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lunedì 9 settembre 2019

Madagascar - Akamasoa, il miracolo di una discarica che diviene una città che accoglie 30mila poveri che lavorano e vanno a scuola

Il Messaggero
Tra i tanti inferni che esistono in terra, un posto speciale merita sicuramente la discarica di Antananarivo, un immenso perimetro disseminato di immondizia, colline di rifiuti sulle quali brulica una umanità febbrile e disperata, presa a frugare incessantemente tra quegli ammassi guasti pur di svoltare la giornata rimediando qualcosa da riciclare, da vendere, da mettere sotto i denti. È da quelle parti della città - non troppo lontano, a giudicare dai miasmi che di tanto in tanto porta il vento- che un missionario sloveno, nato in Argentina 71 anni fa, ha fatto un miracolo. Un autentico prodigio. Proprio in quel posto infernale, dove vive da trent’anni, ha dato vita ad Akamasoa, il luogo dell’amicizia, una cittadella ogni giorno più grande nella quale 30mila persone vivono, lavorano, imparano un mestiere, vanno a scuola. www.perepedro-akamasoa.net



Il lavoro
Padre Pedro è una istituzione nazionale. La sua fama ha da tempo valicato i confini africani e gli è valsa la candidatura al Nobel per la Pace. C’è chi lo accosta a Madre Teresa: esattamente come lei, si prende cura del recupero di donne e bambini tra i rifiuti. «Nella discarica, quando sono arrivato, non c’erano un bianco e dei neri, c’erano solo fratelli. La povertà non è una fatalità, ma la conseguenza di una politica fatta da uomini che hanno dimenticato e voltato le spalle allo stesso popolo che li aveva eletti».

Le manone callose di padre Pedro, in questi decenni, hanno lavorato tanto. Agli uomini ha insegnato il mestiere di carpentiere, li ha aiutati a costruire delle piccole case in muratura, grandi quanti una tenda da campeggio, per uscire dalle baracche di lamiere e stracci. Grazie ai suoi interventi si è lievemente abbassato un tasso di mortalità che in trent’anni ha riempito quattro cimiteri. Mentre parla, fuori dal suo ufficio, ogni tanto spuntano dal nulla nugoli di bambini. «Merci, bienvenue» ripetono agli ospiti e poi ridendo spariscono di nuovo. 


Oggi sono 13 mila e 500 i bambini che vivono sicuri ad Akamasoa; tutti scolarizzati, tutti sottratti al destino della discarica. «Alla fine della settimana per noi è una sfida reperire i soldi per comprare le 8 tonnellate di riso che ci servono per assicurare un pasto completo». Nell’ultimo decennio, Pedro ha comprato una cava di pietra che viene chiamata “la cattedrale”, perché vista dall’alto evoca appunto la sagoma di una cattedrale capovolta. Nella parte bassa, in fondo a un dirupo, lavorano di scalpello soprattutto donne, alle quali viene dato un salario minimo. Chi riesce a lavorare lì è un miracolato. Il presidente francese Sarkozy nel 2008 ha conferito a questo missionario, che appartiene all’ordine dei Vincenziani, l’onorificenza più alta. In Francia Pedro è una specie di istituzione, perché incarna la Chiesa che difende l’umanità, rendendo concreto il discorso della Montagna. Papa Francesco ieri pomeriggio è andato a trovarlo: voleva controllare di persona se rispondesse al vero quello che gli avevano raccontato.

L’incontro
Una volta varcato il cancello di Akamasoa, le stradine cambiano di colore. Il rosso della terra battuta diventa grigio perché le vie sono lastricate con sampietrini ricavati dalla cava; le casette sono in muratura hanno il tetto aguzzo, i canali di scolo e le staccionate colorate, così di colpo ti trovi dall’Africa in Slovenia. Intanto, oltre il cancello, la miseria ricompare deforme e sovrasta ogni cosa in una nazione dove 9 persone su 10 vivono con meno di 1 dollaro e mezzo al giorno. 

Francesco è uscito da lì con gli occhi umidi e ha ripetuto quella frase dell’apostolo Giacomo: «La fede, se non è seguita dalle opere, in se stessa é morta». Poi ha lanciato un messaggio per l’Africa. «Bisogna raggiungere modelli di sviluppo che privilegino la lotta contro la povertà e l’esclusione sociale». Alla cava delle pietre, quasi sull’orlo della cattedrale rovesciata, ha recitato una preghiera contro la disoccupazione: «Dio di giustizia, tocca il cuore di imprenditori e dirigenti: provvedano a tutto ciò che è necessario per assicurare a quanti lavorano un salario dignitoso e condizioni rispettose della loro dignità di persone umane».

lunedì 9 ottobre 2017

Peste in Madagascar. Già 33 le vittime e 230 i contagiati, forma micidiale

Ansa
Piu' di un milione di dosi di antibiotici sono stati consegnati al Madagascar dall'Organizzazione mondiale della sanita' (Oms) per contrastare un'epidemia di peste che in due mesi ha ucciso 33 persone ne ha contagiate altre circa 230. Lo riferisce il sito della Bbc.

Lo stato insulare al largo della costa orientale dell'Africa e' esposto alla peste ma di norma si registrano 400 casi l'anno.

L'epidemia attuale pero' e' soprattutto polmonare, la forma piu' micidiale: puo' uccidere in 24 ore e si trasmette tossendo.
Quest'anno inoltre sono state colpite aree urbane, circostanza che preoccupa gli enti che prestano aiuto.

martedì 8 dicembre 2015

Pena di morte: la Mongolia è il 102/o paese ad abolirla. Nel 2015 anche Figi, Madagascar e Suriname

Onu ItaliaUlan Bator – Il 4 dicembre il parlamento della Mongolia ha approvato il nuovo codice penale, la cui entrata in vigore è prevista nel settembre 2016. Il nuovo testo non prevede più la pena di morte.

Dopo Figi, Madagascar e Suriname, la Mongolia è quindi il quarto paese ad aver abolito la pena di morte nel 2015 e il 102esimo in totale. 

L’ultima esecuzione in Mongolia ha avuto luogo nel 2008. Due anni dopo, il presidente Tsakhiagiin Elbegdorj commutò tutte le condanne, annunciò una moratoria sulle esecuzioni e ratificò un trattato internazionale per l’abolizione della pena di morte.

Il presidente Tsakhiagiin Elbegdorj ha più volte affermato che la pena capitale è una violazione del diritto alla vita, che le esecuzioni non hanno alcun effetto deterrente e che il rischio di errori è inevitabile in qualsiasi sistema giudiziario. Da qui la decisione di abolirla.

venerdì 12 dicembre 2014

Madagascar abolit la peine de mort, un «retour à de vraies valeurs»

Rfi
C’était envisagé depuis plusieurs années et c’est désormais officiel : Madagascar vient d’abolir la peine de mort. Elle n'était plus appliquée depuis des dizaines d'années et elle ne fait plus partie du cadre juridique après un vote des députés ce mercredi.

La peine de mort était bien en vigueur à Madagascar même si la dernière exécution remonte à 1958 à l’époque coloniale. Depuis, les condamnations à mort ont systématiquement été commuées en peine de travaux forcés à perpétuité.

Un vote qui réjouit Jean Max Rakotomamonjy, le président de l’Assemblée nationale à l’initiative de la proposition de loi sur l’abolition : « Il y avait eu des discussions très intenses, mais ça n’a pas empêché le vote de cette loi à l’unanimité au niveau de l’Assemblée nationale. »

A 99 voix pour et zéro contre, l’abolition de la peine de mort est désormais inscrite dans la loi. Une victoire pour Association chrétienne contre la torture (ACAT), selon sa présidente à Madagascar, Maria Raharinarivonirina : « La grande victoire aujourd’hui, c’est de faire comprendre que nous retournons à de vraies valeurs. Nous retournons surtout au respect de la vie qui est prôné par la Déclaration universelle des droits de l’homme. »

Pour l’ACAT, l’abolition de la peine de mort est une étape vers d’autres combats. La présidente de l’association évoque par exemple les cas de justice populaire, ou les exécutions sommaires perpétrées par les forces de l’ordre.

venerdì 1 agosto 2014

Madagascar - Varate leggi condannano per "diffamazione" i giornalisti - Già 2 giornalisti arrestati

MISNA
Dopo l’arresto e la detenzione di due giornalisti – ora in libertà provvisoria – accusati di diffamazione, la tensione rimane alta tra il settore dei media e il governo. Lo riferisce il quotidiano locale Madagascar Tribune, sottolineando che al centro delle critiche e dei timori per la libertà di espressione “di tutti i cittadini” c’è la nuova legge sulla cybercriminalità, promulgata nella massima discrezione pochi giorni fa.
Contestato in particolare l’articolo 20 che prevede una condanna da due a cinque anni di carcere e una multa da 625 fino a 312.000 euro per chiunque si renderà colpevole di “diffamazione” o “ingiuria” sulla rete ai danni di tutti i rappresentanti dello Stato. Un provvedimento che sta provocando un’alzata di scudi non solo dei giornalisti ma anche di blogger e normali cittadini che utilizzano quotidianamente i nuovi mezzi di comunicazione.

Ieri il primo ministro ha convocato un’apposita riunione ad Antananarivo con tutti gli operatori delle comunicazioni, mentre il ministero della Giustizia assicura che “l’articolo 20 verrà emendato e le sanzioni alleggerite per essere in linea con il futuro Codice della comunicazione”, in corso di approvazione dalle varie istituzioni.

Intanto il Sindacato dei giornalisti malgasci assieme alla Cellula di crisi per la libertà di stampa – costituita da operatori del settore e difensori della libertà di stampa – continuano a chiedere le dimissioni del ministro delle Infrastrutture Rivo Rakotovao e del direttore di gabinetto della presidenza Henry Rabary-Njaka. La scorsa settimana i due hanno sporto denuncia contro due giornalisti, accusandoli di “diffamazione pubblica e delitto di stampa”, provocando proteste di piazza. Il direttore di Madagascar Matin Jean Luc Rahaga e il caporedattore Didier Ramanoelina avevano pubblicato sul quotidiano una lettera di denuncia sul traffico del pregiato legno di rosa nel quale tre ministri sarebbero coinvolti.

lunedì 21 aprile 2014

Madagascar s'engage à abolir la peine de mort

Rfi
Le président de la transition malgache est New York dans le cadre de la 67e Assemblée générale des Nations unies. Andry Rajoelina, plus de trois ans après son arrivée au pouvoir, est reconnu comme chef de l’Etat jusqu’aux prochaines élections. Il s’est exprimé le 26 septembre à la tribune de l’Assemblée générale. Et en marge de sa visite, il a signé un traité historique abolissant la peine de mort à Madagascar. Un geste qui s'inscrit aussi dans une stratégie de politique intérieure.

La peine de mort est en vigueur à Madagascar, mais la dernière exécution remonte à 1958. Depuis plus de 50 ans, les condamnations à mort sont toujours commuées en peine de travaux forcés à perpétuité…

L’ACAT, l’Action des chrétiens pour l’abolition de la torture a néanmoins réagi positivement à ce geste. Elle rappelle que 55 condamnés à mort sont recensés dans le pays, et que ces détenus sont en situation d’exclusion sociale totale. L’association encourage aussi les autorités à ratifier rapidement ce traité pour que la peine de mort puisse être définitivement abolie.

Andry Rajoelina a également signé un protocole qui renforce les droits de l’enfant. La réaction est prudente aussi de la part des associations qui attendent la mise en œuvre par les autorités.

Ces engagements interviennent à un moment où le président de la transition doit soigner son image et ses relations vis-à-vis de la communauté internationale en vue des élections de 2013.

Depuis trois ans, la situation des droits de l’homme à Madagascar est vivement critiquée, notamment par les Etats-Unis.

sabato 26 ottobre 2013

Madagascar: detenuti esposti a forte rischio contagio di peste bubbonica

Apcom 
La peste bubbonica, la grande pestilenza, il flagello dell'Europa del Medioevo, quella che uccise circa 25 milioni di persone, continua ancora a mietere vittime. 

Il Madagascar ha conquistato lo scorso anno un triste primato mondiale, con 256 episodi di contagi e 60 morti.

 E sembra che il peggio debba ancora venire: il Comitato Internazionale della Croce Rossa e l'Istituto Pasteur hanno messo in guardia il governo malgascio spiegando come i detenuti nelle carceri siano pericolosamente esposti al contagio, e che, stando a quanto ha affermato Christophe Rogier dell'Istituto Pasteur, "le mura della prigione non potranno impedire alla peste di uscire e di invadere il resto della città". 

L'ispezione del Circ ha messo infatti in luce le disumane condizioni di 3.000 detenuti di Antanimora, il principale carcere della capitale Antananarivo, costretti a convivere - in tutti i sensi - con una nutrita popolazione di ratti infestati da pulci. 

"Una prigione non è un luogo sigillato", ha spiegato Evaristo Oliviera del Circ, osservando come anche tutti coloro che lavorano nella prigione, o anche semplici visitatori, possano divenire vettori del bacillo della malattia e provocare un'epidemia tra la popolazione. Ha poi continuato affermando che la malattia, se diagnosticata tempestivamente, potrebbe essere curata con degli antibiotici, ma la scarsità di strutture sanitarie efficienti in Madagascar ostacola enormemente questa possibilità.