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giovedì 14 febbraio 2019

Quando l'Italia salvava i disperati del mare. Le fotografie di Massimo Sestini della missione "Mare Nostrum"

Globalist
Volti stravolti, un minuscolo piede che sbuca da una coperta, un Corano, frammenti di speranza e terrore in un barcone … Era il 2014 e il fotoreporter Massimo Sestiniseguiva le operazioni di salvataggio "Mare Nostrum", al largo delle coste libiche. 

Dopo dodici giorni di tempesta, dall'elicottero il fotografo inquadra un barcone di migranti tratti in salvo. Lo scatto foto vince la sezione “General News” del World Press Photo nel 2015. E ci racconta in forma nitida la speranza nell’Europa, nell’Italia, la paura di chi ha rischiato di finire sul fondo del Mediterraneo quando il nostro Paese, la sua politica al vertice e molti dei suoi cittadini, vedevano nel salvare vite umane un gesto di umanità doveroso e nel respingere o rifiutare chi tenta la traversata un atto inumano oltre che politicamente ingiusto e, alla lunga, dagli effetti devastanti.

La foto sui migranti in salvo si può vedere accanto ad altre immagini di Sestini in due luoghi diversi: riprodotta in un luogo inconsueto per uno scatto, il Nelson Mandela Forum di Firenze, nella mostra permanente “Mediterraneum - il diritto alla speranza, scatti dal mare”, e inserita nell’esposizione del fotografo “L’aria del tempo” in corso fino al 10 marzo nello storico edificio di architettura razionalista Wegil a Romarestaurato e trasformato dalla Regione Lazio in un luogo con più destinazioni culturali.

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giovedì 23 aprile 2015

"Migranti muoiono 53 volte di più dopo Mare Nostrum" Studio Amnesty: 900 morti 2015 contro 17 stesso periodo 2014

ANSAmedBruxelles- Lo stop all'operazione Mare Nostrum non ha fermato gli sbarchi, ma ha moltiplicato i morti.
Così Amnesty International nel rapporto "L'Europa affonda nella vergogna", presentato a Bruxelles in vista del vertice europeo.
Con Triton, l'operazione europea che ha sostituito quella italiana, "sono 900 le persone morte nei primi tre mesi e mezzo di quest'anno, contro le 17 dello stesso periodo del 2014 quando era in corso Mare Nostrum, vale a dire 53 volte in più. Inoltre, nel 2014, il tasso medio di mortalità era di 1 a 50, mentre nei primi tre mesi e mezzo del 2015, di 1 a 23".

La decisione di porre fine alla missione umanitaria di ricerca e salvataggio Mare Nostrum a fine 2014, "non ha avuto l'effetto deterrente che alcuni governi Ue avevano sperato. Ma se la fine di Mare Nostrum non ha portato a un calo di partenze può essere ragionevolmente collegata a un aumento di morti in mare", si spiega nel rapporto della Ong. 

Secondo lo studio, a fronte del moltiplicarsi dei morti nei primi tre mesi e mezzo (metà aprile) del 2015, sono stati 21.385 i migranti che hanno attraversato il Mediterraneo. Nello stesso periodo del 2014 erano stati 20.899. In una tavola comparativa del rapporto si evidenzia inoltre il minor numero di mezzi impiegati nell'operazione Triton (coordinata da Frontex, l'agenzia per il controllo delle frontiere), attualmente in corso, rispetto a Mare Nostrum. Se la missione della Marina militare italiana poteva contare su una nave anfibia, una o due fregate, dai due ai quattro pattugliatori di altura, fino a sei pattugliatori costieri, tre aerei, e sei elicotteri, Triton non ha navi anfibie, zero fregate, un solo pattugliatore d'altura, sei pattugliatori costieri, due aerei e un elicottero. Inoltre, se Mare Nostrum aveva un budget mensile di 9,5 milioni di euro, quella coordinata da Frontex oscilla tra 1,5 e 2,9 milioni di euro al mese. Alla luce dei dati Amnesty raccomanda che "i governi Ue lancino con urgenza un'operazione umanitaria multinazionale che abbia il mandato di salvare vite nel Mediterraneo, impiegando risorse navali e aeree, che sia commisurata ai trend dei flussi previsti, e che dovrebbe sorvegliare in alto mare, lungo le principali rotte migratorie".

E fino a quando questa operazione non sarà stata messa in piedi, affermano, "i governi Ue dovrebbero dotare l'Italia e Malta di sostegno logistico, permettendo loro di rafforzare la loro capacità di ricerca e salvataggio".

mercoledì 22 aprile 2015

Immigrazione: I valori dell’Europa non devono naufragare nel Mediterraneo! Lanciato un appello

Corriere della Sera
Un appello per un trattamento più umano dei rifugiati

Davanti alle recenti tragedie nel Mediterraneo, funestate da centinaia di morti, dobbiamo impedire che la credibilità e la coscienza dell’Europa vadano anch’esse a picco in mare con i rifugiati. 

Ogni giorno che passa, esseri umani bisognosi di tutto – uomini donne e bambini – sono esposti a una morte tanto crudele quanto inutile nelle acque del Mediterraneo. Ci appelliamo all’Unione Europea affinchè adotti tutte le misure necessarie a trarre in salvo i rifugiati che vengono a trovarsi in difficoltà nella traversata in mare. E sollecitiamo l’Unione Europea a creare canali legali di immigrazione per i civili rifugiati di guerra, in modo che non debbano affidare la vita nelle mani dei trafficanti e possano evitare il rischio di naufragio.1. Avviare un’operazione europea di ricerca e soccorso
Lanciamo un appello all’Europa affinché faccia tutto il possibile per salvare i rifugiati in difficoltà immediatamentee in modo sostenibile. È necessario mettere in piedi un’operazione europea di ricerca e soccorso, la quale dovrà operare quanto meno agli stessi livelli e con gli stessi standard di Mare Nostrum.

Non dimentichiamo che anche durante le operazioni di Mare Nostrum, nel 2014 più di 3000 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo. Per questo motivo non è sufficiente estendere l’operazione Triton. Il numero crescente di rifugiati nei primi mesi del 2015 ha dimostrato chiaramente che la fine della missione Mare Nostrum non ha affatto scoraggiato queste persone a rischiare la vita pur di attraversare il Mediterraneo.

Il costo dell’operazione europea andrà ripartito tra tutti i 28 stati membri per principio di solidarietà. I paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo non dovranno sostenere questi costi da soli. Gli ostacoli burocratici non costituiscono un argomento accettabile contro la missione. Non siamo disposti a discutere sulle responsabilità formali: in seno all’Unione Europea spetta a tutti la responsabilità di agire.
2. Creare canali di immigrazione legale per i richiedenti asilo
Gli esseri umani non devono essere costretti a salire sui barconi per cercare asilo in Europa. Dovrà essere possibile emettere visti per motivi umanitari nei paesi di origine e in quelli di transito. A questo scopo dovrà essere stabilita un’Agenzia europea per l’immigrazione, con sedi nei principali paesi di transito e nei paesi di origine dei rifugiati. Questo coincide inoltre con gli interessi di sicurezza dell’Europa. Esistono prove che terrorismo e jihadismo sono in parte finanziati dai profitti derivanti dal traffico di esseri umani. Questi profitti dovranno essere azzerati nel più breve tempo possibile.

Queste due richieste sono soltanto l’inizio. L’intera politica europea per i rifugiati dovrà essere rivista. Noi chiediamo una politica comune europea che tenga conto della realtà, che consideri una priorità assoluta la tutela dalla vita umana, e che prenda misure severe contro il crimine del traffico di esseri umani – difendendo così l’Europa dal terrorismo.

Primi firmatari tra i Membri del Parlamento:

PROMOTORI:
Gabriela Heinrich (Bundestag)
Mario Marazziti (Presidente Comitato Permanente Diritti Umani Camera dei Deputati)
Frank Schwabe (Bundestag)

PRIME FIRME:
Bundestag

Tom Koenigs
Dr. Lars Castellucci
Axel Schäfer
Christina Kampmann
Dr. Bärbel Kofler
Rüdiger Veit
Norbert Spinrath
Doris Barnett
Achim Barchmann
Elvira Drobinski-Weiß
Angelika Glöckner

Parlamento italiano
Marina Sereni Vicepresidente Camera dei Deputati
Walter Verini
Lorenzo Dellai
Salvatore Margiotta
M. Pia Locatelli
Serena Pellegrino
Gea Schirò
Milena Santerini
Marietta Tidei
Fucsia Nissoli
Edoardo Patriarca
Laura Garavini
Laura Puppato
Vannino Chiti
Paolo Corsini

Parlamento europeo
David Sassoli Vicepresidente Parlamento Europeo con delega all’Immigrazione
Giovanni La Via
Flavio Zanonato
Michela Giuffrida
Brando Benifei


Altre firme che si sono aggiunte nelle ultime ore (stanno continuando ad arrivare) dal Parlamento Italiano
1.Salvatore Matarrese
2.Antonio Misiani
3.Marco Bergonzi
4.Anna Maria Carloni
5.Laura Venittelli
6.Paolo Beni
7.Angelo Senaldi
8.Carlo Galli
9.Eleonora Cimbro
10.Tea Albini
11.Giampiero D’Alia
12.Luigi Taranto
13.Miriam Cominelli
14.Gennaro Migliore
15.Marco Di Lello
16.Laura Venittelli
17.Michela Marzano
18.Angelo Antonio D’Agostino
19.Mimma De Tullio
20.Giuseppe Guerini
21.Fabio Porta
22.Ermete Realacci
23.Sandra Zampa
24.Alessia Rotta
25.Giampiero Dalla Zuanna

lunedì 20 aprile 2015

Strage migranti, organizzazioni umanitarie: "Serve Mare Nostrum europea". Sant'Egidio: se l'Europa non è all'altezza intervenga l'ONU

La Repubblica
Medici senza Frontiere, Unhcr, Consiglio Italiano dei Rifugiati, Amref, Terre des Hommes, Comunità di Sant'Egidio, Convol, Caritas, Fondazione Migrantes, Croce Rossa: le principali ong contro le politiche Ue: "E' necessaria una strategia di intervento condivisa da tutti i Paesi"



Roma - Un'operazione tipo Mare Nostrum ma europea: a chiederla sono le principali organizzazioni umanitarie, che, sollecitano l'Europa a intervenire subito e in maniera incisiva per evitare che tragedie come quella di oggi nel Canale di Sicilia, ma che ormai si verificano quasi quotidianamente nelle ultime settimane, si ripetano. 

"Contro le tragedie di migranti in mare serve un'operazione Mare Nostrum europea. La chiediamo da oltre un anno e non c'è stata risposta" ha detto Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr. "Ci troviamo in un momento epocale per numero di persone in fuga dalle guerre. Per questo è necessaria una strategia di intervento condivisa da tutti i Paesi europei" ha aggiunto Sami, secondo la quale bisogna anche aprire "canali legali di ingresso per i rifugiati che riguardino tutti i paesi europei".

"Non ci si può fermare ad un'operazione Triton, che da subito abbiamo considerato e contestato come insufficiente a salvare le persone in mare, occorre fare uno sforzo unitario in Europa, per un'operazione che abbia le stesse caratteristiche di 'Mare Nostrum' e non sia quindi un semplice controllo di frontiere, ma diventi veramente un presidio umanitario del Mediterraneo, che possa salvaguardare la vita delle persone" afferma ai microfoni della Radio Vaticana monsignor Giancarlo Perego, il direttore della Fondazione Migrantes che fa capo alla Cei.

Anche secondo il direttore della Caritas italiana, don Francesco Soddu, "l'idea di un'Europa inespugnabile sta barcollando sotto i colpi di una umanità disperata che in fuga dai propri paesi sta mostrando il volto peggiore degli effetti della globalizzazione. Iniquità, conflitti, ideologie sono i fattori che determinano il costante aumento dei flussi di profughi verso il continente europeo". Olivero Forti, responsabile per l'immigrazione della Caritas Italiana aggiunge: "Ormai noi siamo stufi e indignati nel contare morti in mare. C'è bisogno di un'operazione - italiana, europea o per mano dell'Onu - che salvi queste vite, perché se continuiamo a discutere su chi dovrà fare questa operazione, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi si ripeteranno tragedie di questo tipo, e noi non vogliamo più che questo accada". "La situazione - infatti - è preoccupante, perché chiaramente i flussi aumentano".

"Lo sapevamo, lo abbiamo urlato e oggi assistiamo impotenti a questa nuova carneficina. L'Europa non può più tacere. Mare nostrum deve diventare un programma europeo". Così la Croce Rossa Italiana a proposito del nuovo naufragio avvenuto al largo delle coste libiche.

Con l'Europa se la prende anche Medici senza Frontiere: l'Ue fa "proclami sull'accoglienza" ma poi "erige muri" contro l'immigrazione e così "scava una fossa comune di dimensioni pazzesche nel Mediterraneo" dice Loris De Filippi di Msf Italia. "Avevamo chiesto a Renzi di impegnarsi in Europa perché l'operazione Mare Nostrum fosse ripresa integralmente dall'Ue; avevamo avuto rassicurazioni, in realtà quello che vediamo è un continuo stillicidio giornaliero".

Anche il Consiglio Italiano dei Rifugiati attende che l'Europa batta un colpo. "Questa vergognosa indifferenza deve finire - dice il direttore Christopher Hein - deve essere subito convocata una riunione straordinaria del Consiglio Europeo, perché l'Ue si assuma finalmente la responsabilità di dare risposte politiche e operative".

"L'Europa, inerme, non riesce a dare una risposta adeguata" è l'accusa anche di Amref, ong che lavora in Africa, mentre Mare Nostrum europea ma anche apertura di canali umanitari sono le richieste di cui il Governo italiano, secondo Terre des Hommes, deve farsi portavoce in Europa. E una "improrogabile intesa europea" è invocata anche da Emma Cavallaro, presidente della Convol (Conferenza delle associazioni di volontariato). Va oltre l'Europa la Comunità di Sant'Egidio: se l'Ue non è all'altezza di fermare le inaccettabili stragi del mare, dicono, è l'Onu che deve scendere in campo utilizzando tutti gli strumenti possibili, fino alla convocazione urgente di una riunione del Consiglio di sicurezza, perché "si è di fronte a un numero di vittime che assomiglia a quello di una guerra".

mercoledì 18 marzo 2015

ONU Mare Nostrum non attirava immigrati con Triton 46% in più di rifugiati nei primi 2 mesi del 2015

www.intelligonews.it
“Con Triton si registra il 46% in più di sbarchi di immigrati sulle coste europee nei soli mesi di Gennaio e Febbraio, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. 


A dichiararlo è António Guterres, Alto Commissario dell’ONU per i Rifugiati, durante un interessante dibattito con l’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti Umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, moderato dalla giornalista della CNN Christiane Amanpour.


L’operazione italiana Mare Nostrum ha avuto un grande successo – dichiara António Guterres. – Il problema è che Triton non è stata congegnata per sostituire Mare Nostrum”. L’Alto Commissario chiarisce dunque quello che fin dall’inizio è apparso come un punto debole della neonata missione europea: “Triton non ha il compito di salvare vite umane. Il suo unico scopo è quello di monitorare e proteggere le frontiere europee”.

Nel corso dell’intervista, ospitata nel Palazzo delle Nazioni Unite di Ginevra, l’Alto Commissario Guterres cerca di fugare ogni dubbio rispetto alle critiche avanzate contro l’ormai fu missione italiana, sostenendo che non è per nulla corretto affermare che Mare Nostrum favoriva gli sbarchi: “Le persone fuggivano dai propri Paesi d’origine non perchè c’era Mare Nostrum, ma perchè erano e sono disperate. Per loro, l’Europa è una terra di salvezza”.

La sostituzione di Mare Nostrum con Triton ha sollevato fin dall’inizio diverse critiche soprattutto da parte degli operatori umanitari che a più riprese hanno sottolineato il grande contributo dell’operazione italiana nel salvare centinaia di vite umane. Una sfida alla quale non ha finora saputo, né potuto rispondere la nuova missione europea, fortemente voluta dal nostro Paese che sostiene da tempo l’impossibilità di gestire in totale solitudine il problema dei flussi migratori, reclamando un sostegno concreto da parte dell’Unione europea.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, in particolare, ha anche avanzato la proposta di istituire centri d’accoglienza per gli immigrati direttamente nei loro Paesi d’origine. Un’idea con la quale sembra concordare l’Alto Commissario Guterres, già Primo ministro del Portogallo, a patto però che “i diritti umani dei rifugiati vengano rispettati” e con l’impegno, da parte degli Stati europei, ad “accogliere realmente in Europa coloro che risulteranno avere diritto a ottenere ospitalità e asilo politico”.

Sull’inadeguatezza di Triton pare esserci dunque un consenso trasversale, se anche da parte dell’ONU si levano voci critiche a riguardo. Ciò che manca, invece, è una chiara e ferma capacità dell’Unione europea di adottare una strategia coerente e mirata per fronteggiare l’emergenza immigrazione.


Raffaele Mancino

domenica 15 marzo 2015

Riccardi: "Né Mare Nostrum né Triton, è la guerra che fa aumentare i rifugiati"

Redattore Sociale
Andrea Riccardi interviene al convegno “Medì: le città hanno un'anima”, promosso a Livorno dalla Comunità di Sant'Egidio. “Nel gennaio 2014, con Mare Nostrum 2.171 sbarchi: un anno dopo, con Triton, 3.520. Sono diminuiti gli immigrati e cresciuti i rifugiati che hanno diritto ad essere salvati”


Roma – Non è la “solidarietà” di Mare Nostrum a incoraggiare le partenze dalla Libia; così come non è il controllo di Triton a scoraggiarle: è invece “La guerra a fare crescere il numero di rifugiati”: così Andrea Riccardi è intervenuto stamattina a Livorno al convegno internazionale “Medì. Le città hanno un'anima”, promosso dalla Comunità di Sant'Egidio. Una tesi, la sua, rafforzata dalle cifre: nel gennaio del 2014 sulle coste italiane sono avvenuti 2.171 sbarchi e c'era Mare Nostrum. 

Un anno dopo, in presenza di Triton, gli sbarchi sono stati 3.520. Sbaglia, quindi, chi in Europa accusa Mare Nostrum di essere un incentivo all'emigrazione, visto che su 170 mila sbarcati durante Mare Nostrum 42 mila sono siriani, 34 mila eritrei, 10 mila maliani, 5 mila somali. “Di fatto sono diminuiti gli immigrati e cresciuti i rifugiati che hanno diritto ad essere salvati - spiega Riccardi - Mare Nostrum e' stata una grande vicenda. 170 mila persone sono state salvate dalla morte e arrestati 600 scafisti". Occorre quindi “lavorare per un impegno maggiore euro-arabo per la Siria, il cui dramma Sant'Egidio ha segnalato costantemente, lanciando meno di un anno fa un appello per Aleppo". A Livorno, sono stati invitati da Sant'Egidio personalità delle principali città-porto del Mediterraneo, da Barcellona a Smirne a Tunisi.

Proprio il Mediterraneo è infatti per Riccardi “uno dei cinque-sei scenari decisivi per la pace e, a due anni dall'inizio del pontificato di Papa Francesco, si rivela sempre più significativo che il suo primo viaggio sia avvenuto nel cuore disprezzato dell'Europa: Lampedusa. Per l'Europa l'instabilità viene dal sud – osserva ancora Riccardi - ma se non si realizza una nuova cultura umanistica del Mediterraneo, se si pensa a difendersi dal Sud, soprattutto da parte degli europei del Nord, si commette un grande errore: il Mediterraneo diventa un grande cimitero e non si costruisce il necessario spazio umano, politico e culturale tra Nord e Sud. Immigrati e rifugiati legano il Nord con il Sud".

venerdì 13 marzo 2015

Migranti, Unhcr: "Dall'inizio dell'anno 470 morti nel Mediterraneo" lo scorso anno con Mare Nostrum sono stati 17

La Repubblica
L'Alto commissariato Onu per i rifugiati sottolinea che nello stesso periodo dell'anno scorso le vittime erano state 15. E presenta una serie di proposte all'Ue per fronteggiare l'emergenza

Roma - Dall'inizio dell'anno circa 470 persone hanno perso la vita o sono scomparse nel Mediterraneo durante i viaggi della speranza verso l'Europa. Un dato agghiacciante, quello reso noto dall'Alto commissariato Onu per i rifugiati Unhcr), tanto più se si considera che nello stesso periodo dello scorso anno le vittime furono 15.

L'appello All'Unione Europea. Oltre a denunciare la strage, l'organizzazione delle Nazioni Unite ha inviato all'Unione europea una serie di proposte per affrontare il problema delle migliaia di migranti e rifugiati che cercano di raggiungere il Vecchio continente. Tra le iniziative da assumere secondo l'Unhcr, l'istituzione di "un'importante operazione di ricerca e soccorso europea nel Mediterraneo simile all'operazione Mare Nostrum", la realizzazione di "un sistema europeo per compensare le perdite economiche subite dalle compagnie di navigazione coinvolte nel salvataggio in mare", un meccanismo di equa distribuzione dei rifugiati siriani. L'Unhcr sollecita inoltre l'Unione Europea affinché esplori soluzioni per affrontare le difficoltà in cui incorrono i rifugiati una volta arrivati in Europa, assicurando loro un sostegno adeguato ed evitando che alcuni Paesi debbano assumersi la responsabilità in modo preponderante.

Le sfide da affrontare. "Stiamo proponendo all'Unione Europea e ai Paesi che ne fanno parte una serie di soluzioni coraggiose e innovative per affrontare le sfide connesse alla gestione dei flussi migratori misti nel Mediterraneo e ridurre il numero di persone che perdono la vita in mare - ha dichiarato Vincent Cochetel, Direttore del Bureau Unhcr per l'Europa - Il mantenimento dello status quo non è un'opzione praticabile. Non agire di fronte a queste sfide comporta solamente la morte di altre persone."

L'ipotesi che arrivino 200 mila persone. Parole cui fa eco l'allarme lanciato dal ministro spangolo Fernandez Diaz a margine del consiglio Affari interni Ue: "L'Italia ha un problema gravissimo che non può affrontare da sola. Lo scorso anno ha ricevuto circa 170 mila migranti irregolari. Quest'anno, se si proiettano le stime dei primi mesi sul resto dell'anno, l'Italia riceverà 200mila persone".

martedì 10 marzo 2015

Petizione - Così l’Europa annega i rifugiati, la campagna shock di Amnesty

West
Petizione on-line con il video interattivo SOS Europe

Un uomo cade in mare aperto, annaspando, gelato, per stare a galla. Delle braccia lo soccorrono, sollevandolo prima, gettandolo di nuovo in acqua poi. Braccia europee, con al collo un pass delle istituzioni UE.

Sullo sfondo la frase: “Privilegiando la protezione delle proprie frontiere, l’Unione Europea mette in pericolo delle vite ogni giorno in nome dei suoi cittadini”. 

È questo il pesante j’accuse di SOS Europe, l’ultima campagna di sensibilizzazione con cui Amnesty International lancia una petizione per chiedere all’Europa di rivedere le politiche d’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo attraverso strategie più rispettose dei diritti umani. 

“Dal 2014 l’Operazione Triton si è rivelata una vera catastrofe umanitaria, mietendo migliaia di vittime nel Mediterraneo. Ignorando la petizione continuerete a lasciarli annegare” continua senza mezzi termini Amnesty.

venerdì 13 febbraio 2015

Una colletta per far ripartire Mare Nostrum La proposta della Comunità di Sant'Egidio mobilita le ONG

Avvenire
Se lo Stato non finanzia più il salvataggio dei migranti in mare, la Comunità di Sant'Egidio lancia una grande colletta nazionale per far ripartire l'operazione che ha salvato decine di migliaia di vite. L'atroce tragedia mobilita il mondo dell'associazionismo e delle ong, che invoca compatto la ripresa di Mare Nostrum, come chiedono assieme anche Caritas e Migrantes.


«Lanceremo una raccolta di fondi a livello nazionale per ripristinare Mare Nostrum dichiara il presidente di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo - visto che lo Stato dice di non avere soldi. Una grande gara di solidarietà, nella quale anche lo Stato italiano e l'Ue dovrebbero fare la loro parte». 

Per il fondatore Andrea Riccardi «L'Europa deve farsi carico di ciò», ma questo «non può esimere l'Italia» che «non può soltanto attendere un segnale da Bruxelles».
L'Ufficio nazionale comunicazioni sociali della Cei fa sapere che «l'ennesima tragedia del mare ha nuovamente confermato l'inadeguatezza dell'operazione Triton» e che «Caritas Italiana e Fondazione Cei Migrantes, insieme alle ong Ai.bi, Arnnesty Intemational Italia, Centro Astalli, Emergency, Intersos, Save the Children e Terres des Hommes hanno chiesto con un comunicato congiunto un reale cambio di rotta nelle politiche sull'immigrazione: occorre aprire immediatamente canali sicuri e legali d'accesso in Europa».
«Lampedusa è prima di tutto terra europea - commenta il presidente del Centro Astalli padre Camillo Ripamonti - ma l'Europa non ha risposto al grido di un'umanità umiliata e calpestata da guerre e persecuzioni». Per il superiore generale della Congregazione Scalabriniana padre Alessandro Gazzola «chi vive nelle periferie non rimane più a guardare la propria vita dissolversi e compie scelte disperate».
Alla vicepresidente della commissione europea Federica Mogherini lanciano un appello comune Arci, Cgil, Uil e Libera, chiedendo «l'attivazione di canali d'ingresso regolari consentendo ai profughi di rivolgersi agli Stati e non ai trafficanti», e al premier Matteo Renzi di «riattivare Mare Nostrum in attesa che l'Ue modifichi le sue politiche».
Per Amnesty International «gli stati membri dell'Ue devono smetterla di nascondere la testa sotto la sabbia». «L'inerzia del governo italiano e della Ue è inaccettabile» anche per Save the Children che lancia una campagna su Twitter con l'ashtag #WhyAgain, perché di nuovo. «Tutti i bambini hanno diritto alla protezione - afferma l'Unicef - e più che mai quelli che fuggono da situazioni disperate». «Triton non è all'altezza e Mare Nostrum ha lasciato un vuoto significativo», denuncia l'Oim . Msf sottolinea «l'assoluta necessità del soccorso in mare perché non esistono alternative legali per raggiungere l'Europa»

Luca Liverani

Adnkronos
"Lanceremo l'idea di una raccolta di fondi a livello nazionale per ripristinare la missione 'Mare Nostrum', visto che lo Stato dice di non avere i soldi". E' l'impegno che annuncia all'AdnKronos il presidente della Comunità di Sant'Egidio, Marco Impagliazzo, invocando, dopo l'ultima tragedia del mare che ha provocato oltre 300 morti, "una grande gara di solidarietà, nella quale anche lo Stato italiano e l'Unione Europea dovrebbero fare la loro parte".

"Bisognerà trovare tutti i modi, anche non istituzionali, per riuscire a sostenere un'operazione che ha salvato la vita a migliaia di persone. E' da quando era stata ipotizzata la fine di 'Mare Nostrum' - ricorda il presidente della 'Onu di Trastevere' - che noi sottolineiamo prima la necessità di mantenerla e ora quella di ripristinarla. Ma non ci hanno dato ascolto, anche a causa della situazione economica che purtroppo prevale sulle relazioni umane".

Impagliazzo esprime "la solidarietà della Comunità di Sant'Egidio a tutte le famiglie delle vittime: quest'ultima tragedia ci dimostra la sofferenza dei popoli africani e mediorientali che, nonostante le condizioni proibitive del mare, cercano in ogni modo di raggiungere le nostre coste, scappando da situazioni drammatiche".

Ricordando che "si parla di cifre non stratosferiche, pari a circa 100 milioni di euro l'anno ovvero 9 milioni al mese", il presidente della Comunità di Sant'Egidio precisa la sua idea: "Si raccolgano fondi e risorse a livello nazionale, per ripristinare la missione Mare Nostrum. Un po' come, ad esempio, si fa di fronte a calamità naturali e ad altri tragici eventi", spiega Marco Impagliazzo.

giovedì 12 febbraio 2015

Stragi in Mare, Riccardi: l'Italia si assuma le sue responsabilità come ha fatto con Mare Nostrum

www.riccardiandrea.it
Dichiarazione del fondatore della Comunità di Sant’Egidio

“Di fronte alla nuova, terribile, strage del mare, che conta centinaia di vittime al largo di Lampedusa, si sente il bisogno civile e morale di alzare la voce: non è possibile che la politica e le istituzioni non riescano a dare risposte concrete ad un fenomeno prevedibile come quello di chi è costretto a fuggire da Paesi in guerra o dove regna la violenza”.

Davanti all’ormai elevatissimo numero di morti registrati nelle ultime ore nel canale di Sicilia, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, lancia un forte appello alle responsabilità del nostro Paese: “E’ vero, l’Europa deve farsi carico di ciò che accade ai suoi confini meridionali fornendo aiuto, assistenza e strumenti di soccorso. Ed è anche necessario che mobiliti tutte le sue forze civili, morali e religiose per rispondere a questa tragedia. Ma ciò non può esimere l’Italia dal farsi carico delle proprie responsabilità: se i profughi muoiono davanti alle nostre coste, spesso davanti ai nostri occhi, non si può soltanto attendere un segnale da Bruxelles”.

Occorre intervenire subito con la mobilitazione umana e professionale di cui il nostro Paese è capace e che ha già dimostrato con Mare Nostrum, salvando migliaia di vite umane. Non è vero che questa operazione incentivava gli arrivi; è piuttosto vero che la sua assenza incentiva le morti. Occorre inoltre pensare anche a nuove modalità, fuori dei nostri confini, per gestire il fenomeno: un sistema europeo capace di permettere ingressi regolari e controllati, per motivi umanitari, in modo da arginare le stragi del mare”.

mercoledì 11 febbraio 2015

Riunione straordinaria UE - Triton non ferma le stragi dei migranti, ipotesi Mare Nostrum 2

La Stampa
È inevitabile che il giorno dopo la morte per freddo di 29 persone il pensiero di tutti vada a «Mare nostrum» l’operazione terminata il primo novembre costata all’Italia 114 milioni di euro ma che ha anche permesso di salvare oltre 100mila vite. 


Una parte della settantina di sopravvissuti
alla tragedia avvenuta lunedì
Qualcosa si dovrà fare. Federica Mogherini, alto rappresentante Ue, ha annunciato che «nei prossimi giorni» convocherà una riunione straordinaria per «rivedere le politiche europee» sull’immigrazione. «Non possiamo permettere altre tragedie in mare. Dobbiamo essere capaci di dare una forte risposta politica ed operativa», promette.

Senza nome
Dei morti per assideramento si conosce il nome solo di un ivoriano di 31 anni che aveva i documenti in tasca. Si sa che il viaggio è durato tre giorni ma che fin dal primo istante ci sono stati problemi perché il mare era in tempesta e l’acqua entrava nel gommone. Le salme saranno sepolte nei cimiteri della provincia di Agrigento mentre i 75 sopravvissuti saranno ospitati nel centro di accoglienza di Porto Empedocle. Tutti sono provati ma in condizioni di salute abbastanza buone e fra di loro ci sono anche 3 minorenni.
La preoccupazione
Tutti sanno che tragedie come questa sono destinate a moltiplicarsi nei prossimi mesi con l’arrivo del caldo, l’aumento delle partenze e l’assenza della protezione in mare offerta da Mare nostrum. «Si annuncia una primavera decisamente impegnativa», avverte il capo Dipartimento libertà civili ed immigrazione del ministero dell’Interno, Mario Morcone, in audizione alla commissione Diritti umani. 

Se la commissione Ue fa sapere che Triton, la nuova operazione avviata da novembre in poi, non sostituisce Mare Nostrum, che ha permesso di salvare già 18.180 persone ma che gli Stati hanno il dovere di controllare le frontiere esterne, in tanti chiedono proprio all’Ue di intervenire in modo diverso. Lo fa l’Unhcr, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati che boccia Triton e avverte che «se le operazioni di ricerca e soccorso non verranno condotte in modo idoneo, ci si dovranno aspettare altre tragedie di questo genere».

Partiti divisi
La politica italiana come sempre si divide. Il Pd si è subito schierato a favore di un ritorno a Mare nostrum. Secondo Luigi Manconi, presidente della Commissione Diritti Umani bisogna riprendere subito con «l’operazione mare nostrum» anche perché «ha rappresentato uno dei momenti in cui dalle istituzioni è emersa una manifestazione di orgoglio e di patriottismo che è andata oltre i confini nazionali».

Anche il presidente della Cei Angelo Bagnasco accusa l’Ue perché «sta a guardare» mentre la Comunità di Sant’Egidio spiega che «non si può morire di speranza». Molto diversa la posizione della Lega. Matteo Salvini, il segretario, ha puntato il dito contro il governo: «Chi ha questi 29 cadaveri sulla coscienza? Per conto mio, Renzi e Alfano, e chi favorisce le partenze».

Parole che sanno di «sciacallaggio» secondo molti esponenti della maggioranza. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha ricordato «solo farisei e ipocriti» possono non ricordare che anche con Mare nostrum ci sono stati molti morti. In realtà i problemi sono proseguiti anche dopo aver salvato i superstiti. Morcone ha accusato regioni del nord come Lombardia e Veneto sull’accoglienza «hanno resistito, resistono e continuano a tirare calci».

Alla fine le Regioni che nel 2014 hanno accolto il maggior numero di migranti sono state Sicilia e Lazio.

giovedì 5 febbraio 2015

Immigrazione nel Mediterraneo. Frontex si è arresa alla realtà: Triton esegue gli stessi interventi di Mare Nostrum

Avvenire
Alla fine Frontex è dovuta arrendersi alla realtà. Il pattugliamento esclusivamente entro le 30 miglia dalla costa rischia di provocare continue stragi di migranti. Così i mezzi di Triton, l’operazione europea che ha sostituito Mare Nostrum, sta progressivamente ricalcando le mosse della missione italiana, assai contestata proprio dall’agenzia europea per il controllo dei confini dell’Unione.

Dall’1 al 22 gennaio 2015 sono avvenuti 29 interventi di soccorso che hanno permesso di trarre in salvo 3.528 persone, tra cui due scafisti arrestati. 

I mezzi di Triton sono intervenuti in 9 occasioni, lasciando a mercantili, Marina e Guardia costiera italiana il resto del lavoro. 

Ma in tutte le circostanze in cui il dispositivo dell’Ue è entrato in azione lo ha fatto ben al di là del confine stabilito dal mandato di Bruxelles: 5 operazioni di salvataggio si sono svolte tra le 30 e i 110 miglia, gli altri quattro soccorsi sono avvenuti al di fuori di questo limite. 

I numeri delle persone trasbordate e condotte sulla terra ferma spiegano perché la missione Triton si stia progressivamente spostando sempre più in là. Degli oltre 3.500 migranti messi al sicuro, 2.889 hanno beneficiato dell’intervento della missione Ue. Entro le 30 miglia, solo 40 profughi sono stati trasbordati, altri 1.957 sono stati raggiunti entro le 110 miglia e 892 oltre quest’ultimo limite. In altre parole, l’Europa non ha altra scelta che andare a prendere i profughi laddove vengono individuati dai mezzi di pattugliamento e sorveglianza.

Inizialmente erano stati stanziati per Triton 2,9 milioni al mese, 7 in meno di quanto non spendesse l’Italia per Mare Nostrum. E adesso nel quartier generale di Frontex, a Varsavia, si rendono conto che quei soldi non basteranno. In cassa ci sono fondi per arrivare fino a giugno. Qualcosa in più dovrebbe essere ricavato dall’aumento del bilancio complessivo dell’agenzia, ma secondo alcune fonti interne si tratta di denaro che evaporerà entro l’estate.

Nel 2015 Frontex costerà 114 milioni di euro, con un aumento del budget a disposizione del 14%. L’Ue sostiene l’agenzia con 106 milioni (erano 87 nel 2014). E se per un verso aumentano aumentano le donazioni dei Paesi dell’area Schengen (da 5,6 milioni a 7 milioni), calano quelle di Regno Unito e Irlanda (da 900 mila a 820 mila euro). Due terzi del bilancio verrà impiegato per le attività di controllo dei confini. Ma lo stanziamento per le missioni lungo le coste mediteranee dell’Ue arriva a 31,1 milioni di euro, con un aumento di 10 rispetto all’anno precedente.

Intanto lungo le rotte dei migranti si apre un nuovo fronte. «Nel dicembre 2014 i cittadini del Kosovo sono stati per la prima volta i migranti più comunemente rilevati ad attraversare illegalmente la frontiera esterna dello spazio Ue – informa una nota di Frontex - e rappresentano un massiccio 40% delle rilevazioni totali». Ogni mese, secondo stime di polizia, circa 20 mila kosovari lasciano il loro Paese alla ricerca di lavoro nell’Europa occidentale. 

Un flusso in costante aumento anche a causa delle pereenni tensioni etniche che covano nella regione. Il Kosovo, proclamatosi indipendente dalla Serbia dal febbraio 2008 ma mai riconosciuto da Belgrado, ha circa 2 milioni di abitanti, in stragrande maggioranza di etnia albanese e religione musulmana. I serbi (ortodossi) rimasti sono circa 120 mila e nel Paese la disoccupazione sfiora il 40%. Una nuova sfida per l’Europa ed una nuova emergenza per Frontex, sempre più messa sotto stress dalla pressione di centinaia di migliaia di persone che vedono nell’Europa l’unica opportunità per sopravvivere.

lunedì 2 febbraio 2015

Italia: Immigrati, 3.500 sbarchi da inizio anno. Con Triton che sostituisce Mare Nostrum più migranti del 2014

Il Sole 24 Ore
Gli sbarchi di immigrati in Italia dall’inizio dell’anno ammontano già a 3.528 persone. È un dato preoccupante: gli arrivi continuano nonostante ci siano stati diversi giorni di mare burrascoso. Al 18 gennaio eravamo già a quota 2mila sbarcati e la cifra 2015 raggiunta finora è persino un po’ più alta di quella del 2014. 



L’andamento attuale, peraltro, smentisce chi accusava l’operazione Mare Nostrum - l’impegno dell’Italia con la Marina Militare a pattugliare il Mediterraneo, poi venuta meno - di essere «pull factor» cioè fattore di moltiplicazione, dell’afflusso di migranti. Oggi con Triton, struttura europea di vigilanza coste, non si vedono segni di calo dei viaggi della disperazione. 

Ieri il sottosegretario all’intelligence Marco Minniti, in audizione al comitato Schengen, ha detto che i flussi migratori «possono sicuramente essere un canale per infiltrazioni terroristiche, ma non ci sono segnali specifici che ciò stia avvenendo, anche se la nostra attenzione è alta». Poi aggiunge: «Abbiamo di fronte migliaia di foreign fighters che hanno passaporto europeo. E allora, io che ho passaporto europeo perché devo decidere di passare su una nave della Marina per essere identificato? È un evento abbastanza improbabile». 

Lo conferma il prefetto Mario Morcone, capo del dipartimento Libertà civili e immigrazione del Viminale: «Non ho nessun elemento per poter pensare che terroristi dell’Isis si nascondano tra i migranti nei barconi che giungono sulle nostre coste». 

Minniti ha poi smentito l’ipotesi che dietro allo slittamento del decreto-legge antiterrorismo - doveva avere l’ok ieri, è stato rinviato a data da destinarsi - ci siano divisioni nel governo. 

Secondo il sottosegretario l’approvazione arriverà presto ma «fare un decreto su questi temi mentre sono in corso le consultazioni per l’elezione del capo dello Stato non ci è sembrato giusto». L’articolato, concepito a ottobre dai tecnici del ministri dell’Interno Angelino Alfano, della Difesa Roberta Pinotti e della Giustizia Andrea Orlando, sta avendo un parto travagliato come non mai. 

[...]

martedì 6 gennaio 2015

Immigrazione: Guterres (Unhcr), Triton non basta "Europa non può ignorare drammi Mediterraneo"

ANSAmed
 Ginevra - "Triton non basta". Lo afferma l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) Antonio Guterres denunciando la "tragedia inaccettabile" dei naufragi nel Mediterraneo di chi fugge da violenze e povertà. 

In un'intervista pubblicata oggi dal quotidiano elvetico 'Le Temps', Guterres afferma di ritenere "imperativo sviluppare un'azione ampia come Mare Nostrum per evitare nuovi drammi umani" e riflettere a "nuove vie legali" che consentirebbero di "sbarrare la strada ai trafficanti" e al loro "odioso commercio". 

Per il capo dell'agenzia dell'Onu per i rifugiati, "i paesi europei non possono ignorare questi drammi". Con quasi 3.500 morti nel solo 2014 secondo gli ultimi dati dell'Unhcr, "la traversata del Mediterraneo è la più letale e la più mediatizzata", ricorda Guterres. 

Un dramma nel dramma: nel 2013 e nel 2014, la maggior parte delle persone che ha tentato di raggiungere così l'Europa erano "in fuga da vere persecuzioni - dalla Siria e l'Eritrea in particolare", sottolinea l'Alto commissario. 

Per Guterres, "la tragedia è che queste persone, in assenza di canali di migrazione legale, finiscono nelle mani di contrabbandieri e del loro odioso commercio. Si deve garantire protezione a chi ne ha diritto e riflettere a nuovi canali di migrazione legale". E' inoltre necessario "sviluppare un solido meccanismo di salvataggio". 

Per Guterres, la nuova operazione europea di sorveglianza delle frontiere battezzata Triton " non basta". I fondi stanziati per Triton sono" molto meno importanti" rispetto all'operazione della Marina italiana Mare Nostrum" e il suo ruolo è criticato: si tratta innanzitutto di una missione di monitoraggio delle frontiere e non di salvataggio dei migranti. Triton non basta". L'Alto commissario ritiene quindi "indispensabile lo sviluppo di un progetto ad ampio respiro come Mare Nostrum, per evitare nuovi drammi umani.

Ogni individuo ha il diritto di essere salvato in mare" ed "i paesi europei non possono ignorare questi drammi".

lunedì 29 dicembre 2014

L'allarme - L'Alto commissariato Onu e Sant'Egidio: «C'è il rischio che le vittime aumentino»

Corriere della Sera
Triton non va. «Era meglio Mare Nostrum». Così come non funziona la risposta a chi - almeno centomila quest'anno - ha chiesto rifugio ai Paesi dell'Unione Europea. 

«L'accoglienza va fatta prima che i profughi si imbarchino». Soprattutto se è vero che l'anno prossimo il flusso dei disperati - dalla Siria, ma anche dall'Iraq e dall'Africa subsahariana - aumenterà. E' questo il pensiero di agenzie e associazioni che si occupano di profughi e migranti al termine di un anno vissuto pericolosamente. In un pezzo di mondo - il Mar Mediterraneo - che non è soltanto la frontiera dell'Europa, ma anche «la più pericolosa al mondo», come sintetizza la Comunità di Sant'Egidio.

«Nel 2014 hanno attraversato il Mediterraneo 208 mila persone: di queste 170 mila sono approdate in Italia», calcola Carlotta Sami, portavoce dell'Unhcr, l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati. «Numeri che confermano che alcune crisi internazionali si sono aggravate. Siamo ormai al quinto anno della crisi siriana e l'ascesa dello Stato islamico costringe sempre più persone a salire in barca e tentare di arrivare in Europa. Non partono solo i siriani, ma da qualche mese anche gli iracheni».
L'anno prossimo, secondo l'Unhcr, la situazione non dovrebbe migliorare. «Temiamo che il flusso aumenti, soprattutto dalla Siria», spiega Sami. «Ci sono 9 milioni di persone in fuga e gli Stati che li accolgono - Libano, Giordania, Turchia - sono quasi al limite». «Ma da qualche settimana anche la Libia è un problema che dobbiamo affrontare sul serio», aggiunge Daniela Pompei, responsabile per gli immigrati della Comunità di Sant'Egidio.
Che ci tiene a ricordare: «La maggior parte delle 170mila persone arrivate in Italia ha diritto a chiedere asilo: di queste, poi, qui ne sono rimaste 62 mila», «A Milano quest'anno ne sono transitati 50 mila - calcola Carlotta Sami -: solo una quarantina ha chiesto asilo politico qui. Gli altri hanno preferito il Nord Europa».
C'è un punto, però, concordano tutti, su cui bisogna intervenire: le operazioni in mare. «C'è stata una polemica inutile secondo la quale la missione italiana Mare Nostrum incentivava l'arrivo dei migranti», ricorda la portavoce dell'Unhcr. «Ma i dati di novembre, in piena fase Triton, smentiscono questa diceria». All'Alto Commissariato Onu Triton non piace. «I mezzi sono più piccoli, la missione si occupa del pattugliamento e non del salvataggio. Temiamo un maggior numero di vittime». 

«Mare Nostrum era stata pensata per salvare vite, Triton no», sintetizza Daniela Pompei. «Speriamo che l'Ue torni sui suoi passi e riporti in vita la nostra operazione. Per questo la Marina militare italiana fa benissimo ad andare oltre il limite delle 30 miglia».
Che fare quindi? L'Unhcr propone di «avviare un piano europeo che permetta a chi scappa dalla guerra di arrivare da noi in sicurezza». L'altra tappa è quella di prevedere «piani di carico e scarico» dei richiedenti asilo tra i Paesi europei, in modo da ridistribuirli: «Ci sono Stati che non ne accolgono nemmeno uno», dice Carlotta Sami.
«Ma prima va cambiata la legge comunitaria che regola le richieste dei profughi», precisa la responsabile per gli immigrati della Comunità di Sant'Egidio. «Chi mette piede a Lampedusa o in Sicilia mette piede in Europa, non solo in Italia. Pensiamo poi anche a un nuovo modo di ingresso nell'Unione Europea: le persone dovrebbero chiedere asilo già nei Paesi in cui transitano, come Marocco ed Etiopia».
Un modo, questo, che dovrebbe evitare la traversata in barcone e, soprattutto, «di finire nelle mani dei trafficanti di uomini».

Leonard Berberi

domenica 21 dicembre 2014

Frontex: con Triton siamo troppo piccoli e senza soldi non possiamo sostituire Mare Nostrum

La Repubblica
Ewa Moncure, portavoce dell'Agenzia europea per il controllo delle frontiere (Frontex) interviene ad un convegno di Amnesty International e chiarisce che Triton non vuole e non può sostituire Mare Nostrum. I pochi mezzi di Frontex si spingeranno nelle acque internazionali, con il rischio di arrivare troppo tardi, solo se obbligati dal diritto internazionale di mare: il salvataggio delle vite umane non è tra le priorità dell'Agenzia europea. Le preoccupazioni di Amnesty

Milano - Dal 1° novembre, l' Agenzia europea Frontex ha varato l'operazione Triton, mentre l'Italia sta progressivamente ritirando i mezzi che con Mare Nostrum, conclusa il 31 ottobre, hanno salvato 156.362 persone. Secondo le ultime dichiarazioni del ministro Pinotti, la transizione tra le due operazioni dovrebbe terminare tra dicembre e gennaio. Eppure, se ancora erano rimasti dubbi sulla volontà di Triton di assolvere ai compiti di Mare Nostrum, ci ha pensato Ewa Moncure, portavoce di Frontex, a fugarli. "Siamo una missione molto più piccola, abbiamo navi, soldi e il mandato assegnatoci solo per il controllo delle frontiere, non per compiti umanitari", dice al convegno "La gestione dei flussi migratori verso l'Europa", organizzato a Milano il 18 dicembre da Amnesty.

Un'Agenzia "poco umana" e con pochi soldi. Da dove nasce il coinvolgimento di Frontex, che la stessa portavoce definisce "un'agenzia poco umana"? Spiega: "L'Italia ci ha chiesto aiuto per organizzare l'operazione, noi non abbiamo mezzi e poliziotti, ma abbiamo chiesto agli altri Stati di inviarli. Siamo riusciti a recuperare tre navi grandi e quattro piccole, due aerei, un elicottero e alcuni esperti". Per altro, precisa, sia per i mezzi che per il personale, ci sarà un ricambio quasi mensile, con conseguenti problemi sull'efficienza. Continua Ewa Moncure: "Rispetto a Mare Nostrum, Triton è molto piccola, ma per le nostre risorse è grandissima, non siamo un'agenzia grande". Se l'operazione italiana costava 9 milioni al mese (circa 700 euro per ogni persona salvata), quella europea ne costa meno di 3, a fronte di un budget totale annuo di Frontex di 90 milioni, più 5 milioni stanziati come extra dall'Ue proprio per questa missione.

Triton non sostituisce Mare Nostrum. Non è una differenza solo di soldi, ma anche di mandato dell'Agenzia stessa. Continua Moncure: "Siamo presenti in Italia dal 2006, ma noi come Frontex possiamo organizzare solo operazioni di controllo delle frontiere, anche in mare, questo è il nostro ruolo. Non esiste un'agenzia europea per il salvataggio in mare, è una responsabilità delle singole nazioni". È chiaro quindi che Triton non si spingerà nella zona del Mediterraneo dove si muore maggiormente: "Non sostituisce i mezzi italiani, non possiamo fare un'operazione come Mare Nostrum nelle acque internazionali; per farlo, occorrerebbe cambiare le regole Ue".

Tra obblighi di salvataggio in mare e "piani operativi". Infine, la portavoce precisa che questo non vuol dire che i mezzi di Frontex non possano partecipare ad operazioni di salvataggio: "La nostra zona operativa sono le acque italiane, ma, se chiamati dalla Guardia costiera di Roma, siamo obbligati ad intervenire anche in zone internazionali, in base al diritto del mare". Nel mese di novembre, infatti, le navi europee sono state coinvolte nel recupero di oltre 3mila persone. Il problema - precisano da Amnesty - è che in condizioni di mare mosso, potrebbero essere necessarie anche 9-10 ore per raggiungere le acque dove abitualmente calano a picco le barche, un tempo eccessivo per chi, stremato, dovrebbe sopravvivere magari aggrappato a una tanica galleggiante o all'asse di una carretta del mare. Ma salvare vite umane non è tra "i compiti" dell'agenzia europea. O meglio, "non sono coerenti con il piano operativo", come ha recentemente scritto al Viminale il direttore di Frontex, Klaus Rosler, lamentandosi proprio per le troppe richieste di partecipare a interventi "fuori area", ovvero oltre le 30 miglia delle acque europee.

La richiesta di Amnesty. Proprio le dichiarazioni di Ewa Moncure confermano le preoccupazioni di Amnesty, che ribadisce la richiesta al Governo italiano di rivedere la decisione di cancellare Mare Nostrum: "Da sempre sollecitiamo l'Europa a non lasciare soli gli Stati, ma Triton non è assolutamente adeguata a sostituirla. Dopo il calo fisiologico delle partenze nei mesi invernali, prepariamoci a nuove morti". Aggiunge Matteo de Bellis, del Segretariato internazionale dell'associazione: "I requisiti fondamentali per noi sono tre: mezzi sufficienti, dislocati in alto mare (non solo entro le 30 miglia), salvare vite umane come obiettivo primario. Triton non ne ha neanche uno".

Altro che "fattore di attrazione". Infine, da Amnesty arriva una risposta all'accusa rivolta a Mare Nostrum di essere un pull factor, un fattore di attrazione, per chi attraversa il Mediterraneo: "È una tesi infondata, al di là di ogni ragionevolezza: lo dimostra il fatto che i migranti, ben prima di salire in nave, accettano di attraversare il deserto, dove incontrano sulla strada i cadaveri dei compagni che, prima di loro, non ce l'hanno fatta". Ne sono consapevoli, eppure partono comunque: "Si ragioni piuttosto - dice de Bellis - sui push factors, i fattori di spinta, come la guerra in Siria, verso cui c'è invece totale rassegnazione. E in ogni caso, l'unico vero modo per evitare i viaggi in mare e contrastare sul serio i trafficanti di uomini, sarebbe la creazione di canali legali per entrare in Europa. Oggi, anche per chi scappa dalla guerra, è possibile farlo solo rischiando la vita su un barcone".

martedì 16 dicembre 2014

UNHCR: pieno successo della Marina Militare italiana nel salvataggio di migranti

Il Nautilus
Ginevra – “Il Mediterraneo non deve diventare un mare di morte”. Lo ha detto a Ginevra il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, ammiraglio De Giorgi, durante il meeting ad alto livello sul dramma delle migrazioni e la protezione in mare, organizzato dall’Alto Commissario per i rifugiati Antonio Guterres (United Nation High Commissioner for Refugees).

La Marina italiana è stata impegnata per un anno (ottobre 2013-ottobre 2014) nell’operazione “Mare Nostrum”, salvando circa 160 mila persone; oggi il pattugliamento ed i salvataggi in mare sono stati affidati ad una iniziativa europea con un minore impegno denominata Triton-Fontex. L’ammiraglio italiano ha confermato l’impegno della Marina Militare a combattere i trafficanti che mettono a rischio la vita di migliaia di persone nell’attraversamento del Canale di Sicilia e soprattutto ha chiesto misure più dure contro gli scafisti e più aiuti per i Paesi verso cui si dirigono i migranti.

Durante l’incontro, l’Agenzia per i rifugiati (UNHCR) ha comunicato i dati più critici dell’intero anno: da gennaio, 3419 uomini, donne e bambini sono stati inghiottiti dalle acque del Mediterraneo definendolo “il mare dove si muore di più; 207 mila persone hanno attraversato questo mare, quasi tre volte il picco dei 70 mila registrato nel 2011, anno delle primavere arabe e della guerra civile libica; la maggior parte di essi è costituita da richiedenti asilo politico e non da migranti, con il 50% circa degli arrivi composto da persone provenienti da Siria ed Eritrea. “Le politiche dell’immigrazione – ha detto il commissario Guterres – devono essere progettate in modo che le vite umane non finiscano col diventare danni collaterali”, e ha definito ”vergognosa e disonesta” la “mentalità da assedio” nei confronti dell’immigrazione alimentata da un numero crescente di leader populisti.

L’Europa, che confina con importanti conflitti a sud (Libia), est (Ucraina) e sud-est (Siria/Iraq), è stata destinataria del numero più elevato di arrivi via mare nel 2014. Le boat-people che solcano i mari del mondo, gestite da trafficanti, hanno portato più di 348 mila persone per migrare o in cerca di asilo; le regioni interessate sono il Corno d’Africa, il Golfo di Aden e il Mar Rosso; nel sud-est asiatico, il flusso migratorio interessa la rotta dal Bangladesh o Birmania verso Thailandia e Malesia.

A fine giornata, l’ammiraglio De Giorgi è stato testimonial della mostra, presso il Palais des Nations del fotografo Massimo Sestino, dedicata alle operazioni di salvataggio della Marina Italiana con l’operazione “mare nostrum”. “E’ stato un evento molto bello, anche a tratti molto toccante, un grande successo italiano” hanno commentato a riunione conclusa fonti diplomatiche a Ginevra.

Abele Carruezzo

venerdì 12 dicembre 2014

Appello di Marco Impagliazzo, Presidente di Sant'Egidio: "Ripristinare Mare Nostrum per salvare vite umane"

Comunità di Sant'Egidio
Commentando i dati dell'Alto Commissariato ONU per i rifugiati: “La perdita di vite umane non è un danno collaterale. Non si possono abbandonare i rifugiati al loro destino"

Il Presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo commenta i dati forniti dall’Alto commissariato per i rifugiati e lancia un nuovo appello all’Italia e all’Europa sull’immigrazione: “L’esperienza di Mare Nostrum va ripristinata".
Roma - “La perdita di vite umane non può mai essere considerata come un danno collaterale: anche dopo la fine dell’operazione Mare Nostrum i rifugiati che si trovano in pericolo attraversando il Mediterraneo non possono essere abbandonati al loro destino”.

Il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo rilancia la denuncia dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati che, di fronte al numero crescente di vittime del mare, ben 4.272 nel mondo dall’inizio dell’anno, di cui 3.419 nel Mediterraneo, alla vigilia del suo Forum annuale ha messo in guardia la comunità internazionale “dal rischio di distogliere l’attenzione nel salvare vite umane”. “I dati forniti dall’Acnur – sottolinea Impagliazzo - sono impressionanti. Non è accettabile che l’Europa resti insensibile di fronte ad una tragedia ormai quotidiana o che si accontenti di soluzioni che non rispondono pienamente all’esigenza di salvare persone alle quali oltretutto – come ricorda lo stesso Alto commissariato – viene riconosciuto, per oltre la metà, l’asilo politico”.

Di fronte a quella che continua ad essere un’emergenza umanitaria, non gestibile con provvedimenti ispirati dalla sola preoccupazione di difendere la sicurezza, il presidente della Comunità di Sant’Egidio rivolge un nuovo appello all’Italia e all’Europa perché con l’avvio di Triton e con le operazioni di Frontex “non venga smarrito il patrimonio acquisito dall’Italia con Mare Nostrum dopo la tragedia di Lampedusa”. E chiede “il ripristino di quell’esperienza che è servita a salvare tante vite umane”. “Il complesso fenomeno dell’immigrazione – ha aggiunto Impagliazzo – va affrontato guardando ai motivi che spingono le persone ad abbandonare il loro Paese – come sottolinea l’Alto Commissariato – e non con misure di mera deterrenza”.

domenica 7 dicembre 2014

ONU - Crepeau fine "Mare Nostrum": "E' piu' importante proteggere una vita umana che proteggere un confine"

AGI
Roma, "E' piu' importante proteggere una vita umana che proteggere un confine", ha continuato Crepeau, definendo "cinica" l'affermazione secondo cui Mare Nostrum avrebbe attirato i migranti invece che servire da deterrente.
"E' una falsita' - ha detto nel corso di una conferenza stampa - ma anche se fosse vero cosa dovremmo fare, lasciarli morire in mare?".

Cio' che invece va fatto per scoraggiare i trafficanti, ha sottolineato, e' lavorare sui reinsediamenti dei rifugiati nei paesi piu' ricchi e accantonare "politiche repressive che non scoraggiano i flussi migratori perche' la speranza e' sempre piu' forte della paura". Cosi, ad esempio, "se pianificassimo io reinsediamento entro i prossimi cinque anni di un milione di rifugiati siriani, al mio paese, il canada, ne toccherebbero 8.000, un numero sostenibile".

All'Europa, ha aggiunto, spetta l'avvio di "un'apertura e mobilita' regolamentate" attraverso l'accesso alla giustizia, la presa d'atto che serve in Occidente manodopera a bassa qualifica e l'abbattimento di quelle "barriere e proibizioni da cui e' nato il modus operandi dei trafficanti di esseri umani e in cui questi prosperano eludendo le restrittive politiche migratorie di molti Stati membri dell'Ue".

Quanto all'Italia, il relatore speciale ha preferito glissare sugli scandali che coinvolgono la gestione dei centri di accoglienza dei migranti a Roma. "Il tema non rientra nel mio mandato", ha detto.

mercoledì 5 novembre 2014

Mare Nostrum non era una spesa, ma un investimento nel rispetto dei diritti umani

HuffingtonPost
Il primo novembre scorso, è iniziata la missione Triton a cui partecipano una quindicina di paesi dell'Unione europea e l'Islanda. Triton prenderà il posto della missione Mare Nostrum che era gestita interamente dal governo italiano. La missione Mare Nostrum era stata lanciata nell'ottobre 2013 dopo una strage di migranti a largo di Lampedusa e aveva l'intento di salvare i fuggiaschi provenienti dall'Africa del nord, Triton, da quel che si capisce, dovrà pattugliare i confini meridionali dell'Ue.
Nel corso dell'audizione in senato della settimana scorsa che ha presentato l'avvicendamento tra missioni, il ministro Agelino Alfano ha chiarito che "una volta che partirà Triton sarebbe difficilmente spiegabile mantenere un'operazione d'emergenza come Mare Nostrum". L'avvicendamentro tra le missioni prenderà un paio di mesi. A differenza di Mare Nostrum, che si spingeva quasi al confine con la Libia, con Triton non si andrà oltre la frontiera italiana, le navi intercettate verranno portate in Italia come previsto dalla normativa europea, mentre non è chiaro cosa ne sarà dei salvati.

La Missione Mare Nostrum, infatti, oltre all'obbligo di salvare chi si trovava in condizioni di pericolo in mare, prevedeva anche un coinvolgimento e sostegno alle amministrazioni locali che si erano rese disponibili per accogliere i migranti. Oggi Triton, che costerà circa un terzo di Mare Nostrum, non chiarisce cosa avverrà ai salvati, né si è a conoscenza di iniziative riformatrici che, a livello europeo, intendano modificare il regolamento di Dublino che regolamentano l'applicazione delle norme relative all'asilo all'interno dello spazio dell'Ue.

Visto il clima di caccia ai costi della politica - e delle politiche -, buona parte del dibattito pubblico e politico relativo a Mare Nostrum è stato incentrato sul bilancio dell'iniziativa. Il Ministro degli interni lo ha riassunto così: "558 interventi, 100.250 persone soccorse, 728 scafisti arrestati, sei navi sequestrate, soccorse oltre centomila persone e decine di migliaia di vite salvate". Secondo Alfano le "vite umane salvate non sono state tutte quelle che volevamo salvare" infatti son stati "499 i morti durante le operazioni, 1.446 presunti dispersi, 192 cadaveri ancora da identificare. Nell'anno di operazioni, l'Italia ha speso 114 milioni di euro (9,5 al mese), Triton ne costerà tre mensili".

La differenza tra le missioni è quindi duplice, da una parte la competenza territoriale ristretta dall'altra l'ammontare dell'impegno economico. Alfano, e tutti coloro che son stati critici, se non contrari, a Mare Nostrum hanno manifestato apprezzamento per questo avvicendamento, in pochi, anche tra i fautori o favorevoli di Mare Nostrum, si son posti il problema di una gestione efficace del fenomeno delle migrazioni nella sua complessità.

Che ne è stato, o che ne sarà, delle oltre centomila persone che son state salvate nei mesi scorsi? Come si intende continuare a sostenere le meritorie iniziative delle amministrazioni locali che, tramite lo Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) offrono ospitalità ai migranti? Come verranno riorganizzati i cie (centri di identificazione ed espulsione) ora che è stata radicalmente ridotta la possibilità di trattenere i migranti in quei luoghi? Quante nuove commissioni territoriali verranno composte nelle prossime settimane per far fronte all'aumento esponenziale delle domande? Certo nel decreto sulla sicurezza degli stadi, si avete letto bene, c'erano misure che affrontavano alcuni dei punti critici relativi al problema dell'immigrazione ma, in Italia, il "problema" è, e resta, strutturale.

Cerco di spiegarmi con un esempio. Settimana scorsa a Gorizia ho visitato due delle tre strutture presenti nella provincia che offrono ospitalità ai migranti. Non potuto visitare il Cara (Centro assistenza per i richiedenti asilo) di Gradisca d'Isonzo che era al massimo della capienza di 200 persone, mentre ho incontrato ospiti e gestori di una struttura di nome Nazareno a Gorizia che ospita 80 persone, e ho assistito all'ordinata anarchia di un capannone in periferia della città dove erano stipate oltre 100 persone che fino a qualche giorno prima vivevano in una tendopoli sulle rive del fiume Isonzo non lontano da lì.

La provincia di Gorizia comprende 25 comuni che ospitano 140 mila abitanti; in questi giorni ospita quasi 400 migranti. Ora, se è vero che occorre distribuire anche in provincia i neo-arrivati, concentrare 400 profughi in un territorio, tra l'altro neanche dei più ricchi, così ristretto è una scelta che non può che comportare enormi problemi logistici e amministrativi e, quindi, creare le condizioni per confronti di ogni genere e specie. Se a tutto ciò aggiungiamo che la prefettura, l'istituzione preposta al governo del fenomeno, è retta da qualcuno che recentemente è stato nominato responsabile di un commissariamento addirittura in un'altra regione, gli enormi problemi si confermano e aggravano tutti.

Il presidente Renzi in più occasioni ha giustamente rivendicato il salvataggio di migliaia di vite. Da buon cattolico adulto ed ex boy scout sicuramente saprà che la non morte non equivale però a una vita vissuta degnamente con trattamenti umani e non degradanti, cioè a una vita vissuta nel pieno rispetto dei diritti umani e quindi degli obblighi internazionali della Repubblica italiana. In quanto capo del governo ha dei precisi obblighi in tal senso. Ammesso, e sicuramente non concesso, che fenomeni come quello delle migrazioni, e tutto ciò implicano, debbano esser presi in considerazione per i loro costi, visto che da gennaio con la cancellazione di Mare Nostrum l'Italia risparmierà "fior di milioni" di euro, sarebbe necessario investirne qualcuno per garantire un'accoglienza diffusa su tutto il territorio nazionale degli arrivati. Mare Nostrum non era una spesa, era un investimento per recuperare la legalità costituzionale italiana sistematicamente violata anche relativamente all'immigrazione.