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lunedì 13 luglio 2015

Per i suoi 18 anni, Malala apre una scuola femminile per i rifugiati tra Libano e Siria

Arab Press
L’attivista pakistana Malala Yousfazai, Nobel per la Pace nel 2013, ha festeggiato il suo 18° compleanno inaugurando una scuola femminile dedicata alle giovani siriane rifugiate nei campi profughi della Valle della Bekaa, in Libano, sul confine siriano.
La “Malala Yousafzai All-Girls School” offrirà insegnamento e istruzione a ragazze tra i 14 e i 18 anni di età. “È un’onore festeggiare il mio 18° compleanno con queste coraggiose ragazze siriane”, ha dichiarato Malala. “Il loro coraggio e la loro dedizione nel continuare ad andare a scuola in simili condizioni è d’ispirazione per le persone di tutto il mondo ed è nostro dovere sostenerle”, ha aggiunto Malala.

La Yousfazai ha colto l’occasione per rivolgersi ai leader nazionali, regionali e internazionali: “State deludendo il popolo siriano, soprattutto i bambini. È una tragedia straziante, la peggiore crisi di rifugiati degli ultimi anni”, ha evidenziato Malala. Va ricordato che il Libano ospita circa 1,2 milioni di rifugiati siriani registrati, sebbene si tema che il numero sia molto più alto.

giovedì 20 febbraio 2014

Malala In visita a campo profughi siriano di Zaatari: comunità internazionale aiuti istruzione bambini siriani

AFP
Amman - Malala Yusafzai, giovane militante pachistana per i diritti umani, ha chiesto alla comunità internazionale di fornire assistenza per l'istruzione dei bambini siriani: "Ci sono ancora tanti bambini e bambine che non possono andare a scuola", ha sottolineato Malala nel corso di una visita al campo profughi siriano di Zaatari, in Giordania.

"Questi bambini vogliono avere un'istruzione perché sognano di diventare medici, ingegneri e giornalisti" ha spiegato la giovane, insignita del premio Sakharov per i Diritti umani e scampata nel 2012 a un tentativo di omicidio da parte dei talebani pachistani.

domenica 22 settembre 2013

Discurso de Malala: “Que nadie sea olvidado” - Yo creo que la única solución es ¡educación, únicas herramientas necesarias son un lápiz y un libro

Live Wire
Discurso pronunciado en la ceremonia de entrega del Premio Embajador de Conciencia de Amnistía Internacional, celebrada en Dublín (Irlanda) el 17 de septiembre de 2013.
Queridos y respetados hermanos y hermanas, secretario general Salil Shetty, señor alcalde, señor ministro de Educación, Bono, Roger Waters y Harry Belafonte: Es un gran honor para mí estar de nuevo aquí en Irlanda, donde los ojos siempre sonríen y se oye a los ángeles cantar.

La vez anterior fui invitada a Tipperary, cuyos bellos paisajes me recordaron a mi ciudad, Swat, con sus exuberantes colinas verdes, sus montañas con altos árboles y sus ríos cristalinos. Decimos que Swat es un paraíso terrenal, e Irlanda comparte esa belleza.

Pero, además de la belleza natural de esta tierra, para mí lo más importante es el cariño y la amabilidad que sus habitantes me han demostrado.

Agradezco a Amnistía Internacional su constante actividad de campaña para proteger los derechos humanos y que me haya concedido este premio por nuestra campaña mundial en favor de la educación de las niñas. Me siento realmente honrada de compartir hoy este galardón con el rey, no sólo del Calipso, sino de las campañas en favor de los derechos humanos en todo el mundo. Le admiro profundamente, señor Belafonte.

Queridos hermanos y hermanas, como muchos de ustedes saben, mi amado país, Pakistán, y su pueblo sufre a manos de la violencia terrorista. Continúa librándose una guerra contra civiles inocentes en Afganistán, y las niñas de todo el mundo se ven privadas de su derecho básico a la educación. Niñas como Sambul, de 5 años, son víctimas de la violencia sexual. Se asesina a defensoras de los derechos humanos como Sushmita Banerjee, escritora y trabajadora de la salud, que murió abatida a tiros en Afganistán. Vemos que en Siria la gente se queda sin hogar y los niños y niñas no pueden ir a la escuela. En India, las niñas y los niños son víctima del trabajo infantil y de la trata.

En muchos países las mujeres son víctimas de abusos sexuales, matrimonios forzados a edad temprana y trabajo doméstico. No se acepta que son seres humanos. Se las considera seres inferiores, se las desatiende y se las margina. A las mujeres se las priva de su derecho básico a la igualdad y la justicia. Podría seguir hablando mucho tiempo de las atrocidades y las violaciones de derechos humanos que ocurren cada hora, cada minuto y cada segundo de cada día.

Sé que cuando alguien sube aquí y pronuncia un discurso, el público aplaude y ahí acaba todo. Queridos hermanos y hermanas, no estoy aquí para entrar en detalles sobre los problemas a los que nos enfrentamos. Estoy aquí, como todos, para buscar una solución a estos problemas. Y puede que ustedes se estén preguntando: ¿cuál es la solución? Yo creo que la única solución es ¡educación, educación y más educación!

Con esta poderosa arma podemos combatir la violencia, el terrorismo, el trabajo infantil y la desigualdad. Las únicas herramientas necesarias son un lápiz y un libro para guiarnos en nuestro camino hacia un futuro mejor para todas las personas.

Hoy quisiera pedirles a todos que después de este acto hagan una cosa muy sencilla: que tomen papel y lápiz y escriban a sus gobiernos pidiéndoles que se centren en la educación y que actúen realmente.

Es fundamental que la educación sea su principal prioridad.

Quiero vivir en un mundo donde la educación obligatoria gratuita esté al alcance de todos los niños y niñas en todas partes.

domenica 14 luglio 2013

Il discorso all’Onu di Malala, la sedicenne candidata al Nobel per la pace



Ferita in Pakistan, la giovane studentessa e attivista è candidata al Nobel per la pace per il suo impegno sui diritti umani




Cari fratelli e sorelle ricordate una cosa. La giornata di Malala non è la mia giornata. Oggi è la giornata di ogni donna, di ogni bambino, di ogni bambina che ha alzato la voce per reclamare i suoi diritti.

Ci sono centinaia di attivisti e di assistenti sociali che non soltanto chiedono il rispetto dei diritti umani, ma lottano anche per assicurare istruzione a tutti in tutto il mondo, per raggiungere i loro obiettivi di istruzione, pace e uguaglianza.

Migliaia di persone sono state uccise dai terroristi e migliaia di altre sono state ferite da loro. Io sono soltanto una di loro. Io sono qui, una ragazza tra tante, e non parlo per me, ma per tutti i bambini e le bambine. Voglio far sentire la mia voce non perché posso gridare, ma perché coloro che non l’hanno siano ascoltati. Coloro che lottano per i loro diritti: il diritto di vivere in pace, il diritto di essere trattati con dignità, il diritto di avere pari opportunità e il diritto di ricevere un’istruzione.

Cari amici, nella notte del 9 ottobre 2012 i Taliban mi hanno sparato sul lato sinistro della fronte. Hanno sparato anche ai miei amici. Pensavano che le loro pallottole ci avrebbero messo a tacere. Ma hanno fallito. E da quel silenzio si sono levate migliaia di voci. I terroristi pensavano che sparando avrebbero cambiato i nostri obiettivi e fermato le nostre ambizioni, ma niente nella mia vita è cambiato tranne questo: la debolezza, la paura e la disperazione sono morte. La forza, il potere e il coraggio sono nati. Io sono la stessa Malala. Le mie ambizioni sono le stesse. Così pure le mie speranze sono le stesse.

Cari fratelli e sorelle io non sono contro nessuno. Nemmeno contro i terroristi. Non sono qui a parlare in termini di vendetta personale contro i Taliban o qualsiasi altro gruppo terrorista. Sono qui a parlare a favore del diritto all’istruzione di ogni bambino. Io voglio che tutti i figli e le figlie degli estremisti, soprattutto Taliban, ricevano un’istruzione. Non odio neppure il Taliban che mi ha sparato. Anche se avessi una pistola in mano ed egli mi stesse davanti e stesse per spararmi, io non sparerei. Questa è la compassione che ho appreso da Mohamed, il profeta misericordioso, da Gesù Cristo e dal Buddha. Questa è il lascito che ho ricevuto da Martin Luther King, Nelson Mandela e Muhammed Ali Jinnah. Questa è la filosofia della non-violenza che ho appreso da Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. E questo è il perdono che ho imparato da mio padre e da mia madre. Questo è quello che la mia anima mi dice: siate in pace e amatevi l’un l’altro.

Cari fratelli e sorelle, tutti ci rendiamo conto dell’importanza della luce quando ci troviamo al buio, e tutti ci rendiamo conto dell’importanza della voce quando c’è il silenzio. E nello stesso modo quando eravamo nello Swat, in Pakistan, noi ci siamo resi conto dell’importanza dei libri e delle penne quando abbiamo visto le armi. I saggi dicevano che la penna uccide più della spada, ed è vero.

Gli estremisti avevano e hanno paura dell’istruzione, dei libri e delle penne. Hanno paura del potere dell’istruzione. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa. Ed è per questo che hanno appena ucciso a Quetta 14 innocenti studenti di medicina. È per questo che fanno saltare scuole in aria tutti i giorni. È per questo che uccidono i volontari antipolio nel Khyber Pukhtoonkhwa e nelle Fata. Perché hanno avuto e hanno paura del cambiamento, dell’uguaglianza che essa porterebbero nella nostra società.

Un giorno ricordo che un bambino della nostra scuola chiese a un giornalista perché i Taliban sono contrari all’istruzione. Il giornalista rispose con grande semplicità. Indicando un libro disse: “I Taliban hanno paura dei libri perché non sanno che cosa c’è scritto dentro”. Pensano che Dio sia un piccolo essere conservatore che manderebbe le bambine all’inferno soltanto perché vogliono andare a scuola. I terroristi usano a sproposito il nome dell’Islam e la società pashtun per il loro tornaconto personale. Il Pakistan è un paese democratico che ama la pace e che vorrebbe trasmettere istruzione ai suoi figli. L’Islam dice che non soltanto è diritto di ogni bambino essere educato, ma anche che quello è il suo dovere e la sua responsabilità.

Onorevole Signor Segretario generale, per l’istruzione è necessaria la pace, ma in molti paesi del mondo c’è la guerra. E noi siamo veramente stufi di queste guerre. In molti paesi del mondo donne e bambini soffrono in altri modi. In India i bambini poveri sono vittime del lavoro infantile. Molte scuole sono state distrutte in Nigeria. In Afghanistan la popolazione è oppressa dalle conseguenze dell’estremismo da decenni. Le giovani donne sono costrette a lavorare e a sposarsi in tenera età. Povertà, ignoranza, ingiustizia, razzismo e privazione dei diritti umani di base sono i problemi principali con i quali devono fare i conti sia gli uomini sia le donne.

Cari fratelli e sorelle, è giunta l’ora di farsi sentire, di lottare per cambiare questo mondo e quindi oggi facciamo appello ai leader di tutto il mondo affinché proteggano i diritti delle donne e dei bambini. Facciamo appello alle nazioni sviluppate affinché garantiscano sostegno ed espandano le pari opportunità di istruzione alle bambine nei paesi in via di sviluppo. Facciamo appello a tutte comunità di essere tolleranti, di respingere i pregiudizi basati sulla casta, sulla fede, sulla setta, sulla fede o sul genere. Per garantire libertà e eguaglianza alle donne, così che possano stare bene e prosperare. Non potremo avere successo come razza umana, se la metà di noi resta indietro. Facciamo appello a tutte le sorelle nel mondo affinché siano coraggiose, per abbracciare la forza che è in loro e cercare di realizzarsi al massimo delle loro possibilità.

Cari fratelli e sorelle vogliamo scuole, vogliamo istruzione per tutti i bambini per garantire loro un luminoso futuro. Ci faremo sentire, parleremo per i nostri diritti e così cambieremo le cose. Dobbiamo credere nella potenza e nella forza delle nostre parole. Le nostre parole possono cambiare il mondo. Perché siamo tutti uniti, riuniti per la causa dell’istruzione e se vogliamo raggiungere questo obiettivo dovreste aiutarci a conquistare potere tramite le armi della conoscenza e lasciarci schierare le une accanto alle altre con unità e senso di coesione.

Cari fratelli e sorelle non dobbiamo dimenticare che milioni di persone soffrono per ignoranza, povertà e ingiustizia. Non dobbiamo dimenticare che milioni di persone non hanno scuole. Lasciateci ingaggiare dunque una lotta globale contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo e lasciateci prendere in mano libri e penne. Queste sono le nostre armi più potenti. Un bambino, un maestro, una penna e un libro possono fare la differenza e cambiare il mondo. L’istruzione è la sola soluzione ai mali del mondo. L’istruzione potrà salvare il mondo.