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Visualizzazione post con etichetta violenza. Mostra tutti i post
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domenica 2 febbraio 2020

Venezuela - Mons. Arias Blancos denuncia che nel clima di violenza e impunità, 25 donne uccise nel mese di gennaio 2020. 391 sono state uccise nel 2019

SIR
L’inizio del 2020, in Venezuela, è stato caratterizzato da un allarmante aumento di femminicidi, all’interno di una situazione di violenza sempre più senza controllo. 

La denuncia arriva dalla rivista “Segni dei tempi”, del Centro arcidiocesano “Mons. Arias Blancos”. Nell’articolo, firmato dal gesuita Alfredo Infante, si segnala che “il mese di gennaio termina con 25 donne (bambine, adolescenti e adulte) uccise in una situazione di impunità. Un dato, quello ufficiale, che è quasi certamente sottostimato”.
Secondo l’associazione Medianalisis, nel 2019, su 391 donne uccise in Venezuela, i veri e propri femminicidi sono stati 107, con un aumento del 18,89% rispetto al 2018. Si tratta, praticamente nella totalità, di “casi impuniti, dentro al complessivo clima di impunità che si respira, in un Paese allo sbando. Mancano totalmente anche politiche di carattere preventivo”. 

“Lavorare per i diritti umani della donna e per un Paese libero dalla violenza contro la donna è un compito urgente per la Chiesa, la società e lo Stato – si legge -. Questa è una tragedia che passa sotto silenzio a causa della tormenta politica”.

venerdì 27 dicembre 2019

Brasile. Bolsonaro, indulto ai poliziotti colpevoli di omicidio, in un paese dove sono 10.000 i morti durante operazioni di polizia

Associated Press
Il presidente brasiliano ha firmato un decreto che determina il rilascio degli agenti condannati per omicidio colposo. 

Jair Bolsonaro ha confermato una tradizione ormai consolidata nel Paese: quella di concedere la grazia ad alcuni detenuti sotto Natale. Come già successo in passato, questa misura ha causato forti polemiche e discussioni politiche.

Quest'anno il presidente brasiliano ha pensato ad una categoria da sempre nelle sue simpatie: le forze dell'ordine. I beneficiari del decreto di indulto natalizio sono quegli agenti condannati per omicidi non intenzionali, che hanno dimostrato in carcere buona condotta. A questo si aggiungono i poliziotti condannati per atti commessi durante le operazioni speciali di ordine pubblico assieme alle forze armate, come nella lotta al narcotraffico durante i grandi eventi sportivi.

Le organizzazioni a favore dei diritti umani hanno criticato l'iniziativa ricordando la grande impunità che esiste in Brasile proprio sull'operato delle forze dell'ordine. 

Solo a Rio de Janeiro, in dieci anni, 10.000 civili sono morti durante operazioni di polizia - molti dei quali non stavano commettendo nessun delitto - e solo il 3% dei casi è finito in tribunale. 

Bolsonaro ha ribadito più volte che la polizia deve avere "carta bianca contro la criminalità" in un Paese dove si commettono oltre 60.000 omicidi all'anno. Il timore è che questa carta bianca diventi sempre di più una licenza ad uccidere, con la sicurezza dell'impunità.

domenica 28 aprile 2019

Manduria. Violenza per gioco e noia di giovani portano alla morte di un pensionato psichico. La violenza colpisce i più fragili non solo gli stranieri

Messaggero
Violenti per gioco o per noia. Avevano preso di mira un pensionato che aveva problemi psichici, viveva da solo, appariva indifeso, succube, e non reagiva alle provocazioni. Per loro era diventato uno zimbello da deridere. 
Solo due dei 14 giovani indagati per la morte del 66enne di Manduria (Taranto) che ha subito per anni violenze in stile «Arancia meccanica» hanno precedenti. Gli altri vivono in contesti familiari definiti «normali», quasi tutti frequentano ancora la scuola, e, stando alle dichiarazioni dei loro legali, ora si dicono pentiti di quello che hanno fatto.

Dodici minorenni tra i 16 e i 17 anni e due maggiorenni di 19 e 22 anni sono indagati dalla procura dei minori e della procura ordinaria per i reati di di omicidio preterintenzionale, stalking, lesioni personali, rapina, violazione di domicilio e danneggiamento. L’inchiesta che ha sconvolto la comunità di Manduria, comune del versante orientale tra i più grandi della provincia di Taranto, riguarda la morte di Antonio Cosimo Stano, ex dipendente dell’Arsenale militare deceduto il 23 aprile scorso a distanza di 18 giorni dal suo ricovero nell’ospedale cittadino, dopo essere stato sottoposto a due interventi chirurgici. 

I giovani, secondo gli inquirenti, durante gli assalti nell’abitazione dell’uomo e per strada si sarebbero ripresi con i telefonini mentre sottoponevano la vittima a violenze con calci, pugni e persino bastoni, per poi diffondere i video nelle chat di Whatsapp.

giovedì 8 novembre 2018

Violeta, donna romena, 3 figli, arsa viva dal compagno italiano. Notizia che rimane nella cronaca locale.

Globalist
Violeta non è un caso, Violeta è un accidente locale, senza possibilità di elezione a vicenda che scuota, non dico la storia triste che viviamo, ma neanche la cronaca di questo Paese.

"Si chiamava Violeta Senchiu.Era rumena.Aveva 32 anni.Aveva anche tre figli.Il suo compagno, un italiano, sì, un italiano, di quelli che vengono prima, le ha dato fuoco,arsa viva con tre taniche di benzina.È morta dopo ore di indicibile sofferenza.È successo sabato.Niente articoli e inchieste sui giornali.Nessuna troupe televisiva che si aggira a Sala Consilina, dove è accaduto l'omicidio.Nessun fiore portato da nessun ministro.Nessun tweet.Nessun corteo di Forza Nuova".
Il post dell'amica Valeria Collevecchio, sensibile collega con la quale ho diviso la parte più bella del mio percorso professionale, potrebbe restare così, senza una sola parola aggiunta. Vado brevemente oltre il fatto. 

Chi volesse recuperare la notizia di Violeta, può trovarla, ma attraversando soltanto la cronaca locale, giornali on line locali, pagine locali. Violeta non è un caso, Violeta è un accidente locale, senza possibilità di elezione a vicenda che scuota, non dico la storia triste che viviamo, ma neanche la cronaca di questo Paese che giorno dopo giorno collassa, implode rovinando sui suoi valori. 

Violeta aveva un bel viso, da donna che fatica senza mai smarrire il sorriso, neanche in una casa dove subiva. I figli sono sempre un buon motivo per sorridere per le donne, sono forti, anche quando la vita dura, resa più dura da sentimenti irrimediabilmente persi, ti dovrebbe consegnare alla disperazione. 

Violeta, come tante altre donne straniere in Italia, con alle spalle storie personali che tutti dovremmo conoscere. Storia di difficoltà, forse di povertà, storia di strappi dolorosi e viaggi di speranza senza chance. L'Italia, un uomo, forse un amore, forse. Certamente una famiglia, certamente la felicità di tre bambini. Quando Violeta è diventata una torcia, data alle fiamme dal suo uomo, aveva tre figli, piccoli, il primo 10 anni, il più piccolo due. Orfani per mano del padre. Faranno i conti con questo per tutta la vita.

Dice bene Valeria. quando denuncia con parole nude la distanza se non l'indifferenza per una tragedia che invece ha tanti elementi per una drammatica lettura del nostro tempo. Ma in questo nostro tempo si è smarrita anche la capacità di leggere e di raccontare. Lettura e racconto seppelliti dallo smarrimento umano e culturale. 

Nel crollo dei valori, spesso l'informazione non riesce a recuperare e mettere in ordine i tasselli principali del mosaico. Raccoglie i tasselli insignificanti, non recupera quelli che ricostruirebbero gli occhi. Distratta, superficiale, preoccupata soltanto di barcamenarsi nell'inedito terreno di una politica mai a un livello così basso. Per il resto, il Paese lo si racconta quando proprio non se ne può fare a meno. Quando si può fare senza fatica, senza letture difficili, magari restando seduti in ufficio. Pardon, in redazione.

giovedì 1 novembre 2018

Assolta la videoperatrice Petra Lazlo che aveva fatto lo sgambetto al profugo siriano. I magistrati ungheresi ribaltano il verdetto

Globalist
I magistrati hanno ribaltato il verdetto del Tribunale di Szeged e hanno assolto la donna.
Nessuna pena per Petra Laszlo, videoperatrice dell'emittente N1TV che - per quel gioco di gambe con cui fece cadere il profugo siriano che fuggiva dalla polizia magiara con il figlio in braccio - non pagherà pena.



La vicenda risale al 2015: così come il video con le immagini di Petra Lazlo che faceva rovinosamente cadere Osama Abdul Mohsen e suo figlio Zaid di 7 anni nei concitati momenti vissuti al confine con la Serbia.

Per quel gesto la Petra Lazlo era stata prima licenziata e poi condannata a tre anni di libertà vigilata per comportamento scorretto.

La Suprema Corte ha motivato l'assoluzione sostenendo che il comportamento della videoperatrice non ha arrecato danno alla comunità. I magistrati hanno aggiunto che era stata la fuga di centinaia di migranti dalla polizia a creare il caos.

Il 2015 è stato un anno difficile lungo la cosiddetta rotta balcanica. Sono state infatti centinaia di migliaia le persone che hanno tentato la fuga dal Medio Oriente e dall'Africa attraverso i Balcani e l'Ungheria.

lunedì 10 settembre 2018

Migranti, l'Onu: "In Italia violenza e razzismo, manderemo nostro personale".

Ansa
"Abbiamo intenzione di inviare personale in Italia per valutare il riferito forte incremento di atti di violenza e di razzismo contro migranti, persone di discendenza africana e Rom": lo ha annunciato oggi a Ginevra Michelle Bachelet, neo Alto commissario Onu per i diritti umani, aprendo i lavori del Consiglio Onu per i diritti umani, riunito fino al 28 settembre, precisando che una squadra sarà inviata, per motivi analoghi, anche in Austria.


"Conseguenze devastanti da stop navi ong"- "Il Governo italiano ha negato l'ingresso di navi di soccorso delle Ong. Questo tipo di atteggiamento politico e di altri sviluppi recenti hanno conseguenze devastanti per molte persone già vulnerabili": lo ha affermato il neo Alto commissario per i Diritti Umani Michelle Bachelet a Ginevra, annunciando l'invio di personale Onu in Italia. 

"Anche se il numero dei migranti che attraversano il Mediterraneo è diminuito, il tasso di mortalità per coloro che compiono la traversata è risultato nei primi sei mesi dell'anno ancora più elevato rispetto al passato", ha aggiunto.

Bachelet ha quindi esortato l'Unione europea ad "intraprendere operazioni di ricerca e soccorso umanitario per le persone che attraversano il Mediterraneo" e a "garantire l'accesso all'asilo e alla protezione dei diritti umani nell'Unione europea".

mercoledì 8 novembre 2017

Grecia: avvocato dei migranti Evgenia Kouniaki aggredita da estremisti Alba Dorata

Ansa
Il movimento di estrema destra e terzo partito ellenico per deputati

Evgenia Kouniaki ferita dall'aggressione
Evgenia Kouniaki, nota avvocatessa dei migranti in Grecia, è stata aggredita e picchiata dagli estremisti di Alba Dorata (Chrysi Avgi), il movimento di estrema destra e terzo partito ellenico per deputati. 

Lo ha riferito la stampa ellenica. Kouniaki - precisa il giornale Ekathimerini - è stata assalita insieme ad un'altra donna mentre stavano scendendo da un bus. 

L'avvocatessa doveva recarsi alla sede della polizia di Atene dove doveva assistere un pescatore egiziano, testimone chiave in un processo proprio contro Alba Dorata per aggressioni ad attivisti di sinistra ed ai migranti. 

Kouniaki ha raccontato di essere stata colpita al viso da un pugno e ha poi postato sui social le immagini delle ferite riportate nell'aggressione. La polizia ha aperto un'inchiesta e ha interrogato una ventina di persone.

domenica 29 ottobre 2017

Sabato sera di violenza: Torino clochard dato alle fiamme, Roma grave aggressione ad un immigrato.

ANSA
Un clochard è stato aggredito e dato alle fiamme ieri sera a Torino in un giardino pubblico. 
Il clochard dato alle fiamme questa notte in una foto di qualche giorno fa
L'uomo, un romeno di 60 anni, è stato portato all'ospedale San Giovanni Bosco dagli operatori del servizio 118. La polizia sta svolgendo indagini. Il fatto si è verificato ai giardini intitolati a Madre Teresa di Calcutta, nel quartiere Aurora, una delle zone del capoluogo piemontese a più forte presenza di immigrati stranieri..

L'uomo è in rianimazione, presenta ustioni di secondo e terzo grado al volto. La prognosi non è stata sciolta. Data la presenza di un edema alla gola, è stato sedato e intubato. Il centro 'grandi ustionati' dell'ospedale Cto non ha dato indicazione al trasferimento.

"Sono stati degli sconosciuti", ha detto ai soccorritori il clochard. Secondo una prima ricostruzione, qualcuno gli avrebbe gettato addosso del liquido a cui avrebbe poi dato fuoco.

Un uomo è stato bloccato dalla polizia e portato in questura nell'ambito delle indagini sul caso del clochard aggredito e bruciato ieri sera in un giardino pubblico a Torino. Per ora non si hanno ulteriori dettagli. Un uomo è stato bloccato dalla polizia e portato in questura nell'ambito delle indagini sul caso del clochard aggredito e bruciato ieri sera in un giardino pubblico a Torino. Per ora non si hanno ulteriori dettagli.

Un amico, è una persona tranquilla - "Lui viene qui spesso. Si mette a dormire sulla panchina e c'era anche ieri. Abbiamo bevuto del vino tra le 16 e le 17, poi sono andato via". E' il racconto di Mihai Sogea, un senzatetto amico dell'uomo che ieri sera è stato aggredito e dato alle fiamme a Torino. "Lui - spiega - è un tipo tranquillo. Le persone gli danno da mangiare, gli portano del pane e dell'acqua. Mai avuto problemi. Nessuno ci ha mai infastiditi".

ANSA
Branco pesta migrante in pieno centro a Roma, insulti razzisti

Prima gli insulti, come "sporco negro", poi le botte. Aggressione a sfondo razziale nella notte nel centro di Roma. Le vittime, un cittadino del Bangladesh e un egiziano, sono stati circondati da cinque ragazzi in piazza Cairoli e aggrediti, dopo essere stati insultati. Ad avere la peggio il ventisettenne del Bangladesh, trasportato in ospedale con traumi al volto giudicati guaribili in 30 giorni. La polizia ha bloccato cinque ragazzi tra i 17 e i 19 anni. Uno è stato arrestato, gli altri sono stati denunciati.

L'allarme è scattato intorno alle tre della notte scorsa, quando la polizia è intervenuta per soccorrere un uomo sanguinante a terra in Piazza Cairoli, nel centro storico della città. Accanto a lui, un cittadino egiziano che avrebbe raccontato che erano stati vittime di un'aggressione da parte di alcuni ragazzi, che avrebbero rivolto loro insulti a sfondo razziale, passando poi alle vie di fatto.
Dalle descrizioni fornite dalle vittime gli agenti del commissariato Trevi hanno fermato poco dopo cinque giovani in Via delle Botteghe Oscure. Si tratta di un 17enne, tre 18enni e un 19enne. Uno di loro è stato arrestato con l'accusa di tentato omicidio. Per gli investigatori si sarebbe accanito sulla vittima quando era già a terra, colpendola ripetutamente con calci al volto. Gli altri ragazzi invece sono stati denunciati per lesioni aggravate e percosse.
Clochard aggredito e dato alle fiamme a Torino, un fermo
L'uomo, un romeno di 60 anni, è stato portato all'ospedale San Giovanni Bosco

sabato 9 settembre 2017

“Carceri sovraffollate e forze dell’ordine violente”. Le accuse di Strasburgo all’Italia

La Stampa
Dopo lo sciopero dei detenuti del carcere di San Vittore a Milano che protestano contro il sovraffollamento, arriva anche la denuncia di Strasburgo. A richiamare l'attenzione sulla questione è il Cpt, comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa, nel rapporto sulla visita condotta nel 2016, che mette in guardia le autorità anche sui casi di maltrattamenti di arrestati, fermati, detenuti e pazienti psichiatrici da parte di chi li ha in custodia. 

E questi non sono i soli rilievi indicati, soprattutto per quanto concerne questure e stazioni dei Carabinieri visitate: c'è, ad esempio, anche il problema dell'immediato mancato accesso all'avvocato.

Mentre è una situazione luci e ombre quella di carceri ed ex ospedali psichiatrici giudiziari (Otg), ora in gran parte sostituiti dalle residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). 

Il Cpt non esprime solo preoccupazioni ma anche pareri favorevoli su alcune misure introdotte, per esempio la riforma sanitaria. Sul sovraffollamento carcerario il Cpt indica che il numero dei detenuti, sceso notevolmente dopo le misure prese dal governo in seguito alla condanna Torreggiani della Corte di Strasburgo, è risalito all'inizio del 2016.

Il comitato contesta la posizione delle autorità italiane secondo cui basta garantire in cella a ogni detenuto 3 metri quadrati, soglia sotto la quale la Corte di Strasburgo riscontrerebbe una violazione per trattamenti inumani e degradanti. 

Nel rapporto ribadisce che il Paese deve invece rispettare gli standard fissati dal comitato: lo spazio vitale, esclusi i sanitari, in cella singola deve essere di 6 metri quadrati e 4 in una cella con più occupanti.
Per quanto riguarda i maltrattamenti, il Cpt, pur denunciando il problema, non lo considera generalizzato. Ad esempio, non ha riscontrato alcun caso di maltrattamento ad Ascoli Piceno. Ma in tutti gli altri visitati (Como, Genova Marassi, Ivrea, Sassari, Torino) ha ricevuto denunce di violenze, anche su persone che hanno tentato il suicidio o atti di autolesionismo.
Mentre nel carcere di Genova Marassi e Como molti dei detenuti maltrattati hanno detto di aver subito violenze da guardie carcerarie "chiaramente sotto l'effetto dell'alcool". Il Cpt denuncia anche le violenze commesse da alcuni membri, soprattutto di Polizia e Carabinieri, durante e dopo l'arresto o il fermo, anche quando la persona è ammanettata e già sotto controllo. 

Il comitato evidenzia che se non si dà una risposta "immediata ed efficace" a questi casi, si può indurre altri a credere che tali atti non verranno puniti.

giovedì 20 aprile 2017

Gran Bretagna. Il Consiglio d'Europa denuncia la violenza dilagante nelle carceri

tvsvizzera.it
Nelle prigioni britanniche la violenza dilaga ed è fuori controllo. È la critica rivolta a Londra dal comitato per la prevenzione alla tortura del Consiglio d'Europa (Cpt), contenuta in un rapporto pubblicato su una visita condotta un anno fa nelle prigioni. Il Cpt denuncia che "nessuna delle prigioni visitate può essere considerata sicura per i detenuti e le guardie carcerarie".



Il rapporto elenca violenze inferte dai carcerati su altri prigionieri e sulle guardie: episodi che vanno dall'acqua bollente gettata sulle vittime, con gravi ustioni su oltre il 10% del corpo, a ferite causate da coltelli artigianali, contusioni alla testa, nasi e denti rotti. 

Dai registri consultati dal Cpt risulta che spesso le ferite richiedono il ricovero e in un caso hanno condotto alla morte di un detenuto. L'organo del Consiglio d'Europa osserva che "mentre il numero di violenze in tutte le prigioni visitate riportate nei registri è a livelli allarmanti" il Cpt ritiene che "i dati sottovalutano il vero numero di incidenti violenti e di conseguenza non forniscono una vera immagine della gravità della situazione"

Il Cpt raccomanda quindi a Londra di "adottare misure concrete per riportare le prigioni sotto l'effettivo controllo delle guardie" ritenendo che questo richiede "in particolare di rafforzare rapidamente il numero di guardie carcerarie".

lunedì 30 maggio 2016

Venezuela, squadroni della morte massacrano 11 persone

In Terris
L'azienda aerea tedesca Lufthansa ha annunciato che dal 18 giugno sospenderà i collegamenti con il paese


Undici persone, tra cui un colombiano e tre minorenni, sono state assassinate da uno squadrone armato a Caracas, capitale del Venezuela. “Le vittime”, ha spiegato la procura generale, “si trovavano a casa loro”, sabato all’alba, “quando hanno visto arrivare un certo numero di uomini armati che le hanno obbligate a uscire in cortile dove hanno sparato loro”.

Intanto la compagnia aerea tedesca Lufthansa ha annunciato che dal 18 giugno sospenderà i collegamenti con il Venezuela a causa delle difficoltà economiche che il Paese sudamericano sta affrontando a causa dell’abbassamento del prezzo del petrolio. Lo riferisce il sito della Bbc. Lufthansa ha anche detto che gli attuali controlli valutari in Venezuela rendono impossibile alle compagnie aeree la conversione dei loro guadagni in dollari e l’invio dei soldi all’estero.

Il Venezuela, il Paese con le più ricche riserve petrolifere accertate, è sull’orlo del fallimento per il basso costo del barile e la gestione dissennata dell’economia da parte del governo “chavista”. Inoltre, la settimana lavorativa per i dipendenti pubblici è stata ridotta a due giorni per problemi di approvvigionamento elettrico. Un quadro complicato dalla dipendenza della Nazione dalle importazioni per favorire i profitti delle grandi imprese private, più interessate alla speculazione finanziaria e al contrabbando che allo sviluppo dell’industria locale. Problemi aumentati anche dagli errori, dalle inefficienze e dalla corruzione dilagante.

domenica 11 ottobre 2015

Onu denuncia violenze sui minori per “ripulire” Rio in vista delle Olimpiadi

Corriere della Sera
Il rapporto delle Nazioni Unite parla di arresti arbitrari, abusi e rapimenti di minori nelle favelas della città brasiliana. I quotidiani locali usano invece la parola “omicidi”
La denuncia arriva dalle Nazioni Unite e dalla Commissione per i diritti dei bambini del Palazzo di Vetro. Secondo quanto si legge a pagina 8 nelle conclusioni del rapporto stilato, «la Commissione è seriamente preoccupata per l’aumento delle violenze da parte della polizia contro i bambini che vivono nelle favelas».


Lacrimogeni, gas, torture e stupri Al paragrafo successivo si parla «di violenze dei bambini, incluso l’uso sproporzionato di gas lacrimogeni e di gas urticanti durante gli sgomberi forzati per i progetti urbani e/o per la costruzione di stadi prima della World Cup e delle Olimpiadi del 2016». Si parla anche di «extra judicial executions» fatti dalla polizia militare e civile. E non solo, anche di «torture e sparizioni di bambini durante le operazioni militari e delle forze di sicurezza in particolare nelle favelas». Vengono denunciati anche «abusi sessuali sulle bambine dalle forze di sicurezza durante le operazioni di “pacificazione”».
I precedenti
Il rapporto è stato presentato il 2 ottobre 2015 e la notizia è stata ripresa da alcuni media brasiliani parlano di uccisioni ai danni dei bambini per ripulire Rio de Janeiro in vista degli eventi sportivi. Già in passato erano state diffuse notizie simili, poi smentite. Dal quotidiano brasiliano Estadao viene citata anche Renate Winter vice presidente del comitato che denuncia “la pulizia” in atto a Rio de Janeiro in vista delle Olimpiadi senza mai parlare espressamente di uccisioni. Stesso discorso per la seconda fonte citata, ossia Gehad Madi, perito delle Nazioni Unite. Già in passato in occasioni dei Mondiali erano usciti articoli che parlavano di strade insanguinate nelle favelas per le uccisioni di bambini. Ma si erano poi rivelati falsi. Settimana scorsa invece è stato diffuso un filmato che incastra cinque agenti di polizia che dopo aver sparato a un minorenne in una favela gli mettono una pistola in mano.

sabato 25 luglio 2015

Un terzo dei rifugiati giunti in Italia ha subito torture o violenze

Vatican Insider
La stima del centro Astalli, che ogni giorno fornisce 350 pasti nella mensa a due passi da piazza Venezia. «Le vie legali per giungere in Europa sono lo strumento più efficace per combattere i trafficanti»

Un terzo dei rifugiati o dei richiedenti asilo presenti in Italia ha subito torture, violenze o maltrattamenti. E’ la stima del centro Astalli, il servizio dei gesuiti per i rifugiati in Italia, che, mentre in estate le cronache riportano continui sbarchi di migranti sulle coste meridionali, sottolinea anche un altro fenomeno poco conosciuto, i problemi psichiatrici, spesso ignorati, di una consistente quota di profughi che giungono nel nostro paese da zone di guerra o di estrema povertà in Africa o in Medio Oriente.

«Un dato che molto spesso non si ricorda è che circa un terzo delle persone rifugiate o richiedenti asilo sono vittime di tortura, violenze o maltrattamenti, subiti nel paese di origine o durante il viaggio», racconta padre Camillo Ripamonti, presidente del centro Astalli. «Le vittime sono prevalentemente donne, ma anche gli uomini non sono risparmiati. Vengono picchiati, legati, le donne stuprate. Avviene nei paesi da cui fuggono o durante il viaggio, ad esempio nei centri di detenzione in Libia». A questo va aggiunto il problema delle malattie psichiatriche sviluppate da non pochi richiedenti asilo, non sempre agevoli da individuare, ma esacerbate dalla situazione di chi, giunto in Italia, non ha più una rete di sostegno di famigliari o amici, per cui «si trova in una situazione di vulnerabilità ancora più forte».
Nei confronti di chi è stato vittima di violenza, si legge nel report 2015 pubblicato nei giorni scorsi dal centro Samifo, struttura per la Salute dei migranti forzati nata nel 2006 dalla collaborazione tra l’azienda USL Roma A e il Centro Astalli, «sussiste un obbligo da parte delle istituzioni sanitarie pubbliche nel fornire il necessario trattamento». Ancora più grave risulta la condizione dei rifugiati con disagio mentale, conseguente a traumi subiti nel Paese d’origine o durante il viaggio, «ma anche alle condizioni di vita in Italia (insufficienza dei posti di accoglienza, difficoltà di presa in carico che finiscono per colpire in modo particolare le persone più vulnerabili)». In questo quadro, «le oggettive difficoltà delle Aziende Sanitarie Locali a prendersi cura di un’utenza con caratteristiche e bisogni così specifici e l’elevato afflusso di migranti forzati giunti negli ultimi due anni, a causa dei cambiamenti politici e delle guerre che hanno coinvolto diversi Paesi, non hanno potuto che aggravare una situazione già di per sé critica».

Il problema delle violenze e dei disturbi psichiatrici «è sempre stato presente», è l’analisi di padre Ripamonti, «ma negli ultimi tempi i trafficanti sono diventati più spietati, è come se il business dei trafficanti fosse entrato a regime». Le cronache degli ultimi mesi hanno raccontato di un flusso crescente di migranti che attraversano il Mediterraneo, di una situazione fuori controllo in Libia, di imbarcazioni fantasma abbandonate dai trafficanti alla deriva delle coste di approdo o lasciate nell’ultimo tratto nelle mani di minori egiziani che, in ragione della loro età, non avrebbero rischiato l’incriminazione una volta giunti a destinazione. In Italia giungono persone profondamente provate, «e se non ci si fa carico di queste situazioni possono svilupparsi ripercussioni deleterie sulla loro salute mentale». Senza contare che – la memoria va a Adam Mada Kabobo, il ghanese che nel 2013 uccise tre passanti a Milano con un piccone – «se lo Stato si fa carico di queste situazioni, mette in sicurezza anche la società di accoglienza», sottolineano al centro Astalli. Che, insieme a Caritas, comunità di Sant’Egidio, Inmp (Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà), Cir, Save the children ed altre organizzazioni ha maturato una ampia esperienza in materia. Tanto che con il ministero dell’Interno e quello della Salute è ora attivo un tavolo per arrivare a redigere delle nuove linee di orientamento per le persone vulnerabili.

[...]

Iacopo Scaramuzzi

domenica 15 febbraio 2015

Bambini uccisi in Costa d'Avorio. Sant'Egidio: "Fermare i violenti e cambiare la cultura nei confronti dell'infanzia"

Comunità di Sant'Egidio
Nelle ultime settimane in Costa d’Avorio si sono registrati alcuni omicidi di bambini, che hanno suscitato grande allarme tra la popolazione, perché i corpi ritrovati hanno fatto pensare a vecchie e terribili pratiche di superstizione, i cosiddetti “crimini rituali”, oltre che al possibile sfruttamento per il commercio degli organi.


La Comunità di Sant’Egidio di Abidjan, la capitale economica del Paese, ha espresso la sua ferma condanna di questi atti orribili e ha lanciato, in una conferenza stampa, un appello a cambiare l'atteggiamento e la cultura nei confronti dei minori, per proteggere la loro vita ed impedire il loro sfruttamento da parte degli adulti:

“C’è prima di tutto la necessità di fermare subito la mano di chi toglie la vita a un così gran numero di innocenti. Ma perché atti del genere non si ripetano c’è bisogno anche di cambiare la cultura nei confronti dell’infanzia”, hanno spiegato il responsabile di Sant’Egidio in Costa d’Avorio, Georges Adon, e il coordinatore delle Scuole della Pace, Ange Sayé Zirihi. “Dietro a questi fatti criminali c'è infatti una coscienza del valore della vita dei bambini e della necessità di una loro protezione ancora troppo debole. A tutto ciò occorre aggiungere l’ignoranza, legata ad antiche credenze, che spingono gli autori di questi crimini a usare violenza sui bambini nella convinzione che potrà portare successo e ricchezza alla propria vita personale: si tratta di credenze inumane dietro le quali non c’è altro che una sete di ricchezza e di potere”.

Nella conferenza stampa si è anche ricordato il valore delle Scuole della Pace, diffuse ad Abidjan e in molte altre città della Costa d’Avorio: luoghi dove si educa a crescere insieme, dove ci si preoccupa dell’iscrizione anagrafica dei minori (altrimenti più facilmente preda di sfruttamento perché “invisibili”) e si costruisce una cultura che difende la vita.


venerdì 10 gennaio 2014

Brasile: un detenuto ucciso in carcere ogni due giorni, 218 vittime lo scorso anno

Adnkronos
Almeno 218 detenuti sono stati uccisi lo scorso anno nelle carceri brasiliane, con una media pari a più di uno ogni due giorni. Lo riferisce un rapporto pubblicato oggi dal quotidiano Folha de Sao Paulo, secondo cui il 28% degli omicidi è avvenuto nel complesso penitenziario di Pedrinhas, nello stato settentrionale di Maranhao, dove nel corso del 2013, gli scontri tra gang rivali sono costati la vita a 60 detenuti. Il Folha de Sao Paulo ha anche pubblicato un breve video, registrato a Pedrinhas, in cui con un cellulare i prigionieri riprendono i corpi di altri tre detenuti decapitati durante gli scontri di dicembre. Ieri, l'Onu ha chiesto un'indagine "immediata, imparziale ed efficace" per l'ondata di violenze a Pedrinhas.

L'Onu chiede di far luce sulla violenza nelle carceri
L'Onu ha invitato le autorità brasiliane ad aprire un'indagine "immediata, imparziale ed efficace" sulla violenza nelle carceri dello stato di Maranhão, in seguito alla diffusione di un video che mostra l'uccisione di diversi detenuti nella prigione di Pedrinhas. "Chiediamo un'indagine immediata, imparziale ed efficace e di processare i responsabili", ha detto in settimana il portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (Unhchr), Rupert Colville. Il funzionario ha espresso "preoccupazione" per i risultati dell'ultimo rapporto del Consiglio Nazionale di Giustizia, secondo cui nel 2013 ben 59 detenuti sono morti nel complesso penitenziario di Pedrinhas in scontri tra bande rivali. Ma l'appello di Colville è andato oltre Pedrinhas, e riguarda tutte le carceri del paese, per le quali "urgono misure immediate", come "ridurre il sovraffollamento" e offrire "dignità" ai detenuti. Il paese sudamericano ha la quarta popolazione carceraria più grande al mondo, con mezzo milioni di detenuti distribuiti in spazi in grado di ospitarne 300 mila.