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domenica 8 marzo 2020

USA. Cittadinanza negata a un giovane messicano perché non sa leggere in inglese: ma lui è cieco.

AvvenireLucio Delgado aveva chiesto una versione Braille del testo per la prova di inglese. Ma l'ufficio di immigrazione non prevedeva quella modalità. Ora, dopo le polemiche, avrà una nuova occasione.

Lucio Delgado si era preparato a diventare cittadino Usa fin dal momento in cui aveva messo legalmente piede negli Stati Uniti. «Era il 27 agosto 2013 alle 5.30 del mattino», ha raccontato il 23enne messicano. Quel giorno il giovane, cieco dalla nascita, si era trasferito in una fattoria dell’Illinois, per sfuggire alla violenza endemica e avere migliori possibilità di studio. 

Ora, però, Delgado si sente tradito dall’America. L’ufficio di immigrazione Uscis ha respinto la sua richiesta di naturalizzazione per non aver superato il test di lettura in inglese. Peccato che Delgado legga fluentemente la lingua. Solo, a causa della sua disabilità, lo fa se il brano è scritto in Braille. 

Il messicano lo aveva spiegato con chiarezza al funzionario quel 21 maggio 2019 quando, al termine dell’esame orale, quest’ultimo gli ha sottoposto un foglio stampato. Delgado aveva con sé anche il certificato di un ottico attestante la cecità. Nemmeno questo, però, ha convinto l’incaricato a dargli una versione in Braille. Per un semplice fatto: l’agenzia per l’immigrazione non prevedeva, allora, tale possibilità, a meno che la disabilità non fosse attestata da uno specialista. Condizione che, però, il giovane, senza assicurazione medica, non poteva permettersi di adempiere. A fine febbraio, così, Delgado ha ricevuto la temuta lettera: per lui niente cittadinanza.

Non è la prima volta che l’Uscis ha mancato di garantire pari opportunità a persone disabili. Una palese violazione della legge anti-discriminazione American Disability Act che ha scatenato varie battaglie legali. 

Nel 2017, varie organizzazioni di difesa dei diritti degli immigrati sono riusciti a dare inizio a una causa federale. Proprio grazie a questi precedenti, insieme con la polemica mediatica, ora, potrebbe esserci un lieto fine per Delgado. Lo scorso novembre – sei mesi dopo l’esame del giovane –, l’agenzia per l’immigrazione ha iniziato ad offrire il test di lettura in Braille. E l’ufficio ha deciso di dare al giovane una seconda opportunità: il nuovo test è fissato per venerdì.

lunedì 25 marzo 2019

Ramy, il bambino eroe e il "rischio" della cittadinanza come premio

Redattore Sociale
Il quattordicenne ha chiamato i soccorsi evitando la strage a San Donato Milanese. Ora per il ragazzo, nato in Italia ma per la legge egiziano, potrebbe arrivare la cittadinanza per meriti. Manconi: “L’idea che i diritti si conquistino con l’eroismo è profondamente sbagliata”. Ambrosini: “Visione antica, non rispecchia il paese”. Italiani senza cittadinanza: “Non è un vestito che si mette e toglie”.


“Se mi daranno davvero la cittadinanza italiana sarò felice. Per essere schietti, è il mio sogno. Ma allora dovrebbero darla anche a mio fratello e ai miei compagni di classe di origini straniere che vivono in Italia da tanto tempo e magari sono pure nati qui”. Lo dice dalle pagine del Corriere della sera Ramy Shehata, il quattordicenne che due giorni fa ha chiamato i soccorsi, evitando la strage a San Donato Milanese. Ribattezzato subito il “bambino eroe”, a lui sono arrivati i complimenti anche delle istituzioni. E ora per il ragazzo, nato in Italia ma per la legge egiziano, potrebbe arrivare la cittadinanza per meriti. La prefettura di Cremona ha richiesto, infatti, al Comune di Crema il suo certificato di nascita per avviare le procedure burocratiche. Un riconoscimento importante per aver salvato la vita ai compagni che ha, però, anche riaperto il dibattito sul tema della cittadinanza nel nostro paese. E’ giusto considerarla un premio o un riconoscimento da guadagnare? Si possono legare i diritti ai meriti civili?

“Beata la terra che non ha bisogno di eroi - sottolinea Luigi Manconi, presidente dell’Unar -. L’idea che i diritti si conquistino con l’eroismo o con imprese eccezionali è profondamente sbagliata. I diritti si conquistano con la normalità dei comportamenti, con la vita sociale quotidianamente vissuta, meritare che significa attenersi alle leggi e far parte di una collettività”. Durante il governo Gentiloni, Manconi da senatore Pd è stato tra i più convinti sostenitori della riforma della cittadinanza, che avrebbe introdotto anche in Italia uno ius soli moderato e uno ius culturae. “Nel caso specifico, assegnare la cittadinanza in base a comportamenti, seppur non necessariamenti eroici, ma comunque meritevoli, mi sembra una scelta opportuna - spiega -. Allo stesso tempo tempo, proprio l’episodio di San Donato conferma quanto fosse giusta l’iniziativa di riforma della cittadinanza e quanto sia stato grave contrastarla, perché quei bambini sono parte di quella enorme realtà costituita da 900mila minori stranieri che frequentano la scuola pubblica italiana. Quei bambini dimostrano come il percorso più agevole e più sicuro per l’integrazione degli stranieri passa attraverso l’educazione, la formazione, la partecipazione comune alle stesse realtà”.


domenica 10 marzo 2019

Cittadinanza italiana a Pamela, giovane artista disabile, rom con genitori serbi. La vittoria di una battaglia per i diritti civili.

santegidio.org
Ha esposto le sue opere al Vittoriano, il monumento che celebra lo Stato Italiano, eppure rischiava di "non esistere", proprio in quello Stato dove è nata ed ha sempre vissuto. Invece dal 28 febbraio, superato un complesso iter burocratico, l'Italia ha una cittadina in più e Pamela, questo il suo nome, ne acquisisce giustamente i diritti.



Pamela è una giovane con la sindrome di Down, nata a Roma da genitori rom provenienti dalla Serbia. Da quando è bambina, nonostante viva in un campo in condizioni precarie, ha potuto frequentare regolarmente le scuole grazie al programma di Borse di Studio "Diritto alla Scuola Diritto al Futuro" realizzato dalla Comunità di Sant’Egidio per favorire l'inclusione scolastica dei rom. Quando è diventata un po' più grande, ha iniziato a partecipare con entusiasmo anche al Laboratorio d’arte degli Amici di Centocelle.

Non essendo stata registrata in Serbia - dove peraltro non è mai stata - non aveva alcuna cittadinanza. Una condizione che, al raggiungimento della maggiore età, l'avrebbe fatta entrare in una condizione di irregolarità e di privazione di qualunque diritto. Tanto più grave per una persona con una disabilità. 


Ma la regolare frequenza a scuola è stata determinante per completare l'iter burocratico e ottenere la cittadinanza italiana: un traguardo per Pamela, i suoi amici, la sua famiglia e una tappa importante di una bella storia di inclusione e di riconoscimento dei diritti civili.

lunedì 25 dicembre 2017

Papa Francesco, vigilia di Natale per i migranti. "E' Gesù a darci la cittadinanza"

Quotidiano.net
L'omelia dedicata all'accoglienza: "Obbligati a lasciare la propria terra, come Giuseppe e Maria".
Il presepe di Castesano contestato da politici di destra e benedetto dall'arcivescovo di Bologna 
E' Gesù "a darci il diritto di cittadinanza". Risuonano forti le parole di Papa Francesco nella notte di Natale. Un'omelia dal sapore politico perché pronunciata nei giorni che seguono il 'naufragio' della legge sullo 'ius soli' in Parlamento. 
"Maria e Giuseppe, per i quali non c'era posto, sono i primi ad abbracciare colui che viene a dare a tutti noi il documento di cittadinanza", ha detto il Pontefice durante la Messa, riferendosi a Cristo, "colui che nella sua povertà e piccolezza denuncia e manifesta che il vero potere e l'autentica libertà sono quelli che onorano e soccorrono la fragilità del più debole".
Per Bergoglio la "fede del Natale", ci porta a "riconoscere Dio presente in tutte le situazioni in cui lo crediamo assente e ci spinge a dare spazio a una nuova immaginazione sociale, a non avere paura di sperimentare nuove forme di relazione in cui nessuno debba sentire che in questa terra non ha un posto". 

Frasi eplicite con cui il Papa rinnova il suo appello alla solidarietà sociale e in particolare all'accoglienza dello straniero. I migranti di oggi, dice Francesco, sono immagine dei migranti di ieri. Fra loro anche Giuseppe e Maria. "Nei passi di Giuseppe e Maria si nascondono tanti passi. Vediamo le orme di intere famiglie che oggi si vedono obbligate a partire. Vediamo le orme di milioni di persone che non scelgono di andarsene ma che sono obbligate a separarsi dai loro cari, sono espulsi dalla loro terra".

La Madonna e il falegname "dovettero lasciare la loro gente, la loro casa, la loro terra e mettersi in cammino per essere censiti. Un tragitto per niente comodo né facile per una giovane coppia che stava per avere un bambino: si trovavano costretti a lasciare la loro terra. Nel cuore erano pieni di speranza e di futuro a causa del bambino che stava per venire; i loro passi invece erano carichi delle incertezze e dei pericoli propri di chi deve lasciare la sua casa".

Nella messa della Vigilia in San Pietro - celebrata con centinaia tra cardinali, vescovi e sacerdoti - Bergoglio ha anche ricordato le parole di Wojtyla pronunciate durante l'inaugurazione del Pontificato. "Ce lo ricordava San Giovanni Paolo II: 'Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo. Natale è tempo per trasformare la forza della paura in forza della carità - ha detto Francesco - La carità che non si abitua all'ingiustizia come fosse naturale, ma ha il coraggio, in mezzo a tensioni e conflitti, di farsi 'casa del pane', terra di ospitalità".

martedì 26 settembre 2017

I docenti si mobilitano per lo ius soli: «a scuola è lampante che la legge deve cambiare»

Vita
«A scuola i ragazzi sono integrati ma non sono cittadini», commenta Eraldo Affinati, tra i primi firmatari dell'appello: «ogni docente ha di fronte ogni mattina dei ragazzi immigrati e gli parla di cittadinanza. A scuola la contraddizione fra la realtà e la legge attuale è lampante».

Ce lo siamo chiesto come genitori: come fai, guardando negli occhi tuo figlio, a spiegargli che il suo amico del cuore, il suo compagno di banco, quello che fin dall’asilo ha fatto tutto con lui – asilo, scuola, compiti, calcio, pomeriggi sul divano a giocare alla Play – non è italiano come lui? 

Se lo chiedono, con le stesse parole, gli insegnanti: come posso guardare negli occhi Ibrahim, Ghada, Roel - presi come pulcini in prima elementare e visti crescere giorno dopo giorno nella tua classe - e dirgli che non sono cittadini come i loro compagni? 

Se si parte dalla realtà, da una qualsiasi classe italiana, il dibattito politico attorno allo ius soli - rimandanto per l’ennesima volta – appare per quello che è, surreale. Eraldo Affinati è insegnante e scrittore e insieme alla moglie ha fondato la scuola Penny Wirton per insegnare la lingua italiana ai migranti, con ormai 30 sedi in Italia: «ieri mi ha chiamto un mio allievo della Città dei Ragazzi, ora è laureato in giurisprudenza, ma ancora non è cittadino italiano», dice subito al telefono. 

Affinati è fra i primi firmatari dell’appello di docenti ed educatori per lo ius soli e lo ius culturae lanciato da pochi giorni insieme a Franco Lorenzoni, maestro elementare e Coordinatore della Casa-laboratorio di Cenci. È un appello di docenti ed educatori per lo ius soli e lo ius culturae, con adesioni che «aumentano di momento in momento, sono migliaia», spiega Affinati.

«Noi insegnanti guardiamo negli occhi tutti i giorni gli oltre 800mila bambini e ragazzi figli di immigrati che, pur frequentando le scuole con i compagni italiani, non sono cittadini come loro», esordisce l’appello: «Ci troviamo così nella condizione paradossale di doverli educare alla “cittadinanza e costituzione”, seguendo le Indicazioni nazionali per il curricolo - che sono legge dello stato - sapendo bene che molti di loro non avranno né cittadinanza né diritto di voto. Questo stato di cose è intollerabile. Come si può pretendere di educare alle regole della democrazia e della convivenza studenti che sono e saranno discriminati per provenienza? Per coerenza, dovremmo esentarli dalle attività che riguardano l’educazione alla cittadinanza, che è argomento trasversale, obbligatorio, e riguarda in modo diretto o indiretto tutte le discipline e le competenze che siamo chiamati a costruire con loro».

Appelli alla politica, perché non si lasci terminare la legislatura senza approvare la legge che riforma la cittadinanza, ce ne sono molti (qui ad esempio la campagna di Casa della Carità), ma «lo specifico di questo appello è che nasce dal mondo scuola e proprio nella scuola si sente la stortura e la contraddizione della situazione attuale. A scuola i ragazzi sono integrati ma non sono cittadini», commenta Affinati, «ogni docente ha di fronte ogni mattina dei ragazzi immigrati, pienamente ingrati quando sono in classe ma non cittadini. A scuola la contraddizione è lampante».

Chi ha scritto l’appello non ha pensato a una semplice raccolta di firme: insegnanti ed educatori il 3 ottobre - data dedicare alla memoria delle vittime dell’emigrazione - si appunteranno sul vestito un nastrino tricolore «per indicare la nostra volontà a considerare fin d’ora tutti i bambini e ragazzi che frequentano le nostre scuole cittadini italiani a tutti gli effetti» e in tutte le classi e le scuole dove è possibile ragioneranno «insieme alle ragazze e ragazzi del paradosso in cui ci troviamo, perché una legge ci invita “a porre le basi per l’esercizio della cittadinanza attiva”, mentre altre leggi impediscono l’accesso ad una piena cittadinanza a tanti studenti figli di immigrati che popolano le nostre scuole».

Sara De Carli

domenica 17 settembre 2017

Ius Culturae, credere nell'Italia e nei suoi figli. Diamo una legge a presente e futuro

Avvenire
Chi e perché vuol mettere paura agli italiani? Chi e perché prova in tutti i modi a istillarci l’idea che la nostra civiltà non sia più buona né “contagiosa”? Chi e perché vuol farci vivere nella chiusura e nella grettezza, in modo da non generare più figli, né dai nostri lombi né grazie alla nostra cultura e al nostro spirito? Chi vuol convincerci che la cittadinanza sia un immeritato stato di grazia, ereditato come una cosa, e non una conquista e riconquista, fatta di diritti e doveri onorevoli e onorati? La lista potrebbe essere lunga. 


Ma qui, oggi, comincia e finisce con coloro che avversano la nuova legge sulla cittadinanza, già votata alla Camera e ferma al Senato. E dibattono non per migliorarne questa o quella previsione, ma per impedire del tutto la normativa sullo ius culturae e sullo ius soli temperato (nessuno, cioè, diventerebbe mai italiano per il solo fatto di nascere nel Bel Paese…). Una battaglia condotta, purtroppo, per calcolo politicante, con manifestazioni di aperta xenofobia e rimettendo in circolo pregiudizi colmi di vergognoso e sempre meno celato razzismo.

Eppure quanti sono nati in Italia o in Italia sono arrivati da bambini e pensano e parlano italiano, coloro che crescono e studiano qui, condividendo la nostra cultura e le nostre regole di cittadinanza, assimilando i nostri costumi, e appartengono a famiglie di origine straniera ma residenti in questo nostro Paese con permesso permanente o di lungo periodo (e, dunque, sono figli di persone che qui lavorano, pagano tasse e contributi, e non hanno guai con la giustizia) non sono candidati all’italianità, sono già italiani. 

Non si tratta di concedere nulla, e tantomeno di regalare qualcosa. Si tratta di riconoscere per legge una realtà, vera, importante e buona. Si tratta di rendersi conto che mantenere in una sorta di limbo un bel pezzo della generazione dei nostri figli è un atto di cecità e di ingiustizia. E che farlo per presunto calcolo politico-elettorale è una piccineria umana, una miseria morale e, insieme, una scelta pratica imprevidente e imprudente.

Lungo questa estate 2017, dopo l’editoriale del 17 luglio scorso intitolato «Questa legge s’ha da fare», dedicato appunto allo ius culturae, questo giornale ha dato il via a una campagna informativa semplice e rigorosa. Mentre tanti politici – e purtroppo anche non pochi (dis)informatori – hanno continuato a diffondere slogan e favole cattive contro i nuovi italiani, noi invece abbiamo dato loro volto, pubblicando ogni giorno per due mesi quelle che, in dialogo con alcuni lettori, ho definito «parole di carne e sangue, di anima e di cuore, di sudore e di intelligenza». Non pure opinioni, ma storie di vita. E cioè attese e speranze, fatiche e impacci, traguardi e ricominciamenti di giovani che sono italiani non per tradizione, ma per formazione, per adesione, per maturata convinzione. Persone con radici familiari, culturali e religiose in Asia, in America, in Africa o in altre porzioni d’Europa eppure partecipi della nostra cultura, perché la vivono e le vivono dentro. Non sono tutti uguali, non tutto è sempre lineare nelle loro vicende, non sono perfetti, ma sono persone perbene come, fino a prova contraria, ogni altro figlio di questa terra e della civiltà dell’incontro che la fa speciale da secoli, anche grazie alla sua sinora aperta e salda identità cristiana.

Sono loro, guardateli, su questa prima pagina piena di facce pulite e vere. Sono loro, anche se qualcuno quelle facce continua a scarabocchiarle e distorcerle per trasformarle in quelle di orchi e mostri e terroristi (che esistono anche nella realtà, ma non sono tutta la realtà). E sono proprio loro a essere tenuti nel limbo di una non riconosciuta cittadinanza – cioè di un non pieno e giusto equilibrio tra diritti e doveri nel far parte di una comunità civile dentro la misura delle sue leggi. Guardateli bene, sono loro. E, nonostante qualcuno – mentendo – gridi il contrario, non sono affatto i migranti dell’ultimo approdo dal mare sulle nostre coste, uomini e donne che portano un’altra croce e ben diverse domande di solidarietà e di giustizia.

Guardateli ancora, sono loro quelli e quelle a cui si vorrebbe dire, e già si dice: “No, tu non sei dei nostri, non ti conosco e non voglio riconoscerti”. Oppure e, per certi versi, è quasi peggio: “Sei dei nostri, è vero; ma non è l’ora di dichiararlo, perché più della tua vita mi interessano le percezioni di altri che di te non si fidano per via della tua pelle, per il Paese dei tuoi genitori o nonni, per la tua maniera di pregare…”. Atteggiamenti e propagande sprezzanti che umiliano la loro italianità, e il legittimo sentimento di appartenenza che ne discende, e che sembrano “strillati” apposta per generare in vecchi e nuovi italiani quei reciproci sentimenti di esclusione e di estraneità che portano a speculari ri-sentimenti. Sguardi cattivi e atti di respingimento e marginalizzazione non generano altro che sofferenza e ostilità, picconano ogni patto civile, minano la solidarietà. Un’imprevidenza incredibile, un’imprudenza grave.

Eppure i nuovi italiani sono e restano parte integrante di una generazione di giovani concittadini che non possiamo permetterci di perdere e disperdere. Sono parte integrante di un patrimonio di umanità, una ricchezza d’Italia. Dipende da noi, anche con una legge giusta e finalmente tempestiva, farli essere e sentire continuatori e interpreti del nostro grande passato e protagonisti del presente e del futuro comuni. Insieme.

lunedì 19 giugno 2017

Diritto di cittadinanza: non chiudiamo gli occhi davanti alla realtà, guardiamo il futuro con fiducia

www.santegido.org
Sant'Egidio chiede al Parlamento italiano di non strumentalizzare una riforma attesa da anni

La Comunità di Sant’Egidio lancia un appello a tutte le forze in Parlamento perché non strumentalizzino il dibattito in corso sulla legge che riforma la concessione della cittadinanza agli stranieri. Trattare una materia così importante per il nostro Paese seguendo calcoli politico-elettorali, non fa bene a nessuno.

Occorre guardare al futuro con fiducia e non chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Qui non si tratta di decidere l’ingresso di nuove persone sul nostro territorio ma di riconoscere e dare dignità a chi lo abita da anni: minori già presenti in Italia perché vi sono nati e hanno frequentato le nostre scuole insieme ai figli degli italiani. Quindi uno “Ius culturae” che certifica e alimenta l’integrazione per migliaia di minori che si sentono già, a tutti gli effetti, nostri connazionali.
Sant’Egidio fu tra i primi a proporre una legge di riforma della cittadinanza nel lontano 2004. Proprio perché realtà non politica e profonda conoscitrice del fenomeno dell’immigrazione in Italia, sin dal suo inizio. Da allora, sempre per motivi strumentali, non si è mai avuto il coraggio di intraprendere vie legislative per cambiare norme che sono tra le più antiquate d’Europa.

Ora che per la prima volta la materia della cittadinanza viene discussa in Parlamento, con la possibilità di giungere all’approvazione di una legge, è necessario che le forze politiche siano responsabili e non continuino a sfruttare il tema dell’immigrazione per miopi fini elettorali.

In questi tempi difficili, segnati da gravi conflitti che coinvolgono il Mediterraneo e dal terrorismo, diventare italiani – se lo si è già di fatto - rende tutti noi più sicuri. Favorisce l’integrazione e incoraggia la crescita, anche economica, del nostro Paese dopo le recenti statistiche che parlano di un nuovo e preoccupante calo demografico in Italia.

mercoledì 14 giugno 2017

Italia - Cittadinanza per gli immigrati - Legge sulla "Ius soli" in Aula il 15 giugno


ANSA

Il ddl sullo "Ius soli", che riconosce la cittadinanza italiana ai figli di stranieri nati in Italia "arriverà in Aula giovedì 15 giugno anche senza relatore e sarà approvato". 



E' il messaggio che il partito democratico, Sinistra italiana e Movimento democratico e progressista lanciano in una conferenza in Senato davanti ad rappresentanti dell'associazione #Italianisenzacittadinanza. 

I senatori Doris Lo Moro (Mdp), relatrice del provvedimento in commissione Affari costituzionali del Senato, Loredana De Petris (SI) e Giorgio Pagliari (Pd) si dicono ottimisti: "dopo un anno e sette mesi al Senato" puntano all'approvazione del testo uscito dalla Camera senza modifiche altrimenti "si insabbia e non se ne parla più".



domenica 7 maggio 2017

Cittadinanza: Da 13 anni la discussione in Parlamento. Che fine ha fatto?

Ansa
Ius soli in discussione in commissione Affari Costituzionali del Senato dopo l'ok della Camera un anno e mezzo fa, potrebbe arrivare in Aula il 15 giugno

Petizione su Change.org rilanciata da Ilham Mounssif, la ragazza che un mese fa fu protagonista della triste vicenda dell'accesso negato a Montecitorio.
Firma la petizione >>>
Mentre fanno discutere le parole del pm di Catania Carmelo Zuccaro su ong e migranti, resta ancora al palo in Parlamento la proposta di legge sulla cittadinanza. Il testo, che introdurrebbe nel nostro ordinamento il cosiddetto 'ius soli soft' per i figli di immigrati nati in Italia è in discussione da anni e, a un anno e mezzo dall'approvazione a Montecitorio è fermo in commissione a Palazzo Madama anche se potrebbe arrivare in Aula il 15 giugno. Questo almeno secondo il calendario dell'Assemblea anche se sul testo pesano migliaia di emendamenti presentati dalla Lega, ai quali governo e relatore hanno dato parere contrario.

E' da moltissimo tempo che il tema è all'ordine del giorno delle Camere e un anno e mezzo fa, a metà ottobre 2015, Montecitorio ha anche approvato un testo, finito, poi, però, nelle 'sabbie mobili' in commissione a Palazzo Madama. A un anno dall'ok a quel testo un gruppo di giovani ha deciso di scrivere direttamente ai senatori e organizzare iniziative per porre l'accento sulla questione. Che tocca un milione di ragazzi. "Paula, Mohamed, Marwa - dice l'ex ministro Cecile Kyenge - sono i nomi dei compagni di scuola e degli amici che ogni giorno giocano con i nostri figli, crescono con loro ma non hanno i loro stessi diritti. Sono un milione, sono italiani, ma non per la legge italiana. Hanno il diritto di essere come noi, perché lo sono: italiani. Ogni giorno che passa è un giorno perso, anche per il Paese. Perché lo ius soli è un bene per il nostro Paese. Per questo deve diventare legge il più presto possibile. Ius soli subito".

La mobilitazione dei ragazzi, che hanno anche creato su Facebook un gruppo per spingere la proposta di legge li ha portati a un incontro con il presidente del Senato, Pietro Grasso che si è impegnato sul tema. "Ho incontrato i promotori della legge sulla cittadinanza - ha detto - e mi sono espresso sulla necessità che venga approvata al più presto. M'impegno a sollecitare la trattazione di questa proposta". "Purtroppo le Commissioni stabiliscono priorità - ha aggiunto Grasso - che sfuggono a quelle che possono essere le percezioni e le esigenze dei cittadini".

E' da tredici anni anni che in Parlamento si discute di una riforma in materia di cittadinanza.

Continua a leggere l'articolo >>>

A Cura Di Alessandra Chini

giovedì 9 marzo 2017

Italia - Legge Cittadinanza - Chi nasce e cresce in Italia è italiano

GxP - Giovani per la Pace
Italiani senza cittadinanza? Non va bene! La rotonda del Pantheon a fine febbraio è stata la scena di una festosa manifestazione per rivendicare il diritto dei bambini ad avere la cittadinanza italiana. 


I manifestanti mettevano la faccia in grandi passaporti con scritto “Chi nasce o cresce in Italia è italiano/a. Approvare subito la riforma. #senatorispondi”. Si richiede che sia approvata la legge ferma da troppo tempo al Senato che consiste nel riconoscere la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri (ius soli temperato) e a tutti i bambini immigrati della prima generazione entrati nel nostro paese entro il dodicesimo anno di età e che abbiano frequentato regolarmente almeno uno o più cicli di studio (ius culturae).

La prima proposta di legge sulla cittadinanza risale al 2004 ed è stata promossa dalla Comunità di Sant’Egidio. Successivamente sette diversi disegni di legge hanno portato ad un testo unificato che darebbe la possibilità a più di un milione di bambini e bambine di ottenere il riconoscimento della loro appartenenza e della loro italianità. Ciò che vivono, ciò che mangiano, ciò che conoscono è la cultura italiana: molte volte i bambini nati in Italia da genitori stranieri non conoscono né la cultura né soprattutto la lingua dei paesi di provenienza dei genitori.



Come ha dichiarato Paolo Ciani della Comunità di Sant’Egidio: “la Comunità ha lanciato quattordici anni fa la prima proposta di riforma sulla cittadinanza con una manifestazione che ha visto la partecipazione di molti giovani e nuovi europei”. Sempre Ciani afferma che il primo firmatario e portavoce è stato Mario Marazziti, attuale presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati. Oggi questa riforma di cittadinanza, approvata alla Camera, giace in Senato da tanto tempo, bloccata da più di 8,700 emendamenti che di fatto ne impediscono l’approvazione.

Nell’ultimo giorno di carnevale, gli organizzatori di questo evento festoso chiedono una cosa seria: sollecitano l’approvazione della legge sulla cittadinanza che è ferma al Senato già da più di un anno.

I promotori dell’evento della campagna per la cittadinanza “L’Italia sono anch’io” sono: Acli, Arci, Asgi, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca, , Comune di Reggio Emilia, Comunità di Sant’Egidio, Coordinamento Enti Locali Per La Pace, Emmaus Italia, Fcei, Legambiente, Libera, Lunaria, Migrantes, Il Razzismo è Una Brutta Storia, Rete G2 – Seconde Generazioni, Rete 1° Marzo, Tavola Della Pace, Terra del Fuoco, Ugl, Uil, Uisp.

Nathnael Techane - GxP Roma


sabato 25 febbraio 2017

993 migranti sbarcano in salvo a Palermo. Un bimbo nasce a bordo e acquisisce la cittadinanza norvegese!

Giornale di Sicilia
Palermo. Nuovo maxi sbarco con 993 migranti giunti questa mattina nel porto . La nave norvegese Siem Pilot del circuito Eunavfor medcon ha trasportato 657 uomini, 100 donne e 136 minori dal canale di Sicilia al capoluogo.


Tra loro anche un bambino nato a bordo della nave Pilot ieri sera alle 19. Il piccolo, che acquisisce così la cittadinanza norvegese, sta bene e pesa quasi 3 chili. Si chiama Seabear, come una delle due scialuppe di salvataggio che hanno soccorso la mamma.

La task-force coordinata dalla Prefettura di Palermo li sta accogliendo sul molo Puntone. Gli uomini della guardia di finanza e della Squadra Mobile stanno svolgendo le indagini di rito per individuare eventuali scafisti.

sabato 24 ottobre 2015

Immigrazione - L’importanza della legge sullo «ius culturae» La scuola come fonte di cittadinanza

Avvenire
La questione migratoria è affrontata oggi in Italia con maggiore realismo. Le immagini drammatiche di migliaia rifugiati in fuga dalla guerra, ma anche i dati sul positivo impatto produttivo e demografico della presenza degli immigrati in Italia, non ci lasciano inerti e bloccati in visioni irrealiste. Un segno è l’approvazione alla Camera della riforma della legge in materia di acquisizione della cittadinanza. Si sono aggiornate norme pensate quando l’Italia era ancora solo marginalmente Paese d’immigrazione, per sanare l’ambigua situazione di quella 'seconda generazione' che, pur non essendolo de iure, è e si considera italiana in tutto e per tutto. 


Chi, in questi anni, si è fatto interprete delle esigenze di migliaia di giovanissimi che aspiravano alla normalizzazione della loro posizione, chi ha lavorato per l’integrazione di quanti contribuiscono alla nostra crescita produttiva, al nostro progresso civile, non può che gioirne. E sperare che il testo licenziato dalla Camera sia presto approvato dal Senato. La nuova legge – se ne è parlato anche su 'Avvenire' – è sfuggita alla tenaglia ius sanguinis-ius soli, per approdare a un’interpretazione originale della questione 'cittadinanza' che fa perno sul concetto che già l’allora ministro per l’Integrazione Andrea Riccardi aveva definito di ius culturae.

È italiano non solo chi è nato tale, ma anche chi lo diventa. E lo si diventa, tra l’altro, frequentando regolarmente, per almeno cinque anni, uno o più cicli presso istituti del sistema nazionale d’istruzione. La cittadinanza diviene un processo in cui la nostra lingua, la nostra tradizione culturale, il nostro umanesimo, forgiano un individuo rendendolo indistinguibile, se non per il cognome e forse per i tratti somatici da tanti altri concittadini. È impressionante vedere come a scuola bambini, ragazzi, adolescenti figli di stranieri, vivano già da italiani, parlino già da italiani, sognino già da italiani.

La riforma della cittadinanza pone la scuola al centro del processo di formazione dell’identità nazionale e, così facendo, non solo rende giustizia al lavoro appassionato di decine di migliaia di lavoratori dell’istruzione, ma continua quella 'mission' che la scuola medesima ha sempre avuto, nel nostro giovane Stato: 'fare gli italiani'. Alla scuola è riconosciuta quella centralità che dimostra giornalmente nel tessere connessioni e conoscenze nel vivo del contesto sociale, quella centralità che lo stesso presidente Mattarella ha di recente voluto sottolineare insignendo di onorificenze prestigiose diversi insegnanti o ex insegnanti.

Mi sono andato a rileggere alcune tra le pagine iniziali del libro 'Cuore'. Il protagonista, Enrico annota sul suo diario: «Ottobre 22, sabato - Ieri sera entrò il Direttore con un nuovo iscritto, un ragazzo di viso molto bruno, coi capelli neri, con gli occhi grandi e neri, con le sopracciglia folte e raggiunte sulla fronte, tutto vestito di scuro. Allora il maestro gli prese una mano, e disse alla classe: - Voi dovete essere contenti. Oggi entra nella scuola un piccolo italiano nato […] a più di 500 miglia di qua. Vogliate bene al vostro fratello venuto di lontano. Egli è nato in una terra gloriosa, […] abitata da un popolo pieno d’ingegno, di coraggio. Vogliategli bene, in maniera che non s’accorga di esser lontano dalla città dove è nato; fategli vedere che un ragazzo italiano, in qualunque scuola italiana metta il piede, ci trova dei fratelli. Derossi abbracciò il calabrese, dicendo con la sua voce chiara: Benvenuto! - e questi baciò lui sulle due guancie, con impeto. Tutti batterono le mani. Silenzio! - gridò il maestro, - non si batton le mani in iscuola! Ma si vedeva che era contento. Anche il calabrese era contento». Roba di un secolo e mezzo fa? Quanti ragazzi un po’ più bruni della media la scuola accoglie anche oggi con dedizione, come il piccolo calabrese di fine Ottocento?

Sì, la scuola ha contribuito a farci sentire tutti italiani, la scuola ci ha resi italiani, fratelli d’Italia dalle Alpi a Lampedusa. Ma quel processo non è finito, continua nell’oggi, generando nuovi figli dell’idioma di Dante, nuovi eredi dell’umanesimo di Manzoni, nuovi cittadini di una Repubblica fondata su valori di civiltà e di solidarietà.

Marco Impagliazzo

martedì 29 settembre 2015

Passo importante verso la cittadinanza per 700 mila bambini di famiglie straniere che sono nati e studiano in Italia

Avvenire
È arrivato giovedì il via libera dalla commissione Affari costituzionali della Camera alla proposta di legge sulla cittadinanza che introduce il principio dello Ius soli e dello Ius culturae. 

Ha votato a favore la maggioranza, contro la Lega, mentre i membri di Forza Italia e Movimento 5 Stelle? a quanto è stato riferito dalla commissione ? non erano presenti al momento del voto. Il provvedimento arriverà in Aula domani per la discussione generale. Relatore del provvedimento sarà Marilena Fabbri del Pd.
L’iter della proposta di legge si è sbloccato grazie a un accordo di maggioranza che si è concretizzato in due emendamenti firmati da Scelta civica e Nuovo centrodestra. Con gli emendamenti è stato inserito il cosiddetto Ius soli temperato e sono state modificate le regole per lo Ius culturae, con l’obbligo di frequenza di un ciclo scolastico di 5 anni per i minori.

«È una svolta importante, un cambiamento epocale che riguarderà quasi 700 mila persone, sui 986 mila minori che sono nati o studiano in Italia ». Mario Marazziti, deputato di Per l’Italia-Democrazia solidale, è soddisfatto per il via libera arrivato giovedì in commissione Affari costituzionali al ddl sulla cittadinanza agli stranieri. «Così – dice – si crea una 'generazione- ponte'. È la cultura italiana che crea cittadinanza. E i minori diventano elemento di integrazioni per gli adulti. È prevenzione contro la ricerca di identità culturali radicali: mantenere un milione di persone in uno stato di marginalità non crea sicurezza, anzi. Non è un cedimento, ma la prevenzione delle tragedie alla Charlie Hebdo». 

Marazziti, presidente della commissione Affari sociali, racconta che lo stralcio della parte sugli adulti non è stato un passo a cuore leggero, ma è servito «a convincere Ncd e Scelta civica a non rinviare sine die una riforma così importante». Alla vigilia dell’approdo in aula del disegno di legge, Marazziti fa un bilancio del lavoro svolto. Domani la discussione generale, la settimana successiva probabilmente l’approvazione alla Camera.

Alcune associazioni però sono rimaste deluse dall’esclusione dal testo della riforma della cittadinanza degli adulti. È stato difficile l’accordo nella maggioranza?
La relatrice Milena Fabbri del Pd ha fatto un grande lavoro, unificando 29 proposte. Ma il punto chiave politico è stato decidere di discuterla, calendarizzarla e portarla in aula. Per fare un po’ di memoria storica ricordo che il 3 febbraio 2004 veniva presentato alla Camera un primo testo sulla cittadinanza dei bambini figli di immigrati, costruito con la Comunità di Sant’Egidio. Allora parlare di ius culturae era fantascienza. Ci sono voluti 11 anni. Decidere di portarla in aula è stata già una decisione gigantesca. A dire il vero il mio ddl, come altri del Pd e del M5S, comprendeva anche la nuova disciplina della cittadinanza degli adulti, perché quella in vigore è la legge più antiquata d’Europa, con percorsi a ostacoli: dieci anni, più tre per le pratiche, che diventano anche 17 perché, in attesa di documenti dall’estero, succede che la pratica italiana scade. E questo, sommato con la crisi, ci sta facendo perdere gli stranieri più stabilizzati: vanno via famiglie in Italia da 8 o 10 anni. Perdiamo anni di frequenza a scuola, di integrazione, di stranieri che parlano bene l’italiano. Tuttavia la decisione di stralciare la parte sugli adulti è stato un compromesso necessario.

Per quale motivo?
È partita la grande campagna populista e allarmista legata alla vicenda dei migranti. La crescita brutale dei toni poteva portare ad allontanare il più possibile una decisione sulla cittadinanza. C’è stata una richiesta ufficiale del Ncd di non discuterla. Così anche Scelta civica. Il rischio di perdere un’altra legislatura era molto alto. E allora col Pd abbiamo preso a malincuore la decisione di stralciare la parte sugli adulti. Ma come 'zio', in quanto membro di Sant’Egidio, di questa riforma , giudico questo risultato in modo molto positivo.

Il permesso Ue che deve avere un genitore non è un criterio un troppo rigido? Non bastava il lungo soggiorno italiano?
La durata è la stessa, il problema semmai è che i requisiti per il permesso Ue non sono ancora del tutto omogenei in tutte le questure. Alcune guardano con più attenzione alle dimensioni della casa. E in tempi di crisi c’è chi, pur da molti anni qui, ha difficoltà. Abbiamo chiesto al ministero dell’Interno una omogeneizzazione.

Critiche anche sulla discriminante del reddito, non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale. Non è dichiarato nella legge, ma è legato al permesso Ue.
Io infatti avrei preferito il lungo soggiorno, il permesso Ue in qualche misura è una restrizione: ci sarà chi rischia di non avere il permesso Ue perché ha un lavoro peggiore di altri.

Per i non nati in Italia servono cinque anni di frequenza scolastica. In commissione c’era chi ne voleva otto e due titoli di studio.
C’era una forte spinta in questa direzione. Ma i cinque anni di frequenza non sono un dato meno forte del titolo di studio: un diploma si può anche comprare, la frequenza no, è legato a un progetto di vita dei genitori. La scuola crea integrazione, la cultura crea italianità. Anche se è dalla terza elementare alla seconda media.

Sarà possibile recuperare la parte sugli adulti in aula con voti di Sel e M5S?
Sì, ma ci perdiamo tutto il resto, perché si sfalda la maggioranza sulla cittadinanza ai minori: verremmo meno all’accordo che ha permesso la legge. Sugli adulti ripartiremo, appena la legge sarà definitivamente approvata al Senato.

Insomma: intanto portiamo a casa la legge, grazie a questo compromesso.
Un compromesso, lo ripeto, che consentirà un cambiamento epocale. Quello che invece si potrà emendare è sul nodo di quelle decine di migliaia di stranieri che hanno già i requisiti previsti dalla legge, ma hanno già raggiunto la maggiore età e verrebbero esclusi. Serve una norma transitoria, cui sto lavorando e su cui registro consensi. Sarebbe paradossale escludere chi ha maturato più ius culturae.

giovedì 19 dicembre 2013

Immigrazione - Cutini: "Immigrati grande ricchezza per la città. Cittadinanza ai bambini e voto amministrativo"

ASCA
''Oggi si celebra la giornata internazionale dei diritti dei migranti e dei rifugiati. E' l'occasione per ricordare come la presenza dei cittadini immigrati nella nostra citta' sia una grande ricchezza. Il loro lavoro, il loro impegno, le loro relazioni hanno arricchito il nostro tessuto urbano e cittadino, che non puo' piu' immaginarsi senza immigrati''.



 A dichiararlo l'assessore al Sostegno Sociale e Sussidiarieta' di Roma Capitale, Rita Cutini, che ricorda la campagna ''L'Italia sono anch'io'', promossa dal mondo delle associazioni e della societa' civile: ''riconoscere la cittadinanza italiana ai bambini nati in Italia e il voto amministrativo ai cittadini non comunitari sono ormai due passi imprescindibili. E' impensabile che l'Italia su questo fronte sia ancora cosi' indietro, non si puo' piu' aspettare''. bet/mpd