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domenica 16 giugno 2019

Italia - I reati negli ultimi 10 anni sono la metà, ma i media favoriscono l'aumento della paura e la politica dell'odio incassa consenso.

Il Dubbio
Il ruolo dei Tg, il racconto mediatico, il lavoro svolto dai giornalisti: così si crea una percezione sbagliata. Nel 2017, i casi di legittima difesa sono stati 27, di cui quattordici non sono stati neanche rinviati a giudizio.


Nel 2017, i casi di legittima difesa sono stati 27, di cui quattordici non sono stati neanche rinviati a giudizio. Se accendete la tv o leggete i giornali o andate a un comizio di Matteo Salvini, vi convincerete che le persone accusate e condannate per aver sparato a un ladro che stava entrando in casa, siano mille, duemila, un milione. Comunque tanti, troppi casi, al tal punto da pensare che la questione sia una emergenza e che ha fatto bene il ministro dell’Interno a modificare la legge.


Stesso ragionamento, vale per i reati. I dati del Viminale dicono che negli ultimi dieci anni sono dimezzati furti, rapine, omicidi. Ma la percezione delle persone è opposta, a tal punto che tra gli italiani crescono – come raccontato in questi anni dal Censis – odio e paura. Come mai? È la domanda che si sono fatti sul Corriere della sera Milena Gabanelli e Luigi Offedu. La risposta la hanno trovata mettendo sotto accusa i nostri Tg. 

Nei cinque principali telegiornali il 36,4 per cento dei servizi è occupata dalla cronaca contro il 18,2 per cento della tv tedesca. La considerazione è esatta ma va ampliata tenendo conto di tutta la televisione italiana e ancora più in generale di tutta l’informazione. Sembra infatti che la responsabilità sia sempre degli altri (in questo caso i Tg) quando tutto il sistema mediatico italiano in questi anni ha soffiato sul fuoco, costruendo l’idea diffusa che siamo un Paese ad alto rischio criminalità e che lo Stato è assente in difesa dei propri cittadini.

Qualche tempo fa, partecipando a una trasmissione, il conduttore mi ha chiesto: «Ma se i reati diminuiscono perché le persone hanno questa percezione?». La risposta era insita nel suo programma, nelle ore e ore di servizi dedicati alle rapine, ai furti, ai furbetti del cartellino sottoposti alla gogna del pubblico e dopo qualche tempo assolti senza avere diritto di replica. L’attenzione va infatti posta non solo e non tanto sui Tg, quanto sull’intera programmazione della tv pubblica e privata. Dalla mattina fino a tarda notte chi guarda il piccolo schermo viene bombardato da servizi dedicati alle rapine, ai furti, alle persone che delinquono o alle persone che vengono accusate di aver commesso un reato e solo per questo sono considerate colpevoli.

È una dinamica che si fonda su alcuni fattori chiave. Proviamo a metterne in risalto alcuni. Il primo è quello della ridondanza: la stessa rapina viene mandata in onda più volte, con un montaggio e una musica che tendono a enfatizzare gli elementi violenti. Il secondo è quello della saturazione: tutto il palinsesto è costruito mettendo in evidenza gli aspetti negativi che accadono nella realtà. Il terzo è quello della “colpevolezza”: se si parla di una inchiesta viene presentata come una sentenza. Basta cioè un avviso di garanzia per essere giudicati colpevoli.

Se questo vale per l’informazione di carta, su cui bisogna rileggere la validissima ricerca fatta dall’Osservatorio informazione dell’Unione Camere penali, ancora di più è vero per la televisione, in cui l’impatto emotivo è più forte. Le immagini abbassano il livello di criticità, siamo più proni a pensare che ciò che vediamo sia vero, dimenticando – anche quando lo sappiano – che dietro c’è un punto di vista, una costruzione discorsiva, una visione del mondo. Per questo leggendo Gabanelli, domenica scorsa sul Corriere, sono rimasta un po’ allibita. Report per primo ha fatto passare l’immagine di un Paese allo sbando, in preda a bande di corrotti, dove tutto va male. In linea con l’attacco alla cosiddetta “casta” che ha conquistato un pezzo del giornalismo nostrano, il programma di Rai3 ha contribuito ad aumentare la sfiducia nei confronti della politica e dello Stato.

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domenica 17 aprile 2016

Migranti, il sindacato di polizia Silp: "Reati di chi sbarca in diminuzione, non è emergenza terrorismo né invasione"

L'Huffington Post
Chiuso il corridoio balcanico grazie anche all'accordo con la Turchia, il numero dei migranti che sbarcano in Sicilia è raddoppiato rispetto al 2015: 24mila nei primi tre mesi del 2016, erano 12mila nello stesso periodo dell'anno scorso.
A moltiplicare il flusso di profughi verso le nostre coste interviene un altro fattore, l'instabilità della Libia: il generale Onu Paolo Serra nei giorni scorsi ha dichiarato che un milione di persone sarebbero pronte a partire dall'ex paese di Gheddafi a causa della profondissima crisi economica.

Tuttavia per il sindacato di polizia Silp non è il caso di drammatizzare lanciando l'allarme di una nuova "invasione", specialmente perché i dati del Viminale indicano che i reati commessi dagli stranieri in Italia sono in drastica diminuzione e questo è vero in particolare per le etnie maggiormente rappresentate sui barconi diretti verso l'Italia, e cioè eritrei, nigeriani e sudanesi.

"Dobbiamo sfatare il mito dello straniero delinquente e terrorista", dice all'HuffPost il segretario generale Silp-Cgil Daniele Tissone. "Se analizziamo l'andamento della delittuosità delle persone sbarcate nel 2015 dobbiamo registrare un calo complessivo dei reati denunciati a loro carico, con punte anche del 40%. Il terrorismo non è nemmeno contemplato nell'elenco dei crimini commessi".

I reati compiuti con più frequenza dai migranti che arrivano via mare e dai richiedenti asilo, aggiunge Tissone, sono di tipo predatorio: furti e rapine "spesso motivati dalla fame e dall'estremo bisogno nel quale sono costretti a vivere" e questo riguarda le cinque prime nazionalità degli sbarcati - eritrei, nigeriani, somali, sudanesi e gambiani. "Sarebbe però sbagliato attribuire un pericolo di stampo terrorista o criminale a queste persone", dice ancora il segretario generale Silp, "in Italia non abbiamo periferie-ghetto come in Francia e l'accoglienza è migliore".

I dati scorporati del Viminale sui tassi di criminalità degli stranieri tra il 2013 e il 2015 sono chiarissimi. Gli eritrei, il gruppo più numeroso tra coloro che l'anno scorso hanno scelto di attraversare il Mediterraneo per approdare in Italia (oltre 39mila), presentano un carico di denunce più leggero del 58,9% rispetto al 2014, quando erano invece i siriani la nazionalità più rappresentata con oltre 42 mila arrivi. I nigeriani fanno salire il conteggio di furti e rapine ma in generale registrano un calo del 5,8% delle querele presentate nei loro confronti. Anche le persone che giungono dalla Siria, spesso sospettate di far parte dell'Isis, hanno visto scendere del 39,5% il numero di denunce a loro carico.
"I reati più frequenti sono legati alla povertà", commenta Tissone, "e non bisogna dimenticare che migliaia di richiedenti asilo vengono sfruttati dagli italiani come manodopera in nera al confine dello schiavismo".
Il 2014 è stato l'anno con il maggior numero di sbarchi mai registrato: 170mila persone contro le 43mila dell'anno prima. La guerra in Siria era già esplosa e difatti la nazionalità più rappresentata è stata quella siriana sia nel 2013 che nel 2014. Poi quei profughi hanno trovato più comoda e sicura la strada che passa dalla Turchia alla Grecia, perciò nel 2015 il numero di siriani sbarcati in Sicilia si è drasticamente rimpicciolito.

Cosa accadrà nel 2016? Per Tissone "c'è naturalmente preoccupazione ma siamo pronti come sempre ad accogliere i migranti". Le criticità non mancano ma non riguardano il comportamento dei richiedenti asilo e dei migranti che mettono piede in Italia. "Ora che abbiamo aperto gli hotspot chiesti dall'Europa, rimane il fatto che per la stessa Costituzione non possiamo forzare queste persone all'identificazione. Ma questo è un problema che va risolto politicamente".

La seconda preoccupazione riguarda la minaccia di chiusura del Brennero, che potrebbe mandare in tilt strade e le stazioni ferroviarie al confine con l'Austria. La decisione di Vienna è per il Viminale una grana ben peggiore dei numeri di migranti pronti a sbarcare sulle nostre coste.

venerdì 30 ottobre 2015

Stranieri criminali? Meno degli italiani e con reati di lieve entità Pregiudizi smontati dai dati

L'Unità
Aumentano invece le denunce contro autoctoni. La Lega, spiazzata, insorge. Numeri che fanno giustizia dei pregiudizi. E che raccontano un'Italia impaurita, incapace di distinguere tra campagne mediatiche e realtà quando si tratta di accostare migranti e criminalità.

Accostamento strumentale, appunto, se come testimonia il rapporto Idos gli stranieri nel Belpaese commettono in proporzione meno reati degli italiani e meno gravi. E a sfatare un altro luogo comune che li vuole "liberi subito" nonostante i crimini commessi, lo studio evidenzia anche come in caso di accuse o condanne, i migranti vengano "più facilmente fermati e arrestati" rispetto agli autoctoni. Un quadro che il leghista Roberto Calderoli bolla subito come "un concentrato di falsità".

Facile capire il perché Calderoli accosti quasi 500 pagine fitte di dati alla "Pravda di Lenin" che dipinge "un mondo fantastico". È lo stesso vice presidente del Senato del resto a spiegare cosa trova inconcepibile: uno dossier "che descrive gli immigrati come brava gente, che non delinque, vittima di stereotipi, che contribuisce in modo determinante al Pil".

Ad essere precisi, lo studio non sostiene ovviamente che i migranti non delinquono, ma appunto che non lo fanno in misura maggiore degli autoctoni, e che anzi si verifica il contrario. Uno schiaffo comunque a uno dei punti cardine della fortuna politica del Carroccio, nel la lotta senza esclusione di colpi per la leadership del centrodestra.

Non solo, il dossier nota in premessa come "in questi anni di crisi è crescente, secondo Eurostat. la preoccupazione dei cittadini, sia in Italia che negli altri Stati dell'Ue, nei confronti degli immigrati e della loro criminalità, spesso enfatizzata sui media. Siamo di fronte a un complesso fenomeno di psicologia sociale che nel passato ha riguardato l'atteggiamenti di molti paesi esteri verso gli immigrati italiani. Una metodologia in grado di ridimensionare le reazioni infondate consiste nel corretto utilizzo delle statistiche".

Ed ecco allora i dati. Il dossier allarga lo sguardo alle denunce di reati di tutta l'Europa a 28 Stati. E si sofferma su un punto: tra il 2004 e 2013 le denunce contro italiani, a fronte di una popolazione in leggera diminuzione, sono cresciute del 28% (da 513.618 a 657.443), mentre quelle contro stranieri risultano in calo del 6,2% (da 255.304 a 239.701), nonostante una popolazione più che raddoppiata. E ancora, in questo stesso arco di tempo si può mettere a fuoco l'incidenza percentuale delle denunce contro stranieri sul totale di quelle contro autore noto: anche questa voce registra un calo, e di ben un terzo, dal 32,5% al 26,7%, con una maggior incidenza nel Centro (32,5%) e nel Settentrione (Nord Est 36,3% e Nord Ovest 37,2%) rispetto alle Isole (12,0%) e anche al Sud (13,2%).

Un paragrafo è dedicato anche ai detenuti stranieri. Al 30 giugno 2015, l'amministrazione penitenziaria ne ha rilevati 17.207, pari al 32,6% dei 52.754 reclusi delle 198 carceri italiane. A fronte di un calo delle presenze carcerarie negli ultimi anni, il numero dei reclusi stranieri è diminuito in misura maggiore di quel lo dei detenuti italiani, e cioè del 4% in cinque anni. Il dossier rileva poi come "i detenuti stranieri commettono - o sono accusati di avere commesso - i reati meno gravi dal punto di vista dei beni o degli interessi costituzionalmente protetti.

Ma nei loro confronti maggiormente opera l'azione di repressione di polizia: essi più facilmente vengono fermati o arrestati rispetto agli autoctoni". In cifre: negli istituti di pena il 29,3% dei condannati in via definitiva è straniero, come lo è il 39,5% dei detenuti non ancora condannati ma in attesa di giudizio e il 40,7%di quelli in attesa di primo giudizio.

Altissima poi la percentuale degli stranieri condannati a pene lievi, cioè a meno di tre anni di carcere: è del 43%. Quanto ai reati commessi, il 76,9% dei detenuti stranieri è in carcere per reati legati alla prostituzione, il 34,7% per violazione della legge sulle droghe, il 27% per reati contro il patrimonio.

di Adriana Comaschi

domenica 16 agosto 2015

Italia dati reali - Meno furti e rapine, i reati in calo del 9,3% e gli immigrati sbarcati sono un pò diminuiti

La Stampa
Nell’ultimo anno si è registrato un calo complessivo dei reati del 9,3%. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, presentando i dati dell’ultimo anno di attività delle forze dell’ordine nella tradizionale conferenza stampa di Ferragosto al Viminale. «L’Italia è un posto sicuro nel quale vivere», è il messaggio lanciato da Alfano.



Particolarmente soddisfatto infine si è mostrato il ministro per quanto riguarda i dati sul femminicidio: “Sono stati 1395 gli ammonimenti disposti dal Questore e 261 gli allontanamenti da casa del coniuge violento”, ha reso noto. Dopo aver ricordato come negli ultimi dodici mesi siano state 10.285 le manifestazioni di piazza, Alfano ha quindi ringraziato il capo della Polizia Alessandro Pansa, presente alla conferenza stampa, per il suo lavoro sul territorio.

Reati in calo - Tra i reati in calo anche le rapine (-12%) ed i furti (-5,6%). Alfano ha definito «una scelta giusta» l’aumento delle pene per i furti. «Bisogna accrescere - ha aggiunto - il timore di ladri e rapinatori nei confronti dello Stato e ci vuole la certezza della pena».

2.202 mafiosi arrestati - Dall’1 agosto 2014 al 31 luglio 2015 sono stati arrestati 2.202 mafiosi, 64 latitanti, di cui 8 di massima pericolosità. Sequestrati alla criminalità organizzata 14.530 beni, per un valore di 5,6 miliardi di euro e 3.801 confiscati (678 milioni di euro il valore). AL Fondo unico giustizia sono disponibili 932 milioni di euro.

Terrorismo, 50 espulsi - Sempre nel periodo considerato, sul fronte del contrasto al terrorismo sono state fatte 50 espulsioni, 36 gli arresti e 6.409 contenuti web sono stati oscurati per propaganda jihadista.

10mila manifestazioni di piazza - Le forze dell’ordine hanno dovuto gestire nell’ultimo anno ben 10.285 manifestazioni di piazza, di cui 543 con disordini.

Sbarchi a quota 103mila - Sono 103mila i migranti sbarcati in Italia dall’1 gennaio ad oggi, un migliaio in meno rispetto all’analogo periodo dello scorso anno. Quelli ospitati nel sistema di accoglienza sono 89mila. La quota maggiore in Sicilia (16%), poi Lombardia (12%), Lazio (9%) e Campania (8%). Dall’1 agosto 2014 al 31 luglio 2015 sono state esaminate 43mila domande di asilo: a 20mila è stata riconosciuta la protezione, per 22mila c’è stato invece il diniego. Gli scafisti arrestati sono stati 783.

mercoledì 31 dicembre 2014

Carcere 2014: calano del 20% i detenuti e calano anche i reati del 7,7%. Meno carcere più sicurezza?

Radio Vaticana
Nella conferenza stampa di fine anno il premier Matteo Renzi si è soffermato su vari temi e, in particolare, sulle risposte date dal governo per affrontare la crisi del sistema penitenziario. Renzi ha ricordato alcuni dati, tra cui la riduzione del 20% dell'affollamento nelle carceri, l'aumento del 10% dei posti nelle celle e il calo del 7,7% dei reati.
Sono questi miglioramenti sufficienti? Amedeo Lomonaco lo ha chiesto a Patrizio Gonnella presidente dell'Associazione Antigone, impegnata nel tutelare i diritti nel sistema penale

"Dei miglioramenti ci sono: nell'ultimo anno sono calati di 10 mila i detenuti. E questo è il segno di una condanna europea che è avvenuta anche perché - lo ricordo - molte associazioni come Antigone hanno presentato centinaia di ricorsi per trattamento inumano e degradante. Avevamo un tasso di affollamento in Europa elevatissimo.

Ci superava solo la Serbia!
Questo non significa che i problemi siano risolti. Abbiamo ancora più detenuti rispetto ai posti letto regolamentari, c'è la questione dell'umanizzazione della vita detentiva, c'è la questione dei diritti, tra cui quelli della salute. La salute va assicurata, tantissimi detenuti ci scrivono perché sono in stato di abbandono terapeutico. C'è ancora un carcere che è organizzato in modo antico.

C'è un dato positivo che rassicura l'opinione pubblica: diminuiscono i detenuti e non crescono i reati. Vuol dire che le politiche che vanno nel segno di una maggiore apertura non producono questioni che ci devono allarmare dal punto di vista della sicurezza".

Questo nonostante la crisi che, invece, potrebbe alimentare i reati...

E questo è segno di una grandissima civiltà. Tutti fanno grande fatica, ma non c'è la tentazione di superare la crisi facendo del male agli altri, rubando agli altri. Io penso - non lo dico perché sono su Radio Vaticana - che un grande contributo sicuramente è di Papa Francesco, perché ha dato un messaggio di solidarietà che è arrivato alle persone. C'è un nesso causale evidente nel messaggio pubblico di quelli che possiamo riconoscere come i grandi opinionisti di massa. E sicuramente, tra questi, c'è il Pontefice. Ci sono anche i massimi vertici dello Stato e ha avuto un grandissimo ruolo in questo senso il presidente Giorgio Napolitano che noi rimpiangeremo: non è frequente che un capo dello Stato, per vari anni, abbia posto il tema della giustizia, del carcere, degli ospedali psichiatrici giudiziari al centro della sua agenda pubblica. L'unico messaggio alle Camere, in dieci anni, è stato su questo terreno, rivolto agli ultimi. Noi dobbiamo evitare, invece, che chi - come nella politica - per prendere quattro voti di più, parli alla pancia delle persone alimentando intolleranza, paura, violenza. Quei discorsi li dobbiamo bandire dal nostro discorso pubblico.

Il premier Renzi ha anche fatto capire che l'amnistia e l'indulto non sono le riposte più adeguate al sovraffollamento nelle carceri...

Noi dobbiamo non emettere provvedimenti emergenziali "una tantum" che poi, tutto sommato, non sono delle vere soluzioni. E noi lo sappiamo. Però, penso che effettivamente un po' sia vero che dobbiamo guardare al sistema nella sua complessità. Ad esempio, ha fatto molto bene al sistema l'abrogazione del reato in ottemperanza all'obbligo di espulsione del questore, per quanto riguarda gli immigrati irregolari. Andare a finire in carcere solo perché non avevi il documento a posto, era un eccesso punitivo e violento nei confronti di chi già proveniva da un percorso di vita fatto di sofferenze. Nel 2011 erano entrate 15 mila persone con questo titolo di reato, nel corso dell'intero anno. Fortunatamente, ora questo titolo di reato non c'è più: quella persona, solo per questo "reato" andava in carcere e conosceva un mondo di criminalità che di certo lo aiutava ad entrare in circuiti di illegalità ben più significativi. È proprio un errore, anche dal punto di vista economico.