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venerdì 18 marzo 2016

In Europa aumentano i casi di volontari processati o multati per aver aiutato rifugiati

Left
I casi di cittadini europei arrestati, multati o processati per aver aiutato rifugiati in fuga dalla guerra in qualche modo si stanno moltiplicando. A lanciare l’allarme dal suo blog (e in un post tradotto da Open Migration) è Nando Sigona, professore a Birmingham che si occupa di migrazioni.

Vediamo qualche caso segnalato da Sigona: in Danimarca 300 persone hanno ricevuto multe o peggio. Lisbeth Zornig, che è stata Ombudsman (garante dei diritti) dei bambini del Paese ha ricevuto una multa da circa 5mila euro per aver dato un passaggio a una famiglia con bambini dopo che questa era stata fatta scendere da un treno in aperta campagna perché il 7 settembre le autorità danesi avevano deciso di chiudere il transito verso Svezia e Germania. L’accusa è quella di traffico di esseri umani. Come lei molti altri che, passando in macchina su una strada hanno dato un passaggio a famiglie di disperati, offerto un caffé e del cibo. «Così criminalizzano la solidarietà», spiega Zornig a The Independent.

A Lesbos i volontari arrestati e messi sotto processo e accusati di traffico di esseri umani sono 5. Tre danesi e due spagnoli che lavorano per TeamHumanity. Sull’isola ci sono spesso tensioni tra Ong e autorità locali, che vorrebbero un afflusso di volontari più coordinato e controllato, ma anche qui, come in Danimarca, l’intento sembra quello di voler scoraggiare i volontari a partire, ad aiutare. I volontari hanno raccolto gente in mare dopo aver avvisato la Guardia costiera, che però non si è presentata: su Lesbos le imbarcazioni ufficiali per raccogliere gente in mare sono solo 5.

Un militare britannico in pensione è invece stato processato per aver aiutato una bambina siriana a lasciare Calais ed entrare in Gran Bretagna dove ha dei parenti: «Ero nel campo di Calais a fare volontariato, costruivamo rifugi e la bambina si era addormentata, non potevo abbandonarla nel fango» ha detto al processo. Assolto, ha promesso di continuare a cercare di aiutare.

Sigona commenta così questo moltiplicarsi dei casi di criminalizzazione dei volontari:
Forse, dunque, dovremo aspettarci altri processi “spettacolari” di questo genere. Se c’è una cosa che abbiamo imparato dall’attuale gestione della crisi da parte dell’Unione Europea è che le cattive abitudini si diffondono in fretta; come nel caso dei muri di filo spinato (…) accolti in un primo momento da forti opposizioni e oggi presi a modello da molti stati europei. La criminalizzazione dei volontari mira innanzitutto a scoraggiare il coinvolgimento della società civile europea, e da ultimo a indebolire e dividere l’ultimo bastione contro una linea dura dell’Ue nei confronti dei rifugiati. È questa linea dura che sta portando anche alla chiusura sistematica di qualsiasi via d’uscita legale dalla Siria, intrappolandone la popolazione all’interno del paese.
Per questo media, società civile, persone comuni devono sorvegliare, informarsi, tenere gli occhi aperti: è in corso in Europa uno scivolamento verso pratiche e idee che il continente ha bandito dalle proprie leggi e abitudini dopo la Seconda guerra mondiale. Fermare la deriva dovrebbe essere la prima preoccupazione di chiunque abbia a cuore il modello europeo, in qualsiasi modo lo si declini.

martedì 4 agosto 2015

Giustizia: Dap; 15mila volontari prestano loro aiuto ai detenuti, un supporto insostituibile

Ansa
I 15 mila volontari che prestano il loro aiuto ai detenuti in carcere offrono un "supporto insostituibile" alle persone recluse. Lo sottolinea il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria che, in una nota, segnala alcuni dati sul volontariato negli istituti penitenziari riferiti al primo semestre 2015.

Pranzo con i volontari della Comunità di Sant'Egidio
nel carcere di Marassi a Genova
"L'opera dei volontari, svolta sia in forma individuale che come appartenenti ad associazioni e organizzazioni, assicura un insostituibile supporto alle persone detenute, cui viene offerto non solo sostegno morale e materiale, ma attività stabili e strutturate di carattere trattamentale. Il rilevamento è stato eseguito dalla Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento nei 198 istituti penitenziari, con la collaborazione delle Direzioni e dei Provveditorati Regionali dell'Amministrazione Penitenziaria", spiega la nota del Dap.

Quanto alle iniziative più rilevanti, il Dap, sottolinea che "sono circa 15.000 i volontari ex art. 17 OP e ex art. 78 OP presenti nelle carceri italiane; circa la metà dei detenuti partecipa alle attività organizzate da organismi, associazioni e singoli volontari. Le attività culturali censite sono 353 a cui partecipano circa 10.700 detenuti. In tale tipologia di iniziative sono compresi: laboratori di scrittura, gruppi di lettura, redazione di giornali interni, laboratori linguistici, biblioteche e attività correlate, seminari letterari e incontri tematici. Quelle in materia di arti visive, cinema e teatro sono 244 e sono seguite da 4.450 detenuti. Inoltre, 110 sono le attività a carattere sportivo (calcio, rugby, pallavolo, basket ma anche corsi di yoga e altre discipline orientali) nelle quali sono coinvolti circa 2.300 detenuti".

"Le circa 60 attività di animazione, giochi da tavolo, tornei e spettacoli di vario genere coinvolgono 3.800 detenuti. Al tema della genitorialità sono dedicati 67 progetti che vanno dalle attività di animazione per i bambini, svolte nelle ludoteche in occasione dei colloqui, e gruppi di riflessione. Si stanno diffondendo le iniziative in materia di pet therapy e di sensibilizzazione alla cura e al rispetto per gli animali.

Si rilevano 15 iniziative che coinvolgono 215 detenuti. Sono stati realizzati 137 laboratori formativi (cucito, grafica, informatica, legatoria, falegnameria, cucina e creazione di manufatti artigianali) frequentati da 1200 detenuti. I detenuti possono fruire della consulenza legale, amministrativa e previdenziale fornita da 48 sportelli attivi gestiti da patronati. Sono 250 le iniziative di sostegno morale e materiale alla persona realizzate attraverso gruppi di ascolto e orientamento, fornitura di indumenti e sussidi economici agli indigenti", conclude il Dap.

mercoledì 6 novembre 2013

Cancellieri, i volontari non condannano ma chiedono diritti per tutti

EUROPA
Da Ristretti orizzonti a don Rigoldi il ministro non ha agito male. Ma ora subito il via libera alle riforme.

Non si tratta solo di Luigi Manconi, presidente della commissione diritti umani del senato e fondatore dell’associazione A buon diritto con la quale si occupa appunto da sempre di casi di persone in odor di diritti negati. Non si tratta solo di Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, e di Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi. Non solo loro, che pure, date le rispettive biografie, avrebbe un peso.
Non solo loro a non condannare, e anzi spesso anche a sostenere – direttamente o indirettamente – il ministro della giustizia Anna Maria Cancellieri che oggi dovrà rendere conto al parlamento del suo interessamento alla scarcerazione della gravemente malata Giulia Ligresti, in custodia cautelare a Torino per il caso Fonsai.
Ma, con varie sfumature e abbondanti cautele anche una parte importante del variegato mondo associativo, laico e cattolico, che da sempre si occupa di carcere e delle condizioni delle carceri in Italia.
Sta con Cancellieri “senza se e senza ma” don Gino Rigoldi, fondatore di Comunità nuova e storico cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, che dalle colonne del Corriere della Sera non esita a dirlo: «Sì, sto con il ministro. Sarà per i miei 40 anni passati a cercare di aiutare i ragazzi del carcere, sarà perché, come lei, non sono riuscito a dare una mano a tutti, ma mi sento molto più vicino ai suoi limiti che non a quella sconfinata volotnà di potenza che mi sembra animare i critici del ministro».
Ma anche Ornella Favero, direttore di Ristretti Orizzonti, pubblicazione del carcere Due Palazzi di Padova (autorevole e molto letta nel mondo degli addetti ai lavori), non si chiama fuori. E anzi chiede che da tutta questa vicenda possa scaturire un disegno organico nella tutela dei diritti in carcere e nella “presa in carico” dei casi critici: «Noi di Ristretti Orizzonti, che da anni cerchiamo di dare dignità a chi si suicida in carcere, o muore per cause non chiare, non vogliamo affatto criticare l’umana compassione che ha mosso il ministro, ma pensiamo che questa telefonata per la salute di Giulia Ligresti debba far sorgere alcune proposte».
«Dunque, gentile ministro, a noi lei sembra una persona sensibile, non ci interessa per niente criticarla per quella telefonata, ma non ci basta la compassione e la pietà per chi vive nelle condizioni disumane delle nostre galere. È troppo poco, vogliamo che qualcosa cambi, e ci sono tante cose che lei sta faticosamente cercando di cambiare ma ce ne sono altrettante che possono cambiare subito». Le questioni su cui intervenire? «Suicidi, trasferimenti, patologie gravissime ritenute compatibili con il carcere, permessi di necessità che arrivano solo quando il familiare è in punto di morte, o già morto, parenti trattati come colpevoli».
Per Franco Corleone, coordinatore dei garanti territoriali, già sottosegretario alla giustizia e fondatore di un sito molto informato su droghe, carcere e diritti (Fuoriluogo) «la bufera che si è scatenata contro il ministro della giustizia Cancellieri per un presunto intervento di favore verso la figlia si salvatore Ligresti è un frutto avvelenato di quell’incattivimento assai diffuso che vede in sospetto ogni misura che rispetti garanzie e regole dello stato di diritto, soprattutto se rivolte ai potenti caduti in disgrazia». E aggiunge: «Mi colpisce che il caso sia esploso alla vigilia di decisioni incisive per aggredire le ragioni del sovraffollamento e per rendere più umana la vita negli istituti di pena».
Il riferimento è al piano carceri che ieri il ministro ha presentato a Strasburgo, e a cui fa cenno anche don Rigoldi. Non una rivoluzione copernicana, ma un tentativo vero, per quanto faticoso, di orientare la legislazione a un maggior uso delle pene alternative e dei lavori di pubblica utilità per i carichi di pena minimi e i reati minori.
Più cauto Patrizio Gonnella, presidente di una delle associazioni più note,Antigone. Gonnella evita di esprimersi nel merito ma sottolinea: «In questo periodo si è fatto un tentativo, come mai in passato, di dare una scossa al sistema carcerario in crisi, con proposte e provvedimenti che in parlamento sono state peggiorate dall’asse Cinque Stelle, Lega, Fratelli d’Italia e Pdl».