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martedì 26 gennaio 2016

«Io sono arrivato in barca»: una campagna australiana per i rifugiati

Left
«Io sono arrivato su una barca». Un messaggio chiaro e diretto rivolto agli australiani, che anche dalle loro parti la retorica anti-rifugiato ha fatto molti adepti ed aperto molte ferite. I came by boat è una campagna lanciata lo scorso novembre che cerca di spiegare nel modo più semplice possibile come mai i rifugiati e gli immigrati non sono un pericolo. Specie in un Paese che, aborigeni esclusi, è fatto esclusivamente da persone i cui antenati sono arrivati in barca.


Negli anni appena passati è capitato in più di un’occasione che navi e barche piene di rifugiati venissero respinte in mare dalla marina australiana o venissero spedite in Malesia e Indonesia. Anche nel lungo tratto di mare che separa alcune isole australiane dall’Indonesia sono morti in tanti.

La campagna è semplice, come spiega la promotrice Blanka Dudas, si fotografano persone che sono davvero arrivate in barca, come rifugiati, e che sono arrivati al successo o alla normalità: un chirurgo ortopedico iracheno, una dentista di origine vietnamita e una afghana che lavora nelle associazioni di advocacy per rifugiati. Tre storie diverse, come quella di Blank Dudas, rifugiata bosniaca, e art-director che ha ideato la campagna. Storie eroiche e normali di persone che hanno rischiato la vita per fuggire da guerra o persecuzione politica e che si sono integrate nel migliore dei modi. Il gruppo promotore della campagna, oltre a fare advocacy fa anche formazione a immigrati e rifugiati e in queste settimane ha raccolto i fondi per produrre altri manifesti (una quindicina di persone diverse) e comprare gli spazi pubblicitari dove affiggerli in tutta l’Australia. Una bella idea per un problema serio. In Europa e anche in Australia.

Sequestro dei beni ai rifugiati. La Danimarca vota oggi la vergognosa riforma

Euro News
La confisca dei beni ai rifugiati per pagare le spese di soggiorno, l’allungamento da 1 a 3 anni per il ricongiungimento familiare.
Sono le due misure per così dire faro della riforma del diritto d’asilo che la Danimarca vota oggi, a discapito del coro di critiche da parte del Consiglio dei Diritti dell’Uomo e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Il Parlamento Danese
Il Ministro danese all’Immigrazione Inger Støjberg, un falco del governo di Lars Løkke Rasmussen, ha difeso il testo al Parlamento Europeo:

“Riteniamo giusto e ragionevole che quei richiedenti asilo che portino con sè beni a sufficienza debbano coprire i costi di vitto e alloggio durante il processo per la richiesta d’asilo” ha detto.

Ma come fare la differenza tra i beni di valore puramente economico e quelli carichi di un valore affettivo? Su questo punto focalizzato le sue critiche al progetto l’eurodeputata olandese Sophia in`t Veld, del partito D66, membro dell’Alde, l’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa:

“E come considererete i beni di valore sentimentale? Qualcuno che viaggia per migliaia di chilometri a rischio della propria vita probabilmente soltanto con uno zaino in spalla, non credete che dia un enorme valore sentimentale ad ogni singolo oggetto? Diversamente non lo avrebbero portato con sè” ha detto.

Il voto sulla riforma è assicurato per l’esecutivo del liberale Rasmussen alleato del partito popolare danese anti-immigrazione e sostenuto da un accordo con i social-democratici.

“Sequestrare i gioielli di un rifugiato ha un forte impatto simbolico” dice l’ex-Premier liberale danese Birthe Rønn Hornbech. “Il Primo Ministro dice che c‘è un malinteso. No, non c‘è nessun malinteso. Basta leggere il testo o ascoltare cosa dicono i Ministri. C‘è davvero da pensare ai campi di concentramento nazisti” denuncia.

Il testo prevede che la polizia possa perquisire i richiedenti asilo e confiscare il denaro liquido eccedente le 10.000 corone, equivalenti a circa 1.340 euro. Anche i singoli oggetti il cui valore superi questa cifra saranno oggetto di sequestro, esclusi i cosiddetti oggetti di valore affettivo.

Di Andrea S. Neri

Obama vieta isolamento in carcere per giovani con reati minori. Corte Suprema no ergastolo per i minori

La Repubblica
E la Corte suprema stabilisce la retroattività della legge che proibisce l'ergastolo per i minorenni

Washington - In un intervento apparso sul Washington Post, il presidente Usa Barack Obama ha annunciato una serie di azioni esecutive che vietano nelle prigioni federali di punire con il regime di isolamento i giovani detenuti che hanno commesso reati minori. Le nuove norme mirano anche ad espandere il trattamento per i prigionieri mentalmente malati. Secondo Obama, la prassi dell'isolamento è usata eccessivamente e comporta devastanti conseguenze psicologiche che minano anche il reintegro nella societa'.

La riforma, che dovrebbe interessare circa 10 mila di carcerati, arriva sei mesi dopo che Obama, come parte di una più ampia riforma della giustizia penale, aveva ordinato al ministro della giustizia di studiare come è usato l'isolamento dal sistema penitenziario. "Come possiamo sottoporre i prigionieri ad un isolamento non necessario, conoscendo i suoi effetti, e poi aspettarci che tornino nelle nostre comunità come persone integre?", scrive Obama. "Questo non ci rende più sicuri. E" un affronto alla nostra comune umanita'", aggiunge. L'iniziativa viene vista come un altro tentativo del primo presidente afro-americano di affrontare delicate questioni legate alla razza e alla giustizia criminale prima di concludere il suo secondo mandato. Spero, ha spiegato, che tali riforme a livello federale servano come modello agli Stati per ripensare le loro norme in materia. Un crescente numero di studi dimostra una connessione tra prigionieri che hanno vissuto l'esperienza dell'isolamento e tassi più alti di recidività.

Intanto c'è stata oggi un'importante decisione della Corte costituzionale americana in materia di detenzione dei minori. Può applicarsi retroattivamente la sentenza della corte suprema Usa del 2012 che vieta come anti costituzionale il carcere a vita per un minore: lo ha deciso la stessa corte, accogliendo il ricorso di un detenuto che aveva 17 anni quando uccise un vice sceriffo in Lousiana. La decisione apre una speranza a numerosi prigionieri condannati all'ergastolo prima del 2012 per un crimine commesso quando non avevano ancora la maggiore età

lunedì 25 gennaio 2016

Migranti, il viaggio drammatico tra gelo e neve a meno 20 gradi. Bambini a rischio

QN
Una marcia tra la neve, anche a 20 gradi sotto zero, nella rotta balcanica della disperazione. In Serbia nei giorni scorsi sono entrati dalla Macedonia migliaia di profughi, in gran parte famiglie con bambini provenienti dalla Siria, ma anche da Iraq e Afghanistan. 
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Come ha detto Mirjana Milenkovski, dell'Ufficio Unhcr a Belgrado, solo una cinquantina sono rimasti a riposare nel centro di accoglienza di Presevo, mentre tutti gli altri hanno proseguito il viaggio verso Sid, al confine con la Croazia. 

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I bambini in viaggio lungo la rotta dei rifugiati - lancia l'allarme Save the Children - sono a rischio di ipotermia, polmonite e altre malattie respiratorie potenzialmente mortali. Le foto scattate dalle agenzie internazionali sono straziani. Le madri, esauste, non sanno come tenere i loro bambini al caldo e all'asciutto e scivolano portandoli in braccio sulle strade ghiacciate. I bimbi, avvolti dalle coperte, tengono stretti i loro peluche. Gli adulti portano zaini e buste di plastica, sfidando il vento gelido dell'Est Europa

I circuiti dei migranti. Le frontiere calde ...

LIMES
Carta inedita per Limesonline sulle frontiere calde delle migrazioni

Oltre il 3% della popolazione mondiale si sposta, per un totale di 215 milioni di migranti. La maggior parte dei migranti sceglie come destinazione paesi sviluppati o in cerca di manodopera (Stati Uniti, Russia, Germania e Arabia Saudita). 

Tra i primi paesi sia di arrivo che di partenza figurano Regno Unito e Russia. Ci si sposta soprattutto da un paese a uno confinante. A eccezione della rotta Turchia-Germania e India-Emirati Arabi Uniti, i primi dieci itinerari dei migranti coinvolgono solo Stati limitrofi. 

I rifugiati sono 19,5 milioni, il 9% della popolazione degli emigrati. Considerando anche gli sfollati a causa delle guerre (38,2 milioni), il numero di persone in tutto il mondo costrette nel 2014 a spostarsi per via di eventi bellici arriva a 57,7 milioni. 

Si tratta della crisi umanitaria più consistente dai tempi della seconda guerra mondiale. 

La Siria è l’origine del maggior numero di rifugiati, con 4.086.760 profughi all’estero e circa 6,5 milioni di sfollati entro i

domenica 24 gennaio 2016

Giappone maglia nera accoglienza: 99% richieste asilo respinte. Accolti solo 27 rifugiati nel 2015

Askanews
Roma - Il Giappone ha accolto lo scorso anno solo 27 rifugiati, respingendo più del 99 per cento delle richieste di asilo. L'hanno riferito oggi le organizzazioni per i diritti umani.

Il ministero della Giustizia ha annunciato di aver ricevuto nel 2015 qualcosa come 7.586 richieste s'asilo. Solo 27 sono state accolte. Il dato dello scorso anno rappresenta comunque un record: nel 2014 erano state accolte 11 richieste, nel 2013 solo sei.

L'Associazione giapponese per i rifugiati ha detto che, nonostante i progressi degli ultimi anni, bisognerebbe fare di più. "Io spero che il Giappone discuta con l'Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e che con le organizzazioni non governative e prenda in considerazione misure per certificare rifugiati in linea con gli standard internazionali", ha detto l'associazione.

L'Unhcr ha annunciato che il Giappone ospita 2.419 rifugiati. Gli Stati uniti ne ospitano 267.222 e la Turchia 1,8 milioni. 

14 milioni di persone a rischio fame in Africa. Il programma DREAM e la lotta alla malnutrizione

DREAM - Comunità di Sant'Egidio
Cresce la preoccupazione per la sicurezza alimentare in Africa australe, dove secondo un allarmante rapporto del WFP si stima che circa 14 milioni di persone siano a rischio fame, a causa della prolungata siccità che ha colpito la regione. 

Sono gli effetti a lungo termine del fenomeno climatico El nino, che provoca un riscaldamento della temperatura superficiale dell’oceano nel Pacifico orientale e centrale ogni 5 anni circa, generando effetti a catena in tutto il mondo. Questa volta gli effetti sono stati particolarmente forti, tanto da causare già dallo scorso anno una riduzione del raccolto. 

Adesso è il periodo della semina, ma le piogge sono state scarsissime. In queste aree, il periodo tra gennaio e marzo è conosciuto come la stagione magra, cioè prima che arrivi il nuovo raccolto di aprile. Le zone più colpite dalla siccità sono il Malawi, dove 2,8 milioni di persone sono a rischio fame, il Madagascar, lo Zimbabwe, il Mozambico e lo Swaziland. I prezzi dei principali prodotti sono saliti a causa della scarsità dell’ultimo raccolto, il prezzo del mais in Malawi è salito del 73% rispetto alla media degli ultimi tre anni. Il WFP chiama all’azione governi, partner internazionali e tutte le organizzazioni coinvolte, al fine di essere preparati ad estendere i programmi di assistenza e a supportare la popolazione in questo momento critico.

Il programma DREAM della Comunità di Sant’Egidio è attivo da 15 anni nella lotta alla malnutrizione nei dieci paesi africani in cui è presente; negli anni si è creata una rete di supporto in contesti urbani e rurali molto diffusa ed efficace che ha permesso in intervenire rapidamente in momenti di crisi alimentare.

Il più recente è stato il caso del Malawi: a febbraio 2015 la Comunità di Sant’Egidio ha portato aiuti alimentari alle zone colpite da l’alluvione; gli aiuti hanno interessato più di 5000 famiglie nelle zone di Mangochi, Balaka, Zomba, Phalombe, Thyolo e Blantyre.

Il programma DREAM inoltre gestisce tre centri nutrizionali in Africa per il contrasto alla malnutrizione infantile fornendo assistenza nutrizionale quotidiana a circa 3.000 bambini, assicurando il loro sviluppo psicofisico.

Inoltre, la Comunità di Sant’Egidio supporta centri di cura per 130.000 persone con HIV nel continente, di cui circa il 20% necessita di supporto nutrizionale a causa delle condizioni cliniche e di povertà.

Il recente rapporto del WFP è preoccupante poiché disegna uno scenario critico in un contesto come quello africano già molto colpito dall’insicurezza alimentare. I fondi per la lotta alla malnutrizione sono invece andati progressivamente calando nonostante l’obiettivo “Zero Hunger” faccia parte dei 17 obiettivi globali che ci si prefigge di raggiungere entro il 2030.