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mercoledì 2 luglio 2014

Filippine. I vescovi: no al ripristino della pena di morte. Pena crudele e disumana e attesa più terribile di una tortura

Radio Vaticana
Contrarietà assoluta, espressa con voce piena, sul ripristino della pena di morte: è quanto esprime la Conferenza episcopale delle Filippine in un messaggio diramato oggi, di fronte al tentativo di alcune lobby di ripristinare la pena di morte nel Paese. 

Nella nota inviata all'agenzia Fides, i vescovi ricordano il brano evangelico in cui Gesù dice “Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Gv 10,10) e affermano: “La nostra posizione non può essere diversa: predichiamo il Vangelo della vita”. Tuttavia, spiegano, è una posizione condivisibile anche con motivazioni non religiose.

Infatti “scopo della giustizia non è imporre la pena di morte. Un maturo senso della giustizia porta il più lontano possibile dalla punizione”, verso “il ripristino delle relazioni spezzate e della coerenza sociale infranta dall’atto criminale”. “L’esecuzione di una persona – dicono – non contribuisce a nessuno degli obiettivi della giustizia”, anzi solo “un ordinamento giuridico debole e repressivo richiede l'esecuzione dei delinquenti come una vendetta”.

I vescovi definiscono la pena capitale “crudele e disumana”, soprattutto per la terribile ansia che assale chi attende l’esecuzione, un’attesa “più terribile di una tortura”. In secondo luogo, i membri della famiglia delle persone condannate, restano “stigmatizzati, portando con loro il prezzo di un crimine che non hanno mai commesso”. Il testo ricorda che ogni sistema giudiziario “è, come tutti i sistemi umani, suscettibile di errore, ma la pena di morte, una volta eseguita, è irreversibile e niente può compensare l'atto orribile di una persona ingiustamente giustiziata”.

Infine si ricorda che le Filippine hanno sottoscritto il Secondo protocollo opzionale alla Convenzione Onu sui diritti civili e politici, impegnandosi ad abolire la pena di morte. Pur dicendosi “giustamente sconvolti dalla natura atroce di alcuni reati commessi oggi”, i presuli rimarcano che “la risposta morale, cristiana e matura per questa sfida sociale è la prevenzione della criminalità”, avere la “certezza della pena” nello stato di diritto, e coltivare in modo costruttivo l’educazione al rispetto della vita e della dignità di ogni uomo. (R.P.)

Sri Lanka, al via l'indagine Onu sulle violazioni ai diritti umani

AsiaNews
Nel presentare i tre esperti che accompagneranno la squadra speciale, l'Alto commissario Onu per i diritti umani ha detto che l'indagine proseguirà anche se il governo locale rifiuterà di collaborare. Attivista per i diritti umani ad AsiaNews: "Non è una risoluzione contro il Paese, ma contro l'impunità, l'abuso di potere delle autorità e il collasso dello Stato di diritto".


Colombo - Navi Pillay, Alto commissario Onu per i diritti umani, ha annunciato ieri i nomi dei tre esperti che guideranno la squadra speciale incaricata di indagare a tutto campo sulle presunte violazioni ai diritti umani in Sri Lanka, come deciso lo scorso marzo dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc). Nel presentare i tre, Pillay ha chiesto al governo di Colombo di cooperare con l'indagine, che tuttavia proseguirà anche se le autorità locali rifiuteranno di collaborare.

La squadra speciale è composta da 12 persone - tra investigatori, esperti forensi, uno specialista di gender e un analista legale - e sarà operativa per circa 10 mesi, fino ad aprile 2015.

Lo scorso 18 giugno il Parlamento dello Sri Lanka ha approvato una mozione contro l'inchiesta Onu, decidendo così di negare il permesso d'ingresso nel Paese alla squadra speciale.

Tuttavia, nel Paese molti attivisti per i diritti umani sono favorevoli all'intervento dell'Onu. Ad AsiaNews Nimalka Fernando (v. foto), cristiana e presidente dell'International Movement Against All Forms of Discrimination and Racism (Imadr), sottolinea: "Questa non è una risoluzione contro il Paese, come sostengono i nostri governanti. Senza dubbio questa è una risoluzione contro l'impunità, l'abuso di potere delle autorità e il collasso dello Stato di diritto: una situazione creata in modo deliberato dall'uso eccessivo e arbitrario dei poteri presidenziali".

"È disgustoso notare - aggiunge - il modo in cui il presidente dello Sri Lanka, che è lui stesso un avvocato, ha abusato del suo potere e oltretutto ha distorto intenzionalmente il ruolo che le Nazioni Unite e il Consiglio per i diritti umani hanno avuto nel promuovere e proteggere i diritti umani di tutti gli srilankesi".
Infine, aggiunge l'attivista, "vorrei incoraggiare tutte le vittime a partecipare con entusiasmo a questa indagine e a sostenere il meccanismo internazionale".

di Melani Manel Perera

Hrw: gruppi armati siriani, compreso Isil, usano bambini soldato "Comprese missioni suicide"

TMNews
Roma, "Ho iniziato a combattere quando avevo 13-14 anni e continuo a farlo ora che ho 15, 16 anni": è quanto ha raccontato ad Human Rights Watch uno dei 25 bambini intervistati in Siria dall'organizzazione per la difesa dei diritti umani, che ha accusato i gruppi armati siriani, compreso lo Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isil), di usare bambini soldato. 

In un rapporto, Human Rights Watch afferma che l'arruolamento dei minori avviene "con il pretesto di offrire loro un'istruzione, che comprende anche addestramento all'uso delle armi e affidamento di compiti pericolosi, comprese missioni suicide".

"Tutti i gruppi in Siria che usano bambini per combattere dovrebbero immediatamente smobilitarli. Dovrebbero promettere pubblicamente di non usare bambini e adottare procedure per il controllo dell'età, in modo da assicurare che non siano più arruolati", ha detto Zama Coursen-Neff, del dipartimento per i diritti dei bambini.

martedì 1 luglio 2014

Carceri: Strasburgo condanna l'Italia per trattamento inumano e degradante per un caso del 2000 a Sassari

La Repubblica
Per la Corte europea dei diritti umani, non hanno ricevuto pene proporzionali al reato commesso gli agenti colpevoli degli atti di violenza avvenuti nel 2000 a Sassari. Al detenuto che denunciò l'accaduto lo Stato ora dovrà versare 15mila euro per danni morali

Roma - Gli agenti colpevoli degli atti di violenza avvenuti nel carcere di San Sebastiano di Sassari nell'aprile del 2000 non hanno ricevuto pene proporzionali al reato commesso. La Corte europea dei diritti umaniha quindi condannato l'Italia per aver sottoposto a trattamento inumano e degradante Valentino Saba, uno dei detenuti.

Saba è uno dei detenuti che denunciarono gli atti di violenza. La Corte ha stabilito che lo Stato gli deve versare 15mila euro per danni morali. Lui ne aveva chiesti 100mila. Nel condannare l'Italia la Corte di Strasburgo mette in causa i tempi lunghi del processo, il fatto che molti colpevoli sono stati prosciolti per prescrizione dei reati commessi, e che chi è stato condannato ha ricevuto pene troppo leggere in rapporto ai fatti per cui era stato incriminato. Ad esempio i giudici indicano come pene troppo leggere la multa di 100 euro inflitta a uno degli agenti che non ha denunciato le violenze commesse dai suoi colleghi, o il fatto di aver sospeso la condanna al carcere per altri agenti.

Nella sentenza i giudici sottolineano inoltre che le autorità italiane non hanno indicato se le persone sotto processo sono state sospese durante il procedimento come stabilisce la giurisprudenza della Corte di Strasburgo. I giudici di Strasburgo, però, hanno anche stabilito che Valentino Saba è stato sottoposto a trattamento inumano e degradante ma non a tortura, come sostenuto da lui.

Immigrati: Unhcr, priorita' Ue siano protezione in mare e solidarieta'

Adnkronos''Una risposta coordinata per rafforzare la protezione e la solidarietà all'interno e all'esterno dell'Unione''. E' quanto chiede l'Unhcr, l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, in un appello rivolto all'Italia in vista dell'inizio del semestre di presidenza dell'Unione europea, ''proprio nel momento in cui si assiste a un incremento del numero di rifugiati che intraprendono viaggi pericolosi per trovare sicurezza in Europa''.

''La situazione alle frontiere marittime dell'Europa richiede un'azione urgente e concertata, che si focalizzi sull'obiettivo generale di salvare vite umane. Gli arrivi via mare, soprattutto di siriani ed eritrei, sono continuati senza sosta nella prima parte del 2014 - ricorda l'Unhcr - segnando un aumento pari a oltre quattro volte il numero degli arrivi in Italia nello stesso periodo del 2013; le isole greche, a loro volta, hanno visto arrivare sulle proprie coste un numero significativo di persone. 

Un simile incremento degli arrivi ha portato con sé sfide significative, che comportano tra le altre cose frequenti e costose operazioni di ricerca e soccorso. Anche la capacità di accoglienza e di screening degli Stati membri che si affacciano sul Mediterraneo e al di là di esso è stata messa sotto pressione, richiedendo l'attenzione sia degli Stati costieri che di quelli non costieri''.

L'Unhcr ''incoraggia l'Italia affinché guidi le discussioni sulla condivisione delle responsabilità e sulle politiche a livello europeo, in modo che si mantenga l'attenzione sull'accesso al territorio e sulla protezione per coloro che cercano asilo. La presidenza italiana sovrintenderà pertanto alla necessarioa discussione su quali passi in avanti intraprendere in materia di protezione nell'Ue''.

Messico: "basta violenza fisica contro i detenuti...", la denuncia del Vescovo di Saltillo

Agenzia Fides
Elementi del "Gruppo armi e tattiche speciali" (Gate) sono entrati per malmenare i prigionieri detenuti all'interno delle carceri di Coahuila: lo ha denunciato il Vescovo della diocesi di Saltillo, Coahuila (Messico), Sua Ecc. Mons. Raul Vera Lopez, O.P. 

Questo sta diventando un metodo sistematico delle autorità per mantenere il controllo ed estorcere confessioni, afferma il Vescovo in una nota pervenuta a Fides. Gli abusi e i pestaggi da parte della polizia contro le persone fermate come sospette, non solo si verificano impunemente sulle strade, ma anche all'interno delle istituzioni di riabilitazione sociale.

Mons. Vera ha parlato ieri, 29 giugno, dopo la Messa della domenica, commentando la morte di un detenuto avvenuta la settimana scorsa. Secondo le prime notizie, è morto in seguito alle aggressioni subite da questi gruppi militari. "Abbiamo saputo, e abbiamo già denunciato, come questi militari entrano nelle carceri per fare servizio, in particolare il Gate, e poi aggrediscono e picchiano i ragazzi - ha detto il Vescovo.

Sembra che regni la legge del più forte per avere il controllo, ma non lo possiamo permettere". "Gli stessi detenuti sono consapevoli che già pagano per il loro errore rimanendo li dentro, ma non ci deve essere anche la punizione fisica" ha sottolineato il Vescovo che in più di una occasione è andato di persona a visitare i prigionieri.

Egitto: condanna a 6 mesi di carcere ad una maestra cristiana copta accusata di blasfemia

La Presse
La Corte d'appello di Luxor, in Egitto, ha confermato il verdetto di colpevolezza per blasfemia a carico di un'insegnante cristiana copta, condannandola a sei mesi di prigione. 

Lo rende noto l'agenzia di stampa Mena, affermando che la maestra elementare Dimyana Abdel-Nour avrebbe insultato l'islam di fronte ai suoi allievi. Il tribunale ha emesso il suo verdetto ieri, dopo che sia la donna sia la procura avevano fatto ricorso in appello.

I procuratori, in particolare, sostenevano che la sola multa di 100mila sterline egiziane (pari a circa 10.200 euro) imposta in primo grado non fosse una pena sufficiente. La maestra era stata denunciata da tre suoi allievi di 10 anni, i quali avevano affermato che Abdel-Nour aveva mostrato disgusto verso l'islam nel corso di discussioni in classe.