Pagine

Visualizzazione post con etichetta Armeni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Armeni. Mostra tutti i post

giovedì 22 aprile 2021

Gli USA dopo 100 anni con Biden riconosceranno il genocidio degli Armeni in Turchia, prevale la promozione dei diritti umani

Blog Diritti Umani - Human Rights

Il riconoscimento degli omicidi della prima guerra mondiale come genocidio potrà logorare ulteriormente le relazioni degli Stati Uniti con la Turchia, ma è un rischio che il presidente sembra disposto a correre per promuovere i diritti umani, hanno detto i funzionari.

Civili armeni in marcia forzata verso il campo di prigionia di Mezireh, 
sorvegliati da soldati turchi armati. Kharpert, Impero Ottomano, aprile 1915. 

Più di un secolo dopo l'uccisione da parte dell'Impero Ottomano di circa 1,5 milioni di civili armeni, il presidente Biden si prepara a dichiarare che le atrocità sono state un atto di genocidio

 

L'azione segnalerebbe che l'impegno americano che per supportare i diritti umani supera il rischio di sfilacciare ulteriormente l'alleanza degli Stati Uniti con la Turchia

 

Biden lo dovrebbe dichiarare sabato in occasione del 106 ° anniversario dell'inizio di quella che gli storici chiamano una marcia della morte .

 

Almeno altri 29 paesi hanno compiuto passi simili - principalmente in Europa e nelle Americhe, ma anche in Russia e Siria, gli avversari politici della Turchia.

 

ES


Fonte: NYT

sabato 7 novembre 2020

Dov'è Akram Aylisli scrittore azero di 83 anni che ha denunciato le violenze sul popolo armeno nel Nagorno-Karabakh?

Corriere della Sera
Ora diteci dov’è Akram Aylisli. Coscienza (rinnegata) degli azeri
Lo scrittore, 83 anni, ha denunciato le violenze del suo popolo sugli armeni. Era atteso a ottobre a un evento internazionale, poi annullato e rinviato al 4 dicembre


Lo scrittore, 83 anni, ha denunciato le violenze del suo popolo sugli armeni. Era atteso a ottobre a un evento internazionale, poi annullato e rinviato al 4 dicembre.

Che fine ha fatto Akram Aylisli che sei anni fa fu candidato al Nobel per la pace come una sorta di "Sakharov dei Balcani"? Hanno provato in tanti, da quando un mese fa è riesplosa la sanguinosa guerra nel Nagorno-Karabakh, a cercare un contatto col grande scrittore azero accusato dai suoi compatrioti nazionalisti d'aver "tradito" l'Azerbaigian narrando la decimazione di un secolo fa degli armeni nel suo villaggio d'origine, Ajlis, in quella che oggi è la Repubblica autonoma di Naxcivan, l'exclave azera stretta tra l'Iran, l'Armenia e la Turchia.

Niente da fare. Vaghe rassicurazioni. Pare che... Forse... Probabilmente... L'ultima traccia, anzi, ha lasciato nuovi dubbi. Il 16 ottobre scorso infatti, dopo anni di silenzi, l'ottantatreenne e malandato autore di Sogni di pietra, pubblicato la prima volta in Occidente nel 2015 da Guerini, avrebbe dovuto partecipare, sia pure in remoto da Baku, la capitale azera dove vive come fosse in domicilio coatto, alla presentazione di Farewell, Aylis, Addio Aylis, la trilogia uscita due anni fa negli Stati Uniti.
[...]

Gian Antonio Stella

martedì 3 novembre 2020

La guerra dimenticata nel Nagorno Karabakh assediato dai tiranni, di nuovo gli armeni attaccati dai Turchi e l'Europa con tutto l'Occidente stanno a guardare - di Domenco Quirico

La Stampa
Nel Nagorno Karabakh assediato dai tiranni si annienta un popolo
Gli armeni sono un ostacolo ai piani imperialisti turchi. Mentre l’Europa con tutto l’Occidente sta a guardare

Nel Caucaso esiste un angolo di terra che si chiama Armenia e un altro, ancor più piccolo, che si chiama Alto Karabakh. È un luogo. Pianure e montagne vi sono, e fiumi, laghi, foreste, città e burroni di pietra, e tutto è bello, non meno bello che in un altro luogo qualunque al mondo. Soltanto armeni vi sono e abitano da secoli questa terra. Ecco: esiste la terra e su di essa gli uomini, tre milioni di uomini.

Il dolore di una madre sulla tomba in cui è stato appena sepolto il 
figlio morto in combattimento (foto di Roberto Travan)

Dalla fine di settembre, da quando gli azeri e i loro alleati turchi hanno attaccato l’Alto Karabakh per conquistarlo, c’ è la guerra. Gli armeni la conoscono. Possono aprire un libro e raccontare un genocidio, il primo del secolo. Fulmineamente sembra che il tempo non sia passato per questo popolo risorto; abitano quella terra e pensavano di essersi finalmente meritati la benedizione di quella bellezza, il dono della sua ricchezza, per gli anni che hanno passato, e le città che erano state distrutte, i padri figli i fratelli uccisi, i cuori viventi ottenebrati dall’odio.
[...]
è un tentativo di eliminare gli armeni, un altro, l’ennesimo di distruggere questa piccola tribù cristiana che per i suoi nemici è gente che non ha nessuna importanza, e la cui storia è finita, le cui guerre sono state già tutte combattute e perse.
[...]
Questo massacro non è una appendice delle guerre del fanatismo, delle guerre di dio. È semplicemente un passaggio del disegno del nuovo impero ottomano che Erdogan ha raccolto dalle mani del subdolo sultano Abulhamid, dalle elucubrazioni omicide dei Giovani turchi che firmarono l’eliminazione di un milione e mezzo di armeni durate la Prima Guerra mondiale. Il progetto prevede che la Turchia e l’Azerbaigian si colleghino in questa area turcofona dell’asia centrale. Il Karabakh armeno sta in mezzo, bisogna spazzarlo via.
Domenico Quirico

mercoledì 30 ottobre 2019

Usa: la Camera riconosce il genocidio armeno, ira della Turchia

Corriere della Sera
Risoluzione approvata alla quasi unanimità con voto bipartisan. La protesta di Ankara: «Atto ad uso interno, privo di qualsiasi base storica e giuridica». Ambasciatore Usa convocato al ministero degli Esteri turco.


Doppio schiaffo della Camera Usa ad Ankara, a due settimane dalla visita del presidente turco Recep Tayyip Erdogan alla Casa Bianca: i deputati hanno approvato in modo bipartisan quasi all’unanimità una risoluzione che riconosce il genocidio armeno e un’altra che chiede al presidente Donald Trump di imporre sanzioni e altre restrizioni alla Turchia e ai dirigenti di quel Paese per l’offensiva nella Siria settentrionale. 

Immediata la reazione di Ankara, che «rifiuta» la risoluzione sul genocidio armeno, bollandola come una decisione «ad uso interno, priva di qualunque base storica e giuridica». «È un passo politico insignificante - ha detto il capo della diplomazia di Ankara Mevlut Cavusoglu - indirizzato solo alla lobby armena e ai gruppi anti-Turchia». L'ambasciatore americano ad Ankara, David Satterfield, è stato convocato al ministero degli Esteri turco.

Il voto dei parlamentari Usa

Il ministero degli esteri turco ha condannato fortemente anche la risoluzione sulle sanzioni, sottolineando che la decisione non è consona all’alleanza Nato tra i due Paesi e all’accordo tra Usa e Ankara sulla tregua in Siria, e ammonendo Washington a prendere misure per evitare passi che danneggino ulteriormente le relazioni bilaterali. La Camera Usa ha riconosciuto formalmente il «genocidio armeno» con una maggioranza schiacciante (405 sì su 435 voti, di cui 11 contrari). Il testo, non vincolante, invita a «commemorare il genocidio armeno» e a «rifiutare i tentativi di associare il governo americano alla sua negazione», nonché a educare sulla vicenda. L’approvazione è stata salutata con un lungo applauso in aula.

La ricostruzione storica
Il genocidio armeno è stato riconosciuto da una trentina di Paesi, tra cui l’Italia. Secondo le stime tra 1,2 e 1,5 milioni di armeni sono stati uccisi durante la prima guerra mondiale dalle truppe dell’impero ottomano, all’epoca alleato di Germania e Regno austro-ungarico. Ma Ankara rifiuta il termine genocidio sostenendo che vi furono massacri reciproci sullo sfondo di una guerra civile e di una carestia che fecero migliaia di morti da entrambe le parti. Nell’aprile 2017, pochi mesi dopo l’insediamento alla Casa Bianca, Donald Trump aveva definito il massacro degli armeni nel 2015 «una delle peggiori atrocità di massa del XX secolo», senza però usare il termine genocidio. Ma bastò a suscitare l’ira della Turchia. Barack Obama, prima di essere eletto nel 2008, si era impegnato ad riconoscere il genocidio armeno ma non lo fece.
[...]

mercoledì 24 aprile 2019

24 aprile "Medz yeghern" - Ricordo del genocidio degli armeni e di altri cristiani in Turchia nel 1915/16

Internazionale
I massacri della popolazione cristiana (armeni, siro cattolici, siro ortodossi, assiri, caldei e greci) avvenuti in Turchia tra il 1915 e il 1916 sono ricordati dagli armeni come il Medz yeghern, “il grande male”. 


Le uccisioni cominciarono nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915, quando furono eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli. L’operazione continuò nei giorni successivi. In un mese più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e parlamentari furono deportati verso l’interno dell’Anatolia.

Lo sterminio e la deportazione di massa della popolazione cristiana dell’Armenia occidentale erano stati decisi dall’impero Ottomano a causa delle sconfitte subite all’inizio della prima guerra mondiale per opera dell’esercito russo, in cui militavano anche battaglioni di volontari armeni. Dall’inizio del 1915 gli armeni maschi in età da servizio militare erano stati concentrati in “battaglioni di lavoro” dell’esercito turco e poi uccisi, mentre il resto della popolazione era stato deportato verso la regione di Deir ez Zor in Siria con delle marce della morte, che coinvolsero più di un milione di persone: centinaia di migliaia morirono per fame, malattia, sfinimento o furono massacrati lungo la strada.

Secondo lo storico polacco Raphael Lemkin (che ha coniato il termine genocidio) si è trattato del primo episodio in cui uno stato ha pianificato ed eseguito sistematicamente lo sterminio di un popolo. La Turchia però non ha mai accettato la definizione di genocidio, sostenendo che le uccisioni compiute dall’impero Ottomano erano una risposta all’insurrezione degli armeni e alla necessità di difendere le sue frontiere, e sottolineando che anche migliaia di turchi erano morti nel conflitto.

Il numero degli armeni morti in questo secondo massacro (altre stragi erano state commesse nel 1890) è controverso. Fonti turche fermano il numero dei morti a duecentomila, mentre quelle armene arrivano a 2,5 milioni. Gli storici stimano che la cifra vari tra i 500mila e due milioni di morti, ma il bilancio di 1,2 milioni è il più diffuso.

I paesi che riconoscono ufficialmente il genocidio armeno sono 22, tra cui l’Italia, mentre in altri è riconosciuto solo da singoli enti o amministrazioni. Molti altri paesi, tra cui gli Stati Uniti e Israele, continuano a non usare il termine genocidio per timore di una crisi nei rapporti con la Turchia. Barack Obama si era espresso in favore del riconoscimento prima di diventare presidente degli Stati Uniti, ma da quando è stato eletto, pur promuovendo la pacificazione tra Turchia e Armenia, ha evitato di usare il termine.

martedì 24 aprile 2018

24 aprile - Ricordo dell'olocausto del popolo armeno nel 1915. "Medz Yeghern" "Il grande male"

Internazionale
I massacri della popolazione cristiana (armeni, siro cattolici, siro ortodossi, assiri, caldei e greci) avvenuti in Turchia tra il 1915 e il 1916 sono ricordati dagli armeni come il Medz yeghern, “il grande crimine”. Le uccisioni cominciarono nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915, quando furono eseguiti i primi arresti tra l’élite armena di Costantinopoli. 



L’operazione continuò nei giorni successivi. In un mese più di mille intellettuali armeni, tra cui giornalisti, scrittori, poeti e parlamentari furono deportati verso l’interno dell’Anatolia.

Lo sterminio e la deportazione di massa della popolazione cristiana dell’Armenia occidentale erano stati decisi dall’impero Ottomano a causa delle sconfitte subite all’inizio della prima guerra mondiale per opera dell’esercito russo, in cui militavano anche battaglioni di volontari armeni. Dall’inizio del 1915 gli armeni maschi in età da servizio militare erano stati concentrati in “battaglioni di lavoro” dell’esercito turco e poi uccisi, mentre il resto della popolazione era stato deportato verso la regione di Deir ez Zor in Siria con delle marce della morte, che coinvolsero più di un milione di persone: centinaia di migliaia morirono per fame, malattia, sfinimento o furono massacrati lungo la strada.

Secondo lo storico polacco Raphael Lemkin (che ha coniato il termine genocidio) si è trattato del primo episodio in cui uno stato ha pianificato ed eseguito sistematicamente lo sterminio di un popolo. La Turchia però non ha mai accettato la definizione di genocidio, sostenendo che le uccisioni compiute dall’impero Ottomano erano una risposta all’insurrezione degli armeni e alla necessità di difendere le sue frontiere, e sottolineando che anche migliaia di turchi erano morti nel conflitto.

Il numero degli armeni morti in questo secondo massacro (altre stragi erano state commesse nel 1890) è controverso. Fonti turche fermano il numero dei morti a duecentomila, mentre quelle armene arrivano a 2,5 milioni. Gli storici stimano che la cifra vari tra i 500mila e due milioni di morti, ma il bilancio di 1,2 milioni è il più diffuso.

I paesi che riconoscono ufficialmente il genocidio armeno sono 22, tra cui l’Italia, mentre in altri è riconosciuto solo da singoli enti o amministrazioni. Molti altri paesi, tra cui gli Stati Uniti e Israele, continuano a non usare il termine genocidio per timore di una crisi nei rapporti con la Turchia. Barack Obama si era espresso in favore del riconoscimento prima di diventare presidente degli Stati Uniti, ma da quando è stato eletto, pur promuovendo la pacificazione tra Turchia e Armenia, ha evitato di usare il termine.

giovedì 2 giugno 2016

Strage Armeni 1915/16 - Ok della Germania: 'Fu genocidio'. Ira della Turchia

ANSA
Il Parlamento tedesco ha approvato oggi una mozione che etichetta come 'genocidio' la strage di armeni compiuta dai turchi ottomani un secolo fa.

La deportazione degli Armeni 1915/16
Dura la posizione della Turchia: l'eventuale approvazione nel voto di oggi al Bundestag tedesco di una risoluzione che definisca come genocidio sarebbe un gesto "irrazionale", aveva detto poco prima del voto il premier Binali Yildirim, dopo giorni di un'aspra campagna di accuse al riguardo condotta dalle autorità di Ankara. 

Il voto nel Parlamento di Berlino, ha aggiunto Yildirim, sarà "un vero e proprio test per l'amicizia" tra i due Paesi, sostenendo che comunque è "un problema della Germania" visto che lì vivono "3,5 milioni di elettori di origine turca" che "contribuiscono per "40 miliardi all'economia tedesca". In precedenza, il premier di Ankara aveva assicurato che in ogni caso non sarà questo voto a mettere in discussione l'accordo con l'Ue sui migranti.

Turchia richiama ambasciatore in Germania - La Turchia ha richiamato il proprio ambasciatore in Germania dopo il voto del parlamento tedesco che oggi ha approvato una mozione che riconosce come 'genocidio' il massacro degli armeni di un secolo fa.

venerdì 24 aprile 2015

New book - Il martirio degli armeni - Un genocidio dimenticato

Blog Diritti Umani - Human Rights
Nel giorno della commemorazione dei 100 anni del genocidio del popolo armeno:




Marco Impagliazzo


Il martirio degli armeni
Un genocidio dimenticato


Editrice La Scuola

pp. 176 - 13,50 Euro
ISBN 9788835040699





È stato il primo genocidio del Novecento. Più di un milione di armeni cristiani dell’Impero ottomano sono stati uccisi, in massacri e marce della morte, durante la Prima guerra mondiale, a partire dal 1915, esattamente cento anni fa. Ritorsione per la collaborazione con la Russia nemica o attuazione di un disegno nazionalista, per il quale la nuova Turchia doveva essere etnicamente e religiosamente omogenea, tutta turca e tutta musulmana? Sempre negato da parte turca, il genocidio degli armeni è stato dimenticato per decenni. Di recente, nuove indagini e ricerche hanno fatto luce su una vicenda tragicamente moderna e fornito risposte a domande importanti: chi diede l’ordine di uccidere? Come fu attuata una strage di così incredibili proporzioni? Agile e aggiornato, opera di uno dei primi storici italiani ad occuparsi della questione armena, questo volume si rivolge in particolare ai giovani e ai lettori che vogliono conoscere, comprendere, ricordare.

Marco Impagliazzo è professore ordinario di Storia contemporanea nell’Università per Stranieri di Perugia e Presidente della Comunità di Sant’Egidio. Studioso della Chiesa cattolica nel XIX e XX secolo e, più in generale, del fenomeno religioso in Europa e dei rapporti tra Cristianesimo, Ebraismo e Islam nel Mediterraneo in epoca contemporanea, si è occupato, tra i primi in Italia, della "questione armena” nell’Impero ottomano durante la Prima guerra mondiale. Tra le sue pubblicazioni: Duval d’Algeria. Una Chiesa tra Europa e mondo arabo 1946-1988 (Studium, 1994); Una finestra sul massacro. Documenti inediti sulla strage degli armeni, 1915-1916 (Guerini, 2003); La diocesi del Papa. La Chiesa di Roma e gli anni di Paolo VI (Guerini, 2006); Shock Wojtyla. L’inizio del pontificato (San Paolo, 2010)

sabato 11 aprile 2015

New Book - Andrea Riccardi - La strage dei cristiani. Mardin, gli armeni e la fine di un mondo

Blog Diritti Umani - Human Rights





Andrea Riccardi


La strage dei cristiani.
Mardin, gli armeni e la fine di un mondo



pp. 228    € 18.00
ISBN 978-88-581-1957-0




"Alla fine del mese di ottobre 1915, lo sterminio dei cristiani di Mardin sembrava essere concluso. Tuttavia un centinaio di persone vivevano ancora:erano vecchi, donne anziane, infermi.
Il turco Bedreddin fu preso dal zelo: "Spazzateli via, e che non ne rimanda nemmeno uno". Con questi cento sopravvissuti fece un convoglio che, deportato nel dessero, sparì per sempre ".
Mardin è una delle tante città dell'impero ottomano dove, durante la prima guerra mondiale, si è consumata la strage degli armeni e dei cristiani. Una violenza che ha segnato in profondità quelle regioni e che non è cessata: sono passati cento anni e la persecuzione in Medio oriente continua.
Anche oggi, a pochi chilometri da Mardin, oltre la frontiera turca, in Siria e in Iraq, si combatte con una crudeltà senza misura. di nuovo, come allora, si assiste a deportazioni, massacri, sgozzamenti, rapimenti, vendita di donne e bambini. Molti si chiedono: da dove viene tanta ferocia? dal profondo di una religione, l'Islam, o da una storia di convivenza difficile?
Oggi come ieri, si consuma una pagina della 'morte' dei cristiani d'Oriente.


Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, è storico del mondo contemporaneo e in particolare del Cristianesimo. nel 1994 con il volume Pio XII, da lui curato e pubblicato per i nostri tipi,ha posto tra i primi una rinnovata considerazione di quel pontificato. Per Laterza ha pubblicato anche: Le Chiese di PioXII (a cura di); Il vaticano e Mosca 1940-1990; Intrasigenza e modernità. la Chiesa cattolica verso il terzo millennio; Islam e Occidente. riflessioni per la convivenza (con M. Camdessus, J. Daniel e U. Eco); Pio XII e Alcide De Gasperi. Una storia segreta; Convivere; L'inverno più lungo. !943-44: Pio XII, gli ebrei e i nazisti a Roma

martedì 31 marzo 2015

Riccardi: «Il 24 aprile la nostra preghiera per il genocidio degli Armeni»

Avvenire
La passione di Gesù ricorda che la sofferenza del Maestro non è un fatto isolato, ma continua tra i suoi discepoli. Questo è avvenuto in modo particolare nel XX e nel XXI secolo. È una realtà dolorosa di cui i cristiani hanno fatto fatica a prendere coscienza. Infatti una simile coscienza non solo chiedeva solidarietà per i perseguitati, ma anche una nuova concezione del cristianesimo nella storia. Soprattutto domandava che la storia del cristianesimo non fosse ridotta al nostro perimetro.

C'è stata (e rimane) una resistenza a ricordare in modo ravvicinato un martirio che svela il vero volto del cristianesimo e ridimensiona drammi e problemi dei cristiani del benessere. L'amnesia ha spesso anestetizzato la coscienza cristiana lungo il Novecento. Dimenticare tante sofferenze ci ha reso insensibili a molti altri dolori. Eppure questi anni sono stati un vero "secolo del martirio".
Il Novecento si è aperto con la strage di massa dei cristiani nell'impero ottomano durante la Grande Guerra.

Gli armeni lo ricordano ogni 24 aprile. In questo giorno, nel 1915, con l'arresto dei notabili armeni di Istanbul, iniziò la persecuzione che avrebbe spazzato via un milione e mezzo di armeni, assassinati, deportati in marce insensate e crudeli, internati in rudimentali campi della morte. Un mondo di chiese, quartieri, cultura e civiltà, laboriosità, fu distrutto in qualche mese. È Metz Yeghern (il Grande Male), come gli armeni chiamano il genocidio. Il 24 aprile 2015 ricorrono cent'anni dai massacri. La Chiesa armena lo ricorda canonizzando tutti i caduti armeni come martiri.

Questo centenario non riguarda solo la Chiesa armena. Tocca tutte le Chiese, perché – come insegnava Giovanni Paolo II – nel sangue dei martiri i cristiani sono già uniti. Forse le nostre Chiese locali potrebbero ricordare, almeno attraverso la preghiera, questo centenario di martirio cristiano che aprì il Novecento. Più volte la Cei ha richiamato i cristiani italiani a non dimenticare nella preghiera e nella solidarietà i perseguitati. Ebbene, i cristiani oggi colpiti in Medio Oriente sono spesso discendenti dei martiri del 1915. Qualche caduto nel 1915 (pochi), come il vescovo armeno-cattolico di Mardin, Maloyan, è stato beatificato. La maggior parte dei martiri sono anonimi. Ricordarli da parte delle nostre comunità cristiane sarebbe veramente opportuno, quando il secolo del martirio, cominciato nel 1915, si sta ripetendo. La preghiera è un degno ricordo. È anche un atto di giustizia dopo una lunga dimenticanza di tanto sacrificio.

Questa storia non è una vicenda turco-armena. Nel 1915 c'è stata la strage di tutti i cristiani: armeni ortodossi in prevalenza, ma anche armeno-cattolici, siriaci ortodossi e cattolici, caldei, assiri, e pure protestanti e cattolici latini. Il governo giovane turco (laico e nazionalista), al potere a Istanbul, volle una purificazione etnica degli armeni ortodossi, una strage preventiva accusandoli di separatismo.

Aveva garantito agli ambasciatori "cristiani" che sarebbero stati risparmiati gli altri ortodossi non armeni e i cattolici. Ma, per mobilitare i curdi e le masse anatoliche, fu usato l'odio religioso contro il giaour (l'infedele). Il disegno laico-nazionalista dei Giovani Turchi scatenò il fanatismo contro i cristiani in quanto tali. Quasi due milioni di morti. Finì un mondo di convivenza tra cristiani e musulmani. Fu Seyfo, il tempo della "spada": così lo chiamano siriaci, assiri e caldei.

Non mancarono giusti musulmani o yazidi che tentarono di salvare la vita ai cristiani, talvolta perdendo la loro. Fu però una immensa strage. Molti armeni e altri cristiani, specie donne, avrebbero potuto salvare la loro vita convertendosi all'islam: non lo fecero e morirono. Troppa polvere si è accumulata su questa memoria. Questo centenario avviene, proprio mentre le antiche ferite si sono riaperte con la persecuzione dei cristiani nel Vicino Oriente. La preghiera e la memoria delle nostre comunità nel giorno anniversario del genocidio sarebbe un segno importante nell'orizzonte difficile di oggi.