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martedì 11 dicembre 2018

Aversa. Aggrediti volontari Caritas che aiutavano i clochard. L'intolleranza e l'odio contro i migranti, sono arrivati adesso a colpire agli italiani poveri.

Avvenire
Un vero e proprio blitz commesso da dieci ragazzi minorenni italiani. Obiettivo erano i "barboni".


Aggrediti nella notte di sabato tre volontari della Caritas diocesana di Aversa (Caserta) che stavano assistendo i senza fissa dimora che cercano riparo nella zona della stazione. Un vero e proprio blitz commesso da dieci ragazzi minorenni italiani. Obiettivo erano proprio i "barboni", un grave atto di intolleranza, non il primo.

«I volontari - ci spiega il direttore della Caritas, don Carmine Schiavoneche ha presentato denuncia ai Carabinieri - stavano facendo il consueto "giro notturno", attività tesa a fornire sostegno morale e beni di conforto ai senza fissa dimora che abitano le nostre piazze. Il gruppo dei dieci minorenni ha scambiato una delle volontarie per una senza dimora che noi abbiamo tolto dalla strada e sta in accoglienza, e si sono avventati contro di lei insultandola e poi aggredendola fisicamente con schiaffi. I volontari hanno cercato di scappare, ma li hanno inseguiti urlando che non dovevano aiutare i "barboni", chiamandoli in tutti i peggiori modi». 


E proprio i clochard sono l'obiettivo di queste violenze. 
«Alla stazione sono solo italiani - precisa don Carmine - e quindi in questo caso non siamo di fronte a un caso di razzismo verso gli immigrati ma di intolleranza nei confronti dei più poveri, il gusto di picchiare i clochard».
Era già successo cinque anni fa e allora il sacerdote chiamò subito la Polizia e fece arrestare gli aggressori, sempre tutti ragazzi. «Un comportamento che risente del clima di intolleranza - denuncia don Carmine -. È un brutto segno, soprattutto per la nostra terra solitamente aperta e solidale. E poi così tanti, una vera gang».

E scattano i provvedimenti delle forze dell'ordine. Così i Carabinieri hanno invitato la Caritas ad avvertirli sia quando fanno attività sul fronte della prostituzione sia quando assistono i clochard, per mandare una pattuglia. «Ma vi rendete conto, andare ad aiutare con la scorta! - si sfoga don Carmine - È proprio assurdo. Ma siamo arrivati a questo livello...». Ma l'attività dei volontari sulla strada certo non si ferma.

lunedì 1 ottobre 2018

Milano, migliaia di magliette rosse contro il razzismo. Ribaditi i valori dell'accoglienza e dell'antifascismo

Il Giorno
Migliaia di persone, con magliette, sciarpe e indumenti di colore rosso, sono arrivate in piazza Duomo a Milano per dire "basta al razzismo e all'intolleranza", e ribadire i valori dell'accoglienza e dell'antifascismo, nel corso della manifestazione dal titolo 'Intolleranza zero. Un segno rosso contro il razzismo', promossa da Anpi, Aned, I Sentinelli di Milano.


"In questo riaffacciarsi dipulsioni razziste e xenofobeil ministro Salvini, che ha fatto proprio lo slogan di Casa Pound, 'Prima gli italianì, si vanta di avere ridotto le domande per il diritto d'asilo previsto nella nostra Costituzione - ha detto il presidente di Anpi Milano, Roberto Cenati -. Mentre nel decreto sicurezza il governo, a trazione salviniana, pone ulteriori restrizioni sulla protezione umanitaria". Da ministro dell'Interno "dovrebbe preoccuparsi - ha concluso - di combattere chi minaccia veramente la nostra sicurezza, come le mafie".

La senatrice a vita Liliana Segre ha inviato un messaggio che è stato letto dal palco. Nell'ottantesimo anniversario dalla promulgazione delle leggi razziali "sento diffusi segnali di rinascita di correnti razziste e xenofobe, quando non apertamente naziste e neofasciste e questo per me è motivo di sconforto - ha scritto la senatrice a vita, sopravvissuta ai campi di sterminio -. Oggi sono idealmente con voi per chiedere intolleranza zero". Dal palco è poi partita la canzone Bella Ciao, intonata da tutta la piazza.

domenica 19 luglio 2015

Italia - Unhcr: accoglienza è diritto, vergognoso alimentale intolleranza e dirigere consapevolmente frustrazione cittadini contro profughi

AskaNews
Roma - "Indignazione per le recenti manifestazioni di intolleranza nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo, persone che hanno perso tutto, segnate dalla sofferenza e costrette a fuggire da guerre sanguinose, torture e persecuzioni"

Così l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) in una nota dopo i recenti episodi di intolleranza nei confronti di profughi avvenuti in Veneto e a Roma, con i residenti in protesta contro i trasferimenti in strutture della Regione.
L'Unhcr spiega, conti alla mano, che sono circa 60 milioni le persone in fuga nel mondo, l'86% di esse vive in paesi in via di sviluppo. I rifugiati in Italia sono 93.700, poco più di 1 ogni mille abitanti. A titolo di comparazione, la Germania e la Francia ne accolgono oltre 200.000 ciascuno, il Regno Unito 117.000 e la Svezia 142.000. Nel Regno Unito e in Germania i rifugiati sono circa 2 ogni mille abitanti, in Francia sono quasi 4, mentre in Svezia oltre 14.

"E' vergognoso che si diriga consapevolmente la frustrazione dei cittadini, alimentando comportamenti violenti contro rifugiati e richiedenti asilo che nulla hanno a che vedere con situazioni di disagio sociale - ha dichiarato Laurens Jolles, delegato UNHCR per il Sud Europa - Chi fugge da guerra e persecuzioni non può essere né deve diventare un capro espiatorio. E' apprezzabile l'impegno continuo delle Prefetture in favore dei rifugiati e auspichiamo che le istituzioni italiane continuino a garantire pienamente e con responsabilità il diritto di queste persone alla protezione e all'accoglienza, valori fondanti della stessa cultura italiana ed europea".

"Alimentare consapevolmente la retorica xenofoba e razzista nei confronti dei rifugiati, attribuendogli falsi privilegi ed indicandoli come causa di disagio per i cittadini italiani, è pericoloso, poiché fomenta tensioni sociali di difficile gestione. L'Agenzia ONU per i rifugiati condanna con fermezza la strumentalizzazione dell'insofferenza dei cittadini portata avanti da elementi estremisti della società, che favorisce un clima di tensione e comportamenti aggressivi verso rifugiati e operatori impegnati nelle attività di accoglienza", conclude Jolles.