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martedì 14 aprile 2020

Coronavirus in USA - I disabili muoiono 5 volte di più e in 25 Stati sono vittima di una "selezione" ritenuti "candidati improbabili alla ventilazione"

Avvenire
Aumentano i morti tra i più deboli e 25 Stati copiano la «selezione» dell’Alabama. 
I disabili negli Stati Uniti stanno morendo di Covid-19 a un ritmo cinque volte superiore a quello del resto della popolazione. Ed è salito a 25 il numero degli Stati che permettono agli ospedali di non fornire un respiratore ai malati cronici o a chi presenta minorazioni fisiche o mentali. 

I primi dati sulla mortalità dei disabili durante la crisi da coronavirus, che provengono dalle aree più colpite dal contagio, mettono in evidenza quanto una categoria già vulnerabile sia esposta al nuovo virus, a causa delle condizioni di vita in strutture dove l’isolamento è difficile o del contatto frequente con personale sanitario o di supporto che introduce il virus nelle case degli assistiti.

E sottolineano anche come condizioni di salute non ottimali rendano ardua la battaglia con la malattia. A Long Island, ad esempio, l’80% dei residenti di una casa per disabili intellettivi è risultato positivo al coronavirus. 

Una percentuale simile si è registrata in varie strutture in Massachusetts e Michigan. Mentre in Louisiana è morta April Dunn, presidente del Developmental disabilities council, che aveva protestato contro le linee guida del suo Stato sull’accesso ai respiratori per le persone affette da malattie croniche. 

Infatti, mentre si trovano ad affrontare una probabilità quintuplicata di morire di Covid-19 (5,34 volte più del resto della popolazione per l’esattezza, secondo il gruppo New York Disability Advocates), i disabili americani continuano a lottare contro regole discriminatorie sull’accesso alle cure intensive stilate dai Parlamenti o dalle Amministrazioni locali.

Se le associazioni dei disabili hanno già spinto l’Alabama a eliminare dalle sue linee guida la frase «le persone affette da ritardo mentale sono candidati improbabili per la ventilazione assistita», nei giorni scorsi 15 Stati si sono aggiunti ai 10 che avevano già invitato gli ospedali a razionare i respiratori, facendo passare «in fondo alla fila» chi necessita di «una maggiore quantità di risorse», o ha ricevuto diagnosi specifiche, fra le quali la demenza. 

La paura delle categorie più deboli è di essere messe da parte mentre gli Usa sono sopraffatti da una vera e propria strage, il cui bilancio ieri ha superato le 16mila vittime, oltre 7mila solo a New York. «Peggio dell’11 settembre», afferma sconsolato il governatore Andrew Cuomo che snocciola le dolorose statistiche.

Elena Molinari, New York

domenica 10 marzo 2019

Cittadinanza italiana a Pamela, giovane artista disabile, rom con genitori serbi. La vittoria di una battaglia per i diritti civili.

santegidio.org
Ha esposto le sue opere al Vittoriano, il monumento che celebra lo Stato Italiano, eppure rischiava di "non esistere", proprio in quello Stato dove è nata ed ha sempre vissuto. Invece dal 28 febbraio, superato un complesso iter burocratico, l'Italia ha una cittadina in più e Pamela, questo il suo nome, ne acquisisce giustamente i diritti.



Pamela è una giovane con la sindrome di Down, nata a Roma da genitori rom provenienti dalla Serbia. Da quando è bambina, nonostante viva in un campo in condizioni precarie, ha potuto frequentare regolarmente le scuole grazie al programma di Borse di Studio "Diritto alla Scuola Diritto al Futuro" realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio per favorire l'inclusione scolastica dei rom. Quando è diventata un po' più grande, ha iniziato a partecipare con entusiasmo anche al Laboratorio d’arte degli Amici di Centocelle.

Non essendo stata registrata in Serbia - dove peraltro non è mai stata - non aveva alcuna cittadinanza. Una condizione che, al raggiungimento della maggiore età, l'avrebbe fatta entrare in una condizione di irregolarità e di privazione di qualunque diritto. Tanto più grave per una persona con una disabilità. 


Ma la regolare frequenza a scuola è stata determinante per completare l'iter burocratico e ottenere la cittadinanza italiana: un traguardo per Pamela, i suoi amici, la sua famiglia e una tappa importante di una bella storia di inclusione e di riconoscimento dei diritti civili.

sabato 6 ottobre 2018

Uganda: dove essere disabili è una da vergogna e una colpa da curare con streghe e stregoni

Avvenire
In Uganda, uno dei Paesi più poveri al mondo, sono moltissimi i casi di disabilità cognitiva e fisica: da stime ufficiali riguardano il 10% della popolazione. Le cause più diffuse sono poliomielite, malaria, infezioni ossee, paralisi celebrali, lesioni dalla nascita e malnutrizione. 


L’esistenza delle persone con disabilità in questo Paese è ancora fonte di grave sofferenza. Le famiglie di origine e le realtà a cui questi esseri umani appartengono generano esistenze di emarginazione, vergogna e umiliazione. Questa piaga sociale è un problema che è arrivato anche davanti agli occhi dei membri del Parlamento Europeo che il 15 marzo 2018 ha condannato l’Uganda per le violenze e gli omicidi commessi verso i disabili. 

La disabilità in questi luoghi dalla natura predominante è vista spesso come il segno fisico di un male da estirpare, spesso con pratiche sciamaniche che lasciano sul corpo del bambino ulteriori sofferenze. In un continente dove una creatura è pressoché un costo fintanto che non riesce a maneggiare un machete, a seguire una mandria o ad accudire i fratelli più piccoli, la presenza di una disabilità trasforma il peso in disgrazia, in una vergogna che spesso viene nascosta al resto della comunità.

Nella lingua locale il termine disabile non esiste. Non è considerata una condizione, queste persone si pensa siano possedute o vittime di malocchio da parte dei così detti Witch Craft. 

Per questo motivo la maggior parte delle famiglie fa ricorso ai Witch Doctor, streghe e stregoni che vivono nelle foreste di banani che, con erbe e lacci legati sul corpo cercano di guarire queste creature scacciando il demonio. 
Il Witch Doctorè la figura antitetica del Witch Craft, è colui che scaccia il maligno in contrapposizione a colui che lo invoca. 

Una luce nel buio per queste famiglie è la scuola per disabili fondata da Marta Novati e Giorgio Scarpioni che hanno iniziato l’attività di sostegno ai disabili in Uganda nel 2012. Sono due laici francescani che con Ewe Mama Onlus hanno fatto dell’Uganda la loro seconda casa da oltre sei anni. Qui, con l’aiuto dei Frati francescani della parrocchia di Rushooka, gestiscono un centro di accoglienza e istruzione per bambini disabili chiamato Karidaari Seed, (traducibile come “seme di senape”). 

Sotto il motto di «Disability is not inability», i bambini imparano a inserirsi nel mondo da cui prima erano del tutto preclusi. Solo imparando i lavori più semplici saranno poi accettati dalla famiglia quando faranno ritorno a casa 

Carolina Paltrinieri

domenica 4 giugno 2017

Romania, l'orrore degli orfanotrofi del regime: 25 anni dopo la prima storica denuncia

Globalist
Più di 10 mila vittime che fino a oggi non hanno avuto giustizia.

Un bambino malnutrito nella Romania di oggi
L'Istituto di ricerca per i crimini in Romania ha presentato la prima storica denuncia contro gli orfanotrofi del regime di Nicolae Ceaucescu, accusati di aver maltrattato decine di migliaia di bambini. La denuncia è stata presentata oggi dopo 25 anni dalla caduta della dittatura.

"Abbiamo voluto mettere all'ordine del giorno della giustizia un capitolo drammatico della revente storia" che ha causato "più di 10mila vittime" secondo le stime e che non ha avuto "nessun seguito giudiziario" fino ad ora, ha dichiarato il presidente dell'Istituto Radu Preda.

La denuncia è la prima di una serie annunciata dall'Istituto e si concentra su tre orfanotrofi nel nord del Paese, Cighid, Pastraveni e Sighetu Marmatiei dove almeno 771 bambini abbandonati hanno perso la vita tra il 1966 e il 1991, per la "mancanza delle condizioni minime di igiene", i "pavimenti coperti di escrementi" e "la mancanza di un'appropriata alimentazione".

Considerati come "irrecuperabili" da parte del regime comunista romeno, questi bambini venivano privati delle cure mediche e lasciati a vivere "al freddo e all'umidità", ha affermato il consulente legale dell'Istituto Catalin Constantinescu. 

Claudia Sarritzu

domenica 30 aprile 2017

Vivere nel reparto per disabili in un orfanotrofio in Serbia

TPI
A Banja Koviljaca, in una zona rurale al confine con la Bosnia-Erzegovina, più di 120 orfani vivono in una struttura priva di operatori preparati e risorse sufficienti



La sala comune del reparto disabili dell'orfanotrofio di Banja Koviljaca, in Serbia, è una stanza troppo piccola per il numero dei suoi ospiti, spoglia e scarsamente arredata. Somiglia più a una sala d'aspetto di un ospedale che a una sala comune per bambini. Tre di loro siedono sul pavimento appoggiando la schiena al muro: fanno parte di coloro che non hanno mai imparato a camminare. Guardano spaesati i movimenti intorno a loro senza la possibilità di muoversi.

Tutti i bambini presentano indizi di scarsa pulizia: bocche incrostate di saliva mai pulita, macchie sui pigiami colorati, capelli incolti. Spesso sotto i vestiti si intravede una benda, segno di medicazioni per ferite causate dalla negligenza degli operatori, costretti a far fronte alle scarse risorse che il governo mette loro a disposizione.

Al centro della stanza un'unica sedia a rotelle è occupata da una bambina con sindrome di down, la cui postura innaturale conferma la mancata assistenza fisioterapica.

La storia dell'orfanotrofio “Vera Blagojevic”
La località termale di Banja Koviljaca è una zona rurale al confine con la Bosnia-Erzegovina. Qui la grande tragedia della guerra protrattasi fino al 1995 ha lasciato profonde cicatrici in una comunità di frontiera. L'economia della zona era basata sulla grande fabbrica di viscosa poco distante dal piccolo centro abitato, che ha chiuso con la crisi alla fine della guerra. Era venuto a mancare il lavoro che sosteneva la zona, creando disoccupazione e un esodo verso zone più industrializzate.

Di conseguenza, come spesso accade, le colpe dei padri ricadono sui figli. L'orfanatrofio di Banja Koviljaca, intitolato a Vera Blagojevic, è diventata l'unica casa per centinaia di bambini che la crisi ha trasformato negli orfani del nostro tempo. Il riflesso della povertà incombe sulle vite di bambini e bambine che, nella maggior parte dei casi, sono allontanati dalle famiglie stesse che non sono in grado di mantenerli.

Intorno agli anni Duemila la Dom za Decu, “la Casa dei Bambini” di Banja Koviljaca, è diventata un rifugio per più di 120 orfani. Ma è un luogo inadatto a custodire e a educare i suoi ospiti a causa dei pochi supporti finanziari e al rapporto troppo alto tra bambini ed educatori – circa 2 a 100 per turno.

Intanto, a seguito di uno scandalo sulla condizione di sovraffollamento delle strutture adibite all'accoglienza dei disabili e sulle condizioni di segregazione e violenza fisico-psicologica che questi erano costretti a subire, il governo serbo ha cambiato le sue politiche di assistenza nei confronti dei disabili.

Le maxi-strutture assistenziali sono state chiuse e molti bambini sono stati ricollocati sul territorio nazionale. Mentre città come Belgrado e Novi Sad beneficiano di un maggiore controllo e finanziamenti più ingenti, le vaste zone rurali del paese non offrono gli stessi servizi e il livello di assistenza nelle strutture è drammaticamente basso.

Dopo questi improvvisi cambiamenti, i primi disabili sono arrivati all'orfanatrofio di Banja Koviljaca nel biennio 2012-2013. Questa distribuzione improvvisa ha causato un inevitabile colpo alla struttura, che, nonostante la graduale fuoriuscita dei suoi ospiti, si è trovata a gestire casi ai quali i suoi educatori non erano preparati.

Per far fronte a questa emergenza sono state fornite alle operatrici tempestive ma inadeguate ore di formazione e alcune cuoche della mensa sono state promosse educatrici senza alcun titolo. Tutto ciò per sopperire alla mancanza di personale per la gestione degli ospiti disabili che nel tempo sono aumentati sempre di più.

Durante i primi anni di permanenza la mancanza di supporti deambulatori ha costretto numerosi ospiti a una condizione di immobilità forzata nei propri letti, causando la perdita della facoltà di camminare unita a malformazioni posturali portate dall'immobilità permanente.

Quella che è la mancanza più dannosa per lo sviluppo socio-comportamentale è l'assenza totale di stimoli creativi come disegnare, giocare e sfogarsi. La vita dei bambini si svolge senza la possibilità di poter studiare e ricevere stimoli che un'istruzione dedicata garantirebbe. Per diversi ragazzi affetti da sindrome di down la mancata alfabetizzazione ha portato alla perdita della facoltà di parlare.


di Nicola Fornaciari e Gabriele Gatti

lunedì 13 febbraio 2017

Gran Bretagna - Stop agli ingressi di rifugiati disabili da Siria e altri paesi

Blog Diritti Umani - Human Rights
Il governo ha smesso di accettare i bambini rifugiati disabili in fuga dalla guerra in Siria e in altri paesi, in quanto non possono fare fronte alle loro esigenze, lo rileva il quotidiano The Independent.



Il programma del governo che punta a reinsediare le vittime più vulnerabili del conflitto in Medio Oriente e Nord Africa è stato parzialmente sospeso, ciò significa che i bambini saranno lasciati nei campi profughi, invece di essere trasferiti in sicurezza nel Regno Unito.

Si segnala che “Nonostante i pericoli enormi affrontati dai giovani rifugiati, il governo ha recentemente votato per abolire l’emendamento Dubs, la legislazione che avrebbe consentito al Regno Unito di far giungere 3.000 bambini rifugiati. Quando il governo ha votato per porre fine alla normativa la scorsa settimana, soli 350 bambini erano arrivati”.

L'arcivescovo di Canterbury si è detto "rattristato e sconvolto" per la sua chiusura paragonando la posizione del governo con quello di Donald Trump.

Il Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) comunica che il Ministero degli Interni aveva chiesto "limitare temporaneamente" le richieste da parte di persone con difficoltà motorie e difficoltà di apprendimento perché non c'era per loro capacità di accoglienza adatte".

The Independent rende noto che il Ministero degli Interni ha rifiutato di esaminare le domande da parte di persone con disabilità dall'inizio di gennaio e nessuna data di fine della sospensione è stata ancora fissata.

Fonte: The Indipendent  - Disabled child refugees entry to UK through resettlement scheme suspended by Home Office


ES

martedì 8 novembre 2016

Pena di morte - L'Arabia Saudita è pronta a decapitare un uomo affetto da disabilità

The Post Internazionale
Munir al-Adam ha 23 anni ed è accusato di aver partecipato nel 2011 a proteste anti-governative. L'uomo è parzialmente cieco e sordo e rischia la pena capitale
Munir al-Adam ha 23 anni
L'Arabia Saudita si appresta a eseguire la condanna a morte di un uomo affetto da disabilità fisiche. La sua colpa, secondo il governo di Riad, è quella di aver preso parte cinque anni fa ad alcune proteste anti-governative scoppiate nella regione di Qatif, a maggioranza sciita.
La vittima designata è Munir al-Adam, condannato nel 2011 da un tribunale speciale di Riad per aver organizzato la protesta inviando alcuni messaggi telefonici. Accuse che non hanno mai trovato alcun fondamento, secondo la famiglia del ragazzo, in quanto Munir al-Adam non possedeva un telefono cellulare all'epoca, essendo troppo povero per permetterselo. Questo particolare, tuttavia, non è stato sufficiente per scagionare il giovane, che è stato rinchiuso in prigione dall'età di 18 anni.

Munir al-Adam, oggi 23enne, soffre di gravi menomazioni fisiche a causa di un incidente accaduto quando aveva sei anni. Alcune gravi ferite al cranio lo resero parzialmente cieco e sordo.

Dopo l'arresto, il problema all'udito è peggiorato a causa delle pesanti percosse inflitte al ragazzo dalla polizia. Secondo la famiglia, Munir è stato torturato e picchiato, fino a provocargli danni permanenti al sistema uditivo già danneggiato.

L'uomo ha infatti raccontato di essere stato costretto a firmare un documento con il quale confessava i reati, dopo essere stato ripetutamente picchiato.

Nel mese di gennaio, l'Arabia Saudita ha giustiziato in un solo giorno quarantasette manifestanti e presunti sostenitori di Al-Qaeda. A luglio, le decapitazioni eseguite nel paese sono state 108. Con una popolazione di quasi 29 milioni di persone, l'Arabia Saudita rischia di raggiungere e perfino superare le oltre duemila esecuzioni capitali all'anno.
[...]
"Il caso spaventoso di Munir mostra chiaramente come le autorità saudite sono propense a sottoporre le persone più vulnerabili alla lama del boia", ha dichiarato un membro di Reprieve.

Non è una novità che paesi come l'Arabia Saudita, il Pakistan e l'Iran siano i responsabili del 90 per cento di tutte le esecuzioni capitali registrate a livello mondiale.

lunedì 31 ottobre 2016

Pakistan - pena di morte: la Corte suprema "il detenuto schizofrenico può essere impiccato" il 2 novembre

Corriere della Sera
Dopo una serie di rinvii all'ultimo minuto Imdad Ali - il cittadino pachistano condannato a morte nonostante sia affetto da schizofrenia paranoide - ha davanti a sé un'altra data di esecuzione: mercoledì 2 novembre. 



Ali aveva iniziato a star male nella seconda metà degli anni Novanta. Suo padre soffriva a sua volta di schizofrenia: una volta si era lanciato contro un treno, pensando di essere invincibile. Per anni, la famiglia aveva chiesto aiuto per pagare le medicine necessarie per curare Ali. Che nel 2002, in una fase acuta del suo disturbo mentale, uccise uno studioso di religione.

Dopo la condanna a morte, gli esami medici cui Ali è stato sottoposto sono giunti tutti alla medesima conclusione: il prigioniero è "insano di mente" e la sua condizione mentale è "cronica e disabilitante". Tuttavia, negli ultimi giorni la Corte suprema ha dato il via libera all'esecuzione sostenendo che la schizofrenia non è espressione di un disordine mentale. 

Sono così riprese le proteste, dalle Nazioni Unite, delle organizzazioni non governative (Amnesty International, Human Rights Watch e Reprieve in testa) ma anche di un folto gruppo di psichiatri del Pakistan.

Riccardo Noury

giovedì 22 settembre 2016

In Pakistan pronto il patibolo per il disabile mentale Imdad Ali. Esecuzione sospesa il 20 settembre

Corriere della Sera - Blog
Ancora una settimana per salvare Imdad Ali, il pakistano affetto da schizofrenia paranoide e condannato a morte in Pakistan. Mentre si susseguono gli appelli per la grazia delle organizzazioni umanitarie internazionale le autorità hanno deciso di rinviare l’esecuzione che era prevista martedì 20 settembre.
Safia Bano mostra una foto del marito Imdad Ali (AP Photo/Asghar Ali)
Ali, 50 anni, è stato giudicato colpevole nel 2002 dell’assassinio di uno studioso di religione ed una richiesta di grazia è stata respinta dal presidente del Pakistan nel novembre 2015, così come lo è stata il 26 agosto scorso un’istanza per sospendere la sua esecuzione in base all’infermità mentale presentata all’Alta Corte di Lahore dalla Ong Justice Project Pakistan (JPP). Nei giorni scorsi le autorità della prigione in cui è detenuto Ali hanno scritto ai parenti chiedendo se volevano incontrarlo un’ultima volta. (nella foto Safia Bano mostra una foto del marito Imdad Ali AP Photo/Asghar Ali)

“Imdad Ali è malato di mente e ha sofferto per anni a causa delle mancate cure. Metterlo a morte non fare altro che rendere più palese la violazione dei trattati internazionali che impediscono l’esecuzione di persone con handicap mentali” ha detto Sarah Belal, la direttrice esecutiva del JPP.

Anche Human Rights Watch ha lanciato un appello per la sospensione dell’esecuzione.

Allorché la pena di morte è intrinsecamente crudele, mettere a morte un individuo con handicap mentali psicosociali o di altro genere viola anche gli obblighi legali internazionali del Pakistan” si legge in un comunicato dell’organizzazione umanitaria.

La Convenzione per i diritti delle persone con disabilità (Crpd), che è stata ratificata dal Pakistan nel 2011, garantisce “il diritto inalienabile alla dignità” dei malati mentali.

Nel 2014 il Pakistan ha annullato la moratoria sulle esecuzioni dopo il massacro di 136 bambini commesso dai talebani nella scuola dell’esercito di Peshawar. Da allora la pena di morte viene applicata su scala industriale. Da dicembre del 2014 ad oggi nel Paese sono state imp0iccate oltre 400 persone.

lunedì 19 settembre 2016

Serbia - Negli istituti l'80% dei bambini è disabile: segregati, curati male e lontano dalle famiglie

Corriere della SeraIn Serbia l’80% dei bambini che vive in istituto è disabile. A fare luce sulla situazione è «It is my dream to leave this place» (il mio sogno è lasciare questo posto), un rapporto dell’organizzazione internazionale Human Rights Watch con video e foto, che chiede al governo di promuovere l’inserimento dei minori con disabilità all’interno del contesto familiare in cui sono nati.


Julija è una bambina di 4 anni con la sindrome di Apert, una rara malattia genetica che si traduce in problemi di vista e udito, difficoltà di respirazione, ritardo cognitivo, dita palmate. È nata a Belgrado nel 2012. Medici e infermieri hanno subito consigliato ai genitori di lasciarla nel reparto maternità per poi metterla in un istituto per bambini disabili. Ivica e Jasmina non volevano farlo, tanto che hanno girato tutto il Paese prima di prendere una decisione. Julija ha trascorso 10 mesi in una comunità. Poi mamma e papà l’hanno riportata a casa, dove ha fatto molti progressi. 

A rischio lo sviluppo fisico e intellettuale
Quasi 90 pagine per descrivere come i bambini disabili serbi vivano lontano dai loro cari e con quasi nessun progetto individualizzato nei loro confronti: cosa che influisce sullo sviluppo fisico, emotivo e intellettuale. L’indagine - scaricabile anche nella versione “facilitata” per le persone che hanno difficoltà di comprensione - si basa su 118 interviste a bambini con disabilità e loro famiglie, avvocati, personale delle istituzioni, funzionari governativi e documenta molteplici violazioni dei diritti dell’infanzia. Segregazione, negligenza, uso inappropriato delle cure mediche, mancato accesso all’istruzione, limitata libertà di movimento, negazione della capacità giuridica al raggiungimento della maggiore età, sono i problemi maggiori. Ma la relazione evidenzia anche alcune (poche) buone pratiche di servizi a supporto delle famiglie, che dimostrano come i bambini disabili siano in grado di essere accuditi nelle proprie comunità di appartenenza.

Troppi farmaci e poche opportunità future

Nel corso degli ultimi anni, il governo serbo ha introdotto alcune misure per salvaguardare i diritti dei più piccoli: il ministero delle Politiche sociali ha rafforzato l’affidamento, nel 2011 è stato istituito il divieto di collocare i bambini di età inferiore ai tre anni in istituto senza «giustificato motivo» e nel 2013 l’Unicef ha lanciato una campagna di sensibilizzazione per sostenere quelle famiglie, anche con bambini disabili, in cui vi è il rischio di separazione. Nonostante questi progressi, la mancanza di assistenza socio-sanitaria, la povertà e lo stigma continuano a far sì che i minori con disabilità vengano messi in una struttura. Nel 2014 ne è stata inaugurata una nuova a Šabac. Lo Stato ha evidenziato un leggero calo del numero di bambini disabili in istituto, ma la diminuzione è data dal compimento della maggiore età. Se l’obiettivo di queste strutture è quello di fornire protezione e cure “specializzate”, la realtà è che i minori con disabilità finiscono isolati dalla società, con poche opportunità e il rischio di rimanervi a vita. In tre dei cinque istituti visitati da Human Rights Watch, i bambini disabili vivono nello stesso reparto - se non addirittura nella stessa camera - degli adulti e spesso i farmaci psicotropi vengono utilizzati come mezzo per affrontare i problemi comportamentali.

mercoledì 15 giugno 2016

Italia - Approvata legge "Dopo di noi" che è una bella legge che libera i disabili e le loro famiglie da un incubo

Blog Mario Marazziti
La legge sul 'Dopo di noi' è una bella legge. E' un successo del Parlamento a cui sono felice di avere potuto dare un contributo decisivo con la Commissione Affari Sociali della Camera. E' una legge che rende l'Italia un Paese più umano e civile. 


Che toglie angoscia e restituisce il sorriso e tranquillità a migliaia di famiglie. E' la firma di una pace coi disabili gravi, con le loro famiglie, con chi è tenuto ai margini da una vita che esalta chi è sano, forte e giovane, per poi scartare chi non ce la fa e non sarà mai così. Una grande legge di civiltà.

Oggi restituiamo un diritto pieno ai disabili gravi e alle loro famiglie. Le famiglie vengono liberate da un incubo: quello di chiedersi 'chi si occuperà del mio caro', di lei o di lui. E' l'universalismo dei diritti sociali che arriva anche per i più deboli della società italiana. Solidarietà e sussidiarietà verticale che si incontrano. Chi è disabile grave ha diritto di essere aiutato anche a 65 anni di età e di non finire in un istituto. Per molti di noi è la battaglia di una vita: superare gli istituti e creare reti di solidarietà.

Questa una legge che risponde così ai bisogni e alle preoccupazioni di tante famiglie italiane e segna una svolta culturale nel nostro paese.

mercoledì 23 marzo 2016

USA - Texas - Pena di morte - Adam Kelly Ward, 33 anni eseguito nonostante fosse un malato mentale

Blog Diritti Umani - Human RightsAdam Kelly Ward, 33 anni è stato eseguito la notte di martedì nel Texas.
Accusato di omicidio doveva essere risparmiato alla morte, i suoi avvocati hanno fatto ricorso a causa della sua malattia mentale.
Adam Kelly Ward, 33 anni
Adam Kelly era stato nel braccio della morte dal 2007, per un omicidio avvenuto per motivi banali nel 2015.

Durante il processo del 2007 e nei successivi appelli della sua condanna a morte, gli avvocati di Ward hanno presentato prove dei suoi deliri, della paranoia e del disturbo bipolare. La Corte Suprema ha rifiutato di rivedere il suo caso nel mese di ottobre, e il "5th U.S. Circuit Court of Appeals" ha respinto il ricorso la scorsa settimana. Fallito il tentatico di ottenere la sospensione della pena Ward è stato eseguito la notte di martedì.

Alcuni stati membri della Corte Suprema giudici hanno già dichiarato che chiunque ha un QI inferiore a 70 non deve essere eseguito, ma l'uccisione sarebbe ammissibile se il detenuto capisce che stanno per metterlo a morte e le ragioni dell'esecuzione. 

Nonostante questa disposizione nel mese di gennaio anche Robert Ladd, 57 , è stato ucciso con un'iniezione letale in Texas, anche se i suoi avvocati affermavano che aveva un QI di 67.

Ward aveva un QI di 123 ma la sua malattia psichica era grave e accertata, quindi era vittima di una grave disabilità. I Giudici pensano che le persone con malattie mentali abbiano comunque il controllo delle loro azioni.

L'esecuzione di Ward è la quinta in Texas quest'anno e il nono negli Stati Uniti. Due altre esecuzioni sono in programma a fine mese in Texas e Georgia, e un'altra esecuzione è prevista in Texas.


Fonte: Europe Newsweek


giovedì 10 marzo 2016

USA - Eseguita in Texas pena di morte del disabile mentale Coy Wesbrook

Blog Diritti Umani - Human Rigths
Eseguita in Texas a condanna a morte di Coy Wesbrook il marzo 9. 

E' l'ottavo negli Stati Uniti quest'anno, la metà dei quali sono stati in Texas. 
Di Wesbrook è stata  attestata la sua disabilità intellettuale che avrebbe dovuto risparmiargliil patibolo. 

Coy Wesbrook
Lo psicologo George Denkowski che aveva esaminato Wesbrook aveva presentato una relazione che rilevava un QI di 66, valore al di sotto del livello standard o disabilità intellettuale. Alcuni mesi più tardi, ha presentato un nuovo report basato sulla "fattori non-intellettuali" che dicono che Westbrook  ha "intelligenza generale effettivo funzionale stimato al valore di 84". 

Il professore dell'Ohio State University Marc Tasse, un esperto di disabilità dello sviluppo, afferma che il metodo Denkowski non ha "assolutamente alcuna base scientifica." A causa delle procedure non scientifiche in Wesbrook e in altri 15 casi, Denkowski è stato multato dal Commissione Giudicatrice degli psicologi del Texas. 

Tuttavia, si è autorizzata a procedere nell'esecuzione.
Ma la  Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato che gli imputati con disabilità intellettiva (precedentemente denominata "ritardo mentale") sono esenti dalla pena di morte. 

giovedì 26 novembre 2015

Pena di morte: Pakistan, sospesa impiccagione del paraplegico Abdul Basit in attesa di verifiche mediche

ANSA
In attesa di verificare condizioni mediche
Islamabad - Il presidente pachistano Mamnoon Hussain ha sospeso l'impiccagione di un sospetto criminale paraplegico che era prevista per oggi. Lo riferisce un comunicato ufficiale. La decisione, presa nella notte, stabilisce un rinvio di due mesi per permettere di verificare le condizioni di Abdul Basit, condannato a morte nel 2009 per omicidio e da cinque anni sulla sedia a rotelle.

domenica 22 novembre 2015

Madre chiede grazia per paraplegico Abdul Basit, condannato a morte in Pakistan

Ansa
La madre di Abdul Basit, un detenuto paraplegico che le autorità carcerarie di Faisdalabad vogliono impiccare mercoledì prossimo in Pakistan, ha chiesto a presidente ed a premier pachistani di intervenire concedendo una grazia che si basi su presupposti medici ed umanitari. 

La donna, Nusrat Perveen, ha detto di "essere sconvolta" dalla notizia ricevuta dai responsabili del carcere che le hanno annunciato che martedì potrà incontrare per l'ultima volta il figlio che sarà impiccato il giorno dopo.

mercoledì 23 settembre 2015

Pakistan - Sospesa l'impiccagione dell'uomo paralizzato: "Non riesce a stare in piedi sul patibolo"

Sospesa l'impiccagione dell'uomo paralizzato: "Non riesce a stare in piedi sul patibolo"
Today
Abdul Basit, 43 anni, è paralizzato dopo aver contratto la meningite tubercolare in carcere: è stato condannato a morte in Pakistan per un omicidio che ha sempre negato di aver commesso“

Un giudice pachistano ha sospeso oggi l'impiccagione nel carcere di Faisalabad di Abdul Basit, un detenuto paralizzato dalla vita in giù e costretto a muoversi su una sedia a rotelle. Lo ha annunciato il giudice Dilshad Malak.

Il magistrato ha detto: "L'esecuzione è stata rinviata - ha spiegato il magistrato - perchè Basit non ha potuto mettersi in piedi sul patibolo come prescrive il regolamento carcerario. E per questo non ha potuto essere impiccato". Lo stesso magistrato ha disposto l'invio del dossier al governo per una decisione.

Abdul Basit, 43 anni, è paralizzato dopo aver contratto la meningite tubercolare in carcere: è stato condannato a morte per un omicidio che ha sempre negato di aver commesso.

Molti attivisti per i diritti umani hanno criticato il Pakistan per questa condanna a morte, definita una "punizione crudele e disumana", scrive il Telegraph.



Potrebbe interessarti: http://www.today.it/rassegna/impiccagione-detenuto-paralizzato-pakistan.html
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giovedì 20 agosto 2015

Sud Africa, mezzo milione di bambini disabili non va a scuola

Redattore Sociale
Rapporto Human rights watch. Le scuole “tradizionali” spesso rifiutano l'iscrizione a chi a una disabilità: non restano che le scuole “speciali”: che però sono lontane e chiedono una tassa. Una mamma: “Da quando mio figlio va a scuola ci alziamo ogni mattina alle 4 e paghiamo 32 euro al mese per il trasporto”


Roma – Oltre mezzo milione di bambini con disabilità in Sud Africa sono esclusi dal sistema scolastico: è quanto rivela Human rights watch in un rapporto di 94 pagine pubblicato oggi, dal titolo “Complice nell'esclusione: il fallimento del Sud Africa nel garantire un'istruzione inclusiva ai bambini con disabilità”. Il rapporto evidenzia come, in cinque delle nove province del paese, i bambini disabili debbano affrontare non solo barriere fisiche, ma anche una cultura discriminatoria, fin dalla nascita. L'accesso alla scuola è addirittura precluso alla maggior parte dei bambini disabili sudafricani, sebbene proprio il Sudafrica sia stato tra i primi paesi a ratificare, nel 2007, la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e malgrado il governo porti avanti, già dal 2001, una politica dell'inclusione: politica che però, finora, pare non sia riuscito a mettere in pratica. Tanto che la maggior parte delle già poche risorse destinate all'istruzione per i bambini disabili dirottate alle scuole “speciali”, assai lontane dal modello di educazione inclusiva e per tutti.

Di fatto, contrariamente ai proclamati impegni governativi e agli obblighi internazionali, molti bambini con disabilità possono accedere solo alle scuole speciali anche perché, in mancanza di una conoscenza adeguata della disabilità e di una formazione specifica per gli insegnanti, questi ultimi non sono in grado di lavorare con gli alunni disabili in classe: Human rights watch, a tal proposito, riferisce di aver trovato nelle scuole tradizionali bambini disabili vittime di violenze psicologiche o decisamente abbandonati a se stessi.

Ma anche accedere alle scuole speciali non è facile, visto che le liste d'attesa sono molto lunghe: “Abbiamo provato a inserirlo in una scuola tradizionale – racconta la mamma di un ragazzo Down - ma ci hanno detto che, poiché non era come gli altri bambini, non erano in grado di insegnargli. Ci è stato detto che ci avrebbero chiamato non appena ci fosse stato un posto libero in una scuola speciale, ma stiamo aspettando da un anno”. Un'altra mamma, che ha un figlio di 11 anni con spina bifida, si è rivolta a ben nove scuole speciali, prima di riuscire a iscrivere suo figlio. Ma questa scuola è lontana e chiede una tassa, come spesso accade nel circuito di queste scuole “specializzate”. “Da quando Lesley va a scuola – racconta questa mamma nel video pubblicato da Human rights watch - ci alziamo ogni mattina alle 4. Ci vuole un'ora per arrivare a scuola. E il servizio di trasporto costa 32 dollari al mese”. E proprio questa spesa, unita alla distanza di queste strutture, scoraggia molte famiglie, in molti casi indigenti, dal mandare il figlio disabile a scuola.

Di qui, le richieste rivolte da Humn right watch al governo: primo, “garantire che tutti i bambini e i giovani con disabilità abbiano accesso a una formazione di qualità”: per far questo, occorre innanzitutto “una raccolta di dati precisi su quanti bambini con disabilità rimangono oggi fuori dalla scuola”. Secondo, “il governo dovrebbe adottare una nuova politica, chiedendo a tutti i governi provinciali e alle scuole di garantire che tutti gli studenti con disabilità possano completare l'istruzione di base, e che questi abbiano l'opportunità di frequentare le scuole ordinarie, senza subire discriminazioni e violenze”. Terzo, “il governo dovrebbe garantire che tutti i bambini con disabilità e le loro famiglie siano adeguatamente consultate rispetto all'inserimento scolastico. Per rispettare i suoi obblighi internazionali, il governo dovrebbe poi rimuovere le tasse scolastiche e le altre barriere finanziarie che impediscono i bambini con disabilità di andare a scuola”.

“L'istruzione inclusiva è un diritto, non un privilegio – afferma Samantha Rau Barriga, direttrice della sezione “Disability rights” di Human rights watch – e investire in scuole che includano i bambini con disabilità significa che apprenderanno le competenze di base e impareranno a essere indipendenti e questo porterà, a lungo termine, a una comunità più inclusiva e accogliente”. Alcune interviste e testimonianze significative sono state raccolte da Human rights watch nel video che sintetizza i contenuti del Rapporto.

giovedì 25 giugno 2015

USA: detenuto disabile muore perché dimenticato in cella senza cibo né acqua

giornalettismo.com
Keaton Farris aveva 25 anni e soffriva di un disturbo bipolare, dopo 20 giorni detenzione è morto perché dimenticato in cella senza cibo né acqua.
Keaton Farris
Keaton Farris è stato arrestato il 20 marzo a Coupeville, nello stato di Washington, con l'accusa di aver provato a incassare un assegno da 355 dollari che non era intestato a lui. Non aveva precedenti, ma soffriva di disturbi mentali che gli erano stati diagnosticati due anni fa, ma era migliorato molto con l'assunzione dei farmaci.

Ieri lo sceriffo della contea di Island ha pubblicato un rapporto nel quale si scusa con la famiglia, perché Farris è morto in prigione l'8 aprile, e dice l'autopsia che è morto di fame e di sete. Lo sceriffo lamenta una fallimento delle procedure, ma il fallimento altro non è che l'aver abbandonato per giorni in cella, senza cibo né acqua, un detenuto che per le sue condizioni doveva invece essere controllato ogni ora.

Quella di Farris è stata una vera e propria Odissea nel sistema carcerario locale, cominciata nella prigione di Lynnwood, dove i responsabili gli hanno rifiutato l'accesso ai farmaci nonostante si fosse dichiarato malato e nonostante i parenti avessero avvertito che aveva bisogno dei farmaci. 

Farris è stato poi colpito almeno una volta con il taser, legato e ammanettato e infine trasferito in altre prigioni, dove non è andata meglio. Alla Snohomish County Jail le guardie hanno annotato che appariva gravemente malato e che mostrava sintomi di psicosi, poi è stato trasferito alla prigione della contea di Snohomish dov'è stato legato a una sedia di contenzione in attesa della visita di uno specialista, che non è mai arrivata. È stato invece trasferito alla prigione di Coupeville, dove ha allagato la cella chiudendo lo scarico del WC con il cuscino, e così gli hanno chiuso l'acqua in cella. Poi se lo sono dimenticato, anche se le carte della prigione dicono che lo hanno controllato ogni ora come avrebbero dovuto. Dopo due giorni trascorsi così, Farris è morto l'8 aprile.

domenica 29 marzo 2015

Lecce - La storia di Mary, obesa e disabile: “Io vittima di ingiustizie”. Rischia di perdere la pensione

TR News
Si sente abbandonata da tutti e vittima della burocrazia e di ingiustizie. Si chiama Mary, è una donna obesa di Lecce che vive da sola in un appartamento popolare. Ora teme che le venga tolta la pensione
Lecce - Un appartamento mal ridotto, tra muffa umidità e acqua che sgorga da ogni dove. Poi c’è lei, Mary Buscicchio, 52 anni, leccese, obesa e disabile. Una donna sola e abbandonata, rinchiusa nelle sue quattro mura domestiche ormai da 8 anni, e che a suo dire, è vittima quotidianamente di diverse ingiustizie.

L’ultima proprio in queste ore. Ogni due anni è chiamata per la revisione della pensione, e data la sua impossibilità a muoversi ha fatto richiesta di una visita a domicilio protocollandola con tutto il necessario, certificato medico incluso. Questa volta, avvisata da un’operatrice comunale, risulta che a quella visita non si è mai presentata, anche se lei aveva comunicato la sua impossibilità a recarsi sul posto. Risultato?

Ora rischia di perdere la pensione per un errore commesso da terzi…Mery ha solo bisogno di aiuto. Si sente sepolta viva in casa, in quello che chiama “ il suo loculo”.

Il suo appartamento è già stato dichiarato inagibile due volte, nel 2010 e nel 2011, ed ora la situazione è addirittura peggiorata. E’ stanca di queste ingiustizie e di non essere ascoltata.Vive da sola, non riesce a camminare se non con l’ausilio di un girello. Il suo peso purtroppo non le è d’aiuto e ora anche questo “errore” che le costerebbe la pensione.

giovedì 26 marzo 2015

Libano - Abdel Karim bimbo down rifugiato dalla Siria venduto dai genitori adesso nel campo profughi

Exite
Bimbo down venduto in Siria dalla madre scappa dai genitori e finisce in campo profughi: gara di solidarietà sul web

Guerra, degrado e miseria non bastano a giustificare nemmeno in minima parte il disumano trattamento subito da chi, come bambini ed anziani, rappresenta da sempre l’anello debole di ogni società in qualsiasi parte del mondo.

In singole storie, riprese dal web e spesso rilanciate da tv e giornali di vario livello, le punte massime di violenza e crudeltà toccate da esseri umani resi insensibili al peso della sofferenza altrui da conflitti e povertà nelle terre martoriate dalle armi.

Il caso di Ahmed Abdel Karim, rimbalzato prepotentemente in rete (ne riferisce in Italia Metro) e con particolare celerità sui social network a diffusione mondiale, descrive con estrema crudezza il quadro di una Siria ferita nel profondo dalla cieca follia della guerra e dal conseguente imbarbarimento dei rapporti umani in alcune aree del Paese colpito dalla spirale fratricida di questi ultimi anni.

Down dalla nascita, rifiutato dai genitori a causa della sua “diversità” rispetto agli altri bimbidel quartiere, il piccolo disabile è stato venduto dalla madre biologica per una manciata di soldi, ma neanche con la nuova famiglia ha potuto trovare pace, essendo ritenuto troppo “impegnativo” da gestire in quanto bisognoso di cure dispendiose oltre che di rispetto e amore.

Scappato dalla mamma adottiva o meglio dai clienti del mercato di vite umane, il bimbo che da non molto aveva compiuto 5 anni si è così ritrovato nell’inferno di un campo profughi libanese, in preda a frequenti attacchi di epilessia ed altre patologie difficili da fronteggiare specialmente in un contesto di per sé problematico come quello di una struttura di emergenza per rifugiati.

Una pagina web dedicata alla raccolta fondi a favore di Ahmed Abdel Karim e tante iniziative di solidarietà, grazie ad un gruppo volontari delle associazioni umanitarie attive nel settore dell’accoglienza di migranti in Libano, hanno riacceso un lumicino di speranza, anche se parlare di lieto fine per la vicenda del bambino down abbandonato in Siria sarebbe purtroppo fuori luogo.