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domenica 3 giugno 2018

Migranti, Salvini attacca Riace, città modello per integrazione e ripresa economica: e dice al sindaco Mimmo Lucano: "Sei uno zero". E lui risponde: "Orgoglioso di aiutare gli ultimi"

La Repubblica
In un video il neoministro dell'Interno non usa parole tenere nei confronti di Mimmo Lucano, famoso per il suo rivoluzionario sistema di accoglienza dei rifugiati. Il primo cittadino: "Sogno una nuova umanità libera dalle mafie, dal razzismo, dal fascismo e da tutte le ingiustizie".

"È vero che appartengo alla classe degli ultimi, praticamente zero. In tutti questi anni abbiamo unito le nostre debolezze con tanti altri disperati di ogni parte del mondo. Abbiamo condiviso un sogno di una nuova umanità libera dalle mafie, dal razzismo, dal fascismo e da tutte le ingiustizie". 

Sono parole dure e nette quelle che Mimmo Lucano, il sindaco di Riace inserito da Fortune fra i 50 uomini più influenti del mondo per il suo rivoluzionario sistema di accoglienza dei migranti, sceglie per rispondere al neoministro dell'interno Matteo Salvini, che in un video definisce il primo cittadino calabrese "uno zero".

Non è chiaro quando quel video sia stato registrato, i toni sembrano quelli della lunghissima campagna elettorale. Ma in queste ore in Calabria il filmato sta diventando virale. Camicia bianca, volto arrossato dal sole, Salvini si rivolge ai propri sostenitori promettendo una visita nella zona jonica reggina. "Non sono ancora venuto nella Locride ma ci arriverò - dice nel video -, non voglio fare promesse alla Renzi. Presto o tardi, meglio presto che tardi ci vedremo".

È lì che Lucano è riuscito a far rinascere il quasi abbandonato paese di Riace, aprendo le case da tempo abbandonate a migranti e rifugiati. Un modello di successo, che nel mondo ha fatto scuola anche perché è stato in grado di rivitalizzare l'economia dell'intera zona. Ma a Salvini non piace. E lo dice chiaramente: "Al sindaco di Riace - dice a chi lo filma - non dedico neanche mezzo pensiero. Zero, è zero".

Se si tratti di un programma di governo o di una vaga minaccia, lo chiariranno i primi atti di Salvini da ministro dell'Interno. Certo - commentano gli attivisti - la promessa di tagliare 5 miliardi destinati all'accoglienza migranti, annunciata dal leader della Lega ancor prima di giurare da ministro non fa ben sperare. Anche perché Riace da tempo lotta per sopravvivere a causa dei fondi ministeriali che arrivano a singhiozzo o non arrivano del tutto.

"Da un anno sono stati sospesi i trasferimenti per lo Spraar, da due non riceviamo soldi per il resto dei progetti", denunciava solo una settimana fa Lucano. "Ad ottobre 2017 il prefetto di Reggio Calabria - ha ricordato il sindaco in quella occasione - voleva mandare via i rifugiati. L'ho ritenuto un gesto violento perché tra questi c'era anche un bambino di 7 giorni di vita che si chiama Gabriel". 

A bloccarlo ci ha pensato la giunta regionale di Mario Oliverio, che da tempo è schierata accanto al sindaco della Locride e venerdì scorso ha approvato un progetto per sostenere i progetti di integrazione di Riace. Ma in paese c'è preoccupazione. "Noi siamo un modello che dà fastidio, siamo la prova che l'integrazione può essere una risorsa. E questo oggi per molti è un modello pericoloso".

Alessia Candito

Leggi anche :
Riace: la città rinata grazie all'integrazione degli immigrati (2 aprile 2016)

sabato 2 giugno 2018

L'ONU accusa il Messico sui desaparecidos

Corriere della Sera
Il governo del Messico si è detto disponibile a collaborare con le Nazioni Unite a seguito delle accuse mosse dall’Alto commissariato per i diritti umani (Ohchr), secondo il quale le forze di sicurezza nazionali sono coinvolte in reati e crimini contro la popolazione.


In particolare, il report denuncia la sparizione di 21 persone da febbraio, detenute nel carcere di Nuevo Laredo, nello Stato nord-orientale di Tamaulipas, dove peraltro a maggio tre giornalisti sono stati uccisi

L’ultimo, Hector Gonzales, proprio la settimana scorsa, picchiato a morte, da uomini che – hanno ipotizzato i media internazionali – non gradivano i suoi articoli di denuncia contro la corruzione e l’alto tasso di violenza a Tamaulipas.
Il rapporto dell’Ohchr riferisce inoltre che tra i desaparecidos di Nuevo Laredo ci sarebbero almeno cinque minori, e che alcuni degli arresti compiuti dalla polizia sarebbero stati arbitrari.

Il governo messicano ha annunciato che avvierà indagini per ritrovare le 21 persone scomparse a Nuevo Laredo, adotterà misure per porre fine alle violenze e ha inoltre chiesto “consultazioni urgenti” con l’Alto commissariato per i diritti umani per poter ottenere maggiori informazioni.

Fonti di stampa concordanti evidenziano che oltre 200mila persone hanno perso la vita o sono scomparse dal 2006, quando lo Stato ha dichiarato guerra alla criminalita’ organizzata. Tra questi, molti sono attivisti, difensori dei diritti umani o giornalisti. 

Monica Ricci Sargentini

UNICEF: in R.D.Congo ancora bambini colpiti dall’epidemia di ebola

DailyCases.it
I bambini continuano a essere a rischio e colpiti dall’epidemia di ebola in corso nella Repubblica Democratica del Congo, rendendo fondamentale che la loro salute e il loro benessere vengano posti come prioritari nella risposta all’emergenza.


“Le scuole sono estremamente importanti per coinvolgere i bambini e le loro comunità nella lotta contro l’ebola”, ha dichiarato Gianfranco Rotigliano, Rappresentante dell’UNICEF nella Repubblica Democratica del Congo, di ritorno da una missione nella regione colpita. “Questo è il motivo per cui l’UNICEF sta mettendo in atto delle misure per minimizzare i rischi di trasmissione nelle scuole, come la misurazione della temperatura corporea e il lavaggio delle mani”.

L’UNICEF sta incrementando, in tutte e tre le zone sanitarie colpite, il suo lavoro di prevenzione nelle scuole, anche attraverso le operazioni in corso per l’installazione di unità per il lavaggio delle mani in 277 scuole e supportando attività di sensibilizzazione, per raggiungere oltre 13.000 bambini a Mbandaka, Bikoro e Iboko.

L’UNICEF è inoltre preoccupato per il benessere dei bambini con membri della loro famiglia che hanno contratto la malattia. “I bambini con genitori, o persone che se ne prendono cura, morti a causa di ebola o che vivono in isolamento a causa di un contatto con una persona colpita, hanno bisogno di un supporto psicosociale che li aiuti a reagire”, ha dichiarato Rotigliano.

Le precedenti epidemie di ebola hanno dimostrato la necessità di operatori sociali che identifichino e assistano i bambini vulnerabili. 22 operatori psicosociali formati dall’UNICEF e dai suoi partner stanno fornendo assistenza alle famiglie colpite dall’epidemia di ebola, l’UNICEF sta inoltre supportando 23 bambini con parenti colpiti dall’ebola e le loro famiglie fornendo loro kit per le famiglie e razioni alimentari.

L’UNICEF continua a lavorare a stretto contatto con le comunità per promuovere delle abitudini che aiutino a fermare la trasmissione, come sepolture sicure e lavaggio delle mani. L’UNICEF sta inoltre avviando un dialogo con i leader delle comunità, conducendo delle campagne di sensibilizzazione porta a porta per la diffusione di informazioni e l’aiuto. A Mdandaka sono state identificate 706 persone dalle comunità per la comunicazione di informazioni sulla prevenzione dell’ebola e per l’impegno sociale delle comunità.

Etiopia. Amnistia per 500 detenuti, liberato leader opposizione Andargachew Tsige condannato a morte

Dire
È stato liberato in Etiopia Andargachew Tsige, leader del gruppo di opposizione Ginbot 7, condannato a morte in absentia nel 2012. 

Andargachew Tsige
Tsige, con doppia cittadinanza etiope e del Regno Unito, era detenuto dal 2014, dopo essere stato estradato dallo Yemen in una mossa condannata dalle Ong per i diritti umani, del governo britannico e di altri membri della comunità internazionale. 

La scarcerazione, motivata da Addis Abeba con l'esigenza di facilitare la riconciliazione nazionale, è arrivata ieri pomeriggio, nello stesso giorno in cui la procura generale ha confermato di aver fatto cadere le accuse contro Berhanu Nega, altro leader della stessa organizzazione.

"Ginbot 7" significa 7 maggio in amarico: il nome ricorda la data delle elezioni del 2005, quando centinaia di persone furono uccise nel corso delle proteste legate a presunti brogli. 

Il gruppo, fondato da Nega nel 2008 negli Stati Uniti, è stato bandito dalle autorità di Addis Abeba e incluso nella lista delle organizzazioni terroristiche. Insieme ad Andargachew, secondo la tv nazionale "Fana Broadcast Corporate", sarebbero usciti di prigione oltre 500 prigionieri. 

Inoltre, fa sapere "Fana", anche le accuse riguardanti due tv etiopi basate negli Stati Uniti sono state ritirate. Le emittenti sono la 'Ethiopian Satellite Television' e 'Oromia media network', il cui fondatore Jawar Mohammed, critico del governo, era stato accusato di terrorismo.

venerdì 1 giugno 2018

Il Burkina Faso verso l'abolizione della pena di morte - "È una vittoria di umanità che fa crescere in Africa democrazia e diritti umani"

www.santegidio.org
Ieri il Parlamento del Burkina Faso ha votato a larga maggioranza (83 su 125 deputati) una revisione del codice di diritto penale che prevede l'abolizione della pena di morte.
La Comunità di Sant’Egidio, che ha sostenuto con forza il cammino di questo Paese dell’Africa Occidentale verso l’importante traguardo, esprime grande soddisfazione. Si tratta di una decisione che fa crescere la democrazia e i diritti umani in un continente dove negli ultimi anni si è allargata in modo significativo l’area degli Stati abolizionisti de iure o de facto.

Di fronte alla violenza, alle guerre e al terrorismo, che ancora affliggono non poche parti dell’Africa, si tratta di una vittoria di umanità che si affianca all’urgente e necessario lavoro per la pace e lo sviluppo.

Esordio di Matteo Salvini: "Taglieremo 5 miliardi di risorse per accoglienza migranti" soldi che vanno in gran parte agli italiani che ci lavorano

TPI
Salvini: “Taglieremo risorse per accoglienza migranti”. Il segretario della Lega, Matteo Salvini, neo-ministro dell’Interno, ha confermato che la il suo partito intende rivedere le risorse destinate all’accoglienza dei migranti con “una bella sforbiciata”. 



“Una delle nostre priorità sarà ‘a casa loro’: porte aperte in Italia per la gente per bene, un biglietto di sola andata a quelli che vengono in Italia solo per far casino”, ha detto Salvini. “Mi sono confrontato con prossimo presidente del Consiglio e ho chiesto di dare particolare attenzione a quei 5 miliardi” destinata alle spese per la gestione dell’accoglienza dei migranti.

Bangladesh, azioni antidroga «alla Duterte»: almeno 100 vittime

Il Manifesto
Il governo difende la polizia: «Hanno ucciso spacciatori che hanno reagito agli arresti»
Lo scorso 15 maggio le autorità del Bangladesh hanno inaugurato una campagna antidroga nazionale, con l’obiettivo di mettere in ginocchio la diffusione di yaba – un derivato a basso costo della metanfetamina mischiato con caffeina – nel paese. La «guerra alla droga» promossa dalla premier e leader del partito Awami League, Sheikh Hasina, ha già mietuto oltre un centinaio di vittime, cui si aggiungono arresti e condanne lampo per almeno 12mila persone.

Le modalità di intervento delle forze dell’ordine bangladeshi ricordano la campagna antidroga inaugurata due anni fa nelle Filippine dal presidente Duterte: una mattanza condotta in spregio dei diritti umani che, secondo il senatore filippino Antonio Trillanes, ha già superato la cifra record di 20mila omicidi extragiudiziali.

All’inizio del mese la premier Hasina, durante un comizio per celebrare il 14esimo anniversario della fondazione del Rapid Action Batallion (Rab, corpo d’élite della polizia nazionale), dichiarava: «Abbiamo avuto successo nella campagna militare contro la militanza dell’estremismo islamico. Ora dobbiamo continuare, occupandoci dell’abuso di droghe». Pochi giorni dopo, le teste di cuoio del Rab sono state dispiegate in tutto il Paese. Secondo l’agenzia di stampa Afp, il bilancio ufficioso degli scontri a fuoco tra il Rab e i sospetti spacciatori al 29 maggio ha raggiunto quota 102 morti, trenta in più rispetto al conteggio fatto solo tre giorni prima.

Il Rab, per contro, sostiene di aver ucciso 24 «grandi spacciatori», colpevoli di aver aperto il fuoco per primi: circostanze che non sono supportate da alcuna prova. Il ministro dell’interno Asaduzzaman Khan, difendendo l’operato delle forze di polizia, ha spiegato ad Afp: «Non c’è dubbio che le vittime degli scontri a fuoco siano spacciatori. La maggior parte di loro era armata e ha aperto il fuoco non appena ha visto la polizia. Non sono brave persone, c’erano tra i 10 e i 12 capi d’accusa contro ognuno di loro». Secondo le autorità bangladeshi, tutte le vittime della guerra alla droga sono morte o in sparatorie con i reparti del Rab, o in sparatorie tra gang rivali.

Lunedì 28 maggio, la Bangladesh National Human Rights Commission ha dato seguito alle preoccupazioni già palesate da attivisti per i diritti umani locali e internazionali, condannando ufficialmente la scia di omicidi extragiudiziali nel Paese. Il presidente della commissione, Kazi Rezaul Hoque, ha dichiarato: «Vogliamo che i criminali, chiunque essi siano, affrontino conseguenze all’interno di procedure legali».

Critiche all’operato del governo Hasina sono arrivate anche dai partiti d’opposizione, che hanno denunciato una serie di morti sospette di avversari politici dell’Awami League giudicati dalle autorità «capibastone» del racket di yaba di Teknaf, località al confine col Myanmar.

Lo spaccio di yaba in Bangladesh è alimentato dalle importazioni illegali provenienti dal Myanmar, responsabile per oltre il 90 per cento della produzione di metanfetamine su scala globale. L’ultimo rapporto della narcotici bangladeshi indica che il giro d’affari della yaba supererebbe i 600 milioni di dollari. In Bangladesh ci sarebbero almeno 7 milioni di tossicodipendenti, di cui almeno 5 dipendenti da yaba. Diffuse in particolare tra i giovani della classe media, la yaba è venduta sul mercato locale a un prezzo che oscilla, in base alla qualità del prodotto, tra gli 8 e i 20 euro a pasticca.

Matteo Miavaldi