Pagine

venerdì 2 gennaio 2015

Saudi Arabia inaugurates 2015 with a beheading

Agence France-Presse
Riyadh: A Saudi convicted of drug trafficking became the first person executed in 2015 in the ultra-conservative Muslim kingdom which beheaded 87 people last year.
Malik bin Said al-Sayaari was put to the sword in the Al-Hasa district of Eastern Province after a repeat conviction for hashish smuggling, the interior ministry said.

Saudi Arabia has stepped up its use of the death penalty despite repeated appeals from the United Nations and human rights watchdogs.

Last year's tally marked a significant increase on the 78 executions recorded in 2013.

Rape, murder, apostasy, homosexuality and armed robbery as well as drug trafficking are punishable by death under Saudi Arabia's strict version of Islamic sharia law. 

Mediterraneo - Nuovo cargo con 400 migranti tra cui donne e bambini alla deriva, avviati i soccorsi

MISNA
Ci sono bambini e donne incinte tra gli almeno 400 migranti a bordo di un cargo alla deriva a largo delle coste pugliesi: lo riferiscono fonti concordanti, secondo le quali le operazioni di salvataggio sono ostacolate dalle cattive condizioni del mare.
Come nel caso della petroliera attraccata in Puglia nella notte tra il 30 e il 31 dicembre, la nave sarebbe stata abbandonata dall’equipaggio dei trafficanti. Alle operazioni di soccorso partecipano unità aeree e navali della Marina italiana e una fregata islandese, inquadrata nella missione europea Frontex. Il cargo, battente bandiera della Sierra Leone, si troverebbe a circa 40 miglia da Santa Maria di Leuca.

A bordo della petrolifera attraccata mercoledì a Gallipoli viaggiavano 970 migranti, 35 dei quali poi ricoverati in ospedale.

Nuovo processo per i tre giornalisti di Al-Jazeera in carcere in Egitto

AP
La corte di cassazione del Cairo ha ordinato un nuovo processo per i tre giornalisti di Al Jazeera in carcere dal 29 dicembre 2013, senza concedere invece il rilascio su cauzione come speravano gli imputati.

A giugno Peter Greste e Mohamed Fahmy erano stati condannati a sette anni di carcere e Mohamed Baher a dieci, con l’accusa di aver diffuso false informazioni e di aver favorito l’organizzazione illegale dei Fratelli musulmani.

L’udienza è durata pochi minuti e ai tre giornalisti non è stato permesso di entrare in aula. Secondo la difesa un nuovo processo potrebbe tenersi entro un mese. 

USA - Le Maryland commue la peine de ses quatre derniers condamnés à mort

Agence France-Presse
Washington - L'État du Maryland, dans l'est des États-Unis, qui a aboli la peine capitale il y a un an et demi, a décidé d'épargner ses quatre derniers condamnés à mort et de commuer leur peine en prison à perpétuité, a annoncé mercredi son gouverneur.


En mai 2013, le Maryland était devenu le 18e et dernier État américain à abolir la peine de mort (sur 50) mais il restait quatre hommes dans le couloir de la mort, dont le sort n'avait pas été tranché.

«J'ai l'intention de commuer la peine de mort des quatre (prisonniers) du Maryland en réclusion à perpétuité sans possibilité de libération», a annoncé le gouverneur démocrate Martin O'Malley, dans un communiqué.

Après avoir rencontré les familles des victimes des quatre condamnés, le responsable de l'État a dit son espoir que sa décision leur «permette de tourner la page».

Son ministre de la Justice avait conclu que l'exécution de ces quatre hommes serait illégale, après l'abolition de la peine capitale dans l'État, même si leurs condamnations étaient antérieures.

Le 2 mai 2013, le gouverneur Martin O'Malley avait promulgué la loi qui abolit la peine de mort, qu'il juge «intrinsèquement injuste».

Au total, 29 États américains et la capitale fédérale ont aboli le châtiment suprême ou ne l'utilisent plus, tandis que le nombre d'exécutions a poursuivi son déclin en 2014.

Les États-Unis ont procédé à 35 exécutions en 2014, le chiffre le plus bas depuis 20 ans, selon le bilan annuel du Centre d'information sur la peine capitale (DPIC).

Trois États à eux seuls ont procédé à 80% des exécutions: le Missouri (centre), le Texas (sud) et la Floride (sud-est).

Mais l'année a été marquée par des exécutions particulièrement pénibles avec des injections létales fonctionnant mal dans l'Ohio (nord), l'Oklahoma (sud) ou l'Arizona (sud-ouest).

Ces exécutions, apparemment accompagnées de souffrances, ont provoqué un tollé et contribué, selon le DPIC, à faire reculer la peine de mort: il n'y a eu que 72 condamnations à mort prononcées dans l'année, un plus bas en 40 ans.

giovedì 1 gennaio 2015

Ascoltiamo Papa Francesco contro il lavoro schiavo, piaga dell'India

AsiaNews
Un'analisi del problema del traffico umano del segretario generale della People's Vigilance Committee for Human Rights (Pvchr). Su 30 milioni di vittime di lavoro forzato o schiavitù in tutto il mondo, quasi la metà si trova in India.


Varanasi - Povertà, sistema delle caste, attitudine autocratica, divisioni legate all'appartenenza religiosa e mentalità patriarcale sono le prime cause in India del lavoro schiavo. Riflettendo sul messaggio papale per la 48ma Giornata mondiale della pace, Lenin Raghuvanshi - attivista per dalit e segretario generale della People's Vigilance Committee for Human Rights (Pvchr) - analizza la situazione.

Liberare le vittime, combattere i trafficanti e insieme porre fine alla piaga globale della moderna schiavitù. Noi della People's Vigilance Committee for Human Rights (Pvchr) e della Justice Ventures International (Jvc) ci uniamo al messaggio di papa Francesco "Non più schiavi, ma fratelli", per commemorare la 48ma Giornata mondiale della pace, che sarà celebrata il 1mo gennaio 2015.

La Justice Ventures International (Jvc) è un'organizzazione per i diritti umani che opera a 360 gradi per affrontare il lavoro schiavo e il traffico umano, in collaborazione con governo e organizzazioni della società civile. Negli ultimi due anni e mezzo, ha liberato con successo 243 lavoratori schiavi, facendo pressione alle autorità distrettuali, statali e nazionali. Dal 1996 circa 3.500 lavoratori schiavi sono stati liberati da questi racket.

In tutto il mondo sono circa 30 milioni le persone rese o nate già schiave, vendute ai bordelli, vittime di debiti, o costrette ai lavori forzati. Quasi la metà di loro si trova in India, dove la schiavitù passa dal lavoro forzato nelle cave e nelle fornaci per mattoni, allo sfruttamento sessuale. Nella regione del Punjab, in India, centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sono costretti a lavorare nelle cave e nelle fornaci per mattoni, dove non ricevono alcuno stipendio, o una paga molto misera, in cambio di un prestito usato per questioni di sopravvivenza, incluse le spese mediche.

L'esistenza del lavoro schiavo nella nostra società ha diverse ragioni: differenze economiche, sistema delle caste, attitudine autocratica, divisioni legate all'appartenenza religiosa e mentalità patriarcale. I dalit (la casta più bassa, chiamati "intoccabili") sono tra i più colpiti. E ancora peggiore è la situazione di donne e bambini.

Il lavoro forzato è il metodo più diffuso usato per schiavizzare le persone in tutto il mondo. Una persona diventa un lavoratore schiavo quando le sue mansioni sono richieste come mezzo per ripagare un debito. A quel punto, la persona è ingannata o costretta a lavorare per una paga minima, o per nessuna in assoluto, spesso sette giorni a settimana. Il valore del suo lavoro diventa invariabilmente più grande quanto la somma originale di soldi avuti in prestito. Spesso, i debiti passano alle generazioni successive.

Le vittime del traffico umano non possono lavorare per nessun altro. Si usano varie forme di forza per assicurarsi che [queste persone] restino. In molti casi, vengono tenute sotto sorveglianza, a volte chiuse a chiave. La povertà e la minaccia di violenze (anche contro le loro famiglie) spingono molti lavoratori a restare con i loro padroni.

Il debito è un elemento molto importante nel traffico umano. Quelli a cui viene offerto un "lavoro" all'estero, sono costretti a chiedere in prestito grandi somme di denaro - spesso impegnandosi la casa o un negozio di famiglia - per pagare i costi del viaggio e una tassa per le "agenzie" che troveranno loro l'impiego. Una volta giunti a destinazione, scoprono che il lavoro promesso non esiste, ma non possono andarsene in ogni caso fino a quando il debito non sarà estinto.

Il lavoro forzato esiste per la persistenza della povertà e perché esistono persone pronte a sfruttare la disperazione degli altri. Il bisogno di denaro per la sopravvivenza quotidiana costringe le persone a vendere se stesse e il loro lavoro per pochi soldi.

Altre vittime vengono catturate o rapite prima di essere vendute o tenute [in schiavitù] per essere sfruttate, attraverso "matrimoni", su pescherecci o come collaboratori domestici. Altre sono ingannate e attirate in situazioni da cui non possono scappare, con la falsa promessa di un buon lavoro o di una buona formazione.

Sebbene il lavoro forzato sia illegale, è raro che i governi siano disposti ad applicare la legge, o ad assicurare che chi trae profitto da questi traffici venga punito. Un'ampia discriminazione contro alcuni gruppi sociali si traduce in accesso limitato alla giustizia, all'istruzione e a modi per uscire da soli dalla povertà, che è una delle prime ragioni per qui si contrae un debito.

Il lavoro forzato e schiavo esiste nonostante sia stato messo fuori legge in modo esplicito dalle Nazioni Unite nel 1956, con la "Convenzione supplementare sull'abolizione della schiavitù, del commercio di schiavi e sulle istituzioni e pratiche assimilabili alla schiavitù".

Il lavoro forzato colpisce milioni di uomini, donne e bambini in tutto il mondo e spesso riguarda industrie non regolamentate, come l'agricoltura e la pesca; il lavoro domestico; i settori edile, minerario e manifatturiero; lo sfruttamento sessuale e la prostituzione.

di Lenin Raghuvanshi


Pakistan: impiccato terrorista, settima esecuzione dopo revoca moratoria pena di morte

Adnkronos
Le autorità del Pakistan hanno impiccato un uomo, Niaz Muhammed, condannato a morte da un tribunale militare nel 2006 per coinvolgimento in un tentato attacco suicida contro l'allora presidente pakistano Pervez Musharraf il 25 dicembre 2003 a Rawalpindi. 

L'impiccagione è avvenuta nel carcere centrale di Peshawar, nel Pakistan nord occidentale, come riferisce The Express Tribune. L'esecuzione segue la decisione del primo ministro pakistano Nawaz Sharif di togliere la moratoria sulla pena di morte in vigore in Pakistan dal 2008 dopo il massacro compiuto dai Talebani il 16 dicembre nella scuola pubblica dell'esercito a Peshawar costato la vita a oltre 140 persone, in gran parte bambini. 

Da allora, l'ex tecnico dell'aviazione pakistana Muhammed è la settima persona a essere stata impiccata. Il portavoce di Sharif ha anticipato che il governo intende giustiziare 500 miliziani accusati di attentati dinamitardi e omicidi di massa.

Italy - Cargo with hundreds of Syrian refugees docked in Gallipoli

ANSAmed
Vessel seized, suspected human-trafficker arrestedGallipoli (Lecce) - A cargo ship carrying 970 migrants, most of them from war-torn Syria and including some 40 children and 20 pregnant women, arrived early Wednesday in the southern Italian port of Gallipoli, authorities said.
One man was taken into custody on suspicion of human smuggling when the cargo ship Blue Sky M arrived. Authorities released no information about his nationality or identity.

Italian Coast Guard officials were dropped by an Air Force helicopter on to the Moldovan-flagged ship Tuesday afternoon after it sent distress signals from somewhere near the Greek island of Corfu. Initial reports suggested armed men were on board but none were found and some media later reported the distress signals instead related to engine problems.

Meanwhile, Red Cross officials were on hand Wednesday morning to help the migrants, and about 130 were sent to southern Italian hospitals in the Lecce region for care.

Police did not find any weapons on board, but they seized