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lunedì 22 agosto 2016

Re del Marocco Mohammed VI, appello ai 5 milioni di connazionali all'estero: "promuovere l'Islam tollerante bandire l'estremismo"

Blog Diritti umani - Human Rights
Il re del Marocco fatto un appello ai 5 milioni di suoi connazionali che vivono all'estero di promuovere "l'Islam tollerante" e bandire l'estremismo.

Il re del Marocco Mohammed VI

In un discorso alla nazione, Mohammed VI ha invitato marocchini in diaspora di stabilire "un fronte comune per contrastare il fanatismo" degli jihadisti.Considerando che i cittadini europei di origine marocchina sono stati coinvolti negli attacchi. Mohammed VI ha fatto un appello ai cinque milioni di marocchini che vivono all'estero, dopo i recenti attentati in Europa e rivendicato da estremisti musulmani.
Il re del Marocco ha condannato l'uccisione di persone innocenti e definito omicidio imperdonabile l'assassinio del sacerdote nel nord della Francia, nel mese di luglio.

"Gli estremisti stanno sfruttando alcuni giovani musulmani, in particolare in Europa, e sfruttano la loro ignoranza della lingua araba e del vero Islam vengono inoltrati messaggi errarti e false promesse" ha denunciato Mohammed VI.


Fonte: BBC Afrique

Meeting di Rimini. Si parla di corridoi umanitari per i profughi siriani con la Comunità di Sant'Egidio

Zenit
Al Meeting di Rimini Paolo Morozzo Della Rocca, docente di diritto dell’immigrazione alla Luiss, presenta un progetto per offrire una strada sicura e legale per arrivare in Italia

Parte un nuovo progetto della Comunità di Sant’Egidio: grazie alla creazione di un corridoio umanitario con il Libano 300 profughi siriani accolti e inseriti, saranno 1.000 a fine anno. Negli ultimi 7 anni più di diecimila migranti hanno perso la vita nel tentativo di attraversare il Mediterraneo. Più di tremila solo dall’inizio di quest’anno. Barconi e gommoni affondano e si rovesciano con il loro carico di umanità dolente e disperata. Conflitti, fame, persecuzioni religiose hanno fatto fuggire da Siria e Iraq milioni di abitanti. Vivono in campi profughi 1,5 milioni di uomini, donne e bambini in Libano, 2,5 milioni in Turchia e 800mila in Giordania.

Le loro condizioni sono troppo spesso sotto la soglia di sopravvivenza. Sempre senza alcuna certezza o speranza di un futuro possibile. Nascono qui i viaggi disperati verso l’Europa e verso il nostro paese di chi non ha di fronte nessun’altra alternativa all’immigrazione clandestina.

È quanto emerso ieri durante il primo degli incontri del ciclo “I migranti, la sfida dell’inclusione”, durante il quale il giornalista Giorgio Paolucci ha condotto un incontro/dialogo con Paolo Morozzo Della Rocca, membro della Comunità di Sant’Egidio e docente di diritto dell’immigrazione alla Luiss di Roma.

“Il primo obiettivo del nostro progetto è stato offrire una strada per arrivare in Italia in modo sicuro e legale, grazie ai visti umanitari e a successivi permessi di soggiorno e lavoro. Il corridoio umanitario è lo strumento che ci consente di farlo. Chi arriva trova una rete sociale, una comunità che vuole accogliere. Trovano scuola d’Italiano, rapporti con gli altri. È vera integrazione e inclusione sociale”, ha spiegato Morozzo Della Rocca.

“Una buona accoglienza è l’unica risposta concreta al fenomeno migrazione. Includere significa abbassare il timore sociale verso lo straniero. Con i corridoi umanitari si tutela la vita dei migranti e nello stesso tempo la sicurezza della nostra società – ha proseguito Morozzo Della Rocca – Certo i nostri numeri non rappresentano una risposta quantitativamente in grado di risolvere il problema.
Però sono la dimostrazione di come ci si possa organizzare dal basso per rispondere a questo dramma. Accogliamo e inseriamo senza chiedere aiuto alle Istituzioni. È la provocazione di un gesto che dimostra come accogliere e includere sia giusto e possibile. Il nostro progetto ha subito interessato Conferenza Episcopale e istituzioni in Polonia ed è osservato con attenzione in Francia. È un modello replicabile e moltiplicabile. Ci auguriamo possa essere seguito anche da UE e stati nazionali
”.

Migranti - Dare da mangiare agli affamati? A Ventimiglia non si può

Contropiano
Il sindaco di Ventimiglia, Enrico Ioculano, considerata “la persistente emergenza umanitaria, con l’arrivo di un numero sempre maggiore di migranti”, ha emesso un’ordinanza con cui vieta la somministrazione di cibo e bevande ai migranti “su area pubblica da parte di persone non autorizzate”.

L’ordinanza scrive che chiunque volesse distribuire generi alimentari ai profughi, può farlo solo rivolgendosi alla Croce Rossa o alla Caritas. La paradossale e antiumana ordinanza, è stata varata dopo che era stata segnalata la presenza di persone non autorizzate – in gran parte attivisti solidali con i migranti – che provvedono autonomamente dagli apparati alla “distribuzione di cibi preparati privatamente, in particolare nella zona sotto il cavalcavia di Roverino e nel piazzale antistante la parrocchia di Sant’Antonio”.

Il giornale locale Riviera24, riferisce che Ieri sera sul tardi, un furgoncino e un’auto carichi di cibo si sono fermati in via Tenda. Un uomo e una donna scesi dai mezzi, hanno invitato i migranti presenti ad andare a mangiare.

Un solerte cittadino – di quelli che hanno una concezione troppo maligna degli affari propri – ha avvertito la polizia della gravissima infrazione che si stava commettendo sotto i suoi occhi. La polizia ha fatto allontanare le due persone che distribuivano cibo e, non è confermato, sembra che li abbia identificati e multati per violazione dell’ordinanza comunale.

domenica 21 agosto 2016

Sempre alto il numero di migranti bambini, 49 minorenni sui 237 arrivati a Catania

Giornale di Sicilia
Catania - Sbarco di migranti nel porto di Catania dove è arrivata la nave Phoenix con a bordo 237 extracomunitari, di diverse nazionalità. Tra loro 192 uomini, 20 donne e 49 minorenni, 24 dei quali non accompagnati. 


La polizia di Stato, su disposizione della Questura, ha eseguito le fotosegnalazioni di tutti gli arrivati e avviato i provvedimenti di respingimento per 18 di loro. Gli altri saranno trasferiti in centri di accoglienza del Nord Italia. La squadra mobile e la guardia di finanza hanno avviato le indagini per identificare eventuali scafisti su delega della Procura di Catania.

Intanto, l'equipaggio dell'elicottero AW319 del nucleo aereo guardia costiera di Catania ha trasferito d'urgenza nell'ospedale Cannizzaro un giovane migrante che era sulla nave «Siem Pilot» in navigazione a circa 150 miglia nautiche di distanza dalle coste siciliane. L'egiziano di 19 anni aveva con forti dolori addominali e durante il trasferimento, a bordo dell'elicottero, è stato assistito da un medico del corpo italiano di soccorso dell'Ordine di Malta.

Messico - La polizia è accusata di 22 esecuzioni extragiudiziali

The Post Internazionale
La violazione dei diritti umani è avvenuta nel corso di un blitz contro un cartello della droga in un ranch nello stato di Michoacan
La polizia federale messicana è accusata di aver ucciso 22 persone in esecuzioni extragiudiziali in un blitz contro un cartello della droga alcuni mesi fa.



Si era trattato di una delle più sanguinose operazioni di polizia nell'ambito della guerra ai cartelli della droga in Messico.
Un agente di polizia e 42 sospetti, tra cui le 22 esecuzioni extragiudiziali, sono stati uccisi nel blitz avvenuto in un ranch nello stato di Tanhuato, nello stato di Michoacan, il 15 maggio scorso.

I poliziotti hanno detto di aver risposto al fuoco per autodifesa, ma il numero di morti ha destato sospetti.

La Commissione Nazionale dei Diritti Umani (Cndh) che ha indagato sul caso sostiene che la polizia avrebbe tentato di coprire l'episodio.

I gruppi per i diritti umani nel paese chiedono da tempo un miglioramento degli standard di rispetto dei diritti umani da parte della polizia e la fine delle uccisioni arbitrarie.

Inizialmente era stata diffusa da parte dello stesso governo una versione diversa dell'accaduto: due bande di droga locali si erano scontrate e i morti erano stati identificati come membri di uno dei due cartelli.

Secondo il rapporto della Cndh, la polizia ha usato un elicottero Black Hawk durante l'operazione, sparando circa 4.000 colpi nel ranch, noto come il Rancho del Sol, durante l'assalto.

L'elicottero è stato poi colpito con armi da fuoco. La Cndh afferma inoltre che 5 sospetti sono stati uccisi durante l'attacco dell'elicottero, 22 sono stati arbitrariamente giustiziati, 15 sono morti in circostanze poco chiare, 2 corpi sono stati bruciati dalla polizia, 2 sospetti sono stati torturati mentre erano in custodia della polizia.

"L'inchiesta ha confermato i fatti che mostrano gravi violazioni dei diritti umani attribuibili ai dipendenti pubblici della polizia federale", ha dichiarato il presidente della Commissione Luis Raul Gonzalez Perez.

Renato Sales, il commissario per la sicurezza nazionale messicana ha però rigettato le accuse dicendo che "l'uso di armi era necessario e proporzionale per far fronte all'aggressione reale, imminente e illegale", sostenendo quindi che gli agenti avrebbero agito per legittima difesa.

Michoacan è uno degli stati più violenti del Messico a causa della rivalità tra i cartelli della droga.

Sono 65.000 le persone scomparse o rapite in Siria dal 2011

Blog Diritti Umani - Human Rights
Più di 65.000 sono scomparsi in Siria dal 2011, secondo la rete siriana per i diritti umani. Sono vittime di rapimenti o arrestati o detenuti dallo Stato o da agenti che operano per lo Stato, che poi negano che la persona sia in stato di detenzione o si nascondere la loro localizzazione. Sono persone che non possono usufruire della  protezione della la legge.



Fonte: Aljazeera

sabato 20 agosto 2016

Uganda, governo e Unhcr al lavoro per contenere epidemia di colera tra i rifugiati del Sud Sudan

Agenzia Nova
Kampala - Il governo ugandese e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) stanno attuando misure di contenimento nell’insediamento di Pagirinya, aperto di recente nel distretto di Adjumani in seguito alla conferma di un focolaio di colera. 

Centro di accoglienza presso Pagirinya
È quanto riferisce una nota dell’agenzia dell’Onu secondo cui 49 rifugiati sud sudanesi e un cittadino ugandese hanno contratto la malattia e 44 persone hanno ricevuto il trattamento medico e successivamente sono stati dimessi dalle strutture sanitarie dopo essere completamente guariti, mentre due pazienti sono tuttora in quarantena. 

La maggior parte delle persone a cui è stata diagnosticata la malattia si trova in centri di accoglienza presso Pagirinya e, in minor numero, nel villaggio stesso e nel centro di raccolta di Elegu. Pagirinya accoglie attualmente più di 30 mila rifugiati sud sudanesi, tutti arrivati nelle ultime sei settimane.