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giovedì 25 febbraio 2016

Turchia: almeno 30 giornalisti sono in carcere, non lasciamoli soli

Il Fatto Quotidiano
Ricevo dal collega turco Murat Cinar un appello rivolto a tutti i giornalisti italiani. Un appello che credo non possa che essere raccolto e rilanciato. Perché ci chiede di impegnarci a non sottacere le notizie che arrivano dalla Turchia, un Paese oggi al centro delle dinamiche di guerra (in Siria e non solo) e che fa parte della Nato. "Alleato" dell'Occidente, che calpesta i diritti umani, nega la libertà di espressione e di informazione e che molti accusano di complicità verso l'Isis.
"Nel 2012 Reporter Senza Frontiere definiva la Turchia come "carcere più grande del mondo per i giornalisti". Sono passati 4 anni ed attualmente nelle carceri si trovano almeno 30 giornalisti. Giornalisti che pubblicano o ripubblicano certi articoli, alcune fotografie, interviste o video, vengono accusati di "incitare la popolazione per provocare una rivolta armata contro il governo centrale", "istigare e delinquere", "collaborare con un'organizzazione terroristica" oppure di "appartenere ad un'organizzazione terroristica". 

Tutto questo diventa possibile grazie ad una serie di realtà legislative presenti nel codice penale. Censura e repressione vengono sostenute anche con l'ausilio del potere amministrativo e di buona parte dei media mainstream. Non mancano umiliazioni pubbliche, offese volgari, accuse senza fondamenti, licenziamenti, violenze fisiche e processi informali seguiti da esecuzioni mediatiche.
Mentre attraverso diversi cambiamenti legislativi, il sistema giuridico e quello amministrativo riescono ormai in pochi minuti a oscurare interi portali di notizie online oppure singoli articoli, bloccare l'accesso ad un singolo account nei social media, nel mondo cinematografico, televisivo ed artistico crescono e si radicano a 360 gradi anche la cultura della censura e dell'autocensura. Diversi giornalisti sono in carcere da anni e aspettano la condanna, alcuni sono in attesa di sentire e capire quali siano le loro colpe ed alcuni invece vengono trattenuti per attendere l'inizio del loro processo. Le condanne richieste in alcuni casi prevedono anche l'ergastolo in condizioni aggravate.
Nonostante i diversi appelli lanciati da varie istituzioni in tutto il mondo e da altri singoli e gruppi di giornalisti, la Turchia continua ad essere un paese fortemente difficile e rischioso per la libertà di stampa. Per questi motivi invitiamo tutti i giornalisti che lavorano in Italia a non lasciare soli nella loro battaglia i colleghi detenuti in Turchia. Chiediamo a tutti i giornalisti di aggiornare sistematicamente i propri lettori in merito alla libertà di stampa, espressione e pensiero in Turchia.

Roma elezioni comunali: i canditati della destra alimentano l'odio verso i Rom

Blog Paolo Ciani
Alla faccia dei programmi, delle alleanze, dei candidati, la destra a Roma riesce a fare una sola cosa: dagli allo zingaro! Salvini, Meloni, Bertolaso, Marchini, Storace, da giorni si rincorrono per far vedere ai media chi è più contro la popolazione più odiata di Roma. Complimenti! Che spettacolo penoso…
Roma è in uno stato di prostrazione totale, umiliata da anni di malgoverno, senza una bussola quotidiana, né una vocazione, con i problemi di tutte le grandi metropoli e quelli specifici di una capitale che ha visto nel nepotismo, nella corruzione e nel laissez faire alcuni dei suoi modi di essere. C’è stata poi l’inchiesta mondo di mezzo, quella che ha fatto il giro del mondo come Mafia Capitale.
Ma per loro niente! Non esiste nulla: è colpa dii zingheri! Sono gli stessi che hanno governato per 5 anni dal 2008 al 2013 (perché si possono cambiare partiti o nomi ai partiti, ma la gente è sempre quella…), vincendo le elezioni speculando sulla paura e il razzismo, che hanno fatto centinaia di sgomberi inutili e costosi, che hanno chiuso campi rom da una parte per riaprirli in altri quartieri, che hanno sperperato oltre 20 milioni di euro per un “piano nomadi” che ha peggiorato la vita ai Rom e non ha migliorato quella degli altri romani. I cui amici sono sotto processo perché hanno fatto affari con la criminalità organizzata proprio sui Rom.
Salvini ha uno dei suoi arrestato per tangenti pochi giorni fa (per non parlare dei diamanti, del Trota, di Roma Ladrona…), eppure cala con la sua felpa per andare ad attizzare in periferia sentimenti antigitani.
Tutti ripartono da li: dagli allo zingaro! Perché non c’è niente di meglio quando si ha la testa (e il cuore) vuoti, quando si ha tanto da nascondere e poco da proporre, di trovare un nemico contro cui scagliarsi: il più lontano da me, il più diverso, quello in cui è più difficile immedesimarsi.
Ma allora la situazione dei Rom a Roma va bene? Neanche per sogno. E’ una pessima situazione, va totalmente cambiata e va iniziata ad affrontare seriamente e non demagogicamente.

mercoledì 24 febbraio 2016

Costa d'Avorio: rivolta nel carcere di Abidjan, dieci persone uccise

Askanews
Si tratta di nove detenuti e una guardia di sicurezza. Dieci persone sono morte durante una protesta nella principale prigione della Costa d'Avorio, ad Abidjan. 

Il carcere di Abidjan
Tra le vittime figura anche una guardia, ha riferito il procuratore generale Aly Yeo. Secondo quanto si è appreso, la rivolta è scoppiata sabato, quando alcuni detenuti armati di kalashnikov hanno attaccato lo staff della prigione. 

Nove detenuti sono morti, compreso Coulibaly Yacouba, conosciuto come Yacou il cinese", considerato boss di alto rango nel Paese. Il bilancio della rivolta comprende anche otto feriti tra le guardie di sicurezza e 13 fra i prigionieri.

Rapporto Amnesty: Il 2015 anno nero per violazioni diffuse dei diritti umani nella generale indifferenza

Famiglia Cristiana
Il Rapporto 2015-2016 denuncia violazioni sempre più diffuse e impunite in vari Paesi del mondo. Anche l'Italia presenta gravi insufficienze


«Un anno brutto e difficile», così Gianni Rufini, direttore di Amnesty International Italia, definisce il 2015 dal punto di vista di chi si batte per il rispetto dei diritti umani.

«Abbiamo assistito a un aumento dei conflitti, delle crisi umanitarie, dei conflitti contro l'umanità», aggiunge, «e al tempo stesso constatiamo una generale indifferenza nei confronti del destino dei civili nei conflitti». È un grido di dolore quello che sale da parte di Amnesty in occasione della presentazione del Rapporto 2015-2016 sulla situazione dei diritti umani nel mondo.

I dati sono impressionanti: in almeno 122 paesi ci sono stati maltrattamenti e torture; in almeno 19 sono stati commessi crimini di guerra; in almeno 61 sono stati messi in carcere prigionieri di coscienza; in almeno 113 la libertà d'espressione e di stampa sono state sottoposte a restrizioni arbitrarie.
«Abbiamo assistito a un degrado dei diritti anche in Paesi dove si sperava che i diritti fossero ormai al sicuro. Il mondo sembra tornato indietro di cinquant'anni e rispetto alla crisi dei rifugiati constatiamo un crollo dell'Europa dei valori», denuncia Rufini.

Le violazioni dei diritti umani si esprimono in varie forme. In Egitto (Amnesty sostiene la campagna “Verità per Giulio Regeni”) ci sono migliaia di arresti e detenzioni prolungate senza accusa né processo. In Messico si contano almeno 27.000 scomparsi. In Burundi ci sono stati diversi casi di uccisioni illegali di persone considerate oppositori del presidente. L'Arabia Saudita esercita una brutale repressione contro gli oppositori interni e compie crimini di guerra in Yemen. In Slovacchia c'è una diffusa discriminazione contro i rom. Gli Stati Uniti mantengono aperto il centro di detenzione di Guantanamo (anche se proprio ieri Obama ha presentato un piano per la sua chiusura). L'Ungheriaha chiuso i confini ai rifugiati. Poi c'è ovviamente la Siria, che da cinque anni è un concentrato di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani.

Amnesty denuncia un altro dato preoccupante: sono a rischio non solo i diritti, ma anche coloro che li difendono.«Milioni di persone stanno patendo enormi sofferenze nelle mani degli Stati e dei gruppi armati, mentre i governi non si vergognano di descrivere la protezione dei diritti umani come una minaccia alla sicurezza, alla legge, all'ordine e ai "valori nazionali"», dichiara Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.

Le minacce alla sicurezza nazionale, originate dal terrorismo, hanno prodotto, secondo Shetty, «un attacco alla società civile, al diritto alla riservatezza e alla libertà di parola».

Per quanto riguarda l'Italia, il presidente di Amnesty Italia , Alberto Marchesi, rileva «poche sufficienze e alcune insufficienze particolarmente gravi» rispetto all'Agenda in 10 punti presentata all'inizio della legislatura (sottoscritta da solo 118 parlamentari).

In Italia non c'è ancora il reato di tortura, la legge contro l'omofobia si è arenata, resta nel nostro ordinamento il reato di ingresso e soggiorno illegale, sono state esportate armi verso l'Arabia Saudita, responsabile di violazioni dei diritti umani e di crimini di guerra in Yemen. Inoltre in Italia non è stata ancora creata una istituzione nazionale per la difesa dei diritti umani.


Roberto Zichittella

Guantanamo chiuderà, l’annuncio di Obama: “Identificate 13 strutture alternative”

Fanpage
Il Presidente Usa annuncia il piano di chiusura del carcere: "È giunta l'ora di chiudere questo capitolo della nostra storia"

Dopo anni di proteste, dibattiti e anche scontri politici, gli Stati Uniti presto diranno addio al supercarcere di Guantanamo, la struttura nell'enclave cubana voluta dal presidente George W. Bush dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 e dove per anni sono stati rinchiusi i terroristi islamici e presunti tali spesso con detenzioni extra giudiziarie e brutali metodi di interrogatorio. 

Ad annunciarlo dalla Casa Bianca è stato lo stesso presidente Usa Barack Obama dopo aver presentato il piano di dismissione al Congresso di Washington. "Se qualcosa non funziona, dobbiamo cambiare corso. Da tempo è evidente che Guantanamo mina i valori americani e non aiuta la nostra sicurezza nazionale. È controproducente nella lotta al terrorismo. Non è un parere mio ma degli esperti" ha dichiarato infatti Obama, sottolineando che l'obiettivo è di chiudere la prigione entro la fine dell'anno.

"Non voglio passare il problema di Guantanamo a un altro presidente" ha aggiunto infatti Obama che, conscio dei rischi in un periodo delicato con le primarie Usa in corso, ha voluto chiarire che "questo piano merita un esame imparziale anche in un anno elettorale" come questo. "Tenere aperto Guantanamo è contrario ai nostri valori, è vista come una macchia. Quando parlo con gli altri leader, sottolineano che è un problema non risolto", quindi "è giunta l'ora di chiudere questo capitolo della nostra storia", ha insistito il Presidente Usa, evidenziando che Guantanamo è costosa sia in termini economici che di immagine perché "gli estremisti la usano come strumento di propaganda".

In base al piano preparato dalla Casa Bianca, infatti, la chiusura di Guantanamo dovrebbe portare a risparmi tra i 65 e gli 85 milioni di dollari all'anno. Per i 91 detenuti che vi sono ancora rinchiusi, il progetto conta di trasferirne una parte all'estero, con 35 che andrebbero nei rispettivi paesi o in quelli disposti ad accoglierli, mentre i restanti dovrebbero essere distribuiti in carceri presenti sul territorio Usa. In particolare il Pentagono ha preso in esame 13 siti alternativi, tutti carcere di massima sicurezza.
"Lavoreremo con il Congresso per trovare un posto sicuro negli Stati Uniti per i detenuti rimanenti che pongono una specifica minaccia agli Stati Uniti" ha assicurato Obama. Dagli esponenti repubblicani, però, è già arrivato un coro di critiche al piano giudicato vago e poco credibile. “Ci sarà una grossa opposizione alla chiusura. Fosse stato facile, sarebbe avvenuta anni fa. Però anche in un anno elettorale, dovremmo essere in grado di avere un dialogo aperto e onesto per assicurare la nostra sicurezza nazionale. Facciamo ciò che è giusto per l'America. Andiamo avanti e chiudiamo questo capitolo", ha concluso Obama.

Antonio Palma

Siria, liberati dal Daesh 43 cristiani assiri

Avvenire
Il Daesh ha liberato 43 cristiani assiri che erano stati sequestrati un anno fa nella provincia siriana settentrionale di Al-Hasaka.


Più di 200 assiri furono sequestrati nel febbraio 2015, durante un attacco condotto dai jihadisti. Negli ultimi mesi, molti loro sono stati liberati. Prima dell'inizio del conflitto in Siria, nel Paese vivevano 200mila assiri, mentre ora ne restano tra 15mila e 20mila.

All'inizio dello scorso ottobre - riferisce l'agenzia Fides - sui siti jihadisti era stato diffuso il video dell'esecuzione di tre cristiani assiri della valle del Khabur. Il filmato, girato secondo i macabri rituali scenici seguiti anche in altri casi analoghi dalla propaganda jihadista, avvertiva che le esecuzioni degli altri ostaggi sarebbero continuate fino a quando non fosse stata versata la somma richiesta come riscatto per la loro liberazione. 

Al ritorno, la gioia delle persone liberate che cantano l'inno di lode per ringraziare il Signore. Guarda il video sulla pagina di Assyrian Church of the East Relief Organization.

martedì 23 febbraio 2016

Calais, Australia, Sassonia: società "civili" che maltrattano i minori rifugiati

Left
Storie di rifugiati. Bambini e adolescenti, che ormai nemmeno per loro l’Europa (o la civile Australia) sembrano essere capaci di essere solidali. Da Calais alla lontana Nauru, «Dobbiamo trovare una soluzione, in particolare per i bambini. È scioccante pensare che così vicino a Londra e Parigi la gente, specialmente centinaia di bambini non accompagnati, vivano in una situazione così terribile. Due terzi del settore verranno evacuati». 


Così Jude Law, l’attore britannico in visita con una serie di colleghi artisti alla Jungle di Calais, che attende di essere sgomberata del suo migliaio di rifiugiati nei prossimi giorni.
Lo sgombero è stato rinviato dopo che l’organizzazione britannica Help Refugees ha diffuso la notizia che, a guardar bene, i rifugiati nel campo non sono un migliaio ma 4500, il dieci per cento circa tra questi sono bambini e minori.

Sotto il tendone del Good Chance Theatre, il teatro messo su, come molti altri servizi e un centro per le vaccinazioni, all’interno del campo, Law ha letto una lettera a David Cameron chiedendo di ospitare dei minori in Gran Bretagna e adoperarsi perché protezione venga garantita dalle autorità francesi e, garantire, che la Jungle non venga sgomberata prima di aver individuato soluzioni per le persone che la abitano.

Al suo fianco, il comico Shappi Khorsandi, l’attore di sitcom Matt Berry, Toby Jones, Tom Stoppard – il regista di “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” – e attrici Harriet Walter e Juliet Stevenson. Nel frattempo in Gran Bretagna, la lettera ha raccolto 100mila firme, tra cui quelle di altre figure importanti di cultura e spettacolo.

Dall’Australia un’altra storia poco edificante che riguarda minori rifugiati: una bambina di un anno, figlia di richiedenti asilo giunti nel Paese via mare e ricoverata in ospedale per ustioni, verrà spedita a Nauru, isola stato dove l’Australia tiene i richiedenti asilo in attesa di dichiararne lo status giuridico, nonostante le proteste di queste settimane: «La bambina verrà curata in un centro di detenzione e poi andrà a Nauru» ha dichiarato il ministro dell’immigrazione Dutton, aggiungendo: «Non vogliamo si pensi che essere ammessi in un ospedale sia una maniera per riuscire a rimanere legalmente nel Paese». 

L’Australia ha persino rifiutato la proposta neozelandese di accogliere una parte dei richiedenti asilo.
La pessima legge australiana prevede l’arresto per chi entra nel Paese, poi rispedisce le persone a Nauru o, addirittura, obbliga le barche che intercetta a tornare indietro. I morti in mare non si contano.

E per chi se lo fosse perso, in Germania nei giorni scorsi abbiamo visto scene di violenza poliziesca contro i rifugiati che non volevano scendere da un autobus mentre fuori qualche centinaio di animali urlava loro contro. Nella stessa località, Bautze, Sassonia, l’albergo che ospitava i richiedenti asilo ha preso fuoco. Tra le grida di gioia di quache locale. La vicenda ha generato grandi polemiche in Germania, i Verdi hanno chiesto al capo della polizia locale di dimettersi. La scena qui sotto, c’è un video peggiore, in cui un ragazzino viene trascinato via dalla polizia tra le grida urlanti della piccola e incivile folla. Basta descriverlo.