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venerdì 9 aprile 2021

Migranti - Minori non accompagnati arrivati via mare in Italia: 670 da inizio 2021 e 4.687 nel 2020

Il Blog - Minori Stranieri Non Accompagnati
I minori stranieri non accompagnati giunti in Italia via mare da inizio anno sono 670, in tutto il 2020 sono stati 4.687, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017.

Complessivamente le persone migranti arrivate sulle nostre coste da inizio annosono 6042, il dato è stato diffuso dal Ministero degli Interni.

960 sono di nazionalità ivoriana (16%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Tunisia (819, 13%), Guinea (598, 10%), Bangladesh (493, 8%), Sudan (381, 6%), Eritrea (343, 6%), Algeria (291, 5%), Mali (271, 4%), Egitto (232, 4%), Camerun (164, 3%) a cui si aggiungono 1.490 persone (25%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.


Leonardo Cavaliere


giovedì 8 aprile 2021

Amnesty - Pubblica il "Rapporto Annuale 2020/2021" sulla situazione dei diritti umani nel mondo.

Blog Diritti Umani - Human Rights 

Amnesty International pubblica il Rapporto Annuale 2020/2021 sulla situazione dei diritti umani nel mondo. La pandemia ha conseguente devastanti per i diritti umani ...

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mercoledì 7 aprile 2021

Turchia: maxi-processo golpe, ergastoli aggravati (una sorta di 41 bis) per 22 alti ufficiali, sono tra i 497 accusati di partecipazione al tentato golpe

AnsaMed
Un tribunale turco ha condannato all'ergastolo aggravato - una sorta di 41 bis - diversi imputati nel maxi-processo contro 497 persone accusate di aver partecipato alle azioni eversive la notte del fallito colpo di stato del 15 luglio 2016. 


Il carcere a vita, riferisce Anadolu, è stato deciso tra gli altri per l'ex tenente colonnello Umit Gençer, che lesse sulla tv di stato Trt la dichiarazione dei golpisti, e l'ex colonnato Tanju Poshor, che guidò l'occupazione della stessa sede della Trt. Ergastolo anche per l'ex capo della guardia del palazzo presidenziale di Recep Tayyip Erdogan, l'ex maggiore Osman Koltar.

Gli ex militari condannati all'ergastolo risultano in tutto 22. Tra i reati di cui sono stati giudicati colpevoli ci sono quelli di "tentato rovesciamento dell'ordine costituzionale" e "tentato omicidio del presidente". 

La maggioranza degli imputati, già epurati dalle forze armate dopo il fallito putsch, aveva servito presso la guardia presidenziale di Ankara. 

La Turchia ritiene responsabile del tentativo di colpo di stato la rete del magnate e imam Fethullah Gulen, auto-esiliatosi negli Usa, a lungo alleato di Erdogan contro la vecchia guardia kemalista dell'esercito.

martedì 6 aprile 2021

Iran, eseguite almeno 267 condanne a morte nel 2020. Ong: Iran Human Rights - Rapporto pena di morte 2020.

Il Fatto Quotidiano
L’organizzazione non governativa Iran Human Rights ha pubblicato il suo 13esimo rapporto sulla pena di morte in Iran.


Le esecuzioni registrate nel 2020 sono state almeno 267, rispetto alle 280 del 2019 e alle 273 del 2018. Anche se si riscontra un piccolo calo rispetto all’anno precedente, va sottolineato che la diffusione della pandemia da Covid-19 non ha minimamente disturbato il lavoro dei boia nei bracci della morte iraniani. E quell’avverbio, “almeno”, sta a indicare che il conteggio potrebbe essere incompleto, dato che in media solo un terzo delle esecuzioni viene reso noto dalle autorità.

Delle 267 condanne a morte eseguite lo scorso anno, 211 hanno riguardato omicidi e 25 reati di droga; due condanne a morte sono state eseguite per partecipazione a manifestazioni, una per consumo di bevande alcooliche, una per la gestione di un canale social a contenuto politico. Sulle altre non sono disponibili informazioni. Le donne messe a morte sono state nove, i minorenni al momento del reato quattro e altri 84 sono in attesa dell’esecuzione.

È stato registrato un aumento delle esecuzioni nei confronti delle minoranze etniche, soprattutto i baluci. Una tendenza confermata nei primi mesi del 2021: un terzo dei prigionieri messi a morte apparteneva a quell’etnia.

Un dettaglio molto importante riguarda le condanne a morte che non sono state eseguite a seguito del perdono concesso dalle famiglie delle vittime: 662 rispetto alle 274 del 2019. In altre parole, se le famiglie non fossero intervenute, nel 2020 le esecuzioni sarebbero state quasi un migliaio.

Resta in isolamento da fine novembre e a rischio costante di impiccagione lo scienziato iraniano-svedese Ahmadreza Djalali: le sue condizioni di salute sono così precarie che rischia di morire prima che, nella sua cella, si affacci il boia.

Riccardo Noury

lunedì 5 aprile 2021

Venezuela - La crisi ha prodotto più rifugiati che in Siria, ma non se ne parla. 5.000 sfollati al confine con la Colombia

Corriere della Sera
Le azioni militari, iniziate dieci giorni fa sul versante venezuelano di Apure, sono ancora in corso e tante famiglie continuano a scappare verso la Colombia. Intersos: «La crisi venezuelana ha finora prodotto più rifugiati di quella siriana ma non se ne parla»


Ancora tensione al confine tra Colombia e Venezuela, quest’ultimo Paese interessato da una crisi economica, politica ma soprattutto umanitaria, definita dagli esperti una delle peggiori mai viste negli ultimi 200 anni. L’ultimo fronte di tensione, che si è aperto sul confine il 21 marzo, è a La Victoria (stato di Apure, Venezuela), teatro di scontri armati tra le forze militari venezuelane della FANB (Forza Aerea Nazionale Bolivariana) e i gruppi armati dissidenti colombiani delle FARC. Gli scontri hanno generato un massiccio spostamento di persone in cerca di rifugio e protezione dal Venezuela verso la Colombia. E ancora in migliaia sono bloccati tra le due linee di fuoco.

Secondo i primi dati - parziali - si tratta di circa 4700 ad oggi, ma il numero è in continua crescita. Tra questi, ci sono circa 1700 bambini e adolescenti e 136 donne incinte. 

Il numero di civili rimasti nelle aree delle operazioni militari non è noto ma dai dati dell’ultimo censo si desume che 5000 persone siano rimaste in quelle aree. L’accesso umanitario a La Victoria non è ancora garantito. «I combattimenti sono ancora in corso», spiega al Corriere, Simona Canova, capo missione di Intersos, ong che da due anni, grazie alla collaborazione con il CISP, opera nel dipartimento di Arauca e nello stato di Apure per fornire assistenza umanitaria ai migranti e sfollati in transito nella zona. «Abbiamo fatto prima valutazione dei bisogni urgenti: medicine e accesso ai servizi sanitari, accesso all’acqua e ai servizi igienici sono le priorità in questo momento tra gli sfollati che sono nei diversi insediamenti informali che si sono creati principalmente nella area urbana di Rivera».

Ad aggravare la situazione oltre i rischi di dissesto idrogeologico che la regione presenta ( c’è anche il Covid-19: è già stata accertata la presenza di 4 persone positive e «c’è preoccupazione - riferiscono gli operatori – di ulteriore aumento dei contagi date le scarse misure di protezione e la scarsa possibilità di eseguire test di massa». Inoltre le strutture sanitarie non sono preparate per affrontare nessuna emergenza epidemiologica associata a situazioni simili. 

di Marta Serafini

giovedì 1 aprile 2021

Il futuro incerto dei rifugiati a Lesbo - L'aiuto di Sant'Egidio e la speranza dei corridoi umanitari

www.santegido.org
Il futuro incerto dei profughi di Lesbo. L'aiuto di Sant'Egidio è cibo e la speranza di una porta aperta.
Dal 22 al 26 marzo una delegazione della Comunità di Sant’Egidio è tornata a Lesbo per aiutare i profughi con distribuzioni di cibo e prodotti per l’igiene personale, nella visita in preparazione dei corridoi umanitari.


La primavera inizia con giorni freddi nell’isola di Lesbo, in Grecia, dove migliaia di profughi vivono con pochi vestiti e le loro povere cose, sopravvissute agli incendi del campo. Oltre le recinzioni e i ripari di fortuna, la loro vita è confinata dal lockdown a causa della pandemia: nessuno può uscire liberamente, ogni settimana viene pubblicata la lista dei numeri di tessera che hanno diritto a brevi uscite per motivi di necessità.


Alla distribuzione di generi alimentari, prodotti per l’igiene e buoni spesa portati dalla Comunità si sono recate 450 persone, di cui molte sono arrivate da poco. Sono i capifamiglia, hanno ricevuto l’invito grazie a profughi amici della Comunità, e sono gli unici autorizzati a uscire dal campo recintato.


Nuovi arrivi
Ci sono molti volti nuovi. Negli ultimi tempi sono ricominciati gli sbarchi. Le isole dell’Egeo sono la porta dell’Europa per le migrazioni da Siria, Afghanistan, Congo, Somalia e crescono gli arrivi da altri paesi africani come Sierra Leone, Marocco e Uganda.
Le donne che arrivano, spesso orfane o giovani prese a servizio dalle famiglie già da piccole, fuggono da povertà, matrimoni forzati, violenze e sfruttamento da parte di loro connazionali nei paesi d’arrivo. È il doloroso fenomeno della tratta femminile e delle nuove rotte che si stanno delineando.

Incertezze
Dopo mesi senza servizi igienici nel campo, sono ora funzionanti le docce, dove a turni di sette minuti i profughi possono lavarsi. Le famiglie hanno diritto a delle tende con ambienti separati, che con qualche ironia vengono chiamate ‘appartamenti’.
Se alcuni aspetti della vita del campo stanno migliorando, negli ultimi mesi si sta verificando una nuova situazione: Mitilene, città sull’isola di Lesbo, si sta popolando di occupazioni e alloggi fatiscenti che ospitano le famiglie uscite dal sistema di accoglienza: chi ha ricevuto il diniego dell’asilo e chi un mese dopo aver ottenuto l’asilo non ha più diritto all’assistenza.

La storia di B., da aiutante a senza documenti
Alcuni profughi si nascondono da mesi, senza uscire mai dalla loro “casa”, nella paura di essere rimpatriati. È la storia di B., amico della Comunità dal 2019, che faceva l’interprete per il servizio di asilo greco. Ricevuto il rifiuto alla sua domanda di asilo, ha iniziato a nascondersi, mentre i funzionari del campo che non conoscevano l’esito della sua pratica, continuavano a cercarlo perché avevano bisogno di lui.

Le porte dell’Europa
Nei giorni della visita, gli operatori di Sant’Egidio hanno continuato ad ascoltare le storie dei profughi, in preparazione dei prossimi arrivi dei corridoi umanitari. Molte domande di asilo sono respinte, migliaia di persone, famiglie con bambini non sanno dove andare o dove tornare, non hanno diritto alla ricollocazione in un altro paese dell’Unione europea. Ci si domanda con preoccupazione che fine faranno, mentre si vagliano le condizioni giuridiche che permettono di entrare in Europa. Mentre di discute del futuro del modello di accoglienza dei profughi in Europa e si attende la visita della commissaria europea Ylva Johansson, si consolida il progetto di un nuovo campo chiuso in mezzo alla foresta, al termine di una strada sterrata. Sempre più lontano dagli occhi dell’Europa.