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giovedì 2 ottobre 2014

Immigrazione - Marazziti: "Cambio di passo o il Mediterraneo sarà un cimitero"

Famiglia Cristiana
Secondo il Presidente del Comitato per i Diritti Umani della Camera serve una vera presa in carico da parte dell'Europa. In concreto: Agenzia Europea per l’immigrazione e domanda di asilo nei Paesi di transito.

Ad un anno dal naufragio di Lampedusa, Mario Marazziti (Democrazia Solidale) Presidente del Comitato permanente per i Diritti Umani della Camera ha reso note alcune proposte per affrontare il fenomeno dell’immigrazione e dell’asilo per quanti sfuggono dalle guerre e ridurre il numero delle vittime nel Mediterraneo. Già 25 mila in venti anni e oltre duemila nell'ultimo anno, 600 solo nell'ottobre 2013, la maggior parte eritrei e siriani. "Non c'è futuro per l'Europa se si ripiega su se stessa e se perde il motivo su cui è nata, quello di essere una democrazia inclusiva"

Sia Marazziti che il deputato Pd Khalid Chaouki, prima di presentare le proposte, hanno ribadito con fermezza, assieme agli esponenti dell’ACHNUR, della Comunità di Sant’Egidio e del CIR che “l’operazione “Mare Nostrum” è la più grande operazione umanitaria in epoca contemporanea e va riconosciuto come l'Italia, pure in difficoltà, ha permesso all'Europa una risposta che ha salvato un grande numero di vite umane. 


Da sola ha salvato in un anno 140.000 persone dal naufragio. Solo tra gennaio e settembre 2014 sono state tratte in salvo 82.000 donne, uomini, bambini, come ha ricordato Matteo Renzi all'ONU. "ma occorre un cambio di passo e una decisione per azioni innovative, per evitare che il Mediterraneo dia un cimitero". "Non si tratta di una emergenza, anche se i numeri sono da emergenza". "E’ un fenomeno strutturale a cui l'Europa deve rispondere in maniera strutturale. Le cause sono le guerre e le gravi violazioni dei diritti umani in Medio Oriente e nel bacino Mediterraneo. E' in corso un cambiamento epocale con minoranze violente come l'IS che stanno riscrivendo col terrore i confini della Prima guerra mondiale. La sola guerra in Siria ha prodotto 3 milioni di profughi esterni nei paesi vicini. Come se in Italia fossero arrivati venti milioni di profughi in tre anni, fatte le proporzioni".

LE PROPOSTE

  • Rendere possibile la presentazione della Domanda di protezione e di asilo prima di affrontare il Mediterraneo, nei paesi di transito. Questa misura faciliterebbe la fine dello sfruttamento dei trafficanti di vite umane, nei confronti di chi fugge dalla guerra. Si possono verificare le domande prima della partenza. Il 70 per cento è di persone che provengono da Eritrea, Siria, Mali, Nigeria, e paesi in crisi di sicurezza e violazioni di diritti umani. E' attesa l'onda di chi fugge ora dall'Iraq del Nord. Occorre pensare a Lampedusa e alla Sicilia come alla Porta dell'Europa e alla riva a Sud del Mediterraneo come a una linea di confine con una zona ad alta intensità' di guerra. Si tenga conto che già esiste il permesso di soggiorno per motivi umanitari come misura che ogni paese europeo può' già' metter in atto.
  • Attivazione di una Agenzia Europea per l’immigrazione che operi sull’altra sponda del Mediterraneo per gestire non solo l'emergenza ma l'intero problema.
  • Creazione di un Campo di Accoglienza Europea per l’Immigrazione, in Sicilia, per analizzare le domande di asilo e una condivisione degli accoglimenti. Molti siriani e altri profughi cercano di ricongiungersi con le famiglie nel Nord Europa ma non possono per la convenzione di Dublino. In questo modo diventa possibile.
  • Creare in nord Africa uno spazio utile come postazione per aiutare chi fugge: transiti dalla Libia alla Tunisia con garanzie al governo tunisino per il trasferimento in Europa. Quando sarà' possibile una zona sotto controllo ONU in Libia.
Daniela Pompei, per la Comunità di Sant’Egidio ha ricordato che “già sin d’ora, a norma vigente, si possono concedere i visti umanitari e che non è stata mai applicata la norma che rende possibile il Rilascio Europeo” Christopher Hein del CIR ha sostenuto la necessità di continuare l'operazione Mare Nostrum, assieme a Beat Schuler dell'UNHCR, e di misure urgenti: "dopo la strage di Lampedusa molta retorica ma nessun atto concreto dall'Europa ancora".

Immigrazione - USA - Obama, piano per dare lo status di rifugiati ai bambini nel loro Paese

America 24
Per evitare che affrontino il pericoloso viaggio dal Centroamerica. Nel corso dell'estate, gli Stati Uniti hanno affrontato una crisi umanitaria, con l'arrivo di decine di migliaia di minorenni non accompagnati

Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha approvato un piano per permettere a diverse migliaia di bambini dell'America centrale di chiedere lo status di rifugiato negli Stati Uniti, fornendo un percorso legale ad alcuni di loro per raggiungere i membri delle loro famiglie che già ci vivono. A renderlo noto è la Casa Bianca.
Il programma intende scoraggiare molti bambini ad affrontare il lungo e pericoloso viaggio attraverso il Messico nel tentativo di oltrepassare il confine e raggiungere i parenti. Il piano è stato presentato per la prima volta a Obama - racconta il New York Times - nel corso dell'estate, durante il periodo di massima crisi, a causa dell'arrivo di decine di migliaia di bambini da El Salvador, Guatemala e Honduras, che agli agenti di frontiera si presentavano come rifugiati in fuga dalle violenze commesse nei loro Paesi dalle bande armate.

I funzionari statunitensi hanno dichiarato che il numero dei bambini che hanno attraversato il confine è diminuito negli ultimi due mesi: a giugno erano stati più di diecimila, ad agosto poco più di tremila. Il nuovo programma dovrebbe ulteriormente fermare il flusso, fornendo ai minorenni la possibilità di determinare se abbiano i requisiti per essere considerati rifugiati, senza lasciare il loro Paese.

In questo modo, gli Stati Uniti "forniscono un'alternativa sicura e legale al viaggio pericoloso che i bambini attualmente affrontano per raggiungere i familiari negli Stati Uniti" ha dichiarato Shawn Turner, un portavoce della Casa Bianca, al New York Times. "Questi programmi - ha specificato - non costituiranno una strada per i bambini per raggiungere i parenti che vivono nel nostro Paese senza documenti".

I critici affermano che il programma potrebbe incoraggiare un maggior numero di migranti a cercare di entrare negli Stati Uniti, in un momento in cui il Paese discute sui modi per risolvere la situazione di diversi milioni di migranti, che vivono e lavorano in America senza documenti. Senza contare che, in questo modo, un'enorme quantità di persone farà richiesta per ottenere lo status di rifugiato nei centri che saranno creati da Washington.

I funzionari, comunque, hanno sottolineato che il programma non farà aumentare il numero di visti per i rifugiati. In un memorandum al dipartimento di Stato reso noto ieri, Obama ha specificato che 4.000 dei 70.000 visti per i rifugiati dovrebbero essere assegnati a persone dell'America Latina e dei Caraibi.

Il programma per la creazione di centri per le richieste per lo status di rifugiato non è una novità assoluta, ma non era mai stato applicato a Paesi da cui è possibile raggiungere gli Stati Uniti via terra. Programmi simili, finora, erano stati approvati per Haiti, negli anni '90, e per il Vietnam, dopo la fine della lunga guerra.

Iran, rinviata di 10 giorni l'impiccagione di Reyhaneh Jabbari

Lettera 43
Uccise il suo stupratore. Ihr: «Continuare gli sforzi per salvare la giovane».
È stata rinviata di 10 giorni la preannunciata impiccagione di Reyhaneh Jabbari, la giovane iraniana condannata a morte per aver ucciso l'uomo che stava tentando di stuprarla.
Lo ha riferito il sito di Iran human rights (Ihr), organizzazione per la difesa dei diritti umani che sta seguendo la vicenda.

L'esecuzione della donna di 26 anni è stata solo «rinviata» ha sottolineato Ihr chiedendo una prosecuzione degli sforzi per far revocare la condanna.
L'organizzazione precisa che Jabbari ha lasciato il carcere di Rajaishahr, ad ovest di Teheran, dove era stata trasferita il 29 settembre per essere impiccata il mattino successivo.
La giovane è stata riportata alla prigione Gharchak di Varamin, a sud della capitale.

APPELLI INTERNAZIONALI PER REVOCARE LA CONDANNA. L'annuncio dell'esecuzione, fatto dalla madre di Reyhaneh sulla sua pagina Facebook, ha innescato vari appelli internazionali perché fosse revocata la condanna.
Ihr ha sostenuto che «decine di persone si sono radunate fuori della prigione di Rajaishahr per protestare contro l'esecuzione: alla fine la famiglia di Reyhaneh è stata avvertita del rinvio».
La giovane era stata arrestata nel 2007 per l'uccisione a coltellate di un dipendente del ministero dei Servizi segreti iraniano, Morteza Abdolali Sarbandi, che secondo la più ricorrente sintesi delle argomentazioni della difesa stava cercando di violentarla.
Nel 2009 la ragazza era stata condannata a morte applicando il qesas, la legge del taglione, con sentenza confermata dalla Corte suprema quello stesso anno. C'era già stato un rinvio dell'impiccagione il 15 aprile scorso.

L'Osservatorio assiro per i diritti umani denuncia, tre cristiani assiri rapiti nel nord-est della Siria

Adnkronos
Tre siriani di religione cristiana assira sono stati rapiti da un gruppo armato a Tel Baloua, villaggio cristiano che dista 40 chilometri circa dalla provincia di al-Hasakeh, nel nord-est della Siria. E' quanto ha rivelato l'Osservatorio assiro per i diritti umani, secondo cui il gruppo fa parte dell'organizzazione dello Stato islamico (Is).
In una nota rilanciata dal sito di notizie iracheno 'Ankawa', l'Osservatorio condanna "questi atti criminali nei confronti dei civili" che "hanno ripercussioni negative sullo spirito nazionale e sul tessuto sociale del popolo siriano".

L'organizzazione fa appello "a tutte le persone oneste in Siria e in particolare alla gente della provincia di al-Hasakeh ad intervenire al più presto per porre fine a questi atti terroristici e ad agire in modo serio affinché i sequestrati vengano rilasciati".

mercoledì 1 ottobre 2014

Iran - Per Reyhaneh Jabbari donna condannata a morte in Iran il disperato appello della madre

The Horsemoon Post
La madre della ventiseienne iraniana – condannata all’impiccagione per aver ucciso l’uomo che voleva stuprarla – ha parlato con l’agenzia di stampa Adnkronos International (Aki): “chiedo ai politici italiani di fare arrivare la mia voce alle autorità iraniane e al Vaticano di mettersi in contatto con le autorità religiose del mio Paese”. L’appello trasmesso a padre Lombardi. Mogherini: “Teheran lo ascolti”
E’ un appello disperato quello che Sholeh Pakravan, madre della 26enne iraniana che rischia l’impiccagione, rivolge attraverso Aki-Adnkronos International alle “mamme italiane”, ai “politici italiani” e al Vaticano. “Chiedo alle mamme italiane di dimostrarmi la loro vicinanza e di attivarsi perché mia figlia torni a casa“, ha detto in un’intervista esclusiva ad Aki la Pakravan, madre di Reyhaneh Jabbari, condannata a morte per l’omicidio dell’uomo che voleva stuprarla.

“A me non è data la possibilità di mettermi in contatto con i governanti del mio paese – dice la donna, contattata telefonicamente – e chiedo quindi ai politici italiani che siano loro a fare arrivare la mia voce alle autorità iraniane. E chiedo al Pontefice di pregare per la mia bambina e al Vaticano di mettersi in contatto con le autorità religiose del mio paese, aiutando così una madre disperata“.

L’esecuzione della condanna a morte di Reyahneh era prevista per martedì mattina, ma all’ultimo le autorità hanno deciso di rinviarla di 10 giorni. La giovane è stata trasferita dal carcere di Rajaishahr alla sua vecchia prigione, quella di Varamin, a sud di Teheran. La 26enne è stata condannata a morte per l’omicidio, avvenuto sette anni fa, di un ex impiegato del ministero dell’Intelligence, Morteza Abdolali Sarbandi, che a suo dire cercava di stuprarla. A nulla le è servito confessare l’omicidio per autodifesa subito dopo l’arresto.

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Pakistan: il Pastore Zafar Bhatti in carcere dal 2012 è vivo, ferito un altro detenuto

Agenzia Fides
Il Pastore protestante Zafar Bhatti, in carcere a Rawalpindi dal 2012 per presunta blasfemia, non è stato ucciso e non è nemmeno ferito, come erroneamente riportato in Pakistan nei giorni scorsi. Nell'attentato perpetrato da una guardia carceraria - che ha detto di aver agito per "ispirazione divina" - è stato invece gravemente ferito Muhammad Asghar, cittadino scozzese, affetto da malattia mentale e condannato a morte per blasfemia. Lo conferma all'Agenzia Fides la Commissione "Giustizia e Pace" dei Vescovi pakistani.


Cecil Shane Chaudhry, Direttore esecutivo della Commissione, dichiara a Fides: "Posso confermare che alcuni membri del mio ufficio, recatisi nel carcere di Adiala, a Rawalpindi, hanno parlato con i membri della famiglia del Pastore e poi con Zafar stesso". I familiari sono indignati per come sia circolata la falsa notizia della morte. La notizia dell'omicidio di Bhatti era stata diffusa dall'Ong pakistana "Life for All" e poi ripresa da numerosi mass media-pakistani e da agenzie internazionali.

Chaudhry commenta a Fides: "Posso dire che è davvero assurdo come alcune organizzazioni possano diffondere tali notizie non confermate e come alcuni mass-media riferiscano senza verificare, per essere i primi. La situazione è davvero imbarazzante e traumatica per la famiglia. Abbiamo bisogno di operatori umanitari e giornalisti più responsabili in Pakistan". L'avvocato cristiano Mushtaq Gill ribadisce a Fides che comunque "resta viva la nostra preoccupazione per incidenti come quello accaduto nella prigione di Rawalpindi e per i casi di esecuzioni extragiudiziali di imputati per blasfemia e dei loro avvocati".

Ebola, 3.700 bambini sono rimasti orfani a causa dell'epidemia e allontanati dai parenti

TMNews
L'Unicef denuncia: molti vengono allontanati dai propri parenti per paura di essere contagiati

Roma - Secondo prime stime preliminari dell'Unicef, dallo scoppio dell'epidemia di Ebola in Africa Occidentale, almeno 3.700 bambini in Guinea, Liberia e Sierra Leone sono rimasti senza uno o entrambi i genitori a causa di Ebola e molti vengono allontanati dai propri parenti sopravvissuti per paura di esser contagiati.

"Migliaia di bambini stanno vivendo la morte della propria madre, del proprio padre o di altri familiari a causa dell'Ebola", ha detto Manuel Fontaine, Direttore Regionale UNICEF per l'Africa Occidentale e Centrale, di ritorno da una missione sul campo di due settimane in Guinea, Liberia e Sierra Leone. "Questi bambini hanno urgente bisogno di attenzioni e supporto; già molti di loro si sentono indesiderati e abbandonati. Gli orfani sono affidati ai membri della famiglia, ma in molte comunità, la paura dell'Ebola sta diventando più forte dei legami familiari".

Mentre continua a crescere il bilancio delle vittime, i primi rapporti dalla Guinea, Liberia e Sierra Leone sottolineano che il numero di bambini orfani a causa dell'Ebola è aumentato nelle ultime due settimane e raddoppierà entro metà ottobre.

Mentre si velocizza la risposta all'Ebola, l'Unicef sta percorrendo strade - tradizionali o nuove - per assicurare ai bambini il sostegno fisico ed emotivo di cui hanno bisogno: In Liberia, l'Unicef sta aiutando il Governo nella formazione di altri 400 operatori sanitari e sociali. L'Unicef sta collaborando con le autorità locali nelle aree più colpite del paese per rafforzare il supporto alle famiglie e alle comunità per i bambini colpiti dall'Ebola e per dare cure a tutti coloro che sono stati rifiutati dalle comunità o di cui sono morti i familiari.