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domenica 29 luglio 2018

Ventimiglia, la denuncia di Save the Children: "Minori costrette a prostituirsi per pagare il passaggio della frontiera"

AnsaMed
"Survival sex", sono indicate così le minorenni costrette a prostituirsi per pagare il passaggio del confine a Ventimiglia o reperire cibo e un posto dove dormire.
E' la nuova tappa dell'orrore della tratta dei minori, denunciata nell'ultimo rapporto di Save the Children.



Si tratta di ragazze provenienti per lo più dal Corno d'Africa e dall'Africa-sub-sahariana che devono versare ai "passeurs" tra i 50 e i 150 euro per il viaggio in auto.
La situazione, sottolinea Save the children, si è aggravata anche dopo lo sgombero, ad aprile 2018, dell'accampamento nell'area lungo il fiume Roja. Da allora, gli operatori di Save the Children hanno rilevato la permanenza in strada di molti minori "in condizioni degradanti, promiscue e pericolose".

Il fenomeno colpisce in particolare i minori eritrei a Ventimiglia nei primi mesi del 2018 ha fatto registrare un notevole incremento rispetto all'anno precedente, quando rappresentava appena il 10% dei transitanti. Nel rapporto di Save the Children si evince che degli oltre 750 migranti transitati a Ventimiglia a marzo 2018, più della metà erano eritrei, di cui più di uno su cinque minorenne.

venerdì 15 giugno 2018

Ventimiglia, la denuncia di Oxfam: "La polizia francese taglia le scarpe ai bambini migranti"

La Repubblica
Ragazzini di 12 anni cui vengono tagliate le suole o viene rubata la Sim del telefonino. Detenuti in celle senza cibo e coperte. Costretti a tornare in Italia a piedi, o caricati sui treni falsificando la loro età e le loro dichiarazioni sulla volontà di restare Oltralpe. Nel rapporto "Se questa è Europa" le testimonianze sugli abusi alla frontiera italo-francese.

La polizia francese che "ferma i bambini stranieri soli e li obbliga a salire su treni diretti in Italia dopo averne alterato i documenti per farli apparire più grandi o facendo sembrare che vogliano tornare". Ragazzini che si vedono tagliare le suole delle scarpe o strappare via la Sim del telefonino. E raccontano "di maltrattamenti fisici e verbali subiti, di notti passate in celle senza cibo, acqua e coperte" in violazione di leggi francesi ed europee. 

È la denuncia del rapporto "Se questa è Europa", diffuso oggi da Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi: sarebbero decine i minori stranieri, anche dodicenni, vittime di abusi, detenzioni e respingimenti illegali da parte della polizia francese, dopo aver superato la frontiera di Ventimiglia.

I bambini fatti passare per maggiorenni
Un allarme che parte dalle testimonianze dei tanti migranti che ogni giorno cercano di attraversare la frontiera: uno su 4 è un minore che cerca di raggiungere familiari o conoscenti in Francia, Inghilterra, Svezia o Germania, cui spesso vengono negati di fatto la protezione e il diritto di chiedere asilo. Il rapporto spiega che la prassi della polizia francese prevede, prima ancora del respingimento in Italia, il fermo dei minori, in violazione delle norme francesi ed europee. E inoltre, di frequente, la loro registrazione come maggiorenni, la falsificazione delle loro dichiarazioni sulla volontà di tornare indietro, la detenzione senza cibo o coperte e senza possibilità di parlare con un tutore legale.

Le scarpe tagliate e il furto della Sim
Molti i ragazzi che raccontano di aver subito abusi verbali o fisici: dal taglio delle suole delle scarpe al furto di carte Sim. Tanti vengono costretti a tornare a Ventimiglia a piedi, lungo una strada senza marciapiede, e con qualunque condizione atmosferica: una giovane donna eritrea è stata costretta a farlo sotto il sole cocente, con in braccio il suo bambino di 40 giorni. In Italia poi, continua il rapporto, restano gravi carenze nella tutela dei diritti dei minori nei centri di accoglienza: molti non vengono iscritti a scuola, o non vengono informati sulla possibilità di richiedere asilo o di ricongiungersi ai familiari in altri Paesi europei.

Alla frontiera più di mille al mese
Stando al rapporto, da gennaio ad aprile 2018 sono stati 4.231 i migranti adulti e minorenni passati da Ventimiglia (16.500 da agosto 2017). Provenivano perlopiù da Eritrea, Afghanistan e Sudan, in particolare dal Darfur. Un numero destinato a crescere con l'arrivo dell'estate. Al momento però l'unica struttura di accoglienza è al campo Roja, con 444 posti: qui a fare da deterrente sono l'obbligo di farsi identificare con le impronte digitali e la massiccia presenza di polizia. L'altro campo informale sul Roja, senza bagni e acqua potabile, è stato sgomberato di recente. Col risultato che i migranti più vulnerabili, tra cui molti bambini, continuano a dormire all'aperto.

"Ora un centro per donne e bambini"
Di fronte all'emergenza le tre associazioni chiedono alle autorità locali e al governo italiano di trovare subito gli spazi adeguati per realizzare un centro per i minori non accompagnati in transito e uno per le donne con e senza figli. "La situazione a Ventimiglia - dice Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne dei programmi in Italia di Oxfam - è lo specchio di un'Europa che sta tradendo i propri valori fondanti di solidarietà, non rispettando le norme nazionali ed europee alla base dell'idea stessa di Unione".

Un sistema di asilo europeo
"Per questo - continua Bacciotti - chiediamo al governo francese di intervenire per far cessare immediatamente gli abusi e i respingimenti illegali dei minori. E a quello italiano di attivarsi perché ciò avvenga, sospendendo i trasferimenti forzati verso i centri del Sud Italia". L'appello si rivolge anche all'Unione europea perché assicuri "procedure efficienti di ricongiungimento familiare e potenzi i meccanismi di ricollocamento tra i paesi Ue, assicurando la condivisione dell'accoglienza, anche attraverso la revisione del Trattato di Dublino e la creazione di un sistema di asilo europeo".

Oxfam, Diaconia Valdese e Asgi, con l'unità mobile del progetto Open Europe, da settembre hanno soccorso circa 750 migranti arrivati a Ventimiglia, il 20% minori soli, distribuendo kit d'emergenza ai tanti costretti a vivere sul greto del fiume. E fornendo assistenza legale e informazioni sui servizi locali e sui rischi di attraversare la frontiera.

domenica 14 gennaio 2018

Ventimiglia, migrante muore folgorato sul tetto di un treno mentre cerca di andare in Francia

La Repubblica
L'incidente mortale a Mentone. Si tratta del quinto caso dall'inizio del 2017.


Il corpo di un uomo è stato ritrovato semi-folgorato sul tetto di un treno, nei pressi della stazione ferroviaria di Mentone, in Francia, a poca distanza dal confine italiano. Il convoglio era partito da Ventimiglia.
L'incidente mortale è avvenuto questa mattina intono alle 9. Secondo una prima ricostruzione si tratterebbe di un migrante che avrebbe cercato di passare il confine aggrappandosi al pantografo che trasmette energia elettrica al treno, rimanendo folgorato.

Il convoglio francese, della società Sncf, era partito da Ventimiglia in direzione della Francia.

lo svolgimento dei rilievi la circolazione ferroviaria è stata sospesa per circa due ore. 

Dall'inizio del 2017 ad oggi questo è il quinto caso di migranti che muoiono così nel tentativo di superare il confine francese a Ventimiglia. Il primo caso si è registrato il 17 febbraio, il morto venne scoperto a Cannes. La seconda morte avviene il 19 maggio, la terza il 23 maggio, la quarta il 27 agosto. Il 15 maggio, invece, un migrante folgorato si salvò.

mercoledì 6 dicembre 2017

Migranti - Il limbo di Ventimiglia - Sul Roia oltre 200 migranti allo stremo. Uno su tre è un minore.

Globalist
La denuncia di Oxfam e Diaconia Valdese. “Costretti in un limbo: sono fantasmi, in una condizione di spaesamento, isolamento e abbandono”.
I 200 immigrati chedormono all’aperto nel campo improvvisato lungo il greto del fiume Roia
“Ho provato 10 volte ad attraversare la frontiera con la Francia nelle ultime settimane, 8 volte a piedi e 2 volte in treno. Ogni volta la polizia francese mi ha fermato, ammanettato. Più volte mi hanno picchiato e ogni volta rimandato a piedi in Italia”. 
Così Sheref (nome di fantasia), 16 anni, fuggito da solo dal Ciad, dove guerra e carestia stanno generando una delle più gravi emergenze umanitarie del mondo, racconta la sua storia, mentre si accinge ad affrontare un'altra notte al freddo dell’inverno, senza sapere nulla di ciò che gli riserverà il domani. L’inferno che ha dovuto attraversare in Libia, dove si è imbarcato per raggiungere l’Europa, non è poi tanto lontano. Quella di Sheref è solo una delle storie raccolte nelle prime settimane di lavoro dell’unità mobile di Open Europe a Ventimiglia, di Oxfam e Diaconia Valdese. 

Al confine tra Italia e Francia, infatti, ci sono centinaia di migranti, per lo più fuggiti da paesi in guerra (Sudan, Iraq, Afghanistan, Eritrea e altri ancora), che si ritrovano a vivere sotto un cavalcavia, lungo il fiume Roia, fuori dal sistema di accoglienza per i richiedenti asilo, in condizioni disumane.

Lungo il fiume Roia oltre 200 migranti allo stremo: 1 su 3 è un minore. Oxfam sottolinea che le persone sono ormai costrette in un “limbo”: sono fantasmi, in una condizione di spaesamento, isolamento e abbandono. La gran parte tenta di attraversare il confine con la Francia, mettendo a rischio la propria vita lungo sentieri di montagna, la ferrovia o i cavalcavia dell’autostrada. “A Ventimiglia è in atto una vera e propria emergenza umanitaria - sottolinea l’organizzazione- sono circa 700 i migranti che si trovano qui nel pieno dell’inverno: 500 vivono nel centro di transito gestito dalla Croce Rossa, mentre oltre 200 dormono all’aperto nel campo improvvisato lungo il greto del fiume Roia. Tra loro circa 1 su 3 sono minori non accompagnati, che dopo non aver ricevuto la protezione a cui hanno diritto in Italia, si vedono respinti con brutalità dalle autorità francesi”.

Minori, madri con bambini: “Li aiutiamo ma bisogna fare di più”. “Ogni giorno incontriamo ragazzi come Sheref, respinti dalla Francia. – raccontano Chiara Romagno responsabile dell’intervento di Oxfam Italia a Ventimiglia e Simone Alterisio, operatore della Diaconia Valdese – Ci sono anche madri con figli molto piccoli, magari a loro volta fuggite quando erano minorenni da conflitti, come quello in Somalia, che si ritrovano a vivere in una totale assenza di diritti e servizi essenziali. Una condizione non lontana da quella infernale della loro provenienza. A loro ogni giorno rivolgiamo tutti i nostri sforzi, distribuendo coperte, scarpe, cappelli per affrontare il freddo della notte”. L’unità mobile di Open Europe, costituita da due operatori socio-legali e un mediatore linguistico-culturale, oltre a distribuire kit di prima necessità ai migranti, identifica i casi di abuso soprattutto verso i soggetti più vulnerabili. Fornendo, là dove necessario, assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento a supporto di un’eventuale richiesta di protezione internazionale. Vengono inoltre date informazioni sui servizi presenti sul territorio e i rischi connessi all’attraversamento della frontiera italo-francese. "Il progetto Open Europe a Ventimiglia non risolverà i problemi di tutti - ammette il segretario esecutivo della Diaconia Valdese, Gianluca Barbanotti - ma, a volte, è importante essere presenti e cioè essere dove appaiono con vivida concretezza le contraddizioni dell'accoglienza nel momento in cui queste si manifestano alle persone che cercano un futuro migliore. Fornire consulenza legale o un supporto per comunicare con le proprie famiglie lontane, è un'occasione per significare la solidarietà nostra, e di conseguenza di tutte le persone che hanno ancora a cuore i diritti delle persone e non si sono lasciati sopraffare dalla paura."

L’appello alla Ue e all’Italia per la tutela dei diritti dei migranti minori non accompagnati 
“I minori migranti hanno diritto di chiedere protezione internazionale in qualunque Stato membro dell’Unione europea si trovino. A stabilirlo è una sentenza del 2014 della Corte di Giustizia, per questo i respingimenti dalla Francia sono un abuso intollerabile. - afferma il direttore dei Programmi in Italia di Oxfam, Alessandro Bechini – Chiediamo quindi alla Commissione europea e agli Stati membri che vengano messe in atto tutte le procedure affinché i diritti - in particolare di minori fuggiti da guerre, persecuzioni e povertà - vengano sempre garantiti. In questa direzione anche l’Italia può fare la sua parte: ad esempio riducendo i tempi necessari per le procedure di ricongiungimento familiare e garantendo così canali di accesso sicuro verso l’Europa”.

mercoledì 31 maggio 2017

Migranti, da Ventimiglia un appello a Macron: «Apra le frontiere ai rifugiati»

Il Secolo XIX
Imperia - Il presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul Sistema di Accoglienza, Federico Gelli, in visita al centro del Parco Roja di Ventimiglia, ha fatto appello al presidente francese, Emmanuel Macron, affinché apra le frontiere a quei migranti cui è stato riconosciuto dalle loro condizioni, dalla giustizia italiana o dalle commissioni italiane, lo stato di profugo o rifugiato: 

«Un tema importante è quello della “relocation” - ha detto Gelli - Dobbiamo fare in modo che con il nuovo presidente francese, che su questi argomenti è più sensibile rispetto al passato, dia una mano all’Italia in questo grande impegno di ricollocare i migranti che hanno diritto. Ovviamente l’appello non è solo alla Francia. 

L’impegno siglato dai paesi europei era stato di 50mila “relocation” in un anno, ne abbiamo avute soltanto 5mila, un rapporto di uno a 10. Gli altri Paesi europei devono darsi una mossa rispetto a un tema che non è più solo italiano o greco».
Da Ventimiglia, Gelli ha detto anche che «bisogna che lo Stato sia vicino a questo territorio» e che «occorrono interventi importanti: innanzi tutto per cercare di bloccare il flusso dei migranti verso la Francia. Quindi, non è più accettabile la presenza di migranti sul greto del fiume Roja. Abbiamo visto i cunicoli sotto il cavalcavia e l’autostrada, dove vivono in condizioni igieniche indecenti e pericolose. Bisogna subito togliere i migranti a questa situazione, è necessario risolvere il problema dei minori non accompagnati, delle donne e delle famiglie che non possono continuare a vivere in condizioni precarie nella parrocchia, malgrado la bontà e l’umanità del parroco».

Nell’occasione, il prefetto di Imperia, Silvana Tizzano, ha comunicato a Gelli, l’ipotesi di aprire una nuova struttura ricettiva destinata ai ragazzi tra i 14 e i 18 anni e gestita dalla Croce Rossa: «Per il fiume Roja, sul cui greto sono accampati alcuni migranti, esiste già un piano - ha detto Gelli - ma ci vuole un lavoro di mediazione per allontanare i profughi.

Bisogna, inoltre, rafforzare l’alfabetizzazione e la mediazione culturale, elemento principale per garantire una corretta informazione». Il prefetto di Imperia, il questore e il comandante provinciale dei carabinieri hanno chiesto un incremento delle forze di polizia e di militari per garantire un controllo maggiore del territorio, mentre riguardo il contenimento dei flussi verso la frontiera sono stati invocati maggiori controlli su treni e stazioni.

domenica 9 aprile 2017

Nizza/Ventimiglia - Francesca, che trasporta migranti: "Il mio crimine è la solidarietà"

Corriere della Sera
Fermata a Ventimiglia, il procuratore francese ha chiesto 8 mesi di carcere: la sentenza rinviata al 17 maggio. "Gli ho detto che non vedo la frontiera, non esiste. Quando ero piccola ci passavo e nessuno controllava". 


Francesca Peirotti
La battuta sulla risposta italiana a Cédric Herrou non la fa sorridere per nulla. Anzi. "Io sono una cosa diversa. Io non volevo mediatizzare. Si parla troppo di chi aiuta e troppo poco di chi viene aiutato. Facile dare solidarietà a noi europei, facce note e familiari. No, bisogna darla a chi ha davvero bisogno".
Le differenze sono negli spigoli. Il contadino di Breil-sur-Roya è diventato il nome che rappresenta l'aiuto ai migranti nella valle stretta tra le montagne di Francia e Italia, il passaggio obbligato per chi cerca un varco nella frontiera di Ventimiglia. Il processo per aver facilitato l'ingresso, il soggiorno e la circolazione di migranti irregolari, gli hanno dato una notorietà non del tutto sgradita. "Ma parlare di noi invece è un modo dell'opinione pubblica di sgravarsi la coscienza e continuare a fregarsene di quel che accade, senza mettere attenzione sulla frontiera e sul dramma che si consuma ogni giorno".
Eroina e fuorilegge - Francesca Peirotti ha 29 anni, un piercing al naso, una laurea in Economia con tanto di master, e la serietà che deriva dalla consapevolezza di essere una eroina per pochi e una fuorilegge per tanti altri. Martedì pomeriggio è entrata nel tribunale di Nizza determinata a non parlare. 

E infatti non ha risposto alle domande del presidente della corte. Era stata arrestata l'8 novembre sulla A8, all'altezza di Mentone. Guidava un furgoncino bianco. A bordo c'erano sette giovani eritrei e un cittadino del Ciad. Una pattuglia mista di poliziotti italiani e francesi la seguiva da Ventimiglia, dove aveva fatto salire i migranti. Herrou se l'è cavata con una multa. Con lei il procuratore ci è andato più pesante, chiedendo otto mesi di reclusione ma soprattutto due anni di interdizione dal territorio francese. Ma è stato quando ha risposto con una alzata di spalle alle obiezioni del suo avvocato sull'emergenza umanitaria, che Francesca non ci ha visto più. E ha preso la parola.
"Non vedo frontiere" - "Gli ho detto che io non vedo la frontiera. Non esiste, e quindi non c'è alcuna illegalità in quel che faccio. Quand'ero piccola ci passavo sempre d'estate con la mia famiglia. Nessuno ci ha mai fermato. Quello è solo un filtro ingiusto e disumano per le persone di colore. Almeno diciamo le cose come stanno". 

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martedì 28 marzo 2017

Migranti - Sindacato di polizia contro il sindaco di Ventimiglia: Nemmeno agli zoo vengono sanzionate le persone che danno da mangiare agli animali

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il sindacato di polizia Siap si è espresso duramente contro le scelte del sindaco Ioculano: “In questi giorni dei poliziotti colleghi– attacca Roberto Traverso, segretario provinciale del sindacato di polizia Siap di Genova – hanno dovuto ottemperare ad un’ordinanza che prevede il divieto di dare da mangiare ai migranti che si trovano nella città frontaliera. 

A prescindere dalle postume giustificazioni politiche, si tratta di una situazione a dir poco imbarazzante ed inaccettabile per la nostra categoria che, ancora una volta, viene gratuitamente esposta a causa della scelta di un sindaco che invece di cercare di stemperare gli animi sta alimentando una situazione d’intolleranza dovuta all’incapacità dell’Europa di gestire il delicatissimo fenomeno dei flussi migratori in pieno allarme terroristico. 

I poliziotti che, ai sensi dell’articolo 650 del codice penale, hanno denunciato a piede libero coloro che danno da mangiare ai migranti hanno dovuto applicare la legge, ma l’aspetto preoccupante di questa paradossale vicenda sta nella pericolosità delle ricadute delle scelte del sindaco sull’immagine della Polizia di Stato

Nemmeno agli zoo vengono sanzionate le persone che danno da mangiare agli animali ed è inaccettabile che lavoratrici e lavoratori, che adempiono alle funzioni di agenti e ufficiali di polizia giudiziaria, possano essere distolti da servizi molto delicati per attività mediatiche di di questo tipo”.

Fonte: Redattore Sociale

martedì 7 marzo 2017

Ventimiglia, panini di nascosto e una chiesa aperta: "Così aiutiamo i migranti nel paese che vieta la carità"

La Repubblica
La distribuzione del cibo avviene ogni sera in un parcheggio, in gran segreto: così i volontari francesi dell’associazione Roya Citoyenne sostengono i migranti di Ventimiglia, le persone che la Francia respinge e rimangono bloccate in Italia. 

Un'ordinanza del sindaco ha vietato la somministrazione di cibo e bevande su area pubblica ai "non autorizzati". Da un mese il campo di transito di Ventimiglia non accetta nuovi accessi per lavori di manutenzione. 

Così i profughi non sanno dove andare, dormono all’addiaccio lungo il torrente. Ad aiutarli, tra tante difficoltà, la proprietaria di un bar e don Rito Alvarez, che accoglie famiglie e minori, ma senza il supporto della Prefettura. 


Alle polemiche il sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano, Pd, risponde così: "L'ordinanza serve per evitare che certe persone o associazioni abusino della distribuzione di cibo ai migranti per avere visibilità, e per evitare che la città diventi un suq. Ma ai cittadini che portano i panini non diciamo nulla. La situazione in città è peggiorata a causa del blocco degli accessi al campo di transito, speriamo ripartano presto".

Pietro Barabino e Giulia Destefanis

martedì 21 febbraio 2017

Ventimiglia, altro migrante morto. Folgorato sul tetto del treno. E' la sesta vittima in pochi mesi

Corriere della Sera 
Un altro migrante è morto nel tentativo di passare di nascosto la frontiera tra Ventimiglia e la Francia: l’uomo, la cui identità è al momento sconosciuta è stato trovato privo di vita sopra il tetto di una carrozza ferroviaria alla stazione di Cannes. L’ipotesi più probabile è che sia morto folgorato. Da ottobre a oggi questa è la sesta tragedia che ha come teatro il tormentato confine della cittadina ligure dove sono sempre fermi centinaia di stranieri che provano a raggiungere la Francia dribblando i controlli delle autorità di frontiera.


Aggrappato al pantografo
Secondo quanto accertato fino a questo momento, il migrante sarebbe salito sul tetto del convoglio alla stazione di Ventimiglia; il treno è quello partito dalla cittadina di confine alle 5.30 del mattino. La vittima è stata trovata aggrappata al pantografo nella stazione di Cannes La Bocca e questo fa pensare che la morte sia avvenuta per la folgorazione della corrente elettrica che alimenta il treno. L’ultima tragedia risale al 5 febbraio scorso, anche in quel caso lungo la linea ferroviaria: un venticinquenne algerino era stato falciato da un treno in corsa mentre camminava lungo i binari poco prima della stazione di Mentone. Tra ottobre e dicembre altre tre persone erano decedute investite invece lungo l’autostrada, sempre nel tentativo di attraversare il confine clandestinamente.

venerdì 10 febbraio 2017

Ventimiglia - Cédric Herrou il contadino che aiuta i migranti ad andare in Francia. Condannato ad una multa di 3.000 euro sospesa. Praticamente assolto

ANSA
Parigi - 3.000 euro di multa con la condizionale è la condanna inflitta dal Tribunale di Nizza a Cédric Herrou, il contadino accusato di aver aiutato circa 200 migranti a passare dall'Italia alla Francia

Prosciolto invece dalle altre accuse di aver installato nel 2016, senza autorizzazione, dei migranti in un centro vacanze abbandonato della SNCF e di aver aiutato alla circolazione e al soggiorno stranieri in situazione irregolare.

Il procuratore di Nizza aveva chiesto di condannarlo a 8 mesi con la condizionale nonché la confisca del veicolo su cui ha trasportato numerosi sans-papiers dall'Italia alla Francia e di limitare la sua patente di guida all'esercizio della sua professione. 

Herrou, 37 anni, è diventato il simbolo del sostegno ai migranti: ha ripetuto più volte che aiutarli "è un onore". Nella sua casa di Breil-sur-Roya, alla frontiera franco-italiana ha aiutato regolarmente migranti, accogliendoli anche a casa sua.

Leggi anche: Contadino francese Cédric Herrou rischia il carcere per aiutare i migranti in pericolo

giovedì 9 febbraio 2017

Ventimiglia, dove i respingimenti dei migranti violano i diritti umani

Lettera 43 
A Ventimiglia «controlli alla frontiera del diritto». Il titolo del rapporto pubblicato da Amnesty International France non poteva essere più esplicito: secondo l'organizzazione umanitaria decine di migliaia di respingimenti dalla Francia di richiedenti asilo sono avvenuti e continuano ad avvenire in maniera «illegale e contraria agli accordi internazionali, in violazione dei diritti umani».


Niente possibilità di ricorso. Ai rifugiati, secondo il documento, non verrebbe messo a disposizione un interprete e il foglio di espulsione consegnato dalla polizia francese conterrebbe soltanto l'ordine di allontanamento e sarebbe privo delle due pagine (obbligatorie per la legge francese) nelle quali la persona viene informata dei propri diritti, in particolare quello di presentare ricorso contro l'espulsione. Anche i minorenni, secondo Amnesty, vengono maltrattati: il rapporto indica casi di ragazzini non accompagnati, fermati dalla polizia e caricati da soli sui treni per l'Italia.

Il rapporto è frutto di due fonti: l'analisi dei dati del 2016, forniti dalla prefettura delle Alpi marittime francesi, e che parlano di 35 mila persone controllate, e la missione di un gruppo di osservatori di Amnesty che, tra il 19 e il 26 gennaio 2017, sono andati alla frontiera di Ventimiglia, dal lato francese. Sul suo sito, Amnesty spiega che i suoi uomini hanno stilato un «resoconto preciso delle violazioni che la Francia commette verso i rifugiati che attraversano la frontiera franco-italiana».

Respingimenti senza formalità. Secondo il documento «le autorità non applicano le garanzie né rispettano i diritti delle persone che controllano alla frontiera». E l'accusa si fa più pesante quando l'organizzazione osserva che «nella gran parte dei casi i respingimenti in Italia sono organizzati senza formalità, in condizioni che lasciano pensare che tutto potrebbe essere organizzato in modo tale che le persone non possano esercitare i propri diritti». Obiettivo di tutto ciò, secondo gli osservatori, sembra essere quello di rispedire i rifugiati in Italia: nel 2016 ne sono stati respinti quasi 30 mila.

Il rapporto cita una serie di testimonianze raccolte direttamente sul campo dagli osservatori e spiega che «nemmeno i minori non accompagnati sono oggetto dell'attenzione richiesta dalla legislazione francese per la protezione dell'infanzia». Quindi riporta il racconto di una giovane eritrea, Bilal: «Se vieni fermato dalla polizia a Mentone o un po' prima, se sei un minorenne la polizia ti rimette direttamente sul treno» che conduce in Italia, dove il ragazzino si ritroverà da solo.

Cammino a piedi per 10 chilometri. Invece «se sei maggiorenne o ti considerano tale, ti portano alla stazione di Mentone, ti circondano di poliziotti e ti consegnano alla polizia italiana che si trova proprio di fronte». E da lì «comincia un cammino a piedi di 10 chilometri», con gli agenti francesi «silenziosi, che non ti informano nemmeno dei tuoi diritti».

Amnesty parla di «violazioni dei diritti umani», perché ai richiedenti asilo non viene nemmeno permesso di compilare la domanda alla quale avrebbero diritto, mentre le attese dell'espulsione avvengono in condizioni di gravissime carenze igieniche, senza accessi a luoghi per dormire né servizi. E di questa situazione «Francia e Italia sono corresponsabili». Il rapporto sostiene che la durezza dei controlli francesi ha spinto negli ultimi mesi i rifugiati, in gran parte africani, a cercare nuovi punti di passaggio della frontiera, con un «conseguente aumento dei rischi».

Chiesta l'apertura di un'indagine. La prefettura delle Alpi marittime riferisce di aver controllato nel 2016 circa 35 mila persone, il 40% in più rispetto all'anno precedente. E aggiunge che nove persone su 10 controllate sono state respinte in Italia. E dato l'esito della missione degli osservatori, Amnesty considera come sia lecito pensare che la gran parte delle espulsioni sia avvenuta nella violazione di garanzie e diritti dell'uomo previsti dalle leggi francesi e dagli accordi internazionali. Contro queste prassi, Amnesty chiede la mobilitazione dei cittadini e l'apertura di inchieste da parte della magistratura.

lunedì 10 ottobre 2016

Migranti: a Ventimiglia la "route de la mort", i costi e i rischi per chi passa il confine con i "passeur"

Ansa
Esiste un circuito interno, tutto clandestino, che aiuta i migranti approdati da Ventimiglia a cercare le strade che portano oltre un confine blindato ormai da due anni, quello con la Francia. In molti ci provano a passare, pochi ci riescono davvero, qualcuno su quelle strade ci muore come la ragazza eritrea di 17 anni morta in una galleria sull'A10 due giorni fa. Ma i migranti continueranno sempre a provarci perché per ora passare dalla Francia è l'unica strada che può portarli nel nord dell'Europa.



A Ventimiglia la route de la mort
La route de la mort, come la chiamano i francesi, è composta da tante strade diverse: l'autostrada, una delle più pericolose, verso la quale ti conducono i passeur maghrebini. Oppure la strada ferrata, dove da due anni i conduttori dei convogli sono costretti alla 'marcia a vista' per evitare di far male ai migranti che tentano quella strada. Poi ci sono i sentieri dove ti portano i passeur afghani che sanno molto bene come si cammina su una fettuccia di roccia a strapiombo di notte con le stelle a guidare i passi. 

Poi c'è il Col de mort dove, dicono le forze dell'ordine, sono morti in tanti negli anni passati. Ogni tanto qualcuno cadeva giù e il suo corpo veniva trovato qualche giorno dopo magari da un turista.

Cento, duecento fino a 250 euro a persona per passare il confine. "Quando i migranti arrivano a Ventimiglia - dice un policier della frontiera a Menton Garavan - sanno perfettamente dove andare. Esiste una rete in Italia che indirizza i migranti verso le persone giuste". Queste persone sono i passeur: gente senza scrupoli che "riesce a stivare dentro un furgoncino anche 25 migranti - dicono le forze dell'ordine alla frontiera italiana -. I passeur sono in genere nordafricani perfettamente integrati, spesso cittadini francesi, ma da qualche anno a questa parte sono sbucate bande di bulgari, pakistani, albanesi.
Gli afghani fanno i passeur solo sui sentieri, gli altri li portano nelle macchine o indicano la strada per arrivare all'A10".

La rete d'informazione clandestina 'accoglie' i migranti a Ventimiglia e qui indica a chi rivolgersi. Secondo quanto appreso da fonti investigative c'è chi ha il compito "di raccogliere le prenotazioni in stazione" e, secondo il prezzo pattuito, si decide se si passa "dall'autostrada, dal sentiero o in un furgone". Quest'ultimo mezzo costa fino a 250 euro a migrante. Se non puoi pagare l'unica alternativa è provarci da soli sull'A10 ma solo di notte sapendo che c'è il rischio di morire.

Leggi anche: 

Migrante eritrea di 17 anni uccisa da un tir sulla A10 Al confine con la Francia

venerdì 26 agosto 2016

Terremoto seppellisce anche notizia dell'espulsione di massa di 48 migranti di Ventimiglia in Sudan

Blog Diritti Umani - Human Rights
Proprio il giorno in cui l'Italia è stata colpita da  tremendo terremoto e, com'è giusto, tutti i media sono stati concentrati a documentare gli sviluppi della tragedia che era in atto.  Ma ... a Ventimiglia si stava realizzando una operazione inusuale e con seri dubbi sulla sua legalità. Una espulsione di massa di 48 migranti provenienti dal Sudan con un volo Egyptair. Il Sudan, paese da cui accogliamo il 60% delle domande di asilo politico è stato ritenuto "paese sicuro" per questa operazione .

Il Fatto Quotidiano
Migranti, prima espulsione di gruppo: 48 presi a Ventimiglia e rispediti in Sudan. “Ma Khartoum viola diritti umani”



"Ma Khartoum viola diritti umani". L'operazione organizzata in gran segreto, manifestazione di protesta a Malpensa mentre i migranti venivano dirottati - a quanto trapela - a Torino-Caselle. È il primo frutto del memorandum firmato il 4 agosto con il Paese africano. Protestano le associazioni umanitarie. Alessandra Ballerini (legale Caritas): "Deportazione di massa, la loro vita ora è in pericolo". Possibile chiama in causa Alfano: "Ci dica se operazione è legittima".

Quarantotto migranti provenienti dal Sudan, fermi a Ventimiglia nella speranza di passare il confine e raggiungere i propri familiari, sono stati rimpatriati oggi. Il volo charter, destinato alla capitale Khartoum, è stato operato da Egyptair. Secondo le informazioni trapelate nella tarda serata di ieri, il volo doveva partire alle 12.45 dall'aeroporto di Milano Malpensa, dove quell'ora sono arrivati alcuni manifestanti per esprimere solidarietà ai migranti, ma il volo sarebbe invece partito dall'aeroporto di Torino-Caselle intorno alle 13. 

Si tratta della prima espulsione diretta di questo genere: "Dei ragazzi partiti con quell'aereo ne conoscevamo bene due", spiegano a ilfattoquotidiano.it alcuni attivisti giunti a Malpensa da Ventimiglia. Ci dicono i nomi dei migranti, ci raccontano le loro storie: "Fino a ieri erano al Centro della Croce Rossa, si sentivano al sicuro e stavano preparandosi per la richiesta di asilo".
A quanto si può ricostruire in assenza di conferme ufficiali, i sudanesi sono stati prelevati nei giorni scorsi da Ventimiglia e sono stati accompagnati nella giornata di ieri alla Questura di Imperia, dove il giudice di pace ha convalidato, per ciascuno di loro, il decreto di espulsione. Per Alessandra Ballerini, avvocato di fiducia della Caritas di Ventimiglia, esperta in diritto dell'immigrazione: "Si tratta di una deportazione di massa verso un Paese dov'è certa la violazione dei loro diritti fondamentali, dov'è in pericolo la loro stessa vita. Con questa operazione il nostro Paese si rende complice di tutte le violazioni che saranno poste in essere da questi regimi".

Nel 2015 il 60% dei sudanesi richiedenti asilo ha ricevuto la protezione umanitaria in Italia. Se quindi, da una parte, il nostro Paese riconosce la drammaticità della situazione in Sudan, dall'altra, con questo accordo, accredita la repubblica governata dalla dittatura militare di Omar al Bashir come "paese terzo sicuro", verso il quale rimpatriare i richiedenti asilo che si vedono negare il diritto alla protezione.
Risale al 4 agosto la firma del "Memorandum of Understanding" tra l'Italia e il Sudan - di cui ha scritto il sito di "Nigrizia" - che prevede la collaborazione nella gestione delle migrazioni e delle frontiere, con articoli dedicati proprio al rimpatrio dei cittadini "irregolari". 

Nelle scorse settimane il governo italiano ha chiesto al Sudan di inviare una sua delegazione a Ventimiglia, è stato lo stesso Ministro degli Esteri sudanese Gharib Allah Khidir, la scorsa settimana, ad annunciarlo al Sudan Tribune: "Abbiamo accettato la proposta dell'Italia e inviato una delegazione di agenti al confine franco-italiano allo scopo di identificare e avviare il rimpatrio dei nostri concittadini". Resta da chiarire come sia possibile il coinvolgimento di agenti dei paesi di origine nell'identificazione dei migranti, dal momento che le regole della Convenzione di Ginevra lo vietano espressamente.

In Sudan si moltiplicano le persecuzioni contro i cristiani e, come ha denunciato l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati "centinaia di persone già riconosciute come aventi diritto di protezione internazionale vengono espulse dal governo nelle carceri di Etiopia ed Eritrea, dove la tortura è la prassi". 

Non bastasse, in Sud Sudan è in atto un conflitto armato tra gli eserciti delle etnie dinka e nuer, combattuto anche con il reclutamento di bambini soldato. Lo stesso Governo italiano, lo scorso anno, ha inviato un contributo di 545.000 dollari al Sudan per supportare i campi profughi destinati ai rifugiati del conflitto.

Dopo il "Processo di Khartoum" di fine 2014, da qualche mese il Sudan ha intensificato i rapporti con l'Ue "per risolvere alle radici le cause della migrazioni". "Come si può dire che in Sudan è garantita la tutela dei diritti umani? Come possiamo mettere in pericolo la vita di queste persone rimpatriandoli forzatamente?", si chiede Luigi Manconi, senatore Pd e presidente dell'associazione "A Buon Diritto". "Non possiamo correre il rischio di rimpatriare nessuno senza adeguate garanzie sulla sua incolumità". Fino a oggi, i trasferimenti coatti erano avvenuti solo all'interno dei confini italiani, dal confine verso hotspot e centri di accoglienza del Sud Italia.
Le operazioni si ripetono da maggio: interventi della polizia di Ventimiglia, trasferimenti verso l'aeroporto con le corriere della Riviera Trasporti, voli operati da Mistral Air (compagnia delle Poste Italiane) e Bulgarian Air Charter. Non si conosce il costo di queste operazioni, ma la loro efficacia è messa pesantemente in dubbio: "I migranti trasferiti non vogliono stare in Italia, dopo pochi giorni li rivediamo qui" testimoniano gli operatori della Croce Rossa, che a Ventimiglia gestiscono il primo vero e proprio "campo di transito" in Italia. A definirle per primo "operazioni ipocrite" è stato Antonio Suetta, vescovo di Ventimiglia e Sanremo che aveva dichiarato al Fatto Quotidiano: "Vogliono far passare per accoglienza politiche di respingimento e deportazione e chi li sostiene viene criminalizzato, è un martirio".
"Se quanto riportato fosse confermato" scrivono i deputati Giuseppe Civati, Elly Schlein e Andrea Maestri (Possibile), "sarebbero ipotizzabili gravissime violazioni di legge ed in particolare il divieto di espulsioni/respingimenti collettivi, nonché la violazione della Convenzione di Ginevra, della Costituzione italiana, del Testo Unico sull'Immigrazione. (...) Chiediamo che il Ministro Alfano chiarisca immediatamente i fatti e fornisca la prova della legittimità dell'operazione, se effettivamente programmata".

lunedì 22 agosto 2016

Migranti - Dare da mangiare agli affamati? A Ventimiglia non si può

Contropiano
Il sindaco di Ventimiglia, Enrico Ioculano, considerata “la persistente emergenza umanitaria, con l’arrivo di un numero sempre maggiore di migranti”, ha emesso un’ordinanza con cui vieta la somministrazione di cibo e bevande ai migranti “su area pubblica da parte di persone non autorizzate”.

L’ordinanza scrive che chiunque volesse distribuire generi alimentari ai profughi, può farlo solo rivolgendosi alla Croce Rossa o alla Caritas. La paradossale e antiumana ordinanza, è stata varata dopo che era stata segnalata la presenza di persone non autorizzate – in gran parte attivisti solidali con i migranti – che provvedono autonomamente dagli apparati alla “distribuzione di cibi preparati privatamente, in particolare nella zona sotto il cavalcavia di Roverino e nel piazzale antistante la parrocchia di Sant’Antonio”.

Il giornale locale Riviera24, riferisce che Ieri sera sul tardi, un furgoncino e un’auto carichi di cibo si sono fermati in via Tenda. Un uomo e una donna scesi dai mezzi, hanno invitato i migranti presenti ad andare a mangiare.

Un solerte cittadino – di quelli che hanno una concezione troppo maligna degli affari propri – ha avvertito la polizia della gravissima infrazione che si stava commettendo sotto i suoi occhi. La polizia ha fatto allontanare le due persone che distribuivano cibo e, non è confermato, sembra che li abbia identificati e multati per violazione dell’ordinanza comunale.

lunedì 30 maggio 2016

Ventimiglia, fallisce lo sgombero, un centinaio di profughi ospitati in chiesa

La Repubblica
All'alba l'intervento delle forze dell'ordine, che fermano una ventina di migranti in città, ma la spiaggia era già stata evacuata. Il parroco: "Li terrò qui finché ci sarà bisogno"
La polizia davanti alla spiaggia già sgomberata
Quando le 15 camionette con decine e decine di uomini sono arrivate sulla spiaggia, dove da ieri si era trasferito il campo spontaneo dei migranti, hanno trovato il campo deserto. Migranti e attivisti l'hanno abbandonato nella notte per sfuggire allo sgombero: e ad accoglierli è stata la chiesa di Papa Francesco. Seguendo l'invito arrivato ieri sera dal vescovo di Ventimiglia Antonio Suetta, padre Francesco Marcoaldi ha aperto le porte del salone sotto la centralissima chiesa si San Nicola. Così stamattina, mentre le forze dell'ordine arrivavano sole tra tende smontate e qualche materasso abbandonato, fuori dalla chiesa gli attivisti mostravano uno striscione in ricordo delle ultime vittime del mare. E con il loro slogan: "open the Borders". Chiedono infatti l'apertura delle frontiere, che qui a Ventimiglia, come al Brennero, sbarrano la strada ai migranti in fuga dall'Italia per continuare il loro viaggio.

Una ventina di migranti che dormivano per strada in varie parti della città sono stati fermati dalle forze dell'ordine e fatti salire su un bus. Le forze dell'ordine - poliia, carabinieri, guardia di Finanza e un'imbarcazione della Capitaneria - stanno operando in rispetto dell'ordinanza di sgombero emessa venerdì scorso dal sindaco Enrico Ioculano per motivi di igiene e sicurezza pubblica, e senza tensioni.
Ma ora cosa può accadere ai profughi ospitati nella chiesa di San Francesco? La vicenda ricorda quella dei cosiddetti "Sans Papiers", altri profughi senza documenti che nei primi anni Duemila occuparono una chiesa nel centro di Parigi per un lungo periodo. Il vescovo Suetta, titolare della diocesi di Sanremo-Ventimiglia, ringrazia padre Francesco e confeema che si sta attivando per
concedere gli spazi del seminario di Bordighera per accogliere una tendopoli destinata ai migranti, come annunciato ieri sera. E padre Francesco, che su affaccia dalla chiesa intorno alle 8, dice di averi accolti senza pensarci troppo . "Li terrò qui finchè ce ne sarà bisogno". Ai pasti penserà la Caritas.

Il vescovo di Ventimiglia: “Una tendopoli in seminario per accogliere i migranti”

La Stampa
«L’imminente sgombero con la forza deve essere scongiurato, i migranti saranno ospitati nei terreni del seminario vescovile di Bordighera». Il colpo di scena è arrivato poco fa, al tramonto, alla vigilia dell’intervento delle forze dell’ordine che i bene informati davano per l’alba di domani.
 

Il vescovo della diocesi Ventimiglia-Sanremo Antonio Suetta è sceso in campo per evitare il blitz, contro la prospettiva dello scenario traumatico di corpi trascinati via a forza. Un’azione congiunta, con in campo anche la Caritas e il rettore del seminario Ferruccio Bortolotto. Contrattazioni febbrili con il Comune di Ventimiglia, mentre i No borders in serata stavano iniziando ad accompagnare i migranti verso Camporosso, sempre sulla spiaggia. La decisione è maturata mentre i primi 19 migranti arrivati da Genova, assegnati al Seminario dalla Prefettura, disfavano le valige. «Tra questi e quelli non c’è differenza, vivono lo stesso incubo, le porte sono aperte» - è stato il commento della Curia che ha confermato un’azione per evitare il blitz.

Il seminario ha messo a disposizione il campo di calcio, in grado di ospitare da 70 a cento persone nelle tende. I servizi igienici esistono, anche se hanno bisogno di una sistemata. Questione di giorni e di quella «divina provvidenza» che in queste occasioni il Ponente non ha mai fatto mancare alla Curia. Le condizioni poste alle Istituzioni sono due: gestione del «campo» delegata alla Caritas e un presidio di sicurezza da parte delle forze dell’ordine (nell’arco delle 24 ore).

«Le porte sono aperte anche ai No borders - dicono dal Seminario - a patto che intervengano come volontari e a titolo personale. Per chi vuol fare del bene non esistono mura o cancelli». Parole che ribadiscono l’impegno concreto sul fronte dell’emergenza migranti e in linea con la posizione di papa Bergoglio.

Certo è che l’azione della Curia è arrivata in un clima incandescente, tra le voci dello sgombero forzato fissato per questa mattina e le polemiche politiche per il fallimento, almeno parziale, del piano-Alfano.

Il vescovo e i suoi collaboratori hanno promosso un gesto, teso una prima mano, che nella giornata di domani potrebbe essere seguito da quello della prefettura che prendendo atto dell’allestimento del campo al seminario di Bordighera potrebbe in via di urgenza «legittimarlo» facendo in modo di mobilitare anche la protezione civile (con tende decorose al posto di quelle squarciate dal vento usate oggi dai migranti). «Ma noi siamo in grado anche di farcela con le nostre forze - hanno detto i seminaristi. La nostra è una scelta di servizio. Siamo qui per pregare, studiare, ma anche e soprattutto servire».

domenica 20 settembre 2015

Clamorosa iniziativa della polizia a Ventimiglia - Foglio di via per chi aiuta i migranti

La Repubblica
Tra le storie che arrivano dal confine di Ventimiglia, quelle dei migranti ancora accampati reclamando l’apertura delle frontiere, e quelle degli attivisti giunti per sostenerli, c’è la storia di Pasquale. Lui, il contadino della vicina Dolceacqua, che si era precipitato sugli scogli sin dai primi giorni della protesta, a giugno, con il suo marchingegno ad energia solare che ha ricaricato i telefonini di centinaia di migranti. Tutti in fila per ore, aspettando il loro turno: «Ma non lo usavano solo loro, la sera arrivavano anche i poliziotti con i cellulari», mette i puntini sulle “i”, Pasquale. Lui, portando energia (elettrica e non solo) all’accampamento, era diventato una colonna della protesta. Fin quando un documento della Questura gli ha vietato di mettere piede a Ventimiglia.

E non è l’unico ad averlo ricevuto: «Sono i provvedimenti con cui stanno decimando il nostro movimento, sperando di fermarci», spiega il giovane Lorenzo, una delle anime del presidio nato al confine in sostegno dei profughi. Il campo “No Borders”, autogestito da attivisti e migranti stessi, un’occupazione di suolo pubblico contestata «ma necessaria alla lotta politica sulla frontiera». Ebbene: «Pasquale, che per il campo ha fatto tanto, ha costruito anche bagni e docce, è stato una delle vittime di quei provvedimenti che colpiscono sempre più attivisti italiani – continua Lorenzo – Per ora abbiamo ricevuto 20 denunce per occupazione abusiva di suolo pubblico o manifestazione non autorizzata, e 8 fogli di via». Ovvero atti amministrativi – simili al daspo dato agli ultras perché non si avvicinino alle manifestazioni sportive – che accompagnano la denuncia, e vietano di permanere in città per 3 anni. Se violato, il reato diventa penale e si apre un ulteriore procedimento.

Tutto perché i destinatari dell’atto sono considerati “socialmente pericolosi”: la decisione viene presa «ritenuto che in quel Comune non vi ha residenza né alcuna regolare occupazione lavorativa – si legge nelle motivazioni del foglio di via che ha colpito anche Pasquale – e che si reca allo scopo di reiterare quei reati che creano allarme sociale, nonché valutata l’urgente necessità di allontanare (il soggetto) dal Comune di Ventimiglia in quanto si ha fondato motivo di reputarlo elemento pericoloso per l’ordine e la sicurezza pubblica». L’allontanamento è, di fatto, un tentativo da parte delle istituzioni di allentare le maglie della protesta evitando lo sgombero del campo, che farebbe esplodere la polveriera di confine. Che è sempre più scomoda, tanto che il sindaco di Ventimiglia Enrico Ioculano continua a chiedere alle forze dell’ordine di intervenire. E l’altra sera, durante l’ultima manifestazione con slogan e un temporaneo blocco della carreggiata davanti alla frontiera, la polizia italiana ha reagito a colpi di scudi e manganelli.

Ma quel provvedimento, che ha costretto a tornare a casa tanti ragazzi di fuori, colpisce più nel profondo Pasquale, «e non solo per la passione che mettevo nell’aiuto ai migranti al campo – racconta – ma perché questa è casa mia, abito a 7 chilometri da Ventimiglia e ci passavo spesso, per andare a fare compere, o all’ufficio di collocamento, perché vivo di lavoretti in città. Se ho commesso dei reati sono pronto a pagare, ma questa limitazione è eccessiva, non sono mica Totò Riina». E poi torna a pensare con orgoglio alla sua esperienza. «So fare un po’ di tutto e dopo il pannello solare per ricaricare i cellulari mi sono messo a costruire docce, bagni e montare rubinetti dove i ragazzi possono lavarsi dopo le preghiere, come prevede il loro rito». Tubi e allaccio all’acqua pubblica c’erano, loro se ne sono serviti. «Tutto funzionale, ci sono i servizi per gli uomini e quelli per le donne». E ora? «Intanto mi oppongo a questo provvedimento, facendo ricorso alla Prefettura. Nel frattempo ho comunicato alla polizia che in qualche modo devo infrangere il divieto, per Ventimiglia passo almeno due volte al giorno per andare in Francia dove ho trovato un lavoro come giardiniere. Già ho perso tutti i lavori in città e sto guadagnando molto meno».
Pasquale «ci manca – concludono Lorenzo e gli altri del presidio – Se temiamo che le forze dell’ordine taglino le gambe alla protesta? D’ora in poi cercheremo di rischiare meno. Ma quello che rischiamo noi è comunque nulla rispetto a quanto hanno passato i migranti »

venerdì 19 giugno 2015

Giallo migranti a Ventimiglia: la Francia "bara"? Polizia e Croce Rossa: "Espulsioni di persone mai transitate in Italia"

Corriere Quotidiano
Secondo la Polizia italiana e i volontari della Croce Rossa la Gendarmerie prova ad espellere anche i minorenni e immigrati che non sarebbero mai transitati dall'Italia

Giallo migranti a Ventimiglia, al confine tra Italia e Francia. Secondo quanto riportato dal sito di "Repubblica", la Polizia italiana accusa la Gendarmerie francese di "barare" e di provare ad espellere in Italia anche extracomunitari minorenni che, per legge, vanno ospitati nel Paese dove vengono fermati. Non solo. Anche i volontari della Croce Rossa confermano questi sospetti affermando che molti immigrati rimandati indietro dal governo francese non sarebbero mai transitati dall'Italia. "Ci rimandano di tutto, stanno ripulendo la Francia", sostiene un volontario della Croce Rossa. 

Da questa mattina, intanto, i migranti riportati in Italia dalle autorità francesi sono una trentina: lo riferisce la Polizia di Ventimiglia. Si tratta di giovani, tutti maggiorenni, che erano riusciti a passare il confine, utilizzando i treni oppure a piedi, attraverso i sentieri sulle montagne alle spalle di Ventimiglia, ma sono stati rintracciati dalle forze dell'ordine d'Oltralpe e riportati al confine di Ponte San Luigi. 

Presi in carico dalla Polizia italiana, vengono accompagnati alla stazione ferroviaria di Ventimiglia, presso il centro di prima accoglienza organizzato dal Comune con il supporto della Croce Rossa e della Caritas. Nella sola giornata di ieri sono stati "riammessi" in Italia oltre 150 migranti. In Francia, sulla questione migranti, si assiste ad una sorta di militarizzazione del territorio. 

Le stazioni ferroviarie di Nizza e Cannes sono letteralmente presidiate da Police Nationale e Gendarmerie. Aumentano, intanto, i profughi bloccati a Ventimiglia: secondo quanto riferito dalla Croce Rossa sarebbero più di 600, di cui circa 450 alla stazione ferroviaria e gli altri nella zona di Ponte San Ludovico, nei pressi del confine.

martedì 16 giugno 2015

Ventimiglia, sgomberato il confine, tensioni con la polizia, 2 arresti. La disperazione dei rifugiati.

La Presse
Ventimiglia - Sono stati arrestati due dei circa 100 migranti che stamattina sono stati sgomberati dalla zona di Ponte San Ludovico a Ventimiglia. I due si erano opposti al trasferimento organizzato dalla Croce Rossa per portarli alla stazione di Ventimiglia. Dopo un primo tentativo da parte degli uomini della Cri, i due erano stati caricati su un veicolo a parte per essere trasportati in questura a Imperia. I due sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale

Sono tra 100 e 200 i migranti ancora accampati sulla scogliera dei Balzi Rossi, l'ultimo lembo di territorio italiano a poche decine di metri dalla frontiera con la Francia. In questi minuti viene conclusa l'attività di bonifica e pulizia dell'area del ponte di San Ludovico, dove fino a poche ore fa erano accampati alcuni migranti che stamattina sono stati fatti spostare dalle forze dell'ordine. L'operazione, a quanto si apprende, non ha portato al ferimento di alcuna persona nonostante qualcuno, temendo un arresto, si sia gettato dal parapetto dell'area di sosta che c'è fra il ponte ferroviario e la scogliera.

Al momento i migranti sono seguiti da personale della Croce Rossa francese che li rifornisce di cibo ed alimenti, mentre alcuni di loro provvedono, seppur parzialmente, a ripulire la zona della scogliera dove sono accampati. Altri, invece, approfittano della giornata calda e del mare per provvedere ad un minimo di igiene personale. Qui si trovano praticamente solo ragazzi, non ci sono nè donne nè bambini. A vigilare sulla situazione le forze dell'ordine italiane, in numero ridotto, mentre al posto di frontiera è ben più visibile la presenza degli agenti della gendarmerie francese.