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sabato 1 giugno 2019

Migranti. Sea Watch dissequestrata, la nave dell’Ong libera di riprendere il mare

La Stampa
Per la procura di Agrigento sono cessate le esigenze probatorie. L’imbarcazione aveva salvato 47 migranti al largo della Libia


Dodici giorni dopo lo sbarco dei migranti ordinato dalla procura di Agrigento, la Sea Watch è libera di riprendere il mare. Il procuratore aggiunto Salvatore Vella e il pm Cecilia Baravelli hanno infatti dissequestrato la nave della Ong che era stata posta sotto sigilli il 20 maggio scorso, quando era alla fonda al largo di Lampedusa con 47 migranti a bordo.

Quel giorno la procura aveva deciso di sequestrare la nave per procedere con un’indagine per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In quanto corpo del reato, la Sea Watch era stata posta sotto sequestro e i migranti erano stati fatti sbarcare in quanto, se fossero rimasti a bordo, i magistrati siciliani avrebbero commesso il reato di sequestro di persona. 

Il sequestro della nave, infatti, è una misura reale che si applica alle cose e non alle persone. Il sequestro era necessario per esigenze probatorie, si voleva congelare la situazione in modo da valutare l’esistenza di possibili reati.

Una soluzione che aveva fatto andare su tutte le furie il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che aveva appreso dello sbarco in diretta mentre era ospite in tv. In quell’occasione il ministro aveva minacciato di denunciare i magistrati e aveva accusato i ministri Cinquestelle di aver aperto i porti. 

Accuse rispedite al mittente prima dal ministro ai trasporti Danilo Toninelli e quindi dal capo politico del Movimento, Luigi Di Maio, che aveva spiegato come lo sbarco fosse stato ordinato dalla magistratura senza alcun intervento da parte del governo.

Ora, 12 giorni dopo quegli avvenimenti, i magistrati hanno svolto gli accertamenti a bordo della nave. La Sea Watch è stata dunque dissequestrata essendo venute meno le esigenze probatorie.

domenica 19 maggio 2019

Sequestrata la Sea Watch dal procuratore Patronaggio, e i migranti scendono. L'ira di Salvini.

Ansa
La nave al largo dell'isola in acque italiane. Intanto le chiese protestanti fanno sapere di essere pronte a ospitare i migranti.



Scatta il sequestro della Sea Watch ferma da due giorni al largo di Lampedusa e i 47 migranti a bordo vengono fatti sbarcare. La svolta arriva nonostante il no ripetuto per tutto il giorno da Matteo Salvini, e ribadito con forza dopo il sequestro: "Sono pronto a denunciare per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina chiunque sia disponibile a far sbarcare gli immigrati irregolari su una nave fuorilegge. Questo vale anche per organi dello Stato: se questo procuratore autorizza lo sbarco, io vado fino in fondo".
 


Il riferimento è al procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio: il blocco dell'imbarcazione, infatti, è finalizzato a fare i necessari accertamenti e a verificare se la condotta del comandante della nave abbia violato la legge. Ma porta con sé anche lo sbarco dei migranti che "messi in salvo saranno affidati a personale della Questura di Agrigento per la identificazione e per i necessari atti di polizia giudiziaria" ha detto Patronaggio.

Matteo Salvini assiste in diretta tv allo sbarco dei migranti dalla nave Sea Watch 3. E' in diretta a L'Arena su La7, quando una telecamera che trasmette immagini in diretta mostra alcuni migranti, con giubbotto di salvataggio, che scendono in porto da un'imbarcazione della Capitaneria di porto. "Qualcuno l'ordine lo avrà dato. Questo qualcuno ne dovrà rispondere", si irrita il ministro. Il M5s fa sapere che non sono stati i suoi ministri. Ma Salvini insiste: "Chiunque sia stato ne risponderà davanti agli italiani".

I 45 migranti rimasti sulla Sea Watch stanno arrivando a piccoli gruppi su gommoni della capitaneria di porto sul molo del porto di Lampedusa. Le prime persone, fatte salire sui natanti con giubbotto salvagente, dopo la procedura di routine saranno portate al centro di accoglienza dell'isola. Due migranti, un disabile e una donna incinta, erano già stati portati sull'isola perché bisognosi di cure.

"Chi è che li ha autorizzati a sbarcare? Io no, non ho autorizzato niente, deve essere qualcun altro. Io sorrido ma è grave. Perché siamo un Paese sovrano con leggi, regole, una storia e nessuna associazione privata se ne può disinteressare. Qualcuno quell'ordine lo avrà dato. Questo qualcuno ne deve rispondere". Lo dice Matteo Salvini a Non è l'Arena, su La7, commentando le fonti M5s che affermano che nessun ministro pentastellato ha autorizzato lo sbarco della Sea Watch 3.


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sabato 4 maggio 2019

Migranti - Zero sbarchi, 200 vittime: nel Mediterraneo si muore come prima. La strategia di Salvini è non farcelo sapere

Linkiesta
La Libia continua a essere un inferno, i gommoni continuano a partire, le persone continuano a morire: la differenza è che oggi, senza le Ong, se ne sa poco o nulla. E intanto il governo ha tagliato i fondi per la cooperazione internazionale: alla faccia dell’aiutarli a casa loro.


I migranti non arrivano, ma continuano a vivere nell’inferno libico, continuano a partire e continuano a morire, come prima, più di prima. Questo è quel che Salvini e i chi ne sostiene l’azione dovrebbero aver ben chiaro in testa, perlomeno. Perché di fronte a 170 morti nel giro di due giorni, 117 nella notte tra il 18 e il 19 gennaio a largo di Tripoli, altri 53 tra Spagna e Marocco nella notte precedente, impongono ben più di una riflessione alle nostre coscienze.

Primo: la dottrina Salvini produce meno arrivi - siamo ancora a zero, in Italia - ma lo stesso numero di morti in mare. Stando ai calcoli del sito Missing Project, erano 201 nei primi 20 giorni di gennaio dello scorso anno, sono 200 quest’anno, perlomeno quelle di cui sappiamo. Negli anni record degli arrivi, il 2015 e il 2016, erano state molte meno. La strategia del ministro degli interni italiano, di fatto, si sta mostrando per quel che è: usare le morti in mare come deterrente alle partenze. E nasconderle agli occhi delle opinioni pubbliche occidentali, togliendo alle organizzazioni non governative il presidio del Mediterraneo. Dettaglio; senza l’avvistamento da parte di un aereo di Sea Watch che stava sorvolando le coste libiche probabilmente non avremmo saputo nulla del destino di quelle 117 persone e avremmo continuato a dormire senza pensieri, né sensi di colpa.

La strategia del ministro degli interni italiano, di fatto, si sta mostrando per quel che è: usare le morti in mare come deterrente alle partenze. E nasconderle agli occhi delle opinioni pubbliche occidentali, togliendo alle organizzazioni non governative il presidio del Mediterraneo

Secondo: la retorica dell’aiutarli “a casa loro” si sta mostrando per quella che è. Niente più di un espediente retorico, o di una clamorosa impostura. E non solo perché in legge di bilancio, com'era ampiamente prevedibile, sono stati tagli i fondi per la cooperazione internazionale. Delle condizioni dei campi di prigionia libici non sappiamo più nulla, ma da ogni migrante che soccorriamo, ultimi della lista i tre superstiti dell’ultimo naufragio, riceviamo parole che dovrebbero dirci qualcosa: meglio la morte che la Libia. E del resto, ci sono rapporti dell’Unhcr e inchieste giornalistiche come quella di Fabrizio Gatti de L’Espresso che hanno documentato quanto accade nell’ex colonia italiana: torture di massa, uomini, donne e bambini venduti come schiavi, condizioni della popolazione carceraria al limite dell’inumano. In tutto questo noi, oltre a chiudere i porti e a combattere le organizzazioni non governative, cosa stiamo facendo? Davvero anche in questo caso la soluzione è chiudere gli occhi, ministro Salvini?

Terzo49 persone in rada a Malta, 117 morte in mare a largo di Tripoli. Gli ultimi casi di cronaca, le ultime prove di forza del ministro dell’interno parlano di numeri infinitesimi rispetto alle capacità di accoglienza italiane. Siamo tutto fuorché un Paese allo stremo, incapace di accogliere persone più di così. Abbiamo mezza Italia, al contrario, che soffre le malattie dello spopolamento e dell’invecchiamento della popolazione. E ogni anno salutiamo 120mila persone che scappano dall’Italia, alla ricerca di un altrove migliore. Con un sistema Sprar potenziato, in grado di distribuire uniformemente i richiedenti asilo, in numeri congrui rispetto al totale della popolazione, e attraverso sperimentazioni come quelle di Riace, non ci sarebbe alcuna emergenza sociale. Anche in questo caso, stiamo andando nella direzione opposta, chiedendo alle nostre coscienze di pagare il prezzo delle nostre inefficienze e della nostra paura.

Quarto«Noi italiani siamo abituati a un banale principio di civiltà: quando c'è un uomo in mare, una donna in mare, un bambino in mare non importa a chi tocca perchè noi italiani andiamo e proviamo a salvarli». E ancora: «Nessuna battaglia ideologica vale la morte di cento persone affogate o morte di freddo in mare».

Sono parole di Matteo Renzi di ieri, che ci sentiamo di sottoscrivere in toto, così come le applaudimmo nel 2015, quando ripetè le stesse cose di fronte alla foto del corpo esanime del piccolo Aylan Kurdi sulla spiaggia di Bodrum. A Renzi e al Pd tuttavia andrebbe chiesto conto di quel che è successo nel mezzo. Di quanto abbia pagato nelle urne, per la sinistra italiana, l'acquiescenza alla retorica della grande invasione, con a corredo frasi del tipo “Non abbiamo il dovere morale di accoglierli tutti”, come se davvero tutta l'Africa premesse alle nostre porte. Allora il Pd aveva il 30% e Salvini poco meno del 15%. Oggi è il contrario. Pensiamoci su.

domenica 14 aprile 2019

Gli scafisti russi, in lussuosi velieri che portano centinaia di migranti, ignorati da Salvini che attacca le ONG

L'Espresso
Viaggiano verso l'Italia su insospettabili barche a vela di lusso. Cariche di disperati a cui negano anche il cibo. Ecco chi sono gli scafisti dell'Est, le loro rotte, il business sulla pelle dei migranti. 


Si confondono fra le imbarcazioni dei turisti: hanno la prua snella e le vele candide. Ma a tradirle, quasi sempre, è il grido di liberazione degli insoliti passeggeri: non appena la barca approda a riva loro scendono di corsa, abbandonano gli abiti fradici d'acqua nelle spiagge e poi scompaiono nel nulla.

Mentre il ministro dell'Interno Matteo Salvini ordina la chiusura dei porti, annuncia trionfante che gli sbarchi sono stati azzerati e punta il dito verso le navi delle Ong accusate di essere "taxi del Mediterraneo", c'è un piccolo e silenzioso fenomeno che sta crescendo intorno alle nostre coste, ma al quale il vice premier non ha mai dedicato nemmeno un tweet. Si tratta del traffico di esseri umani a bordo di insospettabili imbarcazioni di lusso: è il nuovo business sulla pelle dei migranti gestito da potenti clan venuti dall'Est, uniti in un sodalizio criminale con organizzazioni turche.

Negli ultimi mesi questi sbarchi sono aumentati a vista d'occhio. E ogni episodio sembra essere la fotocopia di quello precedente: gli scafisti sono di nazionalità russa o georgiana, le navi che trasportano i migranti sono costosi motovelieri intestati a società fittizie e spesso battenti bandiera americana, le fedine penali dei comandanti dell'equipaggio sono rigorosamente immacolate. Per la polizia internazionale si tratta di autentici fantasmi che fanno parte di un rebus criminale ancora tutto da decifrare, riconducibile alla mafia russa, che dopo aver conquistato il monopolio nei furti in appartamento e nel riciclaggio in tutta Europa ora ha affondato le mani anche nel traffico di migranti.

Le regole dei padrini dell'Est sono sempre le stesse, applicate in ogni loro settore criminale: silenzio, discrezione e gestione della manovalanza in perfetto stile paramilitare. Una disciplina che anche in questo caso dà buoni frutti, con numeri da capogiro: gli investigatori calcolano che per ogni passeggero gli scafisti guadagnino fino a 10 mila euro a testa, in gruppi di circa 70 persone alla volta per una media di 5 mila viaggi all'anno.

Quasi sempre gli scafisti dell'Est percorrono il tratto di mare tra la Grecia e la Puglia, che diventa la scorciatoia per aggirare i "muri" europei. Anche se di recente molti degli sbarchi fantasma sono avvenuti in Sicilia, nella costa del Ragusano, aggirando ogni tipo di controllo. I passeggeri sono spesso curdi o iracheni e la loro fuga verso l'Europa parte dal quartiere Aksaray a Istanbul: è lì che avvengono i primi contatti con queste potenti organizzazioni criminali, come ricostruito da L'Espresso attraverso i racconti dell'orrore fatti dai migranti.

Negli ultimi mesi gli episodi hanno avuto un'impennata: se ne sono verificati quasi uno alla settimana, anche per via dell'arrivo del clima più temperato che ha dato inizio a una nuova stagione di sbarchi "fantasma". E insieme agli approdi arrivano le inchieste, che stanno tenendo occupati i magistrati pugliesi e siciliani. Sotto la lente dei pubblici ministeri di Messina, per esempio, c'è uno sbarco avvenuto alcuni mesi fa a Taormina, al largo della spiaggia di Cantone del Faro. Ad avvisare le forze dell'ordine, allora, erano stati alcuni passanti: avevano visto un gommone che faceva avanti e indietro e che trasbordava a riva alcune persone prelevandole da un'imbarcazione ferma in mezzo al mare in balìa di una tempesta. Con molta pazienza, i Carabinieri della Compagnia di Taormina guidata dal capitano Arcangelo Maiello hanno arrestato uno degli scafisti, mentre la Guardia di Finanza ha messo le manette ai polsi del suo complice, che si trovava in mare intrappolato sulla barca a vela, con le tasche ancora piene di dollari e rubli.

Le generalità degli skipper sembrano essere una fotocopia: entrambi russi, trentenni e incensurati. Altra singolare coincidenza, pure stavolta l'imbarcazione risulta immatricolata nel piccolo Stato americano del Delaware, che si trova fra Washington e Philadelphia, famoso per avere uno degli uffici per la registrazione delle barche più attivo di tutti gli Stati Uniti. E dove un motoveliero arriva a costare più di 315.000 dollari.

Batteva bandiera americana - sempre immatricolata nel Delaware - pure la barca a vela di 9 metri chiamata "Tefida" che un anno fa ha trasportato una decina di migranti kosovari, fra cui 2 bambini, fino alle coste di Brindisi, in Puglia. I due skipper russi, accusati di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e tuttora in carcere, non hanno mai voluto collaborare con gli inquirenti e si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Qualche settimana prima, lo scenario si era ripetuto a largo di Avola, Siracusa: dentro la barca a vela viaggiavano stipati in condizioni disumane 59 pakistani. L'imbarcazione è stata agganciata in mezzo al mare mosso, e trainata a Marzamemi. I militari italiani hanno fermato i due scafisti: anche stavolta russi, incensurati e per niente collaborativi.

[...]

Il primo a tracciare l'anatomia di questa nuova tipologia di scafisti mercenari è stato il commissario Carlo Parini, fino a qualche mese fa alla guida del Gicic, Gruppo Interforze di contrasto all'immigrazione clandestina, team unico in Italia creato nel 2006 dalla Procura della Repubblica di Siracusa e sciolto pochi mesi fa per volere del nuovo governo perché, secondo Salvini, "gli sbarchi in Italia non ci sono più".

Arianna Giunti

martedì 26 febbraio 2019

Migranti, il muro di Salvini - Anomalo "buco" di natanti davanti alla Libia. Nessuna nave transita. Nessun testimone. Nessun soccorso.

Il Foglio
I siti che tracciano le rotte delle navi lasciano scoperto il mare davanti a Tripoli. Ora i salvataggi sono eventi “fantasma”.


Gli eventi delle ultime settimane al largo della Libia dicono che la guerra del governo italiano alle ong non ha reso il Mediterraneo un posto più sicuro. Anzi, il tratto di mare che ci separa dall’Africa del nord è diventato un fronte sempre più pericoloso dove si sta creando un vuoto di sorveglianza su quello che succede nelle acque tra Italia, Libia e Malta.

La raccolta di informazioni per monitorare le imbarcazioni in transito in quest'area è sempre più difficile. Sui siti che tracciano in tempo reale le rotte delle imbarcazioni in navigazione, come MarineTrafficMy Ship Tracking o Vesselfinder, il corridoio usato dai trafficanti di uomini che va da 10 miglia a sud di Malta fino alle coste libiche mostra dei vuoti anomali su chi è in navigazione. 



A tratti, in questa area piuttosto vasta, sembra non transiti più nessuno. “E’ così da alcuni mesi – ci spiega Sergio Scandura di Radio Radicale, che da anni traccia gli arrivi e le partenze dei migranti nel Mediterraneo – sicuramente dal caso dell’Asso 28”. 

Nell’estate 2018, questa nave italiana aveva creato un precedente notevole perché, dopo il salvataggio di un centinaio di migranti, li aveva riportati in Libia, che però non è considerata un “porto sicuro” secondo le convenzioni internazionali. 

“Oggi monitorare cosa succede in quel tratto di mare è impossibile. Di certo non possiamo affidarci ai dati su partenze e arrivi che ci fornisce la cosiddetta Guardia costiera libica”, dice Scandura. L’identificazione delle imbarcazioni in transito avviene grazie ai segnali mandati dai transponder. Si tratta di dispositivi che le navi sono obbligate a installare a bordo e che inviano dei segnali Vhf alle stazioni radio posizionate lungo le coste – tra la Sicilia, la Tunisia e la Libia – che danno informazioni sul tipo e sul nome della nave, oltre che sulla rotta. Ma da mesi, in questa zona di mare, questi segnali sembrano muti. Sono attivi solo i sistemi Sat-Ais, che però sono “anonimi”, non forniscono informazioni sull’imbarcazione e non sono obbligatori per gli armatori.

Per Scandura non si conoscono i motivi di questi “buchi”. Ma la loro conseguenza è il totale vuoto di notizie su chi parte, e su chi muore, al largo della Libia. E’ successo anche di recente, nella notte tra l’11 e il 12 febbraio. “Tramite Alarm Phone (che dà supporto telefonico a chiunque provi ad attraversare il Mediterraneo verso l’Italia, ndr) siamo venuti a conoscenza di due imbarcazioni partite dalla Libia – spiega Scandura – La prima salpata da Khoms, a est di Tripoli, aveva a bordo 150 persone che sono state rintracciate dalla Guardia costiera libica per essere poi riportate indietro”.

Luca Gambardella

giovedì 21 febbraio 2019

Melegnano - Scritte razziste sulla casa di un ragazzo senegalese adottato. La madre: 'Razzismo fenomeno amplificato dai politici come Salvini'

Ansa
"Ammazza al negar", ammazza il negro: è questa la scritta minacciosa, seguita da una svastica, apparsa sul muro di casa di una coppia che ha adottato un ragazzo africano, a Melegnano, nel Milanese.


L'episodio è stato scoperto lo scorso lunedì mattina (ma è emerso oggi) quando i due, un educatore e la sua compagna, hanno trovato la scritta sul muro perimetrale di casa. Non si tratta inoltre del primo episodio in quanto una scritta analoga ("Pagate per questi negri di m...") era già apparsa sempre sul muro di casa della famiglia, che ospita da due anni, e infine ha adottato, un 22enne senegalese.

La coppia poi ha sporto denuncia nella caserma di Melegnano, e delle indagini si occupano i carabinieri della Compagnia di S.Donato Milanese e della Procura della Repubblica di Lodi.

"Quello che sta accadendo in tanti casi oggi in Italia è amplificato anche da politici come Salvini": ha detto Angela Bedoni, mamma di Bakary. "Questo episodio è il primo del genere nella vita di mio figlio, ma forse perché clima di oggi non è il clima che si respirava tre anni fa. Il problema è che l'immigrazione non è un problema", ha aggiunto.

La replica del ministro: "Io rispetto il dolore di una mamma, abbraccio suo figlio e condanno ogni forma di razzismo. E la signora rispetti la richiesta di sicurezza e legalità che arriva dagli italiani, che io concretizzo come ministro. Bloccare gli scafisti e i loro complici, fermare l'immigrazione clandestina, assumere poliziotti, installare telecamere ed espellere criminali è semplicemente giustizia, non è razzismo o tantomeno razzismo".

sabato 26 gennaio 2019

Il magistrato sul caso Salvini: il consenso popolare non legittima la violazione delle leggi

Globalist
Il Presidente della Corte d'Appello Matteo Frasca parla del caso del giorno: illecito ogni atto contrario ai diritti costituzionalmente garantiti.

Il Presidente della Corte d'Appello
Matteo Frasca
Nessuno in un paese democratico e dove vige lo stato di diritto può violare la legge.
Nessuno. Sia un cittadino, un funzionario dello stato, un ministro, il presidente del Consiglio o quello della Repubblica.
Nessuno.

Concetti chiari che, purtroppo, devono essere ripetuti mentre il magma erdoganiano avanza: “Il consenso popolare non è sufficiente a legittimare ogni atto politico di governo che incontra il limite invalicabile del rispetto dei diritti fondamentali, l'accertamento della cui violazione compete esclusivamente alla magistratura".
Così il Presidente della Corte d'Appello Matteo Frasca durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario a Palermo.
"Il consenso popolare - dice Frasca -non può rendere lecito un atto contrario ai diritti costituzionalmente garantiti che sono tutelabili anche nei confronti delle contingenti maggioranze politiche e quand'anche la loro violazione fosse conseguenza di un atto politico approvato all'unanimità".

giovedì 24 gennaio 2019

La SeaWatch 3 con 47 migranti a bordo, in difficoltà cerca riparo nelle acque di Siracusa. Ma Salvini dice: "E' una provocazione"

Siracusa Oggi
Si trova nelle acque tra Siracusa e Portopalo la SeaWatch 3, nave ong olandese con 47 migranti a bordo. Si trova a poche miglia dalle coste siciliane. 


Le acque siracusane sono state considerate più tranquille dall’equipaggio della nave a causa del mare agitato e del maltempo.

Il ministro Salvini parla di “ennesima provocazione”. Il responsabile dell’Interno, rinnova la linea dura. “Dopo aver sostato per giorni in acque maltesi, la nave olandese Sea Watch3 si sta dirigendo verso l’Italia. Ribadisco che la nostra linea non cambia, né cambierà. Nessuno sbarcherà in Italia. Pronti a mandare medicine, viveri e ciò che dovesse servire ma i porti italiani sono e resteranno chiusi”.

sabato 4 agosto 2018

Migranti, diecimila cartoline a Salvini per denunciare le morti in mare

Corriere della Sera
«Solo in cartolina» è la campagna di denuncia di un gruppo di giovani creativi italiani per raccontare cosa succede a largo delle coste italiane.


«Solo in cartolina» è la campagna di denuncia contro le morti in mare di un gruppo di giovani creativi italiani per raccontare cosa succede a largo delle coste italiane. Le immagini mostrano barconi, naufraghi e mani che chiedono aiuto. Sullo sfondo ombrelloni, acque cristalline e turisti. Tra i sostenitori dell’iniziativa illustratori, designer, artisti e fumettisti, ma anche tanti cittadini che hanno voluto far sentire la propria voce.

Alla campagna ha aderito anche il cantautore Colapesce inviando una storie inedita in cartolina. Per selezionare le 10 cartoline che verranno poi stampate in 1.000 copie ciascuna e recapitate al Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, i promotori dell’iniziativa hanno deciso di lanciare un contest sul sito www.soloincartolina.it

domenica 29 luglio 2018

Ormai è tragicamente palese! Salvini rilancia le frasi sciagurate di Mussolini: "tanti nemici tanto onore" per sdoganare il fascismo.

Globalist
Il ministro [...] si appropria degli slogan del Duce. Tra i 'nemici' c'erano gli ebrei. Tra gli amici Hitler.


Ormai il gioco è fin troppo chiaro: sdoganare il fascismo e i fascisti. Fino ad appropriarsi delle più sciagurate citazioni del Duce Benito Mussolini: tanti nemici tanto onore.
 

Detta - e questo è un segnale che le 'camicie nere' hanno compreso benissimo - proprio nel giorno del compleanno del dittatore sanguinario.

Peccato che i ‘tanti nemici e il tanto onore’ si siano tradotti nella tragedia della seconda Guerra mondiale, nella distruzione di un paese, in migliaia di morti della sciagurata spedizione in Russia, in frasi retoriche come ‘spezzeremo le reni alla Grecia’ che si sono tradotte in disfatta.

Nella guerra dichiarata alla Francia mentre il popolo bue gioiva a piazza Venezia pensando che fosse tutto un gioco.


E poi Salvini dimentica che tra i tanti ‘nemici’ c’erano gli ebrei mandati a morire dal Duce dopo la vergogna delle leggi razziali e tra gli amici c’era Hitler.


Uno degli artefici del governo del Cambiamento che cita il più buio passato.
E infatti è il governo della Restaurazione.

mercoledì 18 luglio 2018

Open Arms, Libia lascia morire donna e bimbo. Salvata una donna. Salvini: "notizia falsa"

Ansa
Ong twitta foto corpi in mare dopo l'intervento della Guardia Costiera di Tripoli. Fonti Viminale, versione Ong è fake news.




La Libia avrebbe lasciato morire una donna e un bambino che erano a bordo di un gommone in difficoltà. Lo denuncia Proactiva Open Arms pubblicando su twitter le foto dei due corpi in mare, tra i resti di una barca. "La Guardia Costiera libica ha detto di aver intercettato una barca con 158 persone fornendo assistenza medica e umanitaria - ha scritto il fondatore della Ong Oscar Camps - ma non hanno detto che hanno lasciato due donne e un bambino a bordo e hanno affondato la nave perché non volevano salire sulle motovedette".

Nelle foto si vedono i corpi di una donna e di un bambino, ormai privi di vita e appoggiati a quello che resta del gommone. "Quando siamo arrivati - dice ancora Camps - abbiamo trovato una delle donne ancora vive ma purtroppo non abbiamo potuto far nulla per l'altra donna e il bambino". 


Secondo Camps i due sarebbero morti poche ore prima che la nave di Open Arms arrivasse nella zona. A bordo della nave c'è anche il deputato di Leu Erasmo Palazzotto. "Matteo Salvini - ha scritto su twitter pubblicando la foto della donna e del bambino - questo è quello che fa la guardia costiera libica quando fa un salvataggio umanitario. Open Arms ha salvato l'unica superstite mentre i tuoi amici libici hanno ucciso una donna e un bambino. Almeno oggi abbi la decenza e il rispetto di tacere e aprire i porti".

La versione diffusa dalla Ong Proactiva Open Arms, secondo la quale vi sarebbe stata un'omissione di soccorso da parte dei libici che ha provocato la morte di una donna e di un bambino abbandonati tra i resti di un gommone, "è una fake news". E' quanto sostengono fonti del Viminale sottolineando che "nelle prossime ore" verrà resa pubblica "la versione di osservatori terzi che smentiscono la notizia secondo cui i libici non avrebbero fornito assistenza".

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sabato 14 luglio 2018

Barcone con 450 migranti. Salvini: "non può e non deve arrivare in Italia" ma ... Svuotato il barcone, migranti a bordo navi Gdf e Frontex

Ansa
E' stato completato il trasbordo dei 450 migranti che erano a bordo del barcone a largo di Linosa: 176 persone sono infatti sul pattugliatore 'Protector', inserito nel dispositivo Frontex, e altre 266 sul 'Monte Sperone' della Gdf. Otto persone, tutte donne e bambini, sono invece state già trasportate a Lampedusa a bordo di motovedette della Guardia Costiera per motivi sanitari.


Le due navi intervenute sembrano fare rotta su Porto Empedocle (Ag), ma non è detto che sia la costa Agrigentina la "prescelta" per lo sbarco. I due pattugliatori, il Monte Sperone della Guardia di finanza e il Protector del dispositivo Frontex, da più di un'ora stanno navigando verso Nord. 

La Capitaneria di porto di Porto Empedocle è in attesa di conoscere dal centro di coordinamento di Roma l'approdo delle due unità navali. Non c'è ancora alcuna certezza che la loro destinazione sia la costa agrigentina; sembra, infatti, prendere corpo l'ipotesi che il porto di sbarco possa essere quello di Pozzallo, nel Ragusano.

Ieri sulla vicenda si era registrato il nuovo scontro fra Italia e Malta. 'In un porto italiano non può e non deve arrivare. Abbiamo già dato, ci siamo capiti?', aveva detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Pressing italiano sulla Valletta, che aveva replicato dicendo di aver soddisfatto tutti gli obblighi delle convenzioni internazionali.

"Da alcune ore c'è un'imbarcazione con 450 persone a bordo che naviga nel Sar maltese. Per la legge del mare è Malta che deve inviare proprie navi e aprire il porto. La nostra Guardia Costiera potrà agire, se serve, in supporto, ma Malta faccia subito il suo dovere": aveva scritto il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli in un tweet.

giovedì 12 luglio 2018

Migranti, stallo Diciotti. Interviene Mattarella e Conte ordina lo sbarco. Salvini ... si stupisce

La Repubblica
L'annuncio di Palazzo Chigi dopo la telefonata del presidente della Repubblica. Sui 67 a bordo Salvini aveva posto l'altolà: "Scenderanno in manette". Ma per ora la procura è al lavoro solo su due indagati, accusati di violenza privata e non più di dirottamento.


Trapani - "Sta per iniziare lo sbarco dei migranti che sono a bordo della nave Diciotti". A darne l'annuncio il premier Giuseppe Conte, dopo una giornata convulsa e i contatti avuti anche con il capo dello Stato. Il premier fa sapere che è stata completata l'identificazione delle persone a bordo "con particolare riguardo a quelle a cui risulterebbero imputabili le condotte che configurano ipotesi di reato". Nei prossimi giorni proseguiranno gli accertamenti e l'ascolto di tutti i testimoni.

Appena rientrato a Roma da Bruxelles, il premier Giuseppe Conte ha ricevuto la chiamata del presidente Mattarella sulla vicenda della Diciotti. Subito dopo ha chiamato Salvini e Toninelli per risolvere la situazione. 

Pronta l'inversione di marcia anche dello stesso ministro dell'Interno che per tutta la giornata aveva negato il via libera allo sbarco: i migranti potrebbero sbarcare "nelle prossime ore, mi auguro in nottata", ha detto arrivando alla festa della Lega a Barzago, ribadendo che lo sbarco avverrà "appena raccolti tutti gli elementi che permetteranno di indagare e poi di arrestare chi ha commesso episodi di violenza". Anche perché "prima scendono, prima testimoniano". 

Anche se fonti interne al Viminale fanno filtrare "stupore" per l'intervento di Mattarella e "rammarico" per la decisione della procura di non disporre fermi.
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giovedì 5 luglio 2018

Salvini attacca Boeri che espone la realtà. E i fatti sono sempre pericolosi per chi usa la mistificazione come tecnica di dominio

Il Foglio
Salvini, Boeri e la forza dei numeri
Il ministro fa l'energumeno con il presidente dell'Inps. Ma sull'immigrazione ha ragione lui: senza il lavoro degli stranieri, interi settori dell’economia italiana rischiano di andare in difficoltà.


Lo sapevamo già, ma nella sua polemica a distanza con Tito Boeri, Matteo Salvini dimostra di essere un energumeno. Un ministro in carica non può permettersi di dileggiare (“Boeri fa il fenomeno”, “in che mondo vive”) e di minacciare (“ci occuperemo di lui”) un civil servant prestigioso, soltanto perché ha opinioni diverse dalle sue sul tema cruciale dell’immigrazione. 

Il governo gialloverde ha il diritto di sostituire Boeri quando verrà a scadenza il mandato al vertice dell’Inps (del resto il professore della Bocconi fu nominato inaspettatamente al posto di Tiziano Treu). Ma non può il ministro di Polizia assegnare a questo ricambio un significato di ritorsione né permettersi di trattare un valente studioso come l’attuale presidente del maggior ente previdenziale d’Europa (con un bilancio che è secondo soltanto a quello dello Stato) al pari di uno di quegli scalzacani di regime che si presentano in televisione propinando agli italiani mini-bot o altre soluzioni miracoliste. 
Tanto più che dalla sua parte Boeri può vantare la forza dei numeri, mentre Salvini solo quella dei pregiudizi e delle chiacchiere dei tanti Bar Sport che per lui rappresentano la realtà del Paese.
Tutto ciò premesso, i dati parlano chiaro. Oggi, l’Italia ospita 5 milioni di stranieri residenti (più un milione di “naturalizzati”), circa il 8,5% della popolazione (era al di sotto del 3% nel 2001 e pari allo 0,1% dieci anni prima), mentre la quota degli occupati è salita ormai al 10% come dato medio, con punte più elevate nelle regioni più ricche e sviluppate (nel Centro-Nord il numero degli immigrati è di quattro volte maggiore di quello del Sud). 

Quanto al futuro, a causa degli effetti dell’invecchiamento, la popolazione in età di lavoro diminuirà di circa il 20% (già nel 2020 si profilava il fabbisogno di 1,3 milioni di stranieri in più, molti dei quali già cittadini Ue). Secondo talune valutazioni un po’ datate, l’Italia doveva essere, nel 2060, il Paese mediterraneo con il maggior numero di immigrati residenti (12 milioni).

Recentemente, da parte degli osservatori internazionali, sono emerse delle preoccupazioni sulla tenuta degli equilibri del sistema pensionistico anche dopo la riforma Fornero, proprio in conseguenza dell’assetto ancor più negativo dei trend demografici (maggiore invecchiamento e più accentuata denatalità, nonostante l’apporto delle famiglie straniere) a fronte di un possibile calo della immigrazione. Nelle previsioni della Rgs una delle condizioni per la sostenibilità del sistema, oltre agli altri indicatori di carattere macroeconomico, consisteva in un saldo migratorio di 380mila unità nel 2010; questo apporto veniva dimezzato nei successivi 50 anni. Nelle proiezioni più recenti si temono saldi ancora inferiori con effetti negativi sulla tenuta dei conti nel futuro.

Senza il lavoro degli stranieri, interi settori dell’economia (agricoltura, turismo, costruzioni, servizi alla persona, ma anche comparti dell’industria manifatturiera) incontrerebbero delle enormi difficoltà. In Italia, infatti, vi è ormai un gap strutturale tra domanda ed offerta di lavoro – soprattutto nelle regioni del Centro-Nord - in conseguenza degli andamenti demografici: da anni in Italia viene al mondo la metà dei bambini che nascevano negli anni sessanta e vanno in pensione - magari continuando a lavorare in altre forme non sempre regolari - più persone di quelle che sono pronte e disposte ad entrare nel mercato del lavoro. Inoltre, molti dei posti disponibili vengono rifiutati dalla manodopera nostrana, come è risultato anche dalle statistiche degli anni della Grande Recessione.

Boeri ha, pertanto, ragione da vendere quando afferma che: “Nel confronto pubblico degli ultimi mesi si è parlato tanto di immigrazione, ma nessuno sembra preoccuparsi del declino demografico del nostro Paese. Gli italiani sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni. Questo avviene anche in altri Paesi, ma la deviazione fra percezione e realtà è molto più accentuata da noi che altrove. Non sono solo pregiudizi - sottolinea Boeri -. Si tratta di vera e propria disinformazione”

Bisognerebbe dire agli italiani “la verità”, invece di agitare “continuamente lo spettro delle invasioni via mare quando gli sbarchi sono in via di diminuzione”. Certo, il presidente dell’Inps ha ben presente che i profughi non possono svolgere lo stesso ruolo degli immigrati regolari, ma teme – giustamente – che tutto il pandemonio scatenato su di un’invasione soltanto percepita, faccia dimenticare che l’Italia ha necessità di riempire i vuoti nella struttura della popolazione. 

Nel Rapporto, il presidente Boeri ha denunciato i pericoli per la finanza pubblica, insiti in talune proposte di revisione (quota 100 e 41 anni a prescindere dall’età) della riforma Fornero. Se ci è consentito, in queste iniziative, Boeri ha la sua parte di responsabilità. “Al di là di questo problema legato alla particolare intensità e durata della Grande Recessione e della successiva crisi del debito pubblico dell’area euro – scriveva l’Inps nel documento Per equità e non per cassa - una maggiore flessibilità in uscita, se sostenibile, aumenterebbe grandemente il benessere delle famiglie che hanno, specie in quella fascia di età che precede il ritiro dalla vita attiva, esigenze ed aspirazioni molto diverse tra di loro. Il tutto alleggerendo la gestione del personale di imprese che altrimenti si troverebbero a dover dare lavoro a persone poco motivate, presumibilmente, poco produttive”. 

Ma queste considerazioni – seppur corredate di proposte più rigorose – non sono le stesse che va facendo Salvini? Boeri, comunque, è stato difeso “grillini”: in fondo è stato lui il protagonista della crociata contro i vitalizi e le pensioni d’oro.

Giuliano Cazzola

giovedì 1 marzo 2018

Razzismo, la mamma del post virale dice a Salvini: ''Basta odio o i miei bambini via dall'Italia''

La Repubblica
Gabriella Nobile è la mamma adottiva di due bambini africani e ha scritto un post contro il razzismo e contro i toni usati dal leader della Lega, Matteo Salvini, in campagna elettorale. 

"La mia bimba più piccola è scoppiata in lacrime perché ha sentito dire in giro che c'è un politico che se vince le elezioni manda via tutti i neri". In poche ore la sua lettera è diventata virale, con tantissimi messaggi di sostegno ma anche tanti insulti.

E il leader del Carroccio le ha proposto "un caffè al parco mentre i nostri figli giocano". "Io il caffè non lo bevo, ma non ho niente contro Salvini in sé. La mia era una denuncia sociale, non politica. Accetto la sua offerta, ma solo se mi chiama dopo le elezioni", risponde Gabriella. 

E sul futuro dei suoi figli in Italia aggiunge: "Spero che questo Paese cambi, altrimenti spingerò i miei figli ad andare altrove: in Francia o in America, dove una persona di colore possa avere un futuro migliore rispetto a fare il buttafuori da Zara".

mercoledì 21 febbraio 2018

Per i manifesti «Prima gli italiani» Salvini usa modelli stranieri biondissimi, slovacchi e cechi

Corriere della Sera
La scoperta del sito TheVision: la Lega preferisce puntare su biondissimi slovacchi o cechi per spingere il suo slogan a favore dei connazionali.

Prima gli italiani. Anche se gli slovacchi e i cechi in foto fanno una figura migliore. Deve pensarla così il leader della Lega Matteo Salvini, o quantomeno chi si occupa della sua comunicazione. 

Lo slogan che mette gli interessi dei connazionali — e non più dei soli abitanti del Nord del Paese — in cima alla lista delle priorità ormai lo conosciamo. Quando viene messo sui manifesti per incoraggiare la partecipazione alla manifestazione di sabato, chiamata proprio Prima gli italiani, viene affiancato però a scatti di biondissimi e sorridenti stranieri.
Lo ha scoperto e dimostrato il sito TheVision: madre e figlia ritratte davanti al Duomo di Milano con sguardo acceso di speranza, sono, ad esempio, due modelle ceche dell’agenzia Citalliance. Per rendersene conto è stato sufficiente inserire i volti sul motore di ricerca stock photo everypixel.com. Tutto si può dire alle due modelle di non aver tributato a dovere il BelPaese: ci sono scatti simili a Roma, Pisa e Venezia.
Stesso discorso per padre e figlio, altrettanto protesi in direzione del domani, sempre in Piazza del Duomo. Si tratta dei protagonisti del lavoroVacanze in Italia della fotografa slovacca Soloviova Liudmyla.


Anche i due, probabilmente inconsapevoli di far parte della nostra campagna elettorale, si esibiscono dunque in diverse zone della Penisola.
Per Salvini, insomma, prima gli italiani, anche se nelle foto (di stock) è meglio puntare su biondissimi stranieri. E, anche se, per appendere i manifesti ci si affida a extracomunitari.

giovedì 25 giugno 2015

Salvini: "No al reato di tortura, polizia deve fare il suo lavoro" - Vergognosa dichiarazione!

La Repubblica
Il leader della Lega davanti a Palazzo Chigi: "Se qualcuno si fa male, affari suoi". Agenti in piazza a Roma, Milano e Palermo contro il ddl sull'introduzione del reato. Le Associazioni: "Sap fuori da Comunità Internazionale". Il Pd: "Legge serve per colpire gli abusi"
G8 Genova irruzione
della polizia alla Diaz
Roma - Il leader della Lega, Matteo Salvini, si schiera contro il reato di tortura, al centro di un aspro dibattito dopo la sentenza della Corte di Strasburgo sul G8 di Genova e casi come quello di Stefano Cucchi. 

In una manifestazione davanti a Palazzo Chigi insieme al Sap, dichiara: "La Corte europea dei diritti umani potrebbe occuparsi di altro. Per qualcuno che ha sbagliato non devono pagare tutti. Carabinieri e polizia devono poter fare il loro lavoro. Se devo prendere per il collo un delinquente, lo prendo. Se cade e si sbuccia un ginocchio, sono cazzi suoi". "Idiozie come questa legge - ha aggiunto - espongono le forze dell'ordine al ricatto dei delinquenti". Secondo Salvini, inoltre, "l'attuale capo della polizia, Pansa, non è il migliore capo della polizia".

[...]

Domani ricorre però la giornata internazionale contro la tortura: in Italia, ad oltre 26 anni dalla ratifica della convenzione delle Nazioni Unite, il Codice penale ancora non prevede questo reato. "La posizione del Sap è fuori dalla Comunità Internazionale - dichiarano in una nota Patrizio Gonnella (Antigone), Massimo Corti (Acat) e Franco Corleone (coordinatore dei garanti dei detenuti) - la polizia deve essere un corpo che protegge i diritti umani e non deve aver paura del reato di tortura".

"Affermare che il reato di tortura sarebbe un regalo agli estremisti e ai violenti è inaccettabile - si legge ancora nel comunicato - praticamente tutti i paesi a democrazia avanzata dell'Europa hanno il reato nel loro codice. Anche il Vaticano grazie a Papa Francesco ha codificato il crimine di tortura così come chiesto dall'Onu di Ban Ki-Moon".

giovedì 9 aprile 2015

Marazziti: "Salvini ha delle responsabilità pesanti e offende la memoria dei rom sterminati nei lager. Vuole "raderli al suolo" ma rappresentano un problema gigantesco di diritti umani

Intelligonews
“Salvini ha delle responsabilità pesanti e offende la memoria dei rom sterminati nei lager”. Non usa mezzi termini Mario Marazziti, deputato di Democrazia solidale, già portavoce della Comunità di Sant’Egidio e presidente del Comitato permanente sui diritti umani della Camera. 


Intervistato da IntelligoNews, il deputato così commenta le parole del leader leghista sui campi rom da “radere al suolo”: “C’è un problema gigantesco di diritti umani, abbiamo l’abitudine a pensare che per i rom non valgano le stesse cose che valgono per tutti i cittadini italiani”.

Marazziti, ha letto le parole del leader del Carroccio?
«Salvini cede alla parte peggiore di sé e degli italiani e offende la memoria di mezzo milione di rom sterminati nei campi di sterminio. Il segretario leghista incoraggia un clima di buoni contro cattivi in cui i cattivi vanno eliminati. Salvini ha delle responsabilità pesanti. Questo atteggiamento porterà voti? Mi sembra secondario, perché così contribuisce a creare macerie».

Però non si può negare che un problema con i campi rom esista…
«Bisogna ricordare alcune cose. Intanto che la gran parte dei rom sono italiani. Che la metà sono minorenni. Che hanno una speranza di vita alla nascita di 20 anni in meno degli altri italiani. Insomma, c’è un problema gigantesco di diritti umani. Stiamo mantenendo questo mondo nella marginalità e questo non è accettabile».

Ma gli stessi campi non contribuiscono a questa marginalità?
«Il problema è quello di non riuscire a immaginare soluzioni. Ormai abbiamo l’abitudine a pensare che per i rom non valgano le stesse cose che valgono per tutti i cittadini italiani».

Anche Salvini, però, fa leva su questo discorso, seppur in termini inversi. “Perché i rom non possono cercarsi e pagarsi una casa come tutti gli italiani?”, si chiede il leader leghista…
«Ma non è facile uscire da soli dalla povertà assoluta. Ci vogliono progetti sociali. Al momento esistono solo i campi rom, su cui peraltro c’è sempre chi specula, e niente altro. Non ci sono progetti per assegnare case. Pensiamo solo che quando c’è uno sgombero e si butta giù una baracca, questo non dà punteggi nell’assegnazione delle case popolari, a differenza dello sfratto. Per trovare una casa ci vogliono referenze. Ci vuole un punteggio. Insomma, c’è un circolo vizioso e da qualche parte bisogna cominciare a romperlo».

sabato 10 gennaio 2015

Marazziti: Calderoli vuole la pena di morte. Si dimetta da vicepresidente del Senato. Rappresenti sé stesso, non l'Italia

Democrazia Solidale
Il terrore e la brutalità di Parigi ha scatenato, come prevedibile, reazioni opposte. Il meglio in molti, la necessità di una solidarietà nazionale e di una compattezza europea, e il peggio in altri. 

Cadendo nella trappola dei terroristi e degli islamisti radicali armati che vorrebbero prendere l'egemonia in tutto il mondo islamico attraverso la strategia del terrore internazionale, dall'Iran alla Siria, alle decapitazioni di giornalisti, agli attacchi in occidente, la Lega Nord ha già dato il peggio di sé ieri accusando il governo italiano di "aiutare i terroristi". 

Salvini e i suoi amici hanno profuso il loro verbo aggressivo e ignorante attraverso l'equazione terrorismo uguale islam

Quindi regalando in partenza a queste avanguardie che amano il sangue e che vorrebbero condizionare e attrarre con il sangue ampie masse musulmane, tutto l'islam. E' il più grande favore che può essere fatto al terrorismo islamista: quello di consegnargli una vittoria che non c'è. ISIS e al Qaeda e il terrorismo armato internazionale ringraziano loro e Marine le Pen per l'amplificazione che danno alle loro azioni scellerate con una patente di vittoria globale. 

Ma siamo solo all'inizio. Il senatore Calderoli chiede il ripristino della pena di morte in Italia. "A un bandito si risponde con un bandito e mezzo". Buon per lui. Noi non siamo banditi e non vogliamo diventarlo. 

Se chiede il ripristino della pena di morte può senz'altro farlo da cittadino e da senatore. Ma deve dimettersi da vicepresidente del Senato perché la pena di morte è incostituzionale in Italia. E contro la carta di fondazione dell'Europa.
Libero di pensare, dire, fare cose sbagliate - è la bellezza della democrazia. Ma non può ricoprire cariche istituzionali se non fa in maniera altrettanto pubblica e rumorosa una marcia indietro e una richiesta di scuse.