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lunedì 14 novembre 2016

Lo sapevate che ... Iraq, colletta per le vittime del terremoto in Italia da parrocchie di Erbil

Avvenire
Ventimila dollari per i terremotati di Amatrice. Li hanno raccolti i cristiani di Erbil, a pochi chilometri da Mosul in Iraq, durante le collette promosse per due domeniche in tutte le parrocchie. 


Lo comunica il Nunzio Apostolico, Alberto Ortega, a cui l'arcivescovo di Erbil dei Caldei, Bashar Warda, ha fatto pervenire la donazione destinata alla Caritas Italiana. «Si tratta di un bel gesto di solidarietà - dice il Nunzio Ortega - da parte di cristiani che sono stati e continuano a essere aiutati dalla Chiesa Universale». 

Un modo, concreto, per dire «grazie», dimostrando che la solidarietà attecchisce e germoglia anche in territori, come quello iracheno, che da anni vivono situazioni di precarietà a causa dei conflitti in atto nella zona.

domenica 28 dicembre 2014

Iraq - Viaggio tra i bambini rifugiati di Erbil dove l'emergenza e la normalità

Euro News
Dall’inizio della crisi in Siria, 4 anni fa, 220.000 siriani sono fuggiti a Erbil, nel Kurdistan iracheno. Si aggiungono agli oltre 2 milioni di iracheni in fuga dai fondamentalisti. I bambini rappresentano la metà di tutti i rifugiati. Il 2014, denuncia l’Unicef, è stato un anno devastante per milioni di bambini, vittime incosapevoli dei conflitti.
Tra loro, tanti piccoli siriani con meno di 5 anni. Rifugiati in Iraq, sono cresciuti nella guerra, nella violenza e nell’esilio, perdendo la nozione stessa di normalità.

“Quella che per noi è una situazione di emergenza, di crisi, per loro è la normalità. Vivere nell’emergenza è la loro quotidianità – spiega Jeffrey Bates, capo della Comunicazione dell’Unicef in Iraq – Quello che l’Unicef e i suoi partner cercano di fare, è offrire a questi bambini una vita normale. Un campo profughi non sarà mai una casa, ma se questi bambini possono avere un posto in cui giocare, andare a scuola, se possono stare al sicuro con i loro amici e le loro famiglie, questo darà loro la possibilità di crescere”.

Vedere i figli crescere è il desiderio più grande dei rifugiati dalla minoranza yazida. Qui è un’utopia.

“Non c‘è futuro per noi e per i nostri figli – spiega un padre fuggito con la sua famiglia da Qaraqosh – I fondamentalisti controllano ancora molte zone, quindi non possiamo pensare al futuro. È tutto così incerto”.

Il futuro significa educazione, un’opportunità che a Erbil non è garantita.

“Proprio di fronte a me, attaccata al campo profughi, c‘è una scuola – dice l’inviata di euronews a Erbil, Raphaële Tavernier – Una scuola che i bambini yazidi non possono frequentare, perché qui i corsi sono riservati ai bambini di Erbil. Ma anche perché le lezioni si svolgono in inglese e in curdo, mentre i rifugiati parlano solo l’arabo”.

La stessa situazione si vive nel campo profughi della comunità cristiana. Mancano 4.000 posti nelle scuole elementari e ancora di più nelle superiori. Numeri relativi alla sola comunità cristiana. Senza lezioni e lontano da casa, le giornate sono lunghe per questi bambini. E le attività previste dalle ONG non sono sufficienti a riempire le loro giornate.

“Prima avevamo la nostra dignità, la nostra casa, la nostra scuola – dice il piccolo Youssef – A Bachika non era così. Qui non abbiamo nulla”.

“Prima si viveva meglio – aggiunge Savio, un bambino che parla come un adulto – Avevamo le scuole, si viveva in prosperità. Che succede qui? Non c‘è nulla, non si fa nulla!”

“Voglio tornare a casa – dice la piccola Zina – tornare a Bachika, voglio tornare indietro”.

L’11 dicembre è stata inaugurata la prima scuola prefabbricata nel quartiere cristiano di Ankawa a Erbil. Un barlume di speranza. La costruzione di questo edificio fa parte di un programma di assistenza ai rifugiati di un’associazione cattolica francese. Entro fine gennaio, saranno operative otto scuole tra le città di Erbil e Dahuk.

Watch all the interview with Jeffrey Bates, Chief of Communications for UNICEF Iraq

venerdì 7 novembre 2014

Iraq: Chiesa caldea di Erbil censisce i rifugiati cristiani. 10.353 famiglie da Qaraqosh, 1.154 da Mosul

Radio Vaticana
Sono più di 10mila i nuclei familiari cristiani fuggiti da Mosul e dalle città della Piana di Ninive che hanno trovato rifugio nei sobborghi di Erbil e in altre località del Kurdistan iracheno. 

Campo profughi di Erbil
Alcuni dati statistici su questa parte dei profughi cacciati dalle loro case dall'avanzata dei jiahadisti del sedicente Stato Islamico (Is) sono stati raccolti nel mese di ottobre dalla diocesi caldea di Erbil per predisporre la distribuzione di una “Family Card” riservata ai nuclei familiari di rifugiati.

Grazie al lavoro gratuito di decine di giovani volontari, i dati delle famiglie dei profughi sono stati inseriti in un database che consente di avere sempre a disposizione i recapiti telefonici dei rifugiati, monitorare e aggiornare la loro distribuzione nelle diverse zone, calibrare la distribuzione degli aiuti in base alle diverse esigenze.

Dai dati raccolti, diffusi sul sito ankawa.com, risulta che ben 6.377 delle 10.353 famiglie censite provengono dalla zona di Qaraqosh - l'area a stragrande maggioranza cristiana da cui tutti gli abitanti fuggirono precipitosamente nella notte tra il 5 e il 6 agosto – mentre 1.154 vivevano a Mosul. La gran parte degli sfollati – 7.850 famiglie – hanno trovato rifugio nell'area di Ankawa, sobborgo a maggioranza cristiana di Erbil. Tra i profughi, gli studenti delle scuole medie e superiori e gli studenti universitari circa 10mila, e i bambini sono quasi 8mila.

Nella giornata di ieri, durante una sua breve trasferta ad Ankawa, il patriarca di Babilonia dei caldei, Louis Raphael I, e l'arcivescovo Giorgio Lingua, nunzio apostolico in Iraq e Giordania, hanno visitato anche un'area di accoglienza dei rifugiati e le sedi di alcune istituzioni sanitarie e sociali coinvolte nell'opera di assistenza ai profughi. (R.P.)

sabato 6 settembre 2014

Iraq - Campi dei rifugiati cristiani ad Erbil, grave situazione sanitaria, verificati casi di lebbra

ASCA
Roma – “La situazione e’ veramente molto critica e abbiamo paura che i problemi sanitari si convertano in epidemie. Si sono verificati, infatti, gia’ diversi casi di lebbra”. Cosi’ don Benham Benoka, il Parroco di Ankawa che nei giorni scorsi ha ricevuto la telefonata di Papa Francesco, ha denunciato ai microfoni di Tv2000, la drammatica situazione che stanno vivendo migliaia di cristiani all’interno del campo rifugiati ad Ankawa sobborgo a maggioranza cattolica di Erbil, nel Kurdistan iracheno.
Intere famiglie con anziani e bambini – come testimonia il reportage – sono scappate dai propri villaggi perche’ minacciate dai terroristi dell’Isis.

“Diventate musulmani o vi uccidiamo”, e’ stato il lapidario avvertimento degli uomini dello Stato Islamico. Gli sfollati cristiani si sentono abbandonati e costretti a vivere in condizioni sanitarie sempre piu’ allarmanti. 

Al momento, nel campo rifugiati ad Ankawa, la Chiesa locale ha messo a disposizione ogni struttura, giornalmente provvede ai pasti e all’assistenza medica di oltre 2000 persone. Il ministero dell’Istruzione iracheno ha inoltre reso noto che la riapertura delle scuole – che era stata rimandata al 10 ottobre – sara’ anticipata ed entro 10 giorni tutti gli edifici dovranno essere liberati dagli sfollati.