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mercoledì 24 febbraio 2021

Qatar: 6500 lavoratori del Pakistan, Bangladesh, India, Nepal e Sri Lanka sono morti preparando i Mondiali 2022

La Repubblica
Più di 6500 operai provenienti da Pakistan, Bangladesh, India, Nepal e Sri Lanka sono morti lavorando in condizioni disumane nei cantieri del Qatar da quando, nel 2010, il Paese del Golfo si è aggiudicato i Mondiali di calcio 2022. 


E il bilancio in realtà sarebbe molto più grave, perché la cifra non comprende i lavoratori provenienti da altri stati come il Kenya e le Filippine.


martedì 2 luglio 2019

Sri Lanka - Pena di morte - Ripristinate le esecuzioni che interrompono la moratoria che durava da 43 anni

agcnews.eu
Il presidente dello Sri Lanka, Maithripala Sirisena, ha ripristinato la pena di morte; per l'opposizione lo ha fatto per aumentare le sue possibilità di successo nelle prossime elezioni. Un giorno dopo la reintroduzione della pena di morte in Sri Lanka, sono state confermate due esecuzioni che le autorità carcerarie hanno confermato, riporta Telesur.
Il presidente dello Sri Lanka, Maithripala Sirisena
Il governo aveva assunto in precedenza due boia. I due sono stati scelti tra 100 candidati, di età compresa tra i 18 e i 45 anni, che attendevano con impazienza l'esecuzione di quattro prigionieri condannati per reati di droga. "Il processo di reclutamento è concluso e due sono stati selezionati. I due poi devono passare attraverso una formazione finale che durerà circa due settimane", ha detto il portavoce delle carceri Thushara Upuldeniya.

Sono passati più di 40 anni da quando è stata eseguita l'ultima esecuzione autorizzata dallo stato. La scorsa settimana, il presidente Maithripala Sirisena aveva annunciato la fine di una moratoria sulla pena di morte in vigore dal 1976, una mossa che, secondo gli analisti politici, avrebbe dovuto aumentare le sue possibilità di rielezione se si presentasse di nuovo alla fine dell'anno. "Ho firmato il documento per giustiziare i narcotrafficanti non con odio e crudeltà verso nessuno, ma per salvare la nazione e la generazione futura dalla minaccia della droga, che è la nostra peggiore catastrofe sociale", ha detto Sirisena.

Un portavoce dell'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, Unodc, ha detto che le convenzioni internazionali sul controllo della droga non possono essere usate per giustificare l'uso della pena di morte solo per i reati legati alla droga. 

"L'applicazione della pena di morte può anche ostacolare la cooperazione internazionale nella lotta contro il traffico di droga, poiché ci sono leggi nazionali che impediscono lo scambio di informazioni e l'estradizione con paesi che possono imporre la pena capitale per i reati in questione", ha detto l'ufficio del portavoce dell'Unodc.

di Luigi Medici

martedì 2 aprile 2019

Sri Lanka: pena di morte, previste prime esecuzioni dopo 43 anni

ANSA 
Colombo -  Le autorità dello Sri Lanka hanno distrutto oggi in una cerimonia pubblica 770 chilogrammi di cocaina, mentre il presidente ha detto che nei prossimi giorni saranno eseguite le prime condanne a morte dopo 43 anni nei confronti di trafficanti di stupefacenti.

Negli ultimi tempi è stata intensificata nel Paese una campagna contro i trafficanti che usano l'isola-Stato dell'Oceano Indiano come punto di transito per la distribuzione degli stupefacenti nella regione. 

Nell'atto dimostrativo di oggi, vicino alla capitale Colombo, agenti di polizia hanno dapprima liquefatto la cocaina, che poi hanno suddiviso in una decina di contenitori che sono stati introdotti in una fornace.
La droga era stata sequestrata in varie operazioni compiute tra il 2016 e il 2017. Novecento chilogrammi di cocaina erano stati distrutti in un'analoga dimostrazione lo scorso anno.
Il presidente Maithripala Sirisena ha detto che l'esercito e la polizia metteranno fine entro due anni al traffico di droga.


Tra le misure decise vi è la ripresa delle esecuzioni capitali, sospese fin dal 1976. "Le prime esecuzioni - ha aggiunto - avverranno nei prossimi giorni. La lista è già stata preparata e
anche le date sono state decise".
Attualmente sono 1.299 i detenuti nei bracci della morte, dei quali 48 condannati per reati legati agli stupefacenti.

sabato 19 gennaio 2019

Sri Lanka - 1299 detenuti nel braccio della morte, ma la pena di morte non c'è. Ultima esecuzione nel 1976.

Blog Diritti Umani - Human Rights
Sono 1299 i detenuti presenti nel braccio della morte, nello Sri Lanka dal 31 dicembre dello scorso anno, (1.215 detenuti sono maschi e 84 sono donne) ha comunicato il Ministero della Giustizia e delle Riforme. 

Tra loro sono presenti anche coloro che hanno fatto appello alla condanna capitale.
"Tra i 1.299 condannati, 789 uomini e 34 detenuti hanno presentato ricorso contro le loro condanne".

Sempre il Ministero rende noto che sono state confermate condanne a morte a circa 426 uomini e 50 donne.

Non ci sono state esecuzioni nel Paese dal 23 giugno 1976, sebbene le sentenze capitali siano emesse continuamente dall'Alta Corte e dalle Corti Suprema per omicidio e traffico di droga.

Il presidente Maithripala Sirisena lo scorso anno ha proposto l'implementazione della pena di morte sui trafficanti di droga.

Fonte: Daily Mirror 

mercoledì 10 febbraio 2016

Pena di morte: lo Sri Lanka commuta 34 condanne a morte in carcere a vita

ONU Italia
Colombo– Buone notizie dallo Sri Lanka per la pena di morte: in seguito ad una serie di raccomandazioni espresse nel paese asiatico da una commissione nominata per esaminare le condanne a morte di diversi detenuti, si è deciso di convertire la pena capitale di 34 di questi detenuti in carcere a vita. 

Il Presidente Maithripala Sirisena
Il Presidente Maithripala Sirisena ha adottato tale decisione dopo aver preso in considerazione le relazioni sui 34 detenuti presentate dalla commissione che era stata istituita dall’ex presidente.

La commissione ha inoltre completato le relazioni su altri 60 detenuti nel braccio della morte e anche questi rapporti saranno consegnati al Presidente per essere valutati, ha detto alla stampa locale un membro della commissione.
Dal momento che nello Sri Lanka la pena di morte non viene applicata, un problema è sorto relativamente ai detenuti nel braccio della morte.
Gruppi per i diritti umani hanno esortato il governo dello Sri Lanka a non applicare le condanne capitali, nonostante le pressioni da parte di alcuni gruppi e individui a seguito di un’ondata di omicidi nel Paese.

venerdì 2 ottobre 2015

UNHRC calls for human rights investigations in Sri Lanka

JURIST
The UN Human Rights Council (UNHRC) [official website] on Thursday adopted a resolution [A_HRC_30_L.29 text, DOC] encouraging the government of Sri Lanka to investigate violence toward human rights activists and minority groups, and create a scheme for reporting violations of human rights and humanitarian law. Based on the recommendations, the Sri Lankan government has expressed interest [Reuters report] in creating a judicial process to investigate war crimes committed during its 26-year civil war. 

The resolution, adopted without a vote, urges the Sri Lankan government to ensure that investigations are conducted by special courts with international judges, counsel and investigators. Additionally, the UNHRC called on the Sri Lankan military to perform more thorough vetting of its personnel to ensure that "no scope exists for retention in or recruitment ... of anyone credibly implicated ... in serious crimes involving human rights violations or abuses or violations of international humanitarian law." The UNHRC also invited the country to speak at the commission's 32nd session and submit a comprehensive report explaining its implementation [press release] of the recommendations. Amnesty International (AI) [official website] called the resolution a "turning point" [statement] for victims of conflict. AI South Asia Research Director David Griffiths cautioned that "[i]t will also be up to the international community and the Sri Lankan authorities to ensure that victims and their families are genuinely consulted at every step of the process to get to truth and justice".

The UN released a report in September finding that war crimes may have been committed [JURIST report] during the Sri Lankan civil war. Later that month, the President of Sri Lanka rejected [JURIST report] a UN recommendation for international involvement in its domestic investigation of the war crimes. The UN report came amid mounting pressure on the Sri Lankan government from human rights groups and the international community to investigate and prosecute abuses during the conflict with the Liberation Tigers of Tamil Eelam (LTTE) [CFR backgrounder]. Last year, then-US Ambassador-at-Large for War Crimes Stephen Rapp called on Sri Lanka to investigate rights abuses [JURIST report] by security forces during the civil war. In 2013, UK Prime Minister David Cameron demanded [JURIST report] that the Sri Lankan government conduct its own investigation into war crime allegations. Earlier that year, then-UN High Commissioner for Human Rights Navi Pillay called on [JURIST report] Sri Lanka to improve its human rights record.

sabato 19 settembre 2015

UN Human Rights Council urges Sri Lanka war crimes court

BBC
The United Nations has called for a special court to try war crimes committed during the Sri Lankan army's long conflict with Tamil Tiger rebels.
In a long-awaited report, the UN human rights office accused both sides of atrocities, especially during the final stages of the war in 2009.

In response Sri Lanka promised a local inquiry but will not allow the proposed court, which would have foreign judges.

One UN estimate is that 40,000 Tamils died in the final army offensive.

Analysis: Charles Haviland, former BBC correspondent in Colombo
In the government's reaction to the report, there appears to be one major shift. Cabinet spokesman Rajitha Senaratne told the BBC that ex-President Rajapaksa and his family would not necessarily be protected if there were allegations of serious crimes against them.

"Where even the president or other commanders or defence secretaries - whoever - is involved, our government is ready to take action."

But otherwise Colombo is sticking to its line that a Sri Lankan process, with nothing more international than advice, will suffice. He said a series of domestic commissions, including a South Africa-style Truth Commission, will be set up "to clear the name of the country".

That is not compatible with the hard-hitting UN report. Its main thrust is that a hybrid - part-international, part-Sri Lankan - tribunal is needed, because "years of denials and cover-ups" mean the Sri Lankan system is "not yet ready to handle these types of crime".

Sexual violence and torture
Unveiling the report in Geneva, UN Commissioner for Human Rights Zeid Ra'ad Al Hussein said only a special court with international magistrates and investigators would be up to the huge task of examining the alleged crimes over a nine year period up to 2011.

"Our investigation has laid bare the horrific level of violations and abuses that occurred in Sri Lanka, including indiscriminate shelling, extrajudicial killings, enforced disappearances, harrowing accounts of torture and sexual violence, recruitment of children and other grave crimes," he said.

He also called on the Sri Lankan government to remove from office anyone if there were credible grounds to believe they had committed human rights abuses.

The report's main findings include:
numerous unlawful killings between 2002 and 2011, allegedly by both sides
enforced disappearances affecting tens of thousands over decades
the "brutal use of torture" by security forces, in particular during the immediate aftermath of the conflict
extensive sexual violence against detainees by the security forces "with men as likely to be victims as women"
forced recruitment of adults and children by the rebels, particularly towards the end of the conflict

The report said forced recruitment by the rebels would, if proven in court, be a war crime. The denial of humanitarian assistance - which it said the government might be guilty of - could also constitute a war crime.

Senior Sri Lankan minister Rajitha Senaratne told the BBC: "Our stand on war crimes is we need an internationally accepted local inquiry. We are not ready to agree with the international inquiries."

Despite its promises to pursue accountability, the government elected last month would be reluctant to hold war-crimes trials, correspondents say.

The BBC's Azzam Ameen in Colombo says most among the majority Sinhalese community opposed prosecuting troops.

Some Tamil politicians in the north back a UN-led inquiry and say they have no faith in a domestic process.

The final months of the war saw hundreds of thousands of Tamil civilians trapped in territory held by the Tamil Tigers (LTTE) in the north-east.

While government forces were accused of indiscriminate shelling leading to massive casualties, the Tamil Tiger rebels were alleged to have used civilians as human shields and shot people trying to escape.

Allegations persist to this day that the army killed rebel leaders and others after they surrendered or were captured - and the UN admitted in 2012 that it could and should have done more to protect civilians.

As well as the thousands of Tamils who died in the final battles near Mullaitivu, many others are still missing.

The UN human rights office postponed the planned publication of its report in March, after Mr Rajapaksa lost the presidential election to party rival Maithripala Sirisena in January.

Mr Sirisena, who served as a government minister during the final stages of the war, had promised to co-operate with the UN.

The Rajapaksa government held its own commission into what happened in the last years of the war, but critics said it lacked credibility.

The 26-year war left at least 100,000 people dead. There are still no confirmed figures for tens of thousands of civilian deaths in the last months of battle.

Channel 4 and the UN have documented numerous atrocities committed during the war.

One investigation said it was possible up to 40,000 people had been killed in the final five months alone. Others suggest the number of deaths could be even higher.

giovedì 13 agosto 2015

Sri Lanka - La tortura dei Tamil da parte della polizia e dei militare continua

MISNA
Sei anni dopo la fine della guerra civile, la tortura dei Tamil da parte della polizia e dei militare resta un grave problema. Lo afferma un rapporto pubblicato oggi da una organizzazione dei diritti, Freedom From Torture (Fft), del Regno Unito, che fornisce assistenza medica ai sopravvissuti. Lo studio si basa su prove mediche del periodo 2009-2014 e relative a 148 sopravvissuti alle torture nel paese: di loro il 94% sono Tamil.
Il rapporto è stato pubblicato in vista delle elezioni della prossima settimana, in cui l’ex-presidente, Mahinda Rajapaksa, spera di recuperare il potere, nonostante il suo governo sia stato accusato di brutalità sistematiche contro i Tamil, anche dopo la sconfitta militare delle Tigri Tamil (Ltte), nel 2009.

"La nuova leadership dovrà affrontare gli interessi acquisiti dalle forze militare, dalla polizia e dai servizi segreti che fino ad ora hanno resistito a rinunciare alla tortura” si legge nel rapporto, dove si afferma che quasi tutti i casi riguardano Tamil arrestati perché sospettati di avere legami personali o familiari con le ex-Tigri o con la diaspora Tamil. Più di un terzo dei coinvolti in casi di tortura sono persone che erano tornate in Sri Lanka dalla Gran Bretagna, dopo la fine della guerra.

L’organizzazione ha quindi invitato il ministero degli Interni britannico a prendere in considerazione le prove contenute nella relazione, quando dovrà valutare le richieste di asilo provenienti da cittadini dello Sri Lanka. "Il Regno Unito – ha detto il direttore Sonya Sceats - ha bisogno di prestare la massima attenzione all’allarmante prova che più di 50 Tamil ritornati da qui con un reale o supposto collegamento nel passato con le Tigri Tamil, sono stati torturati”. I funzionari dell’ Alto Commissariato dello Sri Lanka, a Londra, non sono stati immediatamente disponibili per un commento.

[PL]

domenica 31 maggio 2015

Sri Lanka: ancora violazioni dei diritti umani nel Tamil sei dopo la fine della guerra

MISNA
Lo Sri Lanka continua a violare i diritti umani delle minoranze religiose ed etniche, anche sei anni dopo la fine della lunga guerra che ha portato alla sconfitta delle Tigri di Liberazione del Tamil Eelam (Ltte). 

Lo afferma un nuovo rapporto indipendente, pubblicato dal centro studi californiano Oakland Institute. Intitolato “La lunga ombra della guerra: lotta per la giustizia nel dopo-guerra dello Sri Lanka”, lo studio sottolinea che la tradizionale patria dei tamil è ancora sotto pesante occupazione militare, con circa 160.000 soldati per lo più cingalesi, uno per ogni sei civili tamil.

In questi ultimi anni, secondo i dati raccolti dai ricercatori tra il gennaio 2014 e l’aprile 2015, nella regione tamil l’esercito dello Sri Lanka ha avviato progetti di sviluppo immobiliare su larga scala, realizzando opere in località turistiche di lusso e progetti imprenditoriali su terreni sequestrati alle popolazioni locali, mentre migliaia di famiglie tamil si trovano ancora sfollate sulla propria terra. “La cultura e la storia della popolazione Tamil sono stati sistematicamente soppressi dalla volontà del governo di creare monumenti della vittoria e templi buddisti (anche oggi i buddisti sono pochi nella zona) che parlano della dominazione singalese sulle rovine della patria tamil.

Nonostante le ripetute affermazioni del neo-presidente Maithripala Sirisena che ha fatto della riconciliazione nazionale una priorità del suo programma, il suo governo sta trovando difficoltà a ridurre la presenza militare nella regione del nord, dove i tamil vivono in gran numero, anche a causa del permanere di una “vecchia mentalità” sulle questioni relative alla sicurezza.

Sulla garanzia data da Sirisena, lo scorso gennaio, sul rilascio di tutti i prigionieri politici, il rapporto afferma che dal 2009 l’assenza di dati ufficiali sul numero di detenuti tamil continua a tormentare le famiglie dei dispersi. Il governo stima che circa 300 persone sono detenuti senza accusa sotto il Decreto sulla prevenzione del terrorismo ma i leader tamil offrono cifre molto diverse.

venerdì 16 gennaio 2015

Sri Lanka: in occasione della visita del Papa liberati 612 detenuti, 575 uomini e 37 donne

Aki
In occasione della visita del Papa, le autorità srilankesi hanno ordinato la liberazione di 612 detenuti, 575 uomini e 37 donne. 


Lo ha annunciato il portavoce dell'Amministrazione penitenziaria Thushara Upuldeniya, citato dal Daily Mirror di Colombo. 

A beneficiare della grazia presidenziale, anziani di più di 75 anni e detenuti per reati minori. La liberazione è stata salutata ieri mattina con una cerimonia presso il Welikada Prison.

sabato 11 ottobre 2014

Sri Lanka: sprangate contro G. Thevaraja un attivista per i diritti umani

AsiaNews
A Ginevra il governo esalta la propria lotta contro le violazioni. Intanto, nel Paese un attivista sociale viene aggredito e picchiato da quattro uomini. La colpa: aver organizzato una manifestazione in favore di un'altra attivista, in carcere da mesi.


Colombo - Mentre a Ginevra i leader dello Sri Lanka assicurano la comunità internazionale del proprio impegno in materia di diritti umani, nell'isola un noto attivista sociale è stato aggredito da un gruppo di persone. L'attacco è avvenuto nel tardo pomeriggio dell'8 ottobre scorso a Vavuniya (northern province). La vittima, G. Thevaraja, è ora ricoverato in ospedale in condizioni gravi, ma stabili.

L'intervento della delegazione srilankese alla 112ma sessione della Commissione Onu per i diritti umani è avvenuto alle 13, le 16:30 a Colombo. Un'ora dopo Thevaraja, presidente della Vavuniya Citizen's Committee, è stato aggredito.

"Quattro persone - racconta ad AsiaNews Brito Fernando, presidente dell'associazione Families of the Disappeared (Fod) - a bordo di due motociclette lo hanno circondato e picchiato con sbarre di ferro. La sua testa non ha riportato danni gravi perché portava il casco, che però ha subito pesanti ammaccature"

L'uomo tornava da un incontro per organizzare una manifestazione in onore di Balendran Jeyakumari, che si dovrebbe tenere oggi. Balendran è un'attivista per i diritti umani che lavora con la Fod. Lei stessa ha perso il marito e i due figli grandi, uccisi durante la guerra civile. Un terzo figlio è scomparso nel nulla nel 2009, alla fine del conflitto.

Il 15 marzo scorso un centinaio tra militari e poliziotti hanno accerchiato la casa della donna, impedendo a chiunque di poter entrare o uscire. Poi hanno fatto irruzione e portato via lei e la figlia 13enne. Secondo le forze dell'ordine, l'attivista "dava rifugio a un criminale". A riguardo non sono state trovate prove, ma la donna è ancora in carcere. Sempre lo scorso marzo, la polizia ha arrestato un sacerdote e un attivista per i diritti umani, che erano intervenuti in sua difesa. Grazie a una grande mobilitazione mediatica, sono stati liberati.



di Melani Manel Perera

sabato 13 settembre 2014

Sri Lanka, UNHCR: i profughi richiedenti asilo vengono arrestati e poi espulsi senza essere ascoltati

La Repubblica
Lo denuncia L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Nonostante siano già stati rilasciati 71 pakistani e 2 iraniani, non tutte le persone in stato di fermo sono state rimesse in libertà
Roma - L'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) denuncia la ripresa degli arresti, delle detenzioni e delle espulsioni dei richiedenti asilo e dei rifugiati nello Sri Lanka. Il governo dello Sri Lanka ha avviato questa prassi il 9 giugno di quest'anno. Le operazioni si sono interrotte il 15 agosto per poi riprendere il 3 settembre. Si è appreso che tra il 3 e l'11 settembre 62 pakistani e 3 afgani richiedenti asilo sono stati arrestati e trattenuti; 40 di loro sono stati successivamente espulsi. Dall'inizio di giugno, le autorità hanno complessivamente arrestato e detenuto 328 rifugiati e richiedenti asilo, espellendone 183 in Pakistan e in Afghanistan. L'Agenzia ONU per i rifugiati ritiene che ci siano ancora 102 persone in carcere che rientrano nel suo mandato, di cui 38 pakistani e 64 afgani.

Le rassicurazioni del governo. Quando, i primi di questo mese, funzionari dell'UNHCR hanno  incontrato il governo, ci sono state rassicurazioni sull'immediato rilascio dei richiedenti asilo e dei rifugiati arrestati e detenuti da giugno. Sebbene sia stata apprezzata la rapidità mostrata dal governo nel rilasciare agli inizi di settembre i 71 pakistani e i 2 iraniani rifugiati e richiedenti asilo, non tutte le persone in stato di fermo sono state rilasciate e l'UNHCR esprime il proprio disappunto sulla ripresa delle operazioni di arresto, detenzione e allontanamento.

Le richieste. L'UNHCR chiede al governo di astenersi da ulteriori arresti ed espulsioni di persone che rientrano nel suo mandato e di rispettare le proprie responsabilità ai sensi del diritto internazionale. L'Agenzia ribadisce il proprio appello alle autorità affinché le sia permesso di incontrare i richiedenti asilo detenuti, in modo da poter valutare le loro necessità di protezione internazionale. L'UNHCR è pronto a collaborare con il governo per fornire assistenza e cercare soluzioni durature per i rifugiati e i richiedenti asilo nel paese.

mercoledì 3 settembre 2014

Sri Lanka, respingimento e deportazione richiedenti asilo pakistani, ok del tribunale

MISNA
Un tribunale di Colombo ha dato il permesso alle autorità di mandare indietro decine di pakistani, richiedenti asilo, dopo che il governo ha detto che erano una minaccia per la sicurezza dell’isola e per la salute pubblica. 

Janak de Silva, vice procuratore generale, ha chiesto alla Corte d’Appello di annullare la decisione con la quale lo stesso tribunale, il 15 agosto scorso, aveva sospeso le deportazioni, dicendo che vi erano prove che i pakistani stavano commettendo crimini e diffondendo la malaria nell’isola. “ Ora, se il governo vuole, tutti i richiedenti asilo sono esposti alla deportazione “ ha detto Lakshan Dias, avvocato dei diritti.

La maggior parte dei pakistani sono dalla setta islamica Ahmadiyya. Gli Ahmadi si considerano musulmani, ma una legge pakistana del 1984 li ha dichiarati non musulmani e molti pakistani li considerano eretici. Nel mese di luglio, la folla ha ucciso una donna Ahmadi e due dei suoi nipoti in Pakistan dopo che un membro della setta è stato accusato di aver pubblicato materiale blasfemo su Facebook.

Secondo le linee guida dell’Unhcr, membri di minoranze religiose possono aver bisogno di protezione e richiedono un attento esame delle loro richieste di asilo. Le autorità dello Sri Lanka negano di aver violato le leggi internazionali, dicendo che il paese non è firmatario della Convenzione sui rifugiati del 1951. 

Secondo i dati del ministero degli esteri, il numero di rifugiati o richiedenti asilo entro il giugno 2014 è aumentato del 700% rispetto all’anno precedente. La gente del posto, secondo i media locali, crede che i profughi pakistani sono la causa di discordia religiosa in Sri Lanka : la loro presenza incoraggia i gruppi estremisti buddisti.

[PL]

venerdì 22 agosto 2014

Sri Lanka, deportati 100 immigrati appartenenti ad una minoranza perseguitata in Pakistan

MISNA
Le organizzazioni della società civile e l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) hanno condannato oggi la deportazione di oltre 100 pakistani, tra cui donne e bambini, richiedenti asilo, per lo più appartenenti alla minoranza Ahmadi, in violazione del diritto internazionale.


“Queste deportazioni sono in violazione del diritto internazionale consuetudinario che impone a tutti i paesi di rispettare il principio di non respingimento, di non ritorno forzato per i paesi in cui le persone affrontano rischi imminenti. Allo stesso tempo queste espulsioni violano l’articolo 3 della Convenzione contro la tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o trattamenti o punizioni degradanti, che lo Sri Lanka ha ratificato” hanno sottolineato le organizzazioni in una dichiarazione congiunta.

Nella nota, inoltre, si afferma che le deportazioni sono in corso senza sosta, nonostante una sentenza di tribunale della settimana scorsa che ha ordinato alle autorità di fermare la deportazione dei richiedenti asilo, registrati presso l’Unhcr, fino alla fine di agosto. Il governo dello Sri Lanka dice che i richiedenti asilo sono parte di un afflusso di immigrati economici dal Pakistan, che pongono sotto pressione le risorse limitate del paese e costituiscono una potenziale minaccia per la sicurezza regionale.

La maggior parte dei richiedenti asilo pakistani sono Ahmadi, musulmani sciiti e cristiani che temono persecuzioni nel proprio paese.

[PL]

sabato 12 luglio 2014

Il bavaglio dello Sri Lanka su attivisti e Ong: pesanti limiti alla libertà di stampa ed espressione

AsiaNews
Il ministero della Difesa ha emanato una norma che impedisce ad associazioni e organizzazioni di indire conferenze stampa o incontri per giornalisti. Per le autorità si tratta di attività “non autorizzate”. Gruppi pro diritti umani pronti a disubbidire e a scendere in piazza. Il dicastero è retto da Gotabhaya Rajapaksa, fratello del presidente e accusato di crimini di guerra. 
Colombo - Attivisti e membri della società civile dello Sri Lanka condannano con forza la direttiva emanata il 7 luglio dal ministero della Difesa, che proibisce alle organizzazioni non governative di promuovere "conferenze stampa, laboratori, corsi di aggiornamento per giornalisti". Per le associazioni a difesa dei diritti umani si tratta senza dubbio della normativa più "invasiva" emanata da un governo centrale, dal raggiungimento dell'indipendenza; e non vi sono ragioni, aggiungono, di emergenza o situazione di guerra - civile o esterna - nel Paese tali da giustificare un simile provvedimento.

Per i vertici della Difesa, la direttiva è giustificata dal fatto che tenere "conferenze stampa" o altre iniziative legate a vario titolo ai media, "eccede" dalle competenze assegnate alle Ong e "non sono autorizzate".

Immediata la replica degli attivisti, che non intendono piegarsi alle nuove imposizioni in chiave restrittiva del governo di Colombo. Brito Fernando, presidente del Movimento familiari delle persone scomparse, in un incontro che si è tenuto oggi nella capitale ha spiegato che "all'atto di registrazione di una Ong" non vi sono affatto norme, leggi o cavilli che rientrano nei campi oggetto della circolare. "Ragion per cui - aggiunge - siamo decisi a ignorarne il contenuto [...] noi lavoriamo per la società, per gli esseri umani".

Laksiri Perera sottolinea che la normativa è contraria alla Costituzione del 1978 e alle norme internazionali in materia di diritti umani ratificate dallo Stato, fra cui la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici.

Il Free Media Movement (Fmm) afferma che la circolare emessa dal dicastero guidato dal ministro Gotabhaya Rajapaksa (fratello del presidente Mahinda), insulta in modo deliberato la Costituzione, cancellando i diritti civili di base delle Ong e della società civile. Il movimento chiama alla piazza i cittadini, in difesa "della democrazia e della libertà". All'appello aderisce anche l'Asian Human Rights Commission (Ahrc), secondo cui la direttiva è rivela la mentalità del ministro della Difesa, accusato di crimini di guerra, che guarda allo Sri Lanka come a "un Paese di morti", abitato da persone che non devono pensare, parlare e nemmeno sognarsi di criticare il governo.

di Melani Manel Perera

giovedì 10 luglio 2014

Australia: 153 rifugiati (40 minori) minoranza Tamil (Sri Lanka) richiedenti asilo detenuti su una nave

Ansa
Un gruppo di 153 richiedenti asilo della minoranza Tamil dello Sri Lanka fra cui 40 minori, intercettati nell'Oceano Indiano, potranno essere trattenuti per settimane a bordo di una nave della dogana australiana mentre il loro destino è deciso dall'Alta Corte d'Australia.
Ieri gli avvocati del governo e dei richiedenti asilo hanno concordato un calendario per le udienze in Corte, dopo che il governo ha promesso di dare un preavviso scritto di almeno 72 ore se intende consegnarli alle autorità di Sri Lanka, dove secondo i loro legali subirebbero persecuzioni, arresti e torture. La prossima udienza sarà tenuta entro tre settimane.

Gli avvocati dei profughi, che contestano la legalità delle azioni del governo, sostengono che il loro rimpatrio forzato sarebbe in violazione dell'obbligo della convenzione sui profughi di 'non respingimento' verso territori in cui la loro vita o libertà sarebbero minacciate per motivi di razza, religione o opinioni politiche.

Lunedì il governo ha rivelato di aver respinto verso Sri Lanka 41 richiedenti asilo, prelevati da un altro barcone, consegnandoli in mare aperto alla marina di quel paese. Le autorità di Colombo hanno confermato che sono stati arrestati e saranno processati per aver lasciato illegalmente il paese, un reato punibile con due anni di carcere duro e una multa.

Intanto la Commissione Onu per i profughi ha esortato l'Australia a condurre un'ampia revisione giudiziaria del trattamento dei richiedenti asilo provenienti dallo Sri Lanka, che esamini se sono rispettati il principio di "non respingimento" e le convenzioni contro la tortura e per i diritti dei minori.

mercoledì 2 luglio 2014

Sri Lanka, al via l'indagine Onu sulle violazioni ai diritti umani

AsiaNews
Nel presentare i tre esperti che accompagneranno la squadra speciale, l'Alto commissario Onu per i diritti umani ha detto che l'indagine proseguirà anche se il governo locale rifiuterà di collaborare. Attivista per i diritti umani ad AsiaNews: "Non è una risoluzione contro il Paese, ma contro l'impunità, l'abuso di potere delle autorità e il collasso dello Stato di diritto".


Colombo - Navi Pillay, Alto commissario Onu per i diritti umani, ha annunciato ieri i nomi dei tre esperti che guideranno la squadra speciale incaricata di indagare a tutto campo sulle presunte violazioni ai diritti umani in Sri Lanka, come deciso lo scorso marzo dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite (Unhrc). Nel presentare i tre, Pillay ha chiesto al governo di Colombo di cooperare con l'indagine, che tuttavia proseguirà anche se le autorità locali rifiuteranno di collaborare.

La squadra speciale è composta da 12 persone - tra investigatori, esperti forensi, uno specialista di gender e un analista legale - e sarà operativa per circa 10 mesi, fino ad aprile 2015.

Lo scorso 18 giugno il Parlamento dello Sri Lanka ha approvato una mozione contro l'inchiesta Onu, decidendo così di negare il permesso d'ingresso nel Paese alla squadra speciale.

Tuttavia, nel Paese molti attivisti per i diritti umani sono favorevoli all'intervento dell'Onu. Ad AsiaNews Nimalka Fernando (v. foto), cristiana e presidente dell'International Movement Against All Forms of Discrimination and Racism (Imadr), sottolinea: "Questa non è una risoluzione contro il Paese, come sostengono i nostri governanti. Senza dubbio questa è una risoluzione contro l'impunità, l'abuso di potere delle autorità e il collasso dello Stato di diritto: una situazione creata in modo deliberato dall'uso eccessivo e arbitrario dei poteri presidenziali".

"È disgustoso notare - aggiunge - il modo in cui il presidente dello Sri Lanka, che è lui stesso un avvocato, ha abusato del suo potere e oltretutto ha distorto intenzionalmente il ruolo che le Nazioni Unite e il Consiglio per i diritti umani hanno avuto nel promuovere e proteggere i diritti umani di tutti gli srilankesi".
Infine, aggiunge l'attivista, "vorrei incoraggiare tutte le vittime a partecipare con entusiasmo a questa indagine e a sostenere il meccanismo internazionale".

di Melani Manel Perera

lunedì 17 marzo 2014

Sri Lanka, arrestati un sacerdote cattolico e un attivista per i diritti umani

AsiaNewsLa polizia nega tutto, ma i fermati hanno avvisato via sms di essere stati portati via. I due chiedevano informazioni su una donna tamil e sua figlia di 13 anni, arrestate perché sospettate di "nascondere un criminale in casa". Anche di loro non si hanno notizie.
Colombo - Un sacerdote cattolico e un attivista per i diritti umani sono stati arrestati ieri sera dalla polizia del Dipartimento anti-terrorismo (Tid) di Kilinochchi, nel nord dello Sri Lanka. Ora p. Praveen omi, direttore del Centro per la pace e la riconciliazione (Cpr) di Jaffna, e Ruki Fernando, consigliere speciale del Centro per la documentazione sui diritti umani, si troverebbero al Tid di Colombo, la capitale. Le forze dell'ordine negano il fermo dei due, ma p. Ashok Stephen omi, che lavora con p. Praveen, conferma ad AsiaNews la notizia. Proprio Ruki Fernando avrebbe avvertito alcuni amici del loro arresto, via sms.

"Questa mattina - spiega p. Ashok, che è anche avvocato - mi sono presentato con i paramenti e ho chiesto di p. Praveen. Dopo qualche minuto l'ufficiale Walisundara mi ha detto che quella persona non era lì; mi ha chiesto di aspettare e poi mi hanno interrogato. Erano più interessati a me che a dirmi dove fossero p. Praveen e Ruki. Hanno ribadito che i due non sono in stato di arresto a Colombo. Se la situazione non dovesse cambiare, presenterò una denuncia in tribunale".

Un'altra conferma del loro stato di arresto arriva da p. Rohan Silva, provinciale degli Oblati di Maria Immacolata a Colombo. Ieri sera il sacerdote ha potuto parlare con p. Praveen, che gli ha confermato di trovarsi in una stazione di polizia di Kilinochchi. Nel messaggio inviato ad alcuni suoi amici, Ruki Fernando ha raccontato di essere stato interrogato in maniera separata rispetto al sacerdote.

Secondo fonti locali di AsiaNews, i due cattolici sarebbero stati arrestati da una decina di poliziotti per aver visitato la zona di Darmapuram (Kilinochchi), dove il 15 marzo scorso la polizia ha fermato una donna tamil e sua figlia di 13 anni (v. foto). La madre, Balendran Jeyakumari, è un'attivista per i diritti umani che lavora con il gruppo Families of the Disappeared. Lei stessa ha perso il marito e i due figli grandi, uccisi durante la guerra civile. Un terzo figlio è scomparso nel nulla nel 2009, alla fine del conflitto.

Testimoni raccontano che il 15 marzo un centinaio tra militari e poliziotti hanno accerchiato la casa di Balendran, impedendo a chiunque di poter entrare o uscire. Poi hanno fatto irruzione e portato via la donna e la ragazza, che si chiama Vithushani. Secondo le forze dell'ordine, l'attivista "dava rifugio a un criminale". A riguardo però non sono state trovate prove.
di Melani Manel Perera

domenica 16 marzo 2014

Sri Lanka. Il clero tamil all’Onu: “Abusi sui diritti umani, urge un intervento internazionale”

Radio Vaticana
Urge una inchiesta internazionale sulle violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario avvenute durante la guerra civile e che proseguono anche oggi in Sri Lanka: lo scrivono i sacerdoti tamil, residenti nel Nord e nell’Est dell’isola, in una lettera al Consiglio Onu per i diritti umani delle Nazioni Unite. 

La missiva, inviata all'agenzia Fides, è firmata da 205 sacerdoti e religiosi, tra i quali Oblati di Maria Immacolata, Gesuiti, altri religiosi e oltre 100 suore. Primo firmatario, mons. Rayappu Joseph, vescovo di Mannar espostosi nel chiedere un intervento Onu. Come appreso da Fides, il vescovo, definito “il Romero dello Sri Lanka”, sta ricevendo pressioni e minacce di morte.

“A quasi 5 anni dalla fine della guerra , non abbiamo visto nessuna verità e giustizia emergere dai meccanismi nazionali”, esordisce il testo, notando che “la parte della popolazione tamil resta discriminata e colpita. “Sparizioni, abusi sessuali, arresti, detenzioni e torture sulla base della legge anti-terrorismo, restrizioni alla libertà di riunione, di espressione, di associazione e di movimento continuano tutt’oggi”, denunciano i religiosi. “Non si possono commemorare collettivamente i morti e gli scomparsi. Quanti criticano le politiche e le pratiche di governo e i difensori diritti umani sono bollati come sostenitori del terrorismo o traditori”, si racconta.

Fra costoro vi sono anche diversi sacerdoti cattolici che sono stati “interrogati , minacciati e intimiditi”. “L'esercito continua la sua ingerenza nelle attività civili ed economiche , in particolare nel Nord ed Est, minando l'emancipazione civile ed economica delle popolazioni locali”, prosegue. Allo stesso tempo, affermano, “siamo preoccupati per l'intensificarsi degli sforzi sistematici e delle misure per distruggere l'identità della comunità tamil. Centri e istituti militari si accaparrano la terra dei tamil, mentre progetti di sviluppo e un insediamento organizzato di coloni singalesi prosegue ritmi alti nel Nord e dell'Est dell’isola, dove i tamil sono storicamente la maggioranza”.

Il clero denuncia anche “l'imposizione della lingua cingalese e delle religione buddista nel Nord e nell’Est”. “Non c'è stato alcun autentico processo politico per affrontare alla radice le cause del conflitto , che vengono aggravate”, si nota. Per questo è urgente che la comunità internazionale, attraverso le Nazioni Unite, trovare forme concrete di assistenza per la popolazione tamil. Si chiede, dunque, all’Onu di indagare sulle accuse di violazioni dei diritti umani internazionali e del diritto umanitario durante la guerra; di identificare chiaramente le unità e gli individui responsabili; di monitorare le violazioni dei diritti umani in tutto lo Sri Lanka, grazie a team di esperti Onu; di prevedere programmi di protezione per le vittime e i testimoni; di garantire agli esperti un accesso illimitato a tutti i luoghi importanti, a persone e documenti. (R.P.)