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domenica 12 aprile 2020

Svezia - Coronavirus - Dispone la "soluzione finale" per over 80 e over 60 con patologie. Niente respiratori se scarseggiano.

Ansa
Drammatica e preoccupante situazione in Svezia. Se dovessero cominciare a scarseggiare i posti in terapia intensiva in Svezia per l'emergenza coronavirus i medici dovranno escludere le persone di 80 anni e quelle di 60-70 che hanno altre patologie. 
Sarebbero queste le indicazioni date agli operatori sanitari svedesi dal Karolinska Institute di Stoccolma secondo un documento pubblicato sul sito del quotidiano Aftonbladet. In pratica gli anziani che hanno più di 80 anni non sono considerati una priorità così come non lo sono quelle di 70 anni «che hanno un problema a più di un organo» e i 60-70enni «sui quali si riscontra una patologia su più di due organi». 

Stando al documento, inoltre, se una persona che viene contagiata dal Covid-19 è già gravemente malata la decisione dei medici dovrà basarsi non solo sull'età anagrafica ma anche su quella biologica. Interpellate dal quotidiano le autorità sanitarie svedesi hanno assicurato che non ci saranno carenze di posti in terapia intensiva. 

Bjorn Eriksson, direttore della sanità di Stoccolma, ha spiegato che al momento ci sono oltre 300 letti, di cui 79 ancora liberi. Ma secondo dati Ue, la Svezia è il Paese europeo con il più basso numero di posti in terapia intensiva.

mercoledì 25 luglio 2018

Svezia, studentessa blocca volo con diretta Fb per evitare il rimpatrio di un richiedente asilo afgano

La Repubblica 
Elin Ersson, studentessa svedese e attivista per i diritti umani, ha impedito il rimpatrio di un richiedente asilo afghano di 52 anni, bloccando nell'aeroporto di Göteborg l'aereo sul quale l'uomo era stato imbarcato per essere rimpatriato in Afghanistan.



La giovane ha comprato un biglietto per lo stesso volo ma, una volta a bordo, si è rifiutata di sedersi e ha lanciato una diretta Facebook, durata 14 minuti, nella quale ha chiesto al comandante di intervenire, impedendo di fatto il decollo. 

Dopo momenti di tensione tra la ragazza, il personale di bordo e alcuni passeggeri, Elin è stata fatta scendere insieme al richiedente asilo, anche grazie alla mobilitazione di altri passeggeri. 
Sul suo profilo Facebook, dove ha ricevuto centinaia di messaggi di solidarietà, Elin ha poi scritto: ''So solo che il rimpatrio è stato bloccato. Non ho altre informazioni''. 

a cura di Flavia Cappadocia

martedì 5 settembre 2017

Niente asilo: la Svezia ordina la deportazione di una profuga afghana di 106 anni

Globalist
La donna, che è anche disabile, era giunta in Europa nel 2015. Per la commissione l'età non deve essere tenuta in considerazione.


Bibihal Uzbeki profuga afghana di 106 anni
Una storia che dovrebbe far riflettere un po' tutti: una profuga afghana di 106 anni, dopo avere affrontato due anni fa un pericoloso viaggio per raggiungere l'Europa attraversando deserti, montagne e foreste, aiutata dal figlio e dal nipote, sarà deportata dalla Svezia perché la sua richiesta di asilo è stata respinta.

La donna, Bibihal Uzbeki, disabile e con problemi di linguaggio, ha deciso di appellarsi alla decisione di Stoccolma. Il procedimento prevede tre gradi di giudizio e dunque diversi anni prima che si concluda.

La ultracentenaria è giunta in Europa nel 2015, insieme ai suoi familiari ed altri richiedenti asilo provenienti in maggioranza da Siria, Afghanistan, Iraq e altri Paesi. Hanno attraversato i Balcani, in treno o a piedi, prima di raggiungere il Paese scandinavo. 

L'agenzia per le migrazioni svedese ha confermato di avere preso la decisione di negarle l'asilo sostenendo che l'età non è un requisito per concederlo.

sabato 7 maggio 2016

Tess Asplund la ragazza che ha sfidato i neonazisti in Svezia: “Lo sdegno ha cancellato ogni paura”

fanpage.it
Tess Asplund è diventata un simbolo dopo che si è opposta da sola ad un corteo di trecento neonazisti nella città svedese di Borlänge: "Ho agito per impulso"

"Ho agito per impulso, quando li ho visti sfilare in piazza lo sdegno mi ha tolto il tempo di avere paura", così la giovane di origini africane Tess Asplund racconta quei momenti che l'hanno resa celebre nel mondo quando, incurante del pericolo, si è frapposta da sola ad un corteo di trecento neonazisti nella città svedese di Borlänge. 

La foto che la ritrae mentre alza il pugno chiuso del "Black Power" mentre si piazza davanti al corteo del "Nordiska motståndsrörelsen", partito di estrema destra svedese, ha fatto il giro del mondo facendola diventare di fatto un simbolo. 

Tess però assicura che è stato un gesto del tutto casuale dettato più dall'indignazione che da calcoli. "Li ho visti sfilare, mi sono detta che non è ammissibile che razzisti, estremisti predicatori di odio come loro sfilino in piazza. E mi sono messa in mezzo alla strada, decisa a tentare di fermare il loro corteo" ha raccontato la donna a Repubblica.

"Non m'immaginavo nemmeno che quelle foto pubblicate dai reporter avrebbero fatto il giro del mondo online. Mi ha sorpreso" ha sottolineato la donna, aggiungendo: "A volte si agisce senza pensarci su, solo adesso ci ripenso dopo aver visto le foto su Internet". "Mi hanno fissato con i loro occhi gelidi e carichi d'ira, ma senza dire una parola. Io ho ricambiato lo sguardo freddo. Non hanno pronunciato nessun insulto e nessuna minaccia. Tutto è avvenuto in pochi secondi: dalla loro terza fila uno di loro è venuto avanti verso di me, deciso a spingermi via. Gli agenti sono stati più veloci, si sono posti in mezzo" ha ricordato Tess.

Al momento assicura che non le sono arrivate minacce dirette ma crede che presto arriveranno. "Sono attivista antirazzista dall'età di sedici anni, lottando contro il razzismo impari pian piano che la paura è normale, impari a convivere con la paura. Anche in Svezia è diventato normale. Alcuni amici militanti vivono a indirizzi segreti, protetti da agenti speciali" ha raccontato la donna, concludendo: "Il volto peggiore delle società europee si mostra anche nel Nord. La gente ha perso la memoria, potrebbe svegliarsi davanti alla minaccia quando sarà troppo tardi. Per questo voglio sfidarli, anche in piazza".

giovedì 28 gennaio 2016

Migranti in Europa. Svezia ne vuole espellerne 80 mila. UK vuole espellere anche i bambini soli

ultimaedizione.eu
L’Unione europea continua ad andare in ordine sparso sulla questione dei migranti e rifugiati per la quale, nonostante siano oramai da mesi esplosi problemi gravi e di ogni genere, non è stata individuata alcuna linea comune e i diversi paesi si rimbalzano le responsabilità, [...]



Le autorità svedesi stanno definendo il piano in base al quale saranno espulsi 80.000 migranti cui le autorità di Stoccolma non intendono rilasciare il permesso di asilo. Gran parte delle espulsioni saranno realizzate con l’organizzazione di voli aerei.

Solamente nel corso del 2015 sono stati 163.000 i rifugiati che hanno chiesto asilo in Svezia e delle circa 60 mila domande trattate lo scorso anno il 55% sono state accettate.

La Gran Bretagna ha deciso di affrontare con il pugno di ferro anche la questione dei minori non accompagnati, che sono decine di migliaia, e procederà alla espulsione di tutti i bambini senza genitori provenienti dai paesi in cui non c’è una guerra in corso, come nel caso di Siria ed Iraq.

La Commissione europea ha ora preso di mira la Grecia accusata di non effettuare alcun controllo alle frontiere, mentre la Macedonia annuncia l’ennesima chiusura dei suoi varchi di confine con il paese ellenico, come già fatto in precedenza per contenere il flusso dei migranti. Così, in migliaia sono fermi adesso in Grecia, impossibilitati a procedere verso l’Europa centrale e settentrionale.

La risposta greca è stata quella di contestare ai vertici europei di non aver rispettato il programma concordato lo scorso anno sul trasferimento di decine di migliaia di migranti e rifugiati bloccati in Grecia dove, solo in questi primi giorni, dell’anno sarebbero arrivati, secondo i dati forniti dall’Onu, più di 46.000 profughi.

venerdì 18 aprile 2014

Svezia - Passeggeri non allacciano le cinture per impedire l'espulsione di un rifugiato e l'aereo non parte

QNews
Le persone imbarcate su un volo diretto dalla città di Ostersund a Stoccolma si sono rifiutati di allacciarsi le cinture, impedendo così al pilota di decollare e all’aereo

Londra - Un rifugiato curdo, imbarcato su un volo per essere espulso verso l’Iran, dove avrebbe rischiato la tortura e l’esecuzione,ha trovato l'insperato sostegno dei passeggeri svedesi a bordo.
Le persone imbarcate su un volo diretto dalla città di Ostersund a Stoccolma si sono rifiutati di allacciarsi le cinture, impedendo così al pilota di decollare con a bordo Ghader Ghalamere, un curdo fuoriuscito dall’Iran.
La storia viene raccontata dal britannico Independent, secondo cui l’uomo, che vive da anni in Svezia, dove ha una moglie e due bambini piccoli, è stato vittima di un cavillo legale che lo ha obbligato a far domanda per un permesso di residenza da un Paese estero.
Ghalamere ha tentato di andare in Norvegia e avviare la pratica ma senza successo. Così le autorità svedesi hanno deciso per l’espulsione nel suo Paese d’origine, dove potrebbe aspettarlo un tribunale e il rischio di essere condannato a morte. Fino ad ora però è salvo grazie al gesto di solidarietà compiuto dai passeggeri del suo volo.

A raccontare loro la storia di Ghalamere, e a spingerli a questa ‘rivolta’, erano stati gli amici e la famiglia del rifugiato che viaggiavano con lui in segno di solidarietà.

Mentre aspettavano l’aereo alle partenze hanno avvicinato i passeggeri, spiegando loro che quel volo avrebbe portato il rifugiato a Stoccoloma e da lì l’uomo avrebbe preso un altro aereo per l’Iran. Le autorità svedesi dicono che la situazione di Ghalamere non cambia. Ma intanto si è creato un movimento per salvare l’uomo dal ritorno in Iran, guidato dal newtwork svedese per i rifugiati (Farr), che ha organizzato alcuni manifestazioni per Ghalamere.

sabato 22 febbraio 2014

Svezia: le carceri si stanno svuotando. Pene più lievi e riabilitazione. Recidiva dimezzata società più sicura

www.news.you-ng.it
[...]
In Svezia il numero di quelli che finiscono dietro le sbarre è in costante diminuzione ormai da una decina d'anni: in media un calo dell'1 per cento sin dal 2004, con un'accelerazione negli ultimi anni, dove si sono toccate punte del -6 per cento.

Tanti i motivi. Dopo una sentenza della Corte Suprema, che nel 2011 ha ridefinito i criteri delle pene per i crimini legati alla droga, i giudici svedesi emettono ad esempio condanne mediamente più miti. Quando si può, si tende a tenere la gente fuori dalle prigioni, optando per misure come la libertà vigilata o l'assegnazione ai servizi sociali.

Raramente le condanne superano i 10 anni

Dal 2004 si è registrata una flessione del 36 per cento dei furti e del 12 per cento dei crimini violenti. 

Organizzazioni di volontariato aiutano di ex detenuti a reinserirsi nella società. Il processo di riabilitazione funziona

La percentuale degli ex carcerati che torna a commettere crimini in Svezia si aggira tra il 30 e il 40 per cento. In Gran Bretagna la percentuale è praticamente doppia.

mercoledì 13 novembre 2013

Svezia: i detenuti calano, quattro carceri verranno chiuse e riconvertite

Corriere della Sera
Il numero di chi vive dietro le sbarre è sceso dell'1% ogni anno dal 2004. Le strutture saranno vendute o riconvertite. Né indulto, né amnistia. In Svezia non ce n'è bisogno. Perché il numero delle persone che nel Paese scandinavo vive dietro le sbarre decresce "naturalmente" da quasi dieci anni. 

I dati parlano chiaro: dal 2004 il calo delle presenze è sceso dell'1 per cento ogni anno. Mentre dal 2011 al 2012 il crollo è stato addirittura del 6 per cento. Un andamento virtuoso che, secondo Nils Öberg, a capo dei servizi penitenziari svedesi, si ripeterà anche quest'anno. È nata da qui la decisione delle autorità svedesi di chiudere quattro delle carceri del Paese - quelle di Åby, Håja, Båtshagen e Kristianstad - oltre a un centro di recupero. Strutture che saranno vendute o riconvertite.

Non è chiaro perché in Svezia i detenuti siano sempre meno. "La speranza è che alla base di questa tendenza ci siano i nostri sforzi in materia di riabilitazione e prevenzione", ha detto Öberg in un'intervista al "Guardian". "Ma se anche fosse così non sarebbe sicuramente sufficiente per spiegare un calo così grande delle presenze". Un'altra possibilità potrebbe essere la tendenza dei giudici di assegnare pene più miti per i reati legati alla droga, in seguito ad una decisione del 2011 della Corte suprema svedese. O per quelli legati a furti e crimini violenti che, dal 2004 al 2012, sono scesi rispettivamente del 36 per cento e 12 per cento. "Quel che è certo - conclude Öberg - è che la pressione del sistema della giustizia penale negli ultimi anni è diminuita notevolmente".

Secondo l'"International Centre for Prison Studies", tra i Paesi con il più alto numero di detenuti la Svezia si colloca al 112 esimo posto (6,364 , 67 ogni 100,000 abitanti). L'Italia è alla posizione numero 27 (64,835 persone che vivono dietro le sbarre, 106 ogni 100,000). In cima alla classifica ci sono gli Stati Uniti, dove vivono dietro le sbarre 2,239,751 persone (716 ogni 100,000). Al secondo posto la Cina, con 1,640,000 carcerati (475 ogni 100,000). Terzo posto per la Russia dove, con la popolazione carceraria è pari a 681,600 ( 475 ogni 100.000).

giovedì 15 agosto 2013

L'Europa di fronte all'Immigrazione - (Malta, Svezia, Londra, Austria)

PRESSEUROP

I grandi flussi migratori alla fine del XX secolo
Malta e il rompicapo dei rifugiati
La piccola isola deve affrontare da sola flussi migratori insostenibili per le sue strutture. L’Unione europea deve intervenire al più presto per ripartire il peso dell’accoglienza tra tutti i suoi membri.
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Il modello svedese è in crisi
La Svezia si è sempre considerata una società tollerante ed equa. Ma la mancanza di un vero dibattito sull'immigrazione ha creato esclusione e incomprensione.


Londra sbatte la porta in faccia al mondo
Con le sue recenti misure xenofobe il governo cerca di inseguire i nazionalisti sul loro terreno. Ma a lungo termine l’abbandono del tradizionale liberalismo britannico avrà conseguenze disastrose.
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L’Austria ai rifugiati: zitti o tornate a casa
Dei profughi pachistani sono stati rimpatriati per aver denunciato le terribili condizioni in cui erano costretti a vivere. Nonostante le denunce della chiesa, il governo democristiano non vuole rinunciare ai voti degli xenofobi.
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