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sabato 14 agosto 2021

Migranti: espulsi in Marocco minori non accompagnati giunti a maggio nell'enclave spagnola di Ceuta

Ansa
Sono stati rimpatriati il 12 agosto dall'enclave spagnola di Ceuta, situata sulla costa del Nordafrica, decine di migranti minorenni arrivati lo scorso maggio nel corso di due giorni caotici in cui circa 10.000 persone entrarono in massa in territorio spagnolo. 

Lo riportano diversi media iberici, che citano fonti in loco. Autorità spagnole affermano che si tratta dell'applicazione di un accordo bilaterale firmato anni fa da Madrid e Rabat in materia di "emigrazione irregolare di minori non accompagnati". 

Le consegne dei minori al Paese nordafricano sono avvenute a piccoli gruppi, di circa 15 persone, secondo le informazioni arrivate da Ceuta.

Secondo la radio Cadena Ser, che ha anticipato la notizia, l'ordine di riconsegnare i giovani migranti a Rabat è partita dal ministro dell'Interno spagnolo, Fernando Grande-Marlaska, lo scorso 10 agosto. Il Ministero dell'Interno ha affermato all'ANSA che "non conferma né smentisce" quest'informazione. I media iberici sostengono che Madrid e Rabat hanno lavorato per giorni su un accordo di riconsegna dei giovanissimi migranti giunti a Ceuta a maggio senza accompagnatori adulti.

L'emergenza migratoria di tre mesi fa si aprì nelle prime ore del 17 maggio scorso, quando decine di migranti iniziarono a superare il confine tra Spagna e Marocco irregolarmente senza che le guardie di frontiera marocchine intervenissero per fermarli, in contemporanea con notizie di forti tensioni diplomatiche tra i due Paesi sul nodo del Sahara Occidentale (ex colonia spagnola rivendicata da Rabat). 

In poco più di 48 ore arrivarono circa 10.000 persone, tra cui numerose donne e bambini. Nei giorni successivi, vennero respinti o tornarono in Marocco spontaneamente circa 8.000 persone, mentre centinaia di minori rimasero a Ceuta. Alcuni vennero accolti in altre regioni della Spagna, mentre almeno 700, secondo i calcoli de El País, sono rimasti nell'enclave. Le autorità spagnole sostengono che l'accordo con Rabat prevede che il Marocco si faccia carico dei minori nel rispetto dei loro diritti, o consegnandoli ai genitori o attraverso i propri servizi sociali rivolti all'infanzia.

Save the Children e altre ong protestano per quanto sta avvenendo, sostenendo che "qualsiasi espulsione collettiva è illegale", in particolare se gli allontanamenti sono effettuati "contro la volontà dei minori".

mercoledì 19 maggio 2021

Migranti - Crisi di Ceuta - 8mila migranti arrivati in 48 ore nell’enclave spagnola - Foto simbolo: neonato salvato dalla Guardia Civil - 4 mila respinti.

Il Fatto Quotidiano
Nella serata di ieri il governo marocchino ha chiuso nuovamente i valichi di confine, dopo che Madrid aveva già respinto 4 mila delle persone giunte illegalmente sul territorio e schierato l'esercito per per impedire a migranti di raggiungere la città. Sanchez, "Il governo sarà fermo nella difesa dei confini nazionali". Dalla Commissione Ue: "Non ci lasceremo intimidire"

Almeno 8.000 migranti in due giorni, tra cui donne e bambini. A distanza di 48 ore, la crisi dei migranti di Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco, non sembra destinata a concludersi, mettendo a rischio la vita di migliaia di persone. Questa mattina è stata diffusa una foto che ritrae un neonato salvato dalla Guardia Civil spagnola e che testimonia la drammaticità delle ultime ore.

Nella serata di ieri il governo marocchino ha fatto sapere di aver chiuso nuovamente i valichi di confine, dopo che Madrid aveva già respinto 4 miladelle persone giunte illegalmente sul territorio, e schierato l’esercito per per impedire a migranti di raggiungere la città. Il premier spagnolo Sanchez si è recato personalmente a Ceuta e Melilla, accolto tanto da fischi quanto da applausi. Il suo governo, dice, sarà “fermo” nella difesa dei confini nazionalie nelle attività volte a ristabilire l’ordine alla frontiera con il Marocco.

sabato 14 novembre 2020

14 mila migranti in fuga dall'Africa Occidentale in Spagna nel 2020, senza interventi adeguati le Isole Canarie diventeranno come le isole greche

Il Manifesto
Il molo di Arguineguin, nella località Mogán, nell’isola di Gran Canaria, sembra un campo profughi. Sono almeno 1500 le persone nelle tende. Dall’inizio dell’anno sono arrivati alle Isole Canarie, territori spagnoli, più di 14.000 persone. Una cifra impressionante, un aumento del 600 % degli arrivi rispetto allo scorso anno.


Il fine settimana del 7-8 novembre scorso, sono state 2200 le persone arrivate in piena crisi sanitaria, che morde le isole come la Spagna continentale. 

Le barche partono non solo dal Marocco e dalla Mauritania, le due nazioni più vicine all’arcipelago, ma anche dal Senegal e dal Gambia, più di 1.000 chilometri (600 miglia) più a sud.

«Oltre le persone sul molo, che dormono all’addiaccio, ci sono altre 5.000 persone circa alloggiate in hotel vuoti, dato che la stagione turistica dell’isola si è fermata a causa della pandemia Covid-19. 
[...]
Secondo le agenzie internazionali che si occupano di migrazioni, senza un’azione rapida da parte del governo spagnolo la situazione potrebbe precipitare e arrivare ai livelli delle isole greche. 

Christian Giacinto Elia

sabato 29 giugno 2019

Spagna - La Guardia costiera, fa il suo lavoro e salva 130 migranti nel Mare di Alboran

AGI
La Guardia costiera spagnola ha soccorso 130 migranti, tra loro 15 donne e un bambino, che si trovavano a bordo di due imbarcazioni localizzate nel Mare di Alboran. 

La prima richiesta di soccorso è arrivata alle 14 per una barca partita da Bouyafar, in Marocco. Poco dopo, il centro di coordinamento dei soccorsi ha ricevuto una seconda informazione sulla partenza di un'altra barca, questa volta dalla baia di Al Hoceima.
Le due imbarcazioni sono state localizzate dall'aereo "Jason 45" dell'Aeronautica militare. Verso le 18.30 la motovedetta "Salvamar Spica" ha raggiunto la prima barca e ha soccorso i suoi 77 occupanti e poco dopo e' intervenuta la motovedetta "Salvamar Hamal" per la seconda operazione di recupero.

venerdì 9 novembre 2018

Francia respinge oltre 10mila migranti in Spagna violando il diritto europeo. Crisi alla frontiera di Irun

AnsaMed
Madrid - La frontiera di Irun sul versante nord-occidentale spagnolo al confine con la Francia rischia di diventare un campo di rifugiati per i respingimenti immediati da parte della gendarmeria francese. 


Come alla frontiera italo-francese, le espulsioni 'express' sono realizzate senza garanzie, spesso a margine dell'iter legale, e i migranti abbandonati in territorio spagnolo, secondo quanto denunciano varie Ong e documentano immagini mandate in onda dalla televisione basca ETB

Tra gennaio e ottobre di quest'anno, la Francia ha respinto in Spagna oltre 9.038 migranti irregolari, al ritmo di un migliaio al mese, il triplo dei dati diffusi dal governo iberico e pari al 26% in più che nello stesso periodo del 2017, stando ai dati della polizia francese frontaliera (Paf), citati da El Pais. 

La gran parte delle espulsioni avviene sul versante frontaliero di Irun, dove nei primi nove mesi dell'anno sono aumentate del 59% rispetto al 2017, fino a 5.609, secondo le fonti citate. 

Il ripristino dei controlli alla frontiera con le "non ammissioni", come sono tecnicamente definite, è giustificato dalle autorità francesi con la deroga dell'accordo Schengen per motivi di "sicurezza nazionale" e di lotta al terrorismo, dopo gli attacchi jihadisti del novembre 2015 a Parigi.


"I controlli si fanno in maniera sistematica e selezionando il profilo etnico, il che è discriminatorio e contrario al diritto europeo", sostiene l'esperto di migrazioni dell'Università dei Paesi Baschi, Iker Barbero. 

Varie Ong, fra le quali Sos Racismo, hanno denunciato l'alto numero di casi in cui la gendarmeria francese, eludendo l'iter legale, riporta i migranti irregolari in territorio spagnolo a bordo di furgoni anonimi, senza distintivi ufficiali, abbandonandoli dall'altro lato della frontiera, come documentano filmati emessi a ottobre dalla televisione basca ETB. 

Immagini che hanno costretto il ministro degli Interni, Fernando Grande-Marlaska, a riconoscere la pratica di ritorni a margine dell'accordo del 2002 col paese vicino, ma definendoli "assolutamente puntuali". La Red di Acogida di Irun, Ong per l'accoglienza e l'assistenza ai migranti, ha ripetutamente denunciato l'emergenza nelle strutture di transito di Irun e San Sebastian, in Guipuzcoa, sature e con i volontari sopraffatti dagli arrivi in massa. "Ogni giorno arriva più gente che si unisce ai migranti respinti alla frontiera, in molti casi richiedenti asilo e senza neanche un ordine di ritorno alla polizia spagnola", rilevano fonti della Ong citate dalla Tv Cuatro. 

I respingimenti di immigrati da parte della Francia rischiano di far collassare i servizi di assistenza sociale nei Paesi Baschi, dove la Croce Rossa ha assistito quasi 10mila migranti negli ultimi mesi. 

Il governo spagnolo, nel difendere le "eccellenti relazioni" con il Paese vicino, che ha collaborato con Madrid anche alla ripartizione dei migranti salvati a bordo della nave Aquarius e da altre Ong nel Mediterraneo, mantiene bassi i toni della polemica. E non ha presentato nessuna protesta ufficiale alle autorità francesi, come confermano fonti del ministero degli esteri a El Pais. Ma, come già accaduto per l'Italia, le espulsioni 'express' rischiano di suscitare forti tensioni. "Ci sono state perfino incursioni in territorio italiano della gendarmeria francese", ha ricordato il ministro degli Esteri, Josep Borrell, al Congresso dei Deputati. "Ma non consta che questo sia accaduto alla frontiera spagnola", ha assicurato.

Tuttavia, nel medio periodo, la Spagna, divenuta principale rotta di sbarco di migranti nel Mediterraneo, da Paese di transito verso il centro e nord Europa rischia di diventare destinazione finale dei flussi clandestini. Con un totale di 53.382 extracomunitari giunti dall'inizio del 2018, la penisola iberica supera già del 9% gli arrivi in Italia e Grecia assieme, pari a 48.706 persone, secondo i dati diffusi dal ministero degli Interni.


Paola Del Vecchio

Leggi anche: EITB Francia traslada a Irun migrantes saltándose el protocolo de devolución

domenica 29 luglio 2018

Spagna salva mille migranti in 48 ore. Lo scorso anno l'Italia era elogiata dall'Europa per l'accoglienza ai migranti

HuffPost
Il servizio marittimo spagnolo ha salvato in 48 ore quasi mille migranti che tentavano di attraversare il mar Mediterraneo per raggiungere l'Europa. I soccorsi hanno recuperato stamane 206 migranti da dieci imbarcazioni diverse dopo aver salvato ieri 774 persone su 52 gommoni.


Il giro di vite in Libia ha reso più difficile raggiungere le coste italiane e dunque molti migranti tentano altre rotte come l'Algeria e il Marocco per raggiungere la Spagna dove sono almeno 20 mila gli arrivi registrati nel 2018.

lunedì 11 giugno 2018

Lezione dalla Spagna, accolta l'Aquarius, la Ue: "Ecco la vera solidarietà". Orban disponibile ad aiutare l'Italia ad espellere i migranti.

La Repubblica
La nave carica di migranti sarà accolta a Valencia. Plaudono le isituzioni europee, ma intanto le divisioni arrivano anche in Germania.


Sarà dunque la Spagna di Pedro Sanchez ad accogliere la nave Aquarius, lì dove l'Italia ha negato l'approdo nei suoi porti dopo essersi rimpallata la questione con Malta. Madrid ha dato istruzioni affinché "rispettando gli impegni internazionali in materia di crisi umanitarie" sia Valencia ad accogliere l'imbarcazione con 629 persone a bordo - fra cui 123 minori non accompagnati, 11 bambini, e sette donne in stato di gravidanza. 

"E' nostro dovere aiutare ad evitare una catastrofe umanitaria e offrire 'un porto sicuro' a queste persone, rispettando così gli obblighi del diritto internazionale", ha detto il premier spagnolo spiegando la sua decisione. Un gesto dettato da ragioni umanitarie gli fa eco il presidente della Comunidad Valenciana, Ximo Puig. Rammaricandosi che la nave sia, al momento, "abbandonata" nel Mediterraneo.

La decisione spagnola è stata subito accolta con favore dal commissario Europeo all'immigrazione, Dimitris Avramopoulosche l'ha definita "vera solidarietà messa in pratica" su Twitter: "Accolgo con favore la decisione del governo spagnolo di lasciar sbarcare l'Aquarius a Valencia per motivi umanitari. Questa è vera solidarietà messa in pratica, sia nei confronti dei disperati, sia nei confronti degli altri stati membri dell'Unione Europea"

Plaude anche il portavoce del segretario generale del Consiglio d'Europa Daniel Holtgen: "Accogliamo con favore la decisione della Spagna di aiutare la nave Aquarius e fornire sostegno umanitario. Ma continuiamo ad appellarci alla solidarietà degli stati membri senza la quale non è possibile alcuna soluzione sostenibile".

Naturalmente la scelta spagnola è stata accolta con favore dal premier italiano Giuseppe Conte che su Facebook scrive: "Le richieste dell'Italia cominciano ad essere ascoltate. Avevamo chiesto un'Europa più solidale e che il nostro Paese non fosse lasciato solo nella gestione dei flussi migratori. L'iniziativa della Spagna va proprio in questa direzione. È una svolta importante: da oggi l'Italia non è più sola. Ora continuiamo a lavorare per cambiare davvero il Regolamento di Dublino". L'emergenza immigrazione, fa sapere, "sarà il primo punto che affronterò venerdì nel mio incontro con il Presidente Macron e lunedì prossimo con la Cancelliera Angela Merkel. Vogliamo portare a casa una riforma del Regolamento di Dublino più giusta ed equa per tutti". Anche il premier maltese Joseph Muscat ha ringraziato la Spagna di Pedro Sanchez per la disponibilità ad accogliere la Aquarius annunciando in un tweet l'invio di nuove forniture alla nave. Ma intanto attacca: "L'Italia ha rotto le regole internazionali e ha causato una stallo. Dovremo sederci e discutere su come evitare che ciò accada di nuovo. È un problema europeo".

Ma anche in Germania si litiga sulla questione migranti. Solo stamattina Berlino aveva chiesto a Italia e Malta di assumersi le proprie responsabilità: Angela Merkel e il suo ministro dell'Interno Horst Seehofer non sono d'accordo sulla questione cruciale del piano sull'immigrazione che in queste ore era al vaglio della cancelleria. Seehofer, esponente bavarese della Csu, insiste sul fatto che i futuri richiedenti asilo che siano già registrati in altri Paesi dell'Unione europea o siano stati già espulsi dalla Germania debbano essere respinti alle frontiere tedesche. Merkel si oppone. Tant'è che la presentazione del piano slitta: non si terrà domani come previsto, ma è rinviato a data da destinarsi.

Intanto a dar manforte a posizioni rigide come quella del ministro degli Interni italiano Matteo Salvini, di chiudere i porti ci pensa l'Ungheria di Viktor Orbán, con il premier sovranista che in un'intervista diffusa alla radio stamattina ha dichiarato: "Gli italiani hanno detto con un libero voto di volersi liberare dall'ondata di migranti. Se il nuovo governo italiano vuole, l'Ungheria guidata da me che sono stato il precursore della fermezza in nome dell'Europa cristiana è pronta a fornire a Roma il suo aiuto e la sua esperienza. Non certo per ripartire i migranti tra vari paesi membri dell'Unione europea. Semmai siamo pronti ad aiutare gli amici italiani a espellere i migranti".

lunedì 30 aprile 2018

Sbarchi continui in Andalusia, tratti in salvo 140 migranti. 144 morti nel 2018 nella traversata verso la Spagna

Ansa
Madrid - Proseguono senza sosta gli sbarchi di migranti sulle coste dell'Andalusia. All'alba di oggi sono giunte al porto di Motril (Granada) 51 persone di origini subsahariane, soccorse dai mezzi del Salvataggio marittimo nel mare di Alboran, a 18 miglia a sudest fra la costa di Malaga e Granada


Mercoledì pomeriggio, un'altra barcaccia con 38 migranti a bordo e un gommone con 51 subsahariani, alla deriva per le cattive condizioni di visibilità e per il maltempo, erano stati intercettati nelle acque del mare di Alboran da motovedette coordinate dal Centro di emergenze di Granada. 

Tutti i migranti, sbarcati all'alba di ieri nel porto granatino, sono stati assistiti dalla Croce rossa. Intanto l'elicottero Helimer 207 e la motovedetta Salvamar Spica proseguono le ricerche dei 12 migranti dispersi nel naufragio di mercoledì al largo delle coste del Marocco, a 15 miglia a sudest dell'Isola di Alboran, in cui sono stati finora recuperati cinque cadaveri, mentre 14 persone sono state tratte in salvo. 

Almeno 144 migranti sono morti dall'inizio dell'anno nel tentativo di raggiungere le coste spagnole, secondo i dati diffusi dall'Organizzazione Internazionale delle Migrazioni.

mercoledì 28 marzo 2018

Spagna, Comitato diritti umani ONU: ammissibile il ricorso di Puigdemont contro "violazione" dei suoi diritti politici

Diario del Web
Il Comitato dei diritti umani delle Nazioni Unite ha ammesso di valutare il ricorso dell'ex presidente catalano Carles Puigdemont contro la «violazione» dei suoi diritti politici in Spagna. Lo riporta il quotidiano LaVanguardia. 


Secondo una nota, il comitato delle Nazioni Unite ha accettato il reclamo ieri, mentre Puigdemont è apparso davanti alle autorità tedesche dopo essere stato arrestato domenica. 

La Commissione, che a breve dovrà pronunciarsi sul merito della denuncia, aveva già considerato positivamente nei giorni scorsi il ricorso di un altro leader politico catalano detenuto, Jordi Sanchez, e ha chiesto in forma cautelare a Madrid di tutelare i suoi diritti politici.
Intanto, proseguono le proteste per l’arresto dell’ex numero uno della Generalitat. In mattinata, alcuni dimostranti hanno bloccato il traffico sull’autostrada AP-7 a Figueres, presso il confine francese, ma gli automobilisti sono stati fermati anche su altre strade della regione. A Barcellona rimaste paralizzate le «avenide» Diagonal e Meridiana, gettando nel caos la metropoli. I manifestanti chiedono la liberazione dell'ex-presidente e degli altri leader catalani in carcere preventivo a Madrid.

mercoledì 7 febbraio 2018

Spagna - Il maltempo non frena sbarchi migranti a Ceuta e Melilla - Oltre 80 in 48 ore

Ansa
Madrid - Il maltempo e il gelo invernale non fermano gli sbarchi di migranti nelle enclavi spagnole in nord Africa. Complessivamente 81 migranti che viaggiavano su tre imbarcazioni sono stati tratti in salvo al largo di Ceuta e Melilla nelle ultimi 48 ore. 


Trentuno migranti di origini subsahariane sono stati soccorsi da una motovedetta dalla Guardia Civil mentre tentavano di arrivare alla costa settentrionale di Melilla a bordo di un gommone. Fra le persone che hanno rischiato di annegare, due donne e due minori, caduti in mare dopo che l'imbarcazione era stata bucata in maniera intenzionale prima dell'arrivo degli agenti, informano fonti del governo di Melilla. 

Il gommone era stato avvistato dal servizio di frontiera dell'istituto armato al largo di Horcas Coloradas, una località nella zona nord della città autonoma. I migranti soccorsi sono stati assistiti allo sbarco da volontari della Croce Rossa, mentre le due donne con i minori sono stati trasferiti in ospedale. 

Altri undici stranieri di origini subsahariane sono stati soccorsi all'alba di oggi su un'imbarcazione al largo di Bebzú, nell'altra enclave spagnola di Ceuta. Intercettata all'altezza della località di Calamocarro da una motovedetta della Guardia Civil, la barca a motore era in avaria ed è stata trainata a Ceuta. 

I migranti sono stati aiutati nello sbarco da una squadra di emergenza della Croce Rossa ed erano tutti in buone condizioni di salute, nonostante le basse temperature. Domenica sera, altri 39 stranieri di origini subsahariane, fra i quali quattro donne e un minore, erano sbarcati nelle Isole Chafarinas, arcipelago spagnolo al largo delle coste marocchine. 

Soccorsi dai militari del distaccamento locale, sono stati trasferiti successivamente a Melilla, nel centro di soggiorno temporaneo per immigrati, in attesa delle procedure per il rimpatrio nei paesi d'origine. Sabato scorso Melilla è stata teatro di una nuova tragedia, dopo il recupero in mare, a cinque miglia dalla costa, di una ventina di cadaveri di immigranti annegati nel naufragio dell'imbarcazione sulla quale viaggiavano. 

Gli sbarchi degli ultimi giorni confermano che la rotta migratoria verso Melilla continua a essere fra le più battute nel Mediterraneo occidentale dopo l'aumento registrato lo scorso anno, quando 681 migranti arrivarono nella città autonoma su 29 imbarcazioni, a fronte dei soli 70 sbarcati nel 2016, secondo i dati del ministero degli Interni. 

Altri 4.184 'sin papeles' sono riusciti ad accedere all'enclave spagnola via terra nel 2017, rispetto ai 3.818 registrati l'anno prima. Secondo l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), la Spagna è stato quest'anno il secondo punto di accesso privilegiato per i migranti che arrivano in Europa con 1.279 arrivi. Al primo posto l'Italia con 4.256 sbarchi.

martedì 16 gennaio 2018

Spagna/Marocco - Ressa a frontiera Ceuta, per sfondare il confine, morte due donne marocchine.

Ansa
Madrid - Ancora una tragedia al varco del Tarajal II, alla frontiera fra il Marocco e Ceuta. Due donne sono morte schiacciate e numerose sono rimaste ferite all'alba di oggi nella ressa di ambulanti che premeva per entrare nell'enclave spagnola. 

Uno dei quattro migranti nascosti nell'auto che ha sfondato a Melilla
La nuova valanga umana si è registrata alle 5 e mezza del mattino nella fila di centinaia di 'portatrici' in attesa dal lato marocchino, secondo quanto hanno confermato fonti delle polizie di Madrid e Rabat, citate dall'agenzia Map, senza specificare il numero di feriti.

Le vittime sono Ilham Ben Charif e Souad Zniter, entrambe residenti a Castillejos, la prima madre di tre figli, informa il quotidiano on line El Faro de Ceuta. C'è stata una sorta di arrembaggio, ha detto una testimone a Faro TV, "e Ilham, che era davanti a me, è caduta ed è stata calpestata dalla folla.

L'altra donna, che ancora respirava, è stata portata via in ambulanza".

I tumulti sono quotidiani al varco del Tarajal II, l'unico aperto ai venditori ambulanti lungo gli 8 km del perimetro frontaliero fra il Marocco e la città autonoma, attraversato ogni giorno da circa 9mila persone, per il contrabbando di ogni tipo di merci, stimato in 405 milioni di euro l'anno, secondo uno studio dell'Università di Granada. L'anno scorso sono morte altre 4 donne marocchine, in tre diversi assalti - ad agosto, aprile e marzo - schiacciate nella ressa di chi voleva entrare in territorio spagnolo.

Per impedire le calche di 'portadores', come sono chiamati gli ambulanti, dall'agosto scorso le autorità marocchine hanno regolato l'accesso, consentendo quello delle donne i lunedì e mercoledì e quello degli uomini i martedì e i giovedì, con la distribuzione di tickets per il passaggio. Ma non è servito a frenare le tragedie.

Paola Del Vecchio

sabato 23 dicembre 2017

Spagna - La sanità non è un diritto per tutti. No cure agli irregolari

Ansa
La Corte costituzionale spagnola ha dichiarato incostituzionale il decreto legge del governo della comunità di Valencia che consente l'accesso universale alla sanità anche agli immigrati in situazione irregolare.


Secondo la sentenza dell'alta corte, riferiscono i media iberici, il decreto approvato nel 2015 dal governo regionale presieduto dal socialista Ximo Puig invade le competenze del governo centrale. Quest'ultimo, in particolare con il decreto legge 16/2012, in piena crisi economica e finanziaria escluse dall'assistenza sanitaria 870mila 'sin papeles'. In risposta alla normativa, Valencia e le comunità delle Baleari, di Aragona, della Cantabria e dei Paesi baschi modificarono la legislazione regionale per garantire l'assistenza sanitaria ai migranti irregolari rimasti fuori dal sistema sanitario nazionale. Per l'assistenza sanitaria ai 30mila migranti in situazione irregolare stimati nella regione, la comunità di Valencia ha stanziato 6,05 milioni di euro, pari allo 0,1% del Bilancio dell'assessorato alla sanità previsto per il 2018. La sentenza dell'alta corte mette a rischio l'assistenza a decine di migliaia di irregolari in tutte le regioni che attualmente la erogano.

Il presidente Ximo Puig,in dichiarazioni ai media, ha assicurato che il governo regionale continuerà a garantire l'universalità delle prestazioni sanitarie "attraverso i meccanismi che saranno necessari". "Qualunque persona che entrerà in un centro sanitario o in un ospedale di Valencia sarà assistita e in nessun caso gli verrà passata la fattura sanitaria", ha assicurato. "Tutti hanno diritto alla sanità, oggi e nel futuro", ha aggiunto il governatore.

La Generalitat starebbe valutando strumenti giuridici per blindare l'assistenza sanitaria universale e aggirare il veto di incostituzionalità, inclusa la possibilità di una "sovvenzione personalizzata". Puig non ha risparmiato critiche all'esecutivo centrale presieduto da Mariano Rajoy: "Il governo di Spagna sta usando la via giudiziaria per giustificare comportamenti ingiustificabili", ha osservato. "E la sentenza della Corte costituzionale non è giusta né umana", ha concluso.

Da parte sua, Amnesty International, assieme al Centro per i Diritti Economici e Sociali e a Medici del Mondo, denuncia che la sentenza della Corte costituzionale contravviene agli obblighi fondamentali di diritti umani, è "regressiva, discriminatoria e mette a rischio la vita delle persone escluse dal sistema sanitario dal decreto legislativo 12/2012".

Paola Del Vecchio

martedì 21 novembre 2017

Sbarchi record in Spagna, 23.187 arrivi da gennaio. Rotta Mediterraneo occidentale è tornata a essere la più battuta

Ansa
Madrid - Le continue ondate di sbarchi di migranti sulle coste spagnole o via terra, attraverso le enclavi in Marocco di Ceuta e Melilla, confermano che la rotta migratoria del Mediterraneo occidentale è tornata a essere la più battuta, a fronte di un declino di quelle del corridoio centrale e orientale del Mare Nostrum. 


E questo, secondo alcune Ong impegnate nell'assistenza ai rifugiati, è dovuto alla difficoltà crescente per i subsahariani di attraversare la Libia o il Niger per tentare di arrivare dal Nord Africa alle coste del sud Europa.
Dall'inizio dell'anno al 19 novembre, 23.187 migranti sono giunti in territorio spagnolo, 19.983 dei quali via mare, mentre altri 3.204 attraverso Ceuta e Melilla, secondo i dati diffusi dal ministero degli Interni. Nello stesso periodo, 161 persone sono morte annegate nel tentativo di raggiungere le coste iberiche, le ultime tre all'alba di domenica di fronte a Ceuta.

Si tratta del maggiore numero di sbarchi dal 2006, quando 31.678 'sin papeles' arrivarono all'arcipelago delle Canarie e altri 7.500 al sud della Spagna. Sebbene numericamente superiori per numero di sbarchi, le rotte dalla Libia all'Italia e dalla Turchia alla Grecia registrano nello stesso periodo una diminuzione: la prima, con 114.606 migranti da gennaio al 17 novembre scorso, rispetto ai 167.828 dello stesso periodo del 2016 (-31,7%), secondo i dati diffusi dal ministero italiano degli interni; la seconda con una caduta ancora più significativa da 170.679 nel 2016 a 25.614 migranti dall'inizio di quest'anno.
Dei flussi giunti in Spagna, i migranti di origini marocchine sono i più numerosi, pari al 23,1%, seguiti dagli algerini (20,9%) e da quelli di origini subsahariane - ivoriani, guineani, camerunensi, malesi, nigeriani, - pari al 55,8% del totale. Dopo il fronte marocchino le fonti del ministro degli interni, citate dai media iberici, confermano l'apertura di quello algerino: nella provincia di Murcia sono sbarcati 519 migranti algerini, che viaggiavano su 49 imbarcazioni salpate dal paese magrebino, soltanto nell'ultimo fine settimana.
Un'"incursione migratoria" senza precedenti, come ha rilevato ieri il prefetto della regione, Francisco Bernabé, che l'ha definita "un attacco coordinato contro le nostre frontiere". Alla luce dell'ondata di sbarchi, il ministro degli interni, Juan Ignacio Zoido ha chiesto pubblicamente ad Algeri di rafforzare la vigilanza sulle coste e ha annunciato per questa settimana una riunione con l'ambasciatrice dell'Algeria in Spagna, Taoud Feroukhi, per affrontare l'emergenza dell'"allarmante ondata di sbarchi". 

Nelle prime due settimane di novembre, sono ripresi anche gli sbarchi sulle coste della Canarie, che non si registravano da anni, con l'arrivo di tre imbarcazioni con a bordo 45 migranti provenienti dalla Mauritania e 47 di origini senegalesi.

lunedì 21 agosto 2017

Arrestato in Spagna Dogan Akhanli su mandato di cattura turco, scrittore critico verso Erdogan

Corriere della Sera
Lo scrittore turco-tedesco Dogan Akhanli, è stato arrestato il 19 agosto in Spagna, nella città di Granada, dopo che le autorità turche avevano emesso un ordine di cattura internazionale nei suoi confronti. 


Dogan Akhanli
Ora, per ottenere l'estradizione, la Turchia dovrà dimostrare la effettiva esistenza di un procedimento nei confronti di Akhanli, supportata da indizi di colpevolezza a carico dello scrittore, trasferitosi nella città tedesca di Colonia nel 1995.

L'avvocato dello scrittore, Ilias Uyar, ha spiegato allo Spiegel che il suo assistito è vittima di "una caccia alle streghe che prende di mira chiunque sia critico del governo turco". Il ministero degli Esteri tedesco è in contatto con le autorità spagnole e ha chiesto che l'estradizione non abbia luogo.
Nei giorni scorsi il presidente Recep Tayyip Erdogan aveva invitato i turchi residenti in Germania a non votare per la Cdu, l'Spd o i verdi perché animati da sentimenti anti turchi. L'arresto di Akhanli è stato commentato dal leader dei socialdemocratici Martin Schulz: "Questo è uno sviluppo drammatico - ha detto - che fa parte della reazione paranoica al golpe fallito. 

Ora Erdogan dà la caccia ai nostri cittadini nei Paesi della Ue". Akhanli è fuggito dalla Turchia nel 1991 dopo essere stato detenuto per svariati anni a causa delle sue attività di opposizione e per aver diretto un giornale di sinistra.

Monica Ricci Sargentini

giovedì 17 agosto 2017

Migranti, 600 salvataggi in Spagna. Flusso triplicato dopo forte riduzione dalla Libia in Italia

Il Foglio
Solo ieri 600 salvataggi. Tra le imbarcazioni usate anche dei pedalò. Per le Nazioni Unite, gli arrivi nel paese europeo sono triplicati rispetto al 2016


Nel Mediterraneo si intensificano gli sbarchi dei migranti che seguono la rotta che va dal Marocco alla Spagna. Solo ieri, la guardia costiera spagnola ha salvato 600 persone che, a bordo di imbarcazioni di fortuna – persino dei pedalò –, attraversavano i 13 chilometri che separano l'Africa dall'Europa. Tra di loro c'erano anche 35 bambini e un neonato.
Secondo le ultime statistiche fornite dalle Organizzazione mondiale per l'immigrazione (Oim), quest'anno sono sbarcati in Spagna oltre 9mila migranti, un numero triplicato rispetto al 2016. 

Continuando con questi ritmi, spiegano le Nazioni Unite, il totale degli arrivi nel paese potrebbe superare anche quello relativo agli sbarchi in Grecia, notevolmente rallentato dopo l'accordo tra l'Ue e la Turchia. 

La distanza estremamente ridotta che separa le due sponde dello Stretto di Gibilterra permette ai migranti di usare imbarcazioni vecchie, spesso senza motore con un sistema messo in piedi da trafficanti di uomini del tutto simile a quello che interessa la rotta che separa la Libia dall'Italia. Queste reti criminali, ha scritto la Bbc, contattano direttamente le autorità spagnole nel momento in cui i barconi entrano in acque internazionali, per farsi raggiungere e portare in salvo il carico di uomini. Una tecnica comunque rischiosa, che dall'inizio di quest'anno ha portato alla morte di 120 persone, affondate per le precarie condizioni delle imbarcazioni usate.

I numeri degli arrivi sulle coste della Spagna meridionale non includono gli sconfinamenti nelle enclavi di Ceuta e Melilla, gli unici due confini terrestri che separano l'Europa dall'Africa. I dati dicono comunque che la situazione nello Stretto di Gibilterra non è paragonabile – per numeri di sbarchi, di partenze e di morti – a quella al largo del Mar libico. 

In Italia, però, le organizzazioni internazionali e italiane confermano che nelle ultime settimane, nonostante il mare calmo, gli sbarchi sulle nostre coste sono diminuiti nettamente (meno 57 per cento rispetto a giugno). Un risultato degli accordi presi tra l'Italia e il governo libico, che si è impegnato ad aumentare gli sforzi per il pattugliamento delle sue coste. 

Ma d'altra parte, l'apertura delle nuove rotte nel Mediterraneo, come nel caso spagnolo, conferma le tesi sollevate dal governo italiano in questi anni a Bruxelles: il problema degli sbarchi non è di un paese solo e richiede una risposta organica di tutti i 27 stati Ue.

martedì 8 agosto 2017

La corsa dei migranti coglie di sorpresa le guardie: in 180 superano il valico nell'enclave di Ceuta

La Repubblica
Una corsa di un chilometro alle prime luci dell'alba al valico di frontiera di Tarajal per eludere la sorveglianza. Così 187 migranti sono riusciti a superare il confine tra il Marocco e l'enclave spagnola di Ceuta, in Africa. 

''Non c'erano stati tentativi simili da molto tempo'', ha spiegato un portavoce della Guardia civile all'agenzia Afp. Quasi tutti, per la maggior parte giovani provenienti dall'Africa subsahariana, sono stati trasferiti in un centro dove potranno fare domanda d'asilo. 

Secondo il ministero degli interni di Madrid, sono 10.751 i migranti irregolari entrati in territorio spagnolo via terra o mare nei primi sei mesi dell'anno, 3.204 dei quali attraverso le enclave di Ceuta e Melilla. I due territori autonomi, parte dell'Unione Europea, sono enclave spagnole appartenenti geograficamente all'Africa e politicamente alla Spagna

lunedì 20 marzo 2017

Migranti, le rotte nel Mediterraneo: i casi di Ceuta e Melilla

Look Out
Gli accordi stipulati tra UE e Marocco e i sistemi di controllo garantiscono stabilità in quest’area, ma molte ONG denunciano il mancato rispetto dei diritti umani. La situazione nelle due enclave spagnole


Ceuta e Melilla, due territori spagnoli nel Nord del Marocco, città autonome dal 1995, unico confine terrestre tra Europa e Africa. Quando si parla di flussi migratori verso l’Europa, si fa riferimento alla rotta balcanica o alla rotta del Mediterraneo centrale che collega la Libia alle coste italiane. Ma esistono anche due vie d’ingresso in Spagna. Da una parte, la rotta dell’Africa Occidentale, dalla costa atlantica del Marocco verso le isole Canarie, sempre meno utilizzata. Dall’altra, quella del Mediterraneo Occidentale, che passa per le due enclave di Ceuta e Melilla, circondate da una doppia barriera di filo spinato e fossati.

Negli anni Novanta, i migranti diretti in Spagna erano per lo più cittadini marocchini e algerini. Poi, a causa dei numerosi conflitti, il Marocco si è trasformato in Paese di transito per i migranti africani sub-sahariani, provenienti da Mali, Sudan, Ciad, Camerun, Nigeria, Repubblica Centrafricana. Con un aumento delle persone in movimento lungo questa rotta e diversi episodi di tensione al confine.

Oggi, secondo i dati forniti dall’agenzia europea Frontex e dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM), il flusso migratorio è contenuto, anche se in progressivo aumento per via della crisi siriana. Nel 2016, 10.231 migranti hanno tentato di oltrepassare illegalmente il confine spagnolo a Ceuta e Melilla. Dal gennaio del 2015 al marzo del 2017, sono stati registrati 18.985 arrivi in Spagna. Un numero comunque limitato, se confrontato con gli oltre 351.000 arrivi in Italia nello stesso periodo.

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di Alice Passamonti

sabato 18 febbraio 2017

Ceuta, centinaia di migranti assaltano il muro: in 400 superano la frontiera

La Repubblica 
L'azione, la mattina del 16 febbraio, contro la barriera che circonda l'enclave spagnola in territorio marocchino: almeno la metà è riuscita a raggiungere il suolo europeo. Almeno quaranta feriti
Migranti africani con una bandiera europea dopo aver superato la barriera
di Ceuta dopo l'assalto di stamattina (ap)
Madrid - Circa 400 migranti illegali, ma alcuni dicono cinquecento, hanno forzato il passaggio questa mattina nel 'muro' che circonda l'enclave spagnola di Ceuta in territorio marocchino penetrando in suolo spagnolo. Lo riferisce l'agenzia di stampa spagnola Efe. Almeno 800 persone hanno partecipato all'assaltò alle porte d'ingresso nel 'muro', fatto di due recinzioni metalliche, e circa la metà è riuscita ad entrare a Ceuta. La polizia spagnola non ha potuto fermare il gran numero di persone che premevano sulle entrate.

Dopo aver scavalcato la barriera, gli oltre 400 migranti hanno cominciato a urlare "libertà, libertà" e sono stati accolti nei campi della Croce Rossa locale. Circa trenta migranti e almeno dieci agenti spagnoli, secondo la Ap, sono stati leggermente feriti e hanno dovuto essere medicati in ospedale.

A Ceuta una fitta rete di 8 chilometri e alta sei metri, supersorvegliata, cerca di impedire l'ingresso dei disperati provenienti dal resto del territorio africano. L'ultimo tentativo di una irruzione di massa fu a Capodanno scorso. E solo nel gennaio 2017, altri 1100 migranti, moltissimi dei quali africani subsahariani, hanno provato a entrare con la forza a Ceuta, forzando la barriera, quasi sempre senza successo.

Negli ultimi tempi sono emersi numerosi casi di tentativi disperati di superare il muro: migranti, anche bambini, che si nascondono nelle valigie o nei cruscotti delle automobili.

mercoledì 18 gennaio 2017

Bilbao, 80mila in marcia per i diritti umani dei detenuti dispersi nelle prigioni dello stato spagnolo

Pop Off 
Un fiume di gente ha attraversato Bilbao per denunciare le condizioni di detenzione dei detenuti baschi, torturati e dispersi nelle prigioni dello stato spagnolo. 

“Diritti umani, soluzione, pace. I prigionieri baschi nei paesi Baschi”: questo lo striscione che apriva il corteo di Bilbao. Come da alcuni anni a questa parte, ogni gennaio si tiene la consueta grande manifestazione carica di significato politico, sociale e anche emotivo.

Le emozioni in effetti non possono mancare, per un fenomeno che – a ragion veduta e numeri alla mano – non si potrebbe di certo definire irrilevante. In genere si è abituati a pensare ai detenuti come una parte marginale della società, anche per rilevanza numerica. Nei Paesi Baschi invece è difficile trovare qualcuno che non conosca almeno una persona, un familiare o un conoscente, che non sia stato detenuto. La manifestazione convocata anche quest’anno dalla piattaforma Sare punta specialmente su una questione sentita e condivisa da larghissima parte della società basca.

Il problema infatti non è soltanto quello delle misure repressive applicate dallo Stato spagnolo. E’ anche lo status dei detenuti. Una storia che si protrae da decenni, dal regime franchista a quello post franchista. Euskal Herria è una terra in cui associazionismo e impegno civile sono una continua primavera: un pezzo importante dell’associazionismo basco si pone il problema dei detenuti. Ci sono organizzazioni che riuniscono i familiari dei detenuti, altre che studiano il fenomeno carcerario. Euskal Memoria per esempio è una sorta di centro studi che alcuni mesi fa ha pubblicato una dettagliata ricerca sul fenomeno della tortura dal 1947 in poi, certificando oltre cinquemila casi di tortura e solo 62 torturatori condannati, a testimonianza della sostanziale impunità di cui godono. Etxerat invece raggruppa i familiari dei prigionieri baschi. Ieri i membri di Etxerat dicevano che questo è l’unico fine settimana dell’anno in cui i loro congiunti non riceveranno la loro visita in carcere.

Oltre che sulla tortura si punta il dito in particolar modo sulla dispersione dei prigionieri politici, incarcerati a centinaia e centinaia di km da casa, fuori Euskal Herria, dall’altra parte della Spagna e a volte pure all’estero, in Francia. La politica della dispersione pare voler portare allo sfinimento non solo i carcerati ma anche i loro familiari costretti mediamente, per un’ora di colloquio a settimana, a oltre 500 km all’andata e altrettanti al ritorno. Etxerat ha denunciato anche in passato che la tanta strada ha portato anche ad alcuni incidenti mortali nel tragitto.

Il PP di Rajoy però anche a queste richieste ha sempre fatto spallucce. Non si tratta solo dell’avversione politica di Madrid alle rivendicazioni basche. E’ anche la scelta del PP di continuare a cercare nel resto del territorio spagnolo, una rendita di posizione dalla manifesta avversione a qualsiasi richiesta proveniente da settori sociali che possano avere un qualche collegamento con ETA. Il PP che in Spagna governa grazie anche ai voti di un PSOE sempre più in crisi di identità, in questi anni ha sempre affossato il tentativo di soluzione di quel conflitto che si è lasciato alle spalle una lunghissima scia di sangue e sofferenze.

Il PP infatti era il principale bersaglio della manifestazione di ieri a cui hanno partecipato 80mila persone. Nelle vie principale di Bilbao, col sole che tramontava lasciando spazio alla suggestione di luci della città, il passo era pacifico e silenzioso. La televisione basca EITB dava conto dello svolgimento del corteo intervistando i portavoce organizzativi e raccogliendo testimonianze di partecipanti.

Ma a farsi notare, oltre alle tante presenze, erano anche le assenze. Il leader di Sortu Arnaldo Otegi si trovava a Berlino alla “Conferenza Rosa Luxemburg”: di fronte ad ospiti internazionali relazionava sullo stato dei detenuti baschi, ricordando di aver passato otto degli ultimi dieci anni in carcere. In questo tempo, racconta Otegi, non aveva potuto stare vicino a sua madre durante i suoi ultimi mesi di vita. Il partito di Otegi, come tutta la sinistra basca che costituisce il cartello EH Bildu, hanno aderito alla manifestazione, non mancando di polemizzare con Podemos e il Partito Nazionalista Basco (PNV) che invece avevano deciso di non aderire. «Così danno una mano al Partito Popolare» aveva detto Otegi negli scorsi giorni. In realtà a tempo quasi scaduto era arrivato un tweet del segretario politico di Podemos, Inigo Errejon, che a poche ore dalla partenza del corteo dichiarava il suo sostegno alla causa.

Il corteo terminava nella piazza davanti al municipio di Bilbao. «Che questa sia l’ultima volta che manifestiamo per i diritti umani di chi sta in carcere» hanno detto gli organizzatori al microfono dal palco. In un paese democratico i diritti civili non dovrebbero essere oggetto di discussione.


di Enrico Baldin

venerdì 3 giugno 2016

Il governo di Madrid denuncia violazioni dei diritti umani in Venezuela

La Voce
Madrid. – Dopo una riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale sulla crisi in Venezuela presieduta dal premier Mariano Rajoy, il governo spagnolo ha denunciato “una situazione di violazione dei diritti umani e di mancanza di democrazia” nel paese latinoamericano.

Fra Caracas e Madrid i rapporti sono gelidi da settimane. Il presidente Nicolás Maduro ha più volte attaccato Rajoy e denunciato ingerenze di politici e stampa di Madrid nella politica interna venezuelana. Recentemente Maduro ha dato del “codardo” a Rajoy, sfidandolo a “venire in Venezuela” per misurarsi con lui in un dibattito pubblico.

Davanti al degrado crescente della situazione a Caracas la Spagna esprime preoccupazione non solo per le tensioni politiche e la detenzione di diversi oppositori al regime bolivariano, ma anche per i 200mila spagnoli che vivono in Venezuela.

In una conferenza stampa la vicepremier Soraya de Santamaria ha detto che “i costanti attacchi del governo venezuelano delineano una situazione di violazione dei diritti umani, di mancanza di democrazia, creando un problema di penuria in un paese ricco come il Venezuela”.