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sabato 23 marzo 2019

Romania. Il Consiglio d'Europa denuncia "abusi" e "condizioni precarie" nelle carceri

Nova
Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o dei trattamenti disumani e degradanti del Consiglio d'Europa si è dichiarato "preoccupato" per quelli che definisce "abusi" e "condizioni precarie" esistenti nei carceri della Romania.

In un rapporto citato dall'agenzia di stampa romena "Agerpres", in seguito alla visita effettuata a febbraio 2018 in dieci centri di reclusione del paese, i membri del Comitato lmentano gli abusi commessi dal personale nei confronti dei detenuti, le violenze tra gli stessi detenuti, nonché i trattamenti degradanti applicati dalla polizia.
Il Comitato del Consiglio d'Europa raccomanda al ministero dell'Interno di Bucarest e all'Ispettorato generale della polizia romena di trasmettere un messaggio chiaro sul fatto che i trattamenti degradanti nei confronti dei detenuti sono illegali, e dimostrano mancanza di professionalità e saranno puniti su misura. 

Il Comitato approva le azioni avviate nel 2014 per una riforma del sistema penitenziario di Romania, soprattutto lo sviluppo del servizio di liberazione condizionale, la diminuzione del numero dei detenuti di circa il 30 per cento, nonché l'introduzione di misure compensatorie per i detenuti reclusi in condizioni di sovrappopolazione.

mercoledì 29 agosto 2018

"In Romania prigioni-lager". E il detenuto resta a Torino, la Cassazione nega l'estradizione.

Corriere della Sera
La Cassazione nega l'estradizione di un 36enne condannato: a Bucarest c'è il "rischio di trattamenti inumani. La Corte d'Appello di Torino avrebbe dovuto verificare".


"Le condizioni carcerarie della Romania" sono caratterizzate da "gravi carenze sistemiche". E per i detenuti è "concreto" il rischio di un "trattamento inumano e degradante". Ecco perché, secondo la Cassazione, la Corte d'Appello di Torino non avrebbe dovuto "disporre la custodia di un cittadino romeno all'autorità giudiziaria di Bucarest" senza aver prima chiesto e ottenuto informazioni sulla situazione delle prigioni di quel Paese.

A rivolgersi ai giudici di Roma, proponendo ricorso contro una sentenza pronunciata a Torino il 22 maggio scorso, è stato un 36enne romeno detenuto alle Vallette e destinatario di un mandato di arresto europeo in seguito a una condanna a un anno di reclusione, subita in patria, per percosse, lesioni personali e violazione di domicilio. Ma il 36enne a Bucarest non vuol tornare. E la Cassazione gli ha dato ragione. I giudici piemontesi non avrebbero infatti "adeguatamente verificato le condizioni carcerarie alle quali l'uomo sarebbe stato sottoposto" nel proprio Paese.

"La Corte d'Appello di Torino - scrivono gli "ermellini" - non ha fatto corretta applicazione dei principi non avendo richiesto informazioni" specifiche, ma essendosi limitata a fare riferimento alle notizie "fornite dall'amministrazione penitenziaria romena per altri procedimenti riguardanti altri soggetti".

Le risposte giunte da Bucarest, in effetti, non chiariscono quale sia il numero di detenuti all'interno della struttura "ospitante", quali le condizioni igieniche di bagni e docce, nulla dicono sulla presenza di acqua calda e riscaldamento e sulle dimensioni e la pulizia delle celle. E neppure un accenno viene fatto alle modalità di somministrazione dei pasti.

Non è un mistero, infatti, che in alcune prigioni romene ci siano celle di 30 metri quadrati che ospitano fino a 20 detenuti, che per tutti loro ci sia solo un lavandino a disposizione, che agli ospiti della struttura siano concesse appena tre docce a settimane e per non più di cinque minuti. Insomma, un autentico inferno. 

E così, ai giudici torinesi spetterà adesso il compito di "assumere le informazioni sulle condizioni di detenzione" e poi "formulare un nuovo giudizio" relativamente alla richiesta giunta da Bucarest. Nel frattempo, del 36enne romeno si prenderà cura la nostra amministrazione penitenziaria.

Giovanni Falconieri

domenica 4 giugno 2017

Romania, l'orrore degli orfanotrofi del regime: 25 anni dopo la prima storica denuncia

Globalist
Più di 10 mila vittime che fino a oggi non hanno avuto giustizia.

Un bambino malnutrito nella Romania di oggi
L'Istituto di ricerca per i crimini in Romania ha presentato la prima storica denuncia contro gli orfanotrofi del regime di Nicolae Ceaucescu, accusati di aver maltrattato decine di migliaia di bambini. La denuncia è stata presentata oggi dopo 25 anni dalla caduta della dittatura.

"Abbiamo voluto mettere all'ordine del giorno della giustizia un capitolo drammatico della revente storia" che ha causato "più di 10mila vittime" secondo le stime e che non ha avuto "nessun seguito giudiziario" fino ad ora, ha dichiarato il presidente dell'Istituto Radu Preda.

La denuncia è la prima di una serie annunciata dall'Istituto e si concentra su tre orfanotrofi nel nord del Paese, Cighid, Pastraveni e Sighetu Marmatiei dove almeno 771 bambini abbandonati hanno perso la vita tra il 1966 e il 1991, per la "mancanza delle condizioni minime di igiene", i "pavimenti coperti di escrementi" e "la mancanza di un'appropriata alimentazione".

Considerati come "irrecuperabili" da parte del regime comunista romeno, questi bambini venivano privati delle cure mediche e lasciati a vivere "al freddo e all'umidità", ha affermato il consulente legale dell'Istituto Catalin Constantinescu. 

Claudia Sarritzu

giovedì 14 luglio 2016

Romania, il fenomeno dello schiavismo. Polizia libera 5 persone di cui 2 bambini.

La Repubblica
Blitz della polizia, liberate 5 persone di cui due bambini. "Ci sono decine di casi simili in tutto il Paese"
Un uomo in catene liberato dalla 
Polizia a Berevoiesti (ap)
Incatenati, percossi, maltrattati, nutriti con razioni da fame: così vengono trattati i giovani, spesso minorenni, sequestrati e detenuti come schiavi in Romania dalle gang che organizzano il lavoro illegale guadagnandoci alla grande. 

Accade oggi, nel ventunesimo secolo, in Romania, paese membro dell’Unione europea e della Nato. Dopo indagini di magistratura, DNA (autorità anticorruzione) e polizia, reparti speciali hanno fatto irruzione in una vera e propria prigione per schiavi nel villaggio di Berevoiesti, nei Carpazi meridionali. Gli agenti hanno liberato almeno cinque persone, tra cui due bambini, ma l'inchiesta continua. "Riteniamo che ci siamo decine di casi simili in decine di centri abitati nel Paese", dicono i portavoce.

La magistratura romena, in prima linea e sostenuta dal presidente Klaus Iohannis nella lotta a criminalità e corruzione che minacciano il futuro del Paese, fa già i primi allarmanti calcoli. Almeno quaranta persone sono state identificate quali vittime della mafia dell’industria clandestina del legno. Disboscamento illegale, condotto col lavoro forzato degli schiavi, spiegano le autorità giudiziarie. 

I criminali usano anche handicappati, malati mentali, bimbi e anziani. Li rapiscono dalle zone più povere, li costringono a lavorare a ritmi disumani come taglialegna, e per intimidirli non esitano a usare pestaggi e torture. 

Non si esclude che i nuovi schiavisti impieghino le loro vittime in altri comparti dell’economia, legali o criminali come il mercato della prostituzione. Indagini sono in corso su almeno novanta presunti criminali, sfruttatori di schiavi. Perquisizioni e blitz sono stati effettuati in almeno 40 abitazioni. Secondo Walk free foundation, una ong internazionale che lotta contro lo schiavismo, almeno 46 milioni di persone in 167 paesi del mondo sono ridotte al lavoro servile.

Quando hanno fatto irruzione nel lager degli schiavi, gli agenti speciali si sono trovati di fronte persino due bimbi, rispettivamente di dieci e dodici anni, incatenati. Almeno 160 poliziotti hanno preso parte ai blitz in tutto il Paese. Secondo i primi risultati dell’inchiesta, molte persone venivano rapite dai criminali in stazioni ferroviarie o altri luoghi pubblici. Venivano terrorizzati con ogni mezzo dagli schiavisti: dalle docce gelate alle percosse. Fino, si sospetta, a molti casi di violenza sessuale. "E' un dramma senza precedenti, è scioccante pensare che certe cose avvengano in Europa nel 21mo secolo", ha dichiarato Valentin Preoteasa, procuratore generale della città industriale di Pitesti, uno dei massimi responsabili dell’inchiesta. La polizia, catturati i criminali, ha anche confiscato loro oltre 56mila dollari Usa, un chilo d’oro e tre camion per lavori: profitti e strumenti dello sfruttamento dei nuovi schiavi.

sabato 1 marzo 2014

Romania: corruzione in istituzioni e discriminazione Rom, principali violazioni diritti umani

Nova
Maltrattamenti dei detenuti, corruzione a livello governativo e discriminazione contro l'etnia rom: sono i principali problemi della Romania riscontrati nel rapporto sui diritti umani pubblicati dal dipartimento di Stato Usa. 


Nel dicembre del 2012 si sono svolte le ultime elezioni parlamentari che gli osservatori hanno giudicato positivamente, vista la mancanza di irregolarità. Il rapporto riscontra, però, alcune violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza e della gendarmeria che avrebbe compiuto dei reiterati atti di maltrattamento e vessazione nei confronti dei detenuti e di cittadini Rom, provocando la morte di una persona. 

La corruzione a livello governativo e istituzionale resta un problema diffuso che ha colpito tutti i settori della società. Si riscontra, inoltre, una pesante discriminazione nei confronti dell'etnia Rom che influenza il loro accesso a un'istruzione adeguata, all'assistenza sanitaria e alle opportunità lavorative.

domenica 13 ottobre 2013

Romania: ministero Esteri; nessuna informazione su detenzione di prigionieri Cia nel paese

Nova
Le autorità romene non possiedono alcun tipo d'informazione sull'esistenza adesso o nel passato di centri di detenzione dell'agenzia statunitense di intelligence Cia, né sull'utilizzo di aeroporti romeni per il trasporto o la detenzione di prigionieri sospettati di terrorismo. 

È questa la replica diffusa oggi dal ministero degli Esteri della Romania riguardo alla risoluzione approvata ieri dal Parlamento europeo sul presunto trasporto illegale di prigionieri da parte della Cia in alcuni paesi europei. 

In merito all'appello fatto nella risoluzione per l'avvio di un'inchiesta indipendente, imparziale, complessiva ed efficiente sulla vicenda, il ministero degli Esteri ha ricordato che una provvedimento di questo tipo è stato già realizzato. 

La diplomazia di Bucarest ribadisce infine che fino ad ora nessun tipo di prova è stata prodotta su casi di persone o agenzie straniere che abbiano usato il territorio romeno per azioni di detenzione o trasporto illegale di detenuti.