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venerdì 10 gennaio 2020

Francia - Ha un nome il ragazzo ivoriano trovato morto nel carrello di un aereo: aveva 14 anni e si chiamava Ani Guibahi Laurent Barthélémy

Blog Diritti Umani - Human Rights
Si chiamava Ani Guibahi Laurent Barthélémy, e aveva 14 anni, il ragazzino trovato morto mercoledì nel carrello di atterraggio di un aereo proveniente da Abidjan, in Costa D'Avorio.



Ad identificarlo sono state le autorità ivoriane. "Ani Guibahi Laurent Barthélémy, nato il 5 febbraio 2005 a Yopougon, distretto di Abidjan, allievo del 4 anno a Niangon Lokoua (sottodistretto di Yopougon). Lìidentità è stata confermata da genitori", afferma il ministero dellì'Interno in una nota.


Il ministero specifica di aver visto le immagini delle telecamere di sorveglianza dell'aeroporto: "Ani Guibahi Laurent Barthélémy ha raggiunto il carrello di atterraggio dell'aeromobile afferrandolo mentre si preparava al decollo verso le 22,55".

Fonte: La Repubblica

domenica 15 aprile 2018

Costa D'Avorio. I Vescovi "grazia presidenziale per sfoltire le carceri" 16.000 in spazi per 4.000

fides.org
16.000 detenuti vivono in spazi per 4.000 persone. Offrire la grazia presidenziale per i colpevoli di reati minori e assumere nuovi magistrati per accelerare i processi. È l'appello lanciato dalla Chiesa cattolica in Costa d'Avorio, dove la situazione nelle carceri è drammatica. Nelle 34 prigioni ivoriane sono rinchiusi 16.000 carcerati in uno spazio complessivo previsto per soli 4.000 prigionieri.



Le condizioni dei carcerati sono state poste all'attenzione della politica e dell'opinione pubblica da Sua Ecc. Mons. Antoine Koné, Vescovo di Odienné e Presidente della Commissione Episcopale per la Pastorale Sociale, nell'omelia per la Giornata nazionale per i detenuti, che si è celebrata la Domenica della Divina Misericordia, 8 aprile, nella chiesa di Sainte Thérèse de Marcory, ad Abidjan.

"Cari fratelli, care sorelle, il Sepolcro di Cristo è aperto" ha esordito Mons. Koné. "Non è un invito ad aprire tutte le prigioni-sepolcro disseminate qua e là dove languono tanti nostri fratelli e sorelle che, molto spesso, reclamano la loro innocenza e il cui grido non sembra essere ascoltato da coloro che potrebbero aiutarli a resuscitare?"

Mons. Koné ha chiesto la grazia per i detenuti condannati per alcuni reati ed ha chiesto di potenziare gli organici della magistratura per accelerare i processi dei detenuti in attesa di giudizio. Misure che "darebbero un viso umano ai nostri luoghi di detenzione e di correzione e delle quali potrebbero beneficiare i detenuti innocenti che languiscono nelle nostre prigioni e che, alla fine perdono la speranza, e si lasciano morire" ha detto il Vescovo.

Nonostante il perdono presidenziale concesso a fine anno a 4132 ai detenuti di diritto comune, le carceri ivoriane restano sovraffollate, secondo il Dipartimento per la pastorale delle carceri e dei diritti umani della Conferenza Episcopale ivoriana.

Secondo l'organismo dei Vescovi, sono 16.254 le persone rinchiuse nelle carceri ivoriane che sono però progettate per ospitare 3.754 persone. La promiscuità e le pessime condizioni igieniche delle prigioni ivoriane sono criticate da diverse organizzazioni per i diritti umani.

Mons. Koné ha esortato i diversi strati sociali ad abbandonare le prigioni morali e spirituali dell'odio, della presunzione, dell'orgoglio, dell'indifferenza e della corruzione. Ha quindi invitato i politici a promuovere la pace e la coesione nazionale. "La popolazione della Costa d'Avorio sta aspettando che voi costruiate dei ponti. Questo rasserenerebbe senza dubbio il clima sociale e favorirebbe lo sviluppo di coloro che mettono in dubbio il futuro" ha concluso il Vescovo. Mons. Koné ha guidato una delegazione della Commissione Episcopale per la Pastorale Sociale in visita alla prigione militare e a quella civile di Abidjan.

giovedì 12 aprile 2018

Donne, carcere, pena di morte: da Mozambico a Costa d’Avorio Sant’Egidio per diritti umani

OnuItalia
Maputo/Abidjan - Due importanti appuntamenti, entrambi all’insegna dei diritti umani e della tutela dei più deboli, hanno scandito il lavoro della Comunità di Sant’Egidio in Africa nell’ultima settimana.

Festa della Donna Mozambicana - 7 aprile
Mozambico – In Mozambico il 7 aprile si è celebrata la Festa della Donna Mozambicana e le attiviste del movimento Eu Dream (un acronimo, che vuol dire: io sogno, ma contiene anche il nome del programma di lotta all’AIDS della Comunità di Sant’Egidio) lo hanno festeggiato con le detenute del carcere femminile di Ndlavela alla periferia di Maputo. 

Centoventi le donne detenute, alcune con bambini piccoli, altre incinte, alcune malate, altre anziane, che hanno accolto la visita con gioia ed entusiasmo. A ciascuna è stata donata una rosa rossa, come segno di affetto e di auguri. 

A questi si sono uniti i ringraziamenti e gli auguri per i 50 anni della Comunità di Sant’Egidio espressi con canti e danze. Poi ad ognuna sono stati consegnati 1 kg di riso, uno di zucchero, uno di fagioli e 1 litro di olio. Molte di loro non ricevono mai visite dai familiari perché provengono da altre città del paese.
Commozione e desiderio di ascoltare parole nuove di amicizia e di futuro hanno concluso la mattinata di festa. ”Uscendo – scrivono alla Comunità – il grande e pesante cancello si è chiuso alle nostre spalle, con noi c’erano anche due ex detenute che da qualche tempo con la Comunità desiderano vivere il sogno di riscattarsi e la saggezza di non dimenticare, aiutando e visitando quelle donne prive di libertà ma non di sogni e di speranza”.

Costa D’avorio – E di diritti umani si è parlato fino a ieri ad Abidjan dove Organizzazioni Internazionali Abolizioniste si sono riunite a congresso tra il 9 e 10 aprile per continuare la battaglia contro la pena di morte. 

Un evento rilevante perchè dall’Africa arriva oggi una voce forte contro la pena capitale: più di 300 i partecipanti a questi giorni di dibattito, incontro e cultura. 

La Comunità di Sant’Egidio ha partecipato alla sessione plenaria presieduta da Annemarie Pieters – vice presidente della WCADP (World Coalition Against the Death Penalty) e con – l’intervento di Firmin, della Comunità di Sant’Egidio di Abidjan. Le due giornate di Abidjan sono state all’insegna del sostegno al processo abolizionista nel grande continente africano, con un’attenzione particolare alle drammatiche condizioni delle carceri africane dove talvolta si può morire per una sentenza di morte non pronunciata.

mercoledì 11 aprile 2018

Pena di morte - Il Congresso Regionale degli abolizionisti in Costa d'Avorio

Comunità di Sant'Egidio - Città per la vita
Organizzazioni Internazionali Abolizioniste in Congresso ad Abidjan tra il 9 e 10 aprile per fare il punto sulla battaglia contro la Pena di Morte. 


E' il terzo congresso regionale e questa volta si tiene in un paese africano. Più di 300 i partecipanti per assistere a questi giorni di dibattito, alle cerimonie di apertura e chiusura e a una serata festiva e culturale. L'organizzazione è curata dall'Associazione ECPM.

La sessione plenaria del 10 Aprile sarà presieduta da Annemarie Pieters, ed è intitolata: “Death penalty, poverty and prison conditions: from a World day to another” non è infatti possibile, soprattutto in Africa, non considerare la terribile condizione delle carceri, dove talvolta si muore anche per una sentenza di morte non pronunciata.
https://www.santegidio.org

Alla tavola rotonda del pomeriggio dal titolo “Death penalty, a political tool?” parlerà Firmin Kacou Randos, co-organizzatore della campagna mondiale "Città per la vita, contro la pena di morte" della Comunità di Sant’Egidio di Abidjan.
L'intervento di Firmin Andy Kacou Randos http://nodeathpenalty.santegidio.org/

Le due giornate di Abidjan intendono sostenere il processo abolizionista nel grande continente africano. Sono oggi 10 i paesi mantenitori e che eseguono, molti sono abolizionisti di fatto, altri in questi anni sono passati all'abolizione de jure. La Comunità di Sant'Egidio segue da molti anni questa evoluzione, anche grazie ai congressi mondiali per i ministri della giustizia tenutisi a Roma fin dal 2007 dal titolo "No Justice Without Life"che hanno aiutato a crescere la riflessione e la scelta verso leggi più umane.
http://www.marcoimpagliazzo.it/tag

Come ha detto Papa Francesco "la condanna alla pena di morte è una misura disumana che umilia, in qualsiasi modo venga perseguita, la dignità personale. È in sé stessa contraria al Vangelo perché viene deciso volontariamente di sopprimere una vita umana che è sempre sacra agli occhi del Creatore. E' perciò sempre necessario ribadire che, per quanto grave possa essere stato il reato commesso, la pena di morte è inammissibile perché attenta all'inviolabilità e dignità della persona".

Il programma del Congresso Regionale di Abidjan è disponibile su http://www.worldcoalition.org

martedì 19 settembre 2017

Ambiente - Il lato nero del cioccolato. "Così stanno morendo le foreste dell'Africa"

La Repubblica
La denuncia dell'ong Mighty Earth: 80% delle foreste scomparse in Costa d'Avorio. E molto del cacao che mangiamo è "illegale".


Download Report Mighty Earth >>>
Mentre noi ci gustiamo la nostra barretta di cioccolato migliaia di ettari di foreste africane sono già scomparsi uccidendo animali ed interi ecosistemi. Alberi appartenenti a parchi nazionali e zone che dovevano essere protette sono diventate vittime della deforestazione per lasciar spazio all'industria del cacao. 

La denuncia, multipla, che punta il dito contro la complicità del governo ivoriano e le disattenzioni delle principali aziende produttrici di cacao internazionali, arriva da un dettagliato report dell'organizzazione non governativa Mighty Earth (.pdf). 

Per l'ong l'80% delle foreste della Costa d'Avorio, principale esportatrice di fave di cacao dato che è da lì che arriva il 40% del cioccolato al mondo, sono scomparse negli ultimi 50 anni. Non basta: il cioccolato che giunge sulle nostre tavole è spesso "illegale", dato che parte delle fave proviene da aree che dovevano essere protette ma, grazie a un sistema di corruzione e favoritismi, viene mischiato alle partite legali di fave.

Nel report vengono citate decine di aziende, dalla Mars alla Nestlè, la Lindt, Olam, Cargill, Barry Callebaut o l'italiana Ferrero che, come ha specificato il Guardian, testata che ha diffuso i dati in anteprima, non negano il problema spiegando di esserne a conoscenza e si dicono impegnate a fare di tutto per mettere fine alla deforestazione delle riserve.

Foreste un tempo rigogliose di ogni tipo di alberi e biodiversità, come quelle di Goin Debé, Scio, Haut-Sassandra, Tai, i parchi di Mont Peko e Marahoué, oggi stanno pian piano scomparendo e vengono bruciate per lasciare spazio alle fave: muoiono così decine di animali, gli scimpanzé sono costretti a vivere in piccoli fazzoletti di terra o gli elefanti diminuiscono drasticamente.

"Le autorità ivoriane sono talvolta complici o inefficaci" ha dichiarato l'Ong. Rick Scobey, presidente della World Cocoa Foundation, non ha negato il fatto dicendo che "questo è un problema conosciuto da anni. All’inizio dell’anno, 35 aziende del settore hanno deciso di unire le loro forze per lanciare una nuova partnership con il governo ivoriano e terminare la deforestazione in Ghana e Costa d’Avorio".

Intanto negli ultimi mesi il prezzo del cacao sul mercato è sceso del 30% e il prezzo minimo garantito ai produttori è passato da 1.100 a 700 franchi Cfa (1,17 dollari) anche se la domanda di cioccolato resta alta. Nella catena, i commercianti di cacao che vendono ai grandi marchi si rivolgono sempre più a coltivatori illegali che crescono le piante in aree protette, le stesse dove la foresta pluviale si è appunto ridotta dell'80% dal 1960 ad oggi. Il prodotto illegale si mescola così, durante il processo di fornitura, con le fave di cacao lecite, rendendo difficile la tracciabilità.

Di questo passo però, ricorda il report, la Costa d'Avorio (ma anche il Ghana soffre) sta perdendo le sue foreste a un tasso velocissimo: oggi meno del 4% del paese è coperto da foreste pluviali mentre un tempo lo era almeno il 25%. Per Mighty Earth se non si metterà fine a tutto ciò entro il 2030 non rimarrà più traccia delle foreste.

All'interno dei parchi i coltivatori illegali, nonostante le parole e l'impegno di esecutivo e aziende, continuano a bruciare alberi per favorire la crescita delle piante di cacao dato che hanno bisogno di molto sole per crescere. Il governo dice di voler combattere questa pratica e essere impegnato nella conservazione dei parchi ma, secondo Ong e testate internazionali che monitorano il problema, in concreto non fa molto. Negli anni, alcuni attivisti e associazioni che si sono avvicinate alla filiera del cacao nell'Africa Occidentale sono stati minacciati o allontanati e nel 2004 il giornalista Guy-André Kieffer, che lavorava su una storia di cioccolato e corruzione, è scomparso, probabilmente ucciso.

In questo contesto, dove tra l'altro molti dei lavoratori delle piantagioni non hanno nemmeno i soldi per permettersi una barretta di cioccolato, una data molto attesa da parte delle ong è quella di novembre: allora, al vertice sul clima di Bonn, l'argomento dovrebbe essere all'ordine del giorno. A inizio anno il Principe Carlo convocò amministratori delegati e dirigenti di 34 aziende del settore proprio per esortarle ad agire sulla deforestazione: allora, la promessa fu quella di un piano concreto da proporre durante l'incontro in Germania. La speranza, usando i termini del cioccolato, è che stavolta prevalga davvero la linea dolce dell'impegno e non quella amara dell'indifferenza.


Giacomo Talignani

mercoledì 24 febbraio 2016

Costa d'Avorio: rivolta nel carcere di Abidjan, dieci persone uccise

Askanews
Si tratta di nove detenuti e una guardia di sicurezza. Dieci persone sono morte durante una protesta nella principale prigione della Costa d'Avorio, ad Abidjan. 

Il carcere di Abidjan
Tra le vittime figura anche una guardia, ha riferito il procuratore generale Aly Yeo. Secondo quanto si è appreso, la rivolta è scoppiata sabato, quando alcuni detenuti armati di kalashnikov hanno attaccato lo staff della prigione. 

Nove detenuti sono morti, compreso Coulibaly Yacouba, conosciuto come Yacou il cinese", considerato boss di alto rango nel Paese. Il bilancio della rivolta comprende anche otto feriti tra le guardie di sicurezza e 13 fra i prigionieri.

venerdì 1 gennaio 2016

Costa d'Avorio: il presidente Ouattara concede la grazia a 3.100 detenuti

Agi
Il presidente ivoriano Alassane Ouattara ha annunciato, nel suo tradizionale discorso di fine/inizio anno alla nazione, di aver concesso la grazia a 3.100 detenuti.
 


Il presidente ivoriano Alassane Ouattara

"Ho deciso di usare il mio diritto di concedere la grazia procedendo alla remissione totale e parziale delle pene. Questa decisione - ha affermato Ouattara - permetterà a migliaia di detenuti di essere subito liberati e ad altri di vedere la loro pena ridotta. La grazia riguarda in totale 3.100 detenuti", ha detto il rieletto presidente - nell'ottobre scorso - che resterà in carica altri 5 anni.

domenica 15 febbraio 2015

Bambini uccisi in Costa d'Avorio. Sant'Egidio: "Fermare i violenti e cambiare la cultura nei confronti dell'infanzia"

Comunità di Sant'Egidio
Nelle ultime settimane in Costa d’Avorio si sono registrati alcuni omicidi di bambini, che hanno suscitato grande allarme tra la popolazione, perché i corpi ritrovati hanno fatto pensare a vecchie e terribili pratiche di superstizione, i cosiddetti “crimini rituali”, oltre che al possibile sfruttamento per il commercio degli organi.


La Comunità di Sant’Egidio di Abidjan, la capitale economica del Paese, ha espresso la sua ferma condanna di questi atti orribili e ha lanciato, in una conferenza stampa, un appello a cambiare l'atteggiamento e la cultura nei confronti dei minori, per proteggere la loro vita ed impedire il loro sfruttamento da parte degli adulti:

“C’è prima di tutto la necessità di fermare subito la mano di chi toglie la vita a un così gran numero di innocenti. Ma perché atti del genere non si ripetano c’è bisogno anche di cambiare la cultura nei confronti dell’infanzia”, hanno spiegato il responsabile di Sant’Egidio in Costa d’Avorio, Georges Adon, e il coordinatore delle Scuole della Pace, Ange Sayé Zirihi. “Dietro a questi fatti criminali c'è infatti una coscienza del valore della vita dei bambini e della necessità di una loro protezione ancora troppo debole. A tutto ciò occorre aggiungere l’ignoranza, legata ad antiche credenze, che spingono gli autori di questi crimini a usare violenza sui bambini nella convinzione che potrà portare successo e ricchezza alla propria vita personale: si tratta di credenze inumane dietro le quali non c’è altro che una sete di ricchezza e di potere”.

Nella conferenza stampa si è anche ricordato il valore delle Scuole della Pace, diffuse ad Abidjan e in molte altre città della Costa d’Avorio: luoghi dove si educa a crescere insieme, dove ci si preoccupa dell’iscrizione anagrafica dei minori (altrimenti più facilmente preda di sfruttamento perché “invisibili”) e si costruisce una cultura che difende la vita.


giovedì 5 febbraio 2015

Costa d'Avorio: il governo ha accordato una "grazia collettiva" a tremila detenuti

Agi
Ne beneficeranno autori di reati comuni considerati in stato di precarietà o vulnerabilità e le persone che hanno avuto un comportamento "esemplare" in carcere. 

La misura non riguarda invece le diverse centinaia di persone finite in carcere in seguito alla crisi postelettorale del 2010-2011, segnata da scontri e violenze che hanno provocato tremila morti in cinque mesi.

Lo scorso dicembre alcune centinaia di detenuti in carcere per gli scontri avvenuti dopo le elezioni hanno cominciato uno sciopero della fame per protestare contro la loro reclusione. Le carceri della Costa d'Avorio sono caratterizzate dal sovraffollamento cronico.

domenica 25 gennaio 2015

Ondata di crimini rituali a danno di decine di bambini in Costa d'Avorio

Ecofin Agency
Negli ultimi due mesi, in Costa d'Avorio, 21 bambini sono stati rapiti, sono stati ritrovati morti e mutilati. Solo uno è stato trovato sano e salvo.


Secondo la Questura c'è una recrudescenza di sacrifici rituali. "Il fenomeno è reale e insolito. I nostri servizi hanno rilevato da dicembre 21 casi di sequestro", hanno detto i funzionari, aggiungendo che i bambini sono stati "trovati mutilati, con la scomparsa dei loro genitali o decapitati"

Le notizie che ci giungono di crimini rituali in Africa centrale, tra cui Gabon o argomento è oggetto di proteste contro l'impunità dei mandanti di queste atrocità.


Traduzione Blog Diritti Umani

sabato 6 dicembre 2014

Costa d'Avorio: detenuti in sciopero della fame, protestano per lunga carcerazione senza processo

Reuters
Alcune centinaia di detenuti hanno cominciato uno sciopero della fame in più carceri della Costa d'Avorio per protestare contro la durata della loro reclusione, che in molti casi va avanti dagli scontri avvenuti dopo le elezioni del 2010 e in molti casi senza la celebrazione di un processo. 

Lo sciopero, attualmente in corso, è cominciato il 1 dicembre con 500 detenuti, mentre ora il numero sarebbe sceso a circa 200. "La ragione fondamentale dello sciopero, a parte la durata della detenzione, è la nostra salute che peggiora e la lontananza dalle nostre famiglie", ha detto un detenuto della prigione Maca, nella città di Abidjian, nel sud del paese.

martedì 23 settembre 2014

Africa - Costa d'Avorio - Rifugiati ivoriani che vogliono rientrare bloccati in Liberia a causa dell’Ebola

AP
Abidjan - Bloccato per diversi mesi, il rimpatrio volontario dei rifugiati ivoriani in Liberia sarebbe dovuto riprendere nel mese di luglio. 

L'epidemia di Ebola nel Paese limitrofo ha invece indotto le autorità ivoriane a chiudere i confini per prevenire la diffusione del virus, sospendendo il rientro dei profughi fino a nuove disposizioni. 

Secondo l'Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), a partire dall'inizio del mese di gennaio 2014, 12 mila rifugiati sono tornati in Costa d’Avorio e 38.600 sono in attesa che il governo del Paese riapra le frontiere per permettere loro di tornare a casa. 

L’11 luglio circa 392 rifugiati ivoriani in Liberia, arrivati durante la crisi post-elettorale nel 2010-2011, sono stati respinti alla frontiera dalle autorità ivoriane mentre si preparavano a tornare a casa. Il Governo è stato costretto a chiudere le frontiere per motivi di sicurezza impegnandosi nell’organizzazione di misure di prevenzione e informazione sul virus. Le frontiere verranno riaperte appena la situazione sarà sotto controllo, hanno dichiarato i responsabili dell’ UNHCR. Il ministro della Sanità della Costa d'Avorio ha rivelato che circa 100 liberiani sono stati mandati a casa dopo aver cercato di entrare illegalmente nel Paese. Dal 14 settembre in Liberia sono stati segnalati 2.710 casi del virus e 1.459 decessi. La metà nelle ultime tre settimane.