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sabato 18 agosto 2018
mercoledì 15 agosto 2018
lunedì 10 aprile 2017
A Genova fu tortura, l'Italia ammette e paga. A quando una legge?
Il Manifesto
G8 del 2001. Il governo patteggia davanti a Strasburgo per sei ricorsi (su 65). Alle vittime di Bolzaneto che hanno accettato, lo Stato verserà 45 mila euro a testa. Ci sono voluti sedici anni perché un governo italiano ammettesse che a Genova, durante il G8 del 2001, lo Stato ha praticato la tortura.
di Eleonora Martini
G8 del 2001. Il governo patteggia davanti a Strasburgo per sei ricorsi (su 65). Alle vittime di Bolzaneto che hanno accettato, lo Stato verserà 45 mila euro a testa. Ci sono voluti sedici anni perché un governo italiano ammettesse che a Genova, durante il G8 del 2001, lo Stato ha praticato la tortura.
Il patteggiamento con il quale l'Italia ha chiuso sei ricorsi pendenti davanti alla Corte europea dei diritti dell'uomo per violazione dell'articolo 3 della Convenzione, quello che vieta la tortura e i trattamenti inumani e degradanti, è un riconoscimento di colpa.[...]
Un modo un po' gattopardesco di fare riferimento ad una legge specifica sulla tortura richiesta invece esplicitamente da Strasburgo e per ultimo qualche giorno fa anche dal Comitato diritti umani dell'Onu. E infatti, tanto sfuggente è la posizione di Roma che subito dopo il governo mette a verbale il proprio impegno "a predisporre corsi di formazione specifici sul rispetto dei diritti umani per gli appartenenti alle forze dell'ordine".
Sempre benvenuti, ma non basta. Perché la tortura in Italia viene contemplata "strutturalmente", come ha sottolineato la stessa Cedu nella sentenza Cestaro, malgrado il 50% degli italiani, secondo un sondaggio Doxa per Amnesty, non lo creda possibile.[...]
di Eleonora Martini
lunedì 28 ottobre 2013
Genova - Pontedecimo, bimbo di venti giorni in cella con la mamma
IL SECOLO XIX
Genova - In una cella del carcere di Genova Pontedecimo ha trascorso una notte anche un bambino di appena 20 giorni insieme alla madre, una donna di origine cinese, proveniente dalla Spezia, accusata di sfruttamento della prostituzione «e che aveva ancora i punti di sutura del parto». Lo rivela Roberto Martinelli, segretario generale del Sappe, sindacato della polizia penitenziaria.
Genova - In una cella del carcere di Genova Pontedecimo ha trascorso una notte anche un bambino di appena 20 giorni insieme alla madre, una donna di origine cinese, proveniente dalla Spezia, accusata di sfruttamento della prostituzione «e che aveva ancora i punti di sutura del parto». Lo rivela Roberto Martinelli, segretario generale del Sappe, sindacato della polizia penitenziaria.
«Un fatto assurdo - dice - se si pensa che da più di due anni tutte le forze politiche hanno approvato una legge per effetto della quale le detenute mamme di bambini con meno di sei anni non dovrebbero più stare chiuse in cella, a meno di particolari esigenze cautelari di “eccezionale rilevanza” come può avvenire, ad esempio, per i delitti di mafia o per terrorismo».
«La legge - aggiunge Martinelli - prevedeva che in alternativa alla cella si disponesse la custodia cautelare negli “Istituti a custodia attenuata per madri detenute. Mi sembra grave che a Genova non si sia ancora trovato il tempo per individuare una struttura dove realizzare questa nuova tipologia di istituto».
«La legge - aggiunge Martinelli - prevedeva che in alternativa alla cella si disponesse la custodia cautelare negli “Istituti a custodia attenuata per madri detenute. Mi sembra grave che a Genova non si sia ancora trovato il tempo per individuare una struttura dove realizzare questa nuova tipologia di istituto».
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