordine costituito, ingrossando le file dei senza niente.

Sono i senza più niente. Avevano trovato timbri ufficiali e un "luogo" che si chiama Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) su cui contare per essere inclusi legalmente nella società italiana, apprendendo la nostra lingua, valorizzando le proprie competenze, studiando per imparare cose nuove e utili a se stessi e al Paese che li stava accogliendo. Adesso quel luogo non li riguarda più. I "rifugiati" sì, i "protetti" no. E a loro non resta che la strada, una strada senza libertà vera, e gli incontri che la strada sempre offre e qualche volta impone: persone perbene e persone permale, mani tese a dare e a carezzare e mani tese a prendere e a picchiare, indifferenza o solidarietà.
Si può essere certi che il ministro dell’Interno, come i parlamentari che hanno votato e convertito in legge il suo decreto su sicurezza e immigrazione, non ce l’avesse con Giuseppe, Fede e la loro bimba di cinque mesi. 

Ma è un fatto: tutti insieme se la sono presa anche con loro tre, e con tutti gli altri che il Sistema sta scaricando fuori dalla porta. Viene voglia di chiamarla "la Legge della strada". Che come si sa è dura, persino feroce, non sopporta i deboli e, darwinianamente, li elimina. 
È un fatto: la nuova "Legge della strada" già comanda sulla vita di centinaia di persone che diverranno migliaia e poi decine di migliaia. Proprio come avevamo avvertito che sarebbe accaduto, passando – ça va sans dire – per buonisti e allarmisti.
Eccolo, allora, davanti ai nostri occhi il presepe vivente del Natale 2018. Allestito in una fabbrica dell’illegalità costruita a suon di norme e di commi. Campane senza gioia, fatte suonare per persone, e famiglie, alle quali resta per tetto e per letto un misero foglio di carta, che ironicamente e ormai vuotamente le definisce meritevoli di «protezione umanitaria». Ma quelle campane tristi suonano anche per noi.
P.S. Per favore, chi ha votato la "Legge della strada" ci risparmi almeno parole al vento e ai social sullo spirito del Natale, sul presepe e sul nome di Gesù. Prima di nominarlo, Lui, bisogna riconoscerlo.

domenica 2 dicembre 2018

Gioia Tauro, incendio nella tendopoli di San Ferdinando: morto un migrante di 18 anni

Il Messaggero
Un migrante di 18 anni proveniente dal Gambia è morto la scorsa notte a causa di un incendio sviluppatosi nella tendopoli di San Ferdinando, nella piana di Gioia Tauro. 


Il rogo, che ha distrutto due baracche, si sarebbe sviluppato a causa di un fuoco acceso in una delle baracche da qualcuno tra i migranti per riscaldarsi dal freddo della notte. La vittima, Souaro Jaiteh, è morta carbonizzata. 

 Il diciottenne originario del Gambia morto la notte scorsa nell'incendio nella tendopoli di San Ferdinando. Il giovane non abitava nella tendopoli ed era in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, ieri era andato a trovare degli amici nella tendopoli di San Ferdinando e vi era rimasto a dormire.
C'è tensione tra i circa mille migranti che vivono nella tendopoli. Al momento, comunque, non sono segnalati problemi. Le fiamme si sono sviluppate per un fuoco acceso per riscaldarsi dal freddo della notte e sono state spente dai vigili del fuoco che stazionano nella zona. 

Nel gennaio 2018, un altro rogo aveva distrutto circa 200 baracche uccidendo Becky Moses, una donna nigeriana di 26 anni. Il rogo della notte scorsa è divampato nonostante sulla zona stesse piovendo. Le baracche, costruite ad alcune centinaia di metri dalla tendopoli «ufficiale» in cui vivono altri 800 migranti, sono adesso in mezzo al fango. Una situazione che crea tensione tra i migranti che annualmente, in questo periodo, arrivano nella piana di Gioia Tauro per cercare lavoro nei campi per la raccolta di agrumi.

Non si era capito che il "Decreto Sicurezza" avrebbe mandato per strada anche un gran numero di donne vulnerabili con bambini e malati psichici?

Avvenire
Sant'Egidio: «A Catania stanno facendo dimissioni a tutto spiano, anche di donne vulnerabili con bambini piccoli o con problemi psichici. Sono una marea, arrivano anche da altri Cas siciliani».
Lasciati fuori dal cancello del Cara. Soli, di sera senza sapere dove andare. 
Tra loro anche una famiglia con una bimba di 5 mesi (www.ilcrotonese.it)
No, non sono uscite programmate né fisiologiche dai Cara. Se non è già emergenza, manca poco. Segnalazioni di allontanamenti dai centri di accoglienza arrivano da varie città. Situazione analoga a quella di Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, già segnalata ieri da Avvenire, è vissuta nel Cara di Mineo, come segnala Walter Cerreti della Comunità di Sant’Egidio di Catania

«Sono stati mandati via in 50 con la protezione umanitaria. E sono solo i primi. Stanno consegnando i permessi di soggiorno e se ne devono andare. Così la città si sta riempiendo di gente che vive per strada. Ce ne accorgiamo la sera quando portiamo la cena ai senza dimora. Sono una marea. Vengono anche da altri Cas della Sicilia orientale. Stanno facendo dimissioni a tutto spiano, anche di donne vulnerabili con bambini piccoli o con problemi psichici».

Ad Aversa c’è la fila davanti allo sportello dell’Ufficio immigrazione diocesano, come racconta il responsabile Roger Adjicoudé. Decine gli immigrati fatti uscire dai Cas della provincia di Caserta. Anche a Rieti e Latina i centri stanno applicando il decreto sicurezza, su invito delle prefetture. Molti uomini e donne per strada mentre altri hanno raggiunto Roma dove, almeno per ora, la situazione appare meno drammatica.

A Crotone ci sono i due volti del dramma: da un lato l’allontanamento di migranti – d’ogni età, situazione familiare e quadro clinico – dal Centro d’accoglienza richiedenti asilo più grande d’Italia e tra i più grandi d’Europa coi suoi 1.216 posti. Dall’altro la risposta fondamentale di Caritas, Croce Rossa, cooperative e altre realtà laiche e cattoliche.

Assieme alla giovane africana incinta di tre mesi messa al cancello venerdì pomeriggio col marito e la figlia di cinque mesi, in libera uscita due donne vittime di tratta, un paio di ragazzi con problemi psichiatricie molti altri. Sono 24 ma altri subiranno la stessa sorte nei prossimi giorni: cento, forse il doppio, e forse già domani. Alcuni giovani che avevano inscenato un sit-in nel Cara rifiutando di abbandonare la struttura, sono stati trasportati in pullman alla stazione ferroviaria, e scaricati lì. In base a quanto stabilisce il “decreto sicurezza” d’altronde i destinatari di questi provvedimenti, pur avendo diritto a stare in Italia, dopo il primo periodo nei Cara non possono beneficiare di quello all’accoglienza di secondo livello nel sistema Sprar.

La famigliola, venerdì accolta dalla Croce Rossa, nei prossimi giorni troverà casa in una parrocchia. Ancora da definire la destinazione per le donne vittime di tratta, per ora accolte sempre da Cri. Il giovane con problemi psichiatrici seri è stato preso in cura dalla cooperativa "Agorà". 

In prima linea c’è il direttore della Caritas diocesana, don Rino Le Pera: «Si ritrovano in mezzo alla strada, dovendo sopravvivere in qualche maniera. Invisibili, non clandestini», sottolinea don Rino il quale si sente impotente perché al di là dell’assistenza garantita con la mensa dei poveri e il camper di strada che ogni notte gira per Crotone e l’hinterland offrendo aiuto, la Caritas non riesce a fare di più. Oltre alla parrocchia che accoglierà la famiglia, altre hanno messo a disposizione locali. Ma non basta, soprattutto nel lungo periodo. Il vescovo di Crotone-Santa Severina, Domenico Graziani, ha invitato a rispondere al problema «con il Vangelo in mano».

Secondo la Lega crotonese invece non c’è stata nessuna espulsione. «In esecuzione a una normativa antecedente al “decreto Salvini” – spiega il segretario locale Giancarlo Cerrelli – 24 migranti nigeriani (e non saranno i soli) dopo la permanenza per alcuni giorni nell’hub regionale di Isola Capo Rizzuto per l’espletamento dell’istruttoria volta ad ottenere il permesso di soggiorno, ottenutolo "per motivi umanitari" e non avendo motivo ulteriore di permanere, sono stati invitati a lasciare la struttura». (Ma così non si tutela certo la sicurezza n.d.r.)

Domenico Marino

Orrore in Sud Sudan - Medici Senza Frontiere: 125 donne e bambine violentate e picchiate negli ultimi 10 giorni

Globalist
L'allarme arriva da Medici senza Frontiere: nel paese la guerra civile va avanti dal 2013 e ha provocato 400 mila morti e moltissimi sfollati.



Numeri che fanno rabbrividire: centoventicinque donne e bambine anche di meno di 10 anni sono state aggredite, picchiate e violentate in una regione del Sud Sudan negli ultimi dieci giorni.

L'allarme arriva da Medici senza Frontiere (Msf) che ha detto di aver dovuto fornire assistenza medica e psicologica alle vittime delle «brutali aggressioni», tra le quali vi sono anche donne incinte e altre di oltre 65 anni.

Secondo le testimonianze raccolte da Msf, le violenze sono avvenute mentre le donne e le bambine si dirigevano ad un centro di distribuzione di generi alimentari a Bentiu, nel nord del Paese. Gli stessi testimoni hanno detto che gli aggressori erano uomini in divisa da miliziani e in abiti borghesi di cui non si conosce l'appartenenza.

Le violenze sessuali sono una piaga largamente diffusa nella guerra civile che insanguina il Sud Sudan dal 2013, con un bilancio di 400.000 morti e circa un terzo della popolazione costretta a fuggire dalle proprie case.

sabato 1 dicembre 2018

Migranti, la grande espulsione. Quarantamila fuori dai Centri, tra loro molte donne e bambini e 15mila operatori, sopratutto italiani, perderanno il lavoro.

La Repubblica
I prefetti scrivono ai gestori delle strutture: resta soltanto chi ha ottenuto l'asilo. Mattarella: "La sfida riguarda l'Europa e il mondo, serve una responsabilità comune".


Leggi anche: Blog Diritti Umani - 2 dicembre
Non si era capito che il "Decreto Sicurezza" avrebbe mandato per strada anche un gran numero di donne vulnerabili con bambini e malati psichici?



Fuori dagli Sprar, come prevede la legge Salvini, ma anche fuori dai Cas e dai Cara, secondo una "conseguenziale" interpretazione data dai prefetti di tutta Italia che, da qualche giorno, hanno cominciato a riunire i gestori dei centri comunicando loro che i titolari di protezione umanitaria dovranno lasciare anche le strutture di prima accoglienza.

Tutti, comprese donne e famiglie con bambini. Già ieri 26 persone sono state invitate a lasciare immediatamente il Cara di Isola Capo Rizzuto in Calabria: tra loro una donna incinta e un bambino di cinque mesi, subito presi in carico dalla Croce Rossa.

Tutti migranti regolari, tutti con documenti di identità e permesso di protezione umanitaria, tutti destinati alla strada come altri 40mila, questa la stima fatta dalle associazioni di settore, interessati dai provvedimenti dei prefetti che, chi con data perentoria chi con maggiore elasticità a difesa delle situazioni più vulnerabili, hanno così allargato a dismisura la portata della legge Salvini, di fatto privando di qualsiasi tipo di accoglienza i titolari di protezione umanitaria.

E proprio nel giorno in cui da Verona il presidente della Repubblica richiamava ad un senso di comune responsabilità nell'affrontare il problema dell'immigrazione "un fenomeno che non è più di carattere emergenziale ma strutturale e quindi costituisce una delle grandi sfide che si presentano all'Unione europea e a tutto il mondo ed è un'esigenza che richiama alla responsabilità comune".

Mattarella, facendo appello all'Unione europea ad "assumere questo fenomeno che non va ignorato ma affrontato" ha implicitamente invitato il governo italiano (che non intende sottoscriverlo) a leggere il Global Compact delle Nazioni Unite "prima di formulare un giudizio perché non si esprimono opinioni e giudizi per sentito dire".

Alessandra Ziniti

Mai il Colosseo si è illuminato in questo modo! E dice NO alla pena di morte.

santegidio.org
Stampa "Vale la pena lottare contro la pena di morte perché è lotta contro ogni violenza. Siamo preoccupati perché c’è chi vuole farsi giustizia da solo. Siamo Cristiani, siamo per la vita": così ha detto Marco Impagliazzo durante la manifestazione contro la pena di morte organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio. 
Foto gallery e video dell'interra manifestazione >>>
Presenti anche il ministro della Giustizia della Malaysia Liew Vui Keong e Joe D’Ambrosio, ex condannato a morte negli Stati Uniti, poi scagionato e liberato, Mario Marazziti e Anne Marie Peters della World Coalition against the death penalty..

Gallarate, sinti sgomberati. Le lacrime di una bambina: "Salvate i miei libri di scuola"

Il Giorno
Gallarate (Varese) - La volontaria si allontana dal campo di via Lazzaretto con le lacrime agli occhi. In mano ha una scatola, dentro c’è un contenuto prezioso per chi gliel’ha consegnato. Sono libri di scuola. Una ragazzina, che frequenta la scuola media, ha vissuto questi giorni con il terrore che le ruspe arrivassero nel campo all’improvviso distruggendo anche i suoi libri, il suo tesoro.
I bambini del campo di Gallarate
Ieri mattina ha raccolto quei volumi, li ha sistemati con ordine in una scatola di cartone e appena ha visto le volontarie del doposcuola, ha consegnato loro i testi. «Salvate i miei libri per favore, non voglio vengano distrutti dalle ruspe», ha detto. Una delle volontarie che la conosce racconta: «frequenta la scuola con profitto, e vuole continuare a studiare». 

Poco distante dalla casetta della ragazzina una mamma, Josita, dà sfogo al suo dolore: «Ma come può il sindaco fare questo? - dice con rabbia - Abbiamo figli piccoli, anche lui è un papà, non pensa che ci sta mettendo per strada? La tendopoli non è la soluzione». Si ferma un attimo, vorrebbe piangere, ma frena le lacrime: «Noi mamme ci appelliamo a Papa Francesco. Gli chiediamo di aiutarci. Sotto questo cielo siamo tutti figli di Dio, invece qui ci stanno trattando come cani».

Un'altra donna chiede la solidarietà della moglie del sindaco Andrea Cassani: «È una mamma, ci sostenga, come può rimanere indifferente di fronte a quanto sta accadendo a noi, mamme come lei?». Nel campo ci sono le volontarie del doposcuola.«Era un progetto che funzionava - dice Anna Balzarini - adesso non so che cosa accadrà». 

Intanto una ragazzina ha affidato a loro i suoi libri di scuola: sono la speranza per il futuro che le ruspe non possono frantumare.