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domenica 23 dicembre 2018

Governo Lega-M5S - Per finanziare le promesse e elettorali (quota 100 e reddito di cittadinanza) raddoppio delle tasse (dal 12 a 24%) per gli enti no profit che dovranno ridurre i servizi ai più deboli.

Corriere della Sera
L’aliquota per gli enti non profit salirà dal 12 al 24 per cento. E questo andrà a scapito delle risorse utilizzate per erogare servizi di sostegno alle fasce deboli dove lo Stato non arriva.

Partiamo da un esempio: Fondazione Girola eroga circa 200 borse di studio da 5mila euro ciascuna destinate a studenti orfani di uno o entrambi i genitori, che abbiamo un buon rendimento scolastico e che siano residenti in Lombardia per un milioni di euro ogni anno. Ha un pensionato universitario gratuito per ragazze orfane meritevoli e una casa di accoglienza per anziani. «Pagheremo 200mila euro di tasse in più - dice il presidente Bassano Baroni - e questo ci obbligherà a ridurre di un terzo l’attività. Ci hanno tolta l’unica esenzione di cui fruivamo dal 1972». Lo stesso aggravio di 200mila euro peserà anche sul Pio Istituto dei Sordi, che dà borse di studio e finanzia la ricerca.

Perché questo aggravio? La risposta è contenuta nella legge di Bilancio in approvazione al Senato (la votazione con la fiducia è attesa entro la mezzanotte di oggi) e in particolare in una novità fiscale annunciata ieri dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: la cancellazione della mini-Ires per «gli enti non commerciali». La misura viene giustificata con la necessità di recuperare risorse per il Reddito di cittadinanza e Quota 100 alle pensioni.

Su chi pesa questa norma fiscale? «Ricade su tutti gli enti che esercitano attività di assistenza sociale, beneficenza, sanità e istruzione e che abbiano personalità giuridica, sia per le attività di produzione di beni e servizi sociali e socio-sanitari sia per le attività diverse di messa a reddito del patrimonio, (ma sempre per attività benefiche e assistenziali», spiega l’avvocato Luca Degani, membro del Consiglio nazionale del Terzo settore.

«Penalizzare gli enti senza scopo di lucro, che hanno bilanci in pareggio e che non producono né distribuiscono utili, non va contro gli azionisti che non ci sono ma contro gli assistiti. Se la prendono con gli ultimi». Franco Massi, presidente di Uneba nazionale che rappresenta oltre 900 enti in tutta Italia attivi nel settore sociosanitario, assistenziale ed educativo, esprime la preoccupazione di tutto il settore. Gli enti e gli istituti di assistenza sociale, le società di mutuo soccorso, gli enti ospedalieri, di assistenza e beneficenza perderanno il dimezzamento dell’Ires dal 24 per cento al 12 per cento sui redditi commerciali sottoposti a tassazione anche se servono a finanziare le attività sociali.

Ma non solo. Perderanno anche l’esenzione della tassazione dei redditi dei fabbricati istituzionali, che servono a svolgere le funzioni assistenziali e che attualmente hanno l’esenzione totale. «Una fondazione ex Onlus solo sulla categoria dei redditi dei fabbricati istituzionali di un immobile di 120 posti letto avrà una maggiore Ires tra i 6mila e i 10mila euro all’anno», quantifica Massi. 

La questione degli immobili non è di poco conto, spiega Rodolfo Masto, presidente dell’Istituto dei ciechi e dell’Unione Italiana Ciechi di Milano: «Gli enti storici in generale ricevevano e ricevono tuttora lasciti, come per esempio appartamenti e case. Immobili che, attraverso i proventi della locazione, concorrono a finanziare le attività sociali degli enti. Con la tassazione avremo un aggravio fiscale. E pensare che al posto di un aggravio il settore si aspettava la detassazione delle donazioni, che in molti Paesi del mondo come gli Usa».

Per il Terzo settore il prezzo complessivo da pagare – in base a una prima stima - solo per il primo anno sarà di 118 milioni di euro, ha detto la Portavoce del Forum nazionale del Terzo settore Claudia Fiaschi. A farne le spese saranno non solo gli enti, bensì anche, e in maggiore misura, gli anziani, persone con disabilità, minori in difficoltà e altre persone fragili a cui ogni giorno gli enti si dedicano.

«Fra tutte le misure che gridano vendetta nella Legge di Bilancio firmata da M5s e Lega c’è ne è una particolarmente iniqua per un settore di grande rilevanza sociale: il mondo del non profit», ha commentato la capogruppo del Partito Democratico in Commissione Agricoltura alla Camera, Maria Chiara Gadda. «Il taglio del regime Ires ad aliquota agevolata del 12% provocherà per questi soggetti giuridici un raddoppio del carico tributario nel 2019. Un bel regalo di Natale per il Terzo settore».

venerdì 23 novembre 2018

Sgombero Baobab, M5S boccia ordinanza per servizio di accoglienza. Risultato? Migranti per strada sotto la pioggia.

Globalist
L'Assemblea capitolina ha bocciato, con sette voti favorevoli, un contrario e 21 astenuti (tutti cinque stelle) una mozione proposta dalla capogruppo del Misto ed esponente di Dema (Democrazia e Autonomia) Cristina Grancio e sottoscritta anche da Forza Italia, Lista Marchini, Sinistra Italiana e Pd e che impegnava Virginia Raggi ad anticipare l'inizio del servizio di accoglienza notturna prevista nell'ambito del Piano freddo al fine di accogliere le persone sgomberate dall'area di piazza Maslax organizzata da Baobab Experience. 


Agnese Catini, presidentessa (M5s) della commissione Politiche sociali del Campidoglio ha così giustificato l'astensione: "Non bisogna confondere il Piano freddo, intervento specificatamente per l'inverno e sono gia' state avviate le procedure per partire dai primi di dicembre oltretutto con un piano ampliato nei numeri di ore e nei posti, con il circuito dell'accoglienza. Sul fatto che a seguito degli sgomberi ci sono delle persone per strada rassicuro Grancio che nel caso del Baobab abbiamo accolto ben 144 persone, l'ultima risale a ieri, nelle strutture di Roma Capitale e stiamo continuando a contattarli. Mi dispiace che ci sia molta approssimazione nel capire la problematica e viene fatto un minestrone".

Critica la proponente Grancio: "Anche la destra di Salvini ha votato a favore, solo il M5S si è tirato indietro e non ha permesso l'approvazione della mozione".

mercoledì 5 settembre 2018

"Micromega" ritira il sostegno al M5s. Flores d'Arcais: "Il M5s è diventato il taxi della estrema destra al Governo"

Globalist
Voce dei 5Stelle che guardano a sinistra, la rivista di Paolo Flores d'Arcais sosteneva la politica neo-girotondina ispirata da giuristi come Gustavo Zagrebelsky e Stefano Rodotà, candidato al Quirinale in quella che sembra un'altra era geologica e non solo perché Rodotà ha lasciato questa terra.

Paolo Flores d'Arcais
Beppe Grillo nel 2012 evocava addirittura l'allarme svastiche per presentare il suo movimento come un argine alle «Albe dorate, gente che emula Hitler». Lo cita proprio su Micromega Cinzia Sciuto in un'analisi sui «dilemmi a 5 Stelle».
"Ci è stata raccontata la favola che i 5 Stelle rappresentavano un argine all'estrema destra. Si sono invece trasformati nel taxi che ha portato l'estrema destra addirittura al governo. E il peggio potrebbe non essere arrivato". 
L'analisi arriva da Micromega e suona come un implicito mea culpa per non aver fiutato il pericolo della leadership di Matteo Salvini, o almeno per averlo ampiamente sottovalutato, mentre adesso quella che fu la Lega Nord e non si sa che cosa diventerà veleggerebbe intorno al 30 per cento.

domenica 20 maggio 2018

Migranti, "il contratto non ci considera" 10.000 manifestano a Napoli per diritti, preoccupa il governo Lega

AnsaMed
Napoli - "Contribuiamo per il 10% al dell'Italia ma stanno formando un governo con la Lega, con un contratto che con ci considera, siamo preoccupati e spaventati".


Mamadou Sy, senegalese, dal 2012 in Italia, guarda sorridente dietro di sé e vede oltre diecimila immigrati che oggi hanno sfilato a Napoli, preoccupati per la nascita del nuovo governo contro cui hanno esposto cartelli "Stop Salvini". 

Ma il corteo mirava soprattutto a chiedere l'allargamento agli immigrati del reddito di inclusione e una maggiore velocità nella trafila burocratica per il permesso di soggiorno. 

Mamadou fa parte della comunità senegalese di Castel Volturno, in provincia di Caserta, e conosce bene la situazione di chi aspetta 'il documento'. "Migliaia di immigrati - dice - sono in attesa del permesso di soggiorno e vivono in una situazione particolarmente pesante perché sono alla mercé dello sfruttamento di persone senza scrupoli che li fanno lavorare sottopagandoli. L'Italia dice di combattere caporalato ma esiste ancora nelle campagne e sfrutta migliaia di immigrati senza permesso di soggiorno che alle cinque del mattino cercano lavoro. A chi dice che gli immigrati rubano ricordo che i ladri non si alzano dal letto alle quattro per lavorare ogni giorno".

Il lungo corteo, che domani si replica a Caserta, si è fermato davanti alla Prefettura per chiedere, spiega Giampaolo Mosca del centro sociale Ex Canapificio di Caserta, "l'accelerazione alla concessione di 800 permessi di soggiorno che sono fermi -anche da anni per le cattive pratiche antiche della burocrazia. Parliamo di questioni burocratiche facilmente risolvibili, sarebbe un piccolo passo importante per migliaia di immigrati". 

Con gli immigrati anche tanti giovani dei centri sociali che si impegnano a Caserta e Napoli per aiutarli nell'integrazione e nella quotidianità come spiega Sergio Serraino dell'ambulatorio di Emergency di Castel Volturno : "Migliaia di questi manifestanti - dice - sono nostri pazienti. Dal 2013 ne abbiamo avuto in cura 8.000 nell'ambulatorio che ha tre mediatori, due infermieri e un medico. Ma ormai ci vuole un'inclusione bilaterale perché l'accesso alle cure è difficile anche per molti italiani che non possono pagare il ticket".

giovedì 12 aprile 2018

Il primo effetto dell'intesa tra M5s e Lega? Affossata la riforma penitenziaria dimenticando le condanne della CEDU

Left
"Il Parlamento sembra aver dimenticato del tutto che lo Stato italiano sia stato condannato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) per sistematici trattamenti inumani e degradanti", questa la dura accusa lanciata dall'ex deputata del Partito radicale Rita Bernardini, in seguito alla mancata inclusione della riforma carceraria tra i temi da trattare nelle commissioni speciali di Camera e Senato per gli atti urgenti di governo. 

A votare contro la discussione dei decreti della riforma sono stati M5s, Lega, Fi e Fdi.

Il compito delle commissioni speciali è quello di occuparsi degli atti del governo, in attesa che si chiarisca la composizione di maggioranza e opposizione parlamentari, e possano dunque insediarsi le commissioni permanenti. Al Senato, l'organo è presieduto da Vito Crimi, senatore M5s, mentre per la carica omologa alla Camera i pentastellati avevano espresso la volontà di convergere su un nome della Lega nord, e le indiscrezioni danno come favorito il leghista Nicola Molteni (fino a martedì, il favorito era Giancarlo Giorgetti).

Le commissioni si sarebbero dovute limitare a fornire un parere obbligatorio ma non vincolante sulla riforma, che sarebbe poi tornata in mano al governo, che avrebbe potuto approvare definitivamente il testo, esercitando così la delega fornita dal Parlamento.

"Ai fautori di "più gogna per tutti" - continua Bernardini - in nome della "sicurezza", ricordo che la pena da infliggere ai colpevoli non deve essere esclusivamente il carcere che crea recidiva; si possono prevedere altre misure. Misure alternative che sono più efficaci per un futuro reinserimento sociale". 

Bernardini sottolinea come la necessità dell'introduzione di pene alternative, come previsto dalla riforma, sia supportata da diversi studi e raccomandata anche dal comitato dei ministri del Consiglio d'Europa (un'organizzazione sovranazionale separata dall'Ue, ndr) che "in un pronunciamento del 2017, prevedeva espressamente che il diritto interno di ogni Paese comunitario persegua la riduzione del ricorso alle pene detentive in carcere, attraverso la disciplina di sanzioni e misure che non privino il soggetto della libertà personale".

Ma per Bernardini, e per tutti coloro che hanno manifestato il proprio impegno per l'approvazione della riforma, come l'Unione delle camere penali italiane, giuristi, associazioni e gran parte della comunità penitenziaria, la battaglia non finisce qui. La promessa, lanciata da Bernardini, è quella di continuare a presentare ricorsi e dossier alle corti italiane ed europee, per denunciare la sistematica violazione dei diritti umani nelle carceri italiane.

Anche il Garante nazionale dei diritti dei detenuti, Mauro Palma, è intervenuto sulla questione: "Negare un passaggio meramente consultivo finale - ha detto - che non prevede possibilità di intervento di merito denota una disattenzione grave rispetto all'ampio mondo di coloro che tale provvedimento da tempo attendono".

Il garante esprime amarezza per la decisione della commissione, e fa notare come anche l'Europa avesse lodato l'iniziativa della riforma: "L'Europa, pur partendo da una prospettiva di sanzione nel 2013 per condizioni detentive irrispettose della dignità della persona, è giunta a riconoscere i passi che l'Italia ha compiuto per sanare tale grave criticità". Ma, con tale decisione, il Parlamento esprime la volontà di interrompere questo percorso, col rischio che la riforma finisca nel dimenticatoio.

Daniela Ruzza