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domenica 3 gennaio 2021

Open Arms soccorre 265 migranti in mare, sul ponte della nave al freddo con previsioni meteo in peggioramento, chiede un porto dove sbarcare

AGI
Due salvataggi in due giorni per la Ong che ha comunicato come le persone, sul ponte della nave, "attendono, al freddo e con le previsioni meteo in peggioramento"


Sono 265 i migranti complessivamente soccorsi in 48 ore da Open Arms-Emergency: sul ponte della nave "attendono, al freddo e con le previsioni meteo in peggioramento, di poter sbarcare. 

Ribadiamo la necessità - sottolineano le Ong - che l'assegnazione di un porto venga concessa senza ritardi in modo da garantire la tutela dei diritti e della salute dei naufraghi soccorsi così come stabilito dalle Convenzioni internazionali e dalla nostra Costituzione".

Nella mattinata di ieri, dopo essere stata allertata ancora una volta da Alarm Phone, la Open Arms, con personale di Emergency, ha soccorso altre 96 persone - in prevalenza eritree - che viaggiavano su una barca di legno alla deriva e che si sono aggiunte alle 169 già a bordo.

Partite da Zuwarah il 31 dicembre, "dopo due giorni in mare aperto senza cibo né acqua le 96 persone soccorse (tra cui 2 donne e 17 minori) presentano segni di denutrizione e ipotermia: il personale medico in questo momento sta procedendo a verificarne le condizioni di salute".

giovedì 12 novembre 2020

Migranti, Open Arms: almeno 6 vittime in naufragio tra cui un bambino di 6 mesi. Soccorsi in 100 in acqua in Mediterraneo centrale

AnsaMed
Aggrappati ai galleggianti nel tentativo di salvarsi: il gommone sui cui stavano cercando di attraversare il Mediterraneo non ha retto, forse, il peso dei tanti che erano a bordo. In sei hanno perso la vita, inghiotti dalle onde, compresa una bimba di soli 6 mesi.

Il salvataggio in mare dei migranti - Open Arms - 10/11/2020

"Stiamo terminando il soccorso delle circa 100 persone che sono finite in acqua dopo che si è sfondato il fondo del gommone su cui si trovavano da un paio di giorni" dice in un video il presidente di Open Arms italia, Riccardo Gatti sottolineando che in questo momento la Ong sta operando "da sola. Possiamo contare solo sui nostri mezzi, che sono 2 lance rapide e sei soccorritori".

La Ong ha diffuso un video in cui si vedono decine di migranti in mare, la maggior parte attaccati a quel che resta del gommone su cui viaggiavano e con indosso il giubbotto di salvataggio. Altre sono invece appoggiati a due grandi galleggianti di salvataggio lanciati in acqua dai soccorritori mentre alcuni, più isolati, sono distanti qualche decina di metri dai resti dell'imbarcazione.

I volontari di Open Arms stanno operando con due Rhib, i gommoni di salvataggio utilizzati proprio per raggiungere più velocemente possibile le imbarcazioni dei migranti in difficoltà ed effettuare i soccorsi in mare.

Il numero delle vittime totali "ancora non lo sappiamo, stiamo andando avanti con i soccorsi" prosegue Gatti, che poi aggiunge: questo ennesimo naufragio "dimostra come sia necessaria prima di tutto un'operazione congiunta in mare da parte dei governi dell'Unione europea e l'apertura di corridoi umanitari".

Testimoni oculare dell'ennesima tragedia sono stati i volontari di Open Arms, l'unica nave umanitaria impegnata in questo momento nell'attività di ricerca e soccorso dei migranti che fuggono dalla Libia e che già nella giornata di ieri aveva soccorso altri 88 disperati. La segnalazione di un gommone in difficoltà è arrivata alla Ong spagnola in mattinata da parte di uno dei velivoli di Frontex. L'imbarcazione, dice la Guardia Costiera italiana, era in area Sar di responsabilità libica e la Ong è stata contattata in quanto "mezzo più utilmente impiegabile al momento".

Una volta raggiunto il punto indicato, però, i volontari si sono trovati di fronte una "complicatissima operazione di soccorso": il gommone, dice infatti Open Arms, con a bordo circa cento persone tra le quali alcuni bambini e donne incinte, "aveva ceduto e le persone erano già tutte in acqua, prive di salvagente e di dispositivi di sicurezza". Secondo la Guardia Costiera il cedimento è avvenuto durante le operazioni di soccorso.

Un altro soccorso in mare oggi per Open Arms. La ong informa di aver prestato soccorso a "un'altra imbarcazione con 65 persone a bordo". Open arms aveva stamani tratto in salvo i superstiti di un naufragio nel Mediterraneo. Tra le vittime, anche un bambino di sei mesi, e non una bimba come si era appreso in un primo momento, che si chiamava Joseph e veniva dalla Guinea.

venerdì 6 novembre 2020

Migranti - Cadono le accuse per Open Arms. Non luogo a procedere. Per i giudici hanno "solo" salvato delle vite.

Il Dubbio
La decisione del Gup di Ragusa a due anni dallo sbarco a Pozzallo. Non luogo a procedere per Marc Reig Creus e Ana Isabel Montes Mier, rispettivamente comandante e capo missione della Open Arms, accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e violenza privata. 


È quanto ha deciso il tribunale di Ragusa nell'udienza preliminare che si è svolta ieri, al termine della quale il giudice ha stabilito che il fatto non sussiste per il reato di violenza privata e che non punibile per stato di necessità per il reato di favoreggiamento. Insomma, impossibile processare l'Ong per aver messo in salvo persone la cui vita era a rischio.
"Ancora una volta - ha dichiarato Open Arms attraverso una nota - è stato dimostrato che il nostro agire è sempre stato dettato dal rispetto delle Convenzioni internazionali e dal diritto del mare, quello che ci muove è la difesa dei diritti umani e della vita, principi fondativi delle nostre Costituzioni democratiche". 
I fatti finiti al centro dell'indagine risalgono al 15 marzo 2018, quando il rimorchiatore della Ong soccorse al largo della Libia 218 persone, fatte sbarcare a Pozzallo dopo l'evacuazione urgente di una donna e di un neonato a Malta. Secondo l'accusa, Open Arms avrebbe impedito alla guardia costiera libica di terminare il soccorso, dopo che la stessa aveva assunto il coordinamento dell'operazione Sar.

Coordinamento che l'Ong rifiutò, in virtù dell'impossibilità di riconoscere la Libia come porto sicuro, così come confermato dalla comunità internazionale. Open Arms, dunque, per la procura aveva commesso reato per il "rifiuto di consegnare i profughi salvati a una motovedetta libica" e perché, "nonostante la vicinanza con l'isola di Malta, la nave proseguì la navigazione verso le coste italiane, come era sua prima intenzione".

Dopo lo sbarco a Pozzallo, la Procura distrettuale di Catania guidata da Carmelo Zuccaro aveva aperto un'inchiesta per violenza privata e associazione per delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina. In quell'occasione la procura dispose anche il sequestro della nave perché, "l'obiettivo primario era salvare migranti e portarli in Italia, senza rispettare le norme, anzi violandole scientemente".

Per il gip non c'erano però elementi per ritenere contestabile il reato associativo, evidenziando però che "non poteva essere consentito alle Ong di creare autonomi corridoi umanitari al di fuori del controllo statuale e internazionale, forieri di situazioni critiche all'interno dei singoli paesi sotto il profilo dell'ordine e della sicurezza". Da qui l'ipotesi di accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e di violenza privata e la trasmissione del fascicolo, per competenza, alla Procura di Ragusa, che aveva chiesto il loro rinvio a giudizio. Ma per il giudice Creus e Mier non sono colpevoli: hanno "solo" salvato delle vite.

Simona Musco

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venerdì 2 agosto 2019

Migranti: Open Arms e Alan Kurdi con 163 naufraghi in attesta di un porto. Dissequestro della Mare Jonio. Sconfitta la linea dura del governo

GR Sicilia
Il governo nazionale vieta a Open Arms e Alan Kurdi l'ingresso nelle acque territoriali di Lampedusa. 


Mentre a Roma, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen apre all'ipotesi di nuovo patto interno all'Unione sul tema immigrazione, nelle acque del Mediterraneo ci sono due navi che aspettano l'indicazione di un porto sicuro - la Open Arms e la Alan Kurdi. 

Una giornata che era cominciata con i tre sbarchi autonomi a Lampedusa e Siculiana, per un totale di circa 60 migranti, andata avanti con il dissequestro della mare Jonio, l'imbarcazione della ong italiana Mediterranea, che si trova nel porto di Licata dal 13 maggio, sotto sequestro dopo un soccorso , lo sbarco a Lampedusa e l'inchiesta per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. La ong fa sapere di voler tornare in mare al più presto possibile.

Resta la linea dura del governo sulle due navi che aspettano l'indicazione di un porto sicuro: la Open Arms che, dopo due salvataggi a largo delle coste libiche, trasporta 123 migranti. "Sulle nostre teste una multa di 50.000 euro se entriamo in acque italiane - scrive su twitter la ong - cifra che si somma a quella minacciata dalla Spagna."

E poi c'è la Alan Kurdi che nel pomeriggio lancia un appello attraverso la capo missione Barbara Held, ribadendo che il porto più vicino e sicuro sarebbe Lampedusa. Il no dell'Italia ha però spinto l'equipaggio a dirigersi verso Malta. "In LIbia ha subito una ferita di arma da fuoco, dovremmo riportalo lì?" denuncia il portavoce della Ong mostrando la foto di uno dei bambini a bordo.

Intanto, tra agrigentino e ragusano, guardia di finanza e polizia hanno arrestato 6 presunti scafisti. Da ognuna delle persone trasportate sui gommoni avrebbero intascato 1.300 euro.

Agnese Licata

Fonte: TGR Sicilia

lunedì 1 luglio 2019

Migranti. Tornano in mare Open Arms e Alan Kurdi. E salvano vite umane. Il fondatore Oscar Camps: «Dal carcere si esce, dal fondo del mare no»

Avvenire
Un peschereccio con 55 migranti a bordo, anche un neonato, tre bambini e una donna incinta. «Affidati» agli italiani.

La nave Open Arms come dalla prospettiva dei naufraghi
"Water, water". Urlavano le persone a bordo, mentre un uomo salito sul ponte alto del peschereccio si sbracciava per attirare l'attenzione dell'equipaggio della nave di Open Arms, che ha ripreso il mare da venerdì, a 6 mesi dal divieto della capitaneria di porto di Barcellona di fare attività di search and rescue nel Mediterraneo centrale.

Un ritorno giustificato dal fondatore Oscar Camps con una frase che dice tutto: "Dal carcere si esce, dal fondo del mare no". Chiaro il riferimento al decreto sicurezza bis che va a colpire proprio le navi umanitarie, come è appena accaduto con l'annosa vicenda della Sea Watch3.

Va detto che questo ritorno nel Mediterraneo centrale degli spagnoli guidati dal comandante italiano Riccardo Gatti, che significa soprattutto osservazione, testimonianza e richiesta di aiuto alle autorità competenti, è già valsa la vita di quelle 55 persone che si trovavano a bordo del peschereccio avvistato domenica, in Sar maltese. Tra loro molte donne, di cui una incinta, un neonato e altri tre bambini. Tutte persone dell'area subsahariana.

L'immediata segnalazione alla Valletta non ha sortito effetto, ma quella all'Italia sì. Le persone stremate e disidratate da tre giorni di navigazione dopo aver ricevuto acqua e viveri dai soccorritori spagnoli hanno potuto proseguire sulla rotta per Lampedusa, scortate a distanza dalla nave umanitaria che si curava della sicurezza dell’imbarcazione e dell'incolumità delle persone a bordo. 

Poco dopo aver passato la zona SAR maltese e una volta entrato in quella italiana, il peschereccio è stato intercettato dalla motovedetta italiana CP 302 e una della Guardia di Finanza. C'è stata un po' di tensione al momento dell'incontro-scontro tra i finanzieri e la nave di Open Arms, come documentato in un video del reporter a bordo Valerio Nicolosi, ma l'operazione di trasbordo non è stata compromessa: 11 tra le persone nelle condizioni psicofisiche peggiori sono state subito portate a Lampedusa, le altre dirette nei porti siciliani di Licata e Pozzallo.

Restando sul tema degli sbarchi e dei porti chiusi soltanto alle imbarcazioni umanitarie, nella notte a Lampedusa sono arrivate altre 17 persone su un barchini. Nel frattempo la nave di SeeEye, la Alan Kurdi, ha ripreso il mare da tre giorni, in direzione Sar libica e sul pennone più alto fa sventolare una bandiera bianca con la scritta "Free Carola". 

Un gesto di solidarietà alla comandante della Sea Watch 3 che alle 15.30 è attesa al Tribunale di Agrigento per l'interrogatorio di garanzia. I legali di Carola Rackete stanno lavorando affinché le siano tolti gli arresti domiciliari e il divieto di lasciare la provincia agrigentina.

Ilaria Solaini

mercoledì 15 maggio 2019

Migranti. Nessuna connessione tra Ong e scafisti. Chiesta archiviazione per Open Arms

Avvenire
Il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro non riscontra prove e chiede di chiudere l'inchiesta sull'organizzazione spagnola.
Mentre continuano le partenze e gli sbarchi di migranti in Italia, la procura di Catania dopo due anni di inchieste pone una pietra tombale sul sospetto di collegamenti tra Ong e trafficanti di uomini. 

Il pool di magistrati guidato da Carmelo Zuccaro, dopo avere a lungo sostenuto che vi fossero elementi che potessero far ipotizzare una connessione tra Ong e scafisti, ora esclude questa possibilità e ha chiesto l’archiviazione per il comandante Marc Reig Creus e per il capo missione Ana Isabel Montes Mier della spagnola ProActiva Open Arms.

Erano indagati per associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina per lo sbarco a Pozzallo (Ragusa), il 17 marzo 2018, di 218 migranti soccorsi al largo della Libia. Resta aperto a Ragusa il fascicolo per «violenza privata» per avere disubbidito al ministero dell’Interno. Contestazione destinata a cadere dopo che sarà archiviata l’indagine catanese. La notizia, anticipata da Radio Radicale, è stata confermata da fonti legali.

L'inchiesta è coordinata dal procuratore distrettuale Carmelo Zuccaro e dai sostituti Fabio Regolo e Andrea Bonomo che dispose il sequestro della nave perché, sosteneva l'accusa, "l'obiettivo primario è salvare migranti e portarli in Italia, senza rispettare le norme, anzi violandole scientemente". Veniva contestato a Open Arms il "rifiuto di consegnare i profughi salvati a una motovedetta libica" e che, "nonostante la vicinanza con l'isola di Malta, la nave proseguì la navigazione verso le coste italiane, come era sua prima intenzione". 

L'Ong si è sempre difesa sostenendo di avere agito "in stato di necessità per salvare vite umane". Il sequestro della nave fu convalidato dal Gip di Catania, ma soltanto per il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Il fascicolo, per competenza, fu trasferito alla Procura di Ragusa che reiterò la richiesta di sequestro della Open Arms, rigettata il 16 aprile scorso dal Gip Giovanni Giampiccolo. La stessa Procura di Ragusa nello scorso dicembre ha notificato ai due indagati un avviso di conclusione indagine individuando come parte lesa il ministero dell'Interno.

I riflettori delle organizzazioni internazionali restano puntati su Tripoli. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) ha ribadito che «nessuno dovrebbe essere riportato in Libia». Secondo l’Agenzia Onu, nell’ultima settimana almeno 944 persone hanno lasciato le coste libiche: 65 sono morte, mentre il 65% degli 879 superstiti è stato catturato in mare dalla cosiddetta Guardia costiera libica e riportato nelle prigioni per migranti. 

Le navi delle organizzazioni non governative «hanno avuto un ruolo cruciale per salvare vite in mare e chiediamo agli Stati la revoca delle restrizioni», ha detto da Ginevra il portavoce Charlie Yaxley, che invoca «un immediato aumento delle evacuazioni umanitarie di rifugiati e migranti dai centri di detenzione di Tripoli».

Nello Scavo

sabato 22 dicembre 2018

La nave di Natale - Malta accoglie il neonato salvato da Open Arms, porti chiusi per gli altri 300 migranti. Salvini: «I nostri porti sono chiusi, la pacchia è finita».

Globalist
Accolto l'appello di Open Arms per il piccolo Sam e sua madre, niente da fare per gli altri 300 salvati dal mare.

È stato prelevato con un elicottero della Guardia Costiera maltese il piccolo Sam, nato il 19 dicembre su un gommone con a bordo 307 migranti recuperati dalla Ong Proactiva Open. Nella notte Open Arms aveva lanciato un appello su twitter in cui pregava Malta di accogliere Sam e la madre. 


Ovviamente quella per Sam è stata un'eccezione: gli altri 300 migranti a bordo della nave sono rimasti fuori, e Open Arms non trova un porto sicuro in cui farli sbarcare, specie dopo che anche Matteo Salvini ha ribadito la sua politica dei porti chiusi.
Nei giorni scorsi l'ong, che ha pubblicato su Facebook l'immagine della giovane donna e del suo piccolo avvolto in una coperta e in un giubbotto, ha salvato 307 persone da tre imbarcazioni diverse alla deriva e si attende ora l'indicazione di un porto sicuro dove poter sbarcare i migranti.

"L'odissea non finisce qua - aveva scritto Oscar Camps, fondatore di Proactiva - dobbiamo salvare la vita di questo piccolo. Nel Mediterraneo non c'è Natale, come è evidente si continua a partire".

Il Messaggero

Migranti, Salvini blocca nave Open Arms: «I nostri porti sono chiusi, la pacchia è finita».

Nuovo no del vicepremier Matteo Salvini a una richiesta di sbarco. «La nave Open Arms, di Ong spagnola con bandiera spagnola, ha raccolto 200 immigrati e ha chiesto un porto italiano per farli sbarcare, dopo che Malta (dopo aver fatto giustamente sbarcare una donna e un bambino) ha detto di no - ha spiegato Salvini - La mia risposta è chiara: i porti italiani sono chiusi! Per i trafficanti di esseri umani e per chi li aiuta, la pacchia è finita».

lunedì 6 agosto 2018

Diario di bordo dalla Open Arms

TPI
"All’inizio si fanno prendere dal panico, non sanno chi siamo e pensano che siamo libici. Alcuni si buttano in mare sperando di scappare o addirittura di morire”.


Il giornalista Valerio Nicolosi si trova a bordo della nave della Ong spagnola Proactiva Open Arms, salpata da Maiorca domenica 22 luglio. Negli ultimi giorni la Open Arms ha salvato Josefa, l’unica sopravvissuta al naufragio nella notte tra il 16 e il 17 luglio e recuperato i cadaveri di una donna e di un bambino al largo delle coste libiche. 

TPI sta pubblicando il suo diario di bordo, in cui ha raccontato anche il controverso caso della nave Asso 28, che lunedì 30 luglio ha soccorso 108 migranti e, per la prima volta, li ha riportati in Libia.

Sul caso TPI ha intervistato Nicola Fratoianni, deputato di Liberi e Uguali (LeU) e segretario nazionale di Sinistra Italiana, e il capo missione della Open Arms Riccardo Gatti, che ha accusato l’Italia di non coordinare più operazioni di salvataggio, per trasferire la competenza sui soccorsi alla Libia, porto considerato “non sicuro” da attivisti e organizzazioni internazionali.
“Ieri abbiamo cercato di arrivare alle imbarcazioni da soccorrere, abbiamo sentito le conversazioni tra la guardia costiera libica e la Asso 28, da lì abbiamo capito che si stava mettendo in atto un respingimento” ha affermato Gatti, nell’intervista di Lara Tomasetta.

mercoledì 18 luglio 2018

Open Arms, Libia lascia morire donna e bimbo. Salvata una donna. Salvini: "notizia falsa"

Ansa
Ong twitta foto corpi in mare dopo l'intervento della Guardia Costiera di Tripoli. Fonti Viminale, versione Ong è fake news.




La Libia avrebbe lasciato morire una donna e un bambino che erano a bordo di un gommone in difficoltà. Lo denuncia Proactiva Open Arms pubblicando su twitter le foto dei due corpi in mare, tra i resti di una barca. "La Guardia Costiera libica ha detto di aver intercettato una barca con 158 persone fornendo assistenza medica e umanitaria - ha scritto il fondatore della Ong Oscar Camps - ma non hanno detto che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e hanno affondato la nave perché non volevano salire sulle motovedette".

Nelle foto si vedono i corpi di una donna e di un bambino, ormai privi di vita e appoggiati a quello che resta del gommone. "Quando siamo arrivati - dice ancora Camps - abbiamo trovato una delle donne ancora vive ma purtroppo non abbiamo potuto far nulla per l'altra donna e il bambino". 


Secondo Camps i due sarebbero morti poche ore prima che la nave di Open Arms arrivasse nella zona. A bordo della nave c'è anche il deputato di Leu Erasmo Palazzotto. "Matteo Salvini - ha scritto su twitter pubblicando la foto della donna e del bambino - questo è quello che fa la guardia costiera libica quando fa un salvataggio umanitario. Open Arms ha salvato l'unica superstite mentre i tuoi amici libici hanno ucciso una donna e un bambino. Almeno oggi abbi la decenza e il rispetto di tacere e aprire i porti".

La versione diffusa dalla Ong Proactiva Open Arms, secondo la quale vi sarebbe stata un'omissione di soccorso da parte dei libici che ha provocato la morte di una donna e di un bambino abbandonati tra i resti di un gommone, "è una fake news". E' quanto sostengono fonti del Viminale sottolineando che "nelle prossime ore" verrà resa pubblica "la versione di osservatori terzi che smentiscono la notizia secondo cui i libici non avrebbero fornito assistenza".

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