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domenica 4 luglio 2021

Ugur Sahim, immigrato turco - Ha scoperto il vaccino anticovid Pfizer - Quale patrimonio può essere presente sui barconi che arrivano in Europa?

Blog Diritti Umani - Human Rights

Ugur Sahim cha ha scoperto il vaccino anticovid della Pfizer e fondatore della Biontech e un emigrato dalla Turchia.

Il suo vaccino sta salvando milioni di vite.

Questo ci può aiutare capire quale patrimonio umano e quali potenzialità sono presenti sui barconi che arrivano in Europa. 


Nella foto la famiglia turca di Ugur Sahim, lui è il bambino sulla destra.


martedì 2 marzo 2021

Lavoro minorile, nel mondo 152 milioni di bambini vittime dello sfruttamento. Peggiora la situazione con l'abbandono scolastico per il Covid

La Repubblica
In Italia pochi dati, e le denunce all'Ispettorato del Lavoro si fermano a 243, anche se il fenomeno dovrebbe coinvolgere centinaia di migliaia di persone, e con il Covid è peggiorato, anche per via della chiusura delle scuole.


Nel mondo ci sono ancora oggi 152 milioni i bambini vittime di lavoro minorile. Metà di essi, 73 milioni, sono costretti in attività di lavoro pericolose che mettono a rischio la salute, la sicurezza e il loro sviluppo morale. Sono vittime di sfruttamento sessuale, lavorativo o accattonaggio forzato. Un fenomeno che rimane largamente sommerso, presente nei Paesi più avanzati, come l'Italia.

Nel nostro Paese il lavoro minorile è vietato dal 1967, ma è un fenomeno che non solo non è mai scomparso, ma che la pandemia, le scuole chiuse e l'allargamento delle aree di povertà ad essa dovute, rischia di aggravare. Sullo sfruttamento lavorativo dei minori esistono, poi, anche pochi dati, e soprattutto non esiste un monitoraggio continuo. Ci sono i dati dell'Ispettorato nazionale del lavoro, relativi alle sanzioni per la violazione della legge (nel 2019 sono state 243, ma a breve uscirà l'aggiornamento sul 2020), ma naturalmente sono la punta di un iceberg che rimane per la gran parte sommerso.

Gli ultimi dati di fonte attendibile risalgono al 2013 e sono quelli di una ricerca condotta dalla Fondazione Di Vittorio e da Save the Children, in collaborazione con l'Istat, che ha mappato in Italia una stima di 340.000 minori al di sotto dei 16 anni occupati illegalmente, vale a dire il 7% della popolazione in età di lavoro. Sono baby sitter, aiuto camerieri, baristi, giovani braccianti o manovali, dice l'indagine dopo la quale non è stato fatto più niente. Un vuoto statistico che andrebbe colmato per dare a questo fenomeno le risposte legislative e sociali che merita.

"La parola chiave per capire il fenomeno del lavoro minorile è 'sommerso' - spiega Antonella Inverno, responsabile Policy and Law di Save The Children - perché si riferiscono a pochi accertamenti di violazione, mentre sappiamo che il lavoro minorile è fenomeno più ampio e interessa sia stranieri che italiani". La scuola è il primo presidio a tutela dei bambini, sostiene Inverno: "Laddove le scuole rimangono aperte contrastano i rischi che i minori in situazione di disagio possono correre: e non si tratta solo di poter essere sfruttati in lavori pesanti, ma anche di finire nelle mani della criminalità", dice.

I bambini intercettati dall'Ispettorato del lavoro in Italia erano impiegati in maniera illecita per la gran parte nei servizi di alloggio e ristorazione (142 violazioni ), mentre 36 violazioni riguardavano il settore del commercio all'ingrosso e al dettaglio, 17 nell'attività artistica, sportiva, di intrattenimento e divertimento, 16 nella manifattura, 13 nel settore agricolo, 4 nell'edilizia (il restante in varie attività). L'emergenza sanitaria ha avuto un impatto significativo sulla gestione della filiera agricola e agroalimentare, facendo emergere con più forza che in passato la condizione di sfruttamento lavorativo a cui sono sottoposti i migranti nelle campagne italiane. Si tratta di persone giovani, che da anni versano in condizioni di sfruttamento nel settore agricolo e sono esposti alle dinamiche di intermediazione illecita (cosiddetto caporalato).

In tutto il mondo del resto la crisi innescata dal Covid ha peggiorato la situazione del lavoro minorile. Per questo l'Organizzazione Internazionale del Lavoro, in collaborazione con il partenariato mondiale dell'Alleanza 8.7, ha lanciato il 2021 Anno internazionale per l'eliminazione del lavoro minorile. 

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giovedì 11 febbraio 2021

La nuova variante Covid sta devastando l’Africa meridionale in Mozambico, Swaziland e Malawi e i vaccini, destinati solo ai paesi ricchi, non arrivano

Insalutenews
Mentre Mozambico, Swaziland e Malawi non hanno vaccini, i paesi ricchi li accumulano per vaccinare non solo le categorie prioritarie. Dott.ssa Stella Egidi: “Sarebbe iniquo se alcuni paesi iniziassero a vaccinare la popolazione a basso rischio mentre molti paesi in Africa non hanno ancora vaccinato gli operatori sanitari in prima linea”.


La nuova e più contagiosa variante di Covid-19 si sta diffondendo nei paesi dell’Africa meridionale. In Mozambico, Swaziland e Malawi gli operatori sanitari stanno lottando per curare un sempre maggior numero di pazienti con scarse prospettive di poter ricevere una dose di vaccino. Medici Senza Frontiere (MSF) chiede che i vaccini Covid-19 siano distribuiti equamente, proteggendo prima di tutto gli operatori sanitari in prima linea e le persone più a rischio in tutti i paesi, inclusi quelli dell’Africa.

“Siamo indignati per l’ingiusta distribuzione dei vaccini contro il Covid-19 nel mondo – afferma la dott.ssa Stella Egidi, responsabile medico di MSF – Mentre in molti paesi ricchi le vaccinazioni sono iniziate circa due mesi fa, paesi come Eswatini, Malawi e Mozambico, in estrema difficoltà, non hanno ricevuto una singola dose per proteggere le persone più a rischio, nemmeno per il personale sanitario in prima linea”.

In Swaziland  paese con 1,1 milione di abitanti, si registrano 200 nuovi casi ogni giorno, i decessi sono quasi quadruplicati rispetto alla prima ondata e gli operatori sanitari affermano che oggi i pazienti sono in condizioni più gravi. Con strutture sanitarie sature, le équipe di MSF hanno allestito reparti in dei tendoni presso il centro sanitario di Nhlangano e coinvolto altri medici e infermieri per trattare i pazienti positivi al Covid-19 in condizioni critiche.

In Mozambico, attualmente, il numero di casi è sette volte superiore rispetto al picco dei casi della prima ondata. “Gli operatori sanitari si stanno ammalando e chi ancora lavora è esausto” afferma Natalia Tamayo Antabak, capomissione di MSF. A Maputo, nei centri di trattamento Covid-19 del governo, i team di MSF sono in azione per implementare misure di prevenzione e controllo volte a ridurre i contagi tra il personale sanitario.

In Malawi, i casi sono aumentati esponenzialmente a gennaio, raddoppiando ogni quattro-cinque giorni. Il Queen Elizabeth Central Hospital, la struttura principale che offre cure Covid-19 a Blantyre, è quasi al completo per i pazienti che necessitano di ossigeno. MSF ha inviato personale ed è pronta ad aprire un altro reparto con 40 posti letto per i pazienti positivi.

“La priorità, in questo momento, è proteggere gli operatori sanitari in prima linea – afferma Marion Pechayre, capomissione MSF in Malawi – Se il Malawi avesse 40.000 dosi di vaccino, potremmo almeno iniziare a vaccinare il personale sanitario nelle aree critiche del paese. Se ciò non avverrà, la situazione sarà presto insostenibile”. Finora 1.298 operatori sanitari in prima linea sono risultati positivi e nove sono morti nel paese.

“La popolazione dei paesi più poveri è l’ultima ad avere accesso a questo vaccino fondamentale – continua la dott.ssa Egidi di MSF – C’è un urgente bisogno di vaccini nei paesi dell’Africa meridionale, che sono in seria difficoltà per la rapida diffusione della nuova variante e hanno sistemi sanitari al collasso”.
Mentre Mozambico, Swaziland e Malawi non hanno vaccini, i paesi ricchi li accumulano per vaccinare non solo le categorie prioritarie.

“Sarebbe iniquo se alcuni paesi iniziassero a vaccinare la popolazione a basso rischio mentre molti paesi in Africa non hanno ancora vaccinato gli operatori sanitari in prima linea – conclude la dott.ssa Egidi di MSF – La stessa OMS ci ricorda come senza un accesso equo al vaccino la pandemia non solo si prolungherà, ma metterà a rischio ancora più vite. Esortiamo i governi che si sono assicurati più dosi del necessario a metterle a disposizione affinché altri paesi possano iniziare le vaccinazioni. Questa è un’emergenza globale che, se davvero vogliamo controllare, richiede uno spirito di solidarietà globale”.

“MSF chiede ai produttori di vaccini di garantire la priorità ai paesi con urgente bisogno di proteggere il proprio personale sanitario. MSF è pronta a fornire supporto logistico ai paesi ad alta priorità a cui è stato negato l’accesso al vaccino Pfizer/BioNTech tramite COVAX a causa della loro limitata capacità di gestione della catena del freddo” afferma Isabelle Defourny, direttore delle operazioni di MSF.