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giovedì 2 marzo 2023

Dopo la pandemia torna il Congresso dei ministri della giustizia del mondo di Sant’Egidio contro la pena di morte - "No Justice Without Life" - Continuare il cammino verso l'abolizione in un tempo di guerra

ANSA
"Il motivo della battaglia contro la pena di morte è ancora in quelle riflessioni di Cesare Beccaria nei Delitti e delle Pene, la pena di morte non ha senso perchè non ha una funzione sociale, l'Italia e la Comunità di Sant'Egidio sono sempre state in prima linea su questo fronte ma c'è ancora molto lavoro da fare". 


Con queste parole Anna Ascani, vicepresidente della Camera dei Deputati, ha aperto i lavori di "No justice without life. Congresso internazionale dei ministri della Giustizia a Roma", promosso dalla Comunità di S. Egidio nell'aula nuova del Palazzo dei Gruppi parlamentari-Camera dei deputati.


"Noi qui - ha detto prendendo la parola Mario Giro - vogliamo essere un grido per la vita, parlare di fine della pena di morte in tempo di guerra sembra un paradosso, la violenza delle battaglie e delle ritorsioni diviene quasi legittima, invece noi non crediamo che la guerra sia la soluzione a ogni controversia e che la pena di morte non sia la soluzione al crimine ma una condanna irreversibile e rispondere al male con il male apre a un circolo infinito". "Non dobbiamo pensare che il male è irriducbile - ha insistito - crediamo che la pena di morte debba essere fermata perchè comunica l'idea che la violenza sia compagna della vita dell'uomo" mentre "lo stato non chiede sangue in cambio, non rinuncia a punire ma si rinuncia all'irreversibilità, ci sono troppe morti, proviamo a dire basta e a difendere ciò che di ancora irriducibilmente umano c'è nell'uomo".

"Nel quadro di un vasto impegno contro la pena di morte - spiega anche una nota -, dal 2005 Sant'Egidio ha dato vita a incontri regolari di ministri della Giustizia di paesi sia abolizionisti e che retenzionisti, al fine di creare uno spazio di dialogo e di interlocuzione tra diversi sistemi di esercizio della giustizia, e favorire i processi di moratoria e di abolizione della pena capitale. 

Questo metodo di lavoro ha mostrato negli anni notevoli aspetti positivi, con il coinvolgimento di un sempre più largo numero di paesi, di autorità dell'Unione Europea, delle Nazioni Unite e di papa Francesco, che non ha mai fatto mancare il suo sostegno a questo processo. 

E' inoltre possibile ascrivere ai Congressi dei Ministri della Giustizia una serie di eventi di successo che hanno portato avanti la campagna abolizionista: la firma del Protocollo Opzionale della Mongolia e la sua successiva abolizione de jure della pena di morte (2015); l'eliminazione della pena di morte dal codice penale della Guinea (2016); la firma del Protocollo Onu sulla pena di morte della Costa d'Avorio (2013); abolizione da parte del Burundi (2009), del Togo (2009), del Gabon (2010), della Repubblica Centrafricana (2022) e Zambia (2022)".

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