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sabato 23 ottobre 2021

Etiopia la guerra fratricida in Tigray oscurata. Combattimenti intensi, emergenza sanitaria e ogni giorno oltre 400 persone muoiono di fame

Avvenire
I combattimenti sono sempre in più intensi nel Nord del Paese e l'area è isolata da quasi un anno. Impossibile fare arrivare gli aiuti umanitari


Ne uccide più la fame che le bombe nella guerra civile fratricida oscurata e dimenticata in Etiopia settentrionale. Intanto la controffensiva di terra e d’aria lanciata da Addis Abeba due settimane fa per riprendersi il Tigrai ha toccato l’apice con i bombardamenti che hanno toccato dopo mesi il capoluogo Macallè provocando tre morti e molti feriti. La notizia è stata confermata da entrambi i contendenti.

Dal punto di vista umanitario, dopo 11 mesi di blocco di viveri e farmaci che passano col contagocce, la situazione è sempre più drammatica, con circa mezzo milione di persone a rischio di morte per carestia.

All’ospedale Ayder di Macallè, quello meglio rifornito della regione, i medici che abbiamo potuto raggiungere al telefono confermano che 24 persone ammalate di diabete sono morte per mancanza di farmaci ed è impossibile somministrare cure adeguate ai piccoli pazienti ricoverati per malnutrizione acuta.

I sanitari, che mantengono contatti con i colleghi delle strutture delle altre città e delle aree rurali, denunciano una situazione complessiva peggiore. Il black-out comunicativo voluto dal governo centrale – zero Internet, telefono e viaggi in molti distretti tigrini – che ha caratterizzato la guerra fin dall’inizio isolando la regione rendono molto difficile delineare un quadro dettagliato anche se giungono le prime immagini di bambini allo stremo anche fuori Macallé.

Ocha, agenzia Onu che coordina gli aiuti, ha reso noto che l’altra settimana sono giunti in Tigrai 211 camion di aiuti. Ancora insufficienti. Il cibo è stato infatti distribuito a 145.000 persone, ma per sfamarne 5.2 milioni in stato di necessità occorre raggiungerne 870.000 a settimana.

Altrettanto grave l’emergenza vaccini per 887.000 bambini che aspettano l’antipolio e più di 790.000 che hanno bisogno dell’antimorbillo. La carenza di corrente e carburante rendono difficoltosa la distribuzione. I prezzi del cibo sono alle stelle. Gli accademici dell’università di Gent, in Belgio, applicando i metodi di calcolo del Programma alimentare mondiale e dell’agenzia governativa americana per gli aiuti, Usaid, hanno stimato che in Tigrai ci sono almeno 425 morti per fame al giorno, dimenticati in una carestia nascosta che ricorda quella degli anni ’80, provocata come quella da mano umana. 

Paolo Lambruschi

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