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domenica 26 novembre 2017

Da Strasburgo via libera alla riforma di Dublino: l’accoglienza non solo nel primo Paese d’arrivo

eunews
Movimento 5 Stelle vota contro, la Lega si astiene, il testo ora dovrà essere negoziato con gli Stati membri. Schlein (S&D): “Finalmente ci sarà un meccanismo automatico e permanente di ricollocamento”
Immigrati bloccati alla frontiera con la Francia a Ventimiglia
Strasburgo – Nonostante l’opposizione dei Paesi di Visegrad, non c’è stata nessuna sorpresa in Aula a Strasburgo e il Parlamento europeo ha dato il via libera al mandato negoziale per la riforma del regolamento di Dublino, il sistema d’asilo dell’Ue. 

Il testo, approvato con 390 voti in favore, 175 voti contrari e 44 astensioni, chiede innanzitutto il superamento del principio che il Paese di primo ingresso deba farsi carico della domanda del richiedente asilo. Nelle intenzioni dei deputati, gli aspiranti rifugiati dovranno essere ripartiti tra tutti i Paesi dell’Unione, grazie a un sistema di ricollocamento obbligatorio e automatico, e che preveda di ridurre l’accesso ai fondi Ue per gli Stati che si rifiutano di rispettarlo.

“Il nostro obiettivo è garantire una ripartizione equa dei richiedenti asilo tra tutti i Paesi membri”, ha dichiarato il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani. A suo parere, “il regolamento di Dublino, allo stato attuale, è un sistema inefficace e ingiusto”. È per questo che “deve essere immediatamente riformato”, ha spiegato. “Ora agisca il Consiglio, possibilmente in tempi rapidi”, ha intimato il presidente riferendosi al lavoro che gli Stati membri dovranno fare per definire la loro posizione.

“Siamo finalmente riusciti a cancellare il criterio ipocrita del primo paese d’accesso, e sostituirlo con un meccanismo automatico e permanente di ricollocamento cui tutti gli Stati sono tenuti a partecipare a pena di conseguenze sui fondi strutturali”, ha esultato la relatrice ombra per i socialisti Elly Schlein, spiegando che “le proposte innovative sono tante, con una nuova procedura accelerata di ricongiungimento familiare, il rafforzamento di tutti i criteri di responsabilità per far valere i legami significati dei richiedenti con gli Stati membri, e il rafforzamento delle garanzie procedurali per i richiedenti, in particolare i minori”,

Sul provvedimento, Matteo Salvini e la Lega hanno scelto l’astensione, mentre il Movimento 5 Stelle ha votato contro. “L’astensione della Lega sulla riforma del regolamento di Dublino è l’ennesima genuflessione di chi non vuole schiacciare i piedi al padrone Berlusconi. La nuova riforma è una gabbia perché obbliga l’Italia a gestire tutti i migranti economici arrivati. Per loro, non è previsto nessun ricollocamento, nessuna solidarietà europea, nessuna condivisione degli oneri. È quello che voleva la Merkel”, ha attaccato Laura Ferrara a nome del Movimento.

Dopo questo voto inizierà la parte più difficile, i negoziati con gli Stati membri in Consiglio, dove le opposizioni al superamento del principio del primo Paese di ingresso non saranno poche.

venerdì 27 ottobre 2017

Rifugiati - Regolamento Dublino, voto che rompe col passato e piace alle associazioni

Articolo 21
Soddisfazione per la riforma che interviene sul sistema di asilo. Appello al Consiglio Europeo perché accolga il voto del Parlamento. Stc: “Primo passo importante”. Amnesty: “Creare sistema di vera solidarietà”. Astalli: “Dall’Europa segnale di speranza”. Sant’Egidio: “Affrontare il fenomeno in modo più unitario”


Roma – Cambia il regolamento di Dublino e plaudono le associazioni e le ong che da sempre si occupano di immigrazione. Il punto centrale della riforma approvata ieri dalla Commissione Libe del Parlamento europeo, infatti, prevede che migranti e richiedenti asilo non saranno più obbligati a fare domanda di protezione internazionale nel primo paese d’approdo; il meccanismo verrà sostituito da un sistema di ricollocamento, una vera e propria redistribuzione permanente e automatica.

“Per anni il sistema di Dublino ha causato inutili sofferenze a troppi richiedenti asilo e rifugiati. Il voto di oggi apre la strada a un sistema che darà dignità ai richiedenti asilo, privilegiando i loro legami familiari, nonché una distribuzione equa tra gli stati membri europei”: è il commento di Iverna McGowan, direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee. “Così com’è il sistema di Dublino non funziona per i richiedenti asilo, che sono costretti ad avere esaminate le loro richieste nel loro primo paese d’ingresso, e non funziona per quei paesi europei per i quali questo comporta un onere ingiusto. Il voto odierno contribuirà a creare un sistema migliore, di vera solidarietà, che potrebbe funzionare per tutti”.

“La scelta fatta dal Parlamento Europeo è un primo passo importante nella riforma di un sistema che ha costretto troppi minori soli e famiglie a rimanere nei paesi di ingresso come l’Italia e la Grecia, impedendogli in molti casi di ricongiungersi con familiari, amici o comunità in altri paesi europei,” ha dichiarato Karen Mets, Senior Advocacy Adviser di Save the Children, l’Organizzazione internazionale che dal 1919 lotta per salvare la vita dei bambini e garantire loro un futuro. “Le conseguenze dell’immobilismo sono agghiaccianti, e i minori bloccati nei campi nei paesi di ingresso hanno sviluppato gravi stati di ansia, soffrono di depressione e incubi notturni. Alcuni di loro sono arrivati addirittura a tentare il suicidio”. 

L’associazone ricorda che nel 2017, sono arrivati via mare in Italia 14.070 minori non accompagnati, il 13% del totale dei migranti giunti alla frontiera sud del nostro Paese. Solo 56, tra i minori soli presenti sul territorio nazionale, sono stati ricollocati in altri paesi europei e 399 hanno avuto accesso formale alla procedura prima del 26 settembre scorso, quando è stata sospeso il sistema straordinario di ricollocamento europeo. “La mancanza di un sistema di ridistribuzione condiviso tra i paesi europei ha determinato negli ultimi anni gravissimi rischi e conseguenze per la maggioranza dei minori soli che hanno come meta altri paesi europei, dove già vivono familiari o connazionali con cui sono in contatto”, commenta l’organizzazione. “I minori rifugiati costituiscono un terzo dei richiedenti asilo ed è indispensabile che si faccia di più per proteggerli. Abbiamo urgentemente bisogno di un sistema più giusto che redistribuisca in modo migliore i richiedenti asilo entrati in Europa, e dia una reale possibilità di integrazione e futuro a persone che sono fuggite da guerre, conflitti e violenze. Il Consiglio Europeo si deve unire ed accogliere seriamente questo voto del Parlamento facendo sì che il peso dei paesi in prima linea venga condiviso”

Per la Comunita’ di Sant’Egidio “il voto a larga maggioranza dimostra che il fenomeno dell’immigrazione puo’ essere affrontato dall’Europa in modo piu’ unitario e, soprattutto, meno condizionato da strumentalizzazioni e paure che hanno il solo effetto di allontanare le soluzioni invece di favorirle”. È necessario “che si esca al piu’ presto dall’obbligo del Paese di primo ingresso per la competenza della domanda di asilo per giungere ad un ricollocamento piu’ equo dei migranti in tutti gli Stati dell’Unione e rispettare, in questo modo, il necessario ‘principio di solidarieta”. Un altro elemento positivo per la Comunità è la facilitazione prevista dei ricongiungimenti familiari, elemento che contribuisce in modo strategico all’integrazione. Sant’Egidio, che sta continuando, insieme alla Chiese protestanti italiane e alla Cei, in diversi progetti, il programma dei Corridoi Umanitari, auspica che vengano prese sempre piu’ in considerazione la possibilita’ di aprire nuove vie di ingresso legale in Europa”.

Anche il Centro Astalli esprime apprezzamento. Per il presidentre Camillo Ripamonti “arriva dall’Europa un segnale di speranza. Prendere in considerazione il progetto migratorio di un rifugiato, valutare la sua storia personale e le sue prospettive di integrazione, nel decidere quale paese sarà competente ad esaminare la sua domanda di protezione internazionale, oltre ad essere un ragionevole atto di umanità e buon senso, è soprattutto il segno di una visione giuridica che guarda al futuro con lungimiranza e responsabilità. Ora il Consiglio europeo continui su questa linea che rafforzerebbe l’Unione tra i singoli Stati e ci restituirebbe finalmente quell’idea di Europa unita che meritano le generazioni future”.

venerdì 11 settembre 2015

Rifugiati, cosa prevede il Trattato di Dublino. E perché è contestato

La Repubblica
Il punti fondamentali del documento la cui prima versione risale al 1990. Le garanzie e i punti che in questi giorni stanno sollevando dubbi e polemiche


Quando e perché è stato sottoscritto il Trattato di Dublino?
Il 15 giugno 1990 i 12 Stati membro della Comunità europea (Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito) firmarono la Convenzione di Dublino, con l'obiettivo di armonizzare le politiche in materia di asilo, per garantire ai rifugiati un'adeguata protezione, nel rispetto della Convenzione di Ginevra (1951) e del protocollo di New York (1967). La Convenzione è stata poi sostituita dal Trattato di Dublino II, sottoscritto dagli Stati dell'Ue nel 2003, poi modificato nel 2013 e rinominato Dublino III.

Cosa stabilisce il Trattato?
I cittadini extracomunitari che fuggono da Paesi di origine perché in guerra o perseguitati per motivi di natura politica o religiosa possono fare richiesta di asilo solo nel primo Paese membro dell'Ue in cui arrivano, come prevedeva la Convenzione del 1990. Non si possono fare più domande contemporaneamente. La norma è stata stabilita per gestire i flussi dei migranti evitando così il proliferare delle richieste di protezione internazionale.

Cosa succede se un richiedente asilo fa richiesta contemporaneamente in più di un Paese membro?
Il profugo viene rimandato al Paese di approdo. La doppia domanda viene rilevata perché il profugo viene registrato, con tanto di schedatura delle impronte digitali, e i suoi dati vengono inseriti in un database europeo (Eurodac) che consente un controllo incrociato.

Chi non può fare domanda?
Non può fare domanda chi abbia commesso un crimine contro la pace, un crimine di guerra o contro l’umanità, un crimine grave di diritto comune al di fuori del paese di accoglimento e prima di esservi ammesso in qualità di rifugiato; chi si sia reso colpevole di azioni contrarie ai fini e ai principi delle Nazioni Unite.

Qual è il limite del Trattato di Dublino?
Negli ultimi anni i flussi migratori hanno raggiunto livelli inaspettati e non prevedibili negli anni 90. La regola sulla quale si è aperto il confronto - e che molti considerano anacronistica - è quella dell'obbligo di registrarsi nel Paese di arrivo, dove il profugo è costretto a chiedere lo status di rifugiato, senza poter proseguire per un altro Paese membro, anche se lo desidera. Questa regola ha finito per congestionare i centri di identificazione dei Paesi più facili da raggiungere via mare o via terra, come l'Italia e l'Ungheria, e per creare una situazione paradossale che vede da un parte profughi che vorrebbero raggiungere altri Paesi, come la Germania, il Regno Unito o la Svezia, ma non possono; dall'altra, Paesi che non riescono ad accogliere e gestire i migranti in arrivo ma sono costretti a trattenerli, registrarli e ospitarli.